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2.

Stiles'pov.

La giornata passò velocemente.
Appena arrivato mi si era affiancato un ragazzo dai capelli scuri con la pelle color cioccolato e gli neri come petrolio, si chiama Scott da quanto sono riuscito a capire.
Mi ha mostrato le aule, i laboratori, le palestre e il cortile esterno.
La prima ora fu di matematica.
Mi piace la matematica, e soprattutto la logica.
Durante la lezione furono spiegati diversi argomenti dei quali capii solo una parte, così presi i miei tre evidenziatori e iniziai a sottolineare il libro: il verde per ciò che avevo capito, il giallo per ciò che non era del tutto chiaro e il rosso per segnare le cose incomprensibili.
Dopo matematica le ore passarono confuse, tutte uguali e tutte estremamente pallose.
Al suono della campanella di fine giornata decisi di prendere il mio pranzo e di andare a mangiarlo in giardino sullo spiazzo verde davanti il campo di atletica, a quell'ora deserto.
Stavo per addentare il mio sandwich al burro di arachidi quando sentii una mano sulla spalla e una voce allegra proveniente da appena dietro di me.
- Hey! Stiles giusto? Sono...- non lo lasciai finire la frase è annuii dandogli il permesso di sedersi, aveva icapelli neri arruffati sul viso.
- Sì so chi sei. Non soffro di alzaimer Scott.- Addentai il mio pranzo facendo un lieve sorriso stranamente felice di avere qualcuno vicino.
Scott sorrise tirando fuori dallo zaino il suo pranzo che consisteva in una scatola di pasta al tonno e una bustina con dei pezzi di mela.
Finii il panino nello stesso momento in cui lui finii la pasta, cosa praticamente impossibile dato che avevo uno, iniziato prima di lui, due, il mio panino era metà della sua pasta.
Probabilmente aveva fame e aveva mangiato molto veloce. Fa male mangiare troppo veloce, ma decisi di starmene zitto ed evitare di infastidirlo avendo paura che potesse andarsene.
Aprì la bustina con la mela tagliata a tocchetti e sorrise girando il viso verso di me porgendomelo.
-Ti va un pezzo?- sorrise. Aveva dei denti bianchissimi.
Annuii e feci per prenderne uno quando lui ritirò la mano e fece un sorriso prendendo un tocchetto in mano lanciandomelo.
Mi cadde addosso e io lo guardai alzando un sopracciglio. Che diavolo stava facendo?
Quando capii le sue intenzioni sorrisi e annuii.
-Vai.- Ne lanciò un altro e, stavolta, mi mossi e lo presi prontamente fra i denti. Batté le mani compiaciuto e mi passò il pacchetto facendomi capire che stava a me lanciare.
Inutile dire che il pranzo finì in una battaglia a colpi di dadini di mela.
Verso le 3 decisi di tornare a casa.
Scott e io ci salutammo appena usciti dal cancello e mi direzionai verso la centrale di polizia che dista appena un chilometro a piedi.
Quando arrivai notai che c'era una strana agitazione e tutti passavano ansiosi da una stanza all'altra, portandosi dietro foglie e scartoffie varie.
Decisi di non prestarci troppa attenzione e mi incamminai in direzione dello studio di mio padre.
Svoltai l'angolo entrando nel corridoio alla fine del quale vi era la porta con su scritto a lettere maiuscole: UFFICIO DELLO SCERIFFO.
Mi avvicinai e appena misi la mano sulla maniglia della porta per aprirla un agente aprì dall'interno spingendo fuori qualcuno che finì addosso.
-Ehy!- dissi alzando la voce ma appena alzai gli occhi incrociai due fari verdi posti esattamente a qualche centimetro dai miei, mi si spezzarono le parole il gola. Quegli occhi erano...così intensi che per qualche attimo non riuscii a pensare a nient'altro.
Erano spaventosamente belli.

Derek's pov.

"Merda" pensai, erano riusciti a beccarmi.
Lo sceriffo si portò due dita alla bocca e fece un fischio per richiamare l'attenzione di due uomini che spuntarono qualche minuto dopo dal sottobosco.
Fui ammanettato e scortato fino alla macchina con i lampeggianti sul tetto, parcheggiata a circa cinquecento metri dalle rovine della casa.
Per tutto il viaggio stetti in silenzio seduto a destra del sedile posteriore dell'auto, con a sinistra uno dei due ceffi che mi osservava di tanto intanto.
Sbuffai, alzai gli occhi e vide che lo sceriffo, che stava al volante, mi fissava dalle specchietto retrovisore.
-Allora- cominciò mentre faceva svoltare l'auto per iniziare a percorrere la strada principale che arrivava sino al centro della cittadina.
-Come ti chiami ragazzo? - continuava a fissarmi.
-Non ho fatto nulla. Non dovrei essere qui.- risposi freddamente mentre continuavo a guardare fuori dal finestrino posteriore l'asfalto che correva veloce sotto di noi.
-come ti chiami?- ripeté una seconda volta ignorando totalmente la mia affermazione.
-Derek. Derek Hale.- dissi portando gli occhi sullo specchietto per vedere se mi stava osservando, guardava la strada.
- Che ci facevi nel bosco Derek?- chiese nuovamente prima di inserire la freccia per svoltare a sinistra.
Rimasi in silenzio tornando a guardare fuori.
-Ti ho fatto una domanda. Che ci facevi alle rovine?- disse puntando gli occhi su di me.
-È casa mia.- dissi freddamente ponendo fine a quell'irritante interrogatorio.
Dopo qualche minuto l'auto accostò e i due agenti mi fecero scendere portandomi dentro la centrale. Ero seriamente spaventato ma decisi che non era il caso di darlo a vedere, mi fecero sedere su uno sgabello nell'ufficio dello sceriffo e mi ammanettarono al tavolo.
-Aspettaci qui. Non muoverti- esattamente quanto possono essere idioti quei due? Mi avevano appena ammanettato, a un tavolo. Dove diavolo potevo andare?
-Sissignori- dissi prendendoli in giro.
-Ma fossi in voi sbarrerei le finestre, non si sa mai- gli feci un occhiolino con un sorrisino compiaciuto stampato in faccia e li salutai,  entrambi sbuffarono alzando gli occhi al cielo.
Restai solo per circa venti minuti.
Mi guardai intorno più volte studiando lo studio. Quello che uscì fuori dall'osservazione fu: fogli, fogli, fogli,cartelle, fogli, fogli, fogli...
"E poi si lamentano del disboscamento" pensai scuotendo la testa; in quel momento si aprì la prta ed entrarono lo sceriffo, i due ceffi e un terzo tizio in giacca e cravatta.
-Buongiorno- mi disse iniziando a sfogliare delle pagine da una cartella.
- A lei.- risposi studiandolo.
Lo sceriffo dovette aver intuito la mia curiosità  così, dopo essersi seduto al suo posto di fronte a me mi presentò l'uomo.
-Lui è Clay Hunderson, procuratore distrettuale. - annuii guardandolo, che diavolo ci faceva qui un procuratore distrettuale? Decisi di non fare altre domande.
L'interrogatorio durò due ore. Non ce la facevo più quando lo sceriffo mi disse che mi avrebbe lasciato tornare a casa a patto che non fossi più tornato nel bosco, glielo promisi. Avevo le dita incrociate.
Uno dei due ceffi mi prese per la giacca di pelle nera e mi sollevò di peso dalla sedia portandomi alla porta, appena misi piede fuori mi scontrai con un'altra persona che stava entrando. Aveva gli occhi color cioccolata e un profumo di aghi di pino addosso.

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