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Capitolo Trentasette


Dieci giorni dopo il ballo in maschera.

"Mi devo ricredere su tanti modi di pensare. Su quegli stereotipi che la società inventa attraverso le chiacchiere o su quelle che la gente preferisce ricordare come consigli, perché qualcuno già ci è passato o semplicemente perché è facile prendere una strada che sai già a che cosa porterà. Mi devo ricredere ma non solo su queste cose che ho imparato a pesare sotto un livello d'importanza minore ma anche su quell'idea infida che si era impossessata di me sulla questione del non riuscire a cambiare, di giustificare le incertezze e le paure sotto forma di una personalità che effettivamente, dentro di me, speravo sempre di abbandonare".

"Ho guadagnato una capacità di giudizio maggiore e anche se questo ha significato rinunciare a delle cose, l'ho fatto con la consapevolezza che fosse una mia scelta e dettata solo dal mio pensiero, senza che nessuno potesse permettersi di intralciarmi".

"Manca solo una settimana al Natale ed io quest'anno lo festeggerò tra le rive della splendida spiaggia su cui affaccia la villa di mio padre a Malaga. Questo luogo incantevole che vivo da tre giorni appena, ma di cui sono già innamorata. La sabbia bianca, il cielo che lotta per essere più azzurro del mare e questa ventata d'aria nuova e fresca che mi scivola sulla pelle sempre coperta di salsedine".

"È un mondo diverso, un luogo bellissimo ma che sprigiona la sua vivacità senza pensare a ciò che non è concesso. È un luogo che ho capito, non ha nulla a che fare con Londra. Le sue nuvole qui non ci sono, l'aria cupa non è conosciuta e soprattutto è un luogo che non mi appartiene. Questo mi affascina ancora di più. Solo quando ci ho messo piede ho capito per quale motivo mio padre sentisse la necessità di commerciare spesso in Spagna. Lui ama questo posto e il modo in cui ha imparato a pronunciare lo spagnolo, lo rende ancora più evidente. Anche se, ho visto anche un altro motivo per cui Malaga ai suoi occhi appariva come la città più bella del mondo: un motivo che si chiama Anita".

"Lunghi capelli neri e ricci, gli occhi nocciola e le labbra carnose. Alta, con due gambe mozzafiato e una carnagione baciata da sole che la rende una tipica donna del posto ma dall'accento grazioso. Anita ha il cuore di mio padre e se non lo avessero detto espressamente, lo avrei capito dal modo in cui si guardano negli occhi. Ed è bello, non posso negarlo, vedere che ci possa essere sempre una seconda occasione per far nascere un sentimento nei nostri cuori, nonostante ci sentiamo così fragili e ci dimentichiamo delle piccole cose che possono renderci felici realmente".

"Lei è un agente immobiliare e come si rispetti, ha una casa stupenda. La stessa in cui vive con mio padre ora e in cui io sono ospite per queste festività. Non mi sento ancora realmente a casa ma credo che sia normale adesso. Un po' per la poca confidenza e un po' per la situazione in generale. So' che ha un figlio che ci raggiungerà per le feste e tanti luoghi in cui Anita si è ripromessa di portami a visitare".

"Non immaginavo per niente che mio padre potesse ritornare a sorridere esattamente come se fosse un giovane ragazzo innamorato; lo vedo, nella sua quotidianità che è ritornato a stare bene con se stesso. Quest'aria nuova, questo cielo sempre limpido e la compagnia giusta. Se avessi scoperto della sua relazione in precedenza, come quando mia madre mi raccontò di aver conosciuto Eric, credo che l'avrei presa molto male. Ormai, con questa nuova coscienza, comprendo che la felicità non tutti la ritroviamo allo stesso modo e la via che si presenta sul nostro sentiero è giusto seguirla, se ci fa sentire in pace con noi stessi. Un comune dell'Andalusia, il luogo in cui è nato Pablo Picasso e una storia meravigliosa dietro che incornicia una città a cui mi sono legata subito".

"Credo che ci tornerò spesso, magari proprio per le vacanze".

