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Capitolo Ventisette


<<Allora che cosa ne pensi?>>. Domanda con voce stridula Jane mentre si muove davanti allo specchio.

<<Carino, mi sembra adatto>>. Farfuglio facendo un lungo sospiro e gettando la schiena sulla poltroncina.

<<Ti prego Katherine, questo è il ventesimo negozio che visitiamo in cui dici esattamente la stessa cosa. Se volevo farmi consigliare da un cadavere, sarei andata a trovare mia nonna al cimitero>>. Rotea gli occhi, intrecciando le braccia e piantando le suole delle scarpe a terra.

<<Povera nonna Candice, neanche da morta la lasci in pace>>. Faccio un mezzo sorriso spontaneo.

"Non si trattiene, seguendo la mia stessa espressione e ritornando nei camerini frettolosamente va a provare l'ennesimo vestito di questa mattinata lunghissima. Il gala in maschera che ha organizzato si sta avvicinando e da organizzatrice desidera avere il vestito più bello, anche se sono sicura, da invitata sarebbe stata la stessa cosa".

"Ritorna subito indossando un vestitino completamente rosa che arriva circa sopra il ginocchio. Si guarda poi, m'invita a dare la mia opinione e, storcendo il naso, comprende subito che non è adatto, fiondandosi alla ricerca di qualcos'altro".

"Io me ne sto qui, tra le sue domande e le mie mille paranoie mentali cui cerco sempre di dare il giusto freno, per sentirmi libera in ogni caso, anche se questa vita che sto vivendo mi sembra tutt'altro che darmi la possibilità di scegliere".

"Tre giorni fa, quando ho incontrato per l'ultima volta Alexander, andarmene così senza nemmeno un ultimo saluto mi ha fatto molto più male di quanto riuscissi a comprendere. Ho immaginato mille versioni diverse della faccenda, di questa vita strana, dell'arrivo di Allison e di che cosa sarà il futuro ma in nessuna, in nessun caso, mi sono vista ancora tra le sue braccia; ho quasi paura che il mio sesto senso mi stia dicendo qualcosa di ciò che accadrà e che io, abbagliata dal desiderio di riaverlo, non sia capace di rendermene conto in maniera effettiva".

"Mi manca e fingere che non sia così è qualcosa che non sono capace di fare. Ho detto di voler essere la donna e la vampira forte di cui ho bisogno e ci provo, in ogni istante della mia vita. Quando si tratta di me stessa io non ho dubbi ma non appena sono sola o qualsiasi cosa, mi riporta alla mente quanto lo amo, la mia forza trabocca facendo di nuovo spazio a quell'insicurezza che sto cercando di eliminare o, almeno, di reprimere".

<<Katherine?>>. Jane schiocca le dita davanti ai miei occhi.

<<Sì, dimmi>>. Cerco svelta una posizione comoda, sembrando interessata.

<<Allora, di questo che cosa ne pensi?>>. M'indica.

"Alzo lo sguardo lentamente ma non appena osservo ciò che indossa rimango a bocca aperta. Un abito completamente d'orato stretto e scollato con maniche di velo finissimo. Si stringe intorno alla vita intrecciando un ricamo a forma di onde nere che danno all'abito un tocco in più. Scende a sirena sfumando tonalità diverse di dorato a ogni tulle, per finire con uno strascico poco lungo ma che poggia elegantemente sul pavimento. Prende l'abito tra le mani, girando su se stessa e senza smettere di ridere dalla felicità".

"Io muovo la testa in segno di conferma che l'abito è bellissimo, ma non potrei dirlo se non fosse lei a indossarlo. Sembra fatto a posta per Jane, l'abito che cercava. I suoi capelli biondi e lisci cadono delicatamente sulle spalle mentre prende una maschera di prova e la poggia sugli occhi continuando a ridere".

<<Sono pronta per la festa>>. Fa un tono di voce misterioso.

<<Jane sei bellissima, quest'abito è... incredibile, fatto per te>>. Le dico prontamente, continuando a guardarla.

