Capitolo 4 - The Greatest
Nella foto: Lars Van der Meer
Laprima giornata di scuola dell'ultimo anno era passata; quando Larstornò in stanza nel pomeriggio, sentì Negan e River muoversidall'altra parte: lo stavano aspettando per raggiungere il complessosportivo.
L'amichevolecontro Blaise e Dylan non era mai stata una semplice amichevole, neandava troppo del loro orgoglio per impedire ai ragazzi di prenderlasul personale, specialmente perché erano i migliori del quinto anno.
Riverera senza dubbio il più motivato di tutti, si era già cambiato eadesso indossava la tuta grigia scura che metteva in risalto ilfisico magro e allenato e una fascia nera spingeva indietro i capellilisci che solitamente gli ricadevano sulla fronte. Negan gli stavaaccanto e se la godeva in silenzio: era sempre uno spettacoloassistere ad un'amichevole di tennis tra quei quattro, probabilmentesarebbero state le risate più grosse della giornata.
"Quelfiglio di puttana, stavolta lo faccio finire sulla sedia a rotelle"diceva il biondo, digrignando i denti, mentre ultimava i suoipreparativi. L'altro continuava a ridere.
"Perfortuna che si tratta soltanto di un'amichevole" aveva ribattuto,divertito.
PoiLars apparve dall'altra parte della porta, un cipiglio sempre seriosul viso, in special modo quando si rivolgeva a River.
"Tidai una mossa?"
"Sonopronto" disse immediatamente il compagno, trascinandosi dietroNegan.
"Bene,a quanto pare sono rimasti in quattro: Bjork, Blackburn, Mathison eIlonen" sussurrò piano River, una volta che furono di nuovo dasoli, diretti verso il palasport del campus "a quando la prossimaprova?"
"Hogià avvertito De Sade, stanotte riceveranno i loro messaggi. Avrannotre giorni di tempo per la prova creativa" spiegò loro Larsrapidamente e con tono basso "ammesso che decidano di provarci,l'anno scorso non è andata poi così bene."
"Nonfarmi ricordare, quegli idioti!" Negan era disgustato "comunquenessuno avrebbe scommesso sull'albino, eppure ce l'ha fatta. Anche ilfratello di Killian se l'è cavata bene, dopotutto vedersela conTorquemada non è una passeggiata. Promettono bene"
"Mal'aspetto creativo è importante, non tutti saranno capaci distupirci" asserì River, con un tono sottilmente cupo.
Luie Negan ci erano passati, erano partiti da zero, come qualsiasimatricola del club, quattro lunghi anni fa e, alla fine, eranoriusciti a prendersi il loro meritato posto al vertice del gruppo.
"Staremoa vedere, siamo qui per questo, no?" Lars chiuse in fretta ladiscussione, poi si rivolse a River in particolare e subito il suosguardo si fece più minaccioso "comportati bene in campo,qualsiasi rancore immotivato tu abbia cerca di metterlo da parte. Èsolo un'amichevole."
"Soloun'amichevole? ConBlaise Crawford.Devo rinfrescarti la memoria sulla sua persona, forse?" replicòcon ironia il biondo non riuscendo a frenare la lingua neanche difronte le occhiatacce dell'altro "dovrei sicuramente dal momentoche sembri familiarizzare con il nemico anche più del solitoquest'anno!"
"River"la voce di Lars era calma, eccetto per quella punta di minaccia chenon sfuggì a nessuno, c'era un bagliore sinistro in quegli occhi blucome il mare in tempesta.
"Scusami"
"Cosacontinuo a dirti?" chiese Lars con tono superbo, sembravatorreggiare su River "rispondi!"
"Nonsono affari miei. Lo so, ti ho già chiesto scusa." Ripetémeccanicamente il biondo.
"Bene,non farmi più ripetere, non vuoi vedermi perdere la pazienza."