"Distolgo lo sguardo dal laptop che ormai inquadra solo documenti per l'udienza di Natalie. Lavoro senza sosta per questo caso da mesi e sicuramente non lascerò all'accusa vincere così facilmente. Ho cambiato così tante volte la versione del mio discorso che quasi già lo conosco a memoria, ho studiato così tanti TG riguardanti il caso che so' più notizie false che veritiere su quel povero ragazzo. Ho gettato la spugna a un certo punto, sulla possibilità di evitare l'archiviazione del caso ma più guardo la situazione, più mi rendo conto che sarebbe una soluzione adeguata. Fino a quando non ci saranno sviluppi che potranno far maggior luce su quest'omicidio, anche se non credo che potrà essere vendicato un ragazzo ucciso da un vampiro".

"A meno che questo vampiro non abbia una vita sociale attiva, a tal punto da poter essere trovato, messo sotto torchio e magari trovare un nesso tra la sua vita e quella della famiglia Brown".

<<Katherine, c'è il pranzo... ci raggiungi?>>. Sento una voce alle mie spalle, dalla porta color sabbia. L'accento spagnolo di Anita è inconfondibile.

"I capelli legati in una coda di cavallo nera e riccia, la sua carnagione scura decorata solo da un filo di rossetto rosa, gli abiti stretti che incorniciano il fisico tipico della sua etnia. Una donna molto bella, giovane e fresca".

<<Vi raggiungo dopo>>. Le sorrido mestamente.

"Il cibo spagnolo mi piaceva tantissimo, ma ho la nausea solo al pensiero di toccare qualcosa di umano in questi giorni. Mi sto nutrendo regolarmente, e quando sono arrivata qua, ho trovato subito il luogo adatto a sfamare la mia sete. Il sangue, devo dire, è molto allettante e anche se non ho mai sentito la necessità di nutrirmi sempre, mi sono concessa una piccola pausa. Ero stanca di seguire regole che non avevo posto io dal principio e come vampira, ho deciso di godere quelle bellezze che sento di possedere".

"Mi reputo abbastanza coscienziosa da sapere quand'è il momento di fermarsi. Non ho nessun problema in questo e ciò mi fa capire una cosa cui non avevo mai dato peso: sono diversa da lui".

"Non ho mai combattuto questa mia realtà, non ho mai immaginato quali sarebbero completamente gli svantaggi e questo mi rende tutto più semplice. Mi fa accettare per ciò che sono. Credo, che se avesse fatto lo stesso, molte cose nella sua vita sarebbero andare in modo diverso, avrebbe potuto evitare anche la morte di Jennifer e quella presunta di Allison che lo ha cambiato radicalmente. Avrebbe potuto evitare il peso di questi errori che lo tormentano senza sosta, ora che non conosce più il sonno. Lo avrebbero reso un vampiro diverso e che sicuramente sarebbe stato trascinato solo dal suo immenso cuore. Perché io sono sempre certa che lui ne abbia uno, così buono e onesto che io mi sento sempre peccatrice".

"La realtà però, è ben diversa".

"E anche se non voglio accettarla completamente, adesso ho necessità di farlo prima di tutto per me e perché vivere all'ombra dei suoi rimpianti, è una vita che non mi appartiene".

"Indosso il mio trench beige, per coprire la mia canotta nera, abbinata ai pantaloni. Sistemo i capelli, prendo le cose utili e mi dirigo al piano di sotto. Passo davanti alla cucina dove mio padre e Anita stanno pranzando a mo' di battute. Li sento ridere, in una maniera così spensierata che mi dispiace disturbarli. Sorrido a questa scena dolce e cammino furtiva dirigendomi direttamente al portone".

"Pochi passi al di fuori della villa e sono già nel centro della città. Cammino lungo Plaza de la Merced, tra la folla di turisti, i negozi aperti e le persone che si godono la splendida giornata di sole. Ci sono già gli addobbi, pronti per il Natale che qui ha un qualcosa di diverso, che respira della cultura spagnola. Ci sono dei suonatori di flamenco che intrattengono i visitatori con una musica bellissima. Delle giovani ragazze si fanno prendere dal ritmo danzando tra di loro".

"Le loro mani battano a ritmo, cantando - un, dos, tres baila – è bellissimo, mi fermo anch'io a guardare lasciandomi coinvolgere dalla loro bravura. Che città splendida, penso ancora. Il ritmo vive nel loro sangue, la musica è aria da respirare... la mia Londra conosce altre realtà che non disprezzo per niente, ma che sono completamente diverse da quelle della Spagna. I loro movimenti sono precisi, emanano una seduzione incapace di essere riprodotta perché la musica si lega a loro e segue i loro movimenti".

"Magnifico, unico... quando la musica cessa e tutti battono le mani per questo spettacolo gratuito".

"Mi mancherà Malaga? Probabilmente sì, anche perché tornare alla fredda Londra, significa responsabilità da mettere in primo piano. Continuo a camminare, assaporando questi attimi di libertà. Cammino per circa venti minuti che non mi stancano per niente data la mia forza, dirigendomi così alle spiagge di Playa la Malagueta. Una distesa di sabbia bianca, davanti ad un mare stupendo è il Mediterraneo. Alle mie spalle si affacciano gli edifici alti. Una vista stupenda che racchiudo nella mia mente come il ricordo del viaggio a Miami".

"Respiro a pieni polmoni, la salsedine accompagna il venticello che mi scompiglia i capelli e nonostante il cielo limpido, il mare brilla di un' incantevole sfumatura di blu. Mi tolgo le scarpe lasciando che i miei piedi tocchino la sabbia e pian, piano mi dirigo alla riva facendomi coccolare dalla quietudine che si percepisce".

"Ne avevo proprio bisogno e anche se quest'anno sarò lontana da mia madre, sono felice di passare qui il Natale. In casa hanno addobbato praticamente ovunque e il regalo che ho preparato per mio padre sono sicura lo lascerà senza parole. Mi sento onestamente felice e credo di meritarlo, in fondo, almeno un po' per la fine di quest'anno che è imminente e che porterà via con sé un po' della vecchia Kate".

"Rinascere, come se fosse un punto fermo, una capacità che mi permetta di affrontare ogni difficoltà".

"Chiudo gli occhi solo un istante, quando il mio respiro si placa, la gola improvvisamente diventa secca e un brivido percorre la mia schiena come una scarica impetuosa di un lampo che colora il cielo per la tempesta. Spalanco gli occhi, sentendo le onde che s'infrangono sulla riva, arrivando ai miei piedi e bagnandoli con la sua temperatura fredda ma che non mi provoca nulla, nulla rispetto a ciò che sto provando adesso".

<<Che cosa ci fai qui>>. Dico, senza la forza di voltarmi.

<<Ti ho cercata ovunque in realtà, prima di pensare che fossi qui>>. La sua voce rude risponde, in un attimo.

<<Io non volevo essere trovata>>. Stringo gli occhi, trattenendo al meglio il respiro teso.

<<Lo capisco, lo rispetto ma non potevo attendere oltre. So' che ti sto perdendo, se non è già accaduto>>. Dipinge la sua voce di tristezza, mentre percepisco che si sta avvicinando.

"Mi volto, lentamente, senza aprire gli occhi. Voglio respirare, voglio trovare prima me stessa perché ciò che sto per guardare. La persona che è di fronte a me è l'unica che fa cadere tutte le mie aspettative e cui adesso io non devo nulla di me, me lo devo ricordare perché è quello che sento".

"Capelli scompigliati, la barba poco rasata, la camicia scura arrotolata alle braccia, spuntata sul petto nudo. I pantaloni che gli cadono perfetti e gli immancabili stivali neri. Sul polso il suo orologio d'oro, il profumo che indossa copre anche il vento del mare, il mio sguardo si posa su di lui... pochi secondi, ma quelli che bastano per ogni dettaglio".

<<Katherine...>>. Mormora, avvicinandosi con la sua camminata sicura.

<<Alexander>>. Faccio la dura, pronunciando il suo nome con disprezzo.

<<Quanto ho sbagliato con te finora...>>. Mi accarezza una guancia.

<<Noi, non abbiamo più niente da dirci... è passato abbastanza tempo da poter dire basta>>. Scosto la sua mano con violenza.

"Il suo sguardo azzurro come il ghiaccio s'incupisce, ma non in un modo cattivo bensì deluso. Vedo le sue iridi chiarissime, le pupille che si stringono e le labbra che si schiudono come a cercare più aria possibile. La mascella si contrae mentre deglutisce a fatica. L'ho sorpreso ma in un modo che non avevo mai visto prima in lui, nonostante ci sono stati diversi scontri e ci siamo persi tante volte quasi per sempre".

"Questa volta non ci sarà un quasi".

<<Io... mi dispiace>>. Abbassa lo sguardo, sussurrando queste parle lentamente quasi senza voce. <<Mi dispiace, per tutto>>. Continua.

<<Troppo tardi Alexander, la vita va avanti... le cose non si possono sempre accettare, tantomeno risolvere con un mi dispiace>>. Stringo gli occhi mentre s'inumidiscono e la voce non trattiene più la rabbia.

<<Lo so, volevo solo che lo sapessi>>. Pronuncia, come un sospiro.

<<Io non ti rivoglio>>. Piango, urlando queste parole sul suo viso.

<<Io non ti meriterei, in qualsiasi caso>>. Risponde, accarezzando la mia guancia destra e scivolando le dita sulle lacrime.

<<Mi hai ferita troppe volte>>. Dico, con lo stesso tono.

<<Ed io non ho mai ricucito quelle cicatrici>>. Sospira. <<Non ho scuse per i miei errori>>.

"Perché non riesco a trattenere le lacrime, perché lui mi parla in questo modo? Che cosa succede dentro di me ogni volta che sono così vicino a lui? Mi sento quasi soffocare da qualcosa che preme nel mio petto, senza sosta. La trasformo in lacrime, questa sensazione strana che voglio che si plachi, che mi lasci stare".

<<Io ti amo Kate, ti amo nel modo che mi fa sentire vivo... per questo ti ho cercata. Ho bisogno di te, non posso fare a meno di te. Ti chiederò scusa in eterno se servirà a fidarti ancora una volta, un'ultima volta di me>>. Dice, struggente nelle parole e nello sguardo.

"Mi accarezza ancora, prima di sfiorare delicatamente ma con astuzia le mie labbra. Sento le sue, delicate e morbide che scivolano sulle mie, premono a confermare quelle sue parole che vorticano nella mia mente. Non aggiunge niente, non è un bacio alla francese, è un bacio di promessa e sa di mancanza, di romanticismo e di qualcosa di diversamente incredibile".

"Si stacca da me, lentamente, dandomi un ultimo breve bacio a stampo. Lo sento allontanarsi, quando riapro gli occhi lentamente. Lui è davvero qui, le sue parole non sono nulla rispetto a quelle che già ha detto in precedenza per giustificare i suoi errori, ma il suo viso è così diverso... neanche quella volta che mi cercò moribondo, alle porte del Natale scorso, quando mi confessò di volermi davvero nella sua vita, nonostante il vampirismo, neanche allora il suo sguardo era così sincero, così promettente, così timoroso della mia risposta".

<<Mi perdonerai Katherine Davis, amore mio?>>. Prende una mia mano, portandola alle sue labbra e sfiorandola mentre mi guarda dritta negli occhi.

<<Io ho... io... ho fatto sesso con Henry, più di una volta>>. Confesso d'un tratto.

"I suoi occhi si pietrificano, il suo respiro si ferma mentre la mia mano scivola via dalla sua. Mi guarda, ma non credo mi stia vedendo realmente. Il suo sguardo è altrove, in un mondo in cui non mi è concesso arrivare".

<<Tu sei andata a letto con lui>>. Pronuncia, i suoi zigomi si marcano. Passa una mano sul viso, poi stringe i capelli, cammina avanti e indietro e ripete le stesse azioni, una dopo l'altra.

