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Capitolo 1


In un piccolo caffè di una piccola cittadina della campagna inglese, una ragazza dai capelli rossi stava servendo un paio di anziane signore. "Quante ne ha questa?" Domandò una di loro, indicando una crostatina di fragole. "170 Calorie, è la stessa che avete preso ieri." Rispose la ragazza.

"E questa invece?" Fece l'altra vecchietta, indicando stavolta una bomba di crema. "Mh, 220, ma sono di meno se la mangiate in piedi." Disse la giovane cameriera, ammiccando nella direzione delle facce raggrinzite e piene di rughe delle signore. Quelle ridacchiarono, e fecero "sì" con la testa quando la ragazza chiese loro se le volessero comprare.

Una volta che le due signore furono andate alla cassa per pagare, la ragazza scivolò via dal bancone con in mano una teiera, e si avvicinò al tavolo di una terza signora, ancora più anziana delle altre. "Non credo di riuscire a finirlo." Mormorò la vecchietta, indicando con la testa un panino mezzo finito presente nel suo piatto.

I lineamenti della ragazza si addolcirono. "Te lo metto in una bustina Daphne, lo mangi dopo?" Domandò dolcemente. La signora si aprì in un sorriso felice, e annuì vigorosamente con la testa. Così, facendo svolazzare la gonna, si allontanò dal tavolo, e ci tornò solo quando ebbe messo il residuo del panino in una bustina di carta marroncina.

Salutò la signora, che prima di uscire dal locale le strinse il polso a mo' di amica, e la guardò allontanarsi e poi sparire dietro l'angolo, con un sorriso radioso stampato in faccia. Un omone un po' cicciottello la distolse dai suoi pensieri, e chiuse la porta con un tonfo, girando il cartellino dalla parte dove c'era scritto "chiuso". "Mi dispiace tanto." Sussurrò apprensivo, dandole un sacchettino con dentro una scarsa somma di denaro. Lei spostò lo sguardo con fare triste dall'uomo al sacchettino più volte, e poi annuì, tirando su con il naso.

Raccolse le sue cose, lasciò il grembiule sul bancone, e uscì, non prima di aver indossato la sua pelliccetta sintetica. Strusciò i piedi fino a casa, lanciando con i suoi occhi verdi qualche occhiata mesta alla busta, e talvolta qualche bambino la indicava ridendo.

Effettivamente era molto buffa a vedersi: i capelli erano raccolti in un'acconciatura molto simile a quella della principessa Leila di Star Wars, indossava una gonna blu a fiori, una camicetta del medesimo colore, ma a pois, tacchetti sempre blu, e sempre a pois, con un fiore rosa attaccato sulla punta. Ciò che dava più all'occhio erano le calze però: giallo senape. Facevano quindi a pugni con il resto del completo. Una volta arrivata davanti alla porta di casa, bussò, e le aprì una ragazza.

"Un mese di stipendio, molto generoso, visto che hai lavorato come una schiava in quel caffè per ben sei anni!" Esclamò la voce di suo padre, una volta che si fu seduta a tavola. "Sta chiudendo, amore, non aveva scelta." Lo riprese sua moglie, che stava affettando i funghi con un coltello. "E adesso Lils che diavolo fa? Petunia non può chiedere più ore a lavoro, ha già l'orario pieno!" Continuò lui.

La ragazza che le aveva aperto la porta, Petunia per l'appunto, si sedette accanto alla sorella, e le fece un pat-pat sulla schiena per consolarla. "Troverà un altro lavoro, ha un grande potenziale." Ribattè ottimista la mamma. "Non c'è lavoro Josie, se permetti, lo so. Senti sto solo dicendo che...ci servivano quei soldi." Disse l'uomo. "Niente panico, eh. Troverà qualcosa, vero Lils?" Rispose lei, che nel frattempo si era alzata da tavola e aveva posato le mani sulle spalle della figlia maggiore. Lily sorrise, anche se non era pienamente convinta di ciò che sua mamma disse.

