Capitolo Diciassette
"Guido per circa venti minuti con Jane che canta ogni canzone le piaccia in radio. Mi accorgo solo all'arrivo di essere sulla Rosewood, vicino alla scuola d'arte e questo vuol dire solo una cosa: stiamo andando nel suo bar preferito, vuole bere e anche tanto".
<<Stiamo andando allo Scarfes, non è vero?>>. Sbuffo alzando gli occhi al cielo.
<<Certo che sì, dove vuoi che beva drink? Mi conosci>>. Fa la linguaccia, seguendola a una risatina.
"Ed è proprio vero, dove può bere alcol la mia amica? Se non nel migliore bar Jazz con drink fantastici? E poi, a dirla tutta, l'unico che riesce a fare un super Mojito. Non dovrei proprio conoscere i posti giusti, i drink migliori e tutto ciò che appartenga a questo mondo essendo che, dopo aver lasciato Daniel, non avevo nessuna voglia di frequentare questa vita".
"Il problema è avere un'amica come Jane, che non mi ha mai mollato un secondo. Molto spesso ho finto di stare male, guadagnandomi sonore litigate e molte parolacce, eppure non mi sentivo pronta a stare in compagnia degli amici, bere qualche sorso in più e ballare come se non ci fosse un domani. Mi ripeteva continuamente che dovevo staccarmi dall'idea di avere un fidanzato, divertirmi e assecondavo la sua scelta solo per non sentirmelo ripetere continuamente".
"Quando cominciai l'università, riuscii a sviarmela molto spesso eppure sono convinta di non averla mai convinta del tutto. Credo che lei sapesse quando mentissi per restare da sola. Jane voleva aprirmi al mondo, lasciarmi la possibilità di ricominciare con la mia vita ed io non la coglievo, almeno non sempre".
"Mi è sempre stata così vicina e solo adesso mi rendo conto di quanto l'ho lasciata fuori dalla mia vita. La mia cara e dolce Jane, si è sempre preoccupata per me, non mi ha mai voluta abbandonare anche quando magari lo meritavo perché la respingevo e non volevo il suo aiuto".
"Ora siamo così diverse, io sono così diversa da lei e dovrò mentirle, ancora una volta, per non dirle la verità di ciò che mi appartiene. Questa cosa mi fa sentire così in colpa, come posso fingere con Jane? Come posso tenerle nascosto che sono una vampira? Ma d'altro canto come potrei mai dirle una cosa del genere? Come potrei spiegarglielo o mostrarglielo? Io non ci credevo quando Alexander era uno sconosciuto per me, come può farlo la mia migliore amica dopo che siamo cresciute insieme, come due bambine uguali e fino a oggi senza segreti?".
<<Kate, vuoi muoverti?>>. Mi schiocca le dita davanti agli occhi, perplessa dal mio comportamento.
<<Scusa... ero sovrappensiero>>. Le sorrido timidamente.
"Eppure non c'è niente di timido in tutto questo, mi sento malissimo e come se stessi fingendo di essere qualcuno che non sono più. Già doverle mentire su Alexander era complicato, adesso come posso farlo anche su di me? I pensieri mi pervadono e mi rendo conto che solo adesso sto assimilando quanto il vampirismo stia cambiando totalmente la mia vita quotidiana".
"Io non potrò essere più la stessa, posso sentirmi la Katherine di una volta e fingere di esserlo ma con la mia famiglia, con Jane, io non sarò mai la Kate di prima. Io non invecchierò mai, resterò sempre la stessa mentre loro saranno segnati dal tempo che scorre. Come potrò restargli accanto per tutta la vita? Come potrò continuare a lavorare come avvocato quando i miei colleghi mi vedranno rimanere sempre la giovane ragazza laureata? Come potrò sentirmi umana quando l'immortalità avrà la meglio su di me?"
