Himchan - Exams [M]
Ordinai una tazza di caffè, sedendomi poi ad uno dei tavoli del bar, con tutti gli schemi e gli appunti svolazzanti tra le braccia.
Ma che avevano per la testa quei razza di dementi dei miei sunbaenim? Anticipare un esame di ben cinque giorni su tutta l'anatomia?
Sbuffai, rassegnandomi all'idea che avrei dovuto passare le notti in bianco per passare quello stramaledetto esame almeno con un buon voto.
Cominciai a studiare, attendendo il mio caffè - il primo di una serie infinita - che mi avrebbe aiutato a stare sveglia per imparare il più possibile prima della mia morte imminente.
«Noona, ecco il tuo caffè»
A quelle parole, tirai su di scatto la testa dagli appunti e cercai la tazza di caffè che tanto desideravo.
Appena entrò nel mio campo visivo, la presi e cominciai a trangugiare il caffè, quasi ustionandomi la lingua e la gola.
«Avevi fame, noona?» rise il cameriere davanti a me. Solo dopo mi resi conto che il ragazzo che mi aveva portato il caffè mi stava fissando.
«Jongup-ah, non è fame, è disperazione.» dissi, appoggiando la tazza ormai vuota sul tavolo, facendo attenzione a non sporcare i fogli. «Per favore, portamene un altro»
Jongup si sedette sulla sedia libera davanti a me, sbirciando tra i miei appunti. «Anatomia?»
«Esatto» mugugnai, sbattendo la testa sul tavolo.
«Aspetta, aspetta, ho sentito bene?» si intromise un'altra voce, dietro di me e potevo sentire benissimo che chi aveva parlato, si stava sporgendo oltre la mia testa per sbirciare i miei appunti. Mi voltai e mi trovai faccia a faccia con il torace di un altro cameriere. «Anantomia?»
Scoppiò a ridere e - dopo aver lasciato un ordine ad un tavolo vicino al mio - tornò e si sedette accanto a Jongup. «Uppie sei minorenne, non puoi aiutare in certe cose.»
L'altro lo spintonò e Daehyun quasi cadde dalla sedia. «Yah, Daehyun hyung!»
Daehyun e Jongup lavoravano part time nel bar del padre di Daehyun, subito dopo le lezioni di scuola. Il primo era costretto dal padre perché doveva dargli una mano, invece Jongup aveva bisogno di soldi, così Daehyun decise di offrirgli un lavoro.
Iniziarono a ridere e a spintonarsi a vicenda, divertendosi un mondo. Avrei voluto divertirmi anche io così come loro, ma avevo da studiare per quel stramaledetto esame.
«Ehi, finitela di amoreggiare voi due!» esclamai, alzandomi e separandoli, come se fossero due bambini di cinque anni. Ma trattandosi di Daehyun, si può seriamente dire che la sua età mentale era proprio quella di un bambino di cinque anni. «Così non siete di aiuto!»
«Che vorresti dire?» Daehyun smise di bisticciare con Jongup e mi rivolse un sorriso malizioso. «Non fare la pedo-noona, Sung Gi.»
Spalancai gli occhi e sentii le guance diventare rosse. Ma è mai possibile che Daehyun non pensi ad altro che al sesso? Io non intendevo alludere ad atti sessuali.
«Che imbecille.» disse una ragazza, comparendo dietro a Daehyun e tirandogli un ceffone sulla nuca. «Parli proprio tu... Sbaglio o sei più grande di me di un anno?»
«Aw, Ha Gi simjang~»Daehyun si voltò sorpreso e si alzò di scatto, abbracciandola con foga e quasi stritolandola tra le sue braccia. «Ma con te è diverso, ci vuole un oppa che ti protegga!»
«Daehyun-ah! Non respiro!» esclamò Ha Gi e alzò gli occhi al cielo, tentando di staccarsi dall'abbraccio "affettuoso" di Daehyun, il quale però non mollò la presa. «Jongup-ah, ti prego salvami!»
Jongup si alzò per aiutarla, ma il proprietario del bar si affacciò dal bancone e richiamò Daehyun e Jongup, invitandoli "caldamente" a tornare a lavorare.
«Ne, appa!» esclamò Daehyun, facendo il saluto militare. Poi salutò Ha Gi, stampandole un bacio sulle labbra. Mentre i due si allontanavano e riprendevano a lavorare, sorrisi tra me e me.
«Ancora non ci credo che tu sia la yeoja chingu di Daehyun...» ridacchiai, picchiettando la penna sulla spalla di Ha Gi, cercando di infastidirla.
