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Quarantanove

49.


Ellen


Senza aggiungere altro corsi via da quella stanza, da quella casa, da lui. Non mi ero mai sentita così ferita in vita mia, era come se mi avessero pugnalato nel punto sbagliato, in modo tale che potessi continuare a vivere portandomi dietro un dolore acuto che lentamente mi distruggeva. Perché questo aveva fatto Justin, distruggermi, e mentre continuavo a morire le lacrime uscivano come se non volessero più smettere. La mia mente mi faceva rivivere quella scena senza darmi pace, imprigionandomi in un incubo dove ad uccidermi era colui che spesso avevo ritenuto un angelo.

Era incredibile come tutto fosse cambiato da un momento all'altro, perché ora dentro di me nutrivo solo odio verso Justin, un odio che non sarebbe stato facile da annientare.
Avevo visto le sue mani stringere i fianchi di quella puttana che era venuta per rovinarmi la vita, e a quanto pare c'era riuscita. Avevo visto le sue labbra muoversi con foga su quella di una ragazza che non ero io, e questo era opprimente quanto doloroso.

Corsi in sala ignorando gli sguardi di tutti i presenti, dirigendomi verso il piccolo mobile vicino alla televisione da cui presi le chiavi della macchina di Justin.
Derek scattò in piedi quando vide ciò che stringevo tra le mani, ma prima che potesse fermarmi gli diedi un calcio alla gamba facendolo piegare in due, mentre gli altri rimasero troppo scioccati per agire, così potei uscire da quella casa per poi dirigermi velocemente verso la macchina.

Non avevo la patente ma sapevo guidare, e in caso di incidente non mi sarebbe poi importato così tanto. Misi in moto a partii, mentre gli altri uscivano di casa urlando di fermarmi, ma quella era l'ultima cosa che avevo in mente. Iniziai a piangere più forte sentendo le lacrime appannarmi la vista, così me le asciugai con una mano mentre cercavo di capire dov'è che volessi realmente andare.

Mi sentivo morta e non c'era nessun posto che avrebbe potuto farmi sentire a mio agio, così come non c'era nessuna persona che avrebbe potuto farmi sentire meglio, perché l'unica persona di cui avevo sempre avuto bisogno in questi casi era Justin, la stessa che mi aveva distrutto il cuore che ora sentivo sanguinare.
Affondai il piede sull'acceleratore superando di molto, e forse troppo, il limite di velocità, ma forse in quel momento desideravo solo fare un incidente, il dolore sarebbe cessato, la macchina di Justin sarebbe stata distrutta e magari si sarebbe sentito in colpa per il resto della sua vita.

Quella era la prima volta che desideravo di vederlo soffrire, solo l'idea di lui in lacrime mentre si faceva del male bastava a farmi sentire meglio. Non potevo credere a quello che fosse appena successo, non volevo crederci perché io credevo in Justin, mi ero completamente fidata e lui lo sapeva, avrei dato la mia vita per lui ma adesso lo odiavo, lo odiavo con tutta me stessa.

Era ora di pranzo ma non sarei mai riuscita a mangiare, così continuai a guidare fino a quando non arrivai nella periferia di Stratford, dove gli alti palazzi venivano sostituiti da basse case piene di graffiti. Mentre procedevo potevo notare i ragazzi scherzare tra di loro e ridere sguaiatamente, mentre quelli più giudiziosi si affrettavano per raggiungere la piccola scuola lì vicino. Era ironico come io sembrassi la ragazza fragile e innocente che si stava mettendo in pericolo nel quartiere dei criminali, visto che era l'esatto contrario. Quando notai un gruppo di tre ragazzi intenti a farsi una canna fermai la macchina parcheggiandola vicino al marciapiede, e prima di scendere presi il coltellino che Justin si portava sempre dietro da sotto il sedile.

Sbattei forte lo sportello attirando l'attenzione dei ragazzi che mi guardarono con aria divertita e interrogativa, mentre camminavo verso di loro. Uno di questi diede una gomitata al ragazzo che teneva il materiale per farsi una canna in mano, che annuì ridendo per poi inumidirsi le labbra.

Quel gesto causò una fitta acuta al mio cuore, mentre ricordavo tutte le volte in cui Justin aveva fatto lo stesso movimento. Ricordare il suo viso mi faceva stare male, così scacciai quei pensieri tornando a concentrarmi sui ragazzi.
Passai vicino a loro per superarli, ma la voce di un ragazzo mi fermò come avevo previsto.


