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capitolo uno ;


La valigia cadde con un tonfo sull'asfalto, producendo un rumore sordo che attirò l'attenzione di tutti i suoi compagni. Le guance di Dan Bi assunsero un colorito rosato e la ragazza si mordicchiò le labbra, in imbarazzo. — Scusate — mormorò, chinandosi per raccogliere il bagaglio, scheggiato sul bordo.

Lo sapevo, non avrei dovuto metterci così tanti vestiti... e libri, si disse la ragazza, grattandosi nervosamente la nuca. Cercò di ignorare le risatine di scherno provenienti da Sung Jin e le sue amichette oche, ma quel suono irritante le penetrò le orecchie fino ad arrivare al cervello.

— Serve aiuto? — domandò qualcuno alle sue spalle. Lei si girò di scatto, per poi trovarsi il torace magro di Choi Jun Hong davanti agli occhi.

Sollevò il capo e puntò le iridi scuse in quelle altrettanto nere del giovane, perdendosi in esse. Sbatté velocemente le palpebre e boccheggiò, ancora più rossa di prima. — Ehm... no, cioè, sì, cioè, ce la faccio.

Dan Bi non poteva capacitarsi di quanto fosse attraente quel tizio di prima mattina: la pelle perlacea e priva di imperfezioni, le labbra rosee, le braccia muscolose, la camicia a quadri che gli stava a pennello e la sua silhouette perfetta. Per non parlare del sorriso e della dolcezza disarmante... Calma, Dan Bi.

— Sicura? — insistette lui. Il vento gli scompigliò i capelli blu e tentò di ravvivarseli come meglio poteva. — Al cento per cento?

Ma chi voglio prendere in giro, ho le braccia di mozzarella. — No. — Sorrise timidamente ed allacciò le mani dietro la schiena. — Un aiutino mi farebbe comodo, grazie!

Il ragazzo annuì, raggiante, e sollevò la valigia. La posizionò nel portabagagli del bus insieme alle altre e si sgranchì schiena e collo. — Cosa c'era lì dentro? — volle sapere, visibilmente affaticato ma divertito. — Ci credo che non riuscissi a sollevarla, è pesantissima!

Sung Jin strillò, prima che Dan Bi potesse rispondere: — Avete finito? C'è qualcuno che vuole partire, qui. — Incrociò le braccia al petto e batté ritmicamente il piede sull'asfalto, sbuffando come un toro. Le sue amiche gettarono sguardi ammiccanti a Jun Hong e ridacchiarono con civetteria.

Dan Bi roteò gli occhi e salì sul pullman, non prima di aver sussurrato un flebile "grazie" all'amico. Ignorò volontariamente Cho Hee che flirtava spudoratamente con il giovane, addolcendo in modo lascivo il suo tono di voce. — Jun Hong-oppa, aiuti anche me? La mia borsa è troppo pesante.

Sbuffò, fece un piccolo inchino quando vide il professore accanto al conducente e si accomodò accanto a Rin Hee, la quale le aveva tenuto il posto. Seduti sui sedili davanti ai loro, c'erano Young Jae e Dae Hyun; dietro, invece, Ha Gi e Sung Gi.

— Non sei elettrizzata? — squittì l'amica, battendo le mani.

Dan Bi annuì, riacquistando il suo consueto sorriso. — Molto! È la prima volta che vado in campeggio!

Sarebbero andati a soggiornare in una specie di campo estivo costruito nel bosco, accanto ad un piccolo villaggio denominato Mol-i. Sarebbe stata un'esperienza grandiosa, la ragazza ne era più che sicura. — Dividiamo la casetta? — chiese, girandosi verso Ha Gi e Sung Gi.

Il campo disponeva di dodici baracche di legno con quattro posti letto, quindi le due amiche avevano deciso di coinvolgere anche le maggiori per stare più in compagnia.

— Certo! — rispose Sun Gi, radiosa. — Stavamo per chiedervelo noi.

