Capitolo Cinque
"Mi risveglio, abbastanza intontita nonostante non abbia fatto nessun sogno durante la notte".
"Le sue braccia mi avvolgono completamente in una stretta delicata quasi simile a una carezza impercettibile. Alzo la testa verso di lui, guardandolo. È bellissimo, come sempre, nei suoi occhi azzurri e intensi. La pelle perfetta e le labbra chiuse in meno di mezzo sorriso".
"Sfiora con le dita una mia guancia pronunciando in un sussurro la parola – Buongiorno – che suona, alle corde del mio amore come la più dolce delle melodie".
<<Buongiorno>>. Ricambio, con un sorriso malinconico.
<<Qualcosa non va?>>. Mi domanda, percependo subito la mia inquietudine.
<<Ho fatto un incubo ieri... ma non è nulla>>. Gli accarezzo il petto della camicia.
<<Puoi parlarmene>>. Dice, più come un ordine che una richiesta.
<<No, non c'è ne bisogno. È solo lo stress>>. Mi alzo dal letto, scostando le coperte.
"Mi stiracchio mentre la luce del sole, fortunatamente, inonda la stanza. Speravo che questa nuova casa fosse in alto, per avere una miglior vista e ogni raggio del sole a vestire l'appartamento di calore e luminosità. Qui, a Londra è davvero difficile riuscire ad avere un cielo limpido come il mare".
"Mi spoglio, rimanendo in intimo pochi secondi. Metto una camicetta bianca e degli shorts, per restare a casa comodamente. Stamattina ho vari impegni di lavoro e non posso trascurare per niente i documenti sull'udienza del caso di omicidio".
"Quando mi volto verso di lui, si sta rimettendo in piedi. Sistema subito le scarpe e si abbottona la camicia, lasciata volontariamente un po' più svasata dai pantaloni. I capelli scompigliati gli ricoprono la fronte mentre la sua espressione non muta neanche per un secondo".
"Glaciale, come il suo sguardo in una vitrea maschera di repressione. Di che cosa parlo? Di quello che nasconde, che stringe a sé con tutto se stesso pur di non aprire completamente il suo cuore e la sua tanto amata anima, a me".
"Perché nonostante ci siamo ravvicinati, a ogni sua parola e a ogni suo gesto, io provo ancora quella collera malsana che si mescola ai miei sentimenti, facendomi rivedere più volte la scena della sua confessione, della sua promessa caduta".
"E lui, in quel viso degno di sfiorare anche la bellezza della natura stessa che l'ha creato, nasconde più di quanto io riuscirò mai a percepire, di quanto lui mi lascerà mai vedere".
"Si volta, verso di me, sistemando i capelli tra le mani. È ad un passo dal mio viso, ancora una volta le sue dita sfiorano la mia gota. Le sue iridi mi sembrano profondi abissi dell'oceano, luoghi inesplorati e pieni di ricchezze ma anche paurosi e tenebrosi, capaci di impadronirsi di te e della tua vitalità".
<<Katherine...>>. Mormora, facendo un breve sospiro.
"La sua mano scivola delicatamente sul mio collo, scostando di poco la camicetta mentre il suo pollice preme sulla mia clavicola senza farmi male. Porto i capelli dietro alla schiena, lasciandogli completa visuale della mia pelle e del luogo cui lui vede, sazia la sua sete".
"Si avvicina a me, sospirando sulle mie labbra con maggiore intensità. In questo momento, non sono sicura che si tratti dell'effetto che gli fa stare vicino a me. Le sue iridi si premono contro le pupille dilatate che mostrano evidentemente... la sua fame".
"Sposto il viso alla mia destra, guardando nello specchio la scena prefissata davanti a me. Le sue labbra si schiudono di nuovo, i suoi occhi osservano il mio collo mentre le sue dita premono su di me. Chiudo gli occhi, un breve istante prima che le lacrime vincano su di me, prima che i miei sentimenti si oppongano alla ragione".
<<Katherine, vorrei che tutto tra di noi tornasse come prima>>. Mi dice, con risolutezza.
"Metto la mia mano sulla sua, quella che ha su di me e pian, piano la faccio salire sul mio collo, all'altezza della gola nonostante non lo guardi in viso. Osservando la scena solo dal riflesso dello specchio. Lui mi segue mentre le nostre dita si sfiorano. Stringo la mia mano alla sua, sul mio collo mancando brevemente un respiro lungo".
