Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo Trentasei

*Vi invito ad ascoltare la canzone aggiunta nel capitolo . Buona lettura.


"Mi guardo le dita che intreccio nervosamente al tessuto dell'abito, sento il mio respiro pesante che copre i singhiozzi che cerco di trattenere, come se fossi un irrefrenabile uragano contenuto in un bicchiere di cristallo. Ho paura di crollare in miliardi di pezzi, di non potermi più ricomporre neanche se ci volesse l'eternità".

"Mi sento come se il mio cuore fosse tornato a battere incontrollato nel mio petto, riuscendo a farmi ricordare com'è strano sentirsi in balia del dolore e della sofferenza. Non riesco neanche a pensare, a capire, mentre la confusione mi attanaglia in una maniera assordante. Mi passo le mani nei capelli, scompigliandoli senza neanche rendermene conto. Sento il cellulare che vibra nella borsa ma non ho il coraggio né la forza di affrontare una conversazione con qualcuno".

"Il tassista continua a guidare sotto la pioggia battente, prima di fermarsi fuori casa mia come da indicazioni. Non parlo, non ringrazio, gli lancio i soldi davanti lasciando anche il resto. Chiudo lo sportello e quando divento impotente sotto la pioggia incessante comincio a piangere ad alta voce, in mezzo alla strada, con un abito da sera elegante, il trucco che mi cola dal viso e questo peso nella testa che mi opprime".

"Amo ancora Alexander Smith?"


"Che cosa sto facendo della mia vita? Perché mi sono sentita bene quando ero tra le braccia di un altro uomo, quando le sue labbra premevano con passione le mie, proprio per farmi sentire che lui era lì per me in quel momento, per nessun'altra da baciare, perché quell'istante era nostro. Henry mi ha completamente spiazzato ma ciò che mi scombussola è la mia voglia di rivivere quel momento. Questo mio desiderio di pentirmi dei miei stessi pensieri ma senza risultato".

"Perché io non voglio realmente chiedere scusa per queste emozioni"


"Quello che sento dentro di me è così vorticoso che quasi mi sembra di perdere i sensi, come se quest'umanità che non bramo si stia pian, piano impadronendo anche di me stessa e dell'unica certezza che pensavo di possedere. Io chi sono? Che cosa voglio? Chi amo? Perché mi sento così? E la mia vita... sì, eppure la passo quasi completamente a farmi domande, a pretendere da me stessa di avere la risposta a ogni mia azione, a cercare dentro di me il senso reale di ciò che mi attanaglia e il motivo per cui, a volte, mi concedo di perdere la testa o di essere fuori dai miei schemi".

"E come se dovessi sempre spiegarmi ma sono sicura che non sia solo per me stessa che lo faccio. È quello che pretendo perché sono vittima del suo controllo, di quest'amore che mi arde incessantemente e che manipola ogni mio alito di vita. Mi obbliga a qualcosa, mi protende verso di lui ma adesso, ora... in questo istante, in cui desidero davvero non allontanare l'immagine di quel che è successo poco fa, quali sono i miei veri sentimenti? Che cosa vuol dire tutto questo per me?".

"Ho paura di ammetterlo, ho paura che tutto ciò che credevo mio per sempre in realtà non è ciò che sento di volere?"

<<Perché Dio... che cosa ho fatto di male?>>. Urlo in mezzo alla strada isolata.

"Afferro il vestito, cercando di non scivolare sull'asfalto. Scosto i capelli ormai scompigliati e completamente zuppi di pioggia, incamminandomi verso la porta di casa. Cerco le chiavi frettolosamente per aprire la serratura e smettere, smettere di pensare a tutto questo. L'unica cosa che posso fare è nutrirmi, per dimenticare per un po' e crogiolarmi in qualcosa".

Apro la porta quando una voce dietro alle mie spalle mi blocca.

<<Katherine... >>. Sento pronunciare.

"Mi volto quasi spaventata, lentamente e a occhi sgranati".

<<Henry... >>. Mormoro.

