31.07.1984
Pov Naruto
Sono passati tre anni da quel giorno.
Il nostro rapporto si è un po' evoluto, ora riusciamo a stare nella stessa casa per più di due giorni senza litigare.
I primi tempi erano stati un casino, la casa era minuscola e Sasuke mi aveva costretto a dormire per terra, in un sacco a pelo; cosa che avevo sempre trovato scomodissima.
Solo dopo un anno ed un mal di schiena non indifferente, si era deciso a concedermi almeno un divano letto.
Tutte le sere lo pregavo almeno di comprarmi un materasso e appena potevo perchè lui era in giro ad allenarsi o in ricognizione, gli rubavo il materasso e ne approfittavo per chiudere decentemente gli occhi.
Oggi il programma era insolito rispetto agli altri giorni.
Saremmo andati nel lago che si trova dietro a Konoha.
Da quando avevo tradito tutti per lui non mi ero mai avvicinato ed avevo sempre preferito che i giri là vicino li facesse da solo.
Mi sentivo quasi sporco a passarci accanto.
Oggi però era stato impossibile, Sasuke aveva insistito perchè lo accompagnassi, dicendo che il posto era pericoloso e che, probabilmente, sarebbe stato sorvegliato, in quanto Tobi era interessato a ciò che dovevano recuperare e che gli apparteneva.
Si trattava di una spada che Itachi aveva nascosto prima di morire.
In realtà mi ha confidato che non sapeva nemmeno se ci fosse veramente, ma che comunque valeva la pena provare a controllare.
Poi aveva un nome strano, sembrava tipo il nome di un faraone egizio ed un verbo sconcio "Tutsuca", "Totsuca" "Tutsuka" insomma; una cosa così.
Camminare per i boschi di casa dopo così tanto tempo è strano, quasi irrealistico, ma come aveva predetto Sas'ke veniamo attaccati dalla squadra Anbu del villaggio -o meglio- la squadra se l'è filata ed ha avvertito il villaggio dopo essere stata vista da noi, quindi a momenti succederà un casino.
Susuke si è tuffato nel lago per recuperare quella cosa, è un pazzo. Aspetto due minuti poi lo raggiungo dopo aver levato quello schifo di mantello nero -simile a quello dell' organizzazione alba- che mi intralcia in qualsiasi movimento.
Quello che vedo mi fa raggelare il sangue.
Il corvino ha un piede incastrato fra le rocce, la spada in mano, ed ha completamente finito l'ossigeno.
Mi sento pervadere dalla paura, non so cosa fare, provo a tirarlo via, a rompere le rocce.
Non ce la faccio, sento dei brividi pervadermi la schiena, ho il terrore che possa morire per mancanza d'ossigeno così, faccio la prima cosa che mi viene in mente.
Prendo il suo volto fra le mani e premo la mia bocca sulla sua, soffiando il mio ossigeno in lui.
Torno a galla e prendo altra aria facendo nuovamente la stessa cosa.
Sento dei cani in lontananza, Kiba e la sua famiglia probabilmente stanno arrivando, mi devo muovere.
Mi impongo di mantenere la calma e con un rasengan -santa palla di chakra, se il maestro Jiraiya non me l'avesse insegnata probabilmente sarei morto un' ottantina di volte- spacco quel masso, riuscendo a tirarlo fuori.
Lo trascino fino a riva e cerco di farlo riprendere.
Quando finalmente si sveglia Kiba è qui e mi guarda sbalordito, incredulo e arrabbiato.
Levo ogni espressione dal mio volto e mi carico Sasuke in spalla iniziando a scappare.
Forse per lo stupore perde tempo a chiudere la bocca e non mi sta dietro.
Sasuke non pesa molto, o forse sono abituato a tirarlo di peso, ma non importa, in ogni caso i miei movimenti sono veloci quanto quelli di Rock Lee grazie alla modalità eremitica ed alla conoscenza precisa di ogni cosa che mi circonda, tutte le presenze; per questo invece devo ringraziare Karuma.
In men che non si dica sono fuori dal villaggio e finalmente tiro un sospiro di sollievo, lasciandomi scorrere una lacrima sulla guancia dovuta forse a Kiba o a Sasuke che appoggio a terra respirando affannosamente.
《Stai bene Sas'ke?》
Solo dopo un suo cenno positivo mi lasciai cadere accanto a lui.
《Se non la pianti di farmi morire di infarto e farti baciare io giuro che ti strappo i capelli idiota che non sei altro!》
Pov Sasuke
Stava scherzando.
Doveva assolutamente essere uno scherzo.
Non poteva averlo detto sul serio.
Non poteva averlo fatto di nuovo.
《Che cosa hai detto Naruto?》
Chiesi tentando di mantenere la calma e tirandomi immediatamente in piedi.
Mi guardò ed alzò le spalle imitando quella mia azione.
《Nulla, nulla Sasuke, andiamo a casa, è meglio così.》
Gli ringhiai contro e dissi:
《A casa ne parliamo.》
Probabilmente non mi aveva nemmeno ascoltato, ma durante il tragitto il silenzio era regnato sovrano.
