You will got love
-Londra- le parve di sentir dire alla madre al telefono, mentre era tranquillamente sdraiata su quel letto rosa. Le mani sul ventre, gli occhi socchiusi, i boccoli sparsi sul chiaro cuscino e i piedi scalzi.
E alzò lo sguardo, si perse in un sospiro fin troppo profondo. Perché come il sorriso era caduto dal suo viso, lei era caduta con esso.
Vi era una macchia del suo cuore sulle coperte.
Deglutì e tese la mano verso i suoi capelli, giocandovi, prima riprendere tra le dita il suo cellulare, controllando se ci fossero messaggi di Giulia, da poco partita per le sue vacanze estive in Canada.
Perché, ecco, che, tranquillamente, mentre ci prepariamo a chiudere questa esatta combinazione a malincuore, vi svelo un'altra caratteristica di Giulia. Era, col suo sorriso umile, una ragazza abbastanza ricca da permettersi di perdere i suoi dolori e i suoi graffi, in viaggi.
Perché in ogni posto dov'era stata le pareva di aver lasciato un pezzo di tutta quella che lei definiva la sua merda. Prima che cambiasse idea, perché, a prescindere, pensava che fosse destinata a farlo. Quad'era ancora troppo presto, quindi, abbandonava qualche pezzo ferito. Si stava trasformando nel fantasma di se stessa, ma, vedete, mentirei se vi dicessi che non le stesse bene.
Semplicemente, quei ragazzi non credevano che vivere potesse far male così bene. Agivano di conseguenza, come un rumore bianco.
Senza impatto, senza un suono vero e proprio, senza che fossero rumorosi in un modo inappropriato.
E Blake credeva che per Giulia non bastassero le sbarre alle finestre per tenerla a bada, sarebbe scappata comunque. Non per codardia, ma con puro e concreto coraggio.
Abbandonarsi e lasciare che i peccati costruiscano delle torri un po' ovunque, non era una cosa che l'anima accettasse con molta facilità.
La biondina tirò su il busto quando vide Priscilla entrare velocemente in camera e guardarsi attorno, con fare pianificatore. Un telefono fra la spalla destra e l'orecchio, un vestito sporco di polvere e le guance colorate di un rosa acceso.
-A che punto sei, tesoro?- le sorrise e l'altra scrollò le spalle, indicando con lo sguardo i vari scatoloni e le mensole completamente ricoperte di plastica.
-Va tutto bene, Blake?- si sedette sul letto, essendosi prima avvicinata con cautela e dolcezza. Le accerezzò una gamba, posando, sulle coperte rosa, il telefono e prendendo fra le dita il volto della figlia.
Il suo cuore prese un colpo quando notò come fossero spenti quegli occhi -Nessuno ti obbliga, lo sai?-
Lei annuì e tentò un leggero sorriso, così frivolo che Priscilla si lasciò andare in uno sbuffo insicuro e le mosse con le mani le ginocchia, come per darle una scossa.
-Non é che questo senso di vuoto che percepisci sparirà se mi dici di non preoccuparmi, lo sai?- Blake abbassò il capo, i capelli mossi e biondi le coprirono il viso e la madre sospirò. Si arrese, in parole povere, e le dedicò un ennesimo sorriso prima di riprendere il cellulare e continuare a sbrigare le sue faccende.
Provava del pentimento, si sentiva ricca di menzogne e, soprattutto, non trovava rimedio che avrebbe potuto attutire quel senso di colpa che viaggiava nel suo organismo, prendeva ad unghiate i muscoli e graffiava le ossa. Si aggrappava ad ogni fibra e ciò le donava una sorta di compiacimento immaginario da parte di coloro che per primi avevano agito da codardi.
Le sembrava di star sfuggendo secondo regole sbagliate ad un fuoco che continuava a bruciare, a ricordi che la tenevano sveglia di notte e che non andavano via, neppure per una sola ora. Quelle occhiaie divenivano pian piano più profonde.
E quel vuoto, diavolo. Come si riempie un vuoto?
Si accresce un vuoto, non lo si colma.
E vi era una sorta si sensazione ipocrita, irrispettosa. Propogava senza chiedere il permesso ed ogni ticchittio di orologio, passato senza il toccarsi di quei due, la bruciava particolarmente.