"È lui, sotto la pioggia. L'abito ormai è sgualcito e inzuppato, quasi quanto il mio. Il suo viso scivola, negli zigomi perfetti, le goccioline d'acqua che cadono dai suoi capelli ricci e bagnati. Mi guarda, con il respiro corto che gli segna le labbra quasi come se avesse corso una maratona per raggiungermi. Si avvicina, prepotentemente raggiungendomi sotto la tettoia fuori all'uscio di casa".

<<Come sai dove abito?>>.

<<Credi che sia importante adesso?>>. S'acciglia.

"Non l'ho mai visto così, arrabbiato... deciso, non saprei neanche dirlo".

<<Che cosa vuoi Katherine?>>. Mi domanda, passandomi una mano sulla guancia.

<<Henry, lasciami in pace>>. Sospiro nervosamente.

<<No, non puoi scappare... non puoi fingere e lo sai>>.

<<Che cosa ti dice che io stia fingendo? Io sono confusa. Te l'ho già detto!>>. Gli scosto la mano con violenza.

<<Sei confusa perché hai provato quello che ho sentito anch'io prima, non è vero? Allora Kate, che cosa hai ancora da chiederti?>>. Stringe le mie braccia fra le mani.

<<Henry smettila... >>. Lo supplico quasi.

<<Hai mai dubitato di Alexander?>>.

<<Gli hai mai mentito e lui ha mai mentito a te?>>.

<<Ti ha dato mai la certezza che quest'amore che provi per lui sia l'unico?>>.

<<Ti ha chiesto se quella donna bionda potesse accompagnarlo al ballo in maschera?>>.

<<Certo che me l'ha chiesto!>>. M'innervosisco.

<<E credi davvero che se tu avessi rifiutato la sua presenza, lui non l'avrebbe portata lo stesso?>>. Dice di getto, guardandomi dritto negli occhi.

<<Perché mi fai questo?>>. Sfido il suo sguardo con rabbia.

<<Perché se quello che sto provando adesso mentre ti guardo, Katherine, se non è amore allora non potrei sopravvivere a un sentimento più forte>>. Mi avvicina a lui, a pochi centimetri dalle sue labbra.

"Sento il suo respiro dolce e queste parole che le racconta il suo sguardo".

<<Tu mi ami... >>. Sussurro mentre lui avvicina la sua fronte alla mia.

<<Più di quanto immagini>>. Il suo tono è quasi addolorato.

"Lo confessa come fosse un peccato"

"S'allontana lentamente, i suoi occhi verdi seguono il mio sguardo ma senza quella sicurezza con cui prima mi hanno interrogato. La prepotenza che lo aveva spinto fin qui, da me, è svanita lasciando cadere quel velo di certezze e lasciandolo scoperta quella parte nascosta dei sentimenti, quella che rende vulnerabili".

<<Ciao Katherine>>. Pronuncia, prima di andare via senza voltarsi.

Lo guardo andare, sotto la lieve pioggia che ha succeduto il temporale. Priva di parole ma piena di dubbi.



"Sono le nove del mattino mentre stringo tra le mani una tazza di thè caldo. La vestaglia bianca di raso mi ricopre fino alle caviglie e nonostante il freddo che ha portato la notte, imbiancando ancora di più le strade di Londra, sento un freddo diverso dentro di me".

"Non dovrei neanche pensare che sia possibile, io che dentro di me non sento fluire il sangue, io che non provo l'umanità. Eppure è così percepibile per me, che sono arrivata alla conclusione che sia una specie di effetto collaterale della trasformazione, non c'è dubbio".

<<Mi dispiace che sia andata in questo modo Kate. Non volevo affatto che il mio primo ballo te lo perdessi>>. Mi distoglie dai pensieri Jane, avvicinandosi alla finestra.

<<La smetti? Sono io che sono dispiaciuta. Avrai sicuramente provato imbarazzo, oltre allo scandalo che adesso finirà su tutti i giornali>>. Mi passo una mano sulla fronte, poggiando la tazza sul tavolo.

<<Credi che m'importi? Anzi forse, un po' di chiacchiericcio ogni tanto fa anche bene. Io voglio sapere tu come stai, dopo il fattaccio>>. Sorseggia il thè.

<<Bene, come dovrei stare?>>. Faccio spallucce, mettendomi di fronte a lei.

<<Io ti conosco, quanto pensi che io ti creda? Lui ha dato un pugno a un tuo collega per gelosia, quando si è portato dietro quella sua ex sgualdrina. E non guardarmi così, hai visto come lei lo guarda? Sta sbavando Katherine e non c'è pericolo peggiore di una vecchia fiamma cui hai tenuto tanto per perdere la testa. Lui sa benissimo di aver sbagliato, devi schiaffeggiarlo, devi fargli aprire gli occhi!>>. Si acciglia Jane, puntandomi un dito a mo' di ordine.

<<Jane, è una cara amica che rimarrà in città. Non ho potere di fargli cambiare idea adesso e credo che ce l'abbia anche con me, dopo quello che è accaduto>>. Intreccio le braccia, deviando il suo sguardo altrove.

<<Non ti hai chiamata? Non vi siete visti?>>. Domanda.

Le faccio cenno di "no".

<<Credi che lui dubiti di te?>>.

<<Credo che io dubito di me>>. Rispondo d'un tratto.

"Mi guarda, quasi sorpresa, prima di serrare le labbra e pensare a una risposta".

<<Non hai tutti i torti Kate>>. Mi sorride.

<<Che cosa vuoi dire?>>. La guardo perplessa.

<<Tu sei impegnata con un uomo imprevedibile, che al di là dell'amore che prova per te, mette sempre in discussione sé stesso. Non è una certezza, è quasi come se fosse un criminale ricercato e tu viva dietro al suo proprio compiacimento. Questo è ciò che appare a me, di voi due. Lui è padrone di questa relazione perché tu gli dai sempre libertà di farti accondiscendere a ogni cosa>>.

<<Tu pensi tutto questo e lo dici solo adesso?>>. Mi arrabbio, offesa dalle sue parole.

"Come può aver finto la mia felicità finora?".

<<No, ti ho sempre messo in guardia su di lui ma tu sei follemente innamorata... almeno lo eri. Non guardavi oltre lui. Mi avresti odiata a morte se ti avessi detto questo pochi mesi fa oppure all'inizio, quando ne eri presa totalmente>>. Dice, mortificata nella voce.

"Il problema è che io sono a conoscenza di tutto ciò perché ciò che appare è questo ma quello che c'è dietro e tutt'altro che prevedibile".

<<Capisco>>. Mi limito a rispondere.

<<Mi dispiace doverti dire questo. Pensa bene, rifletti prima di correre da lui a spiegargli che quel bacio non lo hai cercato tu. Potrebbe venire da te, potrebbe scegliere di avere spiegazioni invece di tenerti a distanza. L'amore deve andare in due sensi uguali per sopravvivere>>. Mi stringe le mani con forza, dandomi sicurezza.

<<Sono felice che tu dica delle parole del genere. Significa che John ti ha aperto gli occhi>>. Le sorrido mestamente.

<<John è la mia anima. È ciò che desidero nella vita ma perché entrambi mettiamo carriera e doveri prima di noi stessi, entrambi riusciamo a ritagliare del tempo per quest'amore e viviamo pensando allo stesso modo. Non dico che l'amore sia solo questo, semplicemente che se non si è complici lo si può diventare... l'amore fa fare di tutto>>. Risponde guardandomi negli occhi.

"Rimaniamo in silenzio, prima di stringerci in un abbraccio tra sorelle. Avevo bisogno di Jane, più di qualsiasi altra cosa e non posso dare tutti i torti alle sue parole. Hanno un qualcosa di vero, nonostante lei non conosca tutta la verità sul mio rapporto con Alexander. Vorrei tanto confessarle ogni cosa sul vampirismo, sentire la sua opinione ma so' che non posso, è proibito per la sopravvivenza ma soprattutto non voglio rischiare di perderla, Jane è importante per me".

