Capitolo 1
Sospirai rassegnata quando posai gli occhi sulla casa che si avvicinava sempre di più dal finestrino della macchina, mio padre guidava spensierato con un sorriso sulle labbra.
Da quando eravamo saliti sull'aereo per Bradfort, avevo sperato che lui potesse fermarsi, guardarmi e dire:
-E' tutto uno scherzo, Bella, non ti porto via da Miami e dai tuoi amici!
Sapevo che era una speranza inutile ed infondata, ma qualcosa dentro di me ci aveva creduto fino all'ultimo momento.
Adesso mio padre parcheggiava la macchina nel viale, che avrebbe portato alla mia nuova casa. Sapevo che era tutto reale e non uno scherzo.
L'uomo al mio fianco spense la macchina, estrasse le chiavi e mi rivolse un piccolo sorriso.
-Piccola mia, so che non é quello che volevi, ma ti prometto che ci troveremo bene.
Forzai un sorriso ed annuii, facevo fatica a credere alle sue parole. Non avrei mai voluto andare via da Angela, Jessica e Mike. Loro tre erano i miei migliori amici, quelli che gli altri avrebbero definito popolari. Jessica era fidanzata con il capitano della squadra di basket, Angela era a capo della squadra di softball e Mike era il ragazzo più carino della scuola. Peccato che se lo conoscevi meglio scoprivi che era gay.
Loro tre erano la cosa più bella che mi fosse successa. E davvero non mi sarei voluta allontanare da loro, ma mio padre aveva ottenuto questo trasferimento e io sono stata costretta ad andare con lui.
Bradfort mi terrorizzava, avevo fatto delle ricerche con i ragazzi prima di andare via e avevo scoperto con orrore che era senza regole. Era divisa in gruppi di che litigavano tra loro per la vendita della droga, per giri di scommesse illegali, la polizia lo sapeva ma non faceva niente per fermarli, forse anche loro facevano parte di quella follia.
Avevo provato a parlare con mio padre, ma mi aveva detto che era solo una stupidaggine. Io non avevo paura per me, non sarei mai andata in giro in posti che credevo avrei incontrato guai, avevo paura per papà.
La mia famiglia ha sempre avuto un piccolo negozio, vendevano abiti e scarpe. Un amico di mio padre, gli ha però detto che vendeva il suo negozio a Bradforte che per un suo grande amico, sarebbe stato disposto a fare uno sconto. Il negozio qui era molto più grande, questo significava ingrandirsi e guadagnare di più. Avevo paura che questi gruppi potessero fare del male a lui, magari per una rapina, oppure perché era nuovo.
Mia madre era andata via molto tempo fa, aveva una malattia che la uccise lentamente. Ormai non ci pensavo più di tanto, ma comunque sentivo la sua mancanza. Avevo sempre cercato una figura materna nella mia vita, figura che ovviamente non é mai arrivata. Mio padre l'amava e le era troppo fedele, diceva che nessuna donna poteva essere paragonata al suo vero amore.
Da quando eravamo arrivati, avevo avvertito una morsa nello stomaco.
-Vi serve una mano?- chiese una voce maschile, bassa e roca.
Spostai lo sguardo di scatto, sentii il cuore battere con forza nel petto vedendo chi era. Un ragazzo era fermo poco distante dalla nostra macchina, era molto attraente.
Capelli castani e un ciuffo che cadeva a destra. Portava una camicia bianca con i primi bottoni sbottonati. I suoi occhi marroni scrutano attentamente la macchina piena di valigie, un sorriso amorevole e confortante sulle sue labbra mi fece tranquillizzare subito.
-Sarebbe molto gentile da parte tua.-disse mio padre con un sorriso riconoscente.
Il ragazzo sorrise e due rughette si formarono ai lati dei suoi occhi. Poi vene verso di noi e ci aiutò con le valigie.
Lo fissai sbalordita quando chiese il permesso di entrare in casa, lo disse in un sussurro, come se fosse terrorizzato all'idea di entrare senza permesso..
Posò le valigie nell'ingresso, strinse poi la mano a mio padre quando portammo dentro tutti i bagagli.
-Come posso ringraziarti....?- chiese mio padre
-Il mio nome é Cameron, e non si preoccupi signore. L'ho aiutata con piacere.- rispose sorridendo
-Almeno lascia che ti inviti a cena, certo non stasera.
-Davvero signore, non voglio nulla in cambio. Non tutti siamo così disponibili da queste parti.- disse con un tono di voce tra il serio e il divertito.
