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3-Mi devo nascondere



Distesa sul pavimento gelido in legno d'abete vi era il corpo di Elisa, contratto dal dolore allucinante di quella cinghia in pelle che ormai conosceva fin troppo bene.

Una pozzanghera formata dalle sue aspre lacrime le bagnava gran parte del viso, gonfio e arrossato per lo schiaffo lasciato poco prima dal sig.Vankuver.

Ansimante e sola , nella sua stanza, stava passando quella immemorabile notte che in un futuro sarebbe divenuta molto importante.

Altri segni indelebili che il tempo non sarebbe mai stato in grado di cancellare occupavano il suo corpo, questa volta però erano più intensi, violacei e intoccabili, macchie e tagli.

Il cuore le batteva a malapena mentre il sangue che le scorreva per le vene era sempre più freddo.

Il dolore più intenso era però psicologico, una tortura costante e terrificante che le occupava la mente, pensieri angoscianti che si triplicavano.

Non capiva perchè l'avessero punita in quel modo brutale, lei non era una bestia, non era insensibile, avrebbe voluto che le fosse stato dimostrato un po'di rispetto e se il rispetto era inconcepibile avrebbe comunque accettato volentieri la pena, la commiserazione che in quel momento sembravano più lontani che mai.

Tanta rabbia nei suoi confronti solo per aver varcato la soglia della sua camera quella sera, tanta rabbia per aver fatto la conoscenza di un'uomo.

"Non saresti dovuta uscire, noi lo facciamo per il tuo bene, vuoi davvero conoscere delle vere persone?

Cara Elisa, tu sei fragile, non sei come le altre ragazze, non avrai mai un marito e non conoscerai mai il mondo ma non a causa nostra, per colpa tua, sei nata incapace di convivere.

Cosa pensavi di poter fare prima?

Stasera hai superato il limite, domani non metterai piedi fuori da qui, niente lezioni e niente pianoforte."

Le aveva gridato, prima di sorpassare la soglia della porta, colpendola nel ventre.

Non riuscendo nemmeno a parlare Elisa era rimasta in silenzio mentre la delusione le stava divorando lo stomaco.

Aveva capito che non ce l'avrebbe mai fatta a sopravvivere in quella situazione, sarebbe morta a causa della tristezza o ancora peggio della depressione.

Aveva paura che la sua vita non avrebbe mai assunto un significato, uno scopo.

Ciò che le dicevano era crudele, lei sapeva di essere in grado di gestire relazioni con il mondo esterno, proprio quella sera ne era la dimostrazione ma invece di incentivarla l'avevano picchiata a sangue un'altra volta, come se quella potesse essere una valida soluzione.

Nonostante i fiumi di idee, giunte le tre di notte Elisa crollò dalla stanchezza in un sonno profondo che per fortuna le concesse qualche ora di spensieratezza e sollievo.

Il sorgere del sole quella mattina era diverso, nonostante la tempesta, della sera precedente, la quiete era giunta e come espresso da Leopardi "la quiete dopo la tempesta rappresentava il piacere nella sua forma più amplia"

L'alba preannunciava l'arrivo di Sebastian alla villa londinese dei Vankuver, una delle ville più bramate e desiderate dal popolo Londinese.

Forse perchè non si trattava solo di una casa, formata da quattro pareti e qualche finestra, ma di un' amplia tenuta prosperata con il passare del tempo, un luogo di colossali dimensioni che offriva lavoro a servitori e contadini.

I Vankuver rappresentavano la famiglia nobile  con più possedimenti territoriali e con maggiore influenza per quanto riguardava gli affari politici, per questo uno scapolo come il giovanotto Sebastian, proveniente dall'Inghilterra del nord ,aveva preso in considerazione di stringere una buona alleanza molto utile a entrambi, i quali per tale ragione si erano dati appuntamento nel salotto principale che si affacciava sul laghetto artificiale presente nel giardino della villa dei nobili inglesi.

"Ancora una firma qua, poi un'altra qua ed è fatta" gracchiò con occhi entusiasti il Sig. Vankuver.

Sebastian si era fatto manipolare forse troppo presto e incentivato dai suoi genitori aveva accettato di firmare un accordo molto importante.