Eravamoalle solite, River non riusciva a frenare la sua linguamaledettamente biforcuta,pensò Negan, mentre lasciava i due amici e andava a cercare dovesedersi.
Quelgiorno i posti a sedere del palazzetto erano parecchio diminuiti,molti studenti si erano radunati lì a osservare quella cheprometteva essere una partita adrenalinica.
L'ultimaamichevole tra quei quattro era durata tutto il pomeriggio. River eranoto per giocare duro e tutti in quella scuola conoscevano laterribile rivalità che vigeva tra il figlio del preside e BlaiseCrawford, ma in realtà, c'era molto di più, quei due si conoscevanoda sempre e, in qualche modo, nonostante tutto, erano amici.
Neganosservò i ragazzi entrare in campo seguiti dall'arbitro, River nonera mai stato motivato come quel momento: il moro poteva vedere lafuria nel suo sguardo mentre si posava sul rivale.
Quandole coppie si andarono incontro per augurarsi buona fortuna, Lars sipermise di fissare il volto bello e divertito di Blaise, gli occhiazzurri come il cielo più terso che avesse mai visto, i capelliscuri che contornavano il viso perfettamente simmetrico, poi lelabbra carnose. Sapeva che aprendosi creavano delle fossette sulledue guance magre, proprio come in quel momento.
"Vedidi non uscirne troppo ammaccato, Van der Meer. Potresti perdere iltuo stuolo di fans e sarebbe proprio un peccato" lo provocòBlaise, dandogli una pacca sulla spalla.
"Impegnatial massimo, Crawford. Anche se il massimo non sarà mai abbastanza inquesto caso." Lars rispose a tono, anche i suoi occhi risplendevanodi malizia.
Riverspostò lo sguardo altrove, sentiva una vampata di fuoco corrodergliil petto e risalirgli per tutto il corpo; la rabbia divampava in luida troppo tempo ormai, sentirli parlare in quel modo era distruttivo.
Prenderefinalmente quella racchetta e quella pallina tra le mani fu cometornare a respirare, giusto il tempo di sedare un po' quel doloreinfinito.
Larslo sfiorò alla spalla "diamoci dentro e facciamogli vedere chicomanda in questa scuola" poi le sue labbra si aprirono in unsorriso carico di cattive intenzioni, River non avrebbe potuto ambirea un incoraggiamento più gradito di quello.
"Oh,finalmente ti sei deciso a sguinzagliarmi. Grazie tante."
L'arbitrofischiò dalla sua postazione in alto e River partì alla carica unistante dopo, mise tutta la sua forza nel tiro che oltrepassò ilcampo come un proiettile diretto al volto di Blaise.
L'avversarioera pronto, ma la forza del tiro lo lasciò spiazzato e fu dunquemolto semplice per Lars intercettare dove sarebbe andata a finire lapallina. Infatti, con un gesto secco e preciso la gettò verso lafine del campo dove nessuno dei due ragazzi copriva la zona.
"15a 0 per Whalen-Van der Meer"
Negansghignazzava: River era una furia, correva lungo il campo e arrestavaqualsiasi palla nemica, aveva come un fuoco implacabile dentro cheanimava ogni suo gesto. La rabbia con cui effettuava i servizi eraspaventosa, spesso e volentieri fece ace perché nessuno dei dueavversari osava andare incontro a quella palla quasi sempre direttaal viso di Blaise.
"Primao poi lo ammazza se continua così" considerò un ragazzo seduto lìvicino, con una punta di divertimento nella voce, poi c'eral'immancabile Leroy che girava tra i gruppetti di studenti, semprepronto a segnare sul suo blocchetto gli esiti della sfida e dellepuntate. Ovviamente River e Lars erano dati per vincitori, nessunosapeva però quale fosse la spinta che animava il biondo fino asimili livelli. Il campo da tennis era l'unico luogo in cui avrebbepotuto mostrare la sua superiorità, fuori da quel campo Blaiseavrebbe sempre finito per sovrastarlo.
