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I told she was beautiful

N/A: che schifo il greco, lungi da me, classico.

Picchiettava le unghie l'una contro l'altra, canticchiando parole a caso, per il semplice gusto di farlo.

Lo faceva spesso, combinava cose senza renderse conto, la facevano stare bene al momento. Quei momenti le sembravano felici, effettivamente, lei, non sapeva dov'era di casa la felicità.

Non sapeva cosa si provasse, ma le stava bene, non si lamentava.

-Papà..- lo richiamò la bambina, ma l'uomo era intento a guardare il cielo, immergendosi all'interno. -Papà!- la piccola biondina, con i capelli raccolti in disordinate trecce e le gote rosse, spinse delicatamente il braccio del padre, nel tentativo di richiamare la sua attenzione.
-Cosa, piccola?- Edoardo aveva il cuore altrove, sognava posti nuovi.
Chi avrebbe visto Blake, avrebbe pensato che avesse il cuore del padre, in cerca di nuovi posti.
-Ho visto una stella cadente.. ho espresso un desiderio,- che ingenuità quella creatura, pareva che l'avessero plasmata da una miscela di forza e fragilità.
Ah, ma il padre l'aveva vista per bene, era un'orso in cerca di guida, una principessa in cerca di riflesso.
Il fiore più bello, anche se più tardo a sbocciare.
-Pensavo di essere triste..- continuò, accarezzando la bambola che aveva in mano, la portava sempre con sé.
-Anche solo guardando il cielo, vuol dire che hai ancora speranza, Blake- rispose dolcemente il padre, aggiustandole una ciocca ribelle con le lunghe dita, -La speranza non la perdere mai, é la prima chiave della felicità.-
-Che cos'é la felicità, papà?- lei si morse il piccolo labbro con quello sguardo talmente buono che il padre si chiedeva chi l'avesse mandata una bambina innocente fino a quel punto.
-Quando un sorriso, piccola B, viene dal cuore. Quando gli occhi brillano e quando non hai bisogno più di perderti nei desideri..-
-É bella la felicità?-
-Sì piccola B, é bella.- sospirò lui, tirandola in un abbraccio, uno di quelli che ti lasciano i segni indelebili sulla pelle e che mai ti scorderai.

Il suo sguardo fu catturato dalla figura di Alessandro che uscì per prendere un bicchiere d'acqua e fare una piccola pausa. Il suo volto era parecchio stanco, aveva delle borse sotto gli occhi e la pelle era piuttosto pallida. Poggiò la mano sinistra sul bancone, bevendo l'acqua a piccoli sorsi e poi lanciando un cenno educato e affettuoso a Blake.

Ora si spiegava chi aveva aperto a Marco e che Federico le avesse mentito sul fatto che la casa fosse completamente deserta.

Non riuscì a terminare i suoi pensieri che capelli corvini uscì con naturalezza dal bagno, con il suo sorriso sfacciato, maschera che usava per proteggersi.

Ah e quante barricate che aveva alzato contro il mondo, a volte faceva paura a se stesso.

I suoi occhi blu viaggiarono per la stanza, notando la bionda nel vestito viola che osservava quel viso, tentando di percepire qualche emozione.

-Sei pronta?- chiese, prendendo, dal posacenere sul muretto, le chiavi della moto e senza lanciarle troppe occhiate.

Voleva quasi dire di no, ma lei era Blake, la ragazza gracile e accondiscendente, pareva così delicata da spezzarsi da lì a poco, pareva quasi che un viso così angelico non conoscesse l'inferno.

Ma aveva pianto, aveva battuto le mani al pavimento e le lame contro la sua pelle, si era marchiata dei ricordi.
Ogni essere umano lo fa, a modo proprio.

Più volte si chiedeva cosa sarebbe accaduto se quel giorno non avesse porto i fiori a Federico, se in quegli anni fosse andata maledettamente avanti.

Ogni errore é bello per chi lo compie, ogni errore calza a chi lo fa, ogni errore é così perfetto, che diciamocelo, tornando indietro, lo rifaremmo.

Ancora ed ancora, proprio come Blake.

Cosa giudicare, quindi, se non una semplice ragazza, qualcuno di così umano che fa quasi paura ammetterlo.

Federico uscì dalla porta salutando il padre e Blake fece altrimenti, seguendolo a passo svelto.

L'aria di quel tardo pomeriggio era abbastanza fredda, ormai, si cominciava a vedere la fine dell'autuno e l' arrivo dell'inverno.

Come quando la malinconia lascia spazio alla felicità, o alla tristezza.

