6 - Il peccato degli eroi
Lungo la via i discorsi fatti nella chiesa misero in discussione molte cose nella mente dei ragazzi. Skeleton non era molto persuaso a credere che un dio che crea l'inferno per punire potesse provare misericordia, mentre Nadja era sempre più convinta che l'inferno non fosse altro che il negarsi di voler bene ed una conseguente perdita di fede nel sentimento dell'amore. Che tra esse ci fosse la verità non era era del tutto improbabile.
Continuando a battibeccare, i due ragazzi chiesero a Virginia cosa ne pensasse, avendo, tuttavia, la vana speranza che ognuno di loro avrebbe trovato un'ulteriore solida conferma alla propria tesi.
- Scriveva San Paolo al discepolo Timoteo... - disse Virginia per schierarsi la voce. - "Se moriamo con lui, vivremo anche con lui, se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo, se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà, se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso." Io credo che Dio perdonerà questi peccatori ed a suo tempo, se essi si predisporranno all'accoglienza di lui, potrebbero sperimentare la sua misericordia. - concluse. - Ma come ricorda anche San Luca, tra noi ed i santi c'è un abisso invalicabile. E credo che tale abisso lo scavino i nostri peccati. Più gravi e potenti, maggiore il solco che generano. - disse infine Virginia.
PigSlayer indicò avanti a se ed al gruppo. - Eroi dormienti... - disse la creatura di testa suina.
Virginia saltò in un brivido.
- Siamo arrivati al cerchio dedicato agli eroi. - disse Virginia per poi spiegarsi meglio. - A non tutti gli eroi viene concesso il paradiso o il purgatorio. Molti di essi qui rivivono i loro traumi, tanto che, restano in eterno qui a contemplare il male che hanno fatto per il bene compiuto. -
Nadja li fissò. - In altre parole non perdonano le dure scelte fatte. - disse.
Il terreno e l'ambiente montani non sembravano essere molto confortevoli eppure quelle anime di davano battaglia a fil di spada ricordandosi come una bilancia bene oleata, pro e contro delle reciproche scelte.
Fisso immobile in mezzo a loro un ragazzo vestito di nero e con i capelli altrettanto corvini stava a guardare gli altri muovendosi tra di essi senza menare colpi o senza infliggerne alcuno.
- Secondo alcune voci loro saranno soldati nell'Apocalisse. - disse PigSlayer senza entrare nei dettagli.
La scena che avevano visto destò molta curiosità nei ragazzi e si chiedevano quali peccato un eroe non potesse mai perdonare a se stesso. Naturalmente sia Virginia che il PigSlayer vietarono ai ragazzi di avvicinarsi a quelle anime e poi gliene indicarono alcune, quanto meno le poche che conoscevano.
- E quello è il nobile Sherlock Holmes. È esistito davvero ma non si è mai perdonato la dipendenza da droghe. - disse Virginia.
- Mio amico Chanuro, lui ama troppo sorella. - disse il PigSlayer.
E avanti così per diversi tempo. E diverse anime. Ogni anima che Virginia indicava, il suo collegs suino parlava di un tale chiamato Chanuro. I ragazzi però erano molto presi dal ragazzo in nero.
Si chiedevano ardentemente l'un l'altro chi egli fosse. Ed ecco quando il tramonto stava per rivelare la luna, segno che nel mondo dei vivi era passati il secondo giorno, il ragazzo si palesò. Il suo sguardo era vuoto come se nemmeno nell'anima del ragazzo fosse rimasto qualcosa. Era come un guscio vuoto di un guscio vuoto senz'altro che un vagabondare stile zombie.
Il ragazzo non brandiva spade, ma i foderi sulla schiena lasciavano presagire che fosse un abilissimo spadaccino. Ripeteva diversi nomi come un disco rotto ripete la stessa canzone. Il mistero si faceva più fitto.
Poi Virginia comprese. - Ha perso Vizi e Virtù. È un gioco che spesso si fa nel limbo. Ma è un attività che allena molti cavalieri come loro. - disse Virginia.
PigSlayer sembrava anche lui impreparato. Un interrogazione ora dai ragazzi non sarebbe stata una bella figura. Virginia osservò la situazione giudicando che non fosse il momento per le spiegazioni.
