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QUESTI SIAMO NOI

-Questa cosa é una grande cazzata, sappilo.- sbuffa capelli castani, tira il piercing al labbro e lancia di sfuggota uno sguardo a Diego, seduto dal lato opposto.

-Hai un fottuto carattere di merda, caro Michele.- sorrido, sospirando nervosa, e picchiettando la mia biro sul labbro, prima di osservarli tutti.

Sono cresciuti, certo, e sono state le mie mani a dar loro vita.

-Potreste esprimervi in maniera appropriata? Non siete più degli adolescenti.- si lamenta la donna dai capelli biondi, cominciano, sul suo cuoio capelluto, a vedersi dei tratti bianchi. Sta invecchiando, porta del trucco come definizione di certezza. Come se la quiete, in cui, ammettiamolo, ha vissuto la sua lieve vita, la, in qualche modo, appaghi erroneamente.

-Potremmo sbrigarci?- Federico si massaggia le meningi e Blake gli dà una gomitata, lui le fa una smorfia, passando una mano nei capelli biondi della ragazza, infastidendola.

Tutti prendono a ridere, sono così reali, diavolo.

-Cominciamo con le domande, che dite?- la voce di Sirya. Devo ancora abituarmici alla sua dolce espressione facciale, quel tono poco marcato. Accentua alcune parole, altre meno. Sta attenta a come dice, per esempio, la parola amore, addolcisce disperatamente la emme. Aore, pare dica.

-Sì, sarebbe meglio,- schiocco la lingua nell'interno guancia, gioco con la penna sulla mia pelle e mi volto verso Federico, che si sta pulendo il pantalone nero. Rido quando capisco che sia stata Blake a sporcarlo, col suo tacco blu.

-Quando hai capito di essere innamorato di Blake?- e si raddrizza, quasi cade dal suo sgabello. Ma ogni movimento, di quel ragazzo, é sempre sbadato, può mascherarlo, e ci riesce.

Si picchietta un dito sul naso e sorride sfacciato, poi si ravvede. -Non é che io l'abbia capito, é successo e basta. Da quando mi ha dato quella cazzo di ghirlanda a quando ho pianto dopo non averla trovata a letto, con me, quella mattina. L'amore é un sentimento sfacciato, comune, tipico, mi annoia. Io non ho capito di amare Blake, penso sia un bene, per me, non saper che nulla sia amarla e amarla contemporaneamente.-

Deglutisce, lei. Quanto, in quest'ultimo periodo, le piacciono i complimenti. Ama, esatto, ama, sentirsi pronunciare determinate parole dall'uomo che ha al suo fianco.

Sorrido gentile e annuisco, ritrovandomi d'accordo con lui. E becco, voltandomi, Marco giocare col suo cellulare e gli lancio una scarpa.

-Delicata, ecco da chi ho preso.- schietto, efficace, sarcastico.

-Perché non hai detto a Blake del Broken?-

-C'era troppo vento, dove vivevamo. Mi sembrava inopportuno rovinarle un posto.- e sì, astratto, ambiguo. Scrollo le spalle, c'ha proprio quella che si dice esattezza.

-E perché tu volevi che, nonostante tutte le sofferenze, Federico tornasse da te?- mi rivolgo subito, istantamente, alla ragazza dall'abito bianco. I suoi occhi sono vispi.

-Perché, me l'avete detto tutti, il mare é immenso. Mi risultava che il mare non avesse spiegazioni,- cita abilmente Baricco -ma io ho trovato la mia, nel mare. Immenso, sì.-

-E tu- parlo a capelli corvini, che se la ride sotto i baffi. Si raddrizza, ancora. C'ha quest'abitudine, l'ha presa proprio da me -Perché sei tornato, consapevole di averla ferita?-

-Perché mi risultava che il mare non avesse strade, io, invece, c'ho trovato quella di ritorno, nel mare. E perché, sì, insomma, un pretesto per amare, uno se lo semina dietro. E sì, il mare é immenso.- e si guardano, poi fanno smorfie e lui le sussurra qualcosa all'orecchio. Lei ignora, ma ride.

É, metaforicamente parlando, la consolidazione di una vita. Vedete, il percepirsi, é ammirabile, in certi momenti.

-Tu, l'hai riaccettato, nella tua vita, perché?- sono diretta, non ci sono doppi fini in questa domanda, il tatto annoia. Ci vuole qualcosa che prenda il cuore e lo getti contro un muro.

-Io non ho riaccettato nessuno, é mare dove siamo io e lui. Io amo il mare, amo riguardarlo, amo che mi ci riporti- sgarra e lui la becca -perfavore- e ridono, ci guardiamo negli occhi, noi altri, e ancora non capiamo.

-Michele, e come é andata tra te e Diego?- questa domanda mi piace, e mi attirava tra quelle lette. Certo che di amore, certe persone, sanno quanto chi non addolcisce la parola, regalandola troppo.

-Penso di averlo sposato, non ne sono certo.- e il rosso alza le spalle, annuendo.

-Potrei aver accettato, me l'ha scritto su un cucchiaio, insomma, che voleva sposarmi.- e Michele arrossisce, si leccano le labbra, contemporaneamente. Lo specchio dell'anima, si intende, insieme.

-Perché sei cambiata, Priscilla, dopo aver scoperto che Blake non fosse colpevole della morte del padre?-

Lei accavalla le gambe, trascina le mani sul tessuto rosso e sottile, di seta, che indossa e si perde, guarda il vuoto e concepisce. Come se, improvvisamente, si sia resa conto di cosa abbia lasciato ai suoi piedi -Ho sempre amato Blake, in ogni modo e dove. Ognuno manifesta amore a manier propria, non credete?-

E la figlia le sorride, le si arrossano le guance e la madre la guarda con ammirazione. C'é bontà, celata in certi gesti.

-La accusavi per avere almeno una certezza nella vita?- mi trema la voce, mi raddrizzo sulla sedia, giocando con alcune ciocche di capelli e lei ride.

-Non mi piacciono le sicurezze, non mi hai fatta come te, su questo lato?- e ridiamo.

-E come é andata, tra voi,- li indico con la biro, chiudendo il blocchetto delle domande, mentre si lanciano occhiatine supplichevoli, non adorano particolarmente il futuro -dopo che ti ha portata in quel posto? Sposati? Figli?-

E sorridono -Noi stiamo bene, ciò é importante.- risponde la biondina eccentrica, dedicando una smorfia, invece, al ragazzo.

-Sì, esatto, stiamo bene. Nell'esattezza degli errori, ricordatevi che amare é monotono, ma amarla, no.- ed annuisco, trovandomi in accordo, nuovamente. Sangue dello stesso inchiostro, la mia biro.

-E ora?- Marco, finalmente, posa il cellulare e mi dedica un sorrisino sarcastico, mentre ricontrollo le varie domande. Pensa che non lo veda, tutti pensano che non si veda o non si senta. Ma vi svelo una cosa, tutti vediamo e sentiamo, ciò che c'é davanti e ciò che vi é anche dietro.

-Ah, no, ecco. Sirya- scuoto la testa, so bene cosa risponderà -Ci racconti com'é stato amare Federico, ma amarlo amando Lorenzo?- che contraddizione, lei lo sa e ridacchia, leccandosi le labbrucce e tutti prestano attenzione.

-Già, vorrei saperlo- si intromette Diego, scrollando le spalle, chissà quante volte, tutti, lo abbiamo fatto. Solo per spingere via qualche pensiero, magari. Ancora una triste nota nel nominare quel ragazzo così umano.

-Ma,- la biondina, tirando il guinzaglio del suo cane, sorride sincera -questo ce lo racconterà Martina, vero?-

Alzo le sopracciglia e so che ha ragione -Siete tutti dei santi spiegazzati, ragazzi- e, in cuor loro, sanno che, semplicemente, ho annuito.

E si alzano, uno ad uno, salutandomi con dolcezza, ringraziandomi ed uscendo dalla stanza bianca con solo un blocchetto delle annotazioni, una biro e degli sgabelli.

Ed aspettano tutti alla porta, anch'essa bianca.

-Ricavati la tua felicità, mi fido di te- Blake mi stringe e mi posa una ciocca di capelli scuri dietro l'orecchio. Sorrido, non prometto. Sono umana anche io.

-Non ricavarti un cazzo, ma promettimi di vivere, in ogni modo possibile, promettimi che vivrai- Federico mi dà un pugno scherzoso sulla spalle ed io lo abbraccio. E, nessuno dei due, per quanto io e lui ci possiamo somigliare, respinge il contatto fisico -e vivrai davvero.-

-Vivrò davvero,- ma non prometto, a lui basta. Si fida, mi basta, ci basta.

E mi mancheranno e li vedo allontanarsi, uno ad uno, voltarsi ed io piango, silenziosamente.

Mi toccherà crescere, mi dico. E loro si girano e continuano a sorridere. E poi, pian piano, come ci si addormenta, vanno via.

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