Stavo pensando a tutti gli insulti che avrei potuto rivolgergli per essersi permesso.
Anche se, ripensandoci avevamo fatto cose anche più intime,tipo una pisciata di coppia, ma almeno eravamo svegli.
Mi sentivo un po'infastidito.
La bocca del mio stomaco era stretta, ma non capivo cosa cazzo mi stesse succedendo.
Sospirai e aprii la porta di casa.
Non mi ero nemmeno accorto che fossimo arrivati, mi levai il mantello e mi chiusi in bagno dove feci una doccia.
Quando uscii mi venne quasi un colpo.
Cosa cavolo ci faceva quel demente sul mio letto?!
Avevo sorvolato su un presunto bacio mentre ero mezzo morto in un lago, avevo sorvolato anche sul fatto che mi avesse zittito, ma adesso non potevo proprio evitare di distruggerlo.
Mi avvicinai velocemente e appena fui abbastanza vicino mi paralizzai spalancando gli occhi.
Naruto dormiva si, ma prima aveva pianto...
Non lo avevo mai visto farlo, ne avevo mai visto le tracce di qualcosa che non fosse dolore fisico o felicità sul suo volto.
Una stiletta di ghiaccio si conficcò attraverso il mio petto fino ad arrivare al cuore.
Tremai.
Era tutta colpa mia.
Se soffriva era soltanto merito mio e del mio egoismo, perchè lo avevo voluto con me, perchè non ero riuscito a farmi ammazzare o ad ucciderlo.
Le mani presero a tremarmi.
Mi allontanai velocemente da lui ed uscii, sbattendomi la porta alle spalle.
Una volta fuori mi misi a correre e mi fermai solamente quando raggiunsi i due chilometri di distanza.
Mi accucciai dietro ad un albero portandomi le ginocchia al petto e ci poggiai la testa, che mi presi fra le mani.
Non poteva stare con me, non doveva perdere la felicità per una scommessa che aveva fatto a se stesso, non perchè era avventato e pensava davvero che ciò che stessi facendo non avesse un senso neanche per me.
Mi tirai i capelli e lasciai andare una lacrima.
Non mi capitava spesso di piangere, ma sapevo benissimo che dovevo farlo per congelarmi.
Per smettere di sentire dolore, colpa o per lo meno di far sembrare che non le sentissi.
Così alla prima lacrima ne seguì una seconda, ed alla seconda una terza ed una quarta.
In poco tempo riuscii a riprendere il controllo di me.
Mi imposi di mantenere quella maschera di nulla sulla faccia e tornai a casa, aprendo la porta e chiudendola con forza dietro di me.
Il rumore svegliò Naruto ed è da quest ultimo che, senza espressioni, mi diressi.
Presi i suoi vestiti dall'armadio e li infilai in una borsa.
《Sas'ke ma che stai facendo?》
La sua voce basita mi pugnalò nuovamente lo stomaco, ma non gli risposi, mi limitai a lanciargli lo zaino in faccia ed impassibile gli dissi
《Esci da casa mia, vattene e non farti più vedere.
Ho capito il tuo gioco.
Non funzionerà.
Sparisci.》
Ogni parola, ogni pausa ed ogni lettera uscita dalla mia bocca, era un pezzo di quel cuore -che prima dell' incontro credevo di non avere più- che si frantumava.
Naruto sbattè le palpebre non capendo.
Probabilmente pensava che stessi scherzando.
《Ho detto di andartene Uzumaki.
Vai fuori da casa mia, sei solo un lurido traditore.》
Non se ne sarebbe andato se non mi fossi fatto odiare e so già che mi odierò per quello che sto facendo e dicendo, ma è giusto così.
《Tu non sei mio amico, io ti ho sfruttato fin dal primo giorno in cui ti ho visto.
Quello che ti ho detto, ovvero che non riuscivo ad ammazzarti, è una palla.
Una stronzata che ho inventato per avere il tuo aiuto e non essere disturbato in continuazione.
Mi sono stufato ora però.
Adesso ho la spada, non mi servi più.
Vattene, puoi riferire qualsiasi cosa a quella stupida di Tsunade e puoi dire qualunque cosa anche a quella deficiente di Sakura.
Tornatene dalla tua famiglia e smettila di essere un impiccio a me.》
Interiormente sorrisi.
Mi ero completamente distrutto ed avevo appena capito cosa mi aveva impedito di ucciderlo.
Io lo amavo e dopo quasi quindici anni; ero riuscito ad arrivarci, ma non avrei mai potuto renderlo felice.
Mai perchè la sua felicità non era al mio fianco, o almeno non era solo con me.
La sua felicità probabilmente era con i suoi amici a Konoha.
Aveva provato in ogni modo a controbattere e pensavo che ad ogni secondo sarei potuto cedere, ma non fu così.
La maschera durò bene per tutta la durata della sua impresa.
Quando chiusi la porta dietro di me, con Naruto fuori, mi lasciai scivolare su di essa e sfogai silenziosamente le successive lacrime -che avevano già iniziato ad essere irritanti- sul volto, ora contratto dal dolore e per la prima volta dopo la morte di mio fratello, erano lacrime per un ennesimo amore perduto.
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