<<Adesso vado a lavoro, aggiornami>>. Indossa il cappotto, stringendomi ancora una volta prima di uscire di casa.

"Rimango di nuovo da sola nella mia casa vuota, con le mie riflessioni e con le mie paure. Un momento solo, un bacio di pochi minuti che ha sconvolto la mia vita. È vero allora, che la vita è fatta di istanti che possono valere più di quanto siamo abituati a credere. Non ci sono verità assolute né certezze che possono sopravvivere a lungo; è tutta una questione  di attimi che possono cambiare radicalmente ogni cosa":

"Lego i capelli in una coda lunga e ondulata, guardandomi davanti allo specchio dell'entrata. Sono io quella donna dagli occhi audaci, sono io a possedere questa carnagione bianca e lucente. Sono io quella figura dalle labbra rosse e dall'espressione forte. La mia mente lo sa, io ne sono convinta e allora qual è la cosa da fare? Quale verità devo dar credito per far riassestare il cuore nel mio petto?".

"Lo sai già Katherine Davis".

Il telefono squilla assordante alle mie spalle, mi volto di scatto presa dai pensieri. Leggo sul display – Chiamata in arrivo Detective Richardson – Guardo al lungo mentre continua a squillare, prima di strisciare accettando la telefonata.

<<Pronto?>>.

<<Katherine, possiamo vederci? Ho delle novità sul caso Brown>>. Dice, con tono rigido e professionale.

<<Sì, passo a Scotland Yard?>>. Chiedo mettendo distanza.

<<No, sono impegnato a casa mia con dei colleghi. Ti mando l'indirizzo, mi raggiungi qui>>. Mi dà indicazioni, frettolosamente, senza darmi il tempo di rispondere.

"Mi chiedo per quale motivo ci sia tanto fermento, sono sicura che non saranno buone notizie e questo adesso è l'ultima cosa che sopporterei. Apro whatsapp, ricevendo subito la posizione del luogo in cui vive Henry. Hampstead Village a Nord di Londra, sono circa trenta minuti dal mio quartiere ma è una bellissima zona dove vivere. Molto benestante e piena di boutique e caffè, un quartiere tranquillo che sicuramente si allontana dal caos del centro di Londra".

"Mi preparo subito, lasciando la coda di cavallo e indossando un pantalone nero stile tuta, con una camicetta dello stesso colore. Prendo di fretta gli stivaletti comodi e il cappotto bianco. Infilo le cose importanti in borsa, tra cui gli ultimi documenti che ho trascritto dagli incontri con Natalie Brown e mi dirigo in auto".


"Il tempo è dalla mia parte lasciandomi arrivare dopo mezz'ora di strada senza traffico. Il numero cinquantadue è quello della sua abitazione. Faccio il giro dell'isolato ritrovandomi davanti ad alcune villette a schiera caratteristiche della zona. Il numero è giusto, parcheggio l'auto sul vialetto e mi avvio all'entrata".

"Il cielo è limpido questa mattina, nonostante ci sia un freddo molto tagliente. Il bianco della neve ricopre l'isolato mentre le strade sono state già ricoperte di sale dagli spazzaneve. Il sole abbraccia questa meravigliosa giornata vicinissima al Natale che per i bambini significa finalmente giocare con la neve. Ricordo quando anch'io attendevo con impazienza l'arrivo di questo periodo dell'anno, per i regali e per l'atmosfera bellissima che respiravo. Riuscivo a sentire davvero cosa significasse sentirsi a casa con la propria famiglia".

Mi avvicino all'entrata, bussando al campanello segnato con il suo nome. Mi apre subito dicendomi di prendere la scala e salire al secondo piano.

"Non appena arrivo al piano, lui mi attende vicino alla porta invitandomi ad entrare. Un profumo di fresco inonda subito il mio olfatto, quando lentamente mi accomodo a casa di Henry. Mi ritrovo subito in un ampio spazio dalle pareti bianche strutturato in maniera moderna, la soffitta piena di faretti illumina la cucina di un beige chiaro a cui richiamano il tavolo e il divanetto del piccolo angolo relax. È un appartamento molto semplice che ha una vista spettacolare sul bellissimo quartiere di Hampstead grazie alle enormi vetrate scorrevoli. Il balconcino è ben curato con varie piante e fiori e l'ambiente in ordine proprio da Henry".

