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Trentaquattro

34.

Corsi fuori dalla casa seguita da Derek che camminava velocemente, tentando di raggiungermi.
Sembrava che il tempo si fosse bloccato, l'unico rumore ad interrompere quell'estenuante silenzio era il battito del mio cuore, improvvisamente più veloce, rumoroso.
Vidi i ragazzi camminare in gruppo, tutti seguivano con lo sguardo qualcosa, o meglio, qualcuno.

Corsi spingendo da parte Stive e Chris, per poi bloccarmi alla vista del corpo di Justin, tra le braccia di Chaz.
Sentii il cuore morirmi nel petto, mentre gli occhi bruciavano.

Il suo viso, le braccia scoperte, il suo petto lasciato in bella vista dalla camicia aperta.
Tutto il suo corpo era ricoperto da tagli più o meno profondi, dai quali usciva del sangue di un colore così acceso da star male.
Sentii la testa girarmi, ma con tutte le mie forze rimasi cosciente. Non potevo permettermi di perdere tempo, dovevo aiutare Justin.

I miei occhi si spalancarono quando notai ciò che Chaz teneva premuto sul braccio di Justin, un asciugamano ormai chiazzato di rosso, che continuava a macchiarsi.
Portai la mia mano davanti alla bocca, mentre le lacrime scendevano senza che io potessi fare niente.

-Dobbiamo muoverci, adesso- disse Chaz con voce decisa, riprendendo a camminare velocemente verso la macchina di Ryan, che stava già pronto alla guida.
Mi girai verso Derek, che mi seguiva mantenendo il capo basso -lui starà bene, vero?- domandai con voce strozzata.
Sentii una fitta al petto quando guardai negli occhi Derek, e notai quanto fossero rossi e lucidi.

Aveva pianto.

E se Derek Villega aveva pianto, non significava niente di buono.

Le mie ginocchia cedettero, e sarei caduta a terra se lui non mi avesse afferrato.
Chiusi gli occhi, lasciando che Derek mi tenesse stretta, spingendomi per far si che continuassi a camminare.
-voi prendete l'altra macchina, io ed Ellen andiamo con Ryan- disse rivolto a Stive, che annuì facendo un cenno agli altri e alle ragazze.
-Vuoi stare davanti con Ryan o ce la fai?- mi chiese una volta davanti alla macchina.
-Sto dietro- risposi subito aprendo lo sportello.

Quando entrai il mio cuore si ruppe, alla vista di Chaz che teneva tra le braccia Justin, con gli occhi chiusi.
L'asciugamano era ormai completamente rosso, e cominciavo a temere il peggio.

Se non fossimo arrivati in tempo?

Se fosse successo qualcosa?

Se Justin non si fosse ripreso?

Non ci potevo nemmeno pensare.

Era solo colpa mia, era tutta colpa mia.

Ero stata una stupida, tutto quello che avrei dovuto fare era dirgli cosa diavolo era successo, invece non glielo avevo detto per non farlo preoccupare.
Non mi importava niente di ciò che mi aveva fatto, né di quello che mi aveva detto, tutto quello che volevo era che stesse di nuovo bene, poteva anche odiarmi, solo questo chiedevo.
Mentre Ryan guidava rimanemmo tutti in silenzio, senza proferir parola.

Scendemmo davanti all'ospedale, e Chaz corse letteralmente verso l'ingresso seguito da tutti noi.
Appena entrati un'infermiera ci raggiunse, guardandoci preoccupata -Cosa succede?- domandò mentre faceva un cenno verso la segretaria, che sparì per tornare subito dopo seguita da alcuni dottori.

-E' ferito, ha perso molto sangue- spiegò velocemente Derek, stringendo una mia mano tra le sue.
Lei annuì lasciando che i dottori sdraiassero Justin su una barella, mentre levavano l'asciugamano ormai in condizioni pietose per stringere una fasciatura intorno al suo braccio.
Smisi di respirare quando vidi il taglio profondo dal quale sgorgava il sangue, che prendeva tutta la lunghezza del braccio.

La testa iniziò a girarmi vorticosamente, ero certa che se non mi fossi seduta non ce l'avrei fatta.
Chiusi gli occhi, inspirando ed espirando lentamente.

Era tutta colpa mia.


*****************************************

Erano passati circa venti minuti da quando i dottori erano spariti portando via Justin, e in questo arco di tempo nessuno si era degnato di darci una spiegazione, una singola, fottutissima spiegazione.
Eravamo rimasti tutti in silenzio, l'unico che non la smetteva di parlare a raffica era Ryan.
-Stai zitto cinque minuti- sbottò Olivia passandosi una mano sul volto, per poi guardarlo mentre si mordeva la lingua.
-Okkey, ci provo- rispose sospirando, per poi iniziare a battere il piede per terra, mentre si tratteneva dal continuare a parlare.

Io me ne stavo seduta su una delle scomodissime sedie poggiate al muro del corridoio, con lo sguardo fisso davanti a me.
Fino a quando non avrei saputo come stava Justin, non avrei trovato niente di opportuno da dire.

Scattammo in piedi quando il dottore che aveva preso Justin per metterlo sulla barella uscì dalla sala.
ci guardò uno per uno, per poi soffermarsi su di me.
Il silenzio intanto faceva aumentare la tensione, pochi minuti e sarei scoppiata.

-Come sta?- chiese infine Chaz, stringendo le mani in due pugni.

Analizzai l'espressione del dottore, che però rimase dannatamente indecifrabile.
Dopo quelle che mi parvero ore aprì bocca, lasciando che la morsa che stringeva il mio cuore si allentasse
-Adesso sta bene, sta riposando. E' stato molto fortunato, bastava che perdesse altro sangue e non ce l'avrebbe fatta- spiegò velocemente aprendo la cartellina che stringeva tra le mani.

Noi sospirammo guardandoci, mentre ci illuminavamo tutti dello stesso sorriso.
-Il suo corpo è ricoperto da varie ferite, ma la maggior parte di esse sono poco profonde e si rimargineranno da sole. Il taglio sul suo braccio però è andato molto vicino al perforare del tutto una vena, e penso che capiate benissimo cosa ciò avrebbe comportato- disse con tono grave, guardandoci al di sopra degli occhiali rettangolari.
Annuimmo senza parlare.

Nessuno di noi voleva pensare a ciò che sarebbe potuto succedere, l'importante era sapere che Justin stava bene.
-Grazie mille, dottore- disse Derek con un cenno del capo, che lui ricambiò.

-E' il mio lavoro- rispose con un sorriso -ora però devo chiedervi di spiegarmi quello che è successo- continuò.
Guardai gli altri, in preda al panico.
Ovviamente sapevo benissimo come si era procurato quei tagli, ma non sapevo se fosse il caso di spiegarlo al dottore.
-E' caduto dalle scale e si è schiantato contro una vetrata che si è infranta- mentì lui con disinvoltura.

Il medico gli lanciò un'occhiata poco convinta -Non penso sia questo il motivo reale signor..- iniziò guardandolo con aria interrogativa.
-Villega- rispose Derek, mentre il dottore sgranava gli occhi. Probabilmente aveva sentito parlare di lui, come il resto della città -E' andata così- insistette.
-Scusi ma devo ribattere- disse il medico sostenendo il suo sguardo.

Vidi l'espressione di Derek cambiare -E io invece penso che lei sappia benissimo chi sono io, quindi le conviene smetterla di contraddirmi e fare domande- ribadì con un tono che non ammetteva repliche.
L'uomo rimase a guardarlo per un tempo indeterminato, per poi annuire distogliendo lo sguardo.
-Vi avviserò quando si sveglierà- disse prima di andare via lasciandoci soli.

Sospirai buttandomi a peso morto sulla sedia, sperando che Justin si svegliasse presto.
Avevo bisogno di parlare con lui, e anche subito.
Dovevo assicurarmi che non succedesse più una cosa del genere, per colpa mia.

Passò poco più di un'ora, quando un'infermiera venne verso di noi sorridendo -Si è svegliato- annunciò quando ci raggiunse.
Noi ridemmo, guardandoci felici -Però devo chiedervi di fare piano, è stato comunque un trauma non da poco- ci avvisò soffermandosi sui ragazzi, guardandoli con aria preoccupata.
Ero abituata a quegli sguardi, quasi tutti nella città ci conoscevano, eravamo gente da evitare, ma in quel momento a nessuno di noi importava.
-Entrate un po' alla volta, mi raccomando, non tutti insieme- concluse prima di fare dietrofront.
Sentii i loro sguardi puntati addosso, perforarmi da parte a parte.
-Vai pure- disse infine Alex sorridendomi.

Annuii, prima di sospirare mentre abbassavo la maniglia della porta.

