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Heart


N/A: é il mio compleanno, figo.

Canzone per il capitolo: l'amore comune, zero assoluto

Sistemò ordinatamente il pigiama sotto il cuscino, mentre si accingeva a fare il letto.

Sprazzi di ricordi, della notte precedente, si facevano spazio nella sua mente, offuscandola.
Strinse fortemente le coperte, con un sorriso ebete stampato in volto, quando il ricordo di Federico che l'abbracciava, le profanava il cuore.
Sapeva, in quei momenti, cosa Federico faceva, ma non lo fermava. Era sbagliato, così sbagliato da diventare in un attimo giusto.
Tutto di loro due, era un giro sulle montagne russe, compreso di ricordi che laceravano dentro, sfondando una corazza con la quale entrambi credevano di proteggerci.
Sistemó le coperte, strofinando nervosamente le mani sui leggins neri. La camicia a quadri le arrivava al di sotto del sedere, mentre le maniche erano arrotolate al di sopra dei gomiti.
I suoi capelli ricadevano lisci sul viso stanco, ancora un po' rigato dalle lacrime.
Federico uscì dal bagno, a dorso scoperto, mentre il jeans lasciava scoperto l'orlo dei boxer, visibile.
Il suo petto si abbassava ed alzava velocemente, nonostante ancora nulla fosse successo.
I due si guardarono, per un lungo tempo, si scambiarono solo una veloce occhiata.
Le guance di Blake si colorarono di un rosa, il sangue la fece arrossire, portò il suo imbarazzo a mostrarsi.
Gli occhi di Federico viaggiavano lungo il corpo della bionda, che cercava, in vano, di prestar attenzione ad altro.
In quei momenti, sentivano, anche se inconsapevolmente, di appartenersi.
In pochi sguardi, parole, fatti, riuscivano a dimostrare di tener l'un l'altro, di credere in ciò che provavano, a loro sconosciuto.
Lui si coprì con la maglietta, mentre i suoi occhi blu mare, cercavano quelli di Blake.
-Senti,- dissero assieme, voltandosi l'uno verso l'altro, mentre un ridacchio prese largo sulle loro labbra.
Il cuore di entrambi accellerò, ma entrambi, non seppero dare spiegazione.
Si guardarono con sguardo complice, prima che il cellulare di Blake vibrasse, interrompendo il loro contatto visivo.
La bionda lo prese tremante tra le mani, sorridendo per il numero segnato sullo schermo.
-Delancy,- si affrettò a rispondere, allontanandosi dai letti ed avvicinandosi alla finestra, azione che ripeteva spesso, quasi per non far sentire a chi le stava intorno, cosa si dicessero.
-Blake! Come va? La vacanza? Il badboy?- la ragazza aveva ancora il suo forte accento inglese, nonostante avesse imparato a parlare, gradualmente, in modo discreto l'italiano.
-Va tutto bene, tutto... alla grande..- le dita della bionda tracciarono il contorno della finestra, mentre i suoi occhi viaggiavano fuori, oltre il vetro.
-Sono contenta! Qui si sente la tua mancanza, anche se Bea tenta di fare il tricheco con le bacchette cinesi!- la voce della ragazza eccheggiò nella risata, portando anche Blake a ridere, per la stupidità della loro amica. -A parte questo, sia io che la rossa che tenta di prendermi il telefono sappiamo che sta succedendo qualcosa, quindi, lunedì sarai sotto tortura.-
Blake rise ancora, annuendo anche se non potevano vederla, prima di dar conferma con un accenno della flebile voce.
Pochi minuti dopo, lei attaccò la telefonata, stringendo tra le mani il telefono, quasi comprimendolo.
-Va tutto bene?- la voce di Federico biasciò, portandola a girarsi, di scatto.
Il viso dei capelli corvini era a pochi centimetri dal suo, mentre le sue braccia le presero i polsi, abbassandoli lungo il ventre.
La sicurezza di Federico svanì, non appena le dita di Blake si intrecciarono delicatamente alle sue, lasciandolo esitante.
Ogni cosa di loro era un continuo domandarsi cosa avrebbe voluto l'altro, un continuo litigare, per cose stupide o serie, per poi allontanarsi.
Ma sappiamo, come sanno loro, che alla fine sarebbero sempre tornati l'un l'altro.
Blake annuì, dischiuse insicura le labbra, mentre i ricordi riaffioravano.
Il loro rapporto era anche quello, un continuo riaffiorare sicuro di ricordi, che li avvicinavano, passo dopo passo.
-Il tuo cuore batte col mio, B.- i loro sguardi erano complici, seppur entrambi, non sapevano davvero come sarebbe andata.
Lui portó la mano di lei sul suo petto, sul suo cuore, mentre l'altra sua mano toccò il petto di Blake -E in questo sappiamo, che il tuo batte per me,- avvicinò i loro volti, le loro labbra, -Come il mio batte per te.-
L'improvviso rumore della porta che si apriva li allontanò, rendendoli sconcertati ed imbarazzati, alla vista di Aurora, che si sporgeva dallo stipite.
-Ragazzi?- le sue mani armeggiarono sulla maniglia fredda, mentre i suoi vagavano in cerca dei loro, entrambi bassi. -Siete pronti? Dobbiamo andare a divertirci!- la donna sorrise, lasciando ridacchiare entrambi, troppo falsamente.
-Sì, uh, arriviamo subito.- Blake armeggiò, passando davanti a Federico, mentre lui la fissava, oserei dire estasiato.
Si scambiarono veloci occhiate, prima che seguissero la donna, fuori dalla camera da letto.
L'albergo era piuttosto elegante, nonostante si trovasse sperduto tra le montagne, come diceva Federico.
I corridoi erano piuttosto spaziosi, con stanze alternate, poltrone sistemate e quadri astratti a decorare.
Presero le scale, ritrovandosi poco dopo nell'elegante, seppur familiare, ingresso. I ricordi di anni prima, tornarono, alla vista del fuoco che bruciava, i ricordi tornano sempre, prima o poi, non lasciano respirare.