"Mi concentro moltissimo su ciò che mi circonda, senza voltare lo sguardo verso di lui. Quando lo faccio mi accorgo che la sua espressione è come al solito... seria e da detective. Indossa un maglioncino blu, su dei pantaloni beige molto casual, i capelli ben sistemati all'indietro e la pelle perfettamente curata del viso. È di una bellezza seria che lo ha sempre contraddistinto".

<<Ti ho fatta venire qua perché ho ricevuto questo documento proprio stamattina>>. Si appoggia al tavolo porgendomi il foglio.

<<Di che cosa si tratta?>>. Domando, prima di cominciare a leggerlo.

<<L'accusa ha chiesto di poter rimandare la prima udienza>>.

<<Per quale motivo?>>. Mi acciglio, leggendo subito il contenuto del foglio.

<<Non so' se il loro intento sia far crollare la signora Brown, metterti in difficoltà oppure hanno semplicemente paura>>. Intreccia le braccia, spiegandomi la sua versione.

<<Se il giudice accetta questa richiesta l'udienza sarà rinviata a data da stabilire e questo è grave, Natalie potrebbe non riuscire a resistere tutto questo tempo ancora>>. Sospiro.

<<Per questo ho preparato qualcosa>>. Dice, prendendo un altro foglio alle sue spalle e porgendomelo.

<<È una richiesta da parte della difesa di concedere il consulto psichiatrico? Perché?>>. Lo guardo perplessa.

"Accettare questo potrebbe darci una possibilità di risolvere la situazione?".

<<Se accondiscendi a ciò che ha richiesto l'accusa ma che fu rifiutato, il giudice non accetterà mai di rinviare l'udienza perché vedrà di buon'occhio la richiesta e più di una settimana in cui Natalie farà gli incontri con i medici. L'udienza così sarà al 90% salva e preparata per inizio Gennaio>>. Sorride, fiero della sua idea.

<<Natalie mi odierà>>. Rispondo.

<<Sei l'unica di cui si fida realmente, se la convincerai che è per la sua salute, sicuramente non farà storie>>. Dice. <<Noi vogliamo solo dare giustizia a suo figlio>>.

<<Giusto>>. Mi limito a rispondere.

<<Bene, allora è tutto>>. Si mette in piedi, sistemando le mani nelle tasche dei pantaloni.

Mi guardo ancora una volta intorno, osservando la casa di Henry.

<<Vivi qui da solo?>>. Domando curiosa.

<<Sì, questa è la mia umile dimora>>. Ridacchia, mettendosi di fronte a me.

<<Molto bella... e la tua famiglia?>>.

<<Ho solo una madre a Manchester, vive con alcuni miei parenti>>. Risponde serio.

<<A Manchester>>. Mormoro.

<<Soffre di Alzheimer e non potrei occuparmi di lei a causa del mio lavoro... ultimamente aveva difficoltà a riconoscermi>>. Confessa lui, sospirando.

<<Mi dispiace Henry>>.

"Non me lo aspettavo e capisco, dalla sua espressione, che sia davvero difficile come situazione per lui".

<<Perché quando mi hai detto quelle parole... >>.

<<Quali parole?>>. M'interrompe lui.

<<Quando mi hai detto di amarmi... perché lo hai confessato come se fosse un peccato?>>. Mi acciglio, deglutendo a fatica in attesa della sua risposta.

Fa un lungo respiro, abbassando lo sguardo.

<<Perché in parte lo è. Io ti ho fatto dubitare di Alexander, ho messo distanza fra di voi... >>. Mi guarda, avvicinandosi. <<Mi dispiace averti fatto soffrire Katherine>>. Mormora.

