Capitolo Diciannove
*Oltre alla GIF ho aggiunto un Video Youtube di una canzone, vi invito ad ascoltarla con il capitolo. Buona lettura!
"Dovrei immaginare questo gesto così semplice, così elegante se fatto dalle sue mani, come qualcosa di comune che io conosco alla perfezione. Eppure, un brivido percorre la mia schiena e ricorda come sembrano lontani i momenti di romanticismo con lui".
"Gli sorrido malinconicamente incrociando quegli occhi che ormai, sono diventati la mia salvezza quando lo sento distante. Anche se sembrano spegnersi giorno dopo giorno perché la forza che possiedono si cela dentro i suoi silenzi, il fatto che siano ancora lì e a guardarmi quando io gli sono vicina, sono l'unico cenno di speranza che è rimasta dentro di me. Nel pensare che un giorno tutto questo cambierà ed io e Alexander ritorneremo a essere quelli di una volta".
<<Lo so>>. Mormora rispondendo alla mia frase precedente.
<<Alexander... è così buffo adesso, il modo in cui parliamo>>. Gli dico con un mezzo sorriso sulle labbra.
<<Che cosa intendi?>>. Mi domanda con il suo solito tono freddo ma accigliandosi.
<<Una volta ero io a volermi sentir dire che tu saresti restato, adesso io lo dico a te. Come se si fossero invertiti i ruoli ma i timori rimasti gli stessi>>. Abbasso la mano sulla sua giacca, scivolando il tessuto tra le dita prima di rimettermi composta.
<<Ci sono dei ruoli ben precisi nel nostro rapporto?>>.
<<Vorrei parlarne qualche altra volta se sei d'accordo. Adesso voglio capirne di più sulla questione del vampiro dominatore>>. Dico sviando la sua domanda e camminando nervosamente per la stanza.
"Non voglio parlarne, non mi sento pronta a definire il nostro rapporto. È come se questo significasse mettere un punto a certe situazioni e se la sua risposta fosse quella di lasciarmi andare in quel senso? Se volesse solo aiutarmi in questa nuova vita da vampira ma per il resto allontanarsi da me? Andiamo, oltre ad essere un vampiro è un uomo... come fa a non cedere alla voglia di baciarmi? Di stringermi a sé? Di avere un qualsiasi contatto fisico? Io mi sento morire ogni volta che penso a questa distanza che si è creata tra noi".
"Perché è un confine, un qualcosa che si separa nettamente cui io non ho più accesso. A volte, mi sento anche in imbarazzo a restare da sola con lui mentre lo guardo con gli stessi occhi di sempre. Ho paura che parlarci, dire quanto le cose siano cambiate nettamente anche in questo senso. Ho paura che possa aprire la porta a una brutta realtà cui non sono pronta, che non voglio accettare".
"Perché per me lui è il mio mondo, è la mia vita passata e quella nuova, è il niente e il tutto che mi rappresenta. È l'uomo, il vampiro, la sublimità, il desiderio, l'amore di cui ho bisogno. Non mi separerò mai da questo pensiero... neanche se un giorno realmente mi manderà via".
<<Kate... >>. La sua voce fa scivolare la mia nube di pensieri.
<<Sì... volevo capirci di più. Lui o lei... non lo so... può dominare su di me perché mi ha trasformata ma io posso mettermi in contatto con questo vampiro? Posso fare qualcosa?>>. Gli chiedo portandomi una mano sul viso.
<<No!>>. Dice quasi come se fosse un ordine.
<<Okay... non è vero giusto? Si può... lo avevi detto anche tu che volevi metterti in contatto con il vampiro. Posso farlo senza spezzare il legame?>>. Mi avvicino accigliata e con un tono di voce molto serio.
<<Katherine, è complicato. Ci vogliono anni per riuscire ad avere il pieno controllo di questo tipo di facoltà. Tu vuoi farlo ma questo potrebbe far scoprire al vampiro dove sei. Se rifiutasse questo legame potrebbe manipolarti, farti del male... anche soggiogarti ad ucciderti. Non c'è bisogno che ti guardi negli occhi, è qualcosa di più complesso... è un legame che riescono a gestire bene i vampiri secolari e a me questo che ti ha trasformato non sembra uno sprovveduto>>. Fa un gesto di rifiuto con la mano, voltandosi e poggiando i pugni sulla scrivania sospira lentamente.
<<Lo capisco Alexander ma io mi sento pronta. Ho una sicurezza dentro di me, come se fossi capace. Credo di sapere come fare. Quel contatto breve mi è stato d'aiuto per sentire la sensazione>>. Mi avvicino, poggiandomi a un lato per avere la visuale del suo viso.
"Respira pesantemente guardando davanti a sé e senza girarsi di un solo millimetro. Vedo i suoi zigomi marcati e le labbra serrate in quell'espressione mista di nervosismo e di pensieri che pervadono la sua mente. Non è facile decidere e lo comprendo. Si trova in difficoltà con me che continuo a rifiutare le sue scelte ma sento che questo sia il momento giusto. Non possiamo attendere ancora, questo vampiro ha cercato un contatto con me e il fatto che io possa fare lo stesso potrebbe mostrarci chi è, capirne le intenzioni e agire di conseguenza".
<<Mi ha cercata Alexander, c'è un motivo. Se io facessi lo stesso gli mostrerei di non avere paura, di voler sapere chi è. Potremmo arrivare a scoprirlo... poiché comunque è qualcuno che ti conosce, il messaggio che hai trovato sul cellulare era chiaramente rivolto a te, il giorno che... mi ha trasformata>>. Faccio una breve pausa mentre gli parlo di quel giorno.
<<Ti ha cercata perché vuole usarti per qualcosa o per capire dov'eri>>. Mi si avvicina urlandomi contro le parole.
<<Che cosa? Può sapere dove sono... lui sa dove sono adesso?>>. Lo guardo a occhi sgranati senza dar peso al tono delle sue parole.
<<Non adesso... se si mette in contatto con te può ma è qualcosa di frammentario. Non può di certo seguirti sempre>>. Si porta una mano sul viso che scivola via lentamente.
<<Ed io posso scoprire dov'è? Posso fare lo stesso se cercassi il legame?>>. Chiedo titubante.
<<No, non è possibile. Tu sei alla sua mercé, non è il contrario. Se crea il legame con te, a prescindere dalla tua reazione, può muovere delle azioni o scoprire dove ti trovi. Tu se cerchi un contatto puoi solo sperare che lui lo confermi e che ti dia la possibilità di avere nitide le informazioni che vuoi>>. Risponde, questa volta di nuovo con tranquillità.
<<Non te lo lascerò fare comunque Kate, questa è una cosa troppo grande che tu vuoi gestire da sola; entrando nella gabbia del lupo come se non ci fosse un domani>>. Continua, questa volta ghiacciandomi con lo sguardo.
<<Non c'è un domani, infatti, non c'è mai se continuiamo a vedere tutto scuro e non cerchiamo la luce. Dobbiamo farlo, abbiamo ucciso Maryanne... Alexander, lo abbiamo fatto noi e di che cosa dovremmo avere paura adesso?>>. Mi avvicino reggendo il suo sguardo.
<<Questo non è un vampiro sprovveduto e pazzo come Maryanne. È uno stratega, ha un piano e sono settimane che stiamo cercando di capire chi sia, come possa aver fatto una cosa del genere senza scoprire un cazzo! Credi che sia semplice? O nero o bianco per te? Non è così... credi che non abbia pensato che tu ti saresti impegnata a sopravvivere come vampira? Abbiamo un solo vantaggio da sfruttare e lo metteremo in pratica quando sarà possibile che tu mi faccia il culo in un combattimento>>. Getta fuori con nervosismo e fulminandomi con il suo sguardo come se non ne fossi immune.