Il giorno dopo

Lily era seduta su una panchina di un campo dove qualche ragazzo si allenava a correre. "Corri con me, amore!" Esclamò uno di loro, avvicinandosi a lei. Lily, corrugò la fronte, e strinse gli occhi per via del sole che si affacciava timido tra tutte quelle nuvole presenti quella mattina in cielo.

"Nonononono!" Disse lei. "Oh andiamo! Mancano solo due giri alla fine!" E così dicendo la tirò con sé per le braccia, iniziando a correre. Se pur emettendo sbuffi di negazione, anche Lily cominciò a correre. "Devi rimetterti in piazza! Pensa a cosa vuoi fare, l'agente immobiliare magari." Disse il ragazzo, che ora correva con il corpo e la testa rivolti verso di lei, che si trovava a qualche metro da lui.

Correre non le era mai piaciuto, e per di più non aveva nemmeno il vestiario adatto in quel momento: indossava un impermeabile rosso, un maglioncino del medesimo colore, una gonna sempre a fiori, ma stavolta bianca e un cappellino blu decorato con varie fantasie natalizie e con un pon pon, che le saltellava in testa ad ogni passo.

"Oh, certo!" Disse lei, sarcastica. "Commessa! Catering!" Continuava imperterrito lui. "Dobbiamo proprio parlarne ancora?" Sbuffò Lily, già stanca della corsa, anche se avevano percorso poco più di dieci metri. "Non puoi piangerti addosso! Tutti i migliori imprenditori lottano per farsi strada dal basso. Guarda me!" La spronò lui, e Lily emise un verso stizzito.

"Ma io non sono te Pat! Io riscaldo pasticcini e preparo tè!" Esclamò lei. "Scusa, puoi rallentare, non ho il reggiseno adatto." Disse lei, portandosi una mano al cuore. Si fermò e si piegò sulle ginocchia, cercando di riprendere fiato.

Il ragazzo la guardò, e tornò da lei. "Sto solo dicendo, armati di un sorriso e torna al collocamento." Le spiegò. "Comunque per la vacanza, pago io eh." Le disse, le mandò un bacio e tornò a correre, mentre Lily guardava il suo ragazzo allontanarsi.

Due settimane dopo

"Nelle due ultime settimane hai provato la lavorazione dei polli-" "Ho ancora gli incubi per le rigaglie." Lily e il suo datore di lavoro stavano discutendo su quello che sarebbe stato il lavoro perfetto per lei, e lui le stava elencando quelli che aveva già provato, fallendo miseramente.

"Poi l'estetista-" "Ho scoperto che la ceretta non è il mio forte!" "Non so più che cosa proporti Lilian." Le disse stancamente lui. Ore e ore a cercare di capire quale altro lavoro avrebbe potuto fare al caso suo, e nessun risultato trovato. "Ti prego Syed, io accetto qualsiasi cosa!" Lo pregò lei. Ed era vero, avrebbe accettato qualsiasi cosa pur di aiutare la sua famiglia.

"Oh, questo è appena arrivato...e non è lontano da casa tua...ma forse devi rivedere un po' il tuo guardaroba per l'occasione." Esordì lui, dopo aver smanettato per un po' al computer. Lily arricciò il naso lentigginoso, e gettò un' occhiata offesa verso l'uomo, che la squadrava guardando attentamente il suo abbigliamento: i capelli erano raccolti in due graziose codine, aveva legato al collo un nastro rosa chiuso su se stesso con un vistoso fiocco e infine portava un maglione peloso azzurro.

"Assistenza e compagnia a un uomo disabile." Disse lui, continuando a scorrere su e giù con il mouse sulla pagina del computer. "Che tipo di assistenza?" Domandò lei, sporgendosi un po' in avanti sui gomiti per cercare di sbirciare ciò che c'era scritto sul dispositivo. "Guidare...dar da mangiare...sono sei mesi in termine fissato per contratto." Lesse l'uomo.

"Oh, e sono bei soldi! Anzi la paga è ottima. È la quinta volta che provano ad assumere. Sono disperati...e qui non dice che servono competenze. È perfetto per te!" La informò lui, e Lily si aprì in un sorriso radioso. "Si!" Esclamò.