<<Ti ringrazio Katherine Davis, non hai perso il tuo buon gusto dopotutto>>. Mi risponde, con una linguaccia e mettendosi di fronte a me.

<<Non vedo l'ora che arrivi questo gala. Sarà importantissimo e poi, John mi ha regalato questo obbligandomi a indossarlo... così non può confondermi con nessuna>>. Mi porge il braccio, indicandomi un braccialetto finissimo ma incastonato di diamanti.

<<Sono senza parole... >>. Le rispondo, sfiorandolo appena.

<<Anch'io... beh, in realtà immaginavo fosse un anello di fidanzamento... ma a quanto pare, non è pronto per questo>>. Fa spallucce, sedendosi accanto a me.

<<Comunque è un Oscar De la Renta>>. Indica l'abito continuando a parlare prima di fare un lungo respiro.

"Mi acciglio mentre noto che mi fissa con quello sguardo che vuole dire ogni cosa ma che preferisce sentirlo da me che tirarlo fuori ancora una volta sembrando una specie di analista. Mi fingo interessata a tutt'altro, sorridendo a malapena e cercando qualsiasi cosa nella stanza che possa attirare la mia attenzione".

<<Dovresti provare anche delle scarpe>>. Dico, alzandomi in piedi e avvicinandomi quasi di corsa a uno scaffale pieno di scarpe con il tacco.

<<Quelle non mi piacciono, sinceramente... vorrei andare in un altro negozio>>. Si avvicina subito, facendo una smorfia di dissenso.

"Non le piacciono eppure tutte costano un occhio della testa".

<<Bene. Allora possiamo andare... su togliti quest'abito e compralo>>. Guardo il cartellino e poi, le indico l'uscita con aria buffa, di chi va di fretta.

<<Lo so, costa molto ma è per una buona causa e poi, è bellissimo>>. Batte le mani convinta della sua scelta.

<<Dovresti seriamente pensare che è un evento importante per comprare un abito del genere e indossarlo una sola volta>>. Rispondo, ironizzando sul suo modo di convincersi.

<<Oscar ha rubato il mio cuore, che cosa posso farci. Tu perché intanto non mi parli del tuo? Mi sembra un po' a pezzi>>. Dice alzando un sopracciglio.

"Mi sono per caso gettata la zappa sui piedi? Oppure lei è troppo furba per pormi in questo modo la sua domanda?".

<<Non te lo aspettavi? Sapevi che te l'avrei domandato o credi che non mi fossi accorta di questa tua espressione?>>. M'indica con tono nervoso.

<<Jane...>>. Sospiro.

<<No Katherine, tu parlerai che ti piaccia oppure no>>. Alza di qualche tono la voce.

<<Ne abbiamo già parlato a sufficienza>>. Roteo gli occhi, esasperata dalla sua insistenza.

"Sono quasi sicura che non ne uscirò molto bene da questa situazione e che la voglia di sapere che cosa sta succedendo dovrà essere placata per forza con la verità. Quasi, quasi la soggiogo... penso tra me e me ironicamente; Jane potrebbe essere immune anche a questo, per il suo carattere insistente".

<<Kate, abbiamo parlato del modo in cui non vuoi dirmi nulla, non del fatto che adesso ti sei ridotta ad avere la stessa orribile espressione che avevi a casa tua anche quando usciamo>>. Aggrotta la fronte.

<<Janet basta, non preoccuparti. Io sto bene, mi sto riprendendo e non c'è nulla di sufficientemente importante che merita la tua e la mia attenzione>>. Faccio un mezzo sorriso, cercando di convincerla al meglio.

<<Quindi tu e Alexander avete risolto i vostri problemi. Siete tornati felici come un tempo?>>. Chiede, senza mezzi termini.

<<Che cosa? Beh, no. Ci siamo presi una pausa>>. Deglutisco a fatica, sembrando impassibile.

<<Come? Voi due... voi due vi siete lasciati?>>. Quasi urla con gli occhi fuori dalle orbite.

<<No, una pausa... non vuol dire che abbiamo chiuso per sempre>>. Getto fuori nervosamente.

<<Lo sai come finiscono le pause di solito? Poi, chi l'ha deciso... lui? E tu eri d'accordo?>>. Non trattiene la sorpresa.

<<Veramente, l'ho deciso io. Gli ho chiesto di darmi del tempo per riflettere>>. Confesso, facendo un breve sospiro malinconico.

<<Non mi mentire... tu hai chiesto ad Alexander una pausa? Ma come ti viene in mente?>>. È sempre più sbigottita, si passa una mano nei capelli e poi mi guarda seria cercando di ritrovare un po' di compostezza.

<<È la verità, che cosa credi? Che, solo perché lo amo più di me stessa, non sono capace di lasciarlo andare quando ho bisogno di riflettere su ciò che c'è realmente tra noi? Ti sbagli Jane, io lo amo... sul serio, non c'è niente che riesca a fare senza pensare a lui ma se non trovo me stessa, se non cerco di capire quando lui tira troppo la corda, io come sarò capace di reggere?>>. Dico troppo ad alta voce, cercando quasi di convincermi da sola.

"Lei sospira, così lievemente che mi lascia pensare di aver trattenuto l'aria finora. Mi guarda ma più che altro sembra sconvolta dalle mie parole, come se avesse sottovalutato la gravità della situazione e adesso non sa come darmi una mano. Lo capisco perfettamente, neanche io so' come uscirne nel migliore dei modi eppure sono quasi dispiaciuta di vederla in questo stato per colpa mia. Non voglio scaricarle le mie preoccupazioni o farle sentire il peso di qualcosa che lei non riuscirà mai a comprendere del tutto. Alexander ed io, il vampirismo e l'aver perso l'umanità, l'amarsi senza riuscire a cambiare".

"Sono cose che la metterebbero in una brutta situazione e se c'è una cosa di cui sono convinta è che ho bisogno di proteggere Jane. Finché lei resterà all'oscuro di questo mondo a cui ora appartengo, non ci sarà nessuno che proverà a immischiarla. Io ci sono entrata completamente e non ricordo neanche come sia accaduto... così di colpo, senza che me ne accorgessi".

<<Katherine... non so che cosa dire>>. Una nube di dispiacere le passa sul volto, marcando il tono della voce con una sorta di tristezza.

<<Non devi dire nulla Jane, va bene così>>. La rassicuro, facendo un breve sorriso.

<<Invece non va bene... che cosa sta andando storto? Guardami... io, sto preparando un gala dove ho invitato Alexander e te, per passare del tempo insieme ora che John verrà qui a Londra, ora che possiamo prenderci un po' di tempo per noi. Io, io ho desiderato tanto che fosse tutto perfetto per te... per me. Non riesco a vederti in questo modo>>. Abbassa lo sguardo sul bracciale, muovendolo lentamente con le dita prima di tornare a fissarmi con un'espressione che dice tutto.

"Soffre per me e questo mi spezza, completamente. È come una sorella, l'unica famiglia che realmente non mi ha mai lasciato un secondo e adesso, per colpa mia, devo vederla in questo stato. Finalmente la sua vita sta girando nel verso giusto: lei è tornata a Londra, verrà anche John, che le ha dato quel bracciale come segno del suo amore e poi, sorride... come una vera innamorata e la sua vita... la sua vita è... i miei pensieri si affollano, improvvisamente, cambiando rotta e lasciandomi un senso di confusione".

"Abbasso gli occhi mentre mi pervade una specie di rabbia, come quando vorresti che smettessero di parlare perché non riescono a capire, come se tu fossi praticamente in un altro mondo dove realmente sai che cosa significa soffrire... adesso capisco... io, io sto provando invidia e allo stesso momento sono arrabbiata con lei".

"Come posso dispiacermi per Jane quando sono io che soffro ogni giorno? Lei che cosa ne sa di vampiri, di morte, di persone che tornano in vita, di super poteri e tutto ciò che comporta amare un fottuto vampiro? Lei che cosa sa di tutto questo? La sua vita è ricchezza, un fidanzato perfetto e felicità. Come fanno le persone a non capire che questi non sono problemi se intersecano qualche difficoltà? Dov'è la mia breve difficoltà? Dov'è il mio ostacolo da superare quando a me sembra solo di sprofondare nell'impossibile?".

"Dov'è la mia possibilità di riuscire, quando Allison torna nella vita di Alexander ed io vengo trasformata senza motivo. Quando lui prima mi allontana e poi, mi rivuole, quando sono io a essere stanca di ogni cosa? Dov'è la mia possibilità di far sopravvivere ciò che amo quando sembra irrecuperabile?".

"Stringo i pugni lentamente, cercando di trovare il mio autocontrollo ma quando torno a guardarla mi sento combattuta; tra la voglia di dirle tutto e quella di assecondare le sue parole".

<<Non devi dispiacerti>>. Mi limito a rispondere.

<<Hai ragione, si risolverà... vedrai>>. Mi sorride convinta.

<<Le cose sono complicate, non so neanche io che cosa accadrà>>. Dico, seria in volto.

<<Katherine... lo so che non vuoi parlarne ma...>>. Mi prende la mani, invitandomi insieme con lei a sedermi sul divanetto.

<<Jane...>>. Sospiro.

<<No, non devi farlo se non vuoi ma ti prego, lasciati aiutare. Spiegami che cos'è accaduto>>. Mi guarda disperatamente.

"Mi mordo l'interno di una guancia, distogliendo lo sguardo dal suo viso rabbuiato. Come posso farlo? Non sarebbe giusto, dopotutto, me la sono cavata da sola finora e dirle delle mezze verità è sempre frustrante. Le sue mani mi stringono con forza mentre percepisco le sensazioni del suo corpo. È realmente dispiaciuta mentre il suo battito accelerato mi fa presupporre che sia preoccupata per me".

"Riesco a leggere questo di lei, eppure, io sono stata così egoista da provare invidia della sua vita da umana perfetta. Che cosa mi sta succedendo? Perché ho provato quella brutta sensazione e per di più sulla mia migliore amica? Sono una persona orribile, me ne rendo conto adesso e credo che non c'entri per niente il vampirismo. Questa è la mia collera, la mia paura di perdere Alexander per sempre e di non avere possibilità, nessuna, di essere felice come Jane e John".

<<Non meriti di stare male per me. Ne hai passate tante anche tu ed io non voglio rovinare la tua felicità Jane>>. Dico d'un fiato.

<<Io sono tua sorella Katherine, non un'amica qualunque. Io potrei anche essere nel giorno del mio matrimonio e correre da te se stessi male, per qualsiasi motivo e per qualsiasi persona; non ci penserei due volte>>. Alza il mio viso con le mani mentre con tono deciso mi risponde.

"La guardo, facendo cadere un sorrisino sulle mie labbra. Come posso aver pensato diversamente? Lei non demorderà mai, esattamente per questo motivo. Le mie paranoie hanno avuto il sopravvento ma ora capisco che niente riesce a cambiare l'affetto che provo per lei. È così, è mia sorella e questo legame indissolubile fa passare ogni cosa in secondo piano. Perché se qualcosa c'è di certo nella mia vita, è che io di lei avrò sempre fiducia. Lei è una mano pronta a sostenere ogni mio momento di debolezza".

<<Sono cambiata Jane, l'ho fatto involontariamente ma questo nonostante dovrebbe favorire la mia relazione con Alexander, si è rivelato un fardello. Lui non lo accetta, come se mi volesse per sempre esattamente come mi ha conosciuta ed io ho messo distanza tra noi perché ho bisogno di capire...>>. Le rivelo senza abbassare nemmeno una volta lo sguardo.

<<Che cosa hai bisogno di capire?>>. Domanda a bassa voce.