«Ah eonni!» Ha Gi arrossì e cominciò a torturarsi una ciocca di capelli. Faceva sempre così quando era nervosa o imbarazzata. «In realtà non lo so nemmeno io.»
«È perché ti piacciono gli imbecilli» appoggiai il mento sulla mano e sorrisi, convinta della mia teoria. Ha Gi scoppiò a ridere, poi tornò di colpo seria.
«A proposito di imbecilli!» si schiaffò una mano sulla fronte e si alzò dalla sedia. «Devo prendere a Youngjae del the verde perché aiuta a concentrarsi sugli studi.» Ha Gi imitò Youngjae, con voce stridula e accentuando i gesti. Scoppiai a ridere, perché sapevo quanto Youngjae era pignolo sullo studio; non a caso era il primo della classe.
«Yah, Ha Gi-ah!» esclamò improvvisamente una voce maschile, all'entrata del bar. Ha Gi si voltò verso la porta e sbiancò. Youngjae era furente di rabbia, camminava a passo deciso verso il nostro tavolo. «Dov'è il mio the verde? Sono venti minuti che aspetto!»
«Ma che stai dicendo?» Ha Gi guardò l'orario sul telefono e si arrabbiò. «Sei un pezzo di sterco ammuffito, ti ho lasciato in aula computer esattamente cinque minuti fa!»
«Sì ma noi dobbiamo studiare per ottenere il massimo dei voti!»
«Mianhae, ripeti? Noi?» Ha Gi gli puntò un dito sul petto. «Io ho finito di studiare mezz'ora fa, se tu vuoi prendere il massimo dei voti ancora, è un tuo problema, ciccio. Chiaro?»
«Yah!» li interruppi, cercando di far notare che io stavo tentando di studiare per un esame importante. Youngjae e Ha Gi si zittirono immediatamente, poi Youngjae andò ad ordinare il suo the verde.
Era sempre così con quei due: battibeccavano in continuazione, erano come cane e gatto eppure - in qualche modo - quei due erano amici. Il problema è che erano entrambi degli zucconi ed entrambi avevano la pretesa di aver ragione su tutto, quindi le loro discussioni potevano durare per delle ore intere; finchè arrivava Yongguk, che aveva la capacità innata di metterli a tacere.
Questa volta riuscii a zittirli io, ma solo perché sapevano che avrei potuto ucciderli se non avessi preso almeno un buon voto per quell'esame. Anche se avrei preferito che ci fosse stato Yongguk a tenere a bada quei due casinisti, solo che, anche lui - come la sottoscritta - doveva dare quell'esame di anatomia e si era rintanato in biblioteca, sommerso dai libri.
Io ero all'ultimo anno con Yongguk, eravamo i più grandi nel nostro gruppo di amici. Daehyun era al quarto anno, ma era stato bocciato ed era rimasto indietro di un anno, finendo nella stessa classe di Ha Gi e Youngjae; mentre Jongup era al terzo anno con Junhong, Dan Bi e Rin Hee.
Tornai ai miei appunti, cercando di capirci qualcosa; mentre entrambi mi osservavano dal loro posto al tavolo.
«Ecco, l'hai fatta arrabbiare!» sussurrò Youngjae, tirando una gomitata ad Ha Gi.
«Youngjae-ah!» esclamò sottovoce quest'ultima, tirando un ceffone sulla nuca del ragazzo, che iniziò a lamentarsi e a piagnucolare come un bambino di cinque anni. Scoccai un'occhiataccia ad entrambi e loro si ammutolirono, impauriti. Stavo seriamente per buttarli fuori dal bar a calci nel sedere e non mi interessava un fico secco che Youngjae attendeva il suo stupido the verde.
«Mianh, noona!» arrivò Jongup, con una tazza fumante di caffé in mano, salvando la pelle agli altri due. «Daehyun hyung mi ha distratto e mi sono scordato di portarti la seconda tazza di caffè.»
«Non ti preoccupare Uppie, non c'è problema» dissi, prendendo la tazza dal manico, evitando di bruciarmi i polpastrelli. Avevo letto si e no due righe dei miei appunti da quando mi ero seduta al tavolo, sarebbe stato un lungo pomeriggio.
Iniziai a sorseggiare il mio caffè, beandomi del calore che quasi mi ustionava la lingua, quando scorsi all'entrata del bar tre figure che entravano, una che si dirigeva al bancone del bar - e che non avrei voluto vedere - e le altre due a passo spedito verso il nostro tavolo.