"Serro le labbra rimanendo in silenzio ancora sotto i suoi occhi ammonitori. Si volta di lato, mettendo le mani sulla vita e dandomi piena visione del suo profilo perfetto. Non so quali parole usare, anche se per me è il discorso non è affatto finito. Si avvicina al tavolino da whisky, prendendo un bicchiere e versandone il contenuto gli dà un unico sorso che lascia scorrere veloce nella sua bocca. Sospiro, cercando di riassestare i pensieri e trovare le parole giuste per convincerlo, altrimenti lascerò correre ma solo sulle sue decisioni poi, ripenso ciò che ha detto e un dubbio pervade le mie decisioni".
<<Quale sarebbe il solo vantaggio che abbiamo?>>. Alzo un sopracciglio.
<<Il fatto che tu sei più forte di quanto lo sono i comuni neovampiri>>. Spiega, avvicinandosi alla scrivania e poggiandosi con il fondoschiena.
<<Non credo che sia davvero così... già te l'ho detto, è solo una questione di esercitazione e del fatto che io ho te per seguire la strada giusta. Non credi che anche questo abbia messo in conto quel vampiro?>>. Mi metto accanto a lui voltandomi.
<<Devi ancora migliorare>>. Sibilla rigirando il bicchiere tra le mani.
<<Alexander lo farò ma adesso dobbiamo tentare e qualunque sia la sua reazione ci muoveremo di conseguenza>>. Cerco di convincerlo ma la sua risposta e un silenzio assoluto.
"Il suo – no- peggiore, potrei aggiungere".
"Sospiro nervosamente e mi alzo mettendomi in piedi e sistemando la giacca che indosso. È così ostinato che non riuscirei a fargli capire le mie intenzioni nemmeno tra mille anni. Non voglio continuare a perdere tempo in questo modo e anche se la sua decisione è irremovibile nemmeno la mia cambierà, di questo sono più che certa".
"Esco dalla stanza dicendogli che vado a prendere il mio cellulare rimasto in auto guadagnandomi solo un cenno di assenso mentre è completamente perso nei suoi pensieri. Il tramonto è arrivato e il cielo Londinese si sta tingendo dei colori più intensi, prima di calare nel blu della notte e dare respiro a chi, come me, alla luce del sole non potrebbe restare più come un comune mortale".
"Scendo lentamente la rampa di scale ritrovandomi all'entrata della Villa di Alexander. Guardo le porte chiuse, segno che non c'è nessuno e ascolto attentamente le voci ma il silenzio è piombato nell'intera casa. I camerieri sono andati via e in lontananza riesco a percepire solo la voce di Arthur che parla, probabilmente a telefono, con sua moglie".
"Mi avvicino al grande roseto chiuso dalle inferriate. Apro lentamente la porta per cercare di essere più silenziosa possibile e non appena sono al di fuori, in quel maestoso angolo di vita, mi guardo intorno senza far in modo di nascondere un sorriso sul mio volto. Sfioro dei petali di una rosa rossa completamente aperta tra le dita e la osservo nella sua intensa bellezza".
"È quasi incredibile come certe cose riescano a rimanere sempre le stesse nonostante il tempo. A volte, ai nostri occhi cerchiamo di non vedere il tempo che segna dentro di noi dei cambiamenti ma allo stesso tempo, intorno a noi, ci sarà sempre qualcosa che non cambierà e che rimarrà vivo come dal primo momento che l'abbiamo incontrato e che abbiamo desiderato che facesse parte della nostra esistenza; un ricordo, una persona, una rosa..."
"Distolgo i pensieri da quel breve momento e mi concentro tenendo ben piantati i piedi per terra. Chiudo gli occhi, serro le labbra e con un breve sospiro m'immedesimo nel momento cui ho percepito quella voce chiamarmi come se fosse dentro di me. La fisso nella mia mente e cerco di farla ritornare, mi aggrappo al punto fermo... trasformo i miei occhi, lo sento, anche se sono chiusi e parlo nella mia mente sperando che questo funzioni sul serio".
