16 - Imprevisti
Dopo tanto tempo passato a spiare i mortali, Virginia aveva imparato solo tre cose certe. La prima cosa che tutti muoiono, la seconda che ogni persona è diversa ed imprevedibile.
La terza cosa che però Virginia aveva imparato è che, secondo lei, il confine tra pazzia, sanità mentale e personalità peculiare era molto sottile, tanto sottile che le tre non si vedevano se non prima di fare qualunque cosa.
Virginia quando guardava il fiume e lo studiava ricordava queste tre lezioni. Era come se fosse un promemoria. Il fiume Dracma era lì pronti a maledire i ragazzi se questi lo avessero toccato in qualunque modo.
In lontananza un uomo senza testa continuava a fissarli affiancato da un cavallo bianco con gli occhi iniettati di sangue.
- Secondo vuoi una zattera potrebbe funzionare? - chiese Nadja cercando di dare voce anche agli altri pensieri.
- O che ne dite di chiamare Caronte, lui ha una barca. - disse Skeleton. Ma PigSlayer scosse la testa.
- Caronte lavoro. Non piacere. - disse guardando il fiume. Poi il lampo di genio. Virginia sembrò illuminata da un'idea tale che sembrava che la bionda capigliatura la rendesse una vera e propria lampadina.
- Oppure posso portarvi io... - finalmente l'uomo decise di farsi avanti. E i ragazzi rimasero confusi.
- Chi siete e dov'è la vostra testa? - chiese Skeleton indiscretamente. Nadja gli diede una gomitata.
- Il mio nome è andato perso nei secoli, ma a farvela molto breve, ero il cavaliere della morte prima di... beh morire. - disse lui. - Mi potete sentire perché sebbene privo della mia testa qui siamo all'interno. - disse il cavaliere.
- Come sappiamo che non ci vuoi morti? - chiese Virginia.
- Lasciate che vi illustri la cosa come si conviene... - il cavaliere fece materializzare, avvolta da fumo nero, la propria arma che piantò nel terreno. Da essa un'energia, come un enorme velo velo nero accerchiò i ragazzi, il cavaliere ed il suo cavallo mostrando in prima persona ciò che accadeva.
Un uomo del diciottesimo secolo gli veniva incontro. Non si comprendeva bene il nome con cui parlava al cavaliere.
Un uomo coi capelli corvini, una talare immacolata ed un anello con una pietra nera. Per essere un sacerdote sembrava troppo a suo agio.
- È dunque deciso. Vi farò da ufficiante di matrimonio. D'altronde come non potrei visto che siete uno dei più cari amici che ho. - disse l'uomo al cavaliere stringendogli la mano.
Il cavaliere ricambiò e sembrò tornare assorto in altre faccende.
Il flash cambiò. Ora una donna dai capelli rossi ed un magnifico sorriso attirò le attenzioni del cavaliere chiamandolo per nome. -... ditemi Jedemia ha quindi deciso che ufficializzerà le nostre nozze davanti a Dio ed agli uomini? - chiese la donna. Non sembra molto convinta della scelta.
- Sebbene abbiate ragione, devo riconoscere che è anche l'unico pastore inglese disposto a venire sin qui. - disse lui come se non fosse un problema.
La donna si accomodò e cercò ancora ed ancora di di dissuadere il futuro sposo dalla scelta. L'uomo però si arrabbiò. Il cavaliere sbattè le mani sul tavolo e la rimproverò. - Jedemia può benissimo ufficiare il nostro matrimonio. - disse lui prima che la scena cambio.
Era ora in un bosco, ora l'uomo di nome Jedemia era lì avanti a lui. Non sembrava l'anno 1700, ma più tosto il loro tempo.
- Demone, ecco cosa sei ora, un demone... - disse sventolando davanti al cavaliere una croce. Nessuno oltre loro era lì. Il cavaliere non parlava. - Se tu sarai il cavaliere della morte io prenderò il tuo posto... - disse Jedemia rubandogli l'arma di mano e colpendolo al petto come a recidergli il cuore dal petto.
Ed ecco che nell'ultimo istante di coscienza il cavaliere vide se stesso morire e Jedemia prendere e impossessarsi del suo potere.
- Non puoi ucciderci perché non sei più il cavaliere della morte. - replicò Nadja.
- Se la morte potesse vedermi ora e risparmiarmi? - si disse il cavaliere affranto, poi mostro loro il petto.