Come vedete l'inverno?
Come la felicità o come la tristezza?
Questa domanda Blake e Federico se la ponevano sempre, cos'erano, felicità o tristezza?

Un enigma, probabilmente.

Erano un enigma.

Il ragazzo passò il casco alla bionda, sorridendole a malapena. Non desiderava essere freddo, ma pareva che ogni volta l'orgoglio prendesse il sopravvento e che il suo cuore non decidesse più nulla.

-Tieniti stretta..- sussurrò alla ragazza, quando salirono in moto ed accese il motore, sperando che quella serata finisse alla svelta, non aveva idea del perché, ma i cattivi presentimenti si facevano largo.

Come quando si gioca ad un gioco da tavolo e devi lanciare i dadi, l'ansia del momento, l'adrenalina pompata dai buoni propositi e la paura che qualcun altro possa vincere.

Quello era il Broken, semplicemente paura, adrenalina ed ansia. E Federico era fatto di tutte quelle cose.

Lui le temeva, ma le alimentava, troppo spaventato per contrastarle.

Un po' come ognuno di noi con la società.

Il broken era una piccola società e Federico ne aveva tutti i contorni, perché troppo spaventato da allontanarsi.

L'aria che li attraversava tagliente e penetrante, nel freddo novembre, sembrava donar loro solo un motivo in più per stare in silenzio e godersi quei momenti.

Anche lui, pensava in quegli attimi, aveva battuto i pugni contro muri e contro visi, anche lui aveva pianto, più volte, ed anche lui non conosceva cosa volesse dire essere felice.

Era partito tutto con un gioco, ma cosa stava diventando?

Sentimenti? Oh no, non poteva essere, lui li temeva, senza nemmeno conoscerli, assaggiarli e ammirarli.

Ah e quanta paura aveva dei sentimenti, come un bambino di un piatto mai provato.

Lui era un bambino, Blake quel piatto mai provato.

Lui era curioso, lei era lì ad aspettarlo.

Lui aveva paura, lei di più.

Federico parcheggiò la moto davanti la casa di Lorenzo, scendendo per primo ed aiutando la bionda a fare altrettanto, senza cadere data la sua goffagine, che a dirla tutta, a Federico piaceva.

Si guardarono solo un attimo e continuarono a camminare, uno di fianco all'altro, solo sfiorandosi con gli abiti.

-Mi piacerebbe, sai..- biascicò Federico, verso se stesso, ma Blake lo sentì ugualmente. Si fermarono l'uno davanti all'altra, guardandosi negli occhi -Mi piacerebbe non avere paura.-

Non capiva cosa il ragazzo volesse dire, ma lui sì, per quegli occhi infiniti a tutto c'era una spiegazione, ad eccezione per quello che stava provando per la sua ragazza.

Lei schiuse le labbra, mordendosele, prima che Federico si avvicinasse e che posasse la sua fronte contro quella della bionda -Sarebbe bello, sai, non avere paura e scappare via- respirò, mordendosi la lingua -Con te. Senza problemi e senza passato.-

I loro nasi si sfioravano e si guardavano negli occhi. Le mani di lui salirono fino alle sue gote rose e quelle di lei su quelle guance pallide, con accenni di lentiggini.

-Sarebbe bello, intendo, permetterti di salvarmi.- terminò, allantonandosi leggermente e prendendole la mano, per condurla all'interno e sperare che niente rovinasse quello che stavano creando.

Basato su una bugia.

-Sarebbe bello insegnarti a volare, senza strapparti, poi, le ali.- sussurrò e Blake non lo sentì, non quella volta.

-Bussa,- pronunció la bionda, era così tranquilla, per chi l'avesse guardata avrebbe trovato solo una ragazza pacata, ma dentro di lei vigeva la tempesta.

Federico fece come Blake aveva detto ed aspettò che qualcuno venisse ad aprire.

La portà si aprì e ai due ragazzi fu mostrata Zoe in un vestitino succinto, ma non eccessivamente, che sorrise non appena li vide, così carini e la bionda così incurante di quale fosse la verità, mano nella mano.

Sorriso falso e sguardo d'altrettanta verità, Blake lo aveva percepito, ma come sempre, aveva preferito tacere.

-Allora siete venuti..- ammise, leccandosi le labbra incuriosita e poggiando le mani sulla porta, guardandoli così allibita da tanta differenza.

Federico annuì e Blake si limitò ad annuire, silenziosa, come suo solito. Temeva che tra Federico e Zoe ci fosse stato qualcosa, ne era quasi totalmente certa, ma non riusciva ad afferrare cosa.