Erano Rin Hee e Dan Bi. La prima era furente di rabbia, vestita anche in modo molto carino. Pensavo che stesse puntando me, ma mi sbagliavo. Guardava oltre me: stava fissando Youngjae come se volesse ucciderlo seduta stante. Dan Bi invece aveva le cuffie nelle orecchie e si guardava intorno, incuriosita.
«Yoo Youngjae!» sbraitò Rin Hee, nell'orecchio del ragazzo che attendeva il suo the verde. Youngjae saltò sul posto, sgranando gli occhi, spaventato.
Sorrisi divertita. Youngjae e Rin Hee uscivano insieme da due settimane ed era già capitato delle volte che Youngjae si fosse scordato gli appuntamenti con lei per il fatto che voleva studiare più degli altri e prendere il massimo. Anche quella volta non era da meno.
Youngjae si accovacciò su sè stesso, come se fosse un riccio. «Mianh Rin Hee, mianh! Non uccidermi, mi sono dimenticato perché devo studiare!»
Poi si rivolse ad Ha Gi, supplicandola con lo sguardo e mimandole un "Ti prego, aiutami" con il labiale. Cosa che però Ha Gi non fece e, con un sorrisetto strafottente sulle labbra, alzò le mani in segno di difesa, lasciando la sua sedia vuota. «Oh no, io non ne voglio sapere niente.»
Ha Gi si diresse verso Daehyun, che stava uscendo proprio in quel momento da dietro al bancone, dopo essersi tolto la divisa da cameriere. «Dae-ssi, il tuo turno è finito, vero?»
«Gurae!» esclamò Daehyun, mettendo un braccio sulle spalle alla sua ragazza. «Wae?»
«Improvvisamente - lanciò un'occhiata veloce a Youngjae - mi è venuta voglia di andare al cinema.» disse, tutta sorridente, mentre trascinava allegramente il suo ragazzo fuori dal bar; infine ci lanciò un saluto veloce, prima di scomparire.
Youngjae chiuse gli occhi, pronto a sorbirsi l'ennesima ramanzina spacca timpani di Rin Hee. «Giuro che non permetterò mai più ad Ha Gi di copiare le mie verifiche di giapponese.» e si tappò le orecchie, giusto in tempo prima che Rin Hee iniziasse a sbraitare contro di lui.
«Vaffanculo!» urlò Rin Hee, riprendendo fiato, poi incrociò le braccia e parve calmarsi. «Ora mi è venuta fame. Andiamo da MC Donald's, ho voglia di un triplo cheeseburger.»
E prese a trascinare il povero Youngjae per l'orecchio. «Ovviamente paghi tu.»
«Ne, Rin Hee, ne...» piagnucolò Youngjae, seguendo la ragazza fuori dal bar. In quel momento arrivò ancora Jongup, con il the di Youngjae. «Hyung, il tuo the... verde.»
Si guardò intorno alla ricerca di Youngjae, mentre Dan Bi prese il the dalle sue mani. «Jonguppie, portiamolo a Junhong, si sta allenando tanto per il torneo di calcio»
Jongup le sorrise e poi uscirono dal bar, lasciandomi finalmente sola con i miei appunti. Quel benedetto esame dovevo passarlo a tutti i costi.
Iniziai a leggere sottovoce, concentrandomi sul testo. «I ferormoni sono sostanze chimiche prodotte da entrambi i sessi, che scatenano l'attrazione fisica. Sono emesse dalla pelle, dai capelli, dalla saliva, dalle ghiandole ascellari, dall'urina e dal flusso mestruale. Le donne producono una maggior quantità di ferormoni durante l'ovulazione, ciò le rende più attraenti per l'uomo.»
Mi fermai per sorseggiare il mio caffè, mentre ripetevo la descrizione nella mia mente.
«In effetti sei molto più carina del solito Sung Gi. Stai ovulando?»
Mi ustionai la lingua e cominciai a tossire, mentre il caffè mi andava per traverso. Mi tirai delle pacche sul petto, cercando di prendere un respiro profondo; poi, quando mi accertai che riuscivo a respirare normalmente, mi asciugai le lacrime prodotte dalla tosse e guardai chi aveva osato interrompere la mia sessione di studio.
L'ultima persona che volevo vedere su questo pianeta mi si presentò davanti, con un sorriso furbo stampato sulle labbra: Kim Himchan.
«Razza di imbecille, mi hai fatto prendere un infarto» gracchiai, poi inspirai per non spaccargli la mia tazza di caffè sulla testa. Il caffè è la cosa più preziosa del mondo, non andava sprecato così, sulla testa di un imbecille.
