Goodbye
N/A: Heeei, solo una cosetta chicas, il capitolo é abbastanza lungo, lo ammetto, ma é di passaggio, quindi abbandonate le speranze di grandi colpi di scena ahah.
Ci ho messo un po' di più per aggiornare perché volevo fossero chiari i sentimenti di Blake.
"Ti regalerò, ogni singolo risveglio la mattina, e poi lasceró i capelli scivolarmi tra le dita.
Perché ho imparato già ad amarti senza più riserva alcuna..."
~Annalisa
Il venerdì tornai a casa completamente distrutta, anche se la conversazione con Bea mi aveva aiutato molto. Peccato che le parole, uscite dalle labbra piene della rossa, non avessero avuto l'effetto sperato sul mio cuore, che era ormai in coma di sentimenti distruttivi, e non ascoltava mantra e mente che sembravano andare ormai a braccetto contro di me.
La notte non avevo dormivo, pensavo a lui, non avevo bisogno di dormire. Avevo bisogno di lui.
Sentivo il mio cuore affondare ogni secondo che passava, sentivo diminuire il suo battito secono dopo secondo, e sentivo la mia bocca asciutta, come se neanche l'acqua potesse rinfrescarla.
Odiavo il fatto che la sua voce, i suoi baci, lui riuscissero ad insediarsi fin sotto la pelle, a sfiorarmi le ossa. Ma allo stesso tempo lo amavo, amavo come le nostre labbra si incontrassero ogni volta e come i suoi occhi blu mi mandassero in ipnosi.
Il sabato era stato probabilmente il giorno peggiore, quello in cui la nausea mi tormentò, e avevo la bile in gola pronta a strozzarmi.
Guardare Giulia salire su quell'aereo non era stato semplice, vederla tracciare con le sue convers le scale dell'aeroporto mi aveva fatto finire il cuore nello stomaco, e affondare, ancora di più. Non ero mai stata tanto lontana da Giulia, io e lei vivevamo quasi in simbiosi e mi aveva salvato quando ne avevo avuto bisogno, quando il peso del mondo sembrava sovrastarmi completamente, quando non avevo nessun altro.
La sera ci sentimmo in chat, mi raccontó di quanto la stanza fosse fantastica, e del college che la ospitava, molto accogliente. Mi parlò dei compagni che venivano dalla nostra scuola e del fatto che fossero molto simpatici. Oxford, a primo impatto, le era sembrata la città dei suoi sogni, quella che sognava da piccola e fui contenta per lei. Mi disse anche il nome della ragazza che avremmo dovuto accogliere, Delancy.
Anche il sabato dormii poco, non solo per il pensiero dei suoi occhi, ma anche perché fui tormentata da alcuni incubi.
E ora eccomi, con la testa sul parquet freddo della mia camera, con le gambe dondolanti poggiate alla parete, mentre parlavo a telefono con Bea dall'inizio del pomeriggio.
"Hai capito Miriam? Fa tanto la santarellina, ma poi... se solo ci penso." disse spettegolando la rossa, dall'altro capo del telefono.
-Mh... si.- farfugliai appena, non concentrata su quello che mi stava dicendo. Guardavo dondolare le mie gambe, e tracciavo con le dita le fughe del parquet a terra.
"Sai, Christian é un alieno." non l'ascoltai davvero, la mia attenzione in quei giorni era solo per un paio di occhi blu mare, blu infinito.
-Sì, interessante.- sospirai, consapevole che non avevo ascoltato una mazza di quello che mi aveva detto.
"Interessante é come questo pomeriggio sembri un'ameba non udente." scattò, allegerendo poi il tono con una risata.
-Scusami rossa, ma ormai sono partita.- ammisi portando una mano nei capelli per scompigliarli.
"Sì, vedo bionda. Stasera io e te usciamo." sentenzió ed io mi strozzai quasi. Era matta.
-No. Sto bene a fare l'ameba a casa.- ghignai, ma ero seria in fondo, e lei lo sapeva.
"No Blake, sembri in coma da troppo, stasera io e te si esce. Anche solo jeans e maglietta, chi se ne frega?" chiese retorica ed io sbuffai, sapevo mi avrebbe costretto in tutti i casi, quindi perchè perdere tempo a dire di no?
-Okay. Alle sette?- sospirai pesantemente, sentendo dei gridolini dall'altro capo del telefono.
"Sì, alle sette baby! A dopo." squittì entusiasta, chiudendo un attimo dopo la telefonata.
Passai qualche altro minuto sdraiata, guardando il soffitto, e mi sentivo sempre più in un carcere.
Tracciai con il dito il contorno immaginario della stanza, e non capii mai la vera natura di quei sentimenti di ripudio verso la mia stanza. Forse quelle quattro mura racchhiudevano un passato ricco di ricordi sgraditi, che balenavano in me ogni qual volta mi fermassi a pensare. Al solo guardarmi attorno sentivo i ricordi soffocarmi, prendere il sopravvento sulla parte apparentemente felice del mio cuore, e risate, abbracci, promesse mi balenavano dentro, portando le lacrime a combattere per uscire, e a rigarmi per l'ennesima volta il viso.
Sospirai, e mi alzai con una capriola, tanto per far contenta Paola, la mia insegnante di danza.
Guardai lo schermo del cellulare e notai che fossero appena le cinque e un quarto, e quindi decisi di impiegare in qualcosa il mio tempo.
Optai per guardare la televisione, e sperare che ci fosse qualcosa di decente da vedere.
Mi sistemai sul letto, facendo cadere i miei capelli biondi sul cuscino bianco, creando poco contrasto, e accesi la televisione.
Nemmeno se fossi stata Cassandra, in televisione non c'era nulla da vedere, e ciò mi fece sbuffare e non poco. Feci zapping tra i vari canali, sperando di trovare qualche film decente, ma nulla. I vari programmi erano tutti simili a Pomeriggio 5 di Barbara D'Urso, e solo Dio sapeva quanto odiavo i programmi del genere.
Sbuffavo e risbuffavo. Tamurellavo le mie unghie sul telecomando, maledicendo la tv italiana, così scarsa di organizzazione.
Alzai lo sguardo verso l'orologio e notai che fossero ancora e le cinque e mezza, così mi alzai, optando per andare al parco per leggere qualcosa.
Infilai le convers, ed indossai una maglietta decente per poi uscire con uno dei miei libri preferiti in mano.
Uscii di casa, avvertendo con uno strillo mia madre e mi incamminai verso il parco vicino casa.
I miei piedi camminavano sull'asfalto ancora bagnato, per via della lieve pioggia mattutina, provocando un leggero suono fastidioso, e notai come i vari schizzi bagnavano le convers nere.
Arrivai al parco notando le varie persone che vi erano, tutti attenti a non bagnarsi per via delle gocce d'acqua ancora presenti.
Notai le solite signore tutte in ghingheri che parlavano tra di loro, spettegolando del più e del meno, mentre cercavano di assumere un'aria composta e per bene. Notai i vari bambini giocare, spingersi l'un l'altro ridendo, per poi cadere tutti sul prato, scoppiando in una fragorosa risata, e le conseguenti mamme che li rimproveravano per essersi appena sporcati.
Notai, poi, i vari ragazzi poco più piccoli o grandi di me, starsene ognuno per conto proprio, ognuno con le cuffie nelle orecchie, estranei dal mondo intero, estranei da tutto ciò che li circondava, come se fosse tutto un in più, rispetto alla musica che rimbombava nelle loro orecchie.
Nonostante le tante persone che c'erano, il posto mi dava completa tranquillità, i raggi tenui del sole, ma allo stesso tempo caldi, rendevano il parco un ambiente ideale per rilassarsi, per estraniarsi dal mondo.
Mi incamminai nel prato, verso una delle panchine all'ombra di uno degli alberi e mi sedetti, infilando le cuffie bianche e aprendo il libro, per immergermi per la millesima volta nelle vite dei protagonisti.
E man mano che sfogliavo le pagine, che le mie dita tracciavano il contorno di una pagina nuova, notai come le parole di John Green mi entrassero dentro, come alcune citazioni si prendessero cura dei miei sentimenti distruttivi. Dialoghi e citazioni mi riempirono il cuore, e mai come quella volta mi sentii parte del libro.
"Così me ne tornai nella mia stanza e crollai sul letto, pensando che se gli esseri umani fossero precipitazioni atmosferiche, io sarei stato una pioggerella, lei un ciclone."
"Immaginare il futuro sa di rimpianto."
"L'uomo vuole avere delle certezze. Non riesce a sopportare l'idea che la morte sia un nero e immenso nulla, il pensiero che i suoi cari non esistano più, e tanto meno può immaginare se stesso come non esistente. Conclusi affermando che l'uomo crede nell'aldilà perchè non ha la forza di non crederci."
"Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: "I giovani si credono invincibili" non sanno quanto hanno ragione. La disperazione
non fa per noi, perchè niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perchè lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come
l'energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire."
Sospirai quando chiusi il libro, sentendo dentro di me una piccola parte di vuoto colmata da quelle parole, una piccola parte del mio cuore essere riparata da qualche cerotto, combaciante perfettamente con le parole da poco lette.
Sentii un lieve vento soffiare e scombinarmi appena i capelli, respirai affondo, per far sì che i miei occhi non permettessero alle lacrime di susseguirsi distruttrici sul mio viso.
Roteai i miei occhi verso il cielo e notai che ormai le nuvole erano quasi del tutto sparite e che il sole, lentamente, si avviava verso il suo consono tramonto.
Sentii il telefono vibrarmi in tasca, e solo quando lo schermo fu davanti ai miei occhi, mi accorsi che erano quasi le sette.
"Biondaaa! Dove sei finita? Vieni a casa tua, ora."
Ecco un messaggio di Bea, e storsi il naso per il suo atteggiamento da dittatrice.
"Arrivo rossa." digitai velocemente, prima di rimettermi in piedi e strofinare con le mani i pantaloni, leggermente sporchi.
Ripercorsi tutto il tragitto fatto in precedenza, notando che i bambini erano aumentati e le madri sembravano avere una faccia più scocciata.
Camminai in fretta verso casa mia, notando che le mie convers riproducevano lo stesso rumore, se non amplificato dalla mia andatura più veloce.
Intravidi la rossa davanti casa mia, per niente in jeans e maglietta. Indossava un pantalone lucido attillato nero, una maglia nera a fiori semi-trasparente che lasciava intravedere il top messo di proposito lì sotto e al piede portava delle vans che sposavano a meraviglia con i fiori sulla maglia.
-Sì, lo so. Ma Chris da una festa e noi ci andremo.- rispose alla mia silenziosa domanda, posta col semplice sguardo confuso.
-No, non esiste.- portai le braccia al petto.
Lei mi guardò accigliandosi divertita e portando una ciocca dei suoi capelli rossi dietro l'orecchio.
-Oh sì mia cara, andremo. Ci sarà anche Federico, e tu devi farti bella per fargli rodere il fegato.- sorrise malefica, assottigliando lo sguardo.
-Bea, sembro un vegetale, non costringermi.- provai a muovere il suo senso di pietà, ma con pochi risultati, poiché mi prese per un braccio e mi trascinó all'interno, non prestando attenzione alle mie lamentele.
Mi portò con la forza fino in camera, dove si posizionó davanti all'armadio, per prendere qualcosa di suo piacimento.
-Ciccia hai un guardaroba da favola, perché non lo sfrutti?- chiese retorica, mordendosi appena l'interno guancia.
-Questo.- disse compiaciuta dopo pochi minuti, tirando fuori dall'armadio un leggins simile al suo, e sopra vi mise una felpa porpora dell'hard rock e vi abbinò le mie convers nuove dello stesso colore.
-Andremo a casa di Chris, mi ha raccomandato di sembrare normali studenti.- ridacchiò, per poi lanciarmi ciò che aveva scelto.
-Ti aspetto qui.- annunciò sistemandosi sul letto, e facendo ricadere i suoi capelli arancioni sulle coperte grigio perla, creando forte contrasto tra i due colori.
-Bea non mi va...- brontolai appena prima di andare in bagno e prepararmi, dopo un suo sguardo assassino.
Non fidandosi delle mie capacità di truccarmi, sgattaiolò in bagno, dopo che fui vestita, e promise di non esagerare, a patto che lo facesse lei. Mi arricciò anche i capelli e notai come le mie guance fossero di un rosa che risaltasse il mio viso.
-Sei uno schianto bimba, andiamo?- pronunció compiaciuta dopo dieci minuti che aveva preso le redini in mano, dandomi aperta visuale allo specchio, per osservare il mio riflesso. Dovevo amnetterlo, ci sapeva fare.
-Ultima offerta per guardare un film?- chiesi ormai rassegnata, ma almeno per provarci, chissà che non cambiasse idea.
-No, muoviti.- mi fece la linguaccia, precipitandosi lungo le scale.
Presi il mio I phone e la seguii, sperando che la serata non fosse un completo disastro.