Il segno che in passato Jedemia gli aveva lasciato in petto era ancora visibile e fortemente annerito come una cicatrice cauterizzata male.
Skeleton gli mise una mano sulla spalla destra. - Facci guardare il fiume e Morte saprà che la servi ancora fedelmente. - gli disse il ragazzo.
Il cavaliere senza testa abbozzò col corpo quello che aveva una parvenza di sorriso d'assenso con le spalle.
- Se volete attraversare il fiume Dracma dovete farlo con bontà ed umiltà di cuore. Chi ha sete del possesso non può guadarlo ne attraversarlo. - disse il cavaliere.
Virginia cercava di riflettere. Poi si ricordò di una cosa divertente e sorrise. Nessuno comprese ne fecero domande alla ragazza.
- Forse ho un'idea... - disse la ragazza illustrando il proprio piano al gruppo. - ... e così guaderemo il fiume. - disse concludendo il piano.
Il cavaliere della morte fece accostare a se il proprio cavallo. - Il mio cavallo puo portarvi a destinazione ma ricordate, non tutti gli olimpici vi sono propizi. Ade si è guadagnato nel tempo l'antipatia di alcuni dei più potenti, e Morte, senza che Ade lo sappia, il resto delle antipatie. - disse il cavaliere mentre il cavallo si accasciava in terra per fare salire i quattro giovani.
Guadato il fiume in sella al cavallo, i ragazzi congedarono il ronzino che tornò al capo opposto del fiume per servire il proprio padrone e li vi si fermo.
Sul capo opposto del fiume i ragazzi trovarono il passo sbarrato da una donna, la cui bellezza era troppo divina per potersi dire umana, ed un bambino che era tenuto fra le braccia di lei. I due guardarono il gruppo senza proferire parola.
- Chi siete? - chiese Skeleton percorso da onde di nervosismo. Da come aveva visto i due il proprio corpo sembrava come intorpidito, come se un dolce profumo, lo avesse anestetizzato. - Chi siete anime dannate? - chiese rudemente. Chiaramente non voleva che si riconosce chi era.
- Figlio di Ade porta rispetto per coloro che patrocinano uno dei sentimenti più sani del mondo. Rispetta due dei dell'amore.- disse il bambino. La donna tacque come se fosse a lui sottomessa.
La donna sembrava indossare un abito monacale, tuttavia guardandolo meglio, Nadja avrebbe giurato di aver intravisto il corpo nudo della donna, coperto dei pizzi più pregiati e delle sete più preziose. Un filo di perle, molto anni cinquanta del novecento, che assieme ad una chioma corvina, che sembrava brillare tanta era la bellezza, incorniciavano un volto di una bellezza acqua e sapone che non necessitava di cosmetici per brillare, ma solo delle due perle ai lobi delle orecchie, che dello stesso colore delle perle al collo, davano alla donna una luce naturale.
Il bambino, un ragazzino rosso di capelli, con lentiggini ed una carnagione bronzea, come se avesse fatto tante lampade solari sin dal grembo materno, dava l'impressione di avere su per giù meno di tre anni. Si stringeva alla veste della madre con forza e desiderio. Il vestito di lui, una piccola toga nera dai brodi dorati, lasciava intravedere quello che sembrava un pannolino. Anche il bambino aveva in se un'aura che manifestava divinità a tutto ciò che lo circondava.
- Suppongo tu sia Venere... ho sentito molto parlare dell'umiliazione che Ade ti fece. Quindi dimmi cosa ti porta all'inferno tra i morti e gli ossessionati, non eri stata perdonata dei tuoi peccati? - chiese Skeleton. La donna sputò in terra.
- Lungi da me accettare un perdono che mi era dovuto per mia stessa essenza. La mia bellezza doveva sottomettere mio padre ma a quanto pare non fu così. Una profezia vuole che voi arriviate fin in fondo, ma la mia ira ha ora modo di abbattersi su voi.- disse la dea. Il bambino, con malignità nello sguardo, osservava muto la scena.
- Cosa vuoi dunque Venere? Cosa la tua presenza ci impone? - chiese Skeleton molto confuso. Venere però non sembrava interessata. Il bambino tra le sue braccia invece aveva messo gli occhi su Nadja. La profezia proclamata giorni prima iniziava a prendere vita. L'amore dopo una rabbia o Skeleton che uccideva un fratello o Nadja che, non si sa come, avrebbe dovuto sacrificare una persona viva.