"Ascoltami, ascoltami"
"Lo dico nei miei pensieri quasi come se lo stessi ripetendo a me stessa. Cerco di rompere quella distanza che mi separa dal mio creatore. Mi concentro sulla sua voce da donna che delicatamente mi cercava di trasportare in qualcosa di buio a me sconosciuto".
"Ascoltami ti prego, ascoltami"
"Sono quasi allo sfinimento quando incanalo tutte le mie energie in questa specie di gioco mentale. Mi sento quasi completamente trasformata, poggio le mani sulle tempie e ripeto quelle parole ancora, nei miei pensieri, come se fosse l'unica cosa cui possa pensare".
"Ascoltami, ascoltami, ascoltami"
"Lo ripeto all'infinito quando sento di nuovo quella sensazione forte alla testa, irrompere nei miei pensieri, come un uragano di dolore e sofferenza. Getto le ginocchia a terra, urlando con tutta la mia voce. È intenso, è peggio di prima... è incessabile... che mi sta facendo? Che cosa vuole farmi? Devo pensare al punto fermo, alla mia ancora... non posso perdermi adesso... non posso".
"Scaglio le unghie sulle mattonelle quasi strappandomele per la violenza con cui faccio quel gesto. Urlo ancora, in preda a quella tortura incontrollabile e cercando di aggrapparmi alla mia parte umana, al mio pensiero di salvezza per non trasformarmi del tutto ma i canini affilati mi tagliano le labbra mentre cerco di respirare dal dolore".
"Urlo ancora in preda alla tortura che sta cercando di infliggermi. Non posso mollare adesso, anche se il dolore è incessante ed io non ho più forze dentro di me. Apro gli occhi mentre la vista si sfoca pian, piano giusto il tempo di vedere qualcuno correre verso di me... Alexander... aiutami ti prego, cerco di dirgli quelle parole ma il buio mi pervade mentre le mie forze mi abbandonano completamente e il dolore, stranamente, non mi fa più del male".
<<Katherine...>>. Sento una voce molto familiare chiamarmi.
"Vorrei aprire gli occhi ma faccio molta fatica. Stringo qualcosa tra le dita, un lenzuolo... ma dove sono? Faccio uno sforzo maggiore e pian, piano la mia vista ritorna nitida mostrandomi la camera di Alexander. Mi volto e lui è proprio vicino a me che mi tiene un polso tra le mani. Do' un sospiro di sollievo e cercando di rimettere in ordine i pensieri faccio mente locale su quello che possa essere accaduto".
<<Sono svenuta? È possibile ai vampiri svenire?>>. Domando, poggiando la schiena alla spalliera.
"Quante cose che non posso più accadermi in realtà accadono lo stesso? È un mistero..."
<<Sì se a farlo è un vampiro molto più forte di te>>. Dice con un tono ammonitore.
<<Mi dispiace ma tu non hai voluto ascoltarmi ed io sapevo di poterlo fare>>. Alzo le mani e gli rispondo senza nascondere il senso di colpa per avergli mentito.
<<Katherine... se avesse voluto ucciderti l'avrebbe fatto sai in quanto? In un soffio>>. Si avvicina al mio viso, puntandomi un dito contro e i suoi occhi azzurri pieni di collera.
<<Ma non l'ha fatto>>. Faccio un mezzo sorriso che lo innervosisce ancora di più.
<<Non avevi paura di morire una volta? Adesso sei diventata anche incosciente? Io non riesco a controllarti. Mi menti, non ascolti le mie indicazioni, fai di testa tua come se il mio giudizio non t'importasse e fai cose senza saperne il pericolo... devo preoccuparmi di qualcos'altro Katherine? Forse mi menti anche? Mi nascondi qualcosa?>>. Urla, mettendosi in piedi e dando un calcio ad una poltroncina che si scaraventa verso il muro cadendo all'indietro.
"Sobbalzo dal gesto inaspettato e seguendo le sue parole attentamente. Abbasso gli occhi sulle mani e mi rendo conto di aver fatto qualcosa forse al limite della sua sopportazione... è vero, non dovevo, perché avrebbe potuto uccidermi e me ne rendo conto solo adesso che ripenso a ciò che è successo e al male che mi ha provocato durante quel contatto".
"Ho esagerato e mi sento desolata per questo, sia nei suoi confronti sia nella fiducia che ripone in me. Non appena pronuncia le ultime parole, quella domanda sul nascondergli qualcosa mi torna in mente il momento cui Henry si è avvicinato a me a lavoro e alle parole che mi disse. Mi ero giurata di non parlargliene, per evitare che andasse in escandescenza e mi accorgo di quanto sia cambiata anche in questo".
"Mento, nascondo la verità alle persone, su me stessa, su ciò che mi accade e la cosa peggiore è che lo faccio anche verso di lui... verso Alexander".
"Che persona sono adesso? Moralmente parlando, che cosa ne rimane di me?".
<<Mi dispiace, non... non sarei mai capace di fare qualcosa contro di te. Ho agito senza pensare, d'istinto. Sentivo di poterlo fare e l'ho fatto...>>. Mormoro ma so' che lui può sentirmi benissimo.
"Non parla mentre mi dà le spalle; percepisco il suo respiro che trattiene a stento la rabbia. Sarebbe capace di mettere a soqquadro l'intera stanza probabilmente ma si contiene, per qualche motivo a me sconosciuto visto che ne ha tutto il diritto, secondo il mio parere. Mi alzo, scivolando il lenzuolo sul letto e mi metto dietro di lui a pochi centimetri, senza toccarlo".
"Sento il suo profumo forte di qualche colonia costosa che gli invade la camicia che porta rigorosamente risvoltata sulle braccia. I capelli ben sistemati nonostante si riversano sulla fronte. Lo vedo, infatti, spostarli con le mani quando gli danno fastidio e ritornare di nuovo dove sono, come se il suo gesto non fosse bastato. La mano sinistra poggiata su un fianco mentre la sua postura perfetta lo disegna come se fosse una scultura o incarnato nell'eleganza assoluta. Mi avvicino, anche se titubante, con una mano sulla sua schiena".
"Quel gesto gli fa alzare il capo e contrarre le spalle come se fosse eccessivo, non adatto a quel momento e difficile da apprezzare nella sua delicatezza. Non si muove mentre gli accarezzo la schiena lentamente verso l'alto e poggiando la mani tra il collo e la nuca".
"Non la tolgo, avvicinandomi a lui di lato e portandomi davanti al suo corpo perfetto. I miei occhi lo cercano ma i suoi sono chiusi. Le sue labbra perfette sono rilassate e mi rendo conto che sta assaporando quel momento, quel lieve tocco della mia mano che dentro di me è diventato pura frenesia".
"Io ho ancora effetto su di lui, dopotutto..."
"Quando siamo abbastanza vicini apre gli occhi incontrando i miei, in quel silenzio che sembra aver creato un nuovo momento cui non esiste né rabbia né desolazione ma ci siamo solo noi, nella bellezza di un istante che non ci divide ma ci sta concedendo di incrociarci a metà strada".
"L'altra mia mano gli percorre il petto che sento scorrere nella sua virilità attraverso la camicia di seta nera che indossa, impeccabilmente con un completo grigio scuro. La mano che avevo dietro alla sua nuca si avvicina al viso sfiorando la sua barba poco folta, ruvidamente pungente sui palmi ma non m'importa, adesso che sono a pochi centimetri dal suo viso e desidero, con tutta me stessa, di baciarlo".
"Mi lascio andare a questo momento. Io voglio essere la cura alla sua rabbia, voglio essere la donna di cui ha bisogno anche se sono io la causa del suo male. Voglio dargli la pace quando creo la tempesta e voglio sentirlo mio, ancora una volta, come se mi fosse sempre appartenuto ogni millimetro del suo viso, del suo corpo e della sua anima... ora, per sempre... in eterno".
"Mi avvicino ancora, pronta per sfiorare le sue labbra, finalmente, in un bacio ma le sue mani mi afferrano i polsi con troppa velocità e mi allontana guardandomi ad occhi stretti mentre il suo viso è imperscrutabile. Senza emozione, senza un minimo cenno del motivo della sua disapprovazione. Sento solo che mi tiene con forza ma il mio sguardo non regge il suo. Mi rabbuio, schiudendo le labbra per prendere un po' di ossigeno che sento mancare, nonostante tutto".
<<Non adesso>>. Dice, scivolando le mie mani delicatamente sui miei stessi fianchi e allontanandosi di qualche passo da me.
<<Alexander...>>. Mormoro ma lui è impassibile.
<<Katherine non accetterò nessun altro tuo gesto stupido e incosciente. La prossima volta se non mi starai a sentire ti mostrerò come si fa per i vampiri ribelli. Ci sono passato anch'io, si sopravvive ma all'inizio sembra difficile>>. Dice come una vera e propria minaccia, mettendo pesantemente le mani nelle tasche e facendo scivolare fuori solo l'orologio d'oro.
<<Io... io...>>. Balbetto ma in realtà non so' che dire.
"Sono scioccata dalle sue parole e da ciò che potrebbe farmi ma qualcosa di peggiore pervade i miei pensieri. Lui mi ha rifiutata, ancora una volta, mi ha allontanata ed io come una sciocca ai suoi occhi sembrerò una vampira incapace di dare freno alle proprie emozioni".
"Ero umana quando mi disse che ero troppo istintiva, che era questione di immaturità e adesso mi sento esattamente uguale a qualche tempo fa. Mi sento quella ragazzina sciocca che si perdeva nei suoi occhi consapevole che a lui non facessi lo stesso effetto".
"In passato però, mi sbagliavo... adesso non sono sicura che questa teoria sia tanto lontana dalla realtà".
<<Devo mostrarti una cosa...>>. Gli dico attirando la sua attenzione.
<<Solo se mi prometti che non ti arrabbierai...>>. Continuo cercando di capire la sua espressione.
"Mi fa cenno di sì e mentre mi avvicino mi rendo conto di quanto mi senta lontana da lui. Scaccio via quel pensiero, sembrando anche fredda e cinica ma sono sicura che ai suoi occhi non ci riuscirò mai. Mi avvicino, sistemandomi all'altezza del suo viso con le punte. Afferro la sua nuca delicatamente e guardandolo nelle pupille lo soggiogo a mostrargli un mio ricordo".
"Quel ricordo è esattamente ciò che mi è successo quando ero nel roseto poco fa. Quel dolore incessante, io che chiamavo quel vampiro misterioso. Gli mostro ciò che ho sentito e che ho visto prima di svenire dritta sul pavimento".
"La voce di quella donna inonda le nostre orecchie mentre l'immagine che riporta davanti ai nostri occhi e di una notte stellata a Londra. Il London Eye colorato di luci rosse e arancioni, il Tamigi attraversato dalle barche e le strade completamente illuminate. Il Westminster Bridge e un volto completamente coperto da un velo scuro e nero che non lascia intravedere né il viso né i capelli. La folla ci passa intorno, come se non fosse veramente lì, passeggiando quella notte. I bambini mantengono lo zucchero filato, le persone ridono e l'aria sa di musica e di bellezza. Un istante ancora mentre quella figura, con una mano coperta da un guanto nero, fa cenno di avvicinarmi e la mia memoria si ferma, ritornando alla realtà, una volta che il ricordo è finito".
<<Che cosa vuol dire tutto questo?>>.
Spazio autrice
Buonasera dolci lettrici e nzà nzà nzà... avete letto? Avete visto che cos'è successo? teorie, idee? Beh, lascia a voi OGNI PENSIERO che sarò felice di leggere nei commenti. Intanto questo aggiornamento è arrivato tardi ma meglio tardi che mai, no? Spero che il capitolo vi sia piaciuto e che lascerete commenti & stelline. Grazie, come sempre, di essere qui. Siete l'anima di ogni mia storia... al prossimo aggiornamento!
Grazie di tutto lettrici,
Vi abbraccio,
R. E. Meyers
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