"Ora mi rendo conto del prezzo che ho pagato per questo. La mia vita non sarà più la stessa e anche se dovrò tenere segreta questa nuova realtà, mi restano pochi anni accanto alle persone che amo e cui ho dovuto rinunciare per Alexander, quando mi hanno trasformata e reso come lui".
<<Katherine va tutto bene?>>. Mi domanda Jane, mettendo una mano sul mio braccio.
<<Sì... scusa>>. Ridacchio.
<<Lo sai, ti vedo diversa>>. Incrocia le braccia, guardandomi attentamente.
<<In che senso?>>. Chiedo facendo la voce acuta e una finta sorpresa.
<<Non lo so... sei più luminosa, bella. Stai usando qualche crema anti-age?>>. Mi punta l'indice sul petto.
<<Jane ma non ho nemmeno trent'anni>>. Le rispondo, alzando gli occhi al cielo.
"È sempre la solita".
<<Beh, non me la racconti giusta. Sicuramente stai usando qualche crema e scoprirò quale! Adesso vuoi muoverti? A che cosa stavi pensando?>>. Sbuffa, mettendo le mani sulla vita.
<<Pensavo al fatto che non mi hai dato nemmeno il tempo di cambiarmi. Sono ancora in abiti da lavoro>>. Mi guardo ridacchiando.
<<Oh, non fa nulla. Sembri una bella segretaria>>. Mi fa l'occhiolino, prendendomi in giro.
<<Divertente, peccato che non mi piaccia sembrare una segretaria>>. Sospiro incrociando le braccia.
<<Andiamo Kate! Allora togli quella giacca, rimani con il cappotto e sbottona quella camicia>>. Mi risponde indicando il mio outfit da lavoro.
<<No, non mi sembra il caso>>. Alzo le mani mentre si avvicina per spuntarmi la camicia.
<<Che cosa c'è signorina Davis? Solo quando sei in compagnia del tuo principe dagli occhi azzurro ghiaccio mostri la mercanzia? Ti ho visto indossare abiti sexy e ora, non vuoi sbottonare un po' la camicia? Ecco perché sembri una segretaria>>. M'istiga, facendo il suo faccino presuntuoso.
<<Questo non è affatto vero, comunque hai vinto tu>>. Le faccio la linguaccia, tirando via la giacca e spuntando la camicia di due o tre bottoni.
"Ci dirigiamo verso la grande arcata del palazzo prima di trovare sulla sinistra l'entrata del bar. Siamo accolte da un profumo esotico e dalla musica dolce del pianoforte. Jane prende la mia mano prima di fiondarci a passo felpato su un divanetto libero. Ridiamo goffamente della poca eleganza dei nostri movimenti e dedicandoci da subito al menù dei drink".
<<Indoviniamo un po', un long Island?>>. Chiedo ricordando i vecchi tempi.
<<Ma certo che sì>>. Ridacchia lei scostandosi una ciocca di capelli biondi dietro la schiena.
<<Credi che un giorno andrai via dal Sole?>>. Commento ironica, guardando la sua carnagione abbronzata.
<<Ehi io lavoro costantemente in California come vuoi che sia? Bianca come una londinese?>>. Si acciglia, prima di ordinare i drink alla cameriera.
"Non posso non sorridere con sincerità. L'atmosfera di questo bar vintage decorato in bordò e con le sedute di pelle mi rilassa. La moquette è piena di ghirigori in contrasto con l'arredamento e i quadri d'arte moderna. Il lungo bancone di legno scuro risalta le sedute dorate e la vetrina di bottiglie di ogni epoca che dà le spalle ai barman in divisa. Le vetrate ricoprono tutte le pareti, coperte da alcune tende in verde scuro che lasciano un'aria soffusa ed elegante all'interno".
"Ma la mia serenità e dovuta anche alla compagnia della mia migliore amica che è delle migliori. La osservo, con la sua chioma bionda e ondulata, la pelle baciata dal sole, gli abiti alla moda e quello sguardo vivace che ho sempre adorato e che mi ha dato la grinta quando le mie paranoie e il mio modo di vedere il mondo mi ha sempre sopraffatto".