Quale sarebbe stata la prova? A chi sarebbe toccata?
Venere sorrise. -Se il torto di Ade volete sanare, prima di andare alla battaglia finale, voglio che offriate alla mia divina maestà il corpo del nemico che più reputate idoneo di fare ciò che più il mio corpo desidera.- disse la dea comense se avesse ben altro piano per i giovani.
- E se per caso ci rifiutassimo? - chiese Virginia. - D'altronde non puoi sapere chi sia la progenie di Ade ne se con lui siamo o meno in buoni rapporti. - disse poi volendo cercare di guadagnare tempo. E aveva ragione. Ma la cosa che Virginia non osava proferire in modo aperto era che Venere non poteva dar loro alcuna garanzia di nulla in nessun campo.
Il momento di tensione era palpabile. Cosa sarebbe successo ora? Morte li aveva dichiarati intoccabili ma, all'infuori di Sogno, nessuno li aveva mai dichiarati intoccabili. Uno sferragliare pesante però ruppe il silenzio, seguito da una voce di donna che sembrava volere che la propria disperazione finisse, un urlo, un lamento senza parole.
- La progenie di Ade non si tocca! E' ordine dei dieci eterni. - disse la voce mentre una donna grossa, ma non grassa cinta in un abito di metallo, si palesò.
- Disperazione degli eterni... non si era mai palesata fino a ora. - bisbigliò Skeleton al gruppo.
Venere a quella faccia fece un verso di disgusto. - Tu vecchia megera e rifiuto dell'umanità, perchè interferisci? - le disse Venere. - Non ti bastava la tua comunella con tua sorella? - disse Venere pungente come uno spillo. Disperazione non sembrò batter ciglio.
- Rasseganti non puoi opporti a me, sono una forza primordiale nata prima che tu o quella sciacquetta di Afrodite poteste emergere dalle acque. - gli replicò Disperazione. - Fatti un favore Venere, vattene dove nessuno possa trovarti o quanto meno dove non possa recare disturbo ai ragazzi. - gli soggiunse Disperazione. Il volto sconvolto della donna sembrava cozzare con la bellezza della dea latina come dell'olio un una bacinella d'acqua.
- Sfidala madre... sfidala al duello più antico. - disse Eros tra le braccia della Venere furiosa.
Venere guardò per un attimo il proprio pargolo e poi la donna innanzi a se.
- E sia come dice mio figlio. Scegli il tuo campione Disperazione, ci affronteremo al Duello Più Antico. - disse Venere mentre evocava in terra un'arena. Tutte le anime ed i demoni presenti nel cerchio dei lussuriosi vi erano presenti come spettatori urlando i nomi delle due contendenti.
Venere ed Eros confabulavano tra loro, mentre i ragazzi guardavano Disperazione che cercava di capire cosa fare. In cuor loro i ragazzi non vedevano come un duello antico potesse risolvere le riserve della dea.
I ragazzi si chiedevano se potevano davvero fidarsi della personificazione della disperazione, di colei che guardava l'uomo soffrire e contorcersi nei propri problemi e godere ciò. I ragazzi erano cautamente pessimisti.
- Che cosa facciamo? Non mi fido a far combattere Disperazione degli Eterni. Proposte? - disse Skeleton. Nessuno mise in dubbio la cosa. Così venne il tempo di sedere in campo.
Disperazione stava salendo sull'arena con un ghigno di battaglia quando non potè fare altro ce vedersi l'accesso negato. Era tutta pronta, abito da battaglia, elmo da guerriera, e corda da impiccagione fra le mani, ma l'arena non voleva farla passare. L'arena era già occupata da Nadja e Venere che si guardavano reciprocamente in cagnesco. Disperazione coprì i propri occhi con le mani, come non avesse il coraggio di guardare.
- Io Nadja Milen, figlia dei miei genitori, corpo di un'anima che non ho chiesto sarò il campione di Disperazione degli Eterni! - proclamò con fierezza.
Venere sorrise. - Bene, io accetto il tuo campione. Come da regolamento sarà lo sfidato a iniziare la battaglia. - disse Venere.
- Le regole del gioco? - chiese Nadja. Nell'impulsività del momento non le aveva chieste prima.
- Non temere, le vedrai giocando. - disse Venere prendo a posizionarsi coi paramenti del suo ruolo.
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