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20- Un giorno mi odierai

Emma

Per i primi secondi nessuno dei tre riesce a muoversi o a parlare: io stessa rimango immobile a fissare un punto imprecisato davanti a me con la mano ancora stretta a quella di Axel per lunghi istanti, cercando di riprendermi dallo shock.

Davanti agli occhi mi continua a scorrere in loop la scena di quella guardia di Komorebi con il pugnale alzato pronto a colpire Axel, una scena che poteva concretizzarsi in un qualcosa di atroce che non mi sarei mai e poi mai potuta perdonare.

«Ce l'abbiamo fatta, è tutto finito...» dice improvvisamente il mio, anzi nostro, salvatore rompendo il silenzio, come se ancora non ci credesse nemmeno lui.

Un secondo dopo lo sto abbracciando, ancora tremando come una foglia.

«Hey, è tutto a posto, va tutto bene...» cerca di calmarmi Axel stringendomi a sé; il calore che mi trasmette col suo corpo, il suo profumo e il suo cuore che sento battere veloce sul mio petto mi concedono un sollievo così grande che la tensione mi abbandona subito, facendomi scoppiare in un pianto liberatorio.

«Stai bene, stai bene davvero, sei qui tutto intero», riesco a dire tra i singhiozzi col viso sprofondato nel suo collo, ancora tremando per via del terrore provato.

«Non è successo niente, Emma, sono qui.»

«Non me lo sarei mai perdonata se... se...»

«Niente di ciò che poteva succedere sarebbe stato colpa tua, sono stato io a voler fare le cose in quel modo! Ora non pensiamoci più.»

«La tua gamba, Axel, bisogna medicarla, bisogna...»

«Sto bene, Emma, è solo un taglio poco profondo, stai tranquilla!»

«Ok...» rispondo sciogliendo il nostro abbraccio e sorridendogli, annegando nell'ambra dei suoi occhi, sentendomi invadere il petto da un calore che non riesco a comprendere del tutto.

«E grazie, io e Jeremy te ne saremo debitori per sempre», aggiungo.

«Se avete finito io avrei bisogno di qualche spiegazione.»

Il tono di Jeremy è così secco e freddo da farmi voltare subito verso di lui, sorpresa: ha le braccia incrociate e uno sguardo tagliente puntato su me ed Axel. Soprattutto su Axel.

«Certo, abbiamo un sacco di cose da raccontarci! È bellissimo essere di nuovo assieme!» gli dico asciugandomi le ultime lacrime dalle guance, ancora scossa dalla miriade di emozioni che mi stanno sconquassando.

Dopotutto capisco la sua reazione, è ancora convinto che i Notturni, e quindi anche Axel, siano malvagi.

«Sediamoci qui e parliamo», propone Axel indicandoci un gruppo di rocce in un angolo della piccola radura nella quale siamo finiti.

«È sicuro rimanere qui? Fra poco avremo tutte le guardie di Komorebi alle calcagna», gli chiedo prima di fare come dice.

«Sì, sarebbe stato più rischioso andare direttamente a Yakamoz, quello sarà il primo posto dove andranno a cercarci. Aspetteremo qui fino a domani, poi chiederemo ospitalità ad Alhena e a quel punto non potranno più farci nulla.»

«Io continuo a credere che sia una pazzia! Emma, come puoi credere ad un Notturno senza uno straccio di prova?! Chi ci garantisce che a Yakamoz non ci uccideranno o non ci terranno prigionieri in maniera molto peggiore di come avrebbe fatto Anthemis?! Tu non sai le cose che mi hanno raccontato sui Notturni, sono sicuro che lui non te le ha dette!» interviene mio fratello indicando Axel, il quale fissa Jeremy con un'espressione indecifrabile sul viso.

«Se ho ragione non ti avrà neanche detto tutte le atrocità che ha compiuto Altair per non svelarti la vera natura della Gente della Notte!» conclude infervorato.

«Jeremy, adesso smettila! Sei tu a non sapere nulla! Sei tu quello che è stato ingannato e che ha creduto a tutto ciò che gli veniva detto senza pensare che forse le cose siano più complicate di quanto non sembri! Dovresti ringraziare Axel per quello che fatto per te senza neppure conoscerti, non inveirgli contro!»