L'accordo riguardava la condivisione della sua impresa editrice di giornali quotidiani in cambio di una parte della tenuta ,nella quale vi era una remota casa di servizio che una volta ristrutturata sarebbe stata la nuova dimora londinese per Sebastián che aveva ben pensato di ampliare la sua compagnia per fornire giornali in due zone opposte dell'Inghilterra, una nell'estremo nord e l'altra nel sud, rappresentava un grande passo sopratutto in quel periodo storico di rivoluzione.

"Domani apriremo la nostra prima impresa editrice ,condivisa ,proprio nel centro di Londra, mi sembra incredibile.
Non lo pensate anche voi Sebastián?"
Domandò la Signora Vankuver sfoderando un odioso sorriso estremamente falso, come solo lei sapeva fare.

"Si, credo che questa sia la scelta giusta.
Dovremmo cercare del personale da aggiungere, faremo una selezione già domani mattina". Pronunciò rapidamente il giovanotto che non riusciva a togliersi dalla testa l'immagine di quella fanciulla dai lunghi capelli ricci.
Non aveva chiuso occhio nemmeno per dormire e non riusciva a capirne il motivo, non era la prima donna bella che le si mostrava, ne aveva già conosciute molte altre, con più classe e raffinatezza ma nonostante ciò quella Elisa aveva qualcosa di particolare nel modo di esporsi che lo aveva colpito.

"Allora vi posso offrire una buona tazza di tè?
Sono spezie selezionate, molto raffinate quindi vi consiglio di assaggiarlo."
Continuò la donna osservando il marito con quel foglio, al quale aspiravano da anni , in mano che rappresentava per loro una grande vittoria.

"Dov'è vostra figlia?" Domandò istintivamente il ragazzo senza calcolare minimamente le domande che entrambi continuavano a porgli.

"Nostra figlia ?" Tossirono insieme diventando pallidi in volto.

"Intendete Elisa ?" Mormorò il signore Vankuver torturandosi la fronte con le dita.

"Si, Elisa.
Non scende per la colazione?
È domenica, credevo di incontrarla, è stato un onore conoscerla ieri sera , volevo porle il mio saluto". Disse tutto d'un fiato Sebastián fissando le ampie scale ,ricoperte da un manto rosso, come se da un momento all'altro qualcuno sarebbe potuto scendere.

"No, ci dispiace ma Elisa è partita stamattina , partita per il collegio privato, sa...il suo carattere, è una ragazza indisciplinata, maleducata ed egoista.
Abbiamo pensato che fosse la cosa migliore per lei"

Il cuore di Sebastián fece un balzo, quella notizia lo aveva infastidito profondamente, infondo se era venuto così presto e aveva firmato rapidamente era per poterla vedere.
Invece ancora una volta era rimasto affranto, ma d'altronde questa era la vita.
Sicuramente avrebbe conosciuto un'altra donna se era quello che desiderava.
Infondo lui era un don Giovanni e uno come lui mica poteva farsi imbambolare da una ragazzina.

"Ah, buona scelta, anch'io ai miei tempi frequentai un collegio privato e i risultati ci sono tutti.
Bene direi che si è fatta l'ora"

Velocemente si salutarono e in poco il nuovo arrivato si ritrovò fuori dal portone, decise così di passare per il campo asfaltato poiché a pochi chilometri da lì vi era la sua nuova abitazione , ormai possedeva le chiavi che era intento a dondolare tra le mani.
Si era perso osservando la maestosità di quella villotta quando due occhi color ghiaccio attirarono la sua attenzione.
Dietro a una finestra vi era Elisa, seduta su uno sgabello a fissare le rose del giardino.
Anche se era lontano vide il suo viso un po' gonfio,con qualche graffio ma nonostante ciò la sua bellezza era rimasta imponente tanto da fargli cadere le chiavi sul suolo bagnato dalla pioggia .
In quell'istante la ragazza si rese conto della presenza dello straniero, il pianista che le aveva causato tante ferite.
La sua espressione mutò rapidamente comunicando quasi terrore e quando i loro sguardi si incrociano essa non poté fare a meno di rifugiarsi tra le tende e sparire rimanendo la fanciulla misteriosa dei Vankuver.

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O mio dio, non ho mai scritto così tanto, non so se un capitolo così lungo possa piacervi.
🔺lo preferite più corto come gli altri ?
Fatemi sapere, detto ciò ..ho perso un polmone per farlo(mariasole09  )quindi vi prego esprimetevi.🤕

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