Entrai nella stanza tentando di non fare rumore, mentre sentivo i battiti del mio cuore accelerare.
Mi girai, facendo incontrare i nostri sguardi.

Smisi di respirare, mentre mi perdevo nell'ammirare il miele dei suoi occhi, le sfumature ocra e caramello che contornavano le sue iridi.
Sentii le lacrime riempirmi gli occhi, mentre le gambe cedevano. Lui fece per alzarsi, ma con una smorfia rimase fermo per via dei tubicini che lo costringevano a rimanere sdraiato.
Il suo braccio destro era avvolto da una fasciatura che copriva il taglio, che probabilmente era stato ricucito grazie a dei punti.

Mi avvicinai esitante al bordo del letto, tentando di far calmare il mio respiro -Mi dispiace.. io..- iniziai, ma le parole mi morirono in bocca interrotte da un singhiozzo.
Lui guardò la mia mano, per poi stringerla tra le sue.

-Sono io a doverti chiedere scusa, sono un coglione, non ne combino mai una giusta. Non mi perdonerò mai per quello che ti ho fatto, tu..- cominciò, ma fu interrotto da un mio sbuffo.
-Non importa Justin, tutto ciò che mi interessa è vedere che stai bene- dissi con un sospiro.
Lui scosse la testa -E invece importa. Devo smetterla di essere così stronzo con te, ti ho fatto del male ancora una volta, vorrei morire per questo- disse aggrottando la fronte mentre abbassava lo sguardo.

-Non devi dirlo neanche, anche io ho sbagliato a non dirti quello che era successo- ribattei.
Lui rise amaramente -Non è niente in confronto a quello che ti ho fatto io- rispose buttando la testa all'indietro.
Rimanemmo per un po' in silenzio, mentre i nostri respiri colmavano il silenzio.

-Le cose che mi hai detto, le pensi davvero?- chiesi alla fine, facendomi forza.
Lui sgranò gli occhi, sembrava quasi arrabbiato, ma la sua espressione si addolcì quando notò la necessità di sapere la verità nei miei occhi.
Mi fece cenno di sedermi sul letto, così lo feci stando attenta a non fargli male.

Rimanemmo in silenzio a guardarci negli occhi, mentre il mio cuore accelerava i battiti, la mia pelle bruciava per l'intensità del suo sguardo.
-Non devi pensarlo, mai. Sono un coglione e lo so, dico cose che non dovrei dire, e questo succede ogni volta che sono arrabbiato. Mi faceva impazzire l'idea che ti fosse successo qualcosa e tu non me lo dicessi, e quando sono venuto per scusarmi ti ho visto con Evans e sono impazzito, ho pensato al peggio e non mi sono trattenuto. Lo so che non è una giustificazione, ho voglia di morire se ripenso a quello che ti ho fatto.- disse chiudendo gli occhi.

Scossi la testa -Non dire mai più una cosa simile, Justin Drew Bieber!- urlai in preda la panico, con la paura che potesse davvero prendere in considerazione quello che aveva appena detto.

Aprì gli occhi di scatto guardandomi sconcertato, di sicuro non aspettandosi una reazione del genere.

Sospirai tentando di calmarmi -Non lo nego, mi hai ferita e non solo fisicamente, ma non puoi pensare davvero che farti del male avrebbe potuto farmi stare meglio. Se tu morissi non avrei più alcun motivo per vivere, devi iniziare a capirlo. Oggi ci mancava poco e saresti morto- risposi mentre la mia voce si incrinava alle ultime parole.
-Peccato che non sia successo- mormorò a voce bassa, ma io capii perfettamente.

Tornai a piangere -Ti prego, non dirlo neanche. Non farmi mai più una cosa del genere Justin, perché niente fa più male di vederti tra le braccia di Chaz pieno di tagli, mentre stai per morire dissanguato. Non sapevo se ti avrei parlato ancora, non sapevo se avrei sentito ancora la tua voce e tutto quello che sono riuscita a fare è stato incolparmi, e pensare a cosa avrei fatto se non ce l'avessi fatta. E sai cosa ho pensato? Ho pensato che non avrei continuato a vivere, adesso non sarei qui su questo pianeta- dissi alzando il tono della voce, mentre scoppiavo in lacrime.

Sentii il suo corpo irrigidirsi davanti alle mie parole -Non ci devi nemmeno pensare- ringhiò a voce bassa, inchiodandomi con lo sguardo.

Annuii sorridendo -E' lo stesso che succede quando penso alla mia vita senza di te. Non farti del male, non risolve niente, mi uccide solo vederti così- ribattei.
Rimase in silenzio, analizzando le mie parole -mi dispiace- mormorò alla fine, guardandomi con gli occhi ardenti.
Mi morsi il labbro annuendo, per poi guardare il muro senza dire nulla.

-Guardami piccola- disse prendendo il mio viso per farmi girare.
Tentai in tutti i modi di non far uscire altre lacrime, aspettando che parlasse.

- Ogni volta che ti faccio del male impazzisco, tutto quello che riesco a fare è questo. Mi dispiace di farti stare male, mi dispiace e so benissimo quanto sono bastardo, ti ho fatto del male in tutti i modi possibili e non me lo riesco a perdonare. Le cose che ti ho detto non le pensavo, io ti amo Ellen, non c'è mai stata nessuna ragazza che mi abbia fatto sentire come mi sento quando sto con te. Ti ricordi cosa ti ho detto dopo la tua prima volta?- mi chiese mentre io arrossivo.

-Justin!..- esclamai ridendo nervosamente.

-Io si, ti ho detto che non avevamo fatto sesso, avevamo fatto l'amore- continuò ignorandomi mentre io sentivo le guance andarmi a fuoco.
Lui mi accarezzò il viso, facendomi rabbrividire a quel contatto.

-Amo anche questo di te. Per quanto tu sia tenace non riesci a sentirti a tuo agio quando dico qualcosa che ti imbarazza. Amo tutto di te piccola, ti amo e mi dispiace per tutto quello che ti ho fatto passare, sono un egoista. Se non lo fossi sarei quasi felice, almeno se mi lasciassi smetteresti di soffrire. E invece sono qui, a chiederti di perdonarmi, perché ti amo e si, sono dannatamente egoista. Tanto il posto all'Inferno per me è già assicurato- disse avvicinando il suo viso al mio, in attesa di una risposta.

-Lo sai che ti amo, lo sai quanto tu mi abbia aiutato. Devi smetterla di vedere sempre e solo gli sbagli che fai, guarda anche il resto. Riesci sempre a farmi ridere, a farmi sentire unica. Qualsiasi cosa faccia con te è meravigliosa, speciale. Non riuscirei mai ad immaginarmi senza di te, e la mia vita non sarebbe comunque tranquilla, ci sono tante altre cose che la rendono pericolosa. Ti amo Justin, ti perdono e lo farò sempre e se mai dovessi andare all'Inferno, ci sarò un posto per me accanto al tuo- risposi premendo le mie labbra sulle sue.

In quel momento sentii in una maniera quasi spaventosa il mio bisogno di lui.

Non c'era un momento in cui non pensassi a lui.

Non c'era un momento in cui il mio corpo non fosse attratto dal suo.

Non c'era un momento in cui il suo sorriso non riscaldasse il mio corpo, il mio cuore.

Non c'era nessun altro che avrei mai potuto amare come amavo lui.

Eravamo come due calamite, l'attrazione magnetica che ci legava non poteva spezzarsi, neanche la forza di gravità avrebbe potuto farlo.

Io non ero una ragazza normale, non ero perfetta, non avevo nessuna borsa di studio per Oxford, avevo una pistola e dovevo sempre guardarmi le spalle dalla polizia, dai nemici.
E non avrei cambiato mai nulla, fino a quando con me ci sarebbe stato Justin.

Era assurdo pensare a come era iniziato tutto, e a dove eravamo arrivati adesso.

-Ti amo Ellen Jenksey, ti amo più di ogni altra cosa al mondo- disse interrompendo il bacio.
-Anche io ti amo Justin Bieber, più di me stessa- risposi con il suo stesso tono di voce.

Sorridemmo, e rimanemmo lì insieme, consapevoli entrambi del bisogno che avevamo, di quanto fossimo legati l'uno all'altro.
Non esisteva bene o male, non esisteva giusto o sbagliato.

Dovevamo solo scegliere da che parte stare in quel mondo, ognuno di noi deve farlo, e noi avevamo scelto il male, che però stranamente coincideva con quello che la gente chiama il giusto.

Eravamo dannati, falliti della vita, senza un futuro brillante davanti, eppure mi sentivo la ragazza più felice del mondo, e tutto questo grazie a lui.


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