È la prima volta in vita mia che alzo la voce contro Jeremy, e questo mi fa stare malissimo, ma devo fargli capire come stanno le cose. Questa volta è troppo importante.

«Bene allora, dimmi, quale sarebbe la verità? Eh? I Notturni sono i buoni e i Diurni i cattivi che si inventano tutto sul loro conto? È questo che ti ha raccontato?

«Anche i Diurni sono stati ingannati! È stato il loro vecchio Guardiano, Corylus, a diffondere quelle voci!» insisto.

«Emma, io non ti riconosco più! Da quando in qua ti fidi ciecamente di una persona che conosci da una settimana?! Dunque io non dovrei credere a ciò che pensa una città intera perché tu non vuoi mettere in discussione ciò che ti ha detto una persona soltanto?!»

«Jeremy, non ti chiedo di fidarti di me basandoti solo su parole,» interviene Axel senza la minima traccia di risentimento nei confronti di mio fratello, «ti chiedo di sospendere il tuo giudizio per due giorni, finché non arriveremo a Yakamoz. Allora capirai da solo qual è la verità.»

«Io non so cosa tu abbia fatto a mia sorella, ma ti consiglio di stare attento d'ora in poi!» lo attacca di nuovo lui, facendomi perdere del tutto la pazienza.

«Jeremy adesso basta! Axel mi ha sempre e solo fatto del bene! Evita di parlare di cose che non sai!»

«Ah è così?! Una settimana che non ci vediamo e già uno sconosciuto è più importante di tuo fratello?!»

«Non ho mai detto questo, Jeremy! Come puoi pensare una cosa simile? Pensi che gli avrei fatto rischiare la vita se l'avessi considerato più importante di te?» grido fuori di me.

Possibile che non riesca a capire? Jeremy mi ha sempre capita, sempre sostenuta... Perché questo cambiamento?

«Emma,» interviene Axel notando che la conversazione tra me e mio fratello si sta facendo più accesa, «io vi lascio soli, avete bisogno di chiarire. Per qualunque cosa mi trovate da quella parte», dice indicando un piccolo sentiero che si dirama tra gli alberi della foresta.

Io annuisco e dopo un rapido cenno di incoraggiamento lui si allontana nella direzione indicata.

Voltandomi nuovamente verso mio fratello noto però che la sua espressione è cambiata: sembra più triste e stanco che arrabbiato ora.

«Perdonami Emma. Ho esagerato», dice.

«Sai che ti voglio bene, tutto quello che ho detto l'ho detto perché non voglio che ti succeda nulla di male.»

«Lo so, Jeremy, anche io ti voglio bene e questi giorni senza di te, senza sapere cosa ti fosse capitato, sono stati i più brutti della mia vita. Se non ci fosse stato Axel io davvero non ce l'avrei fatta a sopportarlo.»

«Ti piace davvero tanto questo Axel...»

«Sì, è una persona fantastica», rispondo arrossendo, «e spero che lo capirai anche tu prima o poi.»

Jeremy mi guada in silenzio per qualche istante, e io penso di sapere in che direzione stiano andando i suoi pensieri, il punto è che non so dove mi stiano portando i miei. In questi giorni la preoccupazione per Jeremy mi rendeva impossibile concentrarmi su ciò che sentivo, ma ora, soprattutto dopo la mia reazione a ciò che stava per accadere, dopo il sollievo provato quando Axel è stato in salvo...

«Ascoltami,» ricomincia Jeremy, «a questo punto non rimane altro da fare che proseguire per il cammino che abbiamo scelto, per cui lo faremo insieme. Accetto di fidarmi del Notturno e di ciò che mi hai detto sulla sua Gente fino a quando saremo a Yakamoz, ok?»

«Sarebbe meraviglioso, Jeremy!» gli rispondo grata.

«Bene, ora dimmi esattamente quello che ti è successo in questi giorni», mi domanda sedendosi finalmente su una delle rocce.