Si auto-cospargeva di alcol e si dava fuoco, ma bruciava in eterno.
E paragonò la vita a quelle fiamme superbe, il silenzio, neppure i propri gemiti di dolore. Perché certi amori sono combustibili naturali.
Ed era come la sigaretta spenta nel posa cenere, un'altalena veloce e cigolante, un silenzio talmente soffocante, da divenire rumoroso.
Giocò con le unghie dei suoi pollici, le trascinò una sull'altra e poi tolse qualche pellicina. La pelle bruciava e pensò che fosse troppo giovane per quello.
-Blake- la testa scattò, tirò le ginocchia al petto ed indietreggiò per istinto, quando incontrò quegli occhi chiari e quei capelli rossi, lisci e lucidi.
Bea era splendidamente tragica e tragicamente splendida, non c'é che dire.
Si leccò le labbra, l'altrà, si torturò un po' le mani e si avvicinò. Il vestitino di jeans le donava, il suo corpo gracilino la rendeva più fragile e pura di quanto in realtà fosse.
-Cosa stai cercando?- andò, schietta, dritta al punto, Blake, sciogliendo la presa intorno alle sue gambe. Prese i lembi della sua maglia bianca e cercò di trattenere le urla che le profanavano silenziose la gola.
Bea deglutì, giocò col braccialetto che teneva al polso e si guardò attorno. Ma non vi badò, non fece neppure una domanda. Di natura sua non fu mai troppo curiosa, né badava davvero a ciò che le correva di seguito.
-Mi dispiace- sbottò, così, come se non ci fosse stata altra parola da pronunciare.
Blake si lasciò scappare una risatina, esattamente come per Marco pochi giorni prima. Non le andava bene, non le importava. Trovatevi delle spiegazioni da voi, non ne avrei di abbastanza vere.
-Ti dispiace. Davvero?- la sua risata era divenuta così insana che la rossa fece un passo indietro, tirando la sua gonna.
Le sue Superga tracciarono i contorni del parquet mentre il suo sguardo accompagnava quei movimenti, senza che trovasse, mai, quello di Blake.
-Sì, e anche se non mi hai lasciata spiegare fino ad ora, c'ho riprovato.- alzò gli occhi dalle sue scarpe e sfidò la ragazza bionda, che con la sua piccola statura le teneva testa, in maniera dissoluta e fredda.
Scoccò la lingua al palato, incrociò le gambe e si alzò sulle punte, più volte, le mani ferme ai fianchi e degli occhi inespressivi.
-Anche se reputi che ti abbia lasciata sola nel tuo dolore, sbagli. Ti ho voluta bene, davvero, ero solo troppo immatura per rendermene conto--
-No, Bea. La realtà é un'altra- alzò le mani al cielo e le sue guance bruciarono, era divorata dalla rabbia, ancora una volta. Era come se le fosse impossibile dimenticare -Eri invidiosa. Di cosa, poi? Mi hanno fatto la tua medesima cosa.-
-Non capivo perché tu dovessi essere salvata, hai attratto tutti come una calamita e tutti hanno provato ad evitarti dolore.-
-Me ne hanno solo procurato di più, stanne certa.-
-Quella sera-- si morse il labbro, portò i capelli mossi su una sola spalla e si muoveva sbadata e stanca nel suo vestitino -ho pianto così tanto, Blake. Avrei voluto tornare indietro, incastrare i pezzi prima che il tuo cuore diventasse tali.-
Ci furono attimi di interminabile silenzio, non si guardarono neppure. Bea lanciò il suo sguardo altrove. Blake parve ignorarla.
-Perdo tutto quello in cui ho riposto un pezzetto di me, Blake.- se ne uscì.
-Non hai perso me. Io ho scelto di perdere te- la rossa si lasciò andare a quelle parole, alcune lacrime si fecero spazio su quel volto e strinse maggiormente i lembi di quel vestito.
Blake distolse lo sguardo, non doveva cedere. Odiava la sua bontà, la rendeva vulnerabile più del dovuto.
A vederle, si sarebbe pensato che aspettassero solo di riprendersi.