Dae Hyun si voltò verso le ragazze ed appoggiò il mento sullo schienale morbido del sedile, emettendo una serie di suoni simili al verso di un delfino. — Ahw, le amiche del cuore si leggono nel pensiero. Che cosa adorabile, — lanciò un'occhiata ammiccante a Young Jae, — non la trovi una cosa adorabile, Young Jae-ssi?

L'altro non rispose e continuò a guardare il cellulare, mordicchiandosi la pellicina dell'indice. — Bellissima — biascicò dopo qualche secondo di ritardo, assente.

Dae Hyun fece una smorfia. — Con te non è mica divertente — sbottò.

— Sei insopportabile, Jung — sibilò Ha Gi assottigliando lo sguardo. — Non si può neanche parlare in santa pace, che tu devi sempre intervenire con frasi di pessimo gusto. — Estrasse le cuffie ed il telefonino dalla borsa, sospirando rumorosamente. Poi ci ripensò e prese anche una bottiglietta d'acqua.

Il giovane tirò in fuori il labbro inferiore. — La povera Ha Gi-ssi è arrabbiata! — Il suo tono era pieno di scherno e falsamente infantile.

Arrogante, presuntuoso, insopportabile. Dan Bi dovette fare appello alla sua forza interiore per non tirare un pugno su quella faccia da schiaffi che si ritrovava.

Ha Gi, per tutta risposta, gli tirò la bottiglia addosso. Lo centrò proprio sulla fronte, ed il giovane scoppiò a ridere di gusto, sebbene fosse apparsa una macchia rossastra proprio sul punto colpito. Si piegò ed acciuffò la boccia di plastica, sventolandola in aria come se fosse un trofeo. Poi si risedette in modo composto.

— Certo che è proprio idiota — fu il secco commento di Sung Gi.

Rin Hee fece le spallucce. — Forse ha battuto la testa quando era piccolo — ipotizzò, grattandosi il mento con fare pensoso.

Dan Bi posò la testa sul finestrino e spiò Jun Hong che aiutava le ragazze a caricare le valigie, in compagnia di Jong Up. Il primo era senza dubbio esausto, ma non accennava a lamentarsi; mentre il secondo teneva la mano premuta contro il fianco ed ansimava pesantemente.

Quei due sono troppo adorabili e beneducati per rifiutare le richieste di soccorso da parte di quelle papere, rifletté, con una punta di fastidio.

Bo Na, una ragazza bassa, formosa, dai corti capelli biondi ed il viso a forma di cuore, si fece largo tra la folla di ragazzine e rifiutò gentilmente l'aiuto offerto da Jong Up. Sollevò la valigia, ma essa cadde a terra e si aprì, rivelando vestiti, spazzole, creme e... costumi da bagno. Dan Bi impallidì e si voltò verso Rin Hee, la quale era intenta a smanettare con il telefonino. — C'è il mare?

L'amica la fissò, confusa. — Eh?

— Nel posto in cui andremo, c'è il mare? Bo Na sta portando dei costumi e mi stavo chiedendo se... — Il resto della frase si perse in un balbettio confuso, mentre giocherellava nervosamente con una ciocca dei suoi lunghi capelli castani.

L'altra annuì, bloccando il cellulare. — C'è un lago. La professoressa Park ci ha detto che, se le giornate sono belle, andremo a fare il bagno tutti insieme. — Sembrò non capire i dilemmi di Dan Bi, infatti corrugò la fronte.

La ragazza  fece le spallucce e si passò la mano sulla fronte . Si morse le labbra ed abbassò la testa, mentre il viso assumeva una sfumatura rosata. — Beh, io... non ho ancora imparato a... — iniziò a giocherellare con le dita ed emise un debole sospiro.  — ... non ho imparato a nuotare. Ora cosa farò quando voi andrete a divertirvi al lago? — Tirò in fuori il labbro inferiore e si morse l'interno della guancia. 