Così, di nuovo in pace tra di noi, racconto a mio fratello tutte le mie avventure di questi giorni, tutto, tranne qualche piccolo dettaglio. Non ho mai provato imbarazzo nel parlare con Jeremy, di qualunque argomento di trattasse, ma stavolta è diverso.

«Quindi hai conosciuto anche un altro Notturno!» si stupisce Jeremy quando gli racconto di Hamal.

«Sì, ed è stata una persona squisita, gentilissima. Fidati quando ti dico che i Notturni sono vittime dei pregiudizi della Gente del Giorno, che non li comprende!»

«Spero davvero tanto che sia così, dal momento che ho scoperto una cosa.»

«Che cosa?»

«Un pezzo della storia di nostra madre.»

Io spalanco gli occhi dalla sorpresa e subito Jeremy inizia a parlarmi della sua avventura, fino ad arrivare a ciò che Abies gli ha riferito sulla mamma.

Quando finisce sono basita.

«Dunque è la mamma la prima di Fuori arrivata qui... Axel mi aveva accennato al fatto che fosse una donna, ma non mi aveva neanche sfiorato il pensiero che potesse essere lei!»

«A Komorebi è considerata da tutti una traditrice, Emma, la odiano. Io sto malissimo al pensiero che la mamma si sia rivelata una persona del genere, non capisco come abbia potuto tradire così chi l'aveva accolta e Ophrys, come abbia potuto scegliere le tenebre al posto della luce. Certo, ora mi consola il fatto che probabilmente i Notturni non sono malvagi ma solo incompresi, però il gesto che ha compiuto non cambia.»

«Io avrei fatto lo stesso, Jeremy. Non avrei mai creduto che la Gente della Notte fosse cattiva, avrei voluto accertarmene con i miei occhi prima scegliere irrimediabilmente il giorno, perché la notte sarebbe stata sempre la mia prima scelta.»

«Evidentemente allora è da lei che hai preso», afferma sorridendomi.

«È terribile pensare che sia stata ammazzata», dico triste.

«A quanto pare Altair non ha fatto del male solo alla gente di questo mondo.»

«Già...»

«E papà?» continuo io.

«Non ne ho idea; dobbiamo trovare qualcuno che ne sappia di più, Emma, dobbiamo scavare e trovare la verità.»

«Possiamo iniziare col chiedere ad Axel, magari lui sa qualcosa o conosce qualcuno che possa aiutarci», propongo io.

«Sì, possiamo provare», mi risponde Jeremy, anche se non mi sembra molto entusiasta della cosa.

«Bene, allora vado a cercarlo, ok?»

«Vai dal tuo Notturno, sì. Io vi aspetto qui.»

«Non è il mio Notturno!»

«Sì, certo», dice ironicamente con l'espressione di chi la sa lunga, facendomi desiderare di sprofondare.

Io alzo gli occhi al cielo e sbuffo, poi mi volto iniziando a seguire lo stesso sentiero lungo il quale si è allontanato Axel.

Man mano che proseguo mi accorgo che l'ambiente attorno a me sta cambiando: ora gli alberi attorno a me non sono più quelli a cui ormai mi sono abituata in questi giorni; sono circondata da salici adesso, meravigliosi salici rigogliosi dalla chioma azzurrina e luminescente. La loro luce rischiara la penombra della foresta, creando attorno a me un'atmosfera quasi surreale.

Inizio così a vagare tra questi alberi, rapita, come se fossi dentro a un sogno, un bellissimo sogno; improvvisamente però sento qualcuno prendermi per le spalle e il mio cuore accelerare il ritmo: non dallo spavento, no, ma perché so esattamente di chi si tratta.

«Ti piace?» sento chiedermi dolcemente.

«È la cosa più bella che io abbia mai visto», gli rispondo voltandomi verso di lui con un sorriso, che però si spegne subito non appena i miei occhi incontrano i suoi.

«Axel... Cos'è successo? Perché hai pianto?» gli chiedo preoccupata vedendo chiaramente le sue iridi ambrate circondate da rossore e profonde occhiaie segnargli il viso.

«Non credevo che le parole di Jeremy ti avessero ferito tanto... Mi dispiace!

Sappi che non lui non...»