Il ragazzo corvino si avvicinò come cercasse nella presenza di Virginia e Nadja qualcosa che nella presenza dei ragazzi sembrava non esserci, ma cosa? Ecco le ragazze non avevano mai visto quel ragazzo sono ad ora, ne tanto meno i ragazzi. Come potevano sapere perché quell'anima era in uno stato di pura quiete. Se ciò non fosse abbastanza strano le altre anime cercavano di strattonare il ragazzo con fare energico. Era come se molti eroi caduti a causa del loro peccato, o che non lo avevano accettato, nel ragazzo, vedessero un nemico comune.
Il ragazzo era tirato da catene purpuree e celesti. Virginia rabbrividì. Sapeva bene che una catena simile era solo che un brutto segno. Si sarebbe disputata una partita di Vizi e Virtù.
- Sembra una partita di Vizi e Virtù, solo meno amichevole - disse la ragazza. Tu gli occhi furono su di lei e non potette più nascondere la cosa. - In questo evento le anime si allenano per l'imminente apocalisse. Le anime che usano vesti porpuree simulano eroi morti per il peccato, quelli azzurri non accettano il fatto che a volte anche gli eroi peccano. Questo spadaccino però è diverso. Egli non è morto e il suo peccato è... - Virginia guardò e rimase a bocca aperta. Non rivelò mai ne a Nadja ne ai ragazzi il peccato dello spadaccino, che a giudicare dalla sua espressione, non era molto piacevole ne tanto meno chiaro. Il volto della ragazza infatti palesava confusione e forte perplessità, come un mostro del quale non aveva comprensione.
Più il ragazzo cercava di avvicinarsi al gruppo, più i due gruppi di eroi lo volevano portare giù. Virginia seguiva la scena impedendo agli altri di immischiarsi. Non avrebbe permesso feriti all'inferno, specie nel girone degli eroi. Li essere feriti significava perdersi nei meandri di peccati fatti per amore del prossimo o per i quali si cerca in vano la redenzione. Virginia lo aveva visto con molti eroi come, salvare, per molti motivi a lei oscuri, era equivalente a condannarsi a finire li.
Altrettanto pericoloso era ai suoi occhi anche l'eccesso di virtù. Virginia infatti non capiva come mai tra quelle anime, vi spiccassero quelle di uomini e donne ritenuti virtuosi agli occhi dell'uomo. Poi comprese. Ricordò la fiaba del Gobbo di Notte Dame, ricordo come il gobbo Quasimodo era prigioniero di un uomo virtuoso quale l'arcidiacono Frollo e di come quest'ultimo compisse malignità infangando il nome di Dio con azioni ipocrite e col sangue zingaro.
I dannati sembravano avanzare a passo di carica e per istintività PigSlayer mise mano alla spada, ma Skeleton lo fermò in tempo indicando Virginia che sembrava in una posa come rituale, una preghiera, che sembrava ansiosa di mostrare le sue conoscenze in materia di difesa, tanto che iniziò a irradiare della luce calda e accogliente tanto la luce che essa irradiava fece si che fiori crebbero e il vento secco e sterile divenne una pioggia dolce e rinfrescante. Per un attimo quel frammento di morte fu colmato di vita, per un solo minuscolo secondo secondo, sembrò che Dio si fosse affacciato sull'Inferno per sorridervi dentro. Nel raggio di metri, chilometri e più ogni anima dannata si diede alla fuga per scampare a quel calore.
Virginia tuttavia, non potendo sostenere in un simile luogo tanta luce, svenne.
- Me porta sacco di patate? - chiese PigSlayer un po' scocciato della cosa. D'altronde non avrebbe mai permesso che i ragazzi si caricassero Virginia.
- No, la prendiamo noi. Tu è importante che resti a brandire le tue spade. - gli disse amorevolmente Nadja, per poi prendere in spalla Virginia con l'aiuto di Skeleton.
Sebbene prima i due non si erano trovati d'accordo sulle parole del prete che avevano incontrato, erano rimasti comunque fiduciosi l'uno nell'altro e sapevano che al di là di tutto potevano comunicare e fidarsi.
Passarono alcune ore ed i ragazzi si accamparono ai piedi di una grotta. Il posto era ancora brulicante di verde e fiori profumati, che tuttavia, in mancanza di luce stavano andando ad appassire senza troppi complimenti.
I ragazzi mangiarono mentre PigSlayer faceva la guardia al corpo di Virginia che era ancora senza conoscenza.
Qualche ora più tardi la ragazza si riprese ma non aveva detto una parola ed era rimasta digiuna come se cercasse un qualcosa in se stessa. Cibo spirituale? Energie pulite? Un sermone di santo?
Più Virginia taceva più i ragazzi guardavano lo spadaccino tirato per ambo i lati dai peccatori. Sembrava calmo e sereno nonostante tutto.
Virginia tacque. Poi si alzò e guardò i ragazzi.
- Molte anime bramano inconsapevolmente l'inferno. Anche se esse non lo sanno questo luogo di dannazione eterna richiama ed attira l'uomo che, nella sua vita, non decide a chi o cosa votarsi. Se pianti un pesco non puoi cogliervi mele. Se all'uomo non dai un esempio da seguire chiaramente, egli brancolerà nel buio.- disse Virginia.
- L'inferno è come un cestino di pesci? - chiese tra sé Nadja.
- No. L'inferno è più come una calamita che attrae il peccato al suo interno. È uragano violento che non dona pace.- commentò Virginia.
- Ed il ragazzo? - chiese Skelton scoprendo che il ragazzo era ancora visibile sull'orizzonte.
- È in uno stato di inferno personale. Succede a coloro che sono in coma o in stato vegetativo. Contemplano il regno di Dio o uno stato di inferno prima di esservi destinati. A queste anime viene dato il singolare privilegio di poter cambiare nonostante le opere più o meno discutibili da esse compiute.- disse Virginia. L'attenzione dei ragazzi tornò sullo spadaccino.
- Quindi ci si condanna per scelta spesso? - chiese Skeleton.
- Esatto. - disse PigSlayer.
- L'inferno non è altro che il luogo senza amore, il luogo dove, per quanto possiamo lottare o fare del bene, si finisce se non si ama, l'amore è il vero contrario del possesso. Possedere troppe cose rende le cose maleodoranti e putride. L'amore d'altronde è generoso e dona senza pretese. La generosità è nemica dell'odio e del possesso. - spiegò Virginia.
- In altre parole l'inferno è il letamaio di Dio se la metti così, altro che cesta di pesce puzzolente... - disse Skeleton facendo ridere i suoi compagni di viaggio. Con una singola battuta il ragazzo aveva dunque smorzato il peso e la frustrazione dell'intero gruppo.
- Allora meglio muoversi prima di puzzare anche noi. - disse poi PigSlayer fingendo di odorare le proprie ascelle facendo scoppiare il luogo in un'altra fragorosa risata. D'altronde ai ragazzi serviva di ridere un po'.
Quella notte, dopo che i ragazzi avevano ripresi il cammino, Virginia aveva meditato a lungo sul loro viaggio. Era ancora molto sconcertata che il nobile Nico avesse scelto lei e non suo padre. Cosa aveva aveva lei che suo padre non aveva? Cosa la rendeva una guida migliore per i ragazzi?
Più tardi nel limbo, in quelle stesse ore, Virgilio guardava il cielo abbastanza in pena per la figlia.
- Tua figlia è forte Virgilio, lo sappiamo molto bene... dalle fiducia. - disse un uomo alle spalle del poeta.
- Signor Dailailama, la vostra fede in mia figlia mi onora, ma tuttavia non è per lei che sono preoccupato. In realtà io per primo ripongo un lei molta fiducia. In verità mi preoccupa che non abbiano ancora passato il prossimo luogo. Sono tra gli eroi e ciò mi conforta. Ma tra gli avidi non è posto per lei. L'avarizia è il cuore di questo postaccio sudicio. - disse il poeta in ferrea preoccupazione.
- La mano bucata di alcuni uomini e l'avidità di altri sono punite in modi diversi e poi, li, ora vi è custode e protettore Konshu, l'egizio. Deve pagare un debito non indifferente che lo ha condannato a sorvegliare il luogo. - disse il monaco, lasciando il poeta ai suoi pensieri.
Intanto nella terra dei vivi, il padre di Skeleton si preparava ad una campagna elettorale.
- Padre torneranno. - si limitò a dire la madre di Nadja. - Da quel che dice il mio padre biologico, se la caveranno bene nonostante ciò. -
- Stella, tu dici bene, ma non vedo molti raggi di sole, e poi sono fuori da poche ore. La cosa ci porta via tempo e non so a chi chiedere. Possibile mai che ci siano uomini o donne che ci odino tanto? - disse l'uomo.
- Possibile, ma noi li veglieremo. La figlia di Balduin ci aggiorna spesso. - rispose la donna abbracciandolo per poi dargli un bacio sulla guancia. - Sei un grand'uomo papà, staranno bene. - disse lei lasciandolo poi libero di lavare.
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