Due giorni dopo

"Lo so che non è come ti piace vestirti-" "Così non piace a nessuno!" Lily stava provando un completo di vecchia data datole da sua mamma, e si stava lamentando, perché quello non era di suo gradimento. "Per me ha funzionato molto bene!" Esclamò la donna, avvicinandosi alla figlia per raccoglierle i capelli in uno chignon.

"Oh, nel 1983!" Sbuffò Lily, cercando di aggiustare l'ingombrante fiocco bianco appeso alla sua camicia. "Le mode cambiano tesoro, ma l'eleganza rimane eleganza." Recitò sua mamma, in tono quasi solenne, e Lily non potè trattenersi dal sorridere.

La ragazza uscì di casa di buon umore, e aspettò il pullman, che non tardò ad arrivare. Era una piccola cittadina, dove vivevano poche persone. Al centro di essa vi era un imponente castello, che spaccava la cittadina a metà. Lily osservò il paesaggio dal finestrino, sospirando di tanto in tanto e incantandosi a guardare tutto il verde che la circondava.

Una volta arrivata a destinazione, scese dall'autobus e ringraziò l'autista. Camminò a piedi per altri pochi metri, prima di svoltare l'angolo della strada. Tra due muri di pietra vi era un enorme portone di legno, e affianco a quello c'era un moderno citofono. Lily bussò, e, senza che ci fosse bisogno di proferire una parola, la serratura scattò.

Aprì titubante la grande porta, e quello che le si parò davanti le lasciò senza fiato. Syed le aveva detto che quelle persone avevano molto denaro, solo non si aspettava una non troppo piccola riproduzione del castello che si trovava in città. Era davvero una villa enorme, e varie macchine costose erano parcheggiate al di fuori di essa.

Lily notò una figura che si trovava in piedi vicino al vero ingresso della villa, che era un secondo portone. Si avvicinò di più, e osservò meglio quella persona: era una donna, vestita in modo elegante, sulla sessantina d'anni. "Lei deve essere Lily Evans." Disse la donna, una volta che Lily si fu avvicinata abbastanza da distinguere il suono della sua voce dal cinguettio degli uccelli. "Si." Affermò Lily. "Io sono Euphemia Potter, si accomodi." E così dicendo le fece segno con la testa di seguirla.

Lily le sorrise, anche se la donna aveva un'espressione dura stampata in volto. La ragazza la seguì all'interno della dimora, e rimase a bocca aperta quando entrarono nel salone, dove avrebbero tenuto il colluquio. I muri della stanza erano ornati da numerosi e prestigiosi quadri d'epoca. "Prego si sieda." Le disse la donna, che intanto si era accomodata sul divano difronte a quello dove Lily avrebbe dovuto sedersi.

"O-ok." Disse. Balbettò leggermente, un po' perché la gonna del tailleur le era scomoda, un po' perché essendo lei una ragazza gioiosa e piena di iniziativa, la freddezza e la calma con cui la donna si era rivolta a lei la mettevano a disagio.

"Lei ha qualche esperienza come assistente?" Le domandò la signora Potter. "Oh, io non l'ho mai fatto, ma di sicuro posso imparare." Disse Lily. "Ha esperienza con la quadriplegia?" Chiese ancora la donna. "Emh, no." Rispose Lily. "Si tratta della perdita totale dell'uso delle gambe e un uso molto limitato di braccia e mani. La disturba?" Continuò la più anziana.

"Non quanto deve disturbare lui, è ovvio." Rispose Lily, cercando di essere simpatica. Risultato non riuscito, perché la signora Potter spalancò leggermente gli occhi, e, come se fosse possibile, la sua espressione divenne ancora più distaccata e fredda. "Oh, nononono, scusi, scusi, io non volev-" Lily non riuscì a finire di giustificarsi, perché compiendo un brusco movimento con la gamba, uno strappo si formò nella cucitura ai lati della gonna.