«Emma, no, non è per tuo fratello. Non mi sarei mai potuto sentire offeso da ciò che ha detto, so bene che la colpa è della Gente del Giorno, non sua», mi interrompe subito.

«Allora perché, Axel? Perché? Odio vederti così.»

«Io... ecco...» tenta di dire distogliendo lo sguardo dal mio, ma io non glielo lascio fare, non stavolta: delicatamente gli sfioro il viso per far sì che mi guardi ancora.

«Axel, io so che tu stai male per qualcosa, me ne sono accorta fin dal primo momento», gli dico allora avvicinandomi ancora un po' di più a lui.

«Se me ne vuoi parlare, ricordati sempre che io sono qui, sappi che su di me potrai sempre contare», concludo.

«È che mi sento responsabile, Emma. Sento di essere una persona orribile, di non meritare niente. Potevo evitarlo, io potevo evitarlo ma non ho fatto nulla, nulla. Non mi sono accorto di nulla. Ho agito troppo tardi, quando ormai ogni cosa era già perduta, quando ormai tutte le persone più importanti della mia vita erano morte, compiendo un'azione che non riuscirò mai a perdonarmi. È tutta colpa mia...» scoppia lui con voce nuovamente rotta e prendendo la mia mano tra le sue.

«Axel, devi sfogarti! Ti sei tenuto tutto dentro per diciassette anni, finirai per distruggerti se continui così!» affermo convinta non appena mi rendo conto che il suo dolore è ben più grande di quanto immaginassi.

«Sono già distrutto, Emma. Non c'è più niente da salvare in me.»

«Ma non ti accorgi di quanto tu sia speciale, Axel? Non ti accorgi che chiunque altro non avrebbe retto tutto questo tempo con un peso del genere sul cuore?»

«Io conoscevo il responsabile della distruzione dei Nuclei, Emma! Lo conoscevo e non mi sono accorto di nulla di ciò che stava progettando! L'ho fermato quando ormai era troppo tardi, quando già a causa sua avevo perso tutto ciò a cui tenevo, tutto. Se solo lo avessi capito prima loro sarebbero ancora vivi e questo mondo avrebbe ancora un futuro!» confessa terreo in volto.

«Conoscevi Altair e lo hai ucciso?» trovo il coraggio di chiedere in un sussurro.

Lui mi guarda stranito, ma dopo qualche istante annuisce, titubante.

«Se fossi stato più attento avrei potuto evitare di arrivare a tanto. Ho macchiato le mie mani di sangue, sangue che mai sarà lavato via.»

«Axel... Hai liberato questo mondo da un mostro, te ne rendi conto, vero? Jeremy mi ha raccontato le atrocità compiute da Altair, era una cosa che andava fatta, a maggior ragione dal momento che ha ucciso così tante persone!»

"Tra cui mia madre..." penso tra me e me.

«Se lo sapessero, ti accoglierebbero come un eroe sia a Yakamoz sia a Komorebi!» concludo.

Cogliendomi di sorpresa, lui al sentire le mie parole chiude gli occhi e appoggia la fronte sulla mia:

«Come ho fatto a sopravvivere tutto questo tempo senza di te?» sussurra a pochi centimetri dal mio viso.

E io mi sento invadere da un'emozione che mai avevo provato prima, un'emozione che mi prede il petto e lo stomaco, che mi mozza il respiro e mi fa tremare le gambe.

E in questo momento lo sento, limpido come l'acqua di un torrente di montagna, impetuoso come una tempesta: per la prima volta sento il desiderio di annullare qualunque tipo di distanza tra di noi.

Possibile che i miei sentimenti abbiano preso proprio quella direzione? In così poco tempo?

Senza rendermene davvero conto mi ritrovo a lasciarmi trasportare da questo folle istinto, senza pensare, senza riflettere sulle conseguenze del mio gesto, ma quando penso ormai di stare per morire dall'emozione, a pochi millimetri dalle sue labbra, Axel fa un passo indietro riportandomi di colpo alla realtà, lasciandomi sola e tremante di vergogna di fronte a lui.

«Sc... scusami, io non so cosa mi sia preso, io...» balbetto senza trovare la forza di alzare lo sguardo su di lui.