Rin Hee sbarrò gli occhi ed assunse un'espressione sconvolta. — Non ti volevi iscrivere in piscina? Perché hai cambiato idea? — Fece una raffica di domande, alzando il volume della voce di tanto in tanto.

Dan Bi le tappò la bocca. — Non gridare! Ci stanno fissando tutti. 

L'amica allontanò la sua mano con uno schiaffo e scosse la testa. — Ti insegno io, è semplice. E divertente. Ti presto anche i miei costumi.

Dan Bi tirò le ginocchia al petto ed allacciò le mani attorno alle gambe. In realtà non aveva nessuna voglia di imparare a nuotare: aveva paura dell'acqua, del freddo e dei posti profondi ed ignoti in generale. Oh, e come dimenticarsi delle creaturine viscide che si aggirano furtive nei laghi, nei fiumi e nei mari... — Mi sa che mi limiterò a guardarvi dalla riva  — sentenziò. — Farò il tifo per voi. — E roteò il pugno in aria per enfatizzare il concetto. 

— Ho sentito bene? — L'irritante voce di Sung Jin arrivò alle orecchie delle due, e le ragazze si voltarono in direzione di quel suono stridulo come le unghie che graffiano la lavagna. Sorrideva con scherno e ridacchiava, con le mani posate elegantemente sui fianchi magri. Him Chan, bellissimo come al solito, aveva un braccio posato sulle sue spalle ed un ghigno arrogante stampato sul viso.

Rin Hee sollevò un sopracciglio. — Cosa volete? — chiese, atona. Dan Bi sbiancò e si grattò nervosamente il braccio, desiderando di sparire dalla faccia della terra.

Sung Gi si fece subito attenta ed Ha Gi si tolse una cuffia dall'orecchio per sentire meglio. — Questa è la volta buona che lo prendo a ceffoni — sussurrò la prima, scrocchiando le dita.

— Davvero non sai nuotare? — replicò invece Him Chan, ignorando completamente la domanda di Rin Hee. Scambiò uno sguardo divertito con Sung Jin e scosse la testa, senza smettere di sorridere con derisione.

Il cuore di Dan Bi perse un battito e la ragazza deglutì rumorosamente, alla ricerca di qualcosa di convincente da dire. Non saper nuotare non era certo un qualcosa di imbarazzante, ma sapeva che quei due idioti e la loro cerchia di seguaci non le avrebbero dato pace nei giorni avvenire. — S-sì, cioè... — balbettò, sistemandosi meglio sul sedile. 

Sung Jin scoppiò a ridere in un modo così acuto, che tutti coloro che erano sul pullman si voltarono verso di lei. Alcuni decisero di lasciar perdere e tornare a conversare come persone mature; altri volevano sapere a tutti i costi cosa avesse da sghignazzare la reginetta della scuola. — Non ci posso credere!

— Disse quella che non è capace di risolvere un'equazione senza mostrare le tette al professore — intervenne prontamente Ha Gi, guardandosi distrattamente le unghie. Poi puntò gli occhi sul viso furente dell'antipatica e si portò entrambe le mani alla bocca, fingendosi scioccata. — Oddio, scusa. Non avrei dovuto dirlo, mi dispiace.

Sung Jin strinse i pugni fino a fermare la circolazione sanguigna. — Bada a come parli, Ha Gi! Posso renderti la vita un inferno, se solo volessi — sputò acidamente. Incrociò le braccia al petto e serrò le labbra rosse in una linea retta.

— E allora tu smettila di importunare le persone come al tuo solito — s'intromise Sung Gi, calmissima. — Non sei divertente, né simpatica. Solo una gran rottura di palle. E tu, — allargò le braccia e si rivolse direttamente ad Him Chan, — pensavo fossi più intelligente, ma mi sbagliavo di grosso.

Il ragazzo corrugò la fronte, mentre il suo viso assumeva un'espressione tra il confuso ed il furioso. — Come, scusa?

Dan Bi non voleva che i compagni litigassero, ma la bomba era già stata lanciata. Guardò Rin Hee per cercare conforto, ma sembrava che l'amica volesse godersi lo spettacolo fino alla fine. — Semplicemente ti riduci ad essere il fidanzato di Sung Jin, tutto qui. Sei un vero cretino — rispose prontamente la ragazza, per poi appoggiare la testa al finestrino e sospirare rumorosamente.

— Non siamo fidanzati — soggiunse Sung Jin.

— Peggio — replicò distrattamente l'altra.

Him Chan emise un sospiro esagerato e tolse il braccio dalle spalle della compagna. — Sung Gi-ssi, —, disse, scuotendo debolmente la testa, — qual è il tuo problema?

Lei fece per replicare con una frase altrettanto acida, ma l'entrata flemmatica di Bang Yong Guk ebbe il potere di fermare quella inutile discussione.

Il giovane lanciò un'occhiata eloquente ad Him Chan e gli fece segno di accomodarsi insieme a lui sui sedili accanto a quelli di Sung Gi ed Ha Gi. Him Chan obbedì, per poi muovere in circolo l'indice in direzione di Sung Jin: le stava dicendo di incontrarsi dopo. 

Dan Bi sollevò un sopracciglio, divertita, ma non proferì parola. I due ragazzi – non si sapeva per quale arcano e sconosciuto motivo, dal momento che erano completamente diversi ‒ erano migliori amici da quasi dieci anni. Him Chan adorava Yong Guk, e quest'ultimo cercava in tutti i modi di portarlo sulla retta via (ovvero non andare a letto con qualsiasi ente dotato di vagina e studiare diligentemente in vista degli esami). Ma, come al solito, Him Chan finiva col deluderlo profondamente.

Sung Jin sorrise e si sistemò una ciocca di capelli perfettamente piastrati dietro l'orecchio. — Ci vediamo nella mia casetta, Channie — cinguettò, per poi ancheggiare sinuosamente in fondo al bus.

Sung Gi tirò in fuori la lingua in un'espressione altamente schifata, mentre Ha Gi alzò gli occhi al cielo e si passò una mano sulla fronte, sospirando rumorosamente.

— Mio dio, — commentò Rin Hee, sconvolta. — Sung Jinnie è come il grano.

Dan Bi le rivolse un'occhiata confusa. — Il grano? Perché?

Prima venne la sua risata; poi Dae Hyun si girò nuovamente nella loro direzione ed allungò la mano per accarezzare dolcemente la testa della ragazza. — Sei così innocente! In queste due settimane verrai mangiata viva — sentenziò. Finì di vezzeggiarle il capo ed appoggiò il mento sullo schienale del sedile, come in attesa di una replica da parte delle due.

Dan Bi si morse il labbro inferiore ed increspò la fronte. — Continuo a non capire cosa intendete... — mormorò, lanciando un'occhiata preoccupata alla sua migliore amica. Si sentiva una completa idiota, infatti le sue guance si colorarono velocemente di un rosso acceso.

Dae Hyun smise di sorridere ed un'espressione falsamente preoccupata si fece largo sul suo bellissimo volto. — Oddio Santo — imprecò. — Rin Hee-ssi, ti prego, proteggila.

— Il grano è arso, Dannie, — rispose Rin Hee, ignorando il ragazzo ed emettendo uno sbuffo colmo di frustrazione. — Sung Jin è arsa, come il grano.

— Ergo, — aggiunse lui, sollevando un indice, — è in astinenza da scopate. Vuole fare sesso. — E completò il tutto con un largo, gioioso e puro sorriso, che faceva a pugni con quanto aveva appena detto.

Dan Bi, se possibile, divenne ancora più rossa. Sentii indistintamente Ha Gi e Sung Gi che scoppiavano a ridere sguaiatamente ed abbassò la testa, in totale imbarazzo.

Young Jae si inserì nella conversazione, sistemandosi gli occhiali sul naso con fare annoiato: — L'inserzione del pene nella vagina, Dan Bi.

— Ho capito! — squittì lei. Il viso le andava a fuoco come se l'avessero toccata con un tizzone ardente. Poi, inaspettatamente, anche lei rise di gusto. — Come ho fatto a non capirla? — domandò, asciugandosi una lacrima formatasi all'angolo dell'occhio.

Lei era fatta così: non arrivava subito ai doppi sensi. Non che fosse una santa nata e cresciuta; a volte anche lei faceva battutine di pessimo gusto, ma... bisognava spiegarle per bene tutto il meccanismo.

— Neanche io l'avevo capita, se ti può consolare. — Jun Hong, appena entrato nel bus, le rivolse un sorrisetto incoraggiante accompagnato da un pollice alzato. Dan Bi sollevò lo sguardo nella sua direzione ed annuì, felice: — Almeno non sono sola!

Jong Up, dietro di lui, si guardò attorno con aria spaesata. — Capito cosa? — domandò, grattandosi la nuca. Jun Hong fece le spallucce e lo guidò verso due posti vuoti, tentando di spiegargli cosa era appena accaduto.

Dan Bi appoggiò la testa sullo schienale e chiuse gli occhi.

Le voci dei compagni le arrivarono alle orecchie in un cicaleccio sommesso ma, stranamente, la cosa non le diede fastidio. Anzi, era piuttosto rilassante. E poi adorava farsi gli affari degli altri senza che questi ultimi lo sapessero.

— Bbang, hai portato le tue medicine? — Questa era indubbiamente la voce bassa e sexy di Him Chan. Il suo tono era preoccupato e materno allo stesso tempo, cosa che sorprese la ragazza.

Dan Bi sollevò le palpebre e gettò un'occhiata ai due. — Yong Guk, sei malato? — domandò, sinceramente angosciata da quella scoperta.

Lui si voltò nella sua direzione e le mostrò un'espressione dolcissima. — No, no, tranquilla. Sono solo allergico al limone, ed ho bisogno di prendere delle pastiglie qualora ce ne fosse un po' nel cibo che sto mangiando. Tutto qui.

Him Chan ridacchiò con scherno. — Sei davvero brava ad origliare, Dan Bi-ssi.

Lei inclinò la testa di lato, sbatté le palpebre e sorrise. Il commento acido del ragazzo non l'aveva scalfita per niente. — Davvero? Questo è il primo complimento che ricevo da parte tua, grazie! — Detto questo, alzò un sopracciglio davanti alla smorfia di disappunto formatasi sul viso del compagno.

— Niente da fare, Kim, — soggiunse Sung Gi, con un che di velenoso nella voce, — Dan Bi non se la prende per così poco. Finiscila di cercare inutilmente di ferirla. È troppo intelligente per cadere in una delle tue inutili ed infantili trappole.

Him Chan la guardò intensamente. — Oggi sei più acida del normale.

— E tu più celebroleso.

— Acida.

— Idiota.

Acida — insistette lui, per poi farle la linguaccia.

Sung Gi sbuffò, stufa marcia, si alzò dal sedile e si diresse a grandi falcate verso quello del giovane. Sembrava davvero incazzata, e la cosa non era buona. Affatto.

Ha Gi rise come una matta battendo le mani, esaltata, ed incitò una rissa. — Tagliagli le palle, Unnie! — strillò, mentre roteava un pugno in aria.

Dan Bi tentò inutilmente di fermare la più grande prendendola per il polso, ma Rin Hee scosse la testa. — Him Chan se lo merita, lasciala fare. — Un luccichio di divertimento brillava nei suoi occhi scuri.

Sung Gi, intanto, si era messa a gridare ad un palmo dal viso di lui. — Mi sono davvero frantumata i coglioni di te! ‒ Pugno sulla spalla. ‒ Se devi prendertela con qualcuno, fallo con me! Non con Dan Bi-ssi, che non ti ha fatto niente!