"Un momento, in cui ho deciso di dare spazio a ciò che più penso di me...".
<<Alexander, sono d'accordo ma anche la rosa a volte, ha bisogno di sbocciare prima>>. Scivolo via la sua mano, senza guardare questa volta la sua espressione.
"Mi volto incrociando le braccia. Desidero in questo momento che vada via da me, che mi lasci respirare ma soprattutto capire che cosa siamo adesso."
"Scusarsi e crogiolarsi nell'idea che questo basti non fa per me. Lo amo, dal profondo del cuore ma una parte di me adesso, sa che in questi tempi ho lasciato molto spesso correre".
"Mi sono dimenticata che anche nella mia maturità avevo bisogno di conferme, di qualcosa di concreto oltre le parole. Ho dimenticato che potevo chiedere di più e che avrei sempre restituito, a lui con il mio amore".
"Sento i passi che si avviano alla porta in silenzio, stringo gli occhi per cercare in me la forza di non voltarmi e correre verso di lui. La mia stanza da letto rimbomba il suono della porta che si chiude con velocità ma senza rabbia, come se anche lui in questo momento desiderasse far chiarezza in sé e glielo devo. Almeno per capire, per riuscire a mettere a posto il tassello che cambia ogni cosa, lo spero".
"Una lacrima scivola via da un mio occhio..."
"Perché l'amore fa stare così bene, ma può anche provocare tanto dolore? Il mio cuore si sgretola, pensando a quanto mi sembri così difficile riuscire a risorgere ogni volta che mi uccide con la lama del suo cuore".
"Mi porto le mani sul viso, stanca di questa situazione. Una parte di me vorrebbe parlare con qualcuno mentre l'altra vorrebbe scappare via e prendere una decisione lontano da Londra. La sveglia suona, è ora di mettersi al lavoro e forse, distrarsi non farà tanto male. Preparo subito una buona dose di caffè e apro i documenti cominciando a disporli davanti al PC insieme al resto delle cose. Faccio una coda ai capelli e sorseggio il caffè cominciando a leggere con attenzione".
"Mi soffermo sul primo documento in cui è spiegata dettagliatamente tutta la famiglia. Il padre, la madre e Carter. Le loro abitudini, la vita di ogni giorno e il lavoro. Lui ha un negozio in centro di edilizia, lei una casalinga. Carter andava a scuola, un adolescente come tanti altri. Sport e buoni voti, un figlio che non dava problemi alla famiglia anzi tra loro, sembra proprio che regnasse l'armonia".
"Un sorso di caffè mi scivola in gola facendomi tossire, perché quello che sto guardando adesso è il più orribile dei casi che abbia mai visto in vita mia. La fotografia del corpo di Carter".
"La prendo dal pavimento su cui è scivolata e la osservo con occhi addolorati e il buio che mi pervade. Quel ragazzino dolce, gli occhi ancora spalancati e azzurri. Il corpo massacrato ma quello che più mi fa intimorire è l'indizio più importante..."
"La testa sgozzata, il corpo separato e il sangue che intorno a lui non c'è, neanche una goccia che si riversa sul tappeto bianco della camera dov'è disteso".
"Mi alzo in piedi portandomi una mano alla bocca mentre il mio cuore mi batte all'impazzata. No, no e no. Non può essere, non può... ma tutto riporta a quello, sì... è stato un vampiro. Un vampiro ha ucciso questo ragazzo nello stesso macabro modo in cui Maryanne ha ucciso Jennifer e le tre donne ritrovate morte nelle loro case esattamente come questo ragazzo. Innocente e finito nelle mani di un sanguinario omicida".
"Perché Maryanne non può essere ma qualcuno che probabilmente era sotto il suo giogo. Lei è morta ma chi le è stato vicino avrà sicuramente scoperto o visto con i propri occhi il modo in cui macabramente uccideva e s'impossessava dell'unica cosa cui teneva di più, potere e sangue".
"Scivolo sulla sedia, ancora troppo sconvolta da quella foto che getto sul tavolo con disgusto. Questo lavoro mi sfinisce ma più di ogni altra cosa, la paura di dover scoprire che c'è molto di più dietro a quello che può sembrare un omicidio qualunque".
"Raccolgo i documenti, bevendo d'un sorso il caffè rimasto nella tazza. Mi concentro sottolineando le parti più importanti che descrivono la famiglia e segnando su un quaderno gli appunti di cui necessito per il caso".
"Non mi accorgo nemmeno del tempo che passa e del fatto che forse, dovrei prepararmi qualcosa per il pranzo, ma più leggo, più il caso s'infittisce di domande cui non so dare ancora risposta".
Ritrovamento cadavere:
Anni diciassette
Maschio
Occhi azzurri
Capelli biondi
Statura 1,75
Il corpo è stato ritrovato sul pavimento della camera del ragazzo. Presenta graffi sul corpo come se avesse cercato di difendersi ma con insuccesso. Il corpo è stato seviziato probabilmente con lame da tagli profondi. La zona del collo presenta una grande ferita da sanguinamento, la testa è stata sgozzata in maniera netta. Il corpo non presenta tracce di dissanguamento, probabilmente ripulite dall'aggressore. Il ragazzo è morto circa dieci minuti dopo la prima ferita al collo.
Gesti comportamentali dei familiari e alibi:
La famiglia è originaria di Manchester, trasferita circa cinque anni fa a Londra. Non hanno contatti con parenti, tranne zia in Canada (alibi valido, è ancora nella sua città). La madre dice di essere stata in casa nel momento dell'aggressione a suo figlio. Era al piano di sotto e non ha sentito né urlare né rumori molesti. Salita per chiamare suo figlio l'ha ritrovato nelle condizioni riportate in precedenza, ha chiamato suo marito e poi un'ambulanza. Suo padre afferma di aver chiamato subito la polizia non appena arrivato a casa, ha trovato sua moglie piangente sul corpo di suo figlio. Accusa lei di essere stata probabilmente l'artefice dell'omicidio. Tra i due genitori c'è un rapporto freddo che presume, da parte degli psicologi, un futuro divorzio imminente. L'uomo non presenta problemi psichiatrici, solo dolore e paura. La donna si presenta sempre molto sconvolta, impaurita, addolorata e a volte con incubi che la svegliano in cella in cui è stata trattenuta. Afferma continuamente che suo figlio le fa visita la notte per salutarla.
"I documenti mi tremano tra le mani. Ho il fiato corto e la mente annebbiata da mille domande che si insediano dentro di me. Deve essere per forza un vampiro, ne sono certa. Mi alzo in piedi di nuovo, portandomi le mani in viso. Corro, verso l'angolo cucina e preparo subito una tisana alla verbena".
"Mi calma e ho bisogno di sentirmi al sicuro, poiché ieri non l'ho presa. Controllo il cellulare che casualmente vibra proprio nell'esatto momento in cui lo prendo. Il detective è in chiamata e sicuramente vuole da me le informazioni sul caso. Respiro, cercando di non sembrare tanto presa dalla situazione e rispondo".
<<Katherine>>. Il tono è serio.
<<Henry, ciao>>. Cerco di trattenere le emozioni.
<<Qualcosa non va?>>. Domanda.
<<No, tutto bene>>. Mi convinco.
<<Hai visto i documenti sul caso?>>.
<<Sì, volevo appunto parlartene il prima possibile. Ci sono delle cose fondamentali da chiarire>>. Rispondo guardando ancora quella macabra fotografia.
<<Certo, dimmi tu dove. Io sono già in giro>>. Mi dice.
<<Berkeley Hotel, ci vediamo nella sala da thè tra un'ora>>. Confermo aspettando la sua risposta.
"Acconsente ed io corro subito a prepararmi, rimettendo a posto i documenti nella cartellina. Una parte di me sente l'esigenza di immergersi nel lavoro e di andare fino in fondo mentre un'altra parte di me pensa solo a lui... Alexander".
"Vorrei andare da lui, tra le sue braccia e dirgli che l'amore che provo per lui supera ogni cosa ma so' che non è la cosa giusta da fare. Se lo facessi, gli darei carta bianca e gli farei credere che dentro di me non sento l'esigenza di far rispettare un mio pensiero, un modo in cui vorrei che trattasse il nostro rapporto e me soprattutto".
"Quando Henry ha detto di avere un amico come Alexander e che forse, non sono le donne che ha avuto ad essere sbagliate per lui ma viceversa non ho mai paragonato veramente la nostra realtà a quella degli altri. Le differenze, le vite che percorriamo, anche se s'incontrano, ci dividono da realtà molto opposte e che a volte, ancora adesso, sembrano camminare parallelamente".
"Qualcosa in me però, al suono di quelle parole è cambiato. Non avevo mai visto il mondo sotto una luce diversa, dopo l'impetuosa avvenuta delle tenebre credevo, davvero, che quello spiraglio appartenesse solo a noi e a quello che siamo sempre stati dall'inizio".
"Non ho mai creduto di poter chiedere di più a lui. Probabilmente perché non ho mai nemmeno pensato che potessi ottenerlo dopo ciò che lo ha cambiato, l'eternità che scorre dentro di lui. Ed io ho sempre pensato che quello fosse abbastanza sia per me stessa sia per ciò che potevo aspettarmi da lui".
"In fondo, ho sempre reclamato la mia libertà, la mia forza da questo rapporto con Alexander e molte volte, gli ho detto... anche in punto di morte, che lui ha messo sempre e solo il vampirismo davanti al nostro rapporto, ma io ho fatto la stessa cosa".
"Ho sottovalutato me stessa e quello che potevo desiderare dal nostro amore perché il suo vampirismo, per me, sembrava un ostacolo".
"Mi vesto mettendo velocemente una camicia bianca su una gonna nera. Classico abbinamento da avvocato a cui aggiungo il crocefisso d'oro al collo. Scelgo la coda di capelli essendo che proprio stamattina hanno deciso di sembrare scompigliati e un filo di trucco per coprire l'inusuale pallore che rappresenta la mia inquietudine".
"Distolgo i pensieri mentre chiudo a chiave casa e mi dirigo all'auto. Non voglio vivere attaccata al filo delle situazioni che incombono su di me, con la netta sensazione che prima o poi si spezzerà, ma ho scelto io questo, sono consapevole che deriva dal mio passato che, in fin dei conti, è esattamente la stessa cosa che mi fa stare più bene".
"Ci metto circa quindi minuti e arrivo al Berkeley. Invio un messaggio frettolosamente ad Alexander per avvertirlo che sono uscita e che per lavoro non posso rispondere. Clicco sul silenzioso e mi faccio scortare da una dipendente dell'albergo nella sala da thè".
"Un profumo di biscotti alle mele e di foglie di thè infuse inonda i miei sensi. L'atmosfera è delicata e rilassante, una piccola banda suona con violini e arpe mentre le persone sedute ai tavoli chiacchierano a bassa voce gustando l'ora più importante per noi inglesi".
"Le tende color oro sono aperte e lasciano entrare dalla finestra dei brevi raggi di sole che si coprono subito, non appena le nuvole fanno la loro comparsa. Passiamo per circa una ventina di tavoli prima di ritrovarmi davanti a quello dove il detective Henry è già seduto. Ci vede arrivare alzandosi in piedi e sistemandosi la camicia. La donna m'invita ad accomodarmi e fa un breve sorriso prima di andare via, saluto il detective con la mano come mio solito e guadagnandomi da parte sua una risatina. Mi scosta la sedia facendomi accomodare e poi si siede di fronte a me".
<<Ho già ordinato la miglior torta di mele della città e tre tipi di thè diversi>>. Commenta, spezzando l'aria frigida che si contrappone tra noi.
<<Non ce n'era bisogno davvero e poi, sono qui per parlarti di una cosa molto importante>>. Prendo subito i documenti dalla borsa ma lui mi ferma mettendo una mano al mio polso e costringendomi a guardarlo.
<<Non abbiamo fretta Katherine, davvero. Sono sicuro che ti sei impegnata tantissimo nel leggere tutta la documentazione, lo apprezzo davvero, però non voglio mangiare e ripensare continuamente a quelle foto>>. Mormora le ultime parole guardandosi intorno e lasciando la mia mano.
<<Henry io... non sono proprio in vena di thè e biscotti e poi, il caso è importante. Ti dà fastidio parlarne davanti al cibo? Non sei abituato a queste cose?>>. Domando accigliata.
<<Infatti è torta e thè niente biscotti. Sì, sono abituato ma non quando mi trovo in un posto pubblico come questo e poi, con te>>. Risponde mestamente.
<<Con me? In che senso?>>. Continuo ancora più perplessa.
<<Nel senso con una donna, in un hotel di lusso per un thè... andiamo!>>. Ridacchia, mettendosi di nuovo composto.
"Ripongo i documenti nella borsa a denti stretti e cercando di mantenere il massimo autocontrollo. Sa' che sono impegnata e perché a me sembra che faccia un gioco diverso da quello che credo io? Mi chiedo, se è la cosa giusta essere qui e con lui ma una parte di me pensa al caso e a quanto sia fondamentale che io non desti sospetti. Lui è un detective e non deve pensare che io lo stia usando per scoprire la verità ma che io stia davvero facendo tutto il possibile per trovarla con lui".
<<Quale thè preferisci?>>. Mi domanda distogliendomi dai pensieri.
<<Classico, english breakfast>>. Gli sorrido mentre lui apprezza la mia scelta.
<<Che cosa non va oggi?>>. Mi chiede sistemando il tovagliolo, lo guardo perplessa mentre la cameriera ci serve tutto quello che ha ordinato Henry.
"Il profumo della torta appena sfornata distoglie completamente il pensiero verso la sua domanda. Il pomeriggio ormai è calato e le luci della sera accompagnano l'atmosfera accogliente del The Berkeley. Mi sorride, ridacchiando più volte alla mia espressione entusiasmata. Verso un po' di thè e mordo un po' di torta alle mele, deliziosa".
<<Mi hai chiesto qualcosa?>>. Bevo un sorso.
<<Sì, ma vedo che sei impegnata>>. Risponde con espressione divertita.
<<Scusa e... è passato molto tempo da quando ho avuto un minuto per bere un thè. Questo posto poi, è fantastico. Un ricordo molto importante è legato a quest'albergo per me. Mi sono rilassata un attimo ma hai ragione, non c'è tempo per farlo>>. Gli spiego guardandomi intorno incrocio poi, il suo sguardo.
"Mi accorgo solo adesso che mi fissa minuziosamente. Ha una mano poggiata sulle labbra che premono quasi a nascondere le labbra socchiuse in un sorriso. Ritorna serio, quasi come se il gesto di sistemare la giacca sia d'obbligo e si versa del thè sistemando la tazza in porcellana davanti a sé".
<<C'è sempre tempo per stare bene>>. Dice quasi come un mantra.
<<Possiamo passare al caso adesso, non credi?>>. Domando cercando di cambiare discorso, si limita ad annuire mentre io prendo i documenti.
<<Henry c'è una cosa molto importante che devi sapere>>. Continuo, scosta la tazza da thè da cui non ha proprio bevuto e si avvicina a me accigliato.
<<Hai scoperto qualcosa?>>. Domanda in un mormorio.
<<Non proprio ma devo farti vedere delle fotografie>>. Prendo i documenti e comincio a sfilare le foto.
"Le posiziono accuratamente davanti a lui che cambia espressione in un secondo. Le sopracciglia si inarcano quasi congiungendosi al centro, le labbra si stringono marcando gli zigomi e le sue mani si chiudono in due pugni stretti credo, di rabbia ma anche di rancore. Lo lascio in silenzio, libero di assimilare ciò che sta guardando mentre il tempo scorre intorno a noi".
"Dopo circa due minuti alza lo sguardo su di me, portandosi una mano al mento e sfiorandoselo mi fa cenno di parlare. Tossisco avvicinandomi con il corpo alle foto e indicandole prima di iniziare il mio discorso".
<<Circa un anno fa mia madre fu parte dell'accusa di questo triplo caso di omicidio. Tre donne, tre mariti, tre uguali modalità di uccisione, tre ritrovamenti in casa. Non c'è stato il ritrovamento di una sola goccia di sangue. Le teste staccate dal corpo, sgozzate nella stessa brutale maniera e le persone che sono state accusate dell'omicidio? Per tutte e tre sempre coloro che si trovavano in casa al momento del decesso, i mariti. Tutti e tre ripetevano di non aver sentito né urla né rumori, di non capire cosa sia stato possibile e uno di loro fu accusato anche di pazzia. Carter non è la prima vittima>>. Sospiro indicando le foto e parlando, comunque, con sicurezza.
"Rimane attonito e allo stesso tempo molto serio per l'intero discorso. Lascia ancora riflettere la sua mente nel silenzio che piomba al nostro tavolo ma che non rispecchia esattamente l'atmosfera circostante. Guarda le foto insieme a me ed io mi sento come un testimone che in realtà conosce molto di più di quello che può dire".
"Mi trovo davvero con i piedi in una scarpa ma come fingere di conoscere il caso delle tre donne? L'anno scorso sono stata molto tempo a farmi paranoie di ogni genere, a pensare come fosse possibile che a Londra accadessero crimini del genere. Quando scoprii dei vampiri, del vampirismo e soprattutto di Maryanne tutto divenne più chiaro. Il caso di Jennifer Hill, loro tre e adesso Carter".
"Sono comunque, più che consapevole del fatto che non potrò mai dire al detective e a nessun altro che un vampiro ha probabilmente ucciso un ragazzino innocente. Sembrerei pazza, potrei giocarmi la carriera e non concluderei nulla, però potrei scagionare l'innocenza, se questo è il caso o confermare che la madre sia colpevole per davvero".
<<Scotland Yard non ha questi documenti, perché?>>. Domanda il detective.
<<Perché mia madre se ne occupò direttamente con la polizia di Londra. Fu una richiesta delle famiglie delle vittime>>. Gli rispondo cedendogli le foto.
<<Guardale. Dietro sono riportate le descrizioni. Henry non è un caso, questo è lo stesso pazzo omicida>>. Mi arrabbio, cercando di sembrare credibile.
<<Non è stato rinchiuso nessuno per il caso di queste tre donne?>>. Mi domanda ancora.
<<Sì, i tre mariti. Hanno sostenuto fino all'ultimo dei non essere colpevoli ma nessuno li ha creduti, anche mia madre>>. Sospiro.
<<E tu? A chi credi?>>. Alza un sopracciglio.
<<Alla giustizia Henry. Non sono venuta qua a dirti che quegli uomini sono innocenti per scagionare Natalie. Voglio solo che gli innocenti ritornino a casa ma chi ha torto venga messo in galera a marcire. Io sono convinta che sia lo stesso assassino o qualcuno con la sua stessa mente perversa che ha tolto la vita ad un giovane. Carter deve essere vendicato>>. Dico onesta.
<<Ti voglio credere Katherine, questo significa nessun doppio gioco con me. Ogni giorno vedo gente che ha ancora il coraggio di fingere con me mentre io sono già un passo avanti e so' quanto mentono>>. Fa, più come minaccia che altro.
"Mi limito ad annuire serrando le labbra. Non c'è nessun doppio gioco ma che l'omicida sia Maryanne è ovvio che non è possibile. Un vampiro sicuramente ma chi? Quale vampiro ha le stesse idee maniacali di quell'odiosa morta? Spero solo, che non c'entri Alexander e che per una volta non ci siano inganni sotto".
<<Tutto bene Kate?>>. Mi domanda Henry.
<<Sì... stavo solo pensando al caso>>. Rispondo.
<<Lavorerò sui documenti che mi hai dato e prenderò la decisione più importante. Sicuramente dovrai interrogare Natalie che spero, collabori>>. Si passa una mano in viso.
<<Lo farà, prima o poi>>. Lo rassicuro.
<<Adesso devo andare, ho una riunione importante. Ci aggiorneremo domani>>. Si alza i piedi invitandomi ad uscire per prima.
"Sistemo la gonna prendendo le mie cose e cercando anche di convincerlo a farmi pagare. Rifiuta senza voler sentire storie e scortandomi verso l'uscita dell'albergo. Ci fermiamo per salutarci mentre lui si gira intorno, osservando ogni persona che ci passa accanto".
<<Stiamo commettendo un reato?>>. Domando ironicamente.
<<No, in realtà cerco la mia auto>>. Ride, costringendomi a seguirlo.
<<Grazie per il thè, ci vediamo in centrale>>. Gli dico facendo per andare via ma mi trattiene per un polso.
<<Katherine, dove vai? Ti accompagno a casa>>. Mi sorride dolcemente.
<<No, Henry. Sono con la mia auto, grazie del pensiero>>. Gli rispondo.
<<Kate c'è una cosa che volevo dirti>>. Abbassa lo sguardo poi, lo punta su di me.
<<Avanti>>.
<<So' che sei impegnata, l'ho capito dalla prima conversazione che abbiamo avuto privata. Voglio che sia chiaro che non ci proverei mai con te, che niente mi ha fatto pensare a questo. Sei giovane Katherine, quando sei arrabbiata o malinconica il tuo volto non lo sa nascondere e mi dispiace che sia così. Capisco che anche questo lavoro sia molto difficile, nel tempo imparerai a tenere al di fuori i sentimenti ed essere solo un avvocato>>. Mi sorride mestamente, lasciando scorrere la mano via dal mio polso.
<<Voglio che tu sia felice Katherine, lo meriti>>. Mi dà uno schiaffetto sulla spalla.
<<Non ho pensato minimamente ad un secondo fine Henry. Sei giovane anche tu e avere un buon rapporto con i colleghi è essenziale. Sono felice che tra di noi sia nata una buona amicizia, magari comincerò davvero a fidarmi degli sbirri>>. Rispondo con una risatina.
<<Bella battuta, te la concedo. Adesso vado, riguardati mi raccomando>>. Cammina, salutando con la mano mentre io contraccambio avviandomi all'auto.
"Controllo il cellulare che nonostante il silenzioso non ha segno di nessun messaggio. Alexander è sicuramente arrabbiato con me ma non me la sento, questa volta, di lasciar correre. Voglio che capisca, che mi comprenda e che lasci che qualcosa nel nostro mondo cambi per incontrarci ancora una volta, sull'amore che veramente desideriamo".
"Mi sistemo in auto prendendo un minuto per i miei pensieri e un altro per decidere se tornare a casa. Il telefono vibra lasciando che un messaggio scorra sullo schermo. Sono sicura che Henry vorrà segnarmi qualcosa sul caso, lo leggerò dopo".
"Mi rendo conto davvero, che l'amicizia con il detective è stata inaspettata. C'è molta sintonia tra noi, al di là del lavoro e anche se qualche volta faccio finta di non accorgermene, so benissimo che mi guarda e cerca di capire in me che cosa penso. Non è facile nascondergli nulla ma devo, sia per la formalità sia non destare sospetti sul caso. Io so più di quanto lui saprà mai e mi rendo conto, solo adesso, che una parte di me non si fida completamente".
<<Ho capito>>. Sospiro mentre il cellulare vibra per la terza volta.
"Accendo lo schermo nervosa nel leggere un messaggio di lavoro ma quello che ritrovo davanti ai miei occhi è tutt'altro. Il cuore accelera e un sorriso involontario si forma sulle mie labbra".
"Non m'importa di niente, né dei cambiamenti né di ciò che il tempo ha portato con sé. Sono felice, davvero di sapere che si sta realizzando una delle cose che più aspetto da mesi. Leggo e rileggo il messaggio ridendo come una bambina come il giorno di Natale e mi accorgo, di sentirmi proprio così".
"Come se la felicità dipendesse solo da un istante che cambia ogni cosa, come solo lui sa fare".
- Princesa sono in viaggio, ci vediamo fra quattro ore a Londra. Ti voglio bene, Papà –
Spazio autrice
Buonasera a voi lettori di Alexander e ovviamente di Katherine... dopo le feste ci voleva questo capitolo? Beh, che cosa ne pensate? Noi siamo arrivati ad un grande traguardo... più di 400 letture e molti voti a favore. Per me è un onore sapere che questo sequel sta piacendo e che voi siete qui a supportare la storia. Spero che lascerete la vostra opinione e che mi direte TUTTO quello che pensate, io vi aspetto e vi ringrazio dal profondo del cuore per ogni cosa. Siete l'anima di questa storia!
Vi faccio tantissimi auguri di un felice anno nuovo e ci vediamo lunedì 2 Gennaio qui su Wattpad con il capitolo SEI di Katherine - La rosa del Vampiro
Non perdetelo o verrete morsi hahahaha!
Buon 2017 e tantissimi abbracci
R. E. Meyers
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