<<Se lui sarà capace di accettarmi per ciò che sono adesso>>.

<<Tu non lo hai fatto?>>. Continua a domandarmi, stringendo gli occhi a due fessure.

<<Che cosa intendi dire?>>. Mi acciglio.

<<Tu non hai accettato tutte le sue difficoltà, la sua personalità forte, tu non sei stata male perché l'amore ti lasciava passare sopra ogni cosa? Beh, lui dovrebbe fare lo stesso, se ci tiene davvero a te>>. Dice mentre il tono di voce si mescola tra nervosismo e delusione.

<<Non è così semplice...>>. Faccio una risatina sarcastica.

<<Davvero Katherine? Perché allora tu sei stata capace di adattarti alle sue difficoltà pur di stare con lui? Semplicemente perché per te era più importante non perderlo che altro. Avresti potuto lasciarlo andare mille volte ma non l'ho hai mai fatto e sono sicura che neanche adesso ci riuscirai, anche se saresti capace di ammettere che lui non fa per te, non sapresti comunque dirgli addio per sempre>>.

"Le sue parole sono cariche di rancore mentre sento esplodere dentro di me una miriade di verità che cerco di nascondere, ogni giorno, a me stessa. È vero, nonostante ogni cosa, sono certa di non essere capace di andarmene via del tutto dalla sua vita. Ci penso, immagino per un solo secondo di abbandonare per sempre il nostro rapporto, è all'improvviso un vuoto mi circonda lo stomaco, tutto diventa quasi rarefatto e sento il mio cuore andare in mille frantumi come se fosse ancora fatto di sangue e muscoli; come se fosse immortale per la mia forza ma debole, ancora, per l'amore che mi rende umana".

<<Katherine>>. Una voce familiare rompe i miei pensieri mentre guardo Jane alzare gli occhi in alto e accigliarsi in viso.

"Mi volto, quasi di scatto, osservando la figura dietro di me. Mi alzo in piedi, presa da un'adrenalina quasi repressa e fulminando con gli occhi la persona che mi si è posta davanti. I suoi capelli dorati che cadono ondulati sulle spalle, un cappotto nero che la ricopre interamente e quell'espressione, quella innocente espressione che fa il suo viso candido, ricoperto dalle sue rosee labbra e da quegli occhi azzurri che sembrano immergersi nelle profondità di ogni persona, senza avere paura di scoprire ogni suo segreto, anche il più oscuro".

<<Allison... che cosa vuoi?>>. Sbotto poco garbatamente.

<<Ho bisogno di parlarti, ti prego>>. Dice con tono afflitto.

<<Mi sono persa qualcosa?>>. Interrompe Jane, mettendosi proprio di fronte a noi.

<<No Jane... lei è Allison, un'amica di vecchia data di Alexander>>. La presento, indicandola mentre la bionda sorride brevemente.

<<Molto piacere>>. Stringe la mano a Jane che contraccambia subito.

"La mia amica la osserva cercando di capire lei chi sia ma non con pura curiosità bensì con circospezione come se avesse intuito che lei c'entri qualcosa con ciò che sta accadendo tra Alexander e me. Posa i suoi occhi di nuovo sulla mia persona, guardandomi con uno sguardo che conosco perfettamente. Ha capito e quel – amica di vecchia data – ha sicuramente destato la sua attenzione più di ogni altra cosa. Jane le sorride calorosamente lasciando la sua mano e posando ancora con nonchalance gli occhi su Allison".

<<Posso avere un attimo del tuo tempo? Lo prometto, sarò veloce>>. Mi chiede ancora lei.

<<Jane compra l'abito ti sta benissimo, io torno tra due minuti>>.

<<Certo>>. Sorride la mia amica prendendo lo strascico tra le mani e dirigendosi direttamente ai camerini.

"Io mi allontano, con Allison, quasi all'uscita del negozio stringendomi tra le braccia e usando l'espressione più nervosa che possiedo. Non mi piace che lei sia qui e che mi abbia cercata senza ritegno. Ho chiuso il discorso già con Alexander e vederla mi lascia solo più delusione. Tornerà mai da dov'è venuta senza impicciarsi più della mia vita?".

<<Che cosa vuoi?>>. Sbotto arrabbiata.

<<Vorrei che tu accettassi le mie scuse, il mio ramoscello d'ulivo nel voler essere la tua mentore e aiutarti con la forza che possiedi da vampira Kate. Non posso fare altro ma ti prego... ti scongiuro, non abbandonare Alexander in questo modo. Lui ha bisogno di te ed io non voglio essere la causa del vostro dolore>>. Risponde prontamente mentre cerca di trattenere un pianto.

<<Sei venuta qui perché ti preoccupi che Alexander stia soffrendo? Mi hai seguita addirittura con la mia amica per dirmi questo? Non è abbastanza convincente mi dispiace>>. Le sorrido in maniera beffarda.

<<No, tu ed io abbiamo il legame... lo sai, per me è più facile trovarti e sono venuta qui per cercare di aggiustare un problema che ho portato io... questa è la verità>>. S'avvicina fissandomi dritta nelle iridi.

"Vuole dimostrarmi la sua sincerità?".

<<Perché non sapevi che la tua presenza ne avrebbe portati molti qui a Londra?>>. Domando con finta sorpresa.

<<Non che saresti andata via da Rose Square e che cambiasse il vostro rapporto... non lo immaginavo>>. Abbassa il viso.

<<Rose Square... ora la chiama anche così...>>. Mormoro a bassa voce, con un sorrisino ironico.

"Già la casa di Alexander, la sua casa provvisoria, quella dove lei è andata a vivere senza pensarci due volte".

<<Di che cosa parli?>>. Domanda perplessa.

<<Vuoi fare una buon'azione per me? Rompi questo fottuto legame, tanto lo saprai fare no? Non sei la vampira con le emozioni più forte che esista? Rompi questo cazzo di legame e vai via per sempre, sparisci da me!>>. La prendo per un braccio mentre i miei occhi s'infiammano.

"Li sento quasi pulsare sotto a questo avventato senso di rabbia che mi pervade. Le sue labbra tremano da questo mio gesto impulsivo ma, quando la lascio andare, mi accorgo della sua mascella contratta e della sua espressione irritata che cerca di celare nel buonismo. Aggiusta il cappotto e, senza dire nulla, si volta andando definitivamente via dal negozio".

"Faccio un lungo respiro che rilascio pian piano permettendo al mio corpo di calmarsi e alla mia mente di avere un minuto di pausa. Vorrei liberarmi dai miei dannati pensieri e abbandonarmi finalmente alla pace di cui necessito. Mi giro, cercando di tornare ai camerini quando, distrattamente, mi accorgo che Jane è dietro di me".

"Come ho fatto a non percepirla? Sono troppo pensierosa".

<<Ora ho capito>>. Si limita a dire.

<<Che cosa?>>. Alzo un sopracciglio.

<<Ora ho capito chi è il vero problema di Alexander e te. È un sua ex per caso?>>. Mi domanda lasciandomi un momento scombussolata.

"Spalanco un po' la bocca, rimanendo completamente in silenzio dopo le sue parole. L'ha capito subito, com'è possibile?".

<<Credo proprio che lo sia>>. Continua.

<<Jane...>>. Rilasso le spalle mentre la mia espressione si trasforma, affranta da ciò che è accaduto.

<<Katherine>>. Mormora ma io non ce la faccio più.

"Mi avvicino di scatto, abbracciandola e lasciando cadere pezzi di me stessa sui suoi capelli perfetti e sul maglione che le ricopre le spalle. Ho perso ogni cosa e da questo momento anche la forza che mi convinco di possedere".

<<Jane>>. Singhiozzo, perdendo completamente il mio controllo.

<<Va tutto bene Kate, lasciati andare. Te lo meriti>>.





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Love u much,
R. E. Meyers

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