-Ehi- disse rivolto verso di me.
Sorrisi girandomi -Ciao- risposi ravvivandomi i capelli all'indietro.
Loro si avvicinarono a me -Non sembri di qui, una ragazza tutta sola in questo posto non dovrebbe girare senza degli accompagnatori- continuò un altro, più muscoloso e pieno di tatuaggi.
Gli sorrisi -Allora potete farmi compagnia voi- proposi con l'aria più innocente possibile, e in tutta risposta loro annuirono ridendo -Certamente- confermò il terzo ragazzo dall'aria più giovane.

-In ogni caso io sono Mark, lui è Bruce e questo è Nate- disse indicando prima sé stesso e poi i due ragazzi che sorrisero affabilmente.
Annuii -Io sono Ellen- mi presentai sorridendo, mentre loro mi guardavano pensierosi senza smettere di seguirmi. Non sapevo neanche io dove stessi andando, il mio obbiettivo non erano loro, era ciò che stringeva tra le mani Mark.

Quando mi fermai in prossimità di un piccolo vicolo loro fecero lo stesso -Penso di sapere chi sei- disse alla fine Nate, facendosi coraggio mentre gli altri due lo fulminavano con aria terrorizzata. Repressi un sorriso quando notai la paura sui loro volti, e i miei sospetti furono confermati. Quei tre ragazzi che sembravano tanto sicuri di sé non sarebbero stati capaci di fare del male a nessuno, a differenza mia che pur essendo una piccola ragazza li avrei potuti uccidere da un momento all'altro. Alla mia solita aggressività quel giorno si aggiungeva anche la rabbia e l'odio nei confronti di Justin, il che non era un punto a loro vantaggio.

-E chi pensi che io sia?- domandai senza smettere di sorridere.
Il ragazzo deglutì rumorosamente asciugandosi le mani sudate sui jeans -Ellen Jenksey.. qui si sente parlare di te- spiegò con aria nervosa.

-Spero che parlino bene di me- scherzai inclinando la testa da un lato, mentre il ragazzo di nome Mark interveniva -Quindi sei tu?- domandò sgranando gli occhi.
Annuii -Si sono io- risposi tranquillamente mentre Bruce sussurrava qualcosa al suo orecchio, per poi indietreggiare.
Sapevo benissimo ciò che volessero fare, scappare via, e forse la loro paura esagerata era dovuta anche ad altro. Forse pensavano che con me ci fossero anche gli altri, pronti a saltare fuori per ucciderli, ma noi non avremmo mai perso del tempo per giocare con tre ragazzini.

-Non voglio uccidervi o niente di simile, dovete solo darmi la roba- dissi mentre Mark mi guardava terrorizzato. Rimase immobile come tutti gli altri mentre mi avvicinavo.
Prima che potessi rendermene conto Nate tentò di darmi un pugno, ma lo schivai per dargli un calcio in mezzo alle gambe, facendolo piegare dal dolore. Senza esitare tirai fuori il coltello dalla tasca, puntandolo alla gola del ragazzo che avevo fatto rialzare con la forza.

Mi girai verso Mark e Bruce che mi guardavano sull'orlo del pianto, troppo spaventati per reagire.
-Adesso mi sono rotta le palle di giocare con voi. O mi date quel fottuto sacchetto, o stacco la testa al vostro amico.- li minacciai digrignando i denti, mentre quei due si lanciavano un rapido sguardo. Mark si avvicinò per lanciarmi il sacchetto che afferrai al volo, così spinsi via Nate che si allontanò a grandi passi da me.

-Non vi conviene fare i furbi adesso visto che non sono sola, e se provate a farne parola con qualcuno vi giuro che ammazzo tutti i vostri famigliari, uno per uno- dissi per poi girarmi e andare via, lasciandoli nel vicolo. Non avrei mai fatto davvero quello che avevo detto, così come avevo mentito riguardo al fatto di non essere sola,ma sapevo che altrimenti mi avrebbero attaccato riprendendosi il sacchetto e non avrei potuto fare molto visto che erano tre ragazzi palestrati contro una ragazza come me.

Salii in macchina mettendo in moto, per poi tornare sulla strada che portava al centro di Stratford. Mi fermai nel parcheggio di un ristorante chiuso, per estrarre quella roba dalla bustina.
La guardai con aria interrogativa, chiedendomi davvero se volessi farlo. Sapevo che quella roba era pericolosa, bruciava il cervello e tutto il resto, ma allo stesso tempo riusciva ad infonderti calma, e in più una folle idea mi balenò in mente.

Se avessi fatto tutto ciò che Justin mi avrebbe proibito, se avessi tentato il pericolo, lui si sarebbe sentito in colpa. E poi non avevo nulla da perdere, tutta la mia voglia di vivere se l'era presa Justin. Sentivo che sarei cambiata, e forse la nuova Ellen non sarebbe piaciuta ai miei amici e a mio fratello, ma era inevitabile e avrebbe protetto la parte più fragile di me.
Nel lavoro ero sempre stata cinica e aggressiva, agivo a sangue freddo, e forse non sarebbe stata una cattiva idea far diventare questo atteggiamento il mio unico e solo modo di comportarmi.

Ero sempre stata pericolosa, ma per una volta sarei potuta diventare anche cattiva, e tutto questo per colpa sua.
Preparai la canna senza più esitare, ormai convinta di ciò che dovessi fare. Afferrai l'accendino che sapevo essere riposto nella tasca dietro al sedile e l'accesi, per poi portarmela alla bocca.

Tossii dopo il primo tiro, mentre sentivo salire i conati di vomito. Il sapore era forte e nauseante, ma mi costrinsi ad assaporare più a fondo quella roba, fino ad abituarmi.
Chiusi gli occhi continuando a fumare, sentendo la calma infondersi in tutto il mio corpo insieme alla voglia di ridere. Più fumavo più ero rilassata e i pensieri scomparivano insieme al dolore, così continuai senza pensarci su fino a quando non finii la canna. Grugnii infastidita riponendo il sacchetto sotto al sedile, in modo tale da averlo a portata di mano per dopo.
La testa girava leggermente e i colori sembravano più nitidi insieme alla voglia consistente di vomitare, ma repressi il tutto. Guardai l'ora sul mio cellulare ignorando i messaggi e le chiamate perse, ormai erano le tre di pomeriggio ed era incredibile come il tempo fosse volato.

Sapevo già cosa avrei fatto quella sera ma se la testa continuava a girarmi in quel modo non avrei potuto fare molto. Chiusi gli occhi poggiando la testa al finestrino, per poi addormentarmi.


Justin


Dopo l'ennesimo colpo che mi fece gemere dal dolore riuscii a mettere a fuoco qualcosa, sentendo il dolore alla testa diminuire. Vidi Dan in piedi davanti a me con le mani strette in due pugni, mentre sul mio letto vi era Celine con un reggiseno in pizzo rosso. Sgranai gli occhi sentendo la mia temperatura corporea salire insieme alla rabbia, per poi girarmi verso la porta senza trovare più Ellen. Dan mi spinse -Io dopo ti ammazzo!- urlò per poi fiondarsi fuori dalla stanza, seguendo la sorella. Io mi avvicinai a grandi passi al letto, per poi girarmi verso il comodino. Presi la tazza tra le mani rigirandola, per poi lanciarla al muro facendola infrangere in mille pezzi. Celine sobbalzò, e in quel momento mi ricordai di lei.

-Brutta troia- ringhiai prendendola per i capelli e facendola urlare. La spinsi a terra per poi darle uno schiaffo -Come cazzo ti sei permessa? Tu sei matta- urlai spingendola nuovamente mentre tentava di rialzarsi. Le diedi un altro schiaffo facendola urlare dal dolore.
-Mi hai drogato, stronza- gridai ancora dandole un calcio nello stomaco, mentre lei si piegava in due sputando del sangue a terra, ma non me ne curai.
Le sue grida attirarono gli altri ragazzi in camera, che guardarono la scena a bocca aperta.

Derek venne a bloccarmi -Stai fermo o l'ammazzi- disse tirandomi indietro, mentre io lo spingevo per dare l'ennesimo schiaffo a quella puttana lì a terra.
-E' quello che voglio fare- gridai mentre Chris e Stive mi prendevano con la forza per farmi stare fermo, mentre Derek faceva alzare Celine guardandola con disgusto. La spinse fuori dalla stanza, verso le scale -Vattene da qui- le ordinò senza alcune pietà, mentre lei se ne andava via così come era venuta, barcollando dolorante mentre perdeva del sangue, per poi chiudersi la porta alle spalle.

I ragazzi mi lasciarono osservandomi con aria confusa, ad eccezione di Derek che sembrava sull'orlo di una crisi isterica - Lo sai che cazzo di fottuto casino hai combinato? Te lo avevo detto che quella ragazza avrebbe causato solo guai,e non sei stato capace di tenerti stretta Ellen- urlò per poi spingermi al muro.
Lo guardai arrabbiato -Quella stronza ha messo della droga nel mio caffè, Porca puttana! Pensi davvero che avrei fatto una cosa del genere altrimenti? Cazzo fino a dieci minuti fa mi girava la testa e non riuscivo a distinguere nulla, non sapevo neanche cosa stessi facendo, e ora mi ritrovo questo- urlai facendo uscire tutta la rabbia e la disperazione, mentre tutti mi guardavano scioccati.

Derek rimase in silenzio guardandomi ad occhi sgranati -Cosa?- mormorò lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.
-Hai sentito bene- ringhiai prendendo la mia testa tra le mani. -Dov'è Ellen?- chiesi poi guardandomi intorno. Dan riemerse dalla sala per poi salire le scale -Ha preso la tua macchina- disse solamente.

Rimasi immobile immagazzinando le sue parole, prima di venire avvolto dal panico. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, avrebbe potuto fare un incidente e non me lo sarei mai perdonato.
-Sappi che io non credo alla tua patetica storia Bieber, sei un coglione e l'ho sempre saputo.- disse poi guardandomi con odio, uscendo dalla casa diretto verso la sua macchina.


Ellen

Quando mi svegliai l'effetto della canna era svanito, anche se la mia testa girava ancora un po'. Erano le nove e mezza di sera, avevo dormito davvero tanto e non me ne sorprendevo. Misi in moto la macchina già sapendo quale sarebbe stata la mia prossima meta, che raggiunsi dopo quasi un'ora visto che si trovava dall'altra parte della città, in periferia.

La scritta "Drums" illuminava tutta la strada con le sue lettere rosa fluo. Parcheggiai la macchina per poi scendere e dirigermi verso l'entrata della discoteca, senza che i controllori mi chiedessero età o altro. Quel posto era l'ideale se si cercavano guai gratuiti, nessun ragazzo per bene ci andava ed era proprio quello che mi serviva.
Entrai venendo subito avvolta dalla musica a palla e dall'odore di alcool e fumo. Mi feci spazio tra la calca di gente che si strusciava l'uno addosso all'altro, superando anche i divanetti dove un ragazzo e due ragazze erano intenti a scambiarsi saliva e a esplorarsi a vicenda. Grugnii disgustata raggiungendo finalmente il bancone dove il barman preparava dei cocktail.

-Ehi bellezza, cosa desideri?- domandò facendomi l'occhiolino.

-Qualcosa di forte- risposi senza pensarci due volte, facendo allargare il sorriso al ragazzo dalla pelle e i capelli scuri che poco dopo mi porse un bicchiere con un liquido trasparente. Annusai il contenuto, supponendo si trattasse di vodka. Lo portai alla bocca bevendo tutto in un sorso, mentre il barman mi guardava affascinato.
-Diamine- esclamò sorpreso, facendomi ridere.

-Un altro- ordinai sedendomi su uno degli sgabelli. Lui senza farselo ripetere due volte mi porse il bicchiere, che finii subito.
-Ho capito- mormorò ridacchiando, prima di porgermi l'intera bottiglia di vodka. Sorrisi -Grazie- dissi facendo l'occhiolino al ragazzo, che rimase a fissarmi con aria stupita.

Mi diressi verso il centro della pista, continuando a bere mentre la mia testa cominciava rimbombare. Ridacchiai tra me e me per poi sentire qualcuno abbracciarmi da dietro. Mi girai scorgendo un ragazzo alto dagli occhi verdi e i capelli castani, che sembrava carino anche se non ero proprio nel pieno delle mie facoltà mentali. Lo lasciai fare mentre le sue mani scendevano giù lungo la mia schiena, per poi fermarsi sul mio sedere.
Risi prendendo un altro sorso di vodka e porgendo la bottiglia al ragazzo che bevve divertito dalla mia richiesta.

-Fumi?- domandai all'improvviso, lasciandolo sorpreso. Annuì con un po' di esitazione. Il mio sorriso si allargò -Che ne dici di fare qualche tiro?- proposi spingendolo a forza verso uno dei divanetti vuoti, anche se probabilmente mi avrebbe seguito in ogni caso.
Lui si sedette tirandomi verso di lui, facendomi mettere a cavalcioni. Tirò fuori un pacchetto di sigarette per poi accenderne una e portarsela alla labbra, per poi far uscire lentamente il fumo. Era sexy, ma niente a che vedere con Justin. Aggrottai la fronte sentendo il dolore espandersi in tutto il mio corpo al pensiero, e maledissi la mia mente che non riusciva a levarsi dalla testa Justin.

-Tutto okkey?- domandò il ragazzo guardandomi preoccupato. Sorrisi annuendo, mentre lui portava la sigaretta alle mie labbra. Feci un tiro per poi far uscire il fumo, notando che il sapore era molto diverso da quello della canna.

-comunque mi chiamo Peter- mormorò al mio orecchio.
-Lizzie- mentii lasciando che le sue labbra si posassero sul mio collo, mentre continuavo a fumare.
Nn volevo che scoprisse il mio nome, temevo che poi mi avrebbe riconosciuta e sarebbe scappato via a gambe levate. Recuperai la bottiglia di vodka ai piedi del divano e scolai giù tutto il contenuto rimasto, mentre Peter mi guardava divertito anche se era troppo concentrato a scoprire quanta più mia pelle possibile.


Sentii una scarica di adrenalina percorrere il mio corpo quando una canzone piuttosto movimentata partì. Mi alzai ridendo -Torno subito, tu rimani a guardare-mormorai a Peter per poi scoppiare a ridere. Lui rimase perplesso ma non si oppose, mentre io camminavo verso il Dj. Salii in piedi su uno dei cubi fluorescenti sparsi in tutta la discoteca, in gran parte occupati dai ragazzi seduti a bere. La mia camicetta era quasi del tutto aperta e questo causò i fischi di ammirazione di molti presenti. Sentivo che il mio corpo avrebbe agito indipendentemente dalla mia mente, che sembrava offuscata da tutto quell'alcool e dal fumo.

Ridevo mentre mi muovevo a tempo con la musica, sentendo in sottofondo delle grida e dei fischi. Non stavo pensando a niente e mi divertivo, certe volte mi chiedevo cosa stessi facendo ma alla fine rinunciavo perché non mi importava.

Il dolore era sparito e avrei approfittato di tutti quei momenti di pace che avevo, consapevole che tutta la sofferenza sarebbe tornata dopo.

Celine


Il dolore che provavo era tanto per colpa dei colpi di quel coglione di Justin, che era caduto perfettamente nel mio piano. Il pensiero di avergli rovinato la vita bastava a far sparire il dolore in tutto il corpo. entrai nella casa delle ragazze dirigendomi verso la camera che mi avevano dato, per poi osservarmi allo specchio facendo una smorfia quando vidi il sangue che usciva dal mio labbro spaccato.
Entrai nel bagno per lavarmi e cambiarmi, per poi prendere il mio cellulare dalle mani.


A: Mattew
Il piano è riuscito. Bieber può anche dire addio alla sua amata ragazza.

Inviai il messaggio sdraiandomi sul letto, in attesa di una risposta.


Da: Mattew
Brava piccola, sapevo che non mi avresti deluso. Hai usato la droga?

Lessi la risposta sorridendo. Era fiero di me, e io ero stata più che felice di eseguire il suo ordine.

A: Mattew
Ho dovuto, altrimenti non ci sarebbe mai caduto. E' troppo accecato da quella ragazzina.

Mentre scrivevo sentii l'odio nei suoi confronti, che sparì non appena realizzai che probabilmente adesso stava soffrendo come non mai grazie a me.


Da: Mattew
La ragazza è un bel bocconcino, Bieber ha scelto bene ma ormai direi che l'ha persa. Appena riesci vai via da lì e raggiungici, dobbiamo preparare tutto per la notte del 31, quei bastardi non ci coglieranno impreparati.


Feci una smorfia leggendo il suo commento su Ellen, ma sorrisi quando lessi il resto. Mi alzai di scatto infilando tutta la mia roba nel borsone, per poi afferrarlo e scappare via dalla casa sperando di non venire bloccata da nessuno.

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