Dae Hyun prese il telefonino e lo puntò sulla coppia, sghignazzando. Young Jae gli suggerì di mettere via l'aggeggio, dal momento che Sung Gi avrebbe potuto strappargli gli intestini se avesse scoperto che stava registrando la discussione. Ma l'amico non lo ascoltò. Come al solito, del resto.

— Come ti scaldi! Stavo solo scherzando! Neanche si è arrabbiata, Cristo Santo!

Yong Guk sospirò rumorosamente e decise di intervenire una volta per tutte. — Dai, ragazzi, basta. — Il suo enorme sorriso e la voce calda e velluta ebbero il potere di calmare entrambi. — Chan-ssi, chiedi scusa a Dan Bi-ssi. Sung Gi, vai a sederti. Tra poco partiamo e potresti cadere. — Lei rivolse un ultimo sguardo glaciale al rivale e si accomodò nuovamente al suo posto.

Uno sbuffo. — Scusa, Dannie. — Dan Bi sbarrò gli occhi, incredula, davanti a quelle parole pronunciate da Kim Him Chan in persona. Non pensava che il compagno fosse in grado di scusarsi, a dir la verità. Era sempre stato un tipo vanitoso, orgoglioso fino alla punta dei piedi e sicuro di sé come pochi: non chiedeva mai perdono, per lui era qualcosa di umiliante.

— Non fa niente, — disse lei, — lo hai detto anche tu. Non mi sono arrabbiata.

Rin Hee fece una smorfia e le diede un buffetto sulla spalla. — Avresti dovuto. Sei troppo buona, accidenti. Devi cacciare le palle!

— Concordo, — intervenne prontamente Ha Gi, sporgendosi in avanti, — lascia che ti mostri come si fa. Dae Hyun-ah! — Pronunciò le ultime due sillabe a voce alta.

Il diretto interessato saltò su. — Presente! — urlò, mentre agitava il braccio in aria.

Sung Gi le tappò la bocca prima che l'amica potesse dire qualcosa di veramente volgare in presenza dei professori.

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Arrivarono a destinazione dopo tredici ore esatte. Il pullman si fermò in un parcheggio apposito, davanti ad un autogrill e situato in mezzo ad alberi in fiore. I ragazzi proseguirono a piedi, portandosi dietro le valigie e guardandosi attorno con aria sorpresa e spaesata.

Dan Bi trovava il posto davvero stupendo: il sentiero che portava al campo dove avrebbero soggiornato era asfaltato, circondato da piante, cespugli e fiori dall'aspetto stravagante. In aria vi era un profumo dolciastro, piacevole, ed il cinguettio degli uccelli ed il vento che soffiava tra le foglie creavano una sinfonia perfetta per quella gita.

— Non è bellissimo? — sussurrò a Rin Hee, che camminava alla sua sinistra. L'amica sembrava affaticata, dal momento che si stava portando dietro ben due trolley, infatti la guardò malissimo ed emise un gemito prolungato.

Dan Bi, allora, decise di spostare il suo entusiasmo in direzione di Young Jae. Il ragazzo era accanto a lei, a destra, ed era sovraeccitato quasi quanto la ragazza. Tuttavia cercava di nascondere il suo entusiasmo, soprattutto a causa dei due professori che camminavano davanti alla classe. — Non è bellissimo, Young Jae-ssi?

Lui le indicò un fiore dalle foglie ovali, di colore verde-grigiastro. — Quello è un crisantemo, — disse, — se non viene esposto a temperature molto elevate, rifiorisce ogni anno in autunno.

Dan Bi aveva gli occhi che brillavano. — È fantastico! — esclamò, con un sorriso che andava da un orecchio all'altro. Amava la natura con tutta se stessa: essere in campagna, per lei, era un sogno che si avverava.