-Blake, la smetterai mai di pettinare questa bambola?- Priscilla tolse la bambola da mano alla figlia, provocandole il broncio, nonostante non le importasse. -Siamo qui per una vacanza, ti sembra giusto che mentre Federico e Manuel sono fuori a divertirsi tu sia qui?-
Il tono della donna era di rimprovero, nonostante sembrasse lo dicesse per la figlia.
I suoi occhi vagarano sul leggins fiorito della figlia, con la felpa abbinata, e le prese il disgusto.
Blake non parlava mai con la mamma, sebbene avesse solo sette anni, credeva che alla madre non interessasse davvero cosa lei avesse da dire.
E quindi se ne stava zitta.
Ma si sa, se non parla la bocca, gli occhi fanno tutto il lavoro.
Gli occhi della bambina arrivarono al fuoco, che bruciava nel piccolo albergo che avevano scelto.
-Bene, sta' qui, allora!- la madre alzò al cielo le mani, camminando nervosamente verso il piano superiore, scocciata.
La bambina si sedette, sul divano di pelle rossa, mentre guardava estasiata il fuoco, che dava sicurezza.
Pochi attimi dopo la presenza di Federico l'affiancò, le loro mani si incontrarono, i loro occhi guardavano la cenere cadere.
Entrambi non parlavano, perché si sa, se le labbra non parlano, il cuore fa il resto.

E così, i ricordi di quell'alberghetto si ripetevano, in un luogo diverso, in un tempo diverso.
Loro erano solo le persone sbagliate, al momento giusto.
A volte Blake si chiedeva come mai i loro ricordi ricomparissero sempre, ma più di tutto, cosa avesse fatto cambiare tutto.
Federico era davvero consapevole di cosa le aveva fatto?
Lei non credeva.
I loro petti battevano, anche se erano i cuori a farlo, mentre entrambi, capivano di essere dipendenti dai ricordi.
Si mossero, per seguire Aurora e Alessandro, che tracciavano il parquet fino all'esterno, dove l'aria di menta li attendeva.
-Okay, vi lasciamo a voi, per pranzo vi rivoglio qui!- sorrise Alessandro, prendendo la mano della moglie, baciandone il dorso, prima che entrambi si incamminassero verso il campo da golf.
I loro lineamenti erano simili, e Manuel somigliava molto a loro. Aveva i capelli del padre, seppur ricci e gli occhi curiosi della madre.
Manuel.
Blake pensò al fatto di non aver sentito il bisogno della presenza del ragazzo accanto a lei, non se c'era Federico.
Occhi blu prese un sigaretta dal pacchetto che aveva in tasca, riposandolo subito dopo. La fonte del dimenticare Federico la trovava in quella, quel piccolo affare, che stringeva avido tra le labbra, prima di accenderlo e aspirare il fumo, rilasciandolo in modo liberatorio.
-Fumare fa male,- si limitò ad osservare lei, mettendo le mani nelle tasche del giubotto nero.
-Il cancro viene a me, non a te.- il tono del ragazzo era duro, acido, quasi diffidente. Blake gli lanciò un'occhiataccia, non di quelle che mettono a tacere, ma di quelle piene di domande, perché, curiosità. Piene di loro.
Perché in fondo loro erano quello, una serie di perché.
Il fumo avvolse come salvezza i problemi che parlavano a Federico. Tutte le domande che egli stesso si poneva.
Volsero i passi verso quello che era il punto della lista di Blake e Federico restò sconcertato, quando capì di cosa si trattasse.
-Non sei seria,- deglutì, notando con la coda dell'occhio Blake sorridere.
-Stanotte hai detto che ti fanno paura, credo che sia il momento di affrontare le paure.- lei alludeva anche a loro due, loro erano la più grande paura che potessero avere.
La paura di rischiare.
-Ti scordi che mi metto a fare equitazione, Blake.- serrò le braccia, scuotendo pari ad un bambino la testa.
-Non dobbiamo fare equitazione, solo prenderci cura di loro.- scrollò lei le spalle, avvicinandosi al maniero -Se poi vuoi farci un giro,- rise.
Lui alzò gli occhi al cielo, seguendola, per poi fermarsi -Fifa?-
-Non dici sul serio.-
-Bene, dimostramelo,- sfidò lei, aprendo le braccia, affinché camminasse.
Lui sbuffò, lasciandola compiaciuto, mentre entrò nella struttura ben tenuta.
-Dai, sarà divertente,- gli diede una gomitata scherzosa, prima che entrambi, si dessero alle loro attività.

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-Perchè lo portasti a fare servizio ai cavalli?- ridacchiai scuotendo la testa, mentre lei si fece avanti, con un vestito in mano.
-Sapevo che ne aveva paura, da bambino,- spiegò, mettendo il vestito davanti a lei, mentre si specchiava -Semplicemente volevo ricambiare il favore.-
Lasciò cadere il vestito, unendo le mani al ventre, i suoi capelli erano di un biondo oro e ricadevano sul maglioncino petrolio che indossava, che lasciava scoperta una spalla.
Era cambiata da come si descriveva, le sue forme erano più pronunciate e il suo viso meno stanco.
-Funzionò?- azzardai a domandare, mentre chiudevo la roba dentro il mio zaino, pronta per andare in redazione.
-Oh ci puoi giurare, ridemmo un casino e il pomeriggio giocammo a venti domande.- sorrise, perdendosi gioiosa nei ricordi. La catenina che indossava, uscì appena dalla maglia, senza mostrare però il ciondolo.
-E la sera?-
-La sera, per farmela pagare, mi portò ad una festa.- rise ancora, sistemando nuovamente il vestito all'interno dell'armadio, con le mani prive da qualsivoglia gioiello.
Mi mossi per uscire, prima che una domanda uscisse spontanea, spingendomi a restare ancora lì.
-Quel vestito..?- guardai il tessuto blu del tubino essere ripiegato nell'armadio.
Lei sorrise appoggiandosi alla scrivania, prima che io continuassi a scrivere.

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-Blake, sei pronta?- Federico era poggiato al comò, completamente annoiato, mentre si accingeva ad aspettare la bionda.
La piccola porta del bagno fu aperta, in un leggero scatto, mostrando Blake, perfetta agli occhi di lui.
-Woah..- il suo pomo d'adamo si rigonfiò, quando deglutì. I suoi occhi vagarono sulla figura della bionda, che sorrideva imbarazzata.
Il tubino blu le cingeva il corpo, mostrando le forme che nascondeva sempre. I suoi capelli ricadevano lisci, piastrati, sulle spalle, delicatamente.
I suoi tacchi mossero i primi passi, mentre sembrava che un soffio di vento potesse spezzarla, perché era così delicata.
Federico sentì una strana sensazione all'interno, come farfalle.
Potevano mai significare odio?
Sperò di sì.
Promise a sé stesso di sì.
Ma fu lui una volta a dire, che le promesse erano fatte per essere spezzate.
Il corpo perfetto di Blake lo incantava, nonostante ne avesse visti e toccati di fisici. Aveva avuto molti rapporti a caso, ma solo la presenza della piccola donna lo rendeva felice.
L'anello di saturno le cingeva l'anulare della mano sinistra, entrambi odiavano quell'anello.
-Che ti farei, se non ci fosse quello.- farfugliò fra sé e sé, senza che lei lo potesse sentire.
-Andiamo?- domandò, lasciando che l'adrenalina scorresse nel suo corpo.
Blake annuì, prima che lui le prendesse la mano.
Le prese solo la mano.
'Solo'.

*****

Stavano ballando da circa mezz'ora, i loro corpi erano vicini, i loro respiri quasi danzavano assieme.
Certo che la vita era strana, mai visti degli angeli che danzassero assieme a dei demoni.
Ma era così, Blake era l'angelo che poteva redimere il diavolo.
Federico la necessitava, senza spiegazione, eppure erano così sbagliati.
Passavano dal necessitarsi, quasi come droga, al gridarsi contro. Dall'odiarsi, al dormire abbracciati. Come se il tempo non fosse mai davvero passato per loro due.
-Vuoi qualcosa da bere?- domandò lui, mentre le sue mani toccarono i fianchi di lei, lasciando che una scarica elettrica si impossessasse di loro, dei loro corpi.
Lei annuì, seguendolo in silenzio verso il bancone, prima che lui ordinasse per entrambi.
La piccola donna prese tra le mani la bevanda alcolica, bevendone il liquido e lasciando che bruciasse in gola, assieme al suo cuore.
-Non ti ho mai visto bere,-
-Non significa che non lo faccia,- lo riprese lei, ridacchiando compiaciuta.
-Anche vero.- scosse lui la testa, biascicando la risposta.
L'alcool scorreva nelle vene, salvando entrambi, diminuendo la tensione.
A volte, essere ubriachi risolve le cose.
Non fu l'unica cosa che bevvero, e man mano che il liquido li attraversava, sembravano star a più agio l'uno con l'altra.
Una figura alta affiancò Blake, togliendole i capelli da davanti al viso.
Il ragazzo aveva i capelli biondo cenere ed un piercing al labbro. Torreggiava su di lei, sebbene non se ne rendesse davvero conto.
-Sei da sola?- aveva bevuto, la puzza d'alcool era presente nel suo alito, mischiata a quella di fumo, erba.
I ricordi della sera in cui Davide cercò di approfittarsi di lei, vennero a galla, spaventandola.
Federico non si rese conto della presenza del ragazzo, poiché voltato di spalle, intento nel bere.
-Che c'é? Non hai la lingua?- ghignò avvicinandosi alla mascella di Blake, col suo respiro caldo.
La ragazza era inerme, disgustata. -Federico,- lo chiamò con un filo di voce, ma lui la sentì.
L'avrebbe sentita sempre.
Si voltò, e la rabbia scorse nelle sue vene, quando vide Blake vicina a quel ragazzo.
-Stalle alla larga.- prese il polso della ragazza, avvicinandola al suo petto, prima che l'altro ridesse.
-Altrimenti?- continuò a ridere, e Federico si incazzò, ancora di più.
Gli occhi erano inniettati di fuoco, e sangue.
-Altrimenti ti spacco il naso, stalle alla larga.
-Lei non si lamentava.- poche parole, che fecero riafforare pura gelosia. Federico mollò la presa su Blake, strattonandola poco delicatamente.
Fuggì. Da cosa, poi? Si chiedeva. Dalla sala, dall'alcool, da lei.
Blake scostó da lei la figura disgustosa del ragazzo, seguendo Federico.
Era quello che faceva sempre.
Lo seguiva.
Lui la lasciava, lei lo seguiva.
E viceversa.
Un ciclo vizioso, che le stava bene, in fondo. Non voleva davvero perderlo.
Lui spintonò le persone, arrabbiato, ferito, amareggiato.
Uscì dalla sala, finendo nel corridoio che portava alla loro stanza, desolato.
Come il suo cuore.
Blake fece eccheggiare i suoi tacchi in tutto il corridoio, correndo, prima di raggiungerlo e stringere la sua mano.
Lui si calmò.
Un suo tocco e il suo cuore le apparteneva, nuovamente.
Si voltò verso di lei, era un gioco, si ripeteva. Il loro gioco.
Il Broken era il loro gioco.
Si guardarono, si gridarono con lo sguardo d'appartenersi, erano uno la cura dell'altro.
Il cuore di Blake accellerava sempre di più, il suo petto si muoveva velocemente, i suoi occhi erano lucidi.
-Perché te ne sei andato?- le uscì, piano piano, lentamente, come ci si innamora.
Lui la sentì, ma distolse lo sguardo. Reggere anche quello era troppo, persino per lui.
Le sottili dita della ragazza gli toccarono il mento, lo fecero voltare nuovamente verso di lei.
-Perché te ne sei andato?- domandò nuovamente.
Lasciò la presa al polso, delicatamente intrecciò le loro dita.
-Tu perché esisti?-
-M'hanno fatto, Federico. -
-Ti sei mai domandata perché esisti con me?- sapeva cosa voleva dire, non aveva bisogno di spiegazioni.
-Esistiamo assieme, Federico.-
Lui si allontanò da lei.
-Tu non puoi,-
Lei si accigliò, lo guardò confusa.
Lo sguardo di Federico si incupì, e i denti di Blake profanarono il suo labbro.
-Io stavo bene prima di te.- lui ringhiò, e il cuore di Blake fece un tuffo. Le lacrime ritornarono agli occhi, piangeva ancora per Federico -Io stavo dannatamente bene! Mi ero allontanato! Ma poi tu, e i ricordi.-
Le mani di Federico vaneggiarono, si mossero velocemente, in un battito di ciglia.
Si stringevano a pugni, desiderando rompere tutto.
-Sei qui, che mi fai questo!- si indicò, i suoi denti erano serrati, desiderava gridare odio -Ma dico, non potevi restartene nei tuoi dannati complessi? Lontano da me?!-
-Sei tu, che sei tornato da me, Federico!- lei alzò la voce, stringendo in pugni le sue piccole mani.
-Ora la colpa sarebbe mia?!-
-Sì, tua! Tu hai proposto la lista!-
Giocavano al gioco delle colpe, pari a piccole creature.
Ma erano vulnerabili, pura verità.
Da soli, erano vulnerabili.
Si gridarono con lo sguardo di odiarsi, ma gli occhi non mentono.
I loro cuori s'appartenevano senza volerlo.
Blake si lasciò alle lacrime, un concentrato di rabbia, delusione, pentimento e solitudine.
-Vedi?! Sei così vulnerabile!- imprecò lui, compiendo qualche passo verso di lei.
-Tu mi rendi vulnerabile! Mi distruggi con una semplice e dannata parola! Mi rendi una persona orribile!- ribatté lei. Erano le bocche a parlare, i cuori gridavano pietà.
-Anche tu mi rendi orribile, Blake! Sappilo!- lanciò in aria le mani, serrandole a pugni.
-Tu mi rendi stupida, imbarazzata, peggiore..- Federico si incantò a guardarla mentre lei urlava con tutta la forza che aveva, tanta. La invidiava per questo -.. ma soprattutto-
-Sai che sei bellissima?- le parole lasciarono le sue labbra.
Blake lo guardò allibita, quasi avesse visto un fantasma.
Il suo respiro era illegolare, per la forza che aveva usato per urlargli contro.
-Cosa c'entra?- il suo tono uscì basso.
-C'entra sempre, B.- anche il suo era lento, sospirato.
Erano passati dall'urlarsi contro, all'appartenersi in un attimo.
Danzavano davvero assieme.
Angeli e domoni.
-Ti odio.- le uscì, da solo.
-Bene, perché t'odio anch'io.- gli uscì, da solo.
Si guardarono per così tanto tempo, che o s'odiavano, o si baciavano.
Le loro dita si inrecciarono in un attimo, senza un vero motivo.
I loro occhi si guardavano, non si perdevano, anzi, si completavano.
Incastrati l'un l'altro.
-Però per stasera amami.- sussurrò, con i respiri vicini. -Perché il mio cuore t'appartiene, Blake Torri.-

In un attimo si allontanò, sparendo nel corridoio, e lei restò inerme.
Poi andò in camera, e osservò il letto vuoto accanto a lei.

Il suo cuore apparteneva a lei.
Mentre lei, apparteneva completente a lui.

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