Salutai mia madre che mi raccomandò di non fare tardi, altrimenti il giorno dopo sarei andata come uno zombie a scuola, e ci incamminammo verso casa di Chris che non era molto lontana dalla mia.
****
Come pensavo, camminammo per appena dieci minuti, prima di intravedere la grande villa di Chris che emanava luce in tutta la strada.
Vi erano diverse moto ed auto, segno che c'erano ragazzi anche più grandi.
Seguii Bea che percorreva il viale senza troppi indugi e si affrettava per arrivare alla porta di ingresso.
Notai diverse ragazze ubriache in giardino, con diverse bottiglie di liquori in mano, che inciampavano nei loro passi.
Sulla veranda all'ingresso c'erano ragazzi che pomiciavano, altri che si davano completamente alla vodka, ed altri ancora che aspiravano solo il fumo proveniente dalle loro sigarette.
Appena fummo dentro, un forte odore di alcool si impadronì delle mie narici, e più proseguivamo verso il salone, più l'odore misto della vodka con il fumo aumentava, facendomi storcere il naso.
C'erano tantissime persone, e dovetti farmi spazio tra esse, poiché ballavano strofinando i loro corpi tra di loro, e non preoccupandosi di occupare quel po' di spazio per passare da una stanza ad un'altra.
Mi guardai attorno, e notai numerosi ragazzi salire e scendere, e non mi ci volle molto per arrivare a capire che se si saliva era solo per fare alcune cose poco puritane.
Roteando lo sguardo notai i vari alcolici posizionati un po' ovunque, e osservai come, pur essendo appena le otto, tutti fossero ubriachi fradici.
C'era effettivamente troppa gente per i miei gusti, e mi cominciai a chiedere perché avevo accettato di seguire la rossa in quel posto.
Ad un certo punto intravidi il ciuffo sabbia di Christian e feci cenno a Bea, che non riusciva a trovarlo.
La rossa si sbracció fin quando Chris non fu davanti a noi, baciandola a stampo.
-Ciao Blake.- sorrise ed io ricambiai, non lasciando intravedere il mio disagio -Venite, stiamo attorno al divano.- indicò il gruppo familiare della nostra classe.
-C'é tanta gente.- ammise Bea e Chris si limitó ad annuire, per poi spiegarci che erano amici di sua sorella Tania per la maggior parte.
-Venite.- spinse entrambe verso il divano, facendoci spazio tra i vari corpi che ballavano e che si spingevano l'un l'altro.
Sentivo l'odore della vodka arrivare ormai alla gola, facendola bruciare, e potevo intuire che anche Bea lo sentisse dall'espressione sul suo viso.
Ci sedemmo sul divano, dove tutti stavano ridendo e scherzando.
Notai che ci fosse solo Marco dei quattro bad boy, che teneva lo sguardo fisso su di me, senza distoglierlo un attimo.
-Volete?- offrì Sonia, una nosrtra compagna di classe, simpatica rispetto alla media, indicando la bottiglia di vodka sul tavolo.
-Io salto, Blake?- disse frettolosamente Bea, dicendo poi qualcosa nell'orecchio al fidanzato.
-Passo.- sorrisi, e Sonia sbuffò come per prendermi in giro.
-Andiamo ragazze, non fatevi pregare.- ed ecco Salvatore che schiamazzava assieme alle oche della mia classe.
Scossi la testa, per poi riportare lo sguardo sulle mie convers, che ad un certo punto erano diventate interessanti.
Passò così una mezz'ora tra varie barzellette e risate, senza l'ombra degli altri tre play boy, che erano gli unici a mancare all'appello della classe. Più passava il tempo, più il disagio aumentava. I miei compagni erano quasi tutti ubriachi e non risparmiavano battutine offensive.
Ad un certo punto sentii Bea colpirmi col gomito ed alzai lo sguardo, incontrando dei capelli corvini e un paio di occhi blu come il cielo.
Lo sguardo del ragazzo ricadde su di me, quando si appoggió assieme agli altri due sul divano, probabilmente li aveva chiamati Chris.
Vidi i suoi occhi sgranarsi, e intuii stesse deglutendo per il rigonfiamento del suo pomo d'adamo.
Sentii i miei compagni schiamazzare per fare chissà quale gioco, e interruppi il nostro contatto visivo, per apparire meno dipendente dal suo sguardo ipnotico.
Sarebbe stata una lunga serata.
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