É come se condividessero poco più di un segreto, legati da assenza di sentimenti, come tutti gli uomini che hanno da nascondere qualcosa.

Legati come potrebbero essere un uomo tradito ed una bottiglia di alcol, come un adolescente in preda a litigi coi genitori ed una sigaretta.

Semplici valvole di sfogo, qualcosa di impercettibile per persone come la piccola B.

Capelli scuri lanciò un'occhiata ammonitrice a Zoe e la superò, quasi subito, trascinando Blake con sé.

Aveva sentito più volte Zoe piangere, non lo nascondeva, l'aveva sentita piangere per degli occhi che la tormentavano, occhi ciechi adesso, ma un tempo azzurri come il cielo.

La casa di Lorenzo era poco più grande di quella di Federico, la porta dava direttamente al salone e vi erano diversi divani. La cucina, invece, era subito accanto al salone e al piano di sopra vi erano molteplici camere.

C'erano Sonia, Miriam, Marco e Diego. D'altra parte c'erano anche Bea e Chris.

Blake si stupì dell'assenza di Delancy, perché mai Lorenzo non l'avrebbe dovuta invitare?

-Eccola qui, è arrivata..- si espose Sonia ricevendo solo un sorriso dolce da parte della bionda, certo, anche falso, ma Blake riteneva che ragazze come quelle non arrivassero a capire quando un sorriso fosse falso o meno.

Bea non parlava con Blake da un po', diverse volte l'aveva evitata e le rivolgeva a stento il saluto. Per messaggio sembrava essere tutto come sarebbe dovuto essere, ma cosa non andava allora?

L'aria era viziata in quella grande sala, l'odore di alcol perforava le narici e il fumo delle sigarette era ancora presente in ghirigori. Tutto sembrava chiudersi su di loro.

La rossa si voltò verso Blake che si era appena seduta e giocava con l'orlo del suo vestito, sentendosi enormemente a disagio. Le sue unghie tiravano quelle pieghe desiderando quasi strapparle. Tornando indietro, pensò, non sarebbe mai andata.

Lo sguardo di Bea incontrò subito dopo quello di Marco, che si mosse sul divano su cui era seduto, sporgendosi più in avanti e poggiando i gomiti sulle ginocchia e posando la testa sui palmi chiusi delle mani.

-Qualcosa non va?- chiese Federico nei capelli di Blake, attirando la sua attenzione mentre giocava con le sue ciocche bionde. Lei si girò ed annuì, non volendo rovinare la serata.

Era fatta così, pensava agli altri e mai a se stessa, ma la verità era che anche lei aveva un brutto presentimento.

Marco si volto per rivolgerle un'occhiata e si incantò, era solito farlo, compieva spesso quelle azioni, anche in classe.

Le doveva parlare, i ricordi lo dominavano da troppo ed era stato lui a chiedere a Lorenzo di invitare la biondina.

E quegli occhi segreti avevano acconsentito.

Neppure ci fosse tutto un piano lì dentro.

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Martina's pov

-Non ti eri mai accorta di quello che Marco provava per te?- le posi un tovagliolino, quando notai che le stesse colando la cioccolata dal labbro.

Sembrava una bambina in quei momenti.

Lei sorrise, ringraziandomi con un cenno ed accettando garbatamente e velocemente il fazzoletto.

Quella mattina era abbastanza calda, seppur fosse dicembre, ed eravamo comodamente sedute davanti ad un bar, affollato, guastando una crepes.

Lei si pulì gli angoli della bocca ed io mi persi ad osservare tutte le altre persone. Chi correva per il lavoro, chi per accompagnare le proprie figlie con le trecce a scuola.
Gli studenti del college, i ragazzi con la musica che parlava nelle loro orecchie e le ballerine, quelle erano le più riconoscibili.

-Credo fosse solo una supposizione, allora- ammise, posando con le sottili dita il tovagliolo di carta sul tavolino, fermandolo con le unghie data la presenza di vento -Credo che fossi talmente presa da Federico da non osservare il resto.-

Annuii, capendo in un certo senso cosa volesse dire con quelle parole e giocherellai con la mia forchetta, avendo già finito il delizioso dolce.

-É come quando un'intera stanza é in silenzio, gli occhi solo su di te che balli col tuo lui, il vostro momento. Gli occhi su di te, gli occhi su di lui.- prese a guardare dritto avanti a sé, perdendovisi, e continuando ad affermare ciò che le veniva dal cuore -Senti solo quell'amore, il resto non conta nulla, solo tu e lui. Gli occhi su di te, gli occhi su di lui.-

Annuii nuovamente, poggiando i gomiti sul tavolino, permettendo al tessuto del maglione di toccarlo, mentre la guardavo curiosa su cosa le passasse per la testa.

Blake era un bell'enigma, era un mistero per me.

Ogni qualvolta capitava che la vedessi sorridere, la notte mi chiamava piangendo.

Desiderava raccontare cosa le aveva fatto, desiderava che qualcuno raccontasse la sua storia, da piccolo demone, come si definiva.

L'avevo vista danzare da sola nella sua camera, non accorgendosi della mia presenza. L'avevo vista strappare dei nastri e l'avevo osservata ricomporli.

Era una tempesta e la calma contemporaneamente, senza che lei stessa potesse impedirlo.

-Tutto riguardo voi- berciò piano, la sentii a stento, mentre i suoi occhi verdi si aprivano ancora di più -un tutto così falso, da accecarti.-

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Si sciacquò il volto in bagno, non essendosi neppure truccata e prese un respiro.

Erano lì da due ore e sembrava vivere in una realtà distorta, qualcosa che non le appartenesse davvero, qualcosa di iverosimile.

Una favola, qualcosa da cui sarebbe uscita una morale, qualcosa che avrebbe fatto pensare ai protagonisti che forse avrebbero dovuto agire diversamente.

Si asciugò lentamente, osservando il suo riflesso pacato nell'enorme specchio, qualcosa che non le apparteneva, qualcosa in cui lei non si riconosceva.

Portò indietro delle ciocche ed aprì la porta bianca con la maniglia dorata, uscendo e percorrendo in silenzio il corridoio del primo piano, lasciando che i tacchi risuonassero nell'immenso silenzio.

Passando, fu catturata dal balcone aperto e dalla figura di Marco affacciata, come se stesse guardando il cielo in cerca di risposte.

E quant'é bello il cielo, pensó Blake, perché ognuno di noi aspetta che si venga chiamati ad ammirarlo?

Si leccò il labbro inferiore, uscendo in silenzio, fino ad affiancare il ragazzo dai capelli castani ed il volto sfacciato.

Nascondeva così tante cose da aver fatto capire a B che le persone sono strati di segreti. Potrai pensare di conoscerle, di sapere davvero tutto, ma c'é un lato nascosto, c'é sempre un altro lato nascosto.

Marco si accorse della presenza della ragazza e quasi perse un battito, perdendosi nuovamente nei ricordi e nella sigaretta che stringeva semplicemente tra le mani, lasciando che finisse da sola, senza più inspirare.

I suoi capelli biondi erano lucidi sotto quelle luci, il suo corpo si muoveva con semplicità, ma a col tempo con eleganza, sfaccettature di quella ragazza così pura.

Una di quelle feste in spiaggia, nei villaggi estivi dove le famiglie si trovano a soggiornare e dove capitò che Blake e Marco, a malincuore, si ritrovassero.

Avevano passato una settimana assieme, tra sfuriate e segreti confessati, fino a ritrovarsi insieme in quella specie di discoteca sulla spiaggia.

Quel posto era così bello, era incredibilmente pacato e delicato. Tutta la dolcezza era raffigurata dal sole che nasceva e moriva nel mare, ogni sorta di cosa che poteva rovinare la vacanza, come la mancanza di una buona animazione, la rendeva ancora speciale.

Blake aveva bevuto quella sera ed anche parecchio, tanto da ritrovarsi a ballare in maniera entusiasta alle tre del mattino, assieme ai suoi coetanei.

Più volte Marco si era perso nel guardarla in quei giorni, ammirandone il fisico ed il carattere, innamorandosi di più di ogni strato di segreto che notava in lei.

-Dovresti calmarti!- le urlò, fermandola trattenendole le braccia, avvicinandosi, in questo modo, al suo corpo come solo un fidanzato poteva fare.

In quel momento il cuore ubriaco di Marco minacciò di sfondare la gabbia toracica, battendo al ritmo della musica.

-No, é divertente- gli fece una linguaccia, abbracciandolo subito dopo e facendo in modo che al ragazzo tremassero le gambe.

Finiro per restare sulla spiaggia fino a guardare l'alba sul mare, ritrovandosi su uno scoglio, seduti l'uno accanto all'altra, ancora non avevano smaltito la sbornia, e guardavano il sole nascere.

-É strano...- affermò lei, scrollando le spalle innocentemente e rabbrividendo nella sua canotta.

-Cosa?- domandò lui, mezzo assonnato.

-Non lo facevo da tempo, avevo otto anni l'ultima volta- rispose velocemnte con veemenza, voltandosi poi per guardare il ragazzo dai lineamenti delicati e gli occhi scuri.

Le loro teste si avvicinarono, proprio come nei film, nei libri, lentamente e con naturalezza, quasi non se ne resero conto.

-Sono ubriaca...- lo avvertì lei, -E pazza.-

-Lo siamo entrambi, che perderci?- scherzò l'altro, finendo per unire le loro labbra per poco. Un semplice bacio che fece scoppiare il cuore di Marco, tutto le sensazioni gli pompavano nelle vene e quasi volle urlare quando Blake si staccò dal tocco.

Cominciarono a ridere assieme, finendo per addormentarsi sugli scogli prima che li svegliassero.

Marco lo teneva dentro da sempre, da troppo forse.

-C'é qualcosa che non va?- Blake strinse il suo giubbino di pelle a sé, rabbrividendo quando un leggero venticello l'attraversò.

Quella sera era stellata, nessuna nube copriva la luce di quelle stelle e la luna era piena.

Il castano si grattò la nuca, sospirando. Erano sentimenti che pompavano nelle sue vene da sempre, era un amore inniettato nelle vene, quasi fosse droga e da cui non poteva liberarsi.

-Quattro anni fa,- si schiarì la voce, inspirando finalmente quella dannata e fredda sigaretta, ormai quasi finita, e leccandosi le labbra una volta che ebbe buttato fuori il fumo -Camminavo verso la mia nuova scuola, indossavo degli assurdi pantalonicini e non avevo ancora molti amici.-

Blake aggrottò le sopracciglia, sporgendosi in avanti e deglutenro, mentre poggiava le braccia sulla ringhiera, proprio come il ragazzo di fianco a lei.

-Beh, faceva molto caldo quel settembre, più di altri anni, e mentre camminavo notai una ragazzina impacciata. Inciampava sui suoi passi, sai?- rise lui, scuotendo la testa divertito, mentre faceva un ultimo tiro, nonché secondo, lasciando che il fumo salisse in ghirigori, per poi spegnere la sigaretta nel posacenere ed unire le mani davanti a lui.

Lei non capiva, era come stregata da quelle parole senza capirne il significato.

-Aveva l'apparecchio, si era fatta una treccia disordinata quella mattina, indossava del leggins a fiori e... ed una felpa- deglutì lui, mentre Blake capì che stava parlando di lei, senza però afferrare il concetto. -Indossava una felpa ed io dissi che era bellissima.-

Si guardarono negli occhi in quegli attimi di silenzio, senza mai distogliere lo sguardo.

-Indossava la felpa e faceva molto caldo. Il suo zaino era a righe, i suoi occhi spenti e le gambe sembravano essere quasi spezzate dal leggero venticello. Indossava una felpa dell'hollister e mi ero incantato.-

Blake arrossì ed il suo cuore fece un salto verso l'oblio, capendo finalmente tutti i pezzi di puzzle che aveva avuto in mano fino a quel momento, sentendosi subito dopo in colpa.

-Ogni volta la guardavo in classe, distraendomi, la guardavo disegnare al parco e tornare silenziosamente a casa. Indossava sempre felpe ed io mi ero innamorato.-

La bionda provò a parlare, ma lui la fermò, mordendosi le labbra, prima di continuare e prendere un respiro per non piangere, come faceva da troppo per quella ragazza -Ma lei, la ragazza con la felpa, e con ormai lo sguardo a quadri guarda un altro, innamorandosi ogni giorno di più.- terminò.

-Io...- non sapeva che dire, ma lei era apparso in mente che quel ragazzo sfacciato ed arrogante potesse provare qualcosa per lei e naescondere in quel modo i suoi sentimenti. -Mi dispiace-

Lui rise, dandole una piccola spinta affettuosa e facendola arrossire -Sei l'unica che potrebbe scusarsi in questi momenti.-

Lei lo seguì, prima di guardarlo negli occhi e solo allora notare come lui la guardasse -Non sono perfetto per te, nessuno potrebbe esserlo, come tu non lo sei per me. So che ora provi qualsiasi sia questa cosa- virgolettò facendola accigliare -per Federico, ma tieni a mente quello che ti ho detto.-

Lei annuì, non sapeva che dire, avendogli detto già tutto in passato inconsapevolmente e desiderò quasi sparire in quel momento.

Lui annuì, mordendosi l'interno guancia innervosito dalla situazione.

Si guardarono negli occhi e i loro volti furono vicini, come nei film, come nei libri, ma quella volta non si baciarano, lui sussurrò solo -Indossava una felpa ed io capii che l'avevo conosciuta per avere delle labbra da sognare.-

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