Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

She's a small angel


"Tu aiuti me, ed io, in cambio, sono aiutato da te."
~Homer Simpson

FEDERICO'S POV

I giorni seguenti passarono velocemente, e dovetti abituarmi alle risate di Manuel e Blake mischiate, al loro passare costantemente del tempo assieme e alla mia gelosia totalmente ingiustificata.

La piccola ragazza bionda riusciva a mandare in puttane il mio cervello, sia col suo fisico e che con la sua bellezza.

Trascorsero così i giorni che ci separavano dalla gita in famiglia, e mi ritrovai seduto tra Diego e Marco, mentre Lorenzo e Chris parlavano della loro festa nel weekend.

-Quindi siamo d'accordo, andremo da Sidarella?- chiese retorico Chris, solo per pura conferma, mentre io aspiravo il fumo della mia sigaretta.

-Sì, a quanto pare piace di più.- si intromise pel di carota, togliendomi la sigaretta di mano e facendo un tiro, ben profondo.

-Tu davvero non puoi venire?- Lorenzo incrociò i piedi, storcendo il naso e guardandomi di sottecchi.

-Ho provato a convincere mia madre, ma nulla.- roteai gli occhi, dovevo sembrare ridicolo. A diciassette anni che dipendevo ancora da mia madre, ma fino alla maggiore età sarebbe stato così.

-Cenerentola, l'hai persa la scarpetta?- Chris lanció un cuscino a Marco, colpendolo sulla testa, mentre era, come sempre, completamente imbambolato.

Marco sbuffò, restituendo il favore come un bambino. Sapevo a cosa pensava, il lato negativo?

Ci pensavo anche io.

-Approposito di Cenerentola, dov'é la bionda?- ficcanasò Lorenzo, scrutandomi attentamente, mentre controlló l'orario sul telefono.

-Penso sia al cinema con Manuel.- scrollai le spalle, apparentemente indifferente, mentre Diego corrucciava lo sguardo.

-No aspetta, tuo fratello?- i suoi occhi si aprirono, era tonto.

-No, il suo vicino di casa sexy, sai quello biondo.- scherzó capelli neri, col tono apparentemente serio e mordendosi il labbro, nell'osservare Diego che rifletteva.

-Hai un vicino di nome Manuel?- mi chiese, ed io scossi, esasperato, la testa.

-Tu sei malato, curati bro!- sentenziò Marco, ridendo apertamente.

Lorenzo sogghignò, accendendosi una sigaretta.

Ormai ero riuscito a contenere i miei pensieri su Blake in una bolla, tenendoli chiusi.

Tutti i miei pensieri, peró, uscirono dalla bolla quando la porta di ingresso si aprì, mostrando Manuel e Blake che ridacchiavano.

-É arrivata la fata turchina,- Chris rise, mentre Marco si giró, come tutti noi, nell'osservare i due.

Manuel indossava sempre la solita Tshirt coi jeans abbinati e le vans al piede. Gesù Cristo lo avrei picchiato solo perché teneva la mano a Blake.

Lei invece aveva un vestitino rosa cipria che le arrivava a metà coscia e la rendeva più bella di quanto era, i suoi capelli erano raccolti in una disordinata treccia, mentre sul suo volto vi era un filo di trucco.

-Non ci credo che quella donna ha vomitato,- ridacchiò lei, mordendosi scherzosamente il labbro, non accorgendosi della nostra presenza.

-Questo perché ti sei nascosta sotto il mio giubbotto per tutto il film!- Manuel le diede una leggera spinta, andando verso il frigo, mentre Blake era in piedi, accanto all'isola della cucina. Quando si accorse della nostra presenza, schiuse le labbra, pressandole subito dopo su una linea dura. I suoi occhi erano scuri, quasi illegibili.

-Non mi stavo nascondendo,- serrò le braccia al petto, assumendo un'aria offesa, distogliendo lo sguardo dalle nostre figure.

-Sì, sì. Guardavi il film da "un'altra prospettiva".- berciò virgolettando lui, scherzosamente, mentre la bionda roteava infastidita.

Notai con la coda dell'occhio Marco irrigidirsi nel guardare la scena, mentre Diego e Chris ridacchiavano compiaciuti.

-Carino il vestitino, Blake.- la voce che parlò ci fece voltare. Lorenzo, con la mascella visibilmente serrata e lo sguardo pieno di odio, osservava una possibile reazione della ragazza, che però non arrivò.

-Piantala Lorenzo, abbiamo capito che tutti morite dietro a Blake, ma sembri un maniaco.- Manuel passò una limonata a Blake, sogghignando, mentre Lorenzo lo avrebbe ucciso, se semplicemente avesse potuto. La bionda nascose la sua risatina nella limonata, con poco successo.

-Le piacerebbe,- si limitò a rispondere capelli neri, portando scocciato le braccia al petto.

-Non credo le interessi.- ghignò Manuel, mentre Lorenzo era completamente livido in volto, non saprei se per rabbia o imbarazzo.

-Io vado di sopra,- annunciò la biondina, prendendo lo zaino che a pranzo aveva lasciato di sotto e buttando il contenitore della limonata. L'ultima occhiata la lanciò a me, completamente estranea, indifferente.

La guardammo in silenzio salire le scale, e non parlammo finché camera sua non fu chiusa.

-Ti diverte mettermi in ridicolo davanti a quella?!- Lorenzo scattò all'improvviso, quando Manuel si sedette di fronte a noi, rubandomi una sigaretta.

-No, ti ci metti da solo, amico!- ghignò mio fratello, accendendo cautamente la sigaretta, e aspirando avidamente.

-In tutti i casi, non ti soddisferà.- Lorenzo aveva un ghigno stampato in volto, i suoi occhi trasmettevano rancore e i suoi liniamenti erano visibilmente tesi.

-Parli dell'anello? Oh, fidati, non mi interessa.- scrollò le spalle Manuel, buttando il fumo fuori, annegando i suoi pensieri in quella nuvola grigia.

-Davvero? La puttanella ha vuotato il sacco?- il suo tono era divertito, oh lo avrei ucciso.

-Lorenzo hai rotto il cazzo, lascia stare Blake, okay?!- Marco si alzò stizzito, sorprendendoci col suo tono incazzato e il suo sguardo velenoso.

-Tu che cazzo te la difendi, Marco?- si girò capelli neri, puntandolo.

-Cazzi miei.- si limitò a rispondere, spegnendo la sua sigaretta nel posacenere, prima di andarsene, congedandosi con un cenno.

-Ha il ciclo, il ragazzo.- Diego sbuffò in una risata acuta, per la sua affermazione pessima.

-Tre pretendenti? Buona fortuna allora, ne avrete bisogno.- mi diede una pacca sulla spalla Manuel, salendo anche lui di sopra.

Mi strozzai quasi, chi era il terzo a cui si riferiva divertito?

-Ricordavo che a Manuel piacessero i giochi, che gli prende?- Lorenzo mi guardò indagatore, cercando delle risposte che non ero in grado di dare.

-Si chiama Blakerite, ultimamente la stanno contraendo in tanti.- Diego rise soddisfatto della sua pessima battuta, la sua voce rieccheggiò nel grande salone.

Inconsapevolmente aveva risvegliato in me i soliti ricordi distruttivi, pronti a lacerarti dentro.

-Cos'é la Blakerite, B?- chiesi, cacciando, concentrato, la lingua, impegnandomi ad intrecciare quegli indomabili capelli biondi.
-É un segreto, pensa alla treccia!- ordinò lei, storcendo il naso davanti allo specchio. Era così carina.
-Oca.- le feci una tenera linguaccia, impegnandomi a fare una treccia perfetta, ero un personaggio.
La sentii ridacchiare e accennare una linguaccia, contro il riflesso nello specchio.
-Finita!- esclamai soddisfatto, portando le braccia al petto e osservando la mia opera d'arte.
Con il passare degli anni, posso dire che quella dannata treccia era terribile.
-Fa schifo, Fede.- Blake si colorò di rosso in volto, timidamente. La sua sincerità, l'odiavo.
Mi offesi, accovacciandomi sul caldo tappeto di mia nonna, mentre Blake si dondolava, avanti e indietro, sorridendo.
-Ti sei arrabbiato?- si toccò le mani, mentre io presi un cuscino bordò e me lo buttai in faccia, nel tentativo di dimostrarle quanto fossi incazzato.
-Se ti dico cos'é la Blakerite mi perdoni?- cacciò il labbruccio, ci sapeva fare.
-Okay!-sbuffai, ma almeno ero riuscito nel mio intento.
-É quando le persone non possono fare a meno di me.- si vantò, serrando le braccia al piccolo petto.
-Quanti contagi fino ad ora?- il mio tono da decenne saccente era un qualcosa.
-Uhm.. nessuno.- i suoi occhi si intristirono, mentre delle piccole, quasi invisibili, fossette comparvero sul mio volto.
-Facciamo uno.- l'abbracciai, cadendo all'indietro sul morbido tappeto, assieme alla mia migliore amica.

Non mi accorsi di aver dischiuso le labbra, finché non le unii definitivamente in una linea dura, pressandole.

-Io vado,- annunciò, distogliendomi dai miei pensieri, Lorenzo, prendendo il suo telefono dal tavolino -Ciao.-

Il mio sguardo lo seguì fino a fuori la porta, finché essa non si chiuse dietro la sua figura.

-Boss, andiamo anche noi. Dobbiamo organizzare una festa!- esultò pel di carota, ballando quasi. Era un idiota patentato.

-Chiamaci se riesci ad esserci!- mi invitó Chris, ammiccando un occhiolino scherzoso, prima di darmi una pacca sulla spalla, per poi seguire il tonto fuori dalla porta.

Mi lasciai andare al divano di pelle, lasciando che il mio corpo aderisse perfettamente ad esso, prima di chiudere gli occhi e sospirare.

Le mie mani raggiunsero il mio viso, e le strofinai lentamente, provocandomi sicuramente del rossore.

Sentii dei passi veloci scendere dalle scale, finché non mi si mostrò figura di Blake, in felpa e leggins e dei fogli in mano.

Inciampò in uno zaino, e i suoi fogli coprirono il pavimento, cadendo leggeri. Blake, era intanto caduta col sedere per terra, e una gamba sotto di esso.

-Dannazione,- imprecò leggermente, alzandosi, e sfiorando appena la parte dolorante.

Mi alzai, aiutandola a raccogliere i vari fogli, nonostante lei non mi rivolgesse la parola.

Ne presi alcuni tra le mani, notando gli splendidi disegni, sfumati al punto giusto, che ritraevano soggetti diversi.

Dischiusi le labbra, totalmente meravigliato, e sorpreso, prima di decidermi a parlare -Disegni ancora?-

Il sangue arrivò alle sue guance, lasciandole prendere il leggero rosso abituale, mentre le sue piccole mani mi tolsero delicatamente i fogli di mano.

-Qualche volta,- scrollò le spalle, e mi guardó cupa. Sapevo a cosa pensava, e quando mi superò, raggiungendo l'isola della cucina, mi persi nei ricordi.

-Non ci credo che sai disegnare così bene!- la guardai stupito, giocherellando col piccolo foglio.
Vi era ritratto un piccolo gattino di un cartone Disney. Sembrava disegnato da un adulto, era perfetto.
La biondina di fronte a me sorrise timidamente, mordendosi il labbro -C'ho messo un po'.-
Dondolò su se stessa, aggiustandosi alcune ciocche -Sei bravissima-
Lei mi guardò docile, prima di prendermi per mano, -Vieni-
Mi condusse in camera sua, e notai come fosse più spenta da quando Edoardo era morto, ma non glielo feci pesare.
Prese alcune cose dal comodino, varie cartelline e fogli vari, mostrandomeli. Sgranai gli occhi alla loro bellezza, la maggior parte erano personaggi Disney o semplici cartoni animati, ma erano fatti davvero bene.
-Mia mamma dice che devo buttarli,- scrollò le spalle, sedendosi sul letto rosa, pieno di peluche, compreso quello che le regalai quando andai a trovarla in ospedale.
-Come fai?-
-A disegnare?- chiese ingenuamente, sistemandosi una ciocca dietro l'orecchio.
Ridacchiai, scuotendo la testa, -Anche, ma soprattutto, a sopportare tua mamma.-
-Le voglio bene,- era forte, era dannatamente forte.

Stavo sorridendo al ricordo, quando intravidi un altro foglio sotto il divano. Mi accovacciai per prenderlo, e mi rattristai, quando trovai due bambini disegnati, che si tenevano la mano.

Blake era intenta a disegnare, quindi misi il foglietto di carta in tasca, desiderando tenerlo con me.

Mi appoggiai al divano, mettendo le mani nella felpa nera, tenendole al caldo, mentre il mio fondoschiena aderiva alla pelle bianca.

Mi persi nel guardarla, pareva un'angelo.

I suoi zigomi erano piuttosto scavati, ma le sue guance erano ancora piene, colorate di un leggero rosa sfumato. I suoi occhi viaggiavano sul foglio, mentre la sua mano si tendeva dolcemente nel disegnare, con la delicatezza che la contraddiceva. I capelli biondi le accarezzavano il viso, i suoi boccoli erano un qualcosa di magnifico.

-Scatta una foto, dura più a lungo.- mi sorpresi, quando pronunciò quelle parole, ancora senza guardarmi. Il suo tono era secco, quasi indifferente, totalmente. Mi scappò un sorriso, prima di guardare le mie vans, incredibilmente interessanti al momento.

-Manuel, non puoi fare altro?- mia madre entrò in salone, con delle buste della spesa in mano e la borsa sotto il braccio. I suoi tacchi risuonavano fastidiosi, mentre camminava indisturbata.

-Mamma, é il compleanno di Roberto, cos'altro potrei fare?- il suo sguardo mi scrutó, prima che un sorrisetto gli attraversasse le labbra.

-Non so, questo viaggio é per la famiglia, non ricordavo fosse nato ad Ottobre,- Aurora si poggiò all'isola, lasciando con un sorriso la figura di Blake, tornando a concentrarsi su Manuel.

-Tre novembre, ma ha pensato di portarci fuori nel weekend.- corrucciai lo sguardo, mentre vagavo fra i due, in cerca di risposte. Di cosa parlavano?

-Okay, allora. Ma solo perché conosci Roberto da quando eravate piccoli.- mia madre si arrese, sospirando scocciatamente, prima di disfare le buste della spesa.

Blake alzò la testa, quasi come se non avesse sentito nulla, e riemerse dal suo stato di trance -Aurora vuoi una mano?-

Si affrettó ad alzarsi, aiutando mia madre a sistemare la spesa, e lei ricambió con un sorriso riconoscente. La piccola ragazza bionda sistemò velocemente la sua roba, prima di tornare a concentrarsi sull'aiutare mia madre.

In quel momento, mio padre entrò in casa, posando rumorosamente le chiavi sul muretto accanto all'ingresso e tirando fuori il telefono dalla tasca.

Poggió la sua valigetta accanto al divano, prima di togliersi velocemente la giacca e lasciare un bacio sulla guancia di mia madre.

-Che succede?- chiesi dopo un po', riferendomi al discorso di Manuel e mia madre, e loro sembrarono capire.

-Manuel non sarà con noi in questo viaggio, Roberto compie gli anni e li porta fuori. Diciotto, giusto?- spiegò velocemente mia madre, sistemando dei pacchi di pasta nel mobile.

Un rumore rieccheggiò, provocato dalla bionda che aveva lasciato cadere del caffé e si era ripiegata per raccoglierlo. -Scusate,- farfuglió, arrossendo imbarazzata.

-Figurati cara,- la rassicuró mio padre, prima di guardare il riccio -Non puoi fare altrimenti?-

-No, a meno che non devo perdermi il suo compleanno.- Manuel si leccò il labbro, lanciando uno sguardo sicuro alla bionda.

-Va bene, chiamo immediatamente l'albergo.- mio padre scrollò le spalle, digitando i numeri sul suo cellulare e uscendo di fuori per parlare.

-Staremo via fino a Domenica?- si intromise Blake, con tono docile, probabilmente preoccupata dal disturbare.

-Sì, Domenica sera saremo qui, sono tre giorni, alla fine.- sorrise mia madre, aggiustandole i capelli.

-Vado a preparare la borsa, allora, scusatemi.- camminò, mimando un 'ti devo parlare' a Manuel, prima di salire al piano di sopra.

-Non ho capito, Manuel sì e io no?!- strillai quasi, puntando il dito contro mia madre.

-Uno, abbassa il volume, due, Manuel ha dei diociotto anni, e lui ne ha dicianove, quindi mi fido a lasciargli la casa.- Manuel sogghignò, portando divertito le braccia al petto, mentre mi guardava.

-Oh, non ci posso credere!- sbuffai rumorosamente, calciando il vuoto e toccandomi nervosamente i capelli, fino a tirarli.

-Calmati, non sarà affatto male.- mia madre mi rassicurò, mentre l'avrei voluta picchiare.

-Lo sarà,- ghignò riccioli marroni -Lui e Blake non vanno d'accordo!-

-Chiudi il becco.- ringhiai infastidito, odiavo quando faceva così.

-A tal proposito,- mia madre, apparentemente svampita, assunse un'aria seria -Non so cosa ci sia che non va con Blake, considerando che é così dolce, ma in questa vacanza cerca di essere amichevole.-
Diavolo, donna, non mi parla.

-Come?- mi finsi stupido, mordendomi nervoso il labbro.

-Magari alternando attività che vi piacciono, mh?- propose lei, sorridendo sicura, prima di accarezzarmi la guancia -Provaci almeno, prima vi volevate così bene.-

-Si cresce, mamma.- scossi la testa.

-E si cambia,- sospirò -Ma non si deve necessariamente cambiare in peggio, per dimostrare la propria forza.-

Mi strozzai quasi, quando quelle parole uscirono dalla sua bocca, sfiorandomi il cuore.

-Mamma e le sue perle di saggezza!- ridacchiò Manuel, berciando divertito, e prendendo un biscotto.

Mia madre accennò ad un sorriso, prima di cimentarsi nella cena, come suo solito.

-Entro stasera parla con lei, Federico, dico davvero.- mi avvertì, puntandomi con lo sguardo, mentre si accingeva al puré.

-Sì sì, tranquilla.- mi sorrise, prima di ordinarmi di andare a fare la valigia, in piena allegria.

****

Mi guardavo attorno, cercando qualcosa che avessi dimenticato, come mio solito, mentre mi preparavo a chiudere la borsa.

Sospiravo costantemente, lasciando che il mio petto si alzasse e abbassasse velocemente, quasi tentando di calmarmi.

Quando mi piegai, tentando di prendere After da terra, il fogliettino cadde dai miei pantaloni, fino ad adagiarsi sul freddo parquet.

Mi sedetti sulla fine del letto, poggiando i gomiti sulle ginocchia e la testa fra le braccia, tentando di calmarmi. Raccolsi il disegno, aprendolo con cura, prima di perdermi tra i tratti vari, disegnati da Blake. Era uno dei primi disegni che fece dopo la morte del padre, raffigurava dei bambini, che poi dovevano essere me e lei.

-Perché disegni sempre cose per bambini o bambini?- le domandai, toccando con l'indice la tempera rossa sul piccolo tavolino e passandomelo sul naso.
-Perché i grandi non capiscono mai niente,- scrollò le spalle, soffermandosi un attimo dopo a guardarmi. -Stupido.-
Ridacchiai, sporcandola lievemente con la tempera viola, fino a strapparle una lieve risata.
-Il tuo papà capiva tanto,- sospirai, pensando al fatto che Edoardo fosse l'unica persona che ci capisse.
Lei si rattristò, incupendosi, prima di posare la matita sul tavolino.
-B! Scusami non volevo!- cercai di fare ammenda, quasi totalmente in vano.
-Va bene,- cercò di non piangere, ma le lacrime le uscirono, rigandole duramente le guance rosee.
-Non piangere B, tu sei forte,- l'abbracciai, e notai con la coda dell'occhio mia madre entrare nella stanza.
-Fede, anche il sole viene bagnato dalla pioggia, ma poi torna a risplendere.- affermò e rimasi colpito dalla forza di quelle parole.
-Cosa fate?- mia madre si sedette di fianco a noi, abbracciandoci.
-Disegno..- si riprese lei, asciugandosi le lacrime.
-Blake, lo sai perché se ne é andato, tuo papà? Perché se ne vanno sempre le persone migliori?-
B scosse la testa, ed entrambi guardammo mia madre.
-Se vai in un giardino, quali fiori raccogli, quelli belli o quelli brutti?-

Cercai di risvegliarmi, pressando le labbra su una linea dura, quando qualcuno bussò alla porta, con abbastanza insistenza.

-Avanti,- mi alzai, stringendo il disegno nella mano, quasi ancora totalmente assorto.

Manuel entrò spavaldo, chiudendo dietro di sé la porta e appoggiandovi il piede.

-Cosa?- sbuffai, cercando quel qualcosa che avessi dimenticato.

-Quindi..- camminò in avanti, fino a sedersi sul letto -Ho parlato con Blake. L'ho in pugno.- ghignò.

Gli avrei spaccato volentieri il naso, coglione.

-E?- cercai di portarlo al punto, annoiato dalla sua deficenza.

-Parlerai con lei stasera?-

-Sono obbligato,- ribattei, freddo, mentre chiudevo la borsa.

-Certo, intanto mi racconti come é iniziata.- si sporse davanti, incitandomi a sedermi accanto a lui.

Non sapevo mentire, non se riguardava Blake.

****

-Mi spieghi perché non bussi?- Blake batteva nervosa il piede a terra, guardandomi di sottecchi.
-Potrei disturbarla,- mi colorai di rosso. Eleonora, la ragazzina che mi piaceva, era dietro quella porta e non avevo la forza di bussare.
La bionda si stancò, prendendo atto delle sue decisioni e bussando, al mio posto.
-Sei pazza?!- soffiai, portandomi nervoso le mani in volto. La bambina aprì la porta, nei suoi capelli scura, la sua pelle ambrata era lucida per via della luce fioca e i suoi occhi erano nocciola scuro.
-Sì?- ci guardó, arrossendo.
Blake mi spinse a parlare con lei, finché non ottenemmo un appuntamento, ma alla fine, non ne ero davvero soddisfatto.
[Due giorni dopo]

Camminai velocemente, fino alla panchina su cui era seduta Blake, intenta a leggere.
-B!- inciampai quasi, quando alzò i suoi bellissimi occhi.
-Tu non dovevi mangiare un gelato con Ele?- chiese, curiosa, e chiudendo il libro di Tea Stilton che leggeva.
-É antipatica.- storsi il naso, sedendomi accanto a lei -É tutta perfettina e convinta di essere più brava, non mi piace.-
-Ah no?- ridacchió poco convinta, spostandosi una ciocca -E allora chi ti piace? Nina o magari, Catia... o forse..-
-Tu, magari tu.- arrossii, e lei ugualmente. Fu il momento, quel momento, in cui capii che per B avrei dato tutto.

Mi passai una mano nei capelli, nervoso, mentre andavo avanti ed indietro.
Devi bussare, devi bussare, devi...
Al diavolo che busso.

Mi leccai le labbra, e successivamente, pressandole su una linea dura. Sospirai, il mio cuore batteva, ma non capivo perché.

Bussai lentamente, e optai per fuggire e lasciare il paese, quando sentii i suoi passi leggeri andare verso la porta.

Quando la spessa porta fu aperta, Blake si mostró e dischiusi le labbra, col cervello in coma.

Indossava solo una camicia, che le arrivava nemmeno a metà coscia, i capelli erano disordinati e il suo viso struccato.

Deglutii, quando la guardai ancora una volta, e notai la sua confusione.

-Devo parlarti..- annunciai, e lei si appoggiò alla maniglia, incrociando le braccia e guardandomi -Parla,-

-Beh, considerando che.... Manuel, beh, si, Manuel non viene... uh, forse dovremmo, anzi no, cioé sì, dovremmo cercare di andare d'accordo.- mi odiai momentaneamente, e notai una nota di sorriso attraversarla.

-Come?- tono piatto, e occhi freddi.

-Uh.. mia madre proponeva una lista. Tre cose che piacciono a te, e tre di quelle che piacciono a me. Ci stai?- la guardai esitante, prima che fornissi ulteriori dettagli -Mia madre ci tiene.-

Si morse il labbro, sapevo che mettendo in mezzo mia madre, avrebbe accettato. Poco leale? No, solo le mie regole.

-Okay,- si arrese in un sospiro, e non potei che pensare a quanto fosse bella.

-Quindi domani cominciamo, in albergo le guarderemo assieme, okay?- le porsi la mano, che, anche se esitante, strinse.

-Okay.-

Gli attimi che seguirono furono di imbarazzo e tensione, e senza rendercene conto, i nostri visi erano vicini e le nostre labbra quasi si toccavano.

Un suo dito mi fermó, poggiandosi sulle mie labbra screpolate dal freddo e allontanò i nostri volti.

-A domani, Federico.- sorrise accesa, chiudendo la porta.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro