Capitolo 1
Pochi giorni prima
Guardava tutti quei ragazzi disperati come lui, ognuno desiderava vincere e non avrebbero perso occasione per farlo.
Accanto a lui, i suoi due migliori amici lo sostenevano, e quando il suo nome fu pescato, gli venne un infarto.
Fu il secondo, e ciò sapeva cosa voleva significare.
Poi la lettera fu ripescata, nel penultimo tempo del secondo giro.
Ciò voleva dire che aveva due regole: B ed una lettera fra la S e la T.
Bene, il Broken era iniziato.
Chiudete gli occhi e preparatevi.
Quella volta avrebbe vinto.
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La sveglia suonò all'improvviso ed io mi rigirai nel mio lettuccio. Erano le 7 e avrei dovuto alzarmi contro la mia volontà.
Sembravo Biancaneve nel mio lettino paragonabile a quello dei sette nani. Non mi sarei mai alzata se mia madre, versione Malefica, non avesse deciso di urlare.
-Blake! Alzati o farai tardi!- mi urlò e io la ignorai. Ero solita farlo quando mi gridava cose che non mi andava di fare.
Si avvicinò come una strega al mio letto e mi tolse le coperte di dosso.
-Ti ho detto di alzarti! Muoviti!- urlò ed io annuii.
Mi scocciava il fatto che a 17 anni mia madre dettava ancora ordini, insomma, li avevo quasi 18 anni, più o meno, poteva smetterla di essere tanto crudele facendomi alzare, no?!
Aprii l'armadio e non sapevo cosa scegliere. Ovviame avrei messo le mie adorate vans, come sempre del resto.
Mi misi sulle punte per arrivare a prendere la camicia nello scaffale un po' più alto. Odiavo la mia assurda statura, ero sempre troppo bassa per tutto. Alla fine riuscii a prenderla, con molta fatica. Presi un jeans e mi cambiai.
Feci una treccia ai miei capelli mossi, un po' troppo, e mi truccai lievemente.
Scesi per la colazione e trovai mia madre canticchiare mentre mi preprava le frittelle. Alzai gli occhi al cielo e sorvolai sul suo assurdo atteggiamento.
-Oggi dovrai arrangiarti per il pranzo..- disse all'improvviso ed io alzai la testa, ancora scossa dai miei pensieri.
-Ho un pranzo con delle colleghe e quindi dovrai arrangiarti- ripeté ed io annuii in silenzio.
Uscii di casa con le cuffie ed il mio adorato Fedez.
Adoravo le sue canzoni, non solo perché era uno che se ne fregava di tutti, ma anche perché avevano l'effetto ipnotizzante di farmi stare bene.
Cominciai a canticchiare per strada e a ballare, cosa che adoravo fare, ma che per strada non era molto consona. Arrivai davanti la scuola, in anticipo stranamente, considerando che mi ero svegliata tardi. Mi poggiai al muro e continuai ad ascoltare la musica, abbassando lo sguardo sulle mie scarpe e trovando altre vans di fronte alle mie. Alzai lo sguardo e trovai Marco, il migliore amico del bad boy della scuola, Federico.
Erano entrambi bei ragazzi, i più popolari della scuola ed i più richiesti. Ma erano due viziati, egocentrici ed esaltati. Avevo la sfortuna che fossero nella mia classe, e che si divertissero a tormentarmi.
-Che vuoi?- sputai acida
-Niente di che, solo prenderti in giro biondina.- rispose ghignando.
-Sparisci Marco!- gli urlai contro spingendolo, ma con poco successo vista la mia poca forza.
-Siamo acide, vero?- rispose a qualche centimetro dal mio viso.
-Vai a farti le tue troiette in bagno e lasciami stare!- ringhiai spostandomi.
Mi prese per un braccio e mi bloccò la fuga.
-Non essere scorbutica Blake, lo so che anche tu mi muori dietro.- rise contro il mio viso.
-Sogna!- risposi, riuscendo a liberarmi della sua presa e andando verso l'entrata. Lì trovai Giulia, la mia migliore amica, la mia salvezza.
-Hey- farfuglió prima di abbracciarmi
-Hey...- dissi ricambiando l'abbraccio
-Che voleva Marco?- chiese spostando lo sguardo sul cattivo ragazzo vicino il muretto.
-Tormentarmi. Non lo sopporto- risposi e lei alzó gli occhi al cielo
-Il solito insomma- rise ed io la seguii.
-Hey bamboline.- ci schernì ancora lui beccandosi la mia occhiataccia.
Era assieme al suo gruppetto, mancava solo Federico, il leader insomma. Erano i quattro ragazzi più richiesti, c'era chi affermava fossero paragonabili ad Achille in Troy e chi, come me, trovava che fossero rivoltanti.
Uno di loro, però, era davvero inaccessibile. Sembrava odiasse il contatto femminile, o quello delle poco di buono.
-Marco le bamboline sono acide- ghignó Diego, lui era definito un sogno da tutte, ma le rifiutava, una ad una.
-Serve loro zucchero- rise Lorenzo.
-Andate via e non scocciate!- ringhiai io facendo loro il dito medio e trascinando Giulia in classe.