Come mi starà guardando adesso? Con rabbia? Con disgusto? Con compassione? Possibile che abbia frainteso così profondamente le sue intenzioni nei miei confronti?

Non voglio saperlo, non ho la forza di scoprirlo. Devo andarmene, devo andarmene subito.

«Perdonami ancora», dico sempre con gli occhi inchiodati a terra prima di iniziare a camminare velocemente via da lì, superandolo senza guardarlo.

Lui però non mi lascia andare, anzi, mi afferra la mano di colpo facendomi voltare verso di lui.

«Emma, guardami», dice senza lasciare andare la mia mano.

Non so come, ma trovo la forza di sollevare lo sguardo.

I suoi occhi ambrati mi stanno guardando non con pietà o repulsione come avevo immaginato, ma con tristezza, una tristezza profonda di cui non riesco a capire l'origine: sono stata io quella che si è resa ridicola, non lui.

«Emma, non hai fatto niente di sbagliato... Il problema sono io, non tu.»

Vorrei rispondergli qualcosa, qualunque cosa, ma non trovo la voce per farlo. Continuo invece a fissarlo con gli occhi lucidi aspettando che continui a parlare, aspettando di vedere se ha qualcos' altro da dirmi.

«Ci sono ancora delle cose che non sai, Emma. Lasciarti avvicinare così tanto a me prima che tu le conosca sarebbe come ingannarti e io tengo troppo a te perché ciò accada», continua dolcemente.

«Sei meravigliosa, Emma, non pensare neanche per un secondo che io non volessi lo stesso!»

«Non mi interessa ciò che sei stato prima, mi interessa solo ciò che sei adesso», dico piano rendendomi ridicola ai miei stessi occhi, ma evidentemente non a quelli di Axel che infatti si avvicina di nuovo, serio, fermandosi a pochi centimetri di distanza da me.

«Un giorno mi avresti odiato se lo avessi lasciato succedere», dice guardandomi intensamente, gli occhi ambrati in fiamme.

«Non poteri mai odiarti», ribatto io ritrovando un po' di coraggio, decisa.

«Sì invece, lo faresti eccome.»

«Me ne assumo la responsabilità allora. Non potrò dire di non essere stata avvisata», dico afferrandogli la stoffa della giacca senza distogliere lo sguardo dal suo.

Dentro ai suoi occhi vedo per un attimo combattersi tra loro razionalità e desiderio, poi, un secondo dopo, le labbra di Axel sono sulle mie.

E il mondo si ferma, una vertigine violenta mi percorre da cima a fondo, sconvolgendomi più di qualunque altra cosa io abbia mai sperimentato.

Axel mi bacia intensamente, lasciandomi a stento respirare di tanto in tanto; e io gli rispondo con altrettanta foga, desiderio, impeto, nonostante tutta la fragilità della mia inesperienza.

Respiri mescolati, labbra che si cercano in continuazione, cuori martellanti e gonfi di euforia, mani che scorrono sulle spalle e tra i capelli.

Dopo non so quanto tempo mi ritrovo con la schiena appoggiata al tronco di uno dei salici, ansimante, mentre Axel inizia a disseminare baci sul mio collo regalandomi mille brividi di piacere.

Quando troviamo la forza di fermarci e aprire gli occhi ci guardiamo come mai avevamo fatto prima, fronte contro fronte, fremendo d'emozione, dicendoci con quello sguardo ciò che a parole non avremmo mai potuto.

"Da quanto tempo desideravo tutto questo?" mi chiedo.

Avere Axel così vicino a me ora, con le labbra ancora gonfie dal nostro primo bacio, è una sensazione così bella e profonda che non sarò mai in grado di descriverla, lo so.

E lui mi bacia ancora, stavolta con più calma e dolcezza, un bacio che ci lascia tutto il tempo di assaporarci, respirarci, conoscerci.

Le sue labbra sono così dolci e morbide mentre si muovono piano sulle mie, ancora e ancora, così tanto da farmi scordare qualsiasi altra cosa: esistiamo solo noi adesso, noi e le fronde azzurrine del grande salice che ci sovrasta, illuminandoci e nascondendoci dal mondo per un lungo momento dal sapore di eternità.

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