<<Non è colpa tua>>. Rispondo d'un fiato.



https://youtu.be/waU75jdUnYw

<<Katherine ti prego, esci da questa casa>>. Sussurra, a poca distanza da me.

"Sento il suo respiro smorzato e il mio che invece cerca il controllo".

"I nostri occhi s'incontrano mentre scruta il mio viso e mi accarezza una guancia con una mano, lentamente, su e giù lungo lo zigomo sinistro con una delicatezza unica".

<<Perché?>>. Domando con lo stesso tono di voce.

<<Perché potrei prenderti qui, su questo divano, fino allo sfinimento ma io sono un gentiluomo e sarei costretto a chiederti di rimanere qui, conoscendo già la tua volontà>>. Avvicina il suo viso al mio, pronunciando queste parole sulla mia bocca ma senza toccarmi mai, senza baciarmi.

"Mi vuole quest'uomo. Ogni parte del suo corpo emana l'essenza di questo desiderio".

<<Me lo chiederesti?>>. Lo guardo, dritta negli occhi.

<<Sì, ti chiederei di restare a casa mia Katherine... vuoi restare?>>. Ferma la sua mano sul mio viso.

"Lui mi sta chiedendo di andare a letto con lui, senza pretenderlo e senza fare il minimo passo che mi spinga verso il consenso. È il suo profumo da uomo, questo sguardo magnifico, il suo respiro proteso verso di me a farmi vacillare. Lo guardo ancora mentre attende la mia risposta, lo osservo e quei suoi occhi verdi quasi mi raccontano di quell'amore che mi ha confessato".

<<Katherine...>>. Mormora, respirando sulla mia bocca.

"Lo bacio, afferrando i suoi capelli con entrambi le mani. Mi ritrovo attaccata al suo corpo e alla sua lingua che possiede la mia in pochissimi secondi. Mi prende per le natiche, facendomi sedere sul tavolo e, lasciando le mie labbra, s'impossessa del collo riempiendolo di baci. Mi strappa via il cappotto senza neanche darmi il tempo di rendermene conto. Respiro a malapena mentre con le mani accarezzo il suo corpo dalla maglia. È bellissimo, marmoreo come immaginavo dai lineamenti del suo corpo. Si libera della maglia, delle mie scarpe e senza dire nulla, mi prende in braccio portandomi a mo' di sposa al secondo piano".

"Intreccio le mie braccia al suo collo perfetto, seguendo il suo sguardo che mi ruba l'anima. Mi bacia in continuazione quando ci ritroviamo in una stanza dai toni del blu con un enorme letto al centro. Mi adagia con delicatezza, facendosi spazio tra il mio corpo. Mi accarezza il viso, guardandomi a distanza e sorridendomi come si fa a una donna a cui vuoi dare la sicurezza che ciò che accadrà sarà solo bellissimo, senza paura né difficoltà".

<<Sei sicura Katherine?>>. Mi domanda, a bassa voce.

"Esattamente ciò che pensavo".

<<Sì, Henry>>. Lo avvicino, chiudendomi nelle sue braccia muscolose.

"Le nostre labbra si seguono e come se già sapessero i gusti l'uno dell'altro, si incontrano con passione e prepotenza. Mi sfila la maglia lentamente, accarezzando ogni centimetro del mio corpo. Mi coccola non lasciandomi contraccambiare nessuna carezza, nessun movimento. Vuole farmi sua, in un modo delicato e con una dolcezza che non avevo mai visto ma che mi fa sentire molto desiderata".

"Mi bacia il collo mentre sbottona la mia lingerie grigia, mi guarda il corpo a piccoli sguardi che esplorano il luogo in cui ha deciso di sfiorarmi. Il suo respiro freddo s'impregna sulla mia pelle mentre il suo profumo ormai è l'unico aroma che riesco a sentire. Gli stringo i capelli, accarezzo la pelle dei suoi pettorali mentre lo cerco con i baci e lo possiedo con la mia lingua, lasciandolo gemere sulla mia bocca".

<<Sei bellissima>>. Sussurra.