-Dio li odio.. - affermó lei
-Mancano solo due anni! Vedrai che ce la facciamo.- risposi e lei annuii.
Dopo un po' entrarono quei tre capitanati da Federico, il più richiesto dei quattro.
Anche se era uno stronzo completo, non potevo negare che fosse stupendo, aveva degli occhi blu ipnotizzanti e un fisico perfetto. Il ragazzo ideale insomma, peccato fosse un perfetto idiota, più degli altri tre.
Quando eravamo piccoli io e Federico eravamo parecchio amici, ai tempi dell'asilo, ma poi ci siamo persi, e forse era stato meglio così.
Appena entrarono i quattro playboy, tutte le oche della classe cominciarono a starnazzare, cosa che mi urtava il sistema nervoso.
-papere..- farfugliai facendo ridere Giulia.
Appena entrò il prof di matematica Federico cominciò a fare battute assurde ed io ad alzare gli occhi al cielo.
-Bene..- cominciò il prof distogliendomi dai miei sensi omicida -Quest'anno, o almeno, per il primo trimestre lavorerete in coppia. Coppia ovviamente decisa da me.-
-Oh bene, sperò che mi capiti qualcuna carina- ghignò Federico facendomi emettere un "bleah" proveniente dal cuore.
-Sta' certa che non mi riferivo a te biondina!- disse duro e poi cominciando a ridere.
-Fidati, non sai quanto questo mi allieti.- ringhiai seccata
-Ci crediamo- disse malizioso lui provocando i miei pugni serrati che il prof notò.
-Silenzio! Comunque, alla fine dell'ora appenderò il foglio con le coppie, da oggi stesso comincerete a lavorare sodo.- disse prima di riprendere a spiegare.
L'unica cosa che non capivo era perché un professore di matematica ad uno scentifico chiederebbe questo ai suoi studenti, non dovrebbero andare tutti bene almeno in questa materia? Seh, sogna Blake.
Per tutta l'ora il prof parlò di disequazioni e roba varia, ma non ascoltai. Ero curiosa di vedere con chi ero capitata.
Finalmente arrivò la tanto attesa campanella che annunciava la fine dell'ora. Il prof uscì ed io mi avvicinai al foglio cercando il mio nome.
Torri... portai il dito lungo la linea per poi quasi svenire una volta letto l'altro nome Guglielmi. Ero con Federico. Dio, non poteva capitarmi sciagura più grande.
Imprecai in tutte le lingue quando Giulia mi si avvicinò con un sorriso stampato in faccia.
-Chi ti é capitato?- chiesi curiosa
-Zilli.- sorrise soddisfatta. Le era capitatoil più bravo della classe, Carlo, ed era anche simpatico, più o meno.
-Ti odio, sei fortunata!- sputai acido
-Chi ti é capitato?- mi chiese curiosa
Stavo per rispondere quando un'imprecazione mi precedette.
-No cazzo! Mi é capitata quell'acidona.- imprecò Federico -Una più carina no?-
-Magari a letto é più dolce- schernì Diego facendogli fare un sorrisino malizioso.
Giulia mi guardò assottigliando lo sguardo -Sì- risposi prima che chiedesse -Mi é capitato lui.- soapirai
******
Dopo la fine delle lezioni io e Giulia andammo ai giardini di fronte la scuola, per rilassarci un po'.
-Perché mi doveva capitare un troglodita del genere Giulia?!- imprecai per la decima volta.
-Dai andiamo é carino...- disse lei
-É un deficente.- sibilai
-Sono anche affascinante Torri, che dici?- una voce mi fece strozzare con la mia saliva. Federico e i suoi 3 erano arrivati.
-No, non lo sei.- risposi secca
-Andiamo Torri, sono il tuo compagno di studio, trattami bene.- mi schernì ancora.
-Fanculo idiota.- risposi acida alzando il dito medio.
-Io vado.- dissi a Giulia e lei annuì
-Vengo anche io.-
Ci alzammo e ce ne andammo senza salutare.
Dopo un po', mentre ero a casa mi arrivò un messaggio.
"Si saluta eh -Federico"
Imprecai leggendo il messaggio, perché si firmava? Idiota.
"Non te." Risposi digitando nevroticamente
Mi alzai dal letto e andai in cucina per sgranocchiare qualcosa. Mi feci un thé e mentre bevevo mi arrivò un altro messaggio da parte sua.
"Dovresti invece."
"Perché mai? Che vuoi Federico?" Digitai con nervosismo. Non avevamo mai avuto una conversazione così lunga, e mi innervosiva il fatto che rompesse.
"Voglio un po' del tuo tempo, Blake" rispose nel messaggio, facendomi strozzare col thé.
Non risposi, ma dovetti ammettere che quell'ultimo messaggio mi lasciò interdetta.
Non era più quel bambino con cui giocavo fino a pochi anni prima.
Era diverso, a volte mi sembrava che fosse divorato dai demoni.
Lasciai il telefono in cucina e salì su per studiare, non avendo intenzione di dare lui una risposta, non la meritava.
Dovevo solo concentrarmi sullo studio, il fatto che dovessimo studiare assieme non doveva farmi perdere la testa.
Almeno sperai che non me la facesse perdere.
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