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-Non si può amare una come me...-

Nel bel mezzo della quiete sentii una voce chiamarmi. Mugugnai e mi girai dall'altro lato, poi però Izuki mi prese in braccio, appoggiandomi sul letto e aprii gli occhi, solo per vederlo andare via. Mi misi a sedere e aspettai che Riko facesse il suo ingresso nella stanza. - Allora, cosa è successo fra voi due?- mi chiese con il solito sguardo da curiosona. Scossi la testa e mi alzai, liquidandola con un gesto della mano - assolutamente niente, io per lui sono solo un'amica, non chiedermelo di nuovo se non vuoi che molli completamente il basket- esclamai, afferrando dei vestiti dall'armadio e chiudendomi la porta del bagno alle spalle. - Mi stai prendendo in giro?! ho visto come ti guarda e poi ti accompagna sempre a casa, si preoccupa, è perfino rimasto a dormire qui per assicurarsi che stessi bene!- esclamò lei, da dietro la porta. Finii di cambiarmi e uscii dal bagno, guardando male la mia sorellona. - "Ti voglio bene" è questo che mi ha detto, ti voglio bene, sono sicura che non provi niente per me, è impossibile- uscii dalla mia camera andando a salutare mio padre e a prendere il cappotto per uscire di casa. 

Presi a camminare sul marciapiede, guardandomi attorno, cercando inconsciamente Izuki con lo sguardo. Senza rendermene conto andai a sbattere contro una persona. Mi scusai e poi mi resi conto che era Kuroko. - Come va Nellie? ieri ci hai fatto preoccupare quando sei svenuta a paintball. A proposito, non sapevamo fossi così brava, ci hai distrutti- disse, cominciando a camminare al mio fianco. - Solo perché mi allenavo così per giocare a basket, era solo abitudine, e comunque ho fatto male a impegnarmi così, volevo solo dimostrarmi che sarei riuscita a battervi anche se sono una ragazza infortunata- scossi la testa a mi persi tra i pensieri. - Sai, io non ti vedo solo come una ragazza infortunata, ti vedo invece come una nostra coach e amica, che ci aiuta, ci sostiene a abbatte i muri che abbiamo davanti insieme a noi- Kuroko mi sembrava calmo, eppure la sua voce mi pareva triste e dispiaciuta, che io abbia una così bassa considerazione di me. - Tu dici? a me invece mi sembra di essere solo la ragazza che lancia occhiatacce agli avversari dalla maledettissima panchina- mormorai, abbassando lo sguardo per terra. - Non scherzare, sei una ragazza meravigliosa, che continua ad aiutarci nonostante tutto!- esclamò una voce dietro di me, qualcuno mi mise un braccio attorno alle spalle. Guardai Izuki e mi appoggiai alla sua spalla, trattenendo le lacrime. - Cosa ci fai qui? credevo fossi andato a casa, anzi, dovresti andarci adesso, devi riposarti, ti ho fatto preoccupare troppo ieri, mi dispiace tantissimo- mi staccai e accelerai il passo, cercando di evitarli, purtroppo per me, erano giocatori di basket, molto veloci. Mi si pararono davanti e li guardai male. - Dai ragazzi, non dovete per forza starmi dietro, volevo solo fare una passeggiata, andate a casa, o dove volete, ma lasciatemi da sola, per favore, prometto solennemente di non svenire in mezzo alla strada- i due ragazzi si guardarono e annuirono, Kuroko sorrise e se ne andò silenziosamente come al solito, mentre Izuki invece scuoteva energicamente la testa e mi prendeva nuovamente sottobraccio. - Perché? perché lo fai? perché non vuoi lasciarmi soffrire in silenzio? sono fatta così, scappo e piango per poi ritornare con un sorriso più bello di quello precedente, che riesce a tirare su di morale le persone, mi basta, eppure tu continui a seguirmi, nonostante cerchi di rifugiarmi nel buio della mia anima, sinceramente non lo capisco- mormorai, senza opporre resistenza al ragazzo. - Te l'ho detto, ti voglio bene- sbuffai - se sei tu a volermi bene, mi sa che fingere mi farà più male del previsto- sussurrai, abbassando la voce il più possibile, lui però sentì e si bloccò di colpo, comprendendo le mie parole. Scoppiai a ridere malinconica - l'hai capito allora, mi dispiace di aver rovinato tutto per una scemenza simile- mi affrettai lungo la strada, stringendo i pugni dal dolore. - Mi piaci Nellie, tanto- mi voltai e vidi Izuki avvicinarsi con un sorriso tremolante, come intimorito dalle sue stesse parole. Scossi la testa - non mi mentire, non posso piacerti, sono una nullità, non merito di essere amata da una persona gentile e meravigliosa come te- indietreggiai con le lacrime agli occhi. Evidentemente gli feci male perché il suo sorriso vacillava ancora di più, i suoi occhi erano colmi di tristezza. - Mi dispiace averti ferito, è questo che succede alle persone che mi stanno vicino, sono fatta di coltelli e aghi nascosti, nessuno è capace di rompere la mia muraglia letale, mi dispiace che tu non ci sia riuscito, mi dispiace che io non sia abbastanza forte da abbatterla e restare tua amica. Non si può amare una come me- corsi via, singhiozzando rumorosamente. 

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