Cᴀᴘɪᴛᴏʟᴏ 1
T/n: tuo nome
T/c: tuo cognome
C/c: colore capelli
L/c: lunghezza capelli (possono essere richiesti un pelino lunghi ma cercherò di non fare molti riferimenti così da trovarvi più immersi)
T/s: tuo soprannome
C/p: colore preferito
Se ci sarà bisogno di altre abbreviazioni le inserirò all'inizio dei capitoli.
*Storia raccontata in prima persona in tutti i pov (point of view) presenti*
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Your P.O.V.
Era una mattina, circa verso le 5:30, e stavamo preparando gli ultimi zaini per andare alla casa di montagna dei nonni. Il sole era come me: pigro, dormiglione e fioco e non aspettava altro che iniziare a scaldare le terra sotto i suoi raggi dopo due orette. Ci trovavamo sulla station wagon nera come la pece, in una strada che conoscevamo a memoria a causa dalle nostre scampate settimanali. Diciamo che non vedevo l'ora di passare tre giornate intere a curare le pecore, aiutare la nonna ad arrotolare la lana, a spalare la neve e costruire pupazzi con gli amici di quartiere.
Ogni fine settimana, quando salivamo, ci raggruppavamo nel giardino di qualcuno per passare intere giornate a divertirci, inventare storie e riposarci. Era una routine a cui ero abituata sin da piccola e non volevo mai cambiare i miei progetti... o così credevo
Fu tutto come al solito: musica dj alla radio, la macchina dei Sharp dietro di noi e la mamma che cantava guidando mentre io decisi di stare con lei solo all'andata. Stavamo raggiungendo papà e i nonni che si trovavano tutti al fresco a circa 1000 metri più in alto di noi.
Qui successe il delirio. Non si sa ancora se era una svista della mamma, un momento di distrazione, un animale selvatico, o chi sa che cosa. Mi trovai a sballottolare di là e di qua contro il sedile mentre iniziai ad urlare a squarcia gola, impaurita. La tortura finì dopo quei pochi minuti infernali che di sicuro traumatizzano a morte una ragazzina di 13 anni che fino a poco prima non aveva mai avuto in mente questi pensieri spietati, ma solo spensierati. Mi trovai seduta sul sedile e capii, dalla facilità nei movimenti, di trovarmi come prima di tutto. La testa pulsava forte ma non ebbi tempo di preoccuparmi perchè delle voci pronunciavano i nostri nomi a squarcia gola, correndo.
Li chiamai a mia volta e appena li vidi sbucare tra la fitta boscaglia capii la gravità della situazione osservando le loro facce sconvolte.
La signora Sharp si avvicinò dopo il marito e cercò di calmarsi tirandomi fuori. Tentava in tutti i modi di non farmi capire la situazione, ma ormai l'avevo vista e capita solo dalla sua espressione.
Non mi ritengo molto brava a capire le persone, ma loro non posso cercare di essere inespressivi. Bastava un solo istante per vedere nei loro occhi che cosa gli passava per la testa. Però stavolta non mi dimenticherò facilmente della sua presenza in questo bosco.
Sicuramente chiamarono papà e un'ambulanza perché mentre ero seduta sul sedile posteriore della macchina degli Sharp, con affianco Jude, sentii le sirene avvicinarsi come un ghepardo a quella maceria e delle voci a cui non diedi attenzioni. Dopo svariati minuti di soccorso riuscirono a prendere la mamma da quel relitto e successivamente trainarono il mezzo per portarlo in città.
Li seguimmo. Me ne resi conto quando qualcuno mi mise una mano sulla spalla, che scansai, mentre mi raggomitolavo contro la portiera. Alzai gli occhi fuori dal finestrino capendo la posizione: sulla strada per l'ospedale dove avevo passato molti pomeriggi di incontri.
Sentii una cintura slacciarsi e sfiorai una felpa con la mano, aspettando qualche segnale dal moro. Mi abbracciò dolcemente, facendo aderire la mia testa ai suoi pettorali e solo adesso capii quanto lui stava soffrendo con me. Il suo petto si alzava velocemente, le sue mani tremavano nei movimenti e le sue lacrime mi bagnavano i capelli.
Fu qui che decisi di sfogarmi, sulla sua felpa rossa e tra le sue braccia mentre pensai al mio futuro che sarebbe cambiato rispetto alle aspettative di qualche oretta prima.
Cambiare scuola, amicizie ed essere soli non lo avevo mai provato sulla mia pelle, ma da quel giorno capii quanto poteva essere impossibile a qualcuno con problemi di socializzazione come la sottoscritta e faceva veramente male. Non potevo più sopportare di tornare in quei luoghi e avevo bisogno di aria nuova, cioè andarsene. Però significava abbandonare Jude e chiunque altro.
"Vᴜᴏɪ sᴛᴀʀᴇ ǫᴜɪ ᴏᴘᴘᴜʀᴇ ᴇɴᴛʀᴀʀᴇ, sᴄʀɪᴄᴄɪᴏʟᴏ?"
Spostai leggermente la testa permettendomi di osservarlo con un solo occhio. Lo strinsi ancora a me dopo aver visto il suo stato del viso non volevo pensare al mio e a quanto potevo averlo spaventato dalla faccia zombie che avevo.
"I-io..." tentai di rispondere, ma non riuscivo a costruire una frase
"Ti accompagno almeno fuori dalla macchina. Prendi un po' d'aria e riattivi le gambe -disse uscendo per poi prepararsi a darmi una mano- Vieni t/n, esci da lì"
Lo seguii trovandomi sul bordo del sedile a guardare i miei piedi che non raggiungevano l'asfalto per pochi centimetri e rimasi lì... non ce la posso fare, non riesco a fare un passo più lungo della gamba.
"Oh issa! -disse dopo avermi preso per la vita e fatto scendere- So che può essere difficile, ma sai bene che non ti lascerò qui quindi alza e muovi queste chiappe, grazie"
Annuii leggermente prendendogli la manica e seguendolo verso il parco. Credevo di tirare e stringere così tanto la manica che poi sentii un suo sbuffo seguito da una mano che si allacciò alla mia.
Non avevo spazio per pensare all'accaduto che lo lasciai fare, ricevendo degli sguardi interrogativi a cui non diedi mai una risposta.
"Ho sentito che qui non ci sei mai venuta. -attaccò bottone- Quindi tutti partirà da qui, in questo momento. Non voglio che quando fai qualcosa pensi sempre a quello quindi si riinizia da capo"
Alzai di scatto la testa con due lacrime che mi solcavano nuovamente le guance e cadevano a terra, provocando un piccolo schiocco mentre lui cercò di asciugarmi le successive.
"Scusami Jude -dissi facendo notare la differenza di altezza- ti ho bagnato la felpa..."
"Per questo ti stai scusando? Sei incorreggibile -ribatté poggiando una mano sulla mia testa- Stai tranquilla, veramente. Non mi da fastidio, a patto che tu la smetta sennò non è servita a nulla come fazzoletto"
"Cerchi sempre di trovare dei modi per farmi fare quello che vuoi tu -sospirai asciugandomi gli occhi- così va meglio?"
"Decisamente, grazie t/n"
Ciao a tutti,
Benvenuto in questo primo capitolo di una nuova storia. È stato veramente complicato fare questa parte emotiva e spero vivamente che sia di vostro gradimento. Non sono sicura di avervi fatto capire e provare questi sentimenti, quindi vorrei sapere se è fatto bene (se non vi dispiace)
Avendo ricominciato una storia... le solite domande di rito
_Come va?
_Come state?
Bye, bye
-Beth
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