-Sono stata una sciocca che aspettava di crescere-- Blake si avvicinò e la strinse. Perché, vedete, il rimpianto e la mancanza, a volte, ti si posano nelle vene e il perdono diventa un veleno letale.
-Ti voglio bene, Bea.- lei non sapeva, non capiva, non concepiva. Eppure ricambiò quella stretta e piansero qualche minuto assieme.
E allora il perdono non era più veleno tanto letale, era tollerabile ed accettabile, diveniva, in un qualche modo, giusto ed adeguato.
Perchè non riusciva a percepire altro che non fosse il fatto che lei stava per fare altrettanto. Nessuna goccia di pioggia, riversata da Dio sugli uomini, avrebbe alleviato quella dannata consapevolezza.
E cosa andava lasciando? Cosa la spingeva a comportarsi in quel modo? Aveva provato a posare una mano sul petto, stringeva le sue unghie nella pelle pallida e profumata, ma quel senso di incompiuto non svaniva, anzi, si intensificava volta per volta. Era petto contro petto, semplicemente, anima contro mente in un trascinarsi lento ed agonizzante, perché per certe storie vi erano solo i baci per ritrovare le risposte.
I loro respiri si regolarizzarono nella stretta, il verde con un colore neutro, gli occhi della rossa parevano cambiare troppo stesso tonalità. Scoppiò una risatina da parte di entrambe, cominciando a lasciar andare quell'abbraccio ovunque avesse dovuto fluttuare.
E respirò il profumo di Bea, silenziosamente, prima che entrambe andassero in giardino. E, per la seconda volta, nell'arco di pochi minuti, il non badarsi di Bea condizionò la scelta.
Perché, certe volte, pare questione di attimi e sguardi, il fare una scelta e il percepire l'addio.
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Martina's pov
Notai come il vestito blu mi andasse troppo stretto, non lo indossavo da anni. I miei capelli ricadevano su una spalla, erano cresciuti parecchio e a stento me n'ero resa conto in quegli ultimi mesi.
Mi ero truccata un po', solo per mascherare qualche imperfezione che, però, a modo mio, sapevo sarebbe emersa in un modo o nell'altro.
Lasciai che mi incantassi davanti allo specchio, mentre indossavo le Vans, che certo, stonavano sotto quell'abito elegante. Ma non volevo dimenticare chi fossi o da dove venissi, ero poco più di un'adolescente.
E fu in quel momento che sentii il sordo rumore dei tacchi che battevano sul pavimento, quell'odiato suono che indicava troppo nei libri che avevo letto. E troppo poco nella realtà.
E fu allora che distolsi lo sguardo, perdendomi in una Blake con un abito rosa cipria, i decori di un verde straziante, così come i tacchi. I capelli lisci, il volto eccessivamente truccato e l'andatura di una che s'é stancata.
Schiusi le labbra e portai gli occhi sulle mie scarpe, non aveva neppure trent'anni e si sentiva sull'orlo di un baratro.
E aveva avuto quanto desiderasse negli ultimi anni, ma non quello che volesse davvero.
Il desiderio resta qualcosa di superfluo, vano. Quasi nullo. Il suo fluttuare nei meandri delle menti, quell'invadere il corpo con una scossa scostante e passionale, ciò che si desidera, ottenendolo, attutisce ciò che é.
Ma il volere era tutta un'altra storia. E lei era una ragazza smarrita che voleva qualcosa di buono dalla vita. Voleva, esatto. Il volere é concreto, é ciò che ti impegni ad ottenere, qualcosa che ti pervade completamente, nessuna scossa, nessuna passione, solo ed esclusivamente necessità.
-Non provare compassione, ragazza- Margot, lei e i suoi commenti. Ero divenuta pazza. Non l'avevo più incontrata, ma un giorno chiesi ad una barista e mi disse che era morta di solitudine. Ci fu una crepa al cuore, istantanea, immotivata. Non la conoscevo, diamine. Ma, poi, come se fosse ovvio, cominciò a danzare nel mio organismo, quel suo lieve ricordo, e a parlarmi.
Ciò che mi avviliva era che, in ogni caso in cui la mia testa la faceva parlare, avesse perfettamente quella sudicia e bastarda ragione.
Lanciai un'altra occhiata a Blake che si specchiava, guardandosi da ogni prospettiva. Non perdeva mai i vizi, lei.
-Non provo nessuna compassione, solo--
-Ragazzina, sai cosa sta aspettando?- mi interruppe, con tutti quei gioielli che indossava e una bottiglia di scotch tra le mani, seduta su quella poltrona rossiccia. -Qualcuno che la possa amare di più, ma é inesistente.-
-E tu cosa ne sai?- sbottai.
-Martina,- scoppiò in una fragorosa risata scoppiettante, riguardai Blake, pensando che avesse potuto disturbarla, ma poi ricordai che lei non la vedeva, non la sentiva, -Come sei ingenua. Vuole amore, amore avrà, solo se sarà lui a darglielo.-
Vide che non la seguivo -Non sei poi tanto abile con la tua testa, ragazza. Anche il té tiene svegli, lo sapevi?- mi colpì giocosamente alla spalla con quella sua bottiglia vuota di scotch che si portava ovunque -Ma lo berresti mai al posto del tuo dannato caffé?-
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Cara Blake, ti sto donando queste parole come una rivincita poichè so che le leggerai quando sarai reduce di una sconfitta.
Ti ho detto di perderti in questa lettara solo una volta che tu fossi sveglia. E se mai la motivazione, come penso e so, dovesse essere Federico, non vi dovrebbe essere altro da concepire.
Spiegazzò con le dita il foglio leggermente bagnato, leccandosi il labbro e compiendo qualche passo indietro.
Alzò la testa, fece un giro su se stessa e si rese conto di dove fosse andata, volontariamente.
Perché in quelle circostanze non avrebbe potuto incolpare il destino infame, vi era andata per alleviare il dolore che portava nel petto, nell'alcol.
Perché era diventata, senza accorgersene, una che alla vita non avrebbe neppure ambizione per viverla, la attraverserebbe così, come se non potesse rialzarsi e sfidare il vento.
Deglutì e diede un'occhiata veloce all'insegna luminosa del locale, sospirando amaramente.
In certe storie non si può mai dubitare che il destino intervenga a favore di una fine. Perché quando i protagonisti si ritrovano a rincorrersi con perseveranza, giocando ad un non lieto nascondino, bisogna che si intercetti un punto che chiuda il ciclo vizioso creatosi.
Ma ti conosco, Blake. So che di abbandonarlo ne sai quanto di una materia sconosciuta.
Non lo lascerai, lo riprenderai e ricadrai, so che lo farai.
Camminò, improvvisamente, da che era all'impiedi, con le braccia conserte e i capelli biondi crespi che scendevano cauti. E così nel suo jeans e nel giubbotto leggero, con una tshirt bianca che le fasciava il petto, aprì l'anta e la campanella era rotta, così non suonò.
Si guardò bene attorno, indietreggiò a qualche chiacchiera udita e starnutì più volte per il troppo fumo presente nel locale. Provò a tenere gli occhi aperti, nello starnutire, ma certe cose sono inevitabili.
Ma io ti invidio Blake, ti invidio per la tua cazzo di forza. Perché anche solo con questa tua contrassegnazione hai il coraggio di provare dolore per un'altra persona.
Si avvicinò al bancone, portò le dita smaltate di entrambe le mani nei capelli e li tirò indietro, lasciandoli cadere mossi e liberi lungo le spalle, prima di sedersi e richiamare l'attenzione di una barista.
Poi, si accorse che le fosse caduta la lettera in quel gesto e si abbassò per raccoglierla, una lacrima di consapevolezza le uscì e ordinò dell'alcol, quanto fosse indispensabile.
C'hai la forza di abbassarti e raccogliere i tuoi pezzi.
E ne bevve tanta, di birra, riavvicinava costantamente la bocca alla bottiglia e ridacchiava fra sé e sé.
Hai la forza di non spezzarti dinanzi ai più comuni peccati dell'uomo. Ma forse, ora, ora che sarai reduce di una sconfitta, non sarà più così.
Mentirei se vi dicessi che non lo aspettava, che non si fosse seduta lì in una vana e stronza speranza che lui tornasse.
Il lupo era sempre quello, aveva scelto di non credere alla piccola Cappuccetto rosso, ne pagasse le conseguenze.
Con la tua forza, amica mia, vivi costantemente nelle favole, ma le contraddici, mostrando a quei cazzoni dei protagonisti cosa sia la vita vera. Errori, delusioni, felicità tra un dolore ed un altro. Una sigaretta, una bottiglia di birra rubata dal frigo di casa e dei compiti copiati in classe. Nonostante questo, resti la mia principessa preferita.
-Tornerà?- chiese alla barista, schioccando le dita per un'altra birra ed inghiottendo il restante liquido nella bocca. Poi rise e ne sputò un po', la donna sulla ventina scosse la testa e scrollò le spalle.
-Ma no,- esagerò, per un po' percepì quasi tutto appannato, ma poi ghignò ancora. Gesticolò assurdamente e pagò quello che aveva ordinato, ancora una volta.
La collanina con quell'anello le cadeva fra i seni quasi scoperti, gli occhi erano di un rosso acceso ma perso, come se in quel fondo del bicchiere neppure ci stesse bene.
I capelli li aveva raccolti in una crocchia alta e disordinata, a soli diciotto anni aveva caldo e si muoveva come una puttana. Ma quella colpa le scorreva nel sangue assieme all'alcol e ad un po' di ricordi maligni, quelli che si intersecano con le pareti dello stomaco e fanno sì che tu abbia voglia di rimettere.
Nel silenzio, sentirai i sussurri che parlano di voi.
Le verità mai svelate, quelle confiscate, quelle che tutto faresti, fuorché non parlarne.
-Tu!- la richiamò ancora e provò ad alzarsi, senza neppure assaggiare la birra che le aveva portato. Barcollò sbadatamente e rise sommossamente quando capì che non potesse alzarsi senza che gli arti non l'accompagnassero.
Potrai anche sembrare sul punto di cedere, ma sappiamo entrambe che avrai la forza (sto odiando questa fottuta parola) per dare un pugno al cemento e barcollare lontano dalla caduta.
La giovane barista, dai capelli neri e gli occhi azzurri, le sorrise, molta compassione, cazzo. Vi erano persone che non sapevano cosa essa fosse ed altre che la respiravano.
Che la provavano in un modo così vivo, reale, triste, che la sciupavano con un certo non badarsi.
-Tu pensi che tornerà? Secondo me sì! E gli chiederò com'é il mare- farfugliò e la ragazza abbassò il capo, tirò il grembiule che indossava e si perse in un leggero sorriso divertito -Tu l'hai mai visto il mare?-
La ragazza schiuse le labbra ed annuì, mordendosi introversa l'interno guancia. Portò furtivamente una ciocca di capelli di un nero acceso dietro l'orecchio sinistro. Poi posò i palmi sul tavolo, lasciando che il tessuto del panno, con cui stava pulendo, cadesse a terra, dietro quell'alto bancone.
E curiosa come sei, cercherai quella forza che sentirai mancarti in domande idiote, ma sai che ce l'hai. Necessiti solo che te lo dicano, sai, che c'é del buono.
-E cos'é?- il bar era pressappoco vuoto, gli altri baristi a stento si accorsero della scena. La luna non c'era quella sera, i tavoli erano illuminati da quella luce fioca di lampade di seconda mano. La barista era una poco di buono, lo si notava anche da quella scollatura.
Blake lo aveva intuito, e lei, la ragazza dallo sguardo magnetico, aveva, magari, semplicemente, pensato che la bionda fosse un po' come tante.
-Perchè, non l'hai mai visto il mare?- le chiese in una smorfia la ragazza, raccogliendo il panno dal pavimento.
-Certo che l'ho visto- Blake portò la bottiglia alle labbra e bevve.
-Come t'è parso?- la imitò e la bionda ci rise su.
-Non penso di ricordarlo e non ti ho chiesto com'é.- posò la birra sul lucido bancone e portò le mani alle guance, muovendole in modo circolare, come per risvegliarsi da quello stato -Allora, me lo dice cos'é?-
-É immenso.-
-E poi, cos'altro é?-
Non ti accontenterai di quel poco che ti avranno dato e allora, provvista della tua forza, lo cercherai nel male, quel buono.
Un ragazzo attiró l'attenzione della barista, mentre Blake beveva dell'altra birra e provava a smaltire del pentimento, poi si voltò verso una voce che la spezzò in due.
E so che, tu, con un debole per l'infranto come te, lo cercherai. E tra mille paia di occhi, riamerai i suoi.
Alzò il capo lentamente, schiuse le labbra, neppure fosse un film, c'avete presente? Quel non concepire e il muoversi a rilento.
Ti si gelerà il sangue nelle vene, non percepirai più il dannato presente, saprai solo che siete tu e lui. Solo tu. Solo lui. Perché respingervi?
Prese la lettera dal bancone e si mantenne, prima di alzarsi e barcollare fino a Federico, che non l'aveva notata.
E poi gli prese la mano e non capirono più un cazzo, lui non aveva ancora bevuto e gli parve di star sognando.
Il bar era vintage, alcune decorazioni risultavano inadeguate, ma nessuno fu tanto scortese da farlo notare ai propretari.
E lei si era appoggiata ai vari sgabelli di pelle verde e di legno consumato, camminando verso una perdita temporanea di buon senso.
Lui l'aiutò, capì fosse ubriaca e la fece sedere.
E lui si ritroverà a non capire più cosa essere, chi essere. Saprà solo di rinnegare di essere Federico, perché é corrotto da un amore insano, ma che altro non fa che procurargli bene.
-Non avresti dovuto bere- non vi era rimprovero, solo consapevolezza in quel tono. Solo allora Blake, invece, nel suo perdersi in quegli sguardi un po' brilli, notò quanto fosse spento quel volto e stanchi quei lineamenti.
-Stai cercando qualcuno che possa amarti di più?- gli sussurrò e lo avvicinò, poi scese dallo sgabello, ancora con quella lettera in mano e lo abbracciò.
Federico aveva l'andatura di uno che s'era stancato della vita stessa, che non c'aveva più alcuna ambizione nel viverla, ma che si ritrovava costantemente intrappolato nel gioco da essa creata.
-Stai cercando qualcuno che possa amarti di più?- lo ripeté e lui si rabbuì.
E sarai certa che a lui non basterai, perché lui non ti ripeterà quanto ti ami o quanto tu sia l'ossigeno nella tempesta in cui si sente affogare.
E allora ci ripenserai e capirai che a te non serve, il vostro amore é di quelli veri, che ti corrodono le ossa anche solo a parlarne.
Uno di quelli che di conferme conoscono solo gli sguardi.
-Sono solo un ragazzo perso, e lo sai- le sussurrò fra i capelli, stringendola a sé -Non ho neppure la voglia di farmi trovare.-
-Penso di essere dentro di te--
-Tu sei dentro di me, dalla prima volta in cui ti ho visto. Non vorrei provar dolore per altra anima che non sia la tua.- la lasciò scostarsi e si sorriserono, lei gli offrì della birra.
Lui accettò, magari un goccio, disse.
Più volte pianse per la freddezza di Blake, la percepiva nonostante nelle sue vene ci fosse dell'alcol a riscardarle quel cuore che sentiva il rumore del suo amore come se fosse vitale.
E allora s'asciugava le lacrime con la maglia nera, come i pantaloni, come le Vans. Come i suoi capelli. Federico era quell'angelo che, a conoscerlo, avresti allontanato.
Ma Blake no.
E riderete, magari per finta, magari per davvero. E vi bacerete e quanto é vero questo Dio in cui lui non crede, gli donerai tutta te stessa.
E la biondina, nei suoi abiti da lurida, fingeva di non accorgersene mentre si massaggiava il petto, accanto a Federico, tenendo in bocca la bottiglia, senza bere quel liquido diabolico.
Vi ubriacherete della vita, sono certa lo farete e sono certa che te lo proporrà. E ti sentirai viva, bene. Entrambi. Perché anche solo guardandovi ignorarvi, mi sfiorate le ossa e mi profanate il cuore.
Lo infilzate con una forchetta, ma in virtù di ciò che vedo, non mi ferisce.
Alle due dovettero lasciare il bar, e allora camminarono per strada, fino a casa di Federico.
-Federico- gli disse, mentre uscivano -Cosa sono i numeri?-
-Qualcosa di certo- le rispose e presero la via di casa.
Lei ridacchiò e barcollò. Si accasciò per qualche momento al muro, ma si rialzó.
-Federico- gli sussurrò, ma lui la sentì. Si asciugò delle lacrime e le chiese, con voce rotta, cosa succedesse.
-Cos'é il tramonto?-
-Il finire indefinito di qualcosa- le sorrise e voltarono l'angolo del vicolo dove si trovava casa di Federico.
Lei si comportava come la più capricciosa delle bambine, ma non glielo contestò. Anzi, le disse che fosse bellissima.
Non si capaciterà di come lo avrai accanto. Di come tu l'abbia scelto.
-Sei un fottuto bugiardo- lei gesticolò sommossamente e si piegò in due, in una mossa scenica, per le risate.
Lui scrollò le spalle. Semplicemente, rise con lei.
Ma sai che se chiederai amore, amore avrai.
E sa, che se chiederà amore, amore avrà.
-Federico- lo richiamò, quando passeggiavano barcollando, ridendo come degli ubriachi. Lui lo era, sì, di quell'appagamento che la presenza di Blake sapeva donargli.
I loro abiti non si sfiorarono, i loro occhi, neppure per errore, si incontrarono.
E sarà in uno di quei momenti che lui ti ferirà o che vi ferirete. E allora stai pur certa che starai male a tal punto da sentire il tuo intero organismo essere pervarso dalle crepe, fino a sgretolarsi sul dannato pavimento.
-Cos'é il mare?-
-Siamo noi, il mare, Blake.- e fu quello che voleva sentire.
E fu così che posò la lettera in tasca e si fiondò su quelle labbra e gli disse che fosse sua, nonostante tutto.
E sarete solo tu e solo lui. E non ci sarà risposta che non troverete l'uno sulle labbra dell'altra e viceversa.
E allora aprirono la porta di casa e non smisero di baciarsi. Tutti dormivano e loro pensarono che avessero ancora tempo prima della fine della notte, per perdersi.
E potrai negarlo, piangendo e posando la lettera sul pavimento, mentre scuoti la testa. Ma sarà pericoloso e ne varrà la pena, di affogare l'uno nell'altro.
Entrarono in camera e si baciarono contro le pareti.
E non ci sarà nulla che potrai fare, dimenticherai le vostre colpe e andrete avanti, prima della fine della settimana.
-Lasciami affogare nelle tue mani, coglione.- sussurrò sulle sue labbra e ridacchiarono, mentre lui la spinse sul letto, ridendo per il fatto che fossero un disastro.
E si tolsero le maglie, parlando del più e del meno. Si raccontarono tutto quello che avessero sentito da quanto s'erano ripresi.
E sarai sua, per sempre.
Lui sarà tuo, per sempre.
Io penso di essere fondamentalmente innamorata della vostra storia e della vostra forza.
E anche i pantaloni furono tolti e lui affondò in lei.
Si sussurrarono i segreti che furono bravi a tener nascosti fino ad allora.
E poi arriverà la settimana seguente e sappiamo entrambe come andrà. Ma sappiamo entrambe che chiederete sempre il permesso per amarvi, l'un l'altro, per baciarvi e per essere felici.
E risero tutta la notte per cose stupide e all'alba Blake si stava rivestendo, mentre Federico dormiva, beatamente, per la prima volta dopo mesi di inquietudine.
Sappiamo entrambe che chiederete all'altro di ripetersi e glielo chiederete per favore, come se fosse un peccato anche solo pensarlo.
Chiederete il permesso di lasciarvi e riprendervi. Siete troppo giovani per durare in eterno.
Lasciò la lettera sul comodino e gli baciò la guancia.
Già la lettera, proprio quella stropicciata. Non c'aveva la forza per scriverla lei.
E chiuderai la porta,
Ma, poi, gli baciò le labbra e desiderò che non fossero così andati.
-Non potró starti alla larga per sempre- parlò e lui si mosse nel sonno.
lasciandogli un bacio sul cuscino.
N/A: vi é un motivo se la seconda parte del capito é frivola in quanto sentimenti. Blake é ubriaca e penso ricordiate chi ha raccontato a Martina come sono andate le cose. Ora sapete anche come Blake fosse a conoscenza di tutto quello che fosse successo in quei mesi, oltre la loro storia. Baci baci.
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