"In lei ho sempre visto quella sorella che non ho mai avuto, la confidente più sincera che potessi desiderare. Negli ultimi tempi con lei sono stata distante, le ho anche addirittura nascosto dell'imminente divorzio della mia famiglia ma non volevo farla stare male per colpa mia. Lei sta vivendo i suoi cambiamenti, il lavoro con l'azienda e soprattutto la distanza con John, di cui finalmente confessò il suo amore non poco tempo fa".
"Ancora oggi mi rendo conto che per me la sua felicità è fondamentale. Non posso pensare ai miei problemi con lei, non posso dirle la verità e non la farò entrare in qualcosa che non le riguarda perché non sarebbe giusto. La renderei infelice, le complicherei la vita e a volte è meglio rimanere in silenzio, se ciò può far soffrire le persone che amiamo".
<<Come va con John?>>. Le domando, prima che la cameriera ci porti i drink.
<<Benissimo anche se siamo sempre costretti a vederci a metà strada>>. Fa un sorso.
<<Miami?>>. Le chiedo curiosa.
<<Esatto, cinque ore di volo per me... due per lui da New York, dove sta lavorando adesso. In fondo, sto sempre sperando che mio padre gli dia la possibilità di lavorare nella nostra azienda. È ciò che voglio per lui Kate, mi farebbe stare tranquilla... bene. Non riesco a stargli lontano è davvero difficile>>. Lascia andare i suoi pensieri mentre il suo sguardo comincia a diventare malinconico.
<<Non è bello incontrarsi durante la notte, svegliarsi la mattina e ritrovarsi da soli perché il volo stava per patire e per noi non c'è mai tempo. Per questo motivo sono sempre scappata da John. Non volevo impegnarmi, era complicato restare ai suoi passi, rinunciare alla mia vita per lui>>.
<<Lo capisco ma ci state riuscendo. Le cose cambieranno, ne hai più parlato con tuo padre?>>. Domando.
<<Sì, ma sembra ostinato. John ha un'ottima occupazione e il suo capo si fida di lui. Non potrei mai spingerlo a licenziarsi senza avere la certezza che sarà al mio fianco, a lavorare con me>>. Una nube le passa sulla fronte, cambiando completamente il suo umore.
<<Va tutto bene Jane?>>. Mormoro, sfiorando una sua mano.
<<È che desidero così tanto che lui sia con me... ci penso sempre, lavorare con lui e restare con lui la sera, tornando a casa. Lo vorrei così tanto, stiamo facendo i salti mortali per questo rapporto... per evitare che la distanza si metta fra noi>>. Fa un lungo sorso al drink, sospirando.
"Ora capisco perché ha bisogno di bere".
<<Okay hai ragione, ma lo state facendo. Adesso non importa per quanto tempo ancora, l'importante è che siate determinati a resistere. Se non volete che la distanza diventi un problema, non osservatelo come se lo fosse. Passa sopra all'idea di dover prendere un aereo per vederlo, digli anche tu che non è importante. John ti ama esattamente come lo ami tu, per questo lo fa>>. Le mie parole sembrano destare un sorriso su di lei.
<<Grazie Kate, hai ragione. Poi, io lo amo... questo basta>>. Alza le mani, facendo un sospiro di sollievo.
"Sentirla pronunciare quelle parole è qualcosa d'inaspettato e fantastico allo stesso tempo. Sono sicura che soffra molto per l'assenza di John ma lo ama e non può rinunciare a lui per questo. Ricordo che una discussione del genere ci fece quasi litigare e anche se, a volte, perde l'autostima e la grinta per farcela sono certa che la riscoprirà, solo guardando l'amore della sua vita".
