•Occhi color ghiaccio•
-Amore esco-
Gridai a squarciagola per sovrastare il rumore della televisione, afferrai la borsa dalla sedia che si trovava in cucina e mi avvicinai all'uscio del nostro piccolo nido.
-Kim quando torni?-
chiese Harris con addosso il pigiama, si alzò dal divano per venirmi incontro.
-Non ne ho la più pallida idea, i turni sono veramente lunghi, non mi aspettare se faccio tardi, scaldati il brodo di ieri sera-
Lui sorrise scostandomi una ciocca di capelli dal viso.
-Credo che opterò per una tazza di cereali, i nostri preferiti, quelli al cioccolato-
Mi strinse il viso lasciandomi sulle labbra un casto bacio a stampo.
-Ti amo- Mormorai avvicinandomi alla porta, ero triste di dovermene andare ogni sera ma lo facevo per noi, per sopravvivere economicamente.
-Prima o poi ti farò smettere questo lavoro del cazzo, fidati-
Sentii mentre i miei piedi stavano ormai calpestando gli scalini del condominio.
Quel piazzale arido ed estremamente grigio mi metteva ansia ogni volta, soprattutto quando calava il sole facendo emergere il buio.
Non c'era nemmeno un lampione ma nonostante ciò raggiunsi come al solito la portiera del nostro maggiolino grigio e partii lasciandomi alle spalle la tranquillità.
Per raggiungere la discoteca nella quale lavoravo ci vollero circa venti minuti a causa del traffico, la destinazione si trovava precisamente nel Theater District una zona molto famosa di Manhattan a New York , la parte occidentale di Midtown. Lì c'erano molto di più di semplici discoteche, era il luogo del divertimento per eccellenza.
Fiumi di persone che seguivano la massa a testa bassa, illuminate dalle luci degli immensi grattaceli.
Per fortuna i dipendenti avevano accesso al parcheggio riservato, almeno potevo risparmiare del tempo senza dover cercare un posto auto a pagamento.
Mi guardai nello specchietto, ripassai le labbra con un rossetto rosso e sistemai i capelli biondi cercando di stirarli con le mani.
Poco dopo mi ritrovai dentro pronta ad affrontare l'inferno per un'altra volta.
-Buonasera Barbie -
Gridò Holy, la ragazza con la quale lavoravo da mesi.
-Sempre con questo soprannome!
Lo sai quanto odio le barbie-
Risposi e subito dopo mi posizionai dietro al bancone del bar dove ero costretta a servire drink, tormentata dall'odore dell'erba.
-Ha detto il capo che ti vuole nei camerini, credo che una delle ragazze si sia sentita male-
Io scossi la testa prendendo un cencio e del detersivo.
-Non mi dire che hanno vomitato di nuovo, ma perché non mangiano normalmente invece di fare quelle diete del cavolo-
Holy annunciò un sorriso, adoravo il tipo di ragazza che era, una con le palle, diretta, determinata.
Con quei capelli blu, piercing e tatuaggi in ogni parte del corpo.
Attraversai tutta la pista cercando di non farmi sbranare da qualche caso umano ma senza riuscirci.
"Splendore dammi un bacino" "ei bella biondona" "cameriera mi faccia un sevizio completo"
Commenti orribili mi penetrarono le orecchie facendomi pentire di aver accettato
quell'incarico.
Sentii una spalla colpirmi con forza il petto tanto da farmi gridare, alzai lo sguardo rapidamente con furore.
-Cristo un po' d'attenzione, che fastidio voi ubriaconi, fate proprio venire il mal di stomaco-
Pronunciai prima di incrociare gli occhi di un uomo, occhi che mi colpirono, dalle ciglia folte e scure a differenza del loro colore chiaro come il ghiaccio.
Scesi rimanendo imbambolata da tanta bellezza e subito dopo intravidi delle labbra rosse e carnose messe in risalto dagli zigomi.
Spalancai leggermente la bocca sentendo una presa allo stomaco.
O io mi trovavo in paradiso o dal cielo era appena decollato un angelo.
-Scusami-
Mi bisbigliò all'orecchio con voce rauca, il suo profumo mi raggiunse nonostante il caos che mi circondava.
Una colonia a me sconosciuta dall'odore incantevole, un misto di pino e muschio.
Scacciai tutti i pensieri che in quel momento stavano albergando la mia mente e lo sorpassai senza rispondere.
Come mai un uomo come quello si trovava lì, nel Ne-Yo club, uno evidentemente ricco, vestito fin troppo bene, giacca e cravatta.
Tutto ciò era insensato.
-Finalmente Kim, vieni veloce-. Gridò Chad o meglio dire il "capo".
Entrai nei camerini e mi ritrovai circondata da modelle alte,scarne e mezzo nude.
Mi osservai bene intorno ma nessuna di loro stranamente aveva vomitato.
Lo raggiunsi, si trovava vicino alle scale che conducevano al podio nel quale si esibivano le ballerine.
-Che buona idea, adesso vai-
Io sgranai gli occhi senza capire di cosa stesse parlando.
Perché mi stava indicando il palco?
-Quale buona idea?-
Domandai portandomi una mano nei capelli.
-Che buona idea portare il cencio e lo spray sgrassante, così mentre ti esibisci puoi far finta di pulire, ai ragazzi piacciono le cameriere-
Chad mi afferrò per una mano trascinandomi per le ampie scale nere.
-Ma cosa devo fare?-
Chiesi ancora continuando a non capire ciò che stava accadendo.
-Eleonor, la ragazza che fa la lap dance si è sentita male e ha deciso di tornare a casa, tu adesso devi prendere il suo posto, esibisci meglio che puoi, spogliati un po'.
Mi sentii mancare l'area mentre un ansia tremenda Si impossessò del mio corpo facendomi tremare le gambe.
-O Cristo no, io proprio no, non sono la persona giusta, non so nemmeno ballare, non ho mai ballato-
Le mie lamentele non bastarono, in pochi secondi mi fece scivolare sul palco e per inaugurare la mia entrata caddi.
Tutti si misero a osservarmi aspettandosi qualcosa.
In quell'istante bestemmiai circa ottanta volte, mi trovavo a terra, al centro dell'attenzione e sola.
Non sapevo cosa fosse peggio, provare ad alzarmi e fare qualcosa o rimanere lì, ferma, ridicolizzata da tutti.
Ci pensai qualche istante ma poi il frastuono fastidioso del microfono mi svegliò dal vortice nel quale stavo viaggiando.
-Ecco qui per voi Kim, la bionda cameriera del Ne-Yo direttamente sul palco per stupirci.
Facci vedere quello che sai fare -
Disse Chad stringendo il microfono, mi fece segno di alzarmi e di raggiungere il palo.
-Niente paga per due mesi-
Sussurrò obbligandomi a fare quello che voleva.
Che fastidio dover sempre sottostare a emerite teste di cazzo.
Mi alzai stufa di dover sempre fare quello che desideravano gli altri e raggiunsi il capo.
-Fanculo-. Sussurrai spingendolo via per poi far cadere a terra, il cencio e il detersivo.
Mi avvicinai sempre di più ai ragazzi che urlavano sotto il palco sperando di vedermi mezza nuda.
Tra tutti gli sguardi intravedi il suo, il ragazzo di poco prima, quello dagli occhi di ghiaccio.
Mi sciolsi il grembiule che usavo per servire drink e lo lasciai cadere sopra le teste vuote di quegli inutili esseri.
La musica si alzò e le luci pure, lo sconosciuto mi fece l'occhiolino, si avvicinò all'uscita di sicurezza e mi fece segno di seguirlo.
Rimasi confusa.
Non vedeva dove mi trovavo?
Non capiva che non sarei potuta scendere per raggiungerlo?
In realtà sapeva tutto, tutto era stato programmato.
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