Numb
N/A: Hey Hey belli, avrei dovuto pubblicare ieri, ma é successo di tutto e di più.
Vorrei segnalarvi una storia da spulciare, la trovate sul profilo di @sorrymate1, a me piace molto, spero diate un'occhiata xoxo 🐔🐔
"La strana intimità di quelle due rotaie.
La certezza di non incontrarsi mai.
L'ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco."
~Alessandro Baricco.
Sono sempre stata un'insicura cronica, una di quelle persone che prima di fare ogni singola cosa, ci pensano all'infinito, una di quelle persone che non si buttano mai a capofitto nelle nuove cose e che non credono nelle illusioni. Tutto prima che quei due occhi blu cielo entrassero nella mia vita, portando puro scompiglio.
Non ho mai creduto al destino, io. Ma da quando quel nome era uscito dalle mie labbra, mentre erano sulle sue, avevo per un attimo pensato che, forse, fosse destino che ci rincontrassimo.
Ma tutta quella bolla in cui, per pochi attimi, mi ero rinchiusa, era sparita quando aveva ammesso che fossi solo un gioco.
Ero lì, ferma, seduta sul piccolo divano, mentre lui raggiungeva, assieme ai suoi amici, Marco, che era seduto con noi da un po'.
Sentivo in gola qualcosa bruciare oltre l'immaginabile, e non era solo l'alcool misto al fumo che si era impossessato già delle mie narici.
Cercai di deglutire inutilmente la bile, sentendo la mia bocca improvvisamente asciutta, secca, bisognosa.
I miei occhi erano puntati nei suoi, che erano già lucidi ed iniettati di sangue, poiché aveva probabilmente già bevuto molto.
-Federico e company- disse improvviesamente Sonia, barcollando da un lato e dall'altro per il troppo alcool assunto -prendete da bere, su!-
Lorenzo rise di gusto alla vista della nostra compagna di classe ridotta così e prese un bicchierino di vodka, buttandolo giù.
Anche Diego e Federico fecero lo stesso, e dopo il primo, ne susseguirono altri.
-Dai Bea, e anche tu Blake! Prendete da bere!- ci incitò, passandoci davanti una bottiglia di uno strano liquore irlandese, che pensavo ormai non si trovasse più per il suo alto contenuto alcolico.
Bea sbuffò, ma alla fine acconsentì prendendo un sorso di quel liquore, che in poco tempo, era quasi del tutto finito.
-Dai Blake!- mi schernì Miriam ridendo -non fare la suora!-
-Ho detto di no, Miriam.- risposi abbastanza seccamente, mentre facevo aderire la mia schiena al divano.
-Gesù Blake, ma fai mai qualcosa di divertente?!- mi schernì ancora, ma decisi di ignorarla per non abbassarmi al suo livello.
-Okay okay..- la voce squillante di qualcuno ci distolse dalla crescente aria imbarazzante. Salvatore si era appena alzato dal divanetto, per poi risiedersi in una posizione più comoda, per poi decidersi a proporre il gioco di cui stava parlando prima.
-Obbligo o verità?- propose, ed io scossi la testa, trovando quel gioco stupido ed infantile.
Non potei, in quel momento, non paragonarmi a Tessa, la protagonista del mio libro preferito, mentre era ad una di quelle feste della confraternita.
-É un gioco demenziale Salvatore.- sbuffò Miriam, mentre si passava una mano nei capelli castani.
-Bene, non giocare bambolina.- ammiccò acido dalla sua parte, mentre lei sbuffava esasperata.
-Io gioco.- la figura di Bea si sporse lentamente, alzando la mano, lasciandomi sbigottita. Nel suo alito si sentiva la presenza forte dell'alcool e arricciai il naso di
-Okay, anche io.- sbuffò Miriam, pensando a chissà cosa.
-Io anche gioco.- disse Sara, con i capelli biondi stranamente molto lucidi, che le ricadevano lisci lungo il petto.
-Io gioco.- disse Marco, e anche Diego e Lorenzo si unirono all'iniziativa.
-Chris? Sonia? Blake?- chiese poi Sara, squittendo elettrizzata per il gioco.
-Io anche.- strillò Sonia, era l'alcool a parlare, decisamente.
-Vada anche per me.- rispose Chris, spinto dalle minacce scherzose della rossa.
-Blake?- chiese poi, di nuovo, Sara interrogandomi con lo sguardo.
-Okay..- sospirai, sapendo che me ne sarei pentita.
-Bene.- sorrise Salvatore, portandosi Sara sulle gambe -Chi inizia?-
-Aspettate,- ci interruppe Miriam, per solo lei sa quale motivo -Fede, non giochi?- lo squadrò, mentre il ragazzo dai capelli corvini scuoteva la testa, non volendo giocare.
-Dai, amico!- lo canzonò Diego, facendolo sbuffare, mentre annuiva lievemente, contraddicendosi.
-Inizio io.- alzò la mano Sara, che era seduta completamente sul cavallo dei pantaloni di Salvatore.
-Prego- ghignò occhi castani, mentre si beava della 'vista'.
-Bea, obbligo o verità?- la guardò con sfida, e la rossa ricambiò lo sguardo, mordendosi l'interno guancia.
-Obbligo.- rispose sicura, sapendo la mancanza di immaginazione di capelli lucenti.
-Mh... bevi della vodka.- rispose ridacchiando, mentre il resto della combriccola roteava gli occhi per la già accennata poca fantasia.
La rossa si alzò, riempendosi un bicchierino di vodka e buttandolo giù tutto d'un sorso, per poi tossire un attimo dopo.
-Okay...- disse prima di tossire nuovamente, per poi puntare con lo sguardo chi avrebbe scelto -Lorenzo. Obbligo o verità?-
-Obbligo.- rispose beffardo lui, mentre la rossa si mordeva il labbro, non sapendo cosa fargli fare.
-Bacia la mora seduta vicino a quel tavolo.- disse, soddisfatta della sua trovata.
-Te la sei scelta la più brutta.- si passò una mano nei capelli scuri, mentre andava verso la mora, baciandola, e facendoci ridere per la faccia.
-Ti odio, rossa.- le puntò il dito contro tornando a sedersi accanto a Marco, mentre lei ridacchiava compiaciuta.
-Blake,- mi chiamò, facendomi sgranare gli occhi -obbligo o verità?- mi guardò malizioso.
-Verità.- deglutii rumorosamente.
-Te pareva.- intervenne Miriam, subito zittita da Sonia che era ormai fuori di sé per l'alcool.
-É vero che non sei mai stata scopata?- mi sentii andare a fuoco per la sua mancanza di sentimenti. Era un bastardo.
Non risposi, non trovavo la voce, anche se volevo urlargli contro. Sentivo l'aria appesantirsi, e il forte odore di alcool misto al fumo, e la grande confusione presente nel grande salone, si erano fatti dei killer.
-Allora Blake? Non vuoi rispondere?- mi sfidò con lo sguardo, potevo vederlo. Non capivo perché si era accanito a tal punto con me, nonostante l'anello freddo che mi circondava l'anurale fosse visibile a tutti.
-Lorenzo, cambia domanda.- istruì Marco, portando i suoi occhi sul moro, che intanto, non lasciava i miei.
Mi stavo pentendo di aver seguito Bea in questa assurda festa, quella che doveva essere una serata di divertimento, mi stava lasciando l'amaro in bocca.
-Okay, allora cambiamo domanda, visto che la principessina non si degna di rispondere.- rise, mentre alcune delle mie compagne oche ghignavano di me.
-É vero che non sei mai stata scopata e vorresti che lo facesse Federico, ma ti ha rifiutata?- sentii i miei occhi sgranarsi, la bocca asciutta schiudersi, mentre le labbra pressavano una linea sottile. Potevo sentire i ghigni di tutti i miei compagni, e le lacrime minacciare di uscire dai miei occhi verdi, per susseguirsi dure sul viso.
-Lorenzo, basta.- ringhió Marco, spostandosi lievemente in avanti.
-Che c'é? Ho detto solo la verità.- la sua risata era amara, cattiva, faceva sì che lo disprezzassi completamente.
-Basta così deficiente, lasciala stare.- scattò Bea, avvicinandosi a me, che sembravo ormai un'ameba, sentivo tutto più lento, persino le gambe sembravano pesanti.
Aspettavo che dalla sua bocca uscisse qualche parola per difendermi, anche solo un piccolo monosillabo che mettesse a posto la situazione, come succedeva nei film, o nelle fiabe.
Ma le uniche parole che uscirono da quello che doveva essere 'il mio principe azzurro', e le conseguenti azioni, non fecero altro che ferirmi ancora di più.
-Io ho da fare su, a dopo.- ammiccò dalla parte dei suoi compagni, per poi alzarsi dal divanetto e portare la sua figura al piano di sopra, seguito da una ragazza coi capelli mori, dal corpo formoso.
Sentii, per la seconda volta quella sera, la bile in gola, pronta a strozzarmi non appena avessi provato a parlare.
Definitivamente la mia bolla di illusioni era scomparsa, canzoni dedicate, frasi lette. Tutto finito.
E fu così, che senza far troppo rumore, mi sembrò che se ne andasse anche quel poco di noi che era rimasto fino ad allora.
-Blake, che c'è? Il gatto ti ha preso la lingua? O hai vergogna di rispondermi?- berciò di nuovo Lorenzo, ancora non soddisfatto della mia crescente umiliazione.
Sentii Bea al mio fianco pronta a scattare, ma la pregai silenziosamente di non farlo.
-Non ho vergogna proprio di nulla Lorenzo, semplicemente mi limito a non rispondere ad un imbecille, sai, potrebbe non notarsi la differenza.- risposi secca, alzando lievemente un sopracciaglio, usando un tono più piatto possibile, per non dar nessuna soddisfazione.
Un cipiglio di rabbia comparve sul suo volto, e potevo sentire l'imbarazzo nell'aria, avevo fatto capire l'esatto opposto della realtà: che nulla di tutto ciò mi aveva ferito, nonostante dentro avevo un coltello che lacerava tutto ciò che trovava.
-Bruciato!- sentii ghignare, con conseguenti risate di scherno.
-Accidenti Lore, sei stato messo a posto!- altri sogghigni, che non fecero altro che aumentare la sua rabbia.
Sentivo la rossa ridere dietro di me, e il mio sguardo aumentò la sfida, quando lui volle che i nostri occhi si incontrassero.
-Okay ragazzi, andiamo a ballare! C'é tensione qui!- rise Sonia, inciampando nei sui passi, e facendo ridacchiare tutti.
-Okay!- scattò il gridolino di Sara mentre si alzava dalle gambe di Salvatore e si affrettava verso quella che era la 'pista da ballo', dove le persone sembravano moltiplicarsi.
Seguii Bea in pista, nonostante le gambe minacciassero di non resistere dal crollare, tentai di sembrare più neutrale possibile, finché mi era possibile, sorridendo e ridacchiando, come se nulla potesse ferirmi.
****
Dopo un'ora, la sensazione non era per nulla scomparsa, anzi, il non vederlo tornare, aveva fatto crescere in me il dolore.
Continuavo a ballare, sulle note di canzoni diverse, e con gli occhi vagavo nel salone, in cerca di qualcosa che potesse distrarmi.
La puzza dell'alcool era aumentata notevolmente, e aveva preso il posto dell'ossigeno, quindi decisi di andar a prendere un po' d'aria.
-Io vado a prendere un po' d'aria.- annunciai alla rossa, che ballava completamente trasportata dal liquore che aveva bevuto.
-Okay Blake, vuoi che ti accompagni?- chiese, facendomi scuotere la testa. Avevo bisogno di starmene un po' per conto mio, necessariamemte.
-Va bene, chiamami se ti serve qualcosa.- sorrise calda, tornando poi a ballare.
Mi scompigliai un po' i capelli, facendomi largo per passare tra le varie persone, che strofinavano i loro corpi al ritmo della musica.
Quando arrivai alla porta, notai la grande differenza di temperatura. Un brivido mi percorse tutto il corpo, facendomi portare istintivamente le braccia al petto. Respirai a fondo, l'aria mi sapeva di menta, ed era davvero fresca.
Notai che le auto e le moto erano nettamente aumentate, anche le persone ubriache al di fuori dell'abitazione erano di più.
Notai ragazzi che uscivano dai cespugli completamente scombinati, altri che, talmente ubriachi, cadevano ogni passo che facevano ed altri ancora che erano seduti in cerchio, fumando erba.
Girai l'angolo che portava al lato sinistro della casa e notai con la coda dell'occhio una figura familiare.
Lorenzo.
Stava parlando con un ragazzo dai capelli rossi, parecchio alto, ma non volendomi far vedere, non riuscii a capire cosa stavano dicendo.
Lorenzo gli aveva passato il telefono, e il ragazzo dai capelli rossi guardava attento lo schermo. Dissero qualcos'altro, ma non riuscii a capire. Vidi, ad un certo punto, il rosso annuire poi voltarsi dalla mia parte, facendomi retrocedere, affinché non capissero che stavo origliando.
Mi appoggiai allo steccato dell'ingresso, e presi fra le mani il telefono, fingendo di star messaggiando.
-Ciao Blake.- mi richiamò il moro, facendomi alzare il capo e sorridere, cercando di nascondere l'evidente tensione.
-Buonasera.- la voce roca del rosso richiamó la mia attenzione, facendomi alzare di colpo il capo.
-Sera..- sorrisi appena, la sua presenza mi portava ansia.
-Lorenzo non me la presenti?- chiese, guardando di sottecchi il moro.
-Lei é Blake. Blake lui é Giulio.- si affrettò nel parlare, portando le mani in tasca.
-Non ti ho mai visto a queste feste..- ammise, sorridendomi.
-É la prima volta che viene, é un'amica di Bea.- rispose al mio posto il moro, guardando Giulio.
-Ah si Bea, la conosco molto bene. É una mia amica stretta.- disse, per poi ricambiare le occhiate di Lorenzo.
-Noi andiamo, divertiti.- mi rivolsero un'occhiata prima di rientrare.
Sospirai pesantemente, tornando all'interno dell'abitazione, ma la trovai ancora più affollata di quanto già non fosse.
Non riuscii a trovare con lo sguardo Bea, la gente era troppa e l'aria era ancora più pesante di quanto ricordassi.
Cominciai a farmi spazio fra le varie persone, ma con poco risultato, considerando che mezz'ora dopo ero di nuovo all'ingresso, senza nessun segno della rossa.
-Blake.- una voce roca, familiare, mi distolse dai miei pensieri, e i miei occhi ne incontrarono un paio nocciola. Il ragazzo rosso di prima, era davanti a me, con delle persone che lo affiancavano.
-Ti sei persa bambolina?- mi chiese, assottigliando lo sguardo.
-No... io ehm, cercavo Bea.- dissi, portandomi una mano nei capelli.
-Davide l'ha vista prima, vero?- guardò il ragazzo dai capelli neri, che mi suscitava parecchia paura anche solo a guardarlo, e lui annuì.
-Sì, era fuori. Ti accompagno.- sorrise amaro, facendomi notare il percing al labbro dischiuso.
-No, non c'é bisogno, davvero.- dissi, indietreggiando appena.
-Insisto.- istruì, ma io scossi la testa.
-Davvero, la chiameró.- cercai di persuaderlo.
-Davide ti accompagna con piacere Blake, non preoccuparti.- insistette Giulio, e ormai era impossibile dire di no.
-Okay- dissi sospirando, arrendendomi, e seguendolo al di fuori della casa. Superammo l'ingresso, scendendo le scale, e girando l'angolo che portava di lato alla casa.
-Mh... dov'é Bea?- chiesi dopo un po', camminando più lentamente. Notavo come, più andassimo avanti, meno luce c'era.
-Qui dietro, stava con degli amici.- rispose lui piatto, proseguendo tranquillo.
Notavo come i suoi occhi erano inniettati di sangue, segno evidente che aveva bevuto.
-Sicuro?- chiesi, notando che non ci fosse nessuno, e sentivo la tensione aumentare in me.
-Sì,- rispose, girando di nuovo, trovandoci cosò nel retro, dove era tutto quasi completamente buio.
-Non credo sia qui, non fa nulla, la chiamerò per dirle che me ne vado... grazie lo stesso.- mi affrettai a finire la frase, sentendo la paura per la solitudine di quel posto.
-Che fretta c'é?- sorrise malizioso, mentre io indietreggiavo verso il muro -resta un po' con me.-
-Io devo trovare Bea..- deglutii, ma lui spinse il suo corpo più vicino al mio.
-Non credo che ora potrai,- disse, avvicinandosi pericolosamente, e bloccandomi i polsi con una mano.
-Lasciami.- sibilai, cercando di liberarmi.
Le sue labbra furono subito sulle mie, e cercai di spostare la testa, ma non me lo permise.
-Davide lasciami!- urlai, ma premette di nuovo la sua bocca sulla mia, baciandomi con foga.
-Zitta puttanella, vedrai che ti piacerà.- disse, e con l'altra mano mi accarezzò i fianchi.
-Lasciami subito!- cercai di urlare, prima che lui mi toccasse attraverso i pantaloni, facendomi chiudere istintivamente le gambe.
-Chiudi quella cazzo di bocca troietta! Avanti, stai al gioco.- mi schernì, prima di fiondarsi ancora sulle mie labbra.
Sentivo nella sua bocca il forte sapore di whisky misto al fumo e alla vodka.
-Lasciami ti prego!- cominciai a piangere, non riuscendo a fermare le lacrime, mentre lui spingeva il suo bacino contro il mio.
-Sta' zitta o dovrò tapparti la bocca. Giulio deve aver capito male, cazzo se sei ribelle.- sputó acido, tirando fuori dalla sua tasca un preservativo.
Oh, no.
-Lasciami!- cercai di nuovo di liberarmi, ma con poco successo. Ebbi la sua gamba tra le mie, e la sua presa sui miei polsi aumentò, facendomi male.
-Vedrai che ti piacerà bambina, non sei mai stata scopata, mi hanno detto.- spinse ancora di più il mio corpo contro il muro, nonostante mi dimenassi, mentre lui rideva di gusto.
Quando quelle parole lasciarono la sua bocca, capii tutto. Lorenzo. Aveva davvero organizzato tutto?
Continuai a piangere, mentre lui mi baciò ancora, portando con l'altra mano la mia testa più vicina alla sua.
Tentò di abbassarmi i pantaloni, ma una voce, che non mi sarei aspettata di sentire, lo interruppe, per mia fortuna, dal suo intento.
-Davide, allontanati da lei ora, o Dio, ti spacco la faccia.- sibiló -Mi hai capito? Toglile le tue fottute manacce di dosso, o questa sarà l'ultima frase che sentirai.-
N/A: Mh, avete capito chi é?
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