La signora Potter sembrò non accorgersi della gonna, ma domandò ugualmente se andasse tutto bene. "Oh, io si, ho solo, ho solo un po' caldo...le dispiace se tolgo la giacca?" Disse Lily, litigando con uno dei bottoni del tailleur per togliersi la giacca di dosso, e metterla in seguito sopra la gonna come se fosse una coperta. "Il suo datore di lavoro dice che lei è una presenza affettuosa, chiacchierona e vivace...e con un grande potenziale." Affermò la donna, sorridendo appena.

Lily si esibì in una risatina un po' stridula. "Si, l'ho pagato." Affermò, sempre ridendo. La signora Potter la guardò un po' stralunata, e Lily, sentendosi più a disagio di prima, cessò quella ridicola scenetta. "Cosa vorrebbe fare nella sua vita?" Domandò ancora la donna. "Prego?" Fece Lily. "Ha qualche aspirazione di fare carriera, oppure un sogno professionale che desidera perseguire?" Specificò la donna.

"Ah, beh..." Lily non sapeva cosa rispondere. Tutto ciò che la interessava in quel momento era ottenere quel posto, per aiutare la sua famiglia. "Signorina Evans, perché dovrei assumere lei invece che la precedente candidata?" "Oh, io..." "Non trova una sola ragione per la quale io dovrei assumerla?" "Beh, no, s-si signora Potter...i-io imparo molto in fretta...e non mi ammalo mai...abito giusto dall'altra parte del castello, sono più forte di quello che sembra...e sono una maestra nel preparare il tè. In fondo poche cose non si risolvono con una tazza di tè, giusto? N-non sto dicendo che la paralisi di suo marito si risolv-"

"Mio marito?" La signora Potter interruppe il discorso sulle proprie abilità di Lily, guardandola leggermente perplessa. "È mio figlio." Specificò, assumendo un tono di voce piuttosto grave. "Suo figlio?" Sussurrò Lily, mortificata. "James è rimasto vittima di un incidente due anni fa."

"Oh, mi scusi...quando...quando sono nervosa dico stupidaggini.-" Qualcuno bussò alla porta, interrompendo lo scusarsi di Lily. "Io sto uscendo." Disse la voce di un uomo. Lily girò la testa di lato per vedere chi fosse entrato: un uomo, probabilmente avente una settantina d'anni. "Oh, un' altra candidata." Disse, e sorrise in direzione di Lily. "Torni per stasera?" Domandò la signora Potter. "Farò il possibile. Hai bisogno di me per qualcosa?" Chiese dolcemente l'uomo. "No caro, va bene." Rispose la signora Potter.

"Salve sono Fleamont, il padre di James." L'uomo rivolse le sue attenzioni a Lily, porgendole la mano. La ragazza, tenendosi con la mano il lembo di gonna strappata, si alzò quel minimo dal divano per stringergli cordialmente la mano. "Lily Evans." Disse. "Molto lieto." "Il piacere è mio." Disse Lily. "A più tardi cara." Disse l'uomo, scoccando un leggerissimo bacio sulla testa della signora Potter, che sorrise leggermente. Il signor Potter uscì dalla stanza, lasciando nuovamente le due donne da sole.

La più anziana, prima di parlare di nuovo, gettò un' occhiata allo strappo della gonna di Lily, che arrossì vistosamente. "Allora..." Sospirò. Lily annuì tristemente, convinta di sapere già cosa l'altra stava per dire. "Vorrebbe il posto?" Domandò. Lily alzò lo sguardo, incredula. "Si!" Esclamò. "Può cominciare subito?" "Si!" Disse ancora. "Bene. Allora andiamo da James." Affermò la signora Potter, che si alzò dal divanetto dove era seduta. "Oh, certo, certo." E così anche Lily si alzò, tenendo ben stretti i lembi della gonna.

*spazio me*
Bene bene
Cosa ne pensate? A me SINCERAMENTE piace
Per la prima volta in vita mia è così
Forse è perché il film è molto carino
Ho deciso di pubblicare 2 giorni prima, perché domani pubblico il nono capitolo di "we are endgame"
E niente
Addio
Buffy
(I capitoli saranno in tutto 11 credo)

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