<<Ho una grande notizia, anzi due>>. Dice ad alta voce, spezzando i miei pensieri.
<<Dimmi, di che cosa si tratta?>>. Sorrido, curiosa.
<<Per prima cosa, mio padre mi ha lasciato la completa gestione della produzione pubblicitaria dell'azienda. Dopo che ho chiuso quattro contratti importanti con delle aziende di Los Angeles e per questo brinderemo con un po' di champagne. Inoltre, ti annuncio che resterò qui per tre settimane>>. Risponde con fierezza prima di urlare di gioia alle ultime parole, abbracciandomi.
<<Jane ne sono felicissima, sei la migliore...>>. Contraccambio con il suo stesso entusiasmo.
"Riaverla qui mi rende felice".
<<E non è finita... questo è per te, in esclusiva. È l'invito per il ballo in maschera organizzato dalla mia famiglia. Non preoccuparti, è un evento di beneficenza per aiutare una compagnia della nostra azienda in Africa. Sei invitata ovviamente con il tuo principe azzurro>>. Mi fa l'occhiolino, porgendomi la busta.
"Apro delicatamente la lettera di carta d'oro stropicciata. Leggo il bigliettino che in nero lucido riporta il mio nome e quello di Alexander. L'invito è fissato per il dieci dicembre ed io non potrei mai mancare. Si tratta di beneficenza e poi, è la mia migliore amica a invitarmi. Nonostante ciò a leggere i nostri nomi insieme mi pervade un senso di tristezza che fa morire quel sorriso che avevo sulle labbra".
"È da tanto che Alexander ed io non facciamo qualcosa insieme, mi sembra un'eternità dall'ultima galà cui abbiamo partecipato e non è andato neanche molto bene, visto che mi sono ritrovata a ballare con Henry e a litigare di nuovo con lui. Al penultimo poi, sul tetto di un edificio ad essere avvelenata da una vampira isterica. Rivolgo ancora lo sguardo sui nostri nomi, sfiorandoli con le dita e sospirando per la tristezza che ritorna dentro di me".
"Ormai sono quasi diventata bipolare, cambio emozioni in un battito di ciglia ma anche quello ormai è un movimento difficile da interpretare, finto com'è finta la convinzione che ho della vita che sto facendo adesso, anche con Alexander".
<<Katherine? C'è forse qualcosa tra te e Alexander di cui vuoi parlarmi?>>. La voce di Jane mi fa ritornare alla realtà.
<<No, ti pare? Ovviamente verremo al galà, non potrei mai mancare>>. Richiudo la busta mettendola in borsa.
<<Sì, ma che cosa c'è? Kate ti conosco e so' che quell'uomo ti ha fatto stare male molto spesso>>. Si acciglia, facendo un altro lungo sorso al drink.
<<Che cosa te lo fa pensare?>>. Seguo il suo gesto, facendo una finta faccia perplessa.
<<Andiamo Kate, lui ti ha fatto soffrire molte volte. Ti ho vista consolarti da sola, non volere il mio aiuto e non mi hai mai neanche voluto dire ciò che ti faceva. Inoltre, ti ricordo che anche alla tua laurea eravate litigati. Quando si è presentato, è stato dolcissimo ma tu non lo vedevi da giorni e stavi male>>. Gesticola nervosamente, sospirando.
<<Non voglio vederti così, ascoltami... non dirmi qualcosa se non ti va, ma almeno sii sincera, con me e con te stessa. Non ti fa bene tenere ogni cosa per te>>. Fa un cenno di negazione.
"Abbasso lo sguardo come se fossi colpevole di qualcosa e un senso di angoscia mi pervade completamente. Io mi sento davvero come se avessi sbagliato, come se non fosse giusto mentire a lei sul mio rapporto con Alexander ma come posso dirle una bugia? Sarebbe assurdo spiegarle che abbiamo dei problemi senza elencargliene almeno uno. Il problema è che lui non mi accetta da vampira Jane e che ho sempre la costante paura che possa perderlo".
<<Va tutto bene, ogni tanto abbiamo delle incomprensioni ma sono solo litigi da coppia>>. Fingo.
<<Sarà... eppure a me lui non dà proprio l'idea del principe azzurro, lo sai? Per me lui è il cavaliere oscuro... come fai a resistere?>>. Sorseggia il drink con aria maliziosa.
<<Che cosa intendi dire?>>. Mi acciglio senza comprendere la natura delle sue parole.
<<Katherine...>>. Sospira, mettendo un braccio sulla spalliera del divano e rilassandosi.
<<Sappiamo entrambe che Alexander è il tipico uomo carismatico, affascinante... quello che vuoi portarti a letto...>>.
<<Jane!>>. Esclamo, fulminandola con lo sguardo.
<<Vuoi mentire? Vuoi dirmi che non è così? Non puoi... lui è quell'uomo e che voi siate innamorati, non lo metto di certo in dubbio. Ha fatto molte cose per te e tu altrettanto. Però, io ti vedo sempre triste... come se quella felicità che ti dà provenga sempre da tanti sacrifici. Lui avrà il suo carattere e tu sicuramente non sei un angelo, ma ti chiedi se ne vale la pena soffrire per sempre? Io voglio la tua serenità Kate, se è con lui che tu ti senti così io accetterò sempre le tue scelte... voglio solo dire... che Alexander a volte, dovrebbe capirti di più... magari lasciarsi andare e renderti solo felice e basta>>. Risponde Jane con tono serio.
"Mi sento come se mi avesse scagliato una freccia dritta in petto e questa mi facesse sanguinare. Le sue parole non sono altro che lo specchio di quella verità che si cela dietro i nostri problemi. Vorrei dirle che è così ma che non è una questione solo caratteriale, è dovuta a mille vicende, tanti problemi, a ciò che siamo sempre stati e a quello che siamo adesso. Vorrei non mentirle, che la verità venisse fuori in un solo fiato ma questo non è possibile e nonostante senta che quelle parole appartengano, almeno in parte, alla verità... devo fingere che non sia così".
<<Siamo due caratteri diversi... ma riusciamo a incontrarci. L'amore lo fa per noi>>. Le sorrido, dando l'ultimo sorso al drink.
<<Beh, hai ragione e poi, abbiamo finito di bere e ora di brinare alla mia promozione>>. Ride, ordinando una bottiglia di champagne.
"Mi distraggo, sorseggiando e brindando continuamente con la mia migliore amica. È bellissimo essere insieme con lei, dopo tanto tempo e anche se la vedo quasi ubriaca, mi sento al sicuro da queste conseguenze perché a me non può succedere. Il tempo scorre piacevolmente e la musica Jazz inonda il bar, lasciandoci una sensazione di completo relax cui non resistiamo. Ci mettiamo a ballare, sempre sedute al nostro tavolo, in pista sarebbe imbarazzante".
"Ridiamo, raccontiamo alcuni momenti di quando eravamo adolescenti e sembra bastarci, almeno per adesso. Quant'è vero che, a volte, nelle piccole cose o negli istanti più brevi, sono racchiusi i veri momenti di felicità. Io in questo momento mi sento proprio così e anche se sarà un momento breve, un ricordo, adesso ho voglia di viverlo proprio così com'è; nella sua semplicità e nella dolcezza, di quando si ritrova un amico ed egli ti riempie la vita".
<<Adesso andiamo, voglio cenare>>. Ride Jane, quasi brilla e mettendo sul tavolo una buona quantità di denaro.
<<Ehi, andremo via... appena mi lascerai pagare>>. Le dico con una smorfia.
<<Certo, la cena. Lo sai che i drink li offro sempre io>>. La sua voce acuta ci fa ridacchiare come matte mentre ci rimettiamo i cappotti e ci dirigiamo fuori al Bar.
"Le nostre risate sono incontrollabili mentre Jane si aggrappa a me. Barcolla ed io la sorreggo avviandoci all'auto. Le dico che magari è meglio tornare a casa ma come suo solito, non vuole sentire storie. Lei regge l'alcol, mi dice, e di certo mezza bottiglia di champagne e un long Island non la fanno stare male. Ridiamo ancora, spensierate e senza accorgerci della gente che ci guarda disapprovando il nostro comportamento. In fondo, siamo in un quartiere per bene e l'orario non è proprio adatto".
"All'improvviso un dolore forte mi prende alla testa, cado sulle ginocchia portandomi entrambe le mani al viso. Jane barcolla davanti a me cercando di avvicinarsi ma io la respingo per tenerla lontano da me. Il dolore è incessante, rimbomba nelle tempie e mi fa accasciare ancora di più quasi priva di forze".
"Katherine"
"Katherine"
"Sento una voce di donna percorrere la mia mente, come se mi stesse attirando a sé e volesse portarmi in un luogo sconosciuto. Lotto con tutta me stessa per sconfiggere questo dolore atroce ma non si ferma, ritorna ancora togliendomi il respiro e facendomi scoppiare la testa".
"Katherine"
"La voce diventa più assordante, le mie mani si stringono sul viso e quella sensazione, la sensazione si propaga dentro di me. Sento i canini pungermi le labbra, gli occhi cambiare colore ma non posso... non posso farlo adesso, non davanti a Jane e alle persone. L'istinto prende il sopravvento, avverto delle voci, il battito del loro cuore, il sangue che scorre nelle loro vene".
"I canini affilati si conficcano nelle mie stesse labbra, gli occhi si stringono sempre di più e mi porto tremanti le mani al viso per riuscire a nascondere ciò che sto diventando. Il dolore mi percuote dentro, facendomi quasi perdere ogni contatto con la realtà. Ho paura di non farcela, di cadere nel vortice ma non posso, devo essere forte, devo vincere".
"Mi aggrappo al mio punto fermo, all'ancora che mi ha salvato già in quei duri giorni di prove e che adesso è l'unica speranza di potercela fare. Mi concentro su quel pensiero, sulla persona che mi dà la forza di resistere ai miei istinti e pian, piano riesco a sentire il mio corpo ritornare normale".
"Il tremore si placa e quando rialzo lo sguardo, vedo Jane, preoccupata che mi stringe le braccia. Dà un sospiro di sollievo mentre mi rialzo in piedi. La tranquillizzo ma qualcosa mi preoccupa troppo. Che cosa ho vissuto? Perché sono riuscita a placarlo?".
<<Kate stai bene?>>. Mi chiede la mia amica.
<<Sì...sì. Jane sto bene...>>. Balbetto.
<<Che cosa ti è successo?>>.
<<Non lo so... un malore... Jane devo andare. Ti prego, chiama un taxi e torna a casa>>. Le dico, fiondandomi in auto e mettendo in moto.
"Corro sulla strada asfaltata senza il pieno controllo della mia facoltà mentale e abbagliata da ciò che mi è successo pochi minuti fa. Sento l'adrenalina scorrere nelle mie vene e la paura che ciò possa riaccadere. Adesso, ho bisogno di lui. Devo parlargli, devo sapere e soprattutto questa volta non voglio che mi menta".
"Sta succedendo qualcosa, ed io non ascolterò ragioni. Voglio sapere la verità".
Spazio autrice
Scusate l'assenza prolungata ma ecco qui il capitolo DICIASSETTE... Volevo ringraziarvi per il traguardo raggiunto delle DUEMILATRECENTO letture che devo solo a voi per Katherine! Grazie mille e come sempre, ricordate che siete l'anima di ogni storia... vi aspetto con stelline, commenti e la vostra più sincera opinione. Non mancate!
Vi adoro,
R. E. Meyers
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