Blaiserappresentava tutto ciò che River non era, né sarebbe mai stato.Aveva trascorso la sua infanzia a stretto contatto con i Van derMeer, lui e Lars erano cresciuti praticamente insieme, coltivando glistessi interessi, sfidandosi su chi sarebbe riuscito a prevaricaresull'altro, erano in simbiosi, così simili, ma allo stesso tempocosì diversi.
Allafine avevano preso strade differenti, nonostante Blaise non ne fosseancora consapevole. Lars aveva scelto il club, aveva ceduto al latooscuro, dando fondo a tutta la sua astuzia per guadagnarsi il postoche adesso ricopriva con tanto orgoglio all'interno dei Void. PerBlaise era stato diverso, il profondo senso di giustizia che loanimava sin da bambino era cresciuto e diventato ancora più saldo.
BlaiseCrawford era ciò da cui i Sons of the Void dovevano guardarsi,poteva essere annoverato tra le persone più pericolose per Lars eproprio in virtù di ciò, il boss aveva dovuto fare un passoindietro e rinnegare quell'amicizia. Il fatto che Lars non fosseriuscito a prendere del tutto le distanze da lui, era un altrodiscorso. Semplicemente, non poteva farlo, rinunciare a Blaisesignificava rinunciare anche a un pezzo di sé, forse all'unica partesalvabile della sua anima.
Primao poi dovrai scegliere, Lars. Lui o noi.
Leparole di River tornavano nella mente di Lars sempre più spesso,ogni volta che le cose peggioravano, ogni volta che percepiva i murichiudersi intorno a lui e l'aria farsi sempre più irrespirabile.Quelli erano i momenti in cui cedeva e si lasciava andare, lelusinghe di River erano una bellissima bugia in cui credere e poiannegare lentamente.
Quandola partita finì, River si sentiva ormai a pezzi: aveva dato fondo atutta la sua rabbia e riuscì perfino a sostenere la terribilevisione di Lars e Blaise che si salutavano. I due infatti, siintrattennero insieme ancora per qualche minuto, di tanto in tanto ilboss lanciava qualche occhiata al suo vice per accertarsi che fosseancora lì nei paraggi, ad aspettarlo. Ma River non avrebbe maipotuto lasciarlo da solo. I suoi occhi erano puntati su Lars, sul suocorpo perfetto e provato, i capelli scuri bagnati, e solo Dio potevasapere quanto avrebbe voluto infilarsi sotto il getto caldo delladoccia insieme a lui. Il boss lo aveva raggiunto e insieme stavanofacendo ritorno a scuola. River si destò dai suoi pensieri quandoLars lo raggiunse e insieme s'incamminarono per il ritorno ascuola.
"Seistato bravo oggi, forse un po' troppo aggressivo, ma bravo."
Rivernon poté credere alle sue orecchie, era un evento più unico cheraro ricevere un complimento da parte di Lars.
"Staseraquindi avremo l'onore di averti a cena al nostro tavolo?" chiese,mettendo un po' di sarcasmo nella frase.
Larsportò gli occhi blu al cielo "quanto sei puerile, River. Mi faivenire il mal di testa"
"Eppuresono il tuo vice e sei stato tu a scegliermi" gli fece notare ilbiondo, godendosi l'espressione estenuata che si formò sul voltodell'altro.
"Seiun ottimo vice e una pessima persona"
Riverfu sul punto di protestare, ma Lars non gliene diede la possibilità"ma lo sono anch'io, dopotutto. Siamo tutti pessimi qui, no? Cimeritiamo l'uno con l'altro."
C'erauna punta di tristezza nella voce del boss, il biondo non poté farea meno di notarlo, anche se durò troppo poco "tu non sei pessimo,Lars. Sei la persona più brillante che io abbia mai conosciuto,credimi."
Eraserio mentre parlava, avrebbe voluto che il moro prestasse attenzionea quelle parole, ma non sembrarono colpirlo più di tanto, infatticontinuò a salire i gradini che conducevano all'interno del castellofino a quando non svanì oltre il portone; a River non restò chefermarsi, aveva voglia di farsi una sigaretta con Negan che lo stavaormai per raggiungere.
"Ilfiglio del preside, quel raccomandato di merda! Quanto lo odio! Lopesterò a sangue, quel figlio di puttana"aveva iniziato il moro, con una vocetta che avrebbe dovuto ricordarequella di River.
"Nonricominciare con questa storia! È vecchia e mi ha stancato!"
Neganera divertito "quale storia? Non è mica un peccato mortalericordarti che per un lungo e glorioso giorno lo hai odiato! Sai,penso che sarebbe stato meglio se avessi continuato a detestarlo,almeno ci saremmo risparmiati questo patetico teatrino" aggiunsequello, portandosi la sigaretta alle labbra e tirando fuori il suozippo.
"Eroun idiota pieno di pregiudizi! Ma su una cosa avevo ragione, Lars èdavvero superiore"
Ilmoro ricordava bene il primo giorno di scuola di quattro anni fa,River era il suo compagno di stanza e sin da subito aveva mostrato unodio terribile per "quelborioso, figlio di puttana di un Lars"che avrebbe diviso la stanza con loro.
"Alui ovviamente hanno assegnato una singola!" si era lamentato conNegan, leggendo la targhetta sulla porta dell'altra stanza "vedi?Starà da solo, niente comuni mortali con cui dividere la stanza perlui! Dio non voglia che si stressi troppo, quell'ammasso di merda!"
"Noisaremmo i comuni mortali? Sbaglio o tu sei un nobile? Vieni da unafamiglia blasonata! Cos'è che sei? Un Conte?"
Riveraveva sgranato gli occhi e si era portato le mani al petto in unaposa offesa "e con questo? Iononsono il figlio del preside e non avrò privilegi speciali. E poi ilmio titolo è quello di Duca"
Neganaveva portato gli occhi al cielo, quelle discussioni erano andateavanti per tutto il giorno, River non aveva fatto altro che parlaredi Van der Meer e di quello che gli sarebbe successo non appena loavesse beccato da solo.
"Glifarò vivere l'inferno in terra, deve capire chi comanda qui."Continuava a ripetere con tono rabbioso tra una lezione e l'altra "sepensa che può fare quello che vuole soltanto perché è unraccomandato del cazzo può scordarselo. Qui comandiamo noi."
Male cose non erano andate proprio così in effetti, era bastato unsolo incontro tra quei due per cambiare, in modo irreversibile, ilfuturo di River in quella scuola.
"Nonavrei mai potuto odiarlo, Negan" aveva detto il ragazzo dopo unlungo silenzio carico di ricordi, poi fece l'ultimo tiro dallasigaretta "in fin dei conti odiavo soltanto l'idea che avevo dilui, credo che in nessun universo alternativo potrei mai provarequalcosa di diverso da ciò che provo adesso. È la mia kryptonite,no? Mi fa male, è il mio punto debole."
Negancapiva, la sua posizione scomoda lo rendeva particolarmente sensibilesull'argomento.
"Andiamoa scaldarci davanti al fuoco, sei stato bravo oggi e anche Lars loavrà apprezzato, ne sono sicuro."
"Nonquanto apprezza tutto ciò che viene fuori dalla bocca di Blaise"era quello il punto per River: sentirsi eternamente fuori dal radar,dover essere costretto a fare i salti mortali per guadagnarsi unmisero pezzo di paradiso che gli sarebbe stato portato via subitodopo.
"Blaiseè uno degli Sniper, amico. Lo sai meglio di me, quei due non avrannofuturo, è una cosa impossibile, ok? Abbi fiducia."
"Lastessa fiducia che tu hai dato ad Alister e Gwen?"
"Vaal diavolo" sbuffò Negan, alzando il dito medio verso l'altro chefinalmente rise.
"Quantomeno io e te facciamo schifo insieme!"
Erauna delle poche consolazioni della loro vita sapere che non sarebberomai stati soli nella loro condizione di disperati non corrisposti.
Karsonse ne stava in piedi in silenzio mentre Negan contava con attenzionei soldi che gli aveva portato. Seppur sapesse la somma fosse quellaesattamente richiesta, avere il moro davanti a sé bastava a renderlonervoso: era una delle persone più spaventose che avesse maiconosciuto in vita sua e, forse, la più spaventosa che avrebbeincontrato anche in futuro.
QuandoNegan spostò lo sguardo dalle banconote al giovane davanti a sé,Karson sussultò e trattenne il fiato fino a quando il più grandedecise di parlare.
"Sembraci sia tutto" disse, provocando un sospiro di sollievo nel ragazzoancora impietrito.
"Troverai la roba che hairichiesto in camera tua"
"G-grazie"mormorò l'altro.
"Sparisciadesso."
Quellonon se lo fece ripetere due volte, scomparve lasciando il più grandeda solo fra gli scaffali nascosti della grande bibliotecadell'istituto. Negan ripose il compenso e, prima che potessemuoversi, la sua attenzione fu catturata da uno scricchiolio alla suasinistra. Non si voltò, parlò direttamente e con sicurezza:
"Chemi dici delle matricole, hanno ricevuto il messaggio?"
Ancoraun rumore leggero e poi la figura acquattata nell'ombra si rivelò,muovendo qualche passo verso il ragazzo "l'ho inviato qualcheminuto fa, si staranno già arrovellando su cosa fare."
Negansorrise leggermente.
Laprova creativa,ricordava la sua con nostalgia, di certo li aveva davvero stupiti aisuoi tempi, era curioso di vedere cosa avrebbero inventato le nuoveleve.
"Lealtre faccende?" continuò Negan, voltandosi e fissando l'altrodritto nei suoi occhi azzurri e vuoti.
"Lasituazione è stabile, gli Snipers non hanno ancora cominciato astarci addosso. Aspetteranno il segnale dei nuovi arrivati perriprendere la caccia, c'è tensione nell'aria" rispose con untono che non tradì alcuna emozione.
"Vabene, occhi aperti e continuate a tenere un basso profilo. Ci vediamoalla riunione per l'ingresso delle matricole, il tempo scorre perquei poveri idioti."
Neganpercepiva con chiarezza la tensione nell'aria mentre si aggirava perla scuola, l'atmosfera era particolarmente elettrica come ogni annoin quel periodo. L'inizio della scuola coincideva sempre con quellache era meglio conosciuta come "lasettimana degli incidenti".
Daquando il club era stato fondato, ormai secoli fa, la prima settimanadi lezioni era quella in cui aveva inizio il reclutamento delle nuovematricole e, di conseguenza, l'ultima prova per l'ammissione. Laprova creativa era di gran lunga la preferita di Negan, i candidatidovevano stupirli con qualcosa di esagerato e vistoso, che facesseemergere il loro potenziale e non lasciasse dubbi ai poveri ignari dicosa fossero capaci i Voids.
Stranie cruenti incidenti si verificavano ormai con consuetudine all'iniziodell'anno, tanto che i comuni studenti li attendevano con ansia,scambiandoli per semplici e spesso divertenti bravate. Ma non erasolo quello, l'inizio della prova creativa dava un segnale: igiochi sono iniziati e voi Snipers starete a guardare.Ecco quale tipo di messaggio volevano far recepire a coloro chesapevano leggerlo.
Dallaprova creativa in poi la guerra era aperta; d'altronde, quello era illoro ultimo anno alla Van der Meer, e il boss era intenzionato alasciare la scuola con il botto. Avevano parecchi progetti inproposito, piani che stavano seguendo ormai da anni e che sarebberoproseguiti anche una volta lasciata la scuola.
Neganera ancora perso nelle sue elucubrazioni, quando tutta la suaattenzione venne attirata da una figura non lontana: Alister stavacamminando lungo il corridoio. Il corpo di Negan fu scosso dal solitobrivido di desiderio che lo fece muovere più in fretta, abbastanzada arrivare ad affiancare il biondo in una volata. Il ragazzo nonperse tempo, si lanciò alle spalle di Alister, intrappolandolo in unabbraccio stretto e beandosi del profumo dolce della sua pelle.
"Ali!"lo salutò a pochi millimetri dal suo orecchio.
Quellosi voltò con il consueto sorriso fra le labbra "ehi Negan, come val'inizio dei corsi?"
"Sempreun trauma!" rispose l'altro, con il suo migliore tono brillante eamichevole "abbiamo così pochi corsi insieme!"
"Già,quest'anno ho dovuto sistemare il mio orario per agevolare il piùpossibile gli allenamenti di nuoto" disse Alister "ma tanto cibecchiamo pomeriggio, no? Vieni all'allenamento?"
"Certo!Non me lo perderei per nulla al mondo" replicò l'altro.
Inrealtà Negan non era esattamente un fan del nuoto, anzi, detestavaogni attività fisica che contemplasse la fatica, soprattutto perchéera un fumatore accanito ed era pigro come ben poche persone almondo. Ma per vedere Alister con addosso solo un costume striminzito,qualche ora di nuoto era una fatica sopportabile, si ripeteva spesso.
"Sai,io e alcuni amici stavamo pensando di uscire questo fine settimanaper festeggiare l'inizio dell'anno, ti unisci a noi?" chiese Negancon il cuore che all'improvviso aveva cominciato a battere piùrapidamente.
"Nonso, magari ti faccio sapere. Devo sentire Gwen prima perché non civediamo da un po' e non so se ha già in programma qualcosa. Ma senon si fa nulla, contami pure!" fu la risposta di Alister.
Nonci vediamo da un po'? Quanto, due secondi?Avrebbe voluto commentare il ragazzo ma tacque, anche se il suosopracciglio destro fu scosso da un fremito di irritazione.
"Alloraaspetto tue notizie" fu tutto quello che Negan ebbe la forza diribattere.
"Contaciamico, ci si becca dopo!" lo salutò Alister dandogli una paccasulla spalla.
Inquel momento Negan sarebbe voluto sprofondare in un fiume di lavaincandescente. Ogni volta che Alister lo trattava come un vecchioamicone, veniva pervaso da uno sconforto e un disgusto tale per lasua condizione da voler morire all'istante;
Poiprendeva un bel respiro, lo tratteneva per qualche istante e recitavail mantra che lo aiutava ormai da quando avesse memoria: Èsolo una fase, la supererai.Era esattamente così, convenne anche quel giorno, mentre osservavail ragazzo della sua vita allontanarsi lungo il corridoio.
Primao poi questa strana fase sarebbe passata. Un bel giorno Alister sisarebbe svegliato e avrebbe guardato Negan con occhi nuovi, loavrebbe baciato, gli avrebbe confessato che da molto tempo avevapensato la loro fosse più di una semplice amicizia. Avrebbe lasciatola sua sciocca fidanzatina e alla fine avrebbe guardato solo lui,sarebbero stati felici, insieme. Negan, Alister e lostramaledettissimo "evissero felici e contenti".
Ilragazzo non si rese neanche conto che qualcun altro gli si eraaffiancato, tuttavia quando la sua spalla venne sfiorata da queltocco familiare, Negan si riscosse e vide River a un passo da lui.
"Chegenere di omicidio stavi progettando? Eri così perso nei tuoipensieri che hai spaventato persino me" esordì l'amico, facendosfuggire anche all'altro una lieve risata.
"Tranquillo,la realtà mi ha già trascinato nella consapevolezza con le suegelide mani" disse il moro, incrociando le braccia.
"Cazzo,quando parli con Alister mi metti i brividi, sembra tu abbia duepersonalità" ammise River, poi aggiunse: "una tutto zucchero esdolcinatezze, l'altra dannatamente folle e rabbiosa. Confesso dipreferirti al tuo peggio"
"Devodire che il mio lato peggiore è anche il migliore" concordò Negancon un mezzo sorriso "ma sai, nonper Alister"
"Ovviamente"
"Civediamo dopo a marketing?"
"Certo."
Negansi diresse nel grande giardino sul retro dell'istituto, aveva ancorauna pausa prima della prossima lezione, così si spinse lungo illimitare del parco, tra gli arbusti e le siepi più alte. Era giorno,non era il caso di restare troppo vicino alla struttura, farsibeccare dai sorveglianti era una rottura che il ragazzo volevarisparmiarsi.
Unavolta assodato che nessuno potesse vederlo, tirò fuori la suasigaretta e fece scattare lo zippo accendendola, tirò una boccata,assaporando il gusto della nicotina, prima di liberare il fumonell'aria fredda. Lo osservò salire verso il cielo fino a quando nonsi dissolse, senza lasciare traccia. Si chiese se anche a lui ungiorno sarebbe successo, se il suo destino fosse quello di scomparirecome se non fosse mai esistito.
D'istintoportò una mano ad accarezzare la catena da cui pendeva il teschio,cacciò via le domande che stavano sorgendo nella sua mente ancoraprima che potesse pensarle.
"Sempreimpegnato a infrangere qualche regola, dico bene, piccolo sfacciato?"
Quellavoce raggiunse il cervello di Negan con la velocità di unproiettile, si voltò in cerca del proprietario che non fuimmediatamente identificabile. Mosse lo sguardo saettando da un latoall'altro del boschetto e alla fine lo individuò:
Sene stava appoggiato alle inferriate della recinzione, il solitosguardo penetrante e l'aria di chi la sapeva lunga sulla situazione.Darragh Kelly era apparso dal nulla davanti a lui e Negan dovetteprendersi un secondo per guardarlo bene e realizzare che non fosseuna sorta di allucinazione.
Erapiù alto di Negan di poco meno di dieci centimetri, i suoi capellierano di un colore ramato che tendeva al rosso, soprattutto nellegiornate soleggiate come quella, gli occhi, invece, erano di un verdescuro, intenso e penetrante.
Darraghaveva ventisei anni ed era un ex studente della Van der Meer, anchelui era stato membro del club, per la precisione il suo predecessorecome braccio destro del vecchio boss. Tutti loro dovevano fin troppoa quel ragazzo, un debito impossibile da estinguere, ma lui non eralì per quello.
"Sonotornato, non dici niente?" continuò, certo di aver lasciato il piùgiovane impietrito per la sorpresa.
Negancontinuò a fissarlo, era perfettamente a suo agio in un cappottoraffinato, il rosso era sempre impeccabile in ogni aspetto, unaperfezione che il ragazzo si era divertito a smontare spesso inpassato.
Persinoil cognome Kelly era calzante, una volta gli aveva spiegato che inirlandese significava brillante, intelligente. In effetti, Negan nonaveva mai conosciuto una mente acuta come la sua, capace di ricavareoro persino dal letame, una caratteristica di famiglia, a quanto sidiceva in giro.
Eppureuna persona come lui aveva devoluto la sua vita ai Sons of the Void,aveva rischiato e si era sporcato le mani, anzi, non aveva ancorasmesso di farlo.
Scaltrezzae sregolatezza, luce e oscurità, autenticità e mistero, nessuno almondo riusciva a incarnare gli opposti all'interno di sé stessocome faceva Darragh Kelly, di questo Negan ne era certo. E nonostantetutto, riusciva a mantenere un perfetto equilibrio, anche davanti aipiù terribili conflitti.
"Comediavolo sei entrato?" sbottò alla fine Negan, dopo aver ripresocontatