Kiss me again, please
N/A: Tanti auguri alla mia Micaela (la tizia che mi ha ispirata per B).
"Panta rei, diceva Eraclito, tutto scorre, come le lancette di un orologio che si muovono e nessuno le vede muoversi.
Sono voci e immagini che vengono dal passato, si accavallano, si mischiano, si spintonano l'un l'altra per paura di sparire per sempre."
~Luciano De Crescenzo
Si sedette sul letto, lasciando che il materasso si abbassasse al suo pensante tocco, mentre le mani incerte vagavano in cerca di quella pelle delicata che amava tanto accarezzare.
Alzò lentamente lo sguardo nel buio, trovando la sveglia ticchettante che segnava le due del mattino, ma lui non riusciva a dormire. Spostò di nuovo il suo sguardo verso la piccola ragazza che dormiva beatamente. Le sue guance erano colorate di un leggero rosa, i suoi capelli cadevano sparpagliati sul soffice cuscino che stringeva a sé, pari ad ossigeno, e che Federico, da un lato, invidiava.
Sorrise istintivamente a quella vista, desiderando restare in quella posizione in eterno, come se i problemi dell'uragano di sentimenti non potessero più toccarli.
Ma era quello il punto, no?
Erano un uragano, un misto di emozioni e ricordi.
Per altri, il pericolo.
Ma loro due non si erano ancora del tutto identificati.
Cosa potevano mai essere se non un vortice dove il bene ed il male si toccavano?
Un tornado dove gli angeli ballavano coi demoni.
Ma si sa, una volta un angelo si innamorò di un demone, e non finì bene.
Blake storse il naso, innervosita magari dal sogno che stava facendo, o anche dal solo tocco che Federico le rivolgeva.
Si mosse nel piccolo letto, aggrovigliando le gambe con il lenzuolo che l'avvolgeva delicatamente, mentre il cuscinò le coprì il dolce volto, lasciando che un soffice, ma cauto, sorriso prendesse largo sul viso delineato di Federico.
La bionda aprì gli occhi, stringendoli più volte, come se le palpebre le ordinassero di richiudersi su di lei. Le sue labbra si schiusero quando le iridi smeraldo che la contrassegnavano misero a fuoco la figura di Federico, che aveva ritratto la mano, imbarazzato.
-Che ci fai tu sul mio letto?- la frase uscì in uno sbadiglio, in un semplice movimento delle labbra.
Federico la guardò interminabili secondi, come per trovare le risposte che tanto agoniava. -Io uh.. non riuscivo a dormire.-
Bugie, era un pessimo bugiardo.
Gli costava ammettere che era rimasto sveglio per guardarla, semplicemente volendo che la sua luce lo abbagliasse.
La piccola bionda sollevò il busto e si stiracchiò, prima di mettersi seduta di fronte a lui. Occhi negli occhi, anima contro anima.
I posli di lei raggiunsero le palpebre, massaggiandole nevroticamente affinché non si chiudessero.
Accostò le ginocchia coperte al petto, tenendole serrate con le braccia, che lasciavano scoperta la sua pallida pelle, dalla quale si intravedevano le vene violacee.
-Cosa ti va di fare?- domandò, mentre lui le aggiustava i disordinati e scomposti capelli, segno che stesse dormeno fino a poco prima.
La luce della luna si rifletteva attraverso le persiane semichiuse, lasciando che si infrangesse sul pavimento.
-Ti va nudlist?- chiese beffardamente, tirandola in una risata mentre si limitava semplicemente ad annuire.
Si guardarono negli occhi, lui chiese il permesso, lei esitò a concederglielo -Mi devo davvero mettere nel mio letto, Blake?!- sbuffò, passando una mano nei scompigliati capelli neri.
Lei ridacchiò, annuendo ancora una volta, mentre si stiracchiava nel suo letto caldo, facendo invidia all'altro.
-Vipera- rise lui, ancora in uno sbuffo, quando si mosse per andare verso il suo letto, freddo rispetto a quello di Blake, e a suo parere troppo isolato.
-Cibo preferito?- cominciò lui unendo le mani dolcemente dietro la testa, mentre lei rifletteva golosa.
-Torta al cioccolato, muffin al cioccolato, nutella, cornetti al cioccolato, cappuccino con cioccolato..-
-Tutto quello che ha a che fare con il dannato cioccolato, vero?- lui rise, buttando indietro la testa, mentre lei annuiva mordendosi le labbra imbarazzata. -E il tuo?-
-Pizza-
-Scontato,- scrollò le spalle, tirandogli uno dei cuscini, scherzosamente.
-Zitta nutellona,- ricambiò il lancio, ridendo assieme a lei, lasciando che le risate eccheggiassero dolci, insieme, soprattutto insieme.
-Cosa ti fa più paura al mondo?- chiese lei, giocando con gli angoli delle coperte, arricciandoli e slegandoli in un gesto, una volta che la risatà abbandonò le loro labbra, tornando alla tensione consueta.
-Innamorarmi, e i cavalli.- lei rise di gusto per l'affermazione di Federico sui cavalli, consapevole di averne scatenato la furia il pomeriggio prima -E a te?-
-Perché ti farebbe paura innamorarti?- evitò la prima domanda, concentrandosi sulla prima risposta che le diede. Poté giurare che Federico stesse roteando gli occhi e mordendosi il labbro, anche se l'oscurità della camera non le permetteva di vederlo.
-Mi fa paura e basta, insomma, se ti innamori finisci per soffrire e poi andiamo, di solito come finiscono gli amori più belli?- chiese retorico, muovendo le mani velocemente, mentre spiegava la sua assurda teoria -Quei due drogati di Romeo e Giulietta si suicidano, e sono l'esempio d'amore più bello che si fa nelle scuole, quindi come pensi finisca un amore 'meraviglioso'?-
-Nel modo giusto, semplicemente nel modo giusto.- guardava davanti a sé, mentre rispondeva, interrompendo il suo gioco con le coperte -L'essere umano ha bisogno di innamorarsi, di non poter vivere senza l'altro, ecco perché loro due si uccidono, perché necessitano l'un dell'altro.-
-É esattamente questo quello che mi fa paura,-
-Allora non ti fa paura l'amore, ma semplicemente il rifiuto, Federico.-
Lui sgranò gli occhi, dischiudendo la bocca. Seppe dal battito accellerato del suo cuore che Blake aveva pienamente ragione, che le sue parole rappresentassero quanto di più giusto ci fosse al mondo.
-Non mi fa paura il rifiuto,- mentì, ma era un pessimo bugiardo, e Blake se ne accorse. Non glielo fece però pesare, continuando a guardare davanti a sé, in silenzio.
-Perché gli scrittori ci insegnano che tutti gli amori sono corrisposti? Non credi sia sbagliato?- le domande di Federico sembravano quelle di un bambino, innocente e docile, che si rivolgeva alla madre.
-Credo che dovrebbero insegnarci a cadere e rialzarci, a riprendere a correre. Ad amare l'altro sì, ma soprattutto ad amare noi stessi, perché in questo manchiamo.- lui la guardò, lei lo guardò. Entrambi si guardavano, incantati l'un l'altro, buffo che si fossero innanorati di quelle parole.
-Perché credi dobbiamo innamorarci per forza, perché nessuno trova scampo?-
-Sai che secondo la mitologia greca gli uomini inizialmente erano stati creati con quattro braccia, quattro gambe e due teste?- lui la guardò, cercando di capire dove voleva portare quella domanda -Si dice che Zeus, temendo il loro potere, li divise, portando ognuna delle due metà agni angoli opposti del mondo, condannandoli a cercare l'altra metà in eterno.-
-La trovano? Qualcuno l'ha mai trovata?- lei preferiva non rispondere. Credeva di averla trovata, l'amore più puro, innocente, ma semplicemente, ricordi.
-Andiamo a dormire,- disss improvvisamente, aggiustando il cuscino, quando notò che la tensione fosse aumentata -Credo sia meglio.-
Lui annuì, mettendosi sotto le coperte, ed imitando i gesti della bionda, che si girò dal lato opposto.
-Blake,- la richiamò improvvisamente, lasciandola girarsi -A te cosa fa paura?-
-I miei demoni Federico, i miei demoni.- si addormenò, cullata ad oltremodo da essi, e Federico sorrise, consapevole che li avrebbe voluti uccidere tutti, per salvare quel piccolo angelo senza ali.
****
I raggi tenui del sole filtravano dalla finestra, accecando i loro volti.
Federico si rigirò nel letto, portando istintivamente il cuscino al viso, coprendolo, come faceva da bambino, mentre Blake dormiva ancora beata. Le mani unite mentre serravano le ginocchia al petto e le guance rosee.
Il suo del bussare alla porta li interruppe dal loro beato sonno, facendoli lamentare in coro.
-Svegliatevi! Dobbiamo fare colazione!- la voce di Aurora risuonò, lasciandoli lamentarsi ancora, insistenemente, senza alcun risulta -Forza!-
-Donna crudele!- imprecò Federico, uscendo dal letto e rivelando il suo torso nudo, che Blake si sforzò di non guardare. Lui si mosse per andare in bagno, non prima di averle lanciato una profonda occhiata, che non riuscì a spiegare.
Lei si rigirò più volte prima di decidersi ad uscire dal letto, facendo toccare i piccoli piedi col pavimento freddo della stanza. Andò verso la valigia, prendendo un maglioncino nero, con alcune strisce bianca e la scritta Rebel e dei semplici leggins neri, abbinati a delle vans bianche.
Prese il suo telefono in mano, controllando oltre che l'ora, i vari messaggi, mentre numerosi sbadigli lasciavano le sue labbra stanche, e le palpebre minacciavano di chiudersi.
Il primo dei tanti, anzi, i primi dei tanti, erano di Delancy, che chiedeva cose assurde che la fecero ridacchiare.
Altri erano di Bea, che le ricordavano che tra meno di una settimana sarebbe stato il suo compleanno.
Una cosa che Blake imparò di Bea é che era dannatamente ossessionata dal suo compleanno, arrivando a ricordarlo agli altri persino una settimana prima.
Un altro era di Marco, che la fece rimanere completamente di stucco, poiché inaspettato. La cosa che la sorprese era che fosse già stato visualizzato, magari lo aveva visto la sera, involontariamente.
Spero tu ti stia divertendo, Blake. sappi che mi manchi. Xx
Si affrettò a chiudere il telefono e posarlo sul comò di fianco a lei, cercando di ritornare ad un battito regolare, poiché confusa dalla richiesta di Marco.
Federico uscì dal bagno, con il solito jeans che arrivava al di sotto dei fianchi e si avviò verso la valigia, scompigliandosi i capelli corvini mentre prendeva una camicia di pile. Non la guardò neppure, ma la sorprese ad osservarlo, con la solita aria stupida in volto. Stupida ed innamorata, mi chiedo, possono essere definite allo stesso modo?
Blake si mosse verso il bagno, cercando di ignorare la tensione, e si cambiò alla svelta. Sentì un improvviso bisogno di fresco, pari a salvezza, e si bagnò il segnato volto con l'acqua, cercando di far scivolare via, anche se lentamente, il suo dolore.
Quasi mezz'ora dopo, erano entrambi seduti uno di fronte all'altro, nel dannato tentativo di ignorare le loro urla, lui sapeva, lei nascondeva. Lui era incazzato, lei non capiva il perché.
Si ignorarono ancora al lungo, si sforzarono di sorridere, di rispondere serenamente ad Aurora e Alessandro che, con sguardo complice, sapevano che gatta ci covava.
-Quindi,- Aurora allungò le mani sul tavolo, arrivandole a stringere come da sua abitudine, -Che programmi avete questo pomeriggio?-
Blake non stava ascoltando, non ascoltava mai, il mondo faceva così tanta confusione che faticava ad ascoltare persino i suoi pensieri.
-Cose,- Federico era indifferente, mentre armeggiava col suo cellulare. La sala dove facevano colazione era piuttosto silenziosa, se non per i vari chiaccericci provenienti dai tavoli vicini e i pianti dei bambini, contenuti, dovuti ad un 'no' delle loro mamme, riguardo alla troppa nutella.
Aurora e Alessandro si scambiarono ancora una volta uno sguardo complice, lasciandosi andare in un sospiro.
Avevano notato quanto i loro ragazzi fossero cresciuti, maturati e cambiati.
Avrebbero voluto indietro i vecchi bambini sorridenti, ma non si resero conto che dopo il sole c'é la tempesta, dopo la tempesta, uno splendido arcobaleno.
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-Pensi davvero che l'amore sia necessario?- le domandai, mentre appuntavo le ultime cose che mi aveva detto.
La ragazza bionda giocava col filo del suo maglione mentre perdeva lo sguardo un po' ovunque.
Quella mattina a Londra faceva molto freddo, l'aria mi sapeva di menta mentre la neve si adagiava compatta sul terreno. Era così soffice.
-Vedo l'amore come la neve, sai?- si alzò, i suoi tacchi si scontrarono con moquette del suo appartamento, mentre lei andava verso la finestra.
Notavo nella dolce ragazza qualcosa di diverso, come se le mancasse qualcosa, qualcosa di essenziale.
-Che intendi?- posai la penna, sapevo che lo avrebbe preferito,da come mi guardava ogni volta che osavo appuntare pensieri troppo profondi.
Erano i suoi pensieri, odiava fossero scritti, li pensava pari a demoni.
-Scende, delicatamente, tu la vivi, la usi per fare pupazzi di neve, giocare con gli amici,- la sua mano toccò dolcemente il vetro, i suoi occhi verdi vi riflettevano -la usi per essere felice.-
-E poi?- sapevo che c'era un poi, c'era sempre un poi in quelle storie. Quelle che non lasciavano mai un attimo libero.
-Poi si scioglie, fine della felicità. Solo ricordi di ciò che era, solo tristezza per ciò che é stato.-
Era la sua storia d'amore, pari ad un angelo che toccava un demone.
Ad un arcobaleno dove i colori si toccavano, ma mai si mischiavano.
Meravigliosi sì, ma mai eterni.
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Seguiva in silenzio Federico che camminava con le solite mani nelle tasche, la solita aria spavalda che lo contraddiceva.
Percorrevano un sentiero che da dietro l'hotel dava alla montagna, fino ad un antico ponte, usato dai turisti per svagarsi con varie attività.
I suoi piedi incontravano le breccioline e provocavano rumorosi scontri tra di esse, mentre il passo di Federico era così svelto, che quasi non lo sentivi.
-Dove andiamo?- ancora una volta, non le rispose. Tutta la mattinata l'aveva evitata, passandola sul dannato cellulare, e nel primo pomeriggio si era semplicemente addormentato, non preoccupandosi della sua presenza. Una volta sveglio le aveva rivolto appena qualche cenno e solo un 'Andiamo, dobbiamo fare il mio punto della lista' per poi tornare all'assoluto silenzio.
-Si puó sapere che hai?!- il tono uscì più alto di quanto avesse voluto, mentre gli prese il braccio, facendolo vacillare.
Lui si girò, finalmente, ma il suo sguardo non era quello che Blake avrebbe voluto incontrare.
Rabbia, pura rabbia.
Non le rispose, ancora una volta, non le rispose.
Blake odiava il silenzio, trovava fosse assordante, che fosse per chi non avesse niente da urlare, da dirsi.
Ma loro due, loro due s'urlavano di sguardi.
Lei si morse nervosamente il labbro mentre lo guardava, le guance arrossirono per via del sangue che pompava assieme al cuore, rabbia.
-Mi risponderai mai?!- il suo tono uscì stranamente più calmo, in un sibilio, che Federico ignorò in uno sbuffo.
Il bosco sembrava chiudersi su di loro, l'aria sapeva di cannella, mentre i loro sguardi bruciavano.
-Non ho semplicemente niente da dirti.- piatto, freddo, distaccato. Tutto quello che Blake avrebbe voluto evitare, le colpì il cuore, che si distrusse ancora.
-Sei incredibile!- lasciò la presa, sollevando in aria le mani esasperata, mentre camminava verso la direzione opposta a quella in cui erano diretti.
-Dove vai?- il tono di Federico era basso, ma lei lo udì. Lo avrebbe udito sempre.
-Lontano da te Federico, perché l'unica cosa che sai fare é del male!- urlò, girandosi verso di lui, ferma, mani serrate, lacrime che minacciavano di uscire, di farsi spazio sul volto.
A quelle parole, qualcosa dentro Federico scattò, si avvicinò con rapide falcate a lei, prendendole il polso, seppur esitasse.
Lei cercó di allontanarsi, ritrovandosi contro un tronco, tra il corpo di Federico ed il fresco legno. I loro respiri erano irregolari per via delle urla che si tenevano dentro da sempre, che avrebbero dovuto estraniare, ma non avevano la forza di farlo.
-Io ti odio!- sputò, piangendo finalmente, liberando la sua rabbia -Odio il tuo dannato orgoglio, il tuo egoismo sfacciato e il fatto che io ci tenga a te, nonostante tutto!- i suoi palmi toccarono il petto tonico del ragazzo, tentando di allontanarlo.
-Ma d'altra parte credi in me, nel battito del tuo cuore per me e solo per me, Blake.- portò una delle mani della piccola ragazza sul suo petto vacillante, che pompava a suon d'adrenalina.
-E tu a cosa credi?-
-Di poter riuscire a combattere i tuoi demoni, come tu combatti i miei.- rise tra sé e sé, amaramente -Perché non riesco a spiegarmelo, ma c'hai na presenza che mi mette a posto l'anima.-
Lei dischiuse le labbra, non poteva fare altro. Il suo cuore fece un tuffo, mentre il vento li attraversava, facendoli rabbrividire entrambi.
Si guardarono ancora ed ancora, non si sarebbero mai stancati di farlo, e non facevano fatica ad ametterlo.
-Mi permetti di salvarti dai tuoi demoni?- le domandò, porgendole la mano. Blake era esitante, le sue mani si unirono davanti alla bocca, esitanti, prima che la sinistra toccasse quella di Federico, lasciandosi guidare.
Velocemente e senza altre parole si avvicinarono al ponte vecchio, adibito per qualche strana attività. Blake si guardava attorno, confusa ed impaurita, ma si fidava di lui, anche se le costava dirlo.
Lui si avvicinó ad un uomo barbuto, sulla quarantina, con parecchi tatuaggi e degli occhiali rotondi per il sole. Un personaggio, insomma. Le pareva tanto un protagonista di un cartone, e nel guardarlo in lontananza, le scappò una risata.
Federico ritornò da Blake, riporgendole la mano, mentre la guidava verso l'uomo, che porgeva loro gli equipaggiamenti.
-No, Federico no.- la biondina scosse la testa lasciando i ricci muoversi, mentre la testa dai capelli corvini rideva soddisfatta.
-Se io ho accarezzato un cavallo, tu puoi vincere questa paura, B.- un tuffo al cuore al sentire di quel soprannome, ma non ci badò, la paura ed i ricordi erano troppo forti.
-Io ne ho paura..-
-Ed io me lo ricordo.-
Pettinava la piccola bambola di pezza dai capelli rossi mentre l'orologio lasciava scorrere le lancette.
L'ennesimo giorno da sola, a casa. L'unica differenza era che quella sera il padre non sarebbe tornato con la sua solita valigetta a mano ed il sorriso, semplicemente non sarebbe tornato, mai più.
Ancora se si muoveva troppo freneticamente il fianco le dolorava, la cicatrice era ancora aperta, ed una crepa al cuore aumentava.
La madre entrò furibonda nell'appartamento, come ogni sera, mettendo fine a quella tranquillità che si era creata. I capelli biondi le ricadevano lisci lungo le spalle ed il vestito rosso fuoco le dava un'aria più velenosa di quanto già non fosse.
La bambina alzò lo sguardo, guardando quel diavolo in rosso che non riusciva ad odiare, seppur ci provasse.
Ogni sera tornava a casa e piangeva per la morte del marito, incolpando un'innocente bambina, che le faceva infiammare il cuore.
-Mamma?- osò chiedere, prima che quella donna le strappasse la bambola dalle mani, gettandola nell'altra parte della stanza.
-Chi ti ha ridato questa dannata bambola? Non la meriti!- le tirò malvagia i capelli, lasciando la piccola Blake lacrimante mentre tratteneva i gemiti.
-L'ho..- pianse ancora, quando uno schiaffo le arrivò in pieno viso -L'ho presa io, mamma.-
-Mamma? Per te, Priscilla.- tirò ancora i capelli, lasciando Blake delirare dal dolore.
La fece cadere per terra, ancora singhiozzante, chiudendosi alle spalle la porta della camera da letto.
Blake, strisciando, arrivò alla bambola, sedendosi nascosta sotto il tavolo, mentre la teneva stretta. Singhiozzava di paura.
Quando la madre tornò e la rivide con la bambola in mano, si infuriò, tirandola da sotto al tavolo.
Prendendola per i capelli, mentre i suoi occhi neri gridavano odio, la trascinò fuori al balcone alto, ignorando le suppliche della bambina.
La chiuse lì fuori, con solo un maglioncino, in pieno Dicembre.
-Mamma!- Blake camminò, battendo i pugni sul vetro, -Mamma fammi entrare, ho freddo!-
Pianse, stringendo a sé la piccola bambola -Ti prego mammina mia!-
Si accostó al vetro il più possibile, piangendo un'infinità di lacrime, se avesse provato a contarle, sarebbero state davvero un'infinità.
E così, passò l'intera serata, finché Aurora non la fece rientrare.
Al freddo, sola a strapiombo nel vuoto.
-Fai bungee jumping con me, Blake.- Federico le porse ancora la mano, sorridendole sicuro, e qualcosa dentro di lei si innescó.
Presa da una forza improvvisa che aveva tenuto dentro di sé per dieci anni, prese quella mano ed indossò l'equipaggiamento.
Mentre lo indossavano, si chiese più volte cosa glielo facesse fare, ma la risposta era una, Federico.
Era proprio vero, lui le uccideva i demoni.
Era come un angelo venuto a salvarla.
Quando furono pronti li accompagnarono sul ponte, facendo attraversar loro il confine. Blake impallidì a quella vista, un ponte a strapiombo su un fiume, e le parve di cambiare idea.
-No, io...- indietreggiò, tremando -Federico, non ce la faccio.-
Lui sorrise ancora mentre la guardava scuotere teneramente la testa, nel vano tentativo di fargli cambiare idea -Tu sei forte, tu puoi farcela.-
Blake esitó ancora, ma ad un certo punto si ricordó le parole del padre, le ultime più belle che aveva mai udito da lui.
-Se non lotti, non saprai mai cosa si prova nel vincere una battaglia, o nel perderla combattendo.-
Si fece forza e seguì Federico al di là del confine, ancora tremante, ritrovandosi a strapiombo sul fiume.
Tremava interamente, e Federico se ne accorse. Le prese la mano, intrecciando le loro dita, come non aveva mai fatto, come faceva da bambino.
-Fidati di me, Blake.- lei sorrise, semplicemente annuendo, non gli bastava altro per capire che finalmente, respiravano di nuovo assieme, come da bambini.
In un attimo furono nel vuoto, le loro urla rieccheggiarono nel cielo annuvolato, e le loro mani rimasero intrecciate.
E fu così, che senza troppi pensieri, Federico sconfisse i demoni di Blake.
*****
L'euforia pompava ancora nelle loro vene, i loro cuori minacciavano, entrambi, di sfondare la gabbia toracica, mentre correvano sulle breccioline ancora urlando.
-É stato woah! É stato incredibile!- saltò lei, quando si fermarono accanto all'albero di prima, cercando di prendere aria.
-Sì, sì lo é stato,- si piegò in due lui, cercando di riavere un respiro regolare.
Quando, anche se d'apparenza, si furono ripresi, Blake lo guardò, riconoscente, come lo aveva guardato solo da bambina. -Grazie, grazie di tutto Federico.-
Lui sorrise, guardandola allo stesso modo. Passarono secondi, minuti. Le emozioni si accavallavano, si spintonavano tra di loro e non avevano intenzione di redimere.
Si abbracciarono, per riconoscenza, per amicizia.
Ma fu quando i loro occhi si ricontrarono, senza riuscirsi a staccare, che le loro bocce si toccarono, dopo molto tempo.
Quel bacio era diverso, dolce, casto. Erano bisognosi l'un dell'altra.
Andarono a sbattere contro l'albero, e le gambe di Blake contornarono immediatamente il bacino di Federico, lasciandolo gemere.
Quando le labbra si distanziarono, entrambi respiravano a fatica, ma ciò non impedì a Federico di parlare.
-Baciami ancora,- soffiò sulle sue labbra -Baciami ancora, perfavore.-
Entrambi sorrisero, prima di baciarsi ancora.
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