Invece, qualcuno non era per niente contento di essere lì. — Questo posto è dimenticato da Dio — squittì Sung Jin, con una voce irritantemente acuta. La frase fu seguita da un lamento prolungato ed un verso colmo di disgusto.

Dan Bi si voltò nella sua direzione e sghignazzò nel vederla in difficoltà: la compagna non riusciva a trasportare l'enorme quantità di borse e borsette che si era portata dietro, e sembrava sull'orlo di una crisi nervosa. — Che schifo, le mie scarpe nuove! — Bo Na le lanciò un'occhiatina divertita e le passò davanti, dandole una violenta spallata.

Dan Bi non avrebbe dovuto essere felice per le disgrazie della ragazza, ma quel giorno proprio non la sopportava. — Hai bisogno di aiuto, Sung Jin-ssi?— domandò educatamente, tentando di celare la nota di divertimento nella sua voce.

— No — ringhiò in risposta l'altra. — O meglio, non da te. — Cercò qualcuno con lo sguardo ‒ Dan Bi era fermamente convinta che si trattasse di Him Chan, il quale era a capo della fila a parlare con Yong Guk ‒ ma, non trovando quella persona, si concentrò sul povero Jong Up.

Il giovane era dietro di loro, ed osservava il paesaggio con un tenero sorriso stampato sul volto. I capelli grigi gli ricadevano sulla fronte in una cascata disordinata, rendendolo ancora più adorabile: pareva un bambino finito in un mondo sconosciuto.

Aveva una sacca blu in mano ed uno zaino nero in spalla.

— Jong Up oppa ~ — cinguettò Sung Jin, avvicinandosi pericolosamente a lui. Il ragazzo cadde dalle nuvole e sbatté le palpebre. — Oh, Sung Jin-ssi. — Le sue guance si colorarono di un rosso acceso. — Cosa posso fare per te?

Young Jae storse il labbro superiore in una smorfia contrariata. — Non ci posso credere — sbottò. — Quel povero cristo non è un mulo.

Dan Bi annuì, assottigliando gli occhi. Jong Up, intanto, aveva preso due delle valigie di Sung Jin da terra e per poco non cadde a causa del troppo peso. La compagna, d'altro canto, non lo degnò più di uno sguardo ed ancheggiò avanti, in direzione delle sue amiche.

— La odio.

— Povero Jong Uppie.

Un urlo disumano proruppe, successivamente, dalle labbra di Ha Gi. La ragazza si era fermata in mezzo al sentiero con gli occhi assatanati puntati sul cellulare: — Non c'è campo, — ansò, — neanche una tacca. Ora come faccio a controllare le notifiche?!

— Choi, mi hai fatto morire dalla paura, — sbottò Dae Hyun con un che di divertito nascosto nelle parole. Le passò accanto e si leccò il labbro inferiore con fare sensuale, per poi affermare: — Pensavo fossi caduta di testa.

Ha Gi gli fece il verso. — Stai zitto, Jung. Non far finta di non essere dipendente da internet. — Ficcò il telefonino in tasca e riprese la marcia, pestando il terreno con forza.

Sono dipendente da internet, — gridò Dae Hyun nella sua direzione, — ma sto trattenendo le emozioni dentro di me, come fanno gli eroi. — Detto questo, fece un movimento secco con la testa per spostare il ciuffo ricadutogli sull'occhio sinistro ed avanzò allegramente.

Young Jae scosse la testa ed affrettò il passo, mentre Dan Bi ridacchiò.

Non vedeva l'ora di iniziare la "vacanza".

[A/N]: belloh! /imita un minion. allora, i ragazzi sono arrivati. MUAHAHHA. questi primi capitoli sono più che altro incentrati sul loro rapporto e sui loro caratteri; la parte eccitante arriverà in seguito. 

quindi. che ne pensate dei personaggi? 

Eniueioh. in questo momento sto continuando la raccolta di OS sui BAP, scrivendo quella su Damchu... quindi aspettatevi un altro aggiornamento tihihi. 

bye bye. 

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