"Furioso è dir poco, ma l'ho detto, volevo... dovevo? Non lo so, non riuscivo più a tenerlo dentro di me dopo le sue parole, dopo quello che stavo cominciando a sentire di nuovo. Io non posso vivere in questo modo, fingendo che non sia così. Io lo amo, nonostante tutto. Ho sentito il desiderio di un altro uomo semplicemente per l'incapacità di vedermi lontano da Alexander, di restare sola. Sono scappata da Londra per le feste, l'ho lasciata e ho lasciato anche Henry lì, senza rispondere al suo – ti amo – senza sentire niente per lui, senza provare più il desiderio della sua passione. Era tutto un fuoco di paglia ma che mi è servito a capire ciò che realmente stessi provando".

<<Tu e lui, a letto insieme, tu... con lui>>. Urla, i suoi occhi sono rossi, inevitabilmente dalla rabbia che prova, mentre si stringe i capelli con forza.

<<Alexander...>>. Mi avvicino di poco.

<<Non ci riesco, non posso smettere di pensarci, di sentirmi così arrabbiato>>. Urla ancora, cadendo sulle sue ginocchia.

<<Non farlo, arrabbiati>>. Gli dico con sicurezza. <<Sfoga, combatti con me>>. Mi inginocchio davanti a lui.

<<Non desidero combattere con te>>. Mi dice, con la voce rotta dal nervoso quasi al limite della trasformazione.

<<Lo so, ma io sono alla tua altezza quindi, facciamolo>>. Gli dico, stringendo forte gli occhi e trasformandomi, lo getto sulla sabbia con violenza.

"Sorpreso dalla mia azione, cade con la schiena sulla sabbia. Mi alzo in piedi, scuotendo i granelli via all le mani quando mi trascina verso di lui per una caviglia. Urlo di sorpresa mentre mi ritrovo a respingere la sua forza implacabile. Mi sovrasta nonostante lo spingo per le mani che lui stringe a pugni sui miei palmi. Lo riesco a combattere, anche se io sudo già freddo mentre per lui è quasi una passeggiata. Riesco a fargli perdere l'equilibrio, ritrovandoci a rotolare nella sabbia, ognuno con la sua forza mentre ci schiviamo, ci dibattiamo, ci insabbiamo e a un certo punto, senza renderci conto da subito perdiamo la trasformazione".

"Torniamo in piedi mentre io scuoto i capelli e gli faccio cenno di avanzare. Lo fa e senza destreggiarsi per niente mi blocca per le mani, mettendomi schiena contro di lui. Sento la sua mano stringermi il collo, forte ma senza soffocarmi ancora anche se sento manchi poco. Il suo respiro contro il mio orecchio, il mio corpo stretto al suo. Cos'è questo dolore che circonda la bellezza, la completezza di essere di nuovo tra le sue braccia?".

"Cos'è questa forza che va via da lui, che mi rassicura, che mi culla mentre quella presa si trasforma in un abbraccio sincero. Il suo mento poggia sulla mia spalla destra, il suo respiro si placa e dentro di me sento quella sensazione turbolenta di felicità. Forse qui, adesso, stiamo realmente cercando di accettarci?".

<<Alexander...>>. Mormoro.

<<Solo un attimo. Voglio ricordami di questa sensazione>>. Mi interrompe.

<<Che cosa vuoi dire?>>. Mi volto, lasciando andare le sue braccia.

<<Mi dispiace Kate, io non lo riesco accettare... da uomo, non ci riesco>>. Dilata le narici, la rabbia imprime ancora le sue parole con forza.

<<Quello che è accaduto è conseguenza anche dei tuoi errori, di quello che tu hai fatto>>. Mi acciglio, puntando il dito su di lui.

<<Mi vuoi incolpare anche di aver scopato un altro? Se avessi realmente sofferto dell'idea di perdermi per sempre non saresti andata a letto con un altro. Non darmi la colpa del tuo desiderio di farlo, questa è una cosa tua... questo è un tuo sbaglio. Io non mi vado a scopare nessuno, non faccio sesso con un'altra che non sei tu, ma a quanto pare a te non sarebbe fregato niente se l'avessi fatto... sei un vampiro Katherine o un'animale?>>. Mi getta contro, senza placare, il suo nervosismo.