E Himchan - purtroppo per me - non era solo imbecille: era il ragazzo più popolare nella nostra scuola, faceva strage di cuori di massa femminile ovunque lui metteva piede. Era nella mia stessa classe, ma era come se non lo fosse.
O almeno: io non lo calcolavo minimamente.
Okay non era per niente vero. Il mio problema con quel ragazzo era che io mi ero innamorata di lui e Himchan lo sapeva benissimo, tanto che usava sempre il suo fascino su di me per ottenere tutto ciò che voleva.
Himchan ridacchiò. «Studiavi per l'esame?»
«No, ti pare? Contavo le venature del tavolo in legno.» chiusi il libro con veemenza, poi incrociai le braccia al petto, appoggiandomi allo schienale della sedia. Gli scoccai un'occhiataccia. «Sì, starei studiando. Quindi se non ti dispiace...» gli feci cenno che poteva anche volatilizzarsi, all'istante.
Cosa che però lui non capì, anzi, interpretò male. «Oh no, non mi dispiace per nulla.» e sorrise in modo malizioso.
Mi schiaffai mentalmente una mano sulla fronte, per la demenza di quel ragazzo. «Nel senso che ti devi levare dai coglioni. Sei sempre in mezzo alle palle, Himchan»
«Preferirei stare in mezzo alle tue gambe» rispose lui, massaggiandosi il mento con atteggiamento sexy. Chiusi gli occhi e contai mentalmente fino a cinque, cercando di calmarmi. Lo odiavo, ma ancor di più odiavo il fatto che io fossi innamorata di lui. Voglio dire: perché mai lui? C'era Wonwoo, un ragazzo così carino e dolce... Okay che però era al primo anno e sarei risultata pedonoona... Scossi la testa, liberandomi da quei pensieri. Dovevo concentrarmi: non dovevo sprecare il mio tempo dietro a lui, dovevo studiare. Lo ignorai, come se lui non fosse lì presente.
«L'attività della dopamina è-»
«L'attività della dopamina è strettamente legata ad una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli di benessere in seguito a comportamenti che soddisfano alcuni stimoli primari come la fame, la sete, il desiderio sessuale.» recitò Himchan, con tono da so tutto io.
Sbattei le palpebre, sbalordita: Himchan aveva studiato e sapeva ripetermi per filo e per segno anche le definizioni?
Gli lanciai uno sguardo di sfida. Non poteva averla vinta così facilmente. Non con me, Han Sung Gi, la ragazza più testarda sul pianeta terra. «Noradrenalina?»
«Molecola diffusa nel sistema nervoso, soprattutto nell'ipotalamo e nel sistema limbico. Provoca eccitazione, euforia ed entusiasmo. Favorisce la contrazione dei vasi venosi degli organi sessuali e trattiene il sangue, mantenendo a lungo l'erezione.» rispose prontamente Himchan, appoggiando i gomiti sul tavolo e rivolgendomi un sorriso strafottente. «Sung Gi, per caso sei una molecola di Noradrenalina?»
Lo fissai, non capendo cosa volesse dire. Che diavolo c'entrava con quello che stavamo dicendo? «Aniyo. Wae?»
«Perché mi stai relativamente eccitando.»
Me la dovevo aspettare una cretinata del genere.
Nonostante lo odiassi a morte, mi morsi il labbro con forza, cercando di non ridere. Sotto sotto era divertente e, anche se non volevo ammetterlo, mi stava aiutando a studiare. Strano, ma vero.
«Ossitocina?» chiese Himchan, spostandosi e sedendosi accanto a me. Potevo sentire il suo profumo di Hugo Boss invadermi le narici. Cazzo, il mio preferito. Lo stronzo lo sapeva che era il mio preferito.
Appoggiai le dita sul mento, concentrandomi sulla risposta e non sul suo profumo. «È un ormone prodotto nell'ipofisi posteriore secreto durante l'orgasmo, la stimolazione dei genitali e, durante l'allattamento, per la stimolazione dei capezzoli. Questo ormone partecipa, a vari livelli, alla risposta sessuale. Nell'uomo, l'ossitocina è anche responsabile del periodo refrettario che segue l'eiaculazione.»
Non mi ero accorta che Himchan avesse appoggiato la mano sinistra sulla mia coscia mentre parlavo. Si era avvicinato, troppo oserei dire, sbirciando tra i miei appunti per vedere se la definizione che avevo dato era giusta.
«Esatto!» esclamò Himchan, complimentandosi con me. Sorrisi, passandomi una mano tra i capelli, con fare da super diva. Modestamente, con tutte le volte che avevo tentato di ripetere quella stupida definizione infinite volte...