Per la prima volta, posò gli occhi su di me e sorrise ancora una volta. Ricambia timidamente il suo gesto, poi portai lo sguardo sulle mie scarpe. Parlare con i ragazzi non era il mio forte, mi imbarazzavo sempre e inoltre la sua statura mi metteva in soggezione.
-Lei é mia figlia, Isabella e mi piacerebbe molto se tu le facessi fare un piccolo giro della città.
Alzai gli occhi fulminandolo con lo sguardo. Era forse impazzito? Se era un maniaco sessuale? Oppure un pazzo che aspettava solo di restare con me per uccidermi oppure stuprarmi?
-Mi piacerebbe moltissimo signore, ma adesso non é il momento. E' buio fuori, non é consigliabile uscire a quest'ora.- mormorò improvvisamente con un tono di voce freddo.
Cameron ci salutò ed andò via, vidi così che era il mio nuovo vicino. Almeno era un viso conosciuto., qualcuno che conoscevo e magari non avrebbe ucciso qualcuno nel mezzo della notte. O così speravo.....
Quella sera mangiammo una pizza ordinata poco prima, il numero ci era stato dato dal nostro strano e gentile vicino.
Promisi a mio padre che la mattina lo avrei aiutato a posare le prime cose. Ero stanca, infatti prendemmo solo le lenzuola, le posammo sui letti e almeno io, caddi subito in un sonno profondo.
Grayson's pov
Lascia che la vodka bruciasse la mia gola, mi leccai le labbra, ripetendo successivamente lo stesso movimento per bere ancora.
Alternai lo sguardo su tutte le persone sedute intorno a me, ognuno di loro teneva stretto le proprie carte e decideva cosa fare.
Era l'ultimo turno e la posta in gioco era molto alta, William ci stava andando giù pesante. Sicuramente aveva qualcosa di buono tra le mani.
Mio fratello, Ethan, aveva appena smesso di baciare una ragazza che sicuramente non conosceva. Posò i suoi occhi scuri su di me, era molto preoccupato.
-Secondo me, dovresti andartene Grayson. Hai vinto abbastanza.- disse lui
-Faresti meglio a fare ascolto al tuo gemello, Dolan.- disse Will
-Tu gioca le tue carte, io gioco le mie- mormorai fissando le carte-Ne cambio una- aggiunsi passando la carta al ragazzino, lui prontamente mene diede un'altra.
-Io sono servito- disse l'uomo ghignando divertito, poi prese tutti i soldi, tanti soldi, e li portò verso il centro del tavolo.
Le altre persone intorno a me abbandonarono il gioco, William poteva star fingendo, ma nessuno voleva rischiare.
Rotea gli occhi, presi i miei soldi e li avvicinai ai suoi.
-Poker di donna.- disse trionfante, posando le carte sul tavolo per farmeli vedere e tira i soldi verso di sé, ma io lo blocco.
-Poker di assi.- dissi mettendo le mie carte giù. Risi fissandolo il suo sguardo sconvolto, poi presi i soldi e mi alzai dalla tavola.
-Voglio la rivincita Grayson- disse William
-Fottiti zio Will- dissi ridendo.
-Secondo me hanno imbrogliato.- borbottò una voce. Sicuramente sarebbe dovuto essere un sussurro, ma io lo sentii chiaramente.
-Come scusa?-chiesi voltandomi di scatto verso di lui. L'uomo sembrò voler sparire contro la sua sedia, mi fissò terrorizzato.
-N....nulla
-Io penso che tu abbia detto qualcosa.- tirando fuori la pistola dai miei pantaloni
Lui spalancò gli occhi ed alzò le mani.
-Ho detto che hai imbrogliato, ma stavo scherzando- notai uno strato di sudore formarsi sulla sua pelle
-Ah...okay- dissi alzando le spalle
Lo notai rilassarsi e feci per voltarmi, ma prima di farlo, un rimbombo risuonò nella stanza, e l'uomo cadde dalla sedia con un forte tonfo.
-Cazzo Grayson, non in casa mia- disse Will mentre tutti fissavano sotto shock l'uomo che avevo ucciso a sangue freddo.
-Alfa- mormorò Demi entrando nella stanza
-Dimmi.
-Sono arrivati quelli nuovi, quelli che prenderanno il negozio di Campbell.-disse e non potei evitare di sorridere.
Poveri illusi, ci credo che vengano da fuori, tutti quelli che vivono qui sapevano che era pieno di debiti con me. Ovviamente solo un esterno avrebbe potuto comprare il suo negozio
-Allora andiamo a dare il nostro personale benvenuto.- dissi sorridendo.
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