<<Mi stai dando della puttana Alexander? Vuoi dire che io mi scoperei chiunque? Almeno io sono stata sincera, te l'ho detto... perché so' che ho sbagliato ma noi non stavamo più insieme. Questo non è affare tuo e non credo di dover dare spiegazioni a te. Pensa al fatto che finora mi hai trattata come se per te non fossi nulla e vieni qui a chiedermi scusa credendo che sia abbastanza?>>. Gli rispondo a tono, avanzando verso di lui. <<Non sei cambiato affatto>>. Lo guardo, dritto negli occhi.

<<Neanche tu sei cambiata, sei tu a crederlo>>. Mi guarda dal basso verso l'alto.

"Mi sta giudicando senza ritengo, dopo tutto quello che ho dovuto subire solo per stargli accanto".

<<Uno sbaglio non fa di me qualcun altro rispetto a ciò che sono sempre stata. Al modo in cui ti amo>>. Gli dico d'un fiato.

<<E che io ci provo a guardarti, ma vedo solo lui che ti scopa, nonostante mi conosca, nonostante tu per me sei sempre stata diversa da tutti gli altri. Da uomo, credi che ci sia qualcosa di peggiore che potresti farmi Katherine?>>. Si batte una mano sul petto mentre, inaspettatamente da me, una lacrima gli scende sul viso.

"L'ho ferito realmente?".

<<Alexander...>>.

<<Basta Katherine>>. Urla, prendendo un foglio dalla tasca posteriore dei pantaloni e gettandolo davanti a me.

<<Cos'è?>>. Domando, raccogliendolo in fretta.

<<È la mappa per arrivare a luogo dove c'è la cura di Ophelya. Allison l'ha trovata>>.

<<La cura c'è? Avete trovato il luogo>>. Mormoro stupita, leggo e la zona cerchiata segna l'Asia.

<<C'è e ti aiuterò a trovarla se è ciò che vuoi ancora>>.

<<Lo desidero>>. Rispondo, d'un fiato.

"Tornare umana è qualcosa su cui ho riflettuto a lungo e di cui mi sono convinta di sentire la necessità. Al di là di ogni cosa o di chi sia al mio fianco. È qualcosa di personale e di cui ho preso l'impegno per me stessa".

<<Dopo, sparirò completamente dalla tua vita e tu dalla mia>>. Mi dice, con tono glaciale.

"Qualcosa dentro di me sembra aver perso senso".

<<Se è ciò che desideri, se non conosci perdono nonostante io abbia imparato a farlo, nello stesso momento in cui ho imparato ad amarti... allora va bene così. Ci diremo addio>>. Mi volto, senza guardarlo ancora una volta e allontanandomi verso di lui.

<<Non è perdonarsi Kate, è che a questo punto ci siamo allontanati. Tu mi hai detto già addio>>. Pronuncia lasciando che quelle parole percorrano il vento fino ad arrivare a me.

"Le sento quelle parole, attraversano me e quei ricordi frammentari di una notte che non conosceva il sapore della sua pelle ma di qualcuno di diverso. Sento quelle belle sensazioni di un momentk che mi regalava fisicamente ogni cosa di cui avevo bisogno ma che non aveva il sapore dell'amore che fa tremare le ginocchia, che lascia sospirare le labbra e che ha paura di errare ad ogni passo".

"Le sento, le parole dei miei sbagli, di quegli errori che tanto punto contro di lui ma che in fin dei conti sono anche i miei. Che cosa abbiamo sbagliato finora per arrivare a tutto questo? Che cosa ci siamo dimenticati per arrivare a un punto di non ritorno?".

"Quanto mi sentirò sempre così umanamente sbagliata nonostante sia un vampiro? Quella felicità che provavo poco fa, com'era bella quella felicità che suonava al ritmo di flamenco, ti prego torna felicità... ho bisogno di te, non lasciarmi piangere. Non andare via, non portarti via ancora una volta i miei sentimenti. Non lasciare aprire le ferite che porto sul cuore, non ora, non ora che il flamenco suona a Natale, non ora che il giorno si spegne e le luci accolgono la notte. Io non lo voglio il buio".

"Rimetto le scarpe, nonostante i piedi insabbiato e mi dirigo alla strada principale. Osservo, ascolto, percepisco ma la mia mente sembra sempre viaggiare altrove. Forse lo cerco tra la gente, consapevole che lui non si fa trovare se non vuole. Ho lasciato Henry a Londra, non ho risposto alle sue parole, perché per me dire – ti amo – è qualcosa di più. Lui, mi ha lasciata così all'aeroporto ed io che gli ho solo sorriso, senza neanche baciarlo. Sentivo la necessità di andare via anche da lui, non solo dagli impegni della città o per passare il Natale con mio padre. Avevo bisogno di riflettere da sola, di sentirmi distante e per questo motivo non l'ho chiamato neanche una volta. Volevo riflettere sulle scelte che stavo facendo e pian, piano mi sono convinta che non avevo bisogno di nessuno, neanche di lui, ma di una vita che fosse abbastanza mia e che potessi vivere da sola".

"Avevo confermato che era ciò che volevo e che, non appena fossi tornata a Londra, glielo avrei detto senza indugi. Le carte in tavola si ribaltano ancora una volta e nonostante mi fossi proiettata a una vita senza uomini, mi è bastato stare pochi attimi accanto ad Alexander per capire quanto mi mancasse. Ciò, comunque, non basta per cambiare le cose ed è giusto, è per me che devo mantenere questa scelta".

"Cammino e mentre mi dirigo nella zona che conosco, entro nel mio bar di fiducia. La musica suona alta, è già buio qui nonostante siano solo le sei. L'alcol scivola a fiumi e come un luogo proibito porta con sé tutti i vizi delle persone. Un luogo che non segue il mondo e le sue regole. Mi avvicino lasciando il denaro per un drink che mi viene servito in pochi minuti. Prendo della vodka, la bevo d'un sorso come se fosse acqua, getto il trench su un divanetto noncurante di perderlo e danzo, libera e scacciando via i pensieri. Un uomo, poco più grande di me e di bell'aspetto, mi prende per i fianchi. Danziamo insieme, in un modo che ci trascina la musica, sempre più vicini. Eccola la mia preda che arriva tra le mie braccia, cade nell'ammaliante sguardo dei miei occhi verdi e non appena le sue labbra si avvicinano alle mie per assaggiarmi, sono io che mi nutri della sua essenza. Gli mordo il collo con forza, scivolando nella mia bocca il nettare divino del suo sangue".

"Mi perdo, in questa meravigliosa sensazione che mi culla per alcuni minuti. Non appena le sue mani cedono dal mio corpo, mi allontano. Lasciandolo barcollante ma ancora capace di cavarsela. Ripulisco le mie labbra, riprendo il cappotto dal divanetto ed esco dal locale, accedendo una sigaretta e lasciandola bruciare al vento. Tiro, impregnando la mia bocca del suo sapore amaro e mi dimentico un attimo di ogni cosa, ritornando a essere viva, a sentire l'energia che prende forma dentro di me. Ora che sono una vampira, ora che sono me".


*Dolci lettrici buona domenica! Mi scuso sempre perché riesco a pubblicare davvero in maniera poco assidua rispetto alle scorse volte e a come riuscivo a fare con Alexander. L'università mi occupa davvero tanto tempo e soprattutto m'impegna con lo studio lasciando anche giornate stressanti in cui spesso non riesco a concludere i capitoli. Vi chiedo un po' di pazienza e soprattutto di NON SMETTERE DI SOSTENERE QUESTA STORIA, il vostro contributo per me è fondamentale, perché siete il motivo per cui pubblico e anche se a volte significa fare tardi e stare stanca, siete voi e la vostra voglia di leggere la storia che mi dà la forza. RESTATE SEMPRE QUI, anche se significa attendere un po' di settimane, ho bisogno di voi. Grazie a chi lo farà e achi comunque, ha letto finché poteva.

Grazie di tutto,
Roberta

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