Calò improvvisamente un silenzio imbarazzante e Himchan tornò in posizione eretta sulla sedia.
«A-allora...» spezzò lui il silenzio per primo, dopo alcuni minuti passati a sorseggiare i nostri caffè. Ma qualcosa - o meglio qualcuno - si contrappose tra le nostre sedie, ribaltando quasi la mia.
«Kim Himchan!»
Una voce da gallina strozzata strillò, e la figura davanti a me si buttò praticamente addosso al ragazzo.
Chiusi gli occhi e inspirai profondamente. Sapevo già di chi si trattava, anche se era girata di schiena. E gli abiti succinti che indossava confermarono che era proprio lei.
«Sunhwa...» tossicchiò Himchan, sorpreso da quella interruzione. Roteai gli occhi, con una smorfia.
Han Sunhwa, era meglio nota come la donatrice, per la generosità con cui la donava a tutti. Le piaceva sedurre qualsiasi essere maschile, solo per il gusto di avere attenzioni da loro.
Soprattutto da Himchan.
«Quale non piacere vederti...» borbottai, scuotendo la testa, scocciata. Sunhwa si voltò accigliata, come se si fosse accorta della mia presenza soltanto in quel momento.
Arricciò il labbro, quasi con disgusto. «Sung Gi.»
La cosa divertente è che lei faceva la disgustata, quando in realtà, tutti erano disgustati da quella gatta morta.
Le rivolsi un cenno del capo, senza nemmeno degnarla di uno sguardo.
«Allora, Himchan...» Sunhwa si sporse verso di lui, mettendo il petto in fuori, così da mostrare di più il suo seno. Rifatto aggiungerei. «Come mai sei qui tutto solo?» e iniziò a toccarlo sul petto con le dita in modo sensuale.
Corrucciai la fronte, confusa.
Ehilà? Pronto? E io cosa sono, una patata?
Mi cacciai due dita in gola, fingendo un urto di vomito; Himchan mi vide da sopra la spalla di Sunhwa e soffocò una risata.
«Veramente stavo studiando con Sung Gi» rispose Himchan, indicando con un cenno del capo la sottoscritta.
Sunhwa si girò lentamente verso di me e il sorriso le morì sulle labbra.
Eh buongiorno, lurida... Sung Gi, controllati, non ne vale la pena.
Sunhwa sembrò ignorare la risposta di Himchan, decisa ad arrivare al suo scopo. «Ti andrebbe un caffè a casa mia?»
Un scintilla di interesse comparve negli occhi di Himchan, mentre Sunhwa si leccava le labbra con fare compiaciuto.
«Troia.» tossii, coprendo la parola.
Sunhwa si voltò di nuovo verso di me, con la fronte corrucciata. «Che hai detto?»
«Boia» mi schiarii la gola, torcendomi una ciocca di capelli con le dita. «Vacca boia. Un'offerta che non si può rifiutare.» spiegai, le labbra tirate in una linea sottile.
Sunhwa si rallegrò e batté le mani, contenta che qualcuno la pensasse come lei. Peccato che io ero ironica e le avevo appena dato della troia.
Himchan scoppiò a ridere e si passò una mano nei capelli. «Già un'offerta che non si può rifiutare.» ripeté lui, poi le sorrise.
Sunhwa aveva l'espressione più brutta dipinta sul volto. Un misto tra perversione e malizia, voleva significare soltanto una cosa: aveva vinto e sarebbe andata a letto con Himchan.
Feci una smorfia e scossi la testa, con disappunto. Cominciai a sistemare via i miei appunti per trovare un altro luogo silenzioso dove poter studiare senza essere disturbata.
Meglio lasciare da soli i due piccioncini.
«Tuttavia...» riprese a parlare Himchan, alzandosi dalla sua sedia. Mi bloccai sul posto, pronta a sentire cos'altro aveva da dire. «Mi trovo costretto a rifiutare. Avevo già promesso a Sung Gi che l'avrei aiutata a studiare per l'esame.»
Sbattei le palpebre, confusa. «Non è-»
Mi bloccai subito, quando ricevetti uno sguardo di supplica da Himchan. Sembrava quasi che volesse sbarazzarsi di Sunhwa.
La ragazza si voltò verso di me, un sorriso amaro - che sembrava più una smorfia di disgusto - curvava le sue labbra rosse.
«Sì, gli ho chiesto di aiutarmi.» mi arresi, giocherellando con una ciocca di capelli.
Sunhwa alzò gli occhi al cielo e si alzò, pronta per andarsene. «Certo. Sei un bravo ragazzo Himchan, sarà per un'altra volta.» accennò ad Himchan un saluto, poi mi rivolse un'occhiata. «A volte però sei troppo gentile.»
Alzai un sopracciglio, squadrandola mentre se ne andava sculettando sui tacchi vertiginosi.
Troppo gentile? Come a dire che Himchan non avrebbe dovuto aiutarmi per il semplice fatto che lei voleva offrirgli un caffè - e anche qualcos'altro?
Avrei voluto picchiarla, lo giuro, ma poi il mio istinto omicida verso quella baldracca si placò quando la mano di Himchan prese la mia e uscimmo dal bar, correndo.
🔞🔞🔞
«Sung Gi, potresti versarmi un po' di caffè anche per me?» urlò Himchan dalla sua camera, mentre io ero in cucina e mi versavo del caffè bollente in una tazza.
Scossi la testa con un sorriso. «Perché non te lo fai fare da Sunhwa? Sembrava così disposta ad offrirtene uno...»
Passarono alcuni minuti ma non sentii alcuna risposta, Himchan evidentemente non aveva sentito, forse per la lontananza delle stanze.
«È gelosia quella che sento?» la voce roca di Himchan era bassa ed era proprio dietro di me, potevo sentire la sua presenza.
Sussultai, presa alla sprovvista e lasciai cadere la moca del caffè per terra, mentre del liquido bollente mi ustionava la coscia.
Imprecai, le lacrime che mi appannavano la vista, mentre cercavo qualsiasi cosa che mi potesse dare sollievo.
Il dolore era talmente acuto che non sentivo nemmeno Himchan che tentava di parlarmi e di scusarsi.
Poi Himchan mi prese in braccio e mi trasportò di peso in bagno, aprì l'acqua fredda della vasca e si appoggiò sul bordo, prendendo il doccino.
Cominciò a passarmelo sull'ustione, mentre io mi aggrappavo al colletto della sua camicia, digrignando i denti per il dolore.
«Mianhae, Sung Gi» disse, mentre pian piano - con il passare dei minuti - il dolore diminuiva. «Jinjja, non pensavo che ti avrei spaventata...»
Scossi la testa, poi appoggiai la testa sulla sua spalla, respirando profondamente.
«Dio, Himchan, se volevi uccidermi potevi farlo in modo rapido e indolore.» sospirai, mentre lui scoppiava a ridere.
«Non ti ucciderei mai» rispose Himchan, accarezzandomi i capelli. «Ma gurada il lato positivo: la prossima volta so come liberarmi di Sunhwa.»
Risi e alzai lo sguardo su di lui: sorrideva, lo sguardo concentrato sull'ustione sulla mia gamba.
Mi persi a fissarlo. Himchan era sempre stato un bel ragazzo, ma ritrovandomi così vicina a lui mi sembrava ancora più bello di quel che non fosse già. I capelli castani gli ricadevano sugli occhi, quasi nascondendoli ed era un vero peccato, perché erano di un marrone scuro che ipnotizzavano chiunque; infine le labbra rosee erano curvate in un mezzo sorriso, che lo rendevano alquanto sexy.
Improvvisamente Himchan si voltò verso di me, pochi centrimetri ci separavano.
«Sono cinque minuti buoni che mi fissi... Sono così irresistibile?» chiese Himchan, mentre io arrossivo come un peperone.
Sbattei le palpebre, deglutendo rumorosamente. «A-aniyo...»
Volevo morire. Volevo scavarmi una buca e buttarmici dentro, non mi ero resa conto che lo stavo fissando ormai da ben più di cinque minuti.
Himchan si avvicinò di più al mio volto, scrutandomi con attenzione e non accennando a muoversi.
«Sung Gi, posso chiederti una cosa?»
Annuii, incapace di spiccicare parola.
«Ti... Ti lasceresti baciare?» chiese Himchan, mentre il suo sguardo oscillava tra i miei occhi e le mie labbra. Corrucciai la fronte, confusa dalla sua richiesta.
Aspettò una qualche reazione da me, ma io rimasi paralizzata, ferma sul mio posto. Himchan si passò la lingua sul labbro inferiore, mentre i minuti scorrevano lenti.
«Sei un'osso duro, Sung Gi. Non riesco mai a capire se sei impressionata da me o cosa.»
Mi morsi il labbro inferiore, accigliata. «Mi stai chiedendo il permesso? Non hai mai voluto la mia approvazione prima, qualsiasi fosse la tua richiesta.»
«È vero» rispose Himchan, spostandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Ma questo non significa che io non lo voglia.»
Rimasi a fissarlo per qualche secondo negli occhi scuri, poi mi avvicinai e appoggiai delicatamente le mie labbra sulle sue. Non so cosa mi fosse preso in quel momento, so solo che desideravo baciarlo fin da quando mi ero innamorata di lui.
Lo sentii sorridere sulle mie labbra. «Deduco che tu mi stia dando il permesso.»
Le nostre lingue si intrecciarono poi lottarono per avere il dominio, mentre Himchan fece scivolare le sue mani lungo la mia maglia, per poi finire sotto. Gemetti al contatto con le sue mani fredde.
Himchan non aveva intenzione di fermarsi. Lo maledissi mentalmente per il fatto che lui fosse così maledettamente lento, sembrava che volesse farmi impazzire. Mi tolsi la maglietta con frustrazione, lanciandola chissà dove nel bagno.
Poi sentii l'aria colpirmi il petto nudo, e istintivamente mi coprii con le braccia, arrossendo sulle guance.
«Ma come? Prima vuoi che ti spogli e poi ti nascondi?» Himchan scosse la testa ridendo, mentre spostava le mie braccia che nascondevano il mio corpo. «Non farlo. Sei bellissima.»
Mi sorrise e poi si alzò in piedi, togliendosi la maglietta. Mi offrì una mano che io accettai volentieri. Mi tirai su dal bordo della vasca e lo seguii in camera sua.
Potevo sentire il mio cuore che batteva impazzito contro le costole. Non riuscivo a smettere di sorridere, anche se sapevo che Himchan voleva solo divertirsi.
Mi prese in braccio e cademmo sul suo letto, lui sopra di me. Sentii il suo respiro sulla mia pelle e un brivido mi salì su per la schiena.
Arrossii per l'ennesima volta e distolsi lo sguardo. Himchan mi costrinse a guardarlo negli occhi e mi baciò ancora. «Tu mi piaci Sung Gi, e non sto scherzando.»
Fra i nostri corpi c'erano solo pochi millimetri. Smisi di respirare non appena sentii i suoi muscoli premere contro il mio petto. Quella inaspettata vicinanza scatenò un turbine di sensazioni sconosciute dentro di me. Iniziai a tremare. E questa volta non per il freddo. Sentivo il suo respiro caldo su di me, poi d'un tratto lui mosse i fianchi, facendomi sussultare.
«Himchan!» esclamai, coprendomi la faccia per la vergogna. Se possibile arrossii ancora di più.
Era eccitato e non tentava nemmeno di nasconderlo.
Himchan scoppiò a ridere e mi tolse le mani dal volto. «Yah! È il complimento più sincero che un uomo possa farti!»
«Lasciati dire che sei un cretino, ma è per questo che mi piaci.»
Non mi resi subito conto di aver detto che Himchan mi piaceva, anche perché lui non disse niente, ma vidi una strana luce attraversargli gli occhi scuri, come se lo eccitasse l'idea.
Himchan mi slacciò il reggiseno abilmente con una mano e lo lanciò lontano in una sola mossa veloce. Mi coprii con le braccia ancora una volta, sentendomi molto spoglia e insicura. I mei seni erano molto grandi.
Himchan fece scivolare via i miei pantaloni, lentamente, torturandomi. Mi mossi, cercando di fargli capire che doveva toglierli, non farmi morire di vecchiaia.
Mi diede un altro bacio veloce prima di cominciare a sbottonarsi i pantaloni.
Tornò sopra di me e sorrise rassicurante, mentre giocava con l'elastico delle mie mutande. Senza alcun preavviso, le tirò completamente giù.
«Carine.» commentò, fissando le fragole stampate sopra.
Mi sentivo come se potessi morire di imbarazzo. Perché avevo scelto proprio quel giorno di tutti i giorni di indossare che la biancheria intima invece di qualcosa di più sexy?
Himchan ridacchiò. «Sono le mutande più carine che io abbia mai visto, lo giuro.»
Stentai a crederci, anche se il tono di Himchan sembrava sincero.
Ero completamente nuda. Ma non me ne resi conto subito, lo capii quando Himchan si tolse i boxer neri, lanciandoli dietro di sè.
Mi fissò, chiedendomi il permesso, silenziosamente e io acconsentii con un sorriso.
Himchan rispose con sorriso. Era la cosa più adorabile al mondo. Distanziò le mie ginocchia, posizionandosi tra di esse.
Chiusi gli occhi quando lo sentii entrare. Rimase senza fiato per il piacere, gli occhi spalancati. Le sue mani si spostarono ai lati della mia testa mentre spingeva più a fondo.
Strinsi le coperte, trattendendo un gemito di piacere.
La respirazione di Himchan si fece irregolare.
Spinse fino ad arrivare in fondo. Himchan si fermò e mi resi conto di star trattenendo il respiro, così buttai fuori l'aria, riprendendo a respirare regolarmente. Himchan mi baciò dolcemente sulle labbra, poi passò al collo, mordicchiandolo e torturando un pezzo di pelle insistentemente.
Più tardi mi sarebbe rimasto un succhiotto, violaceo.
Lo sentii scivolare, ma strinsi di nuovo le lenzuola appena Himchan riprese a spingere di nuovo. Strinsi i denti e inarcai la schiena dal piacere.
Himchan appoggiò il corpo su di me, mentre muoveva i fianchi avanti e indietro. Mi sorrise amorevolmente, lasciandomi un bacio sul naso. Lentamente cominciò a muoversi più velocemente; il contatto della nostra pelle l'una contro l'altra si fuse con i nostri respiri irregolari.
Quando arrivò ad un ritmo abbastanza veloce, mi lasciai sfuggire un piccolo, ma chiaramente udibile, gemito. Sbarrai gli occhi e mi coprii la bocca con le mani, lasciando il lenzuolo.
Himchan sorrise quando sentì il mio gemito. Si leccò le labbra con fare provocante; subito dopo contrasse il viso in una smorfia di frenesia, di piacere: era vicino all'orgasmo e potei confermare il mio pensiero quando i suoi movimenti si fecero più veloci e scomposti.
Mi stampò un bacio frettoloso, quando un'improvvisa sensazione di calore invase la mia pancia mentre sentii Himchan sopra di me irrigidirsi ed, in un spasmo rilasciare il suo seme al mio interno.
Poi sorrise stanco ma soddisfatto.
Crollò accanto a me, sorridendo di felicità. Era stanco, ma mi attirò a sè per un altro bacio veloce. Mi scostò una ciocca di capelli che mi era caduta sul viso e poi mi stampò un bacio sulla fronte.
«Alla fine ci sei riuscito...»
Himchan corrucciò le sopracciglia e mi guardò negli occhi. «A fare cosa?»
«A stare in mezzo alle mie gambe.» dissi, sorridendo. «Avevi detto che avresti preferito stare in mezzo alle mie gambe piuttosto che in mezzo ai coglioni» lo presi in giro, coprendoci con una coperta e accoccolandomi contro il suo petto.
Himchan mi circondò con le sue braccia muscolose e scoppiò in una fragorosa risata, che gli scosse il petto. «Ah sì, e ti giuro che è fantastico. Mi piacerebbe restarci per tutta la vita... Te l'ho detto quando eravam al bar, per me sei come una molecola di Noradrenalina.»
«Merda!» urlai, alzandomi di scatto dal letto, mettendomi le mie mutande e un maglia a caso, per poi prendere i miei appunti dalla mia borsa e rovesciarli sulla scrivania.
Himchan mi osservava dal letto, con tutti i capelli castani arruffati. «Che c'è?»
«L'esame di anatomia! Io devo studiare!» esclamai, isterica. Himchan rise e poi si alzò, raggiungendomi.
«Ma per quello ci sono io» e mi trascinò di nuovo a letto, facendomi accoccolare di nuovo sopra di lui. Corrucciai la fronte e lo osservai. «Nel senso che mi aiuti tu a studiare l'anatomia?»
«Esatto» rispose e sorrise in modo malizioso. Mi baciò sulle labbra ancora una volta, mentre prendeva i lembi della maglietta, con l'intento di togliermela.
«Te la insegno... Ma a modo mio.»
daeficiente is back!
Okay, io veramente non so perchè mi sia cimentata in una roba del genere ma volevo tanto provare a scrivere una smut e penso che ne scriverò anche altre.
Gli Idol non sono al sicuro in questa raccolta di one shot, potete starne certi. So già che Himchan se leggesse una roba del genere mi ammazzerebbe perché lui non toccherebbe mai una donna dato che è un timidone - ahem e poi c'è di mezzo la banghim, oKAY BASTA LA SMETTO.
Dedico questa schifezza alla mia eonni _Sarry_ che ha aspettato ben due mesi per poter leggere questo scempio... Ma spero comunque che le piaccia perché mi ci sono impegnata a fondo.
Ringrazio rinhee per avermi aiutata con il pezzo finale, e si, penso che tu dovresti insegnarmi a scrivere smut. You're the queen of this, mi inchino a te.
Ora me ne vado, perché è quasi l'una e mi fa male la schiena.
Annyeong ♥
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