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Capitolo 39

Spalancai gli occhi alle sue parole.

-Perché lo pensi?-chiesi

-Non lo so, okay?Mi intimorivi, anche adesso, e mi incuriosivi allo steso tempo. Ed ero così presa ad essere terrorizzata da te da non aver notato quanto bene stessi con te. Ho dovuto starti lontano per tre giorni, che sono stati i peggiori da quando sono arrivata a Bradfort. Mi sento al sicuro tra le tue braccia, il tuo profumo é l'unica cosa che mi tranquillizza veramente. Odio l'idea che altre mani ti tocchino. E non riesco a desiderare nessuno come succede con te, a livello fisico e emotivo. Adoro stare in tua compagnia. Ammetto, che amo la tua gelosia.-disse.

Il cuore prese a battermi nel petto come mai prima d'ora.

-Pensi di amarmi o nei sei sicura?-domandai, accarezzando la sua pelle morbida e leggermente sudata

-Io...ne sono sicura.-disse convinta. Sorrisi nel modo in cui lo disse.

-Dimmelo.-sussurrai, baciando i suoi capelli

-Ti amo.-disse. Il mio stomaco fece le capriole.

-Dillo ancora.-ordinai, chiedendo gli occhi

-Ti amo Grayson Dolan.-disse, baciandomi le labbra.

-Mi piace come suona.

Quella fu la prima volta in cui mi presi il mio tempo, accarezzandola e baciandola delicatamente, per farle sentire che io c'ero.

Il giorno dopo

Bella's pov

Quella mattina, quando mi svegliai, ero ancora stretta tra le braccia di Grayson. Era un venerdì mattina e la voglia di restare a casa a dormire e di anticipare il fine settimana, era molto forte. Mi voltai tra le sue braccia, trovandomi davanti i suoi meravigliosi occhi. Sorrise, lasciandomi un bacio sulle labbra, ma prima che potesse approfondirlo, allontanai.

-Alito mattutino.-dissi, notando il suo sguardo confuso.

-Mhh, baciami e basta.-disse mettendo il broncio. Mi baciò di nuovo, stringendo i miei capelli in modo tale che non potessi muovere la testa.

-Devo andare a scuola.sussurrai contro le sue labbra

-Hai detto due cose e nessuna delle due era quello che voglio sentire.

-E cosa vorresti sentire?-chiesi

-Lo sai benissimo.-disse, ringhiando giocosamente, almeno così pensai.

-Ti amo.-dissi, accarezzando le sue guance

-Ancora.-sussurrò, baciando il punto sotto il mio orecchio.

-Ti amo.-dissi senza esitazione. Io amavo dirlo tanto quanto lui amava sentirlo.

Grayson mi lasciò andare, permettendomi di alzarmi. Si alzò andando a prendere un paio di boxer abbandonati sul pavimento, indossando la sua maglia.

-Andiamo piccola, devi andare a scuola.-disse.

Quando finimmo di lavarci, Grayson mi portò una maglia. Avevo guardato tantissime volte nell'armadio di Grayson, ma non l'avevo mai vista prima.

-Era la maglia che mi diede la squadra di basket.-disse. La maglia sembrava una felpa, tipo come quelle giacche che portavano i giocatori di football. Dietro portava la scritta "Dolan 27", e pensai che fosse il numero della sua maglia quando giocava.

-Vuoi che la porta.-chiesi spalancando gli occhi. Lui annuì.

Indossai la maglia, i suoi occhi lussuriosi si posarono lungo il mio corpo, mi voltai di proposito, mettendo in mostra il mio culo. La sua mano mi lasciò uno schiaffo sulla pelle scoperta, facendomi scoppiare a ridere.

-Amo questa maglia, ma su di te diventa ancora meglio.-disse, spingendomi contro il suo corpo.

-Ti piace solo perché porta il tuo cognome.-dissi, roteando gli occhi divertita

-Dimmelo.

-Ti amo.-sussurrai sulle sue labbra e lui sorrise.

***

Era appena iniziata l'ora di educazione fisica ed io volevo davvero morire. So che credevano che mettere questa materia l'ultimo giorno della settimana, potesse rilassare, ma per me era una tortura vera e propria.

Avevo notato lo sguardo stupito di tutti quando ero entrata con la sua felpa, e meno male che non potevano vedere il mio tatuaggio.

-Allora, cosa farai a Natale?-chiese Juliet

-Non lo so ancora, tu?

-Andiamo sempre a Manchester dai miei nonni, quest'anno sarà lo stesso.-disse sorridendo

-Allora!Voglio che facciate tre giri completi della palestra, il campo fuori é troppo bagnato per la recente pioggia, quindi lavoreremo qui. Dopo il ris...-stava per dire il professore, ma si fermò quando i suoi occhi si posarono su di me.-Quella era la maglia della mia vecchia squadra di basket. Come fai ad averla?-chiese sorridendo, forse ricordando i vecchi tempi.

-Uhmm....-mi guardai intorno, tutti mi fissavano

-Aspetta, quella maglia é di Dolan. Oh! Uno come lui non si dimentica mai, era bravissimo e non lasciava mai fuori nessuno dei suoi compagni, rendendoli tutti partecipi.-disse con un sorriso orgoglioso.

Per tutto il resto dell'ora, il professore sembrò dimenticarsi di me. Ci fece fare il riscaldamento e poi facemmo alcune partite di pallavolo. Dopo quello che é sembrata un'eternità, l'ora finalmente terminò.

Grayson mi aspettava già. Andai velocemente verso di lui, stringendolo con forza. Le sue braccia si strinsero intorno ai miei fianchi con forza, facendomi quasi del male. I suoi occhi divennero scuri, erano fissi su qualcosa dietro di me.

-Perché quel ragazzo ti guarda?-chiese duramente. Mi voltai per notare un ragazzo dell'ultima ora fissarmi, tuttavia, per timore di Grayson, distolse subito lo sguardo.

-Lo hanno fatto un pò tutti, erano curiosi perché portavo la tua maglia.-dissi, alzando le palle, senza dargli troppa importanza. Grayson non la pensava come me. Strinse la mascella, spingendomi contro di sé.

-Quindi, altri coglioni ti hanno guardata.-disse duramente, riducendo gli occhi a due fessure.

-Grayson, non hai motivo di reagire così. Non hanno fatto nulla di male.

-Nulla di male?!-disse alzando la voce, alcuni ragazzi si voltarono per guardarci, ma appena capirono chi era, abbassarono la testa.

-Stai davvero esagerando.- dissi, provando ad allontanarmi ma lui mi strinse contro di sé. Non capivo perché si stesse comportando di nuovo in questo modo.

-Loro lo sanno, sanno che non devono guardarti. Sei mia, tutta mia, loro non possono guardarti, nemmeno pensarti.-disse ringhiando

-Smettila di trattarmi come se fossi una specie di oggetto. Pensi che sia come un trofeo da mostrare in giro facendo capire agli altri che sono un qualcosa che appartiene a te? Non sono un fottuto oggetto, Grayson.-dissi, portando le mani sulle sue spalle per poterlo allontanare da me. Ancora una volta, ebbi la conferma che era più forte di me.

-Oh, tu non te ne vai.-disse seriamente

-Mi...stai facendo male.-sussurrai, abbassando lo sguardo sulle sue mani strette intorno a me con forza.

-Togli le tue fottute mani da lei!-esclamò una voce alle nostre spalla.

Benissimo, ci mancava solo lui:

Cameron.

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