"Gli sorrido seguendo le sue mosse. Si sbottona i pantaloni, lasciandoli cadere con il resto dei vestiti sul pavimento. Nudo e perfetto come il David di Michelangelo, mi toglie il fiato. I suoi occhi si concentrano nei miei, quando si mette comodo e fa lo stesso con me. Mi accarezza il viso, posandogli un casto bacio che mi fa tremare dal desiderio. Una sua mano scivola sul seno ormai alla sua portata mentre il suo corpo si unisce al mio lasciandoci gemere insieme. Negli occhi, con il respiro ormai rotto, un movimento dopo l'altro in una straziante lentezza che mi fa impazzire".

"Non mi capisco"

"Non mi riconosco"

"Non ricordo di aver già provato questo cocktail micidiale di sensazioni, non sento di aver mai fatto del sesso così passionale finora ed è bellissimo, vorrei non finisse mai. Perdo del tutto il controllo, lasciandomi andare alla sua passione che mi guida fino all'ultimo istante in cui i nostri corpi si lasciano andare all'irrefrenabile vortice di desiderio".

<<Mio Dio...>>. Sospira, sorridendo prima di baciarmi sulle labbra.

Mi lascia andare, sistemandosi accanto a me sotto le lenzuola.

<<Tutto bene?>>. Mi domanda, con tono dolce.

<<Sì>>. Gli sorrido, mi accarezza una guancia scostandomi i capelli dal viso.

<<Sei bellissima Katherine e lo sei perché sei unica... tu possiedi qualcosa di divino>>.

<<Smettila>>. Ridacchio, avvicinandomi a lui e prendendo posto sul suo petto.

"Lo guardo e quanto più mi rendo conto che lui non è Alexander, più mi sento di aver fatto una cosa che desideravo davvero. Per quanto non ho mai dato credito alle sue avance? Quel bacio di ieri ha stravolto ogni mia convinzione, qualsiasi cosa di cui ero convinta sui miei sentimenti. Ho provato una sensazione incredibile che quasi mi mette in imbarazzo nei suou confronti".

<<Io so che tu non mi ami>>. Dice, improvvisamente lui.

<<Henry...>>. Sospiro.

<<Aspetta... io so che tu non mi ami e non so' se un giorno imparerai a farlo per me, oppure niente cambierà fra noi ma voglio che questa cosa Alex la sappia, qualsiasi essa sia. Katherine, lui è stato comunque un mio amico e una persona importante nella tua vita>>. Continua, guardandomi nel suo tipico modo serio.

<<Sono d'accordo con te ma non adesso. Vorrei aspettare che sia lui a cercarmi, voglio mettere distanza tra noi, quanto basta a fargli capire che ha sbagliato nei miei confronti>>.

<<Sei dispiaciuta di quello che è accaduto tra di noi?>>. Domanda, curioso.

<<No>>. Abbasso lo sguardo in imbarazzo.

<<Lo dici per dignità personale?>>. Mi alza il volto con la mano, per guardarlo.

<<No, perché è ciò che voglio adesso e non trovo motivo di pentirmene>>. Incrocio le mani dietro al suo collo, baciandolo lentamente sulle labbra.

<<Io non credo neanche che potrei mai pentirmene>>. Sussurra, tra un bacio e l'altro.

<<Perché mi ami>>. Lo stuzzico, accarezzando le sue braccia.

<<Perché voglio ancora il tuo sapore>>. Respira sulla mia bocca.

"Lo guardo un attimo quando l'atmosfera alle sue parole si infiamma di nuovo ed io dimentico ogni cosa; ogni momento passato, dove mi trovo e chi sono realmente. Ho fame, non di sangue né di cibo ma di quest'uomo che mi ama in un modo diverso e completo che mi fa sentire viva".





*MI SCUSO TANTISSIMO PER L'ASSENZA PROLUNGATA ma questi giorni mi farò perdonare molto e recupereremo sicuramente il tempo perso. Intanto vi lascio con il capitolo Trentasei, sperando di leggere i vostri commenti e ricevere le vostre stelline.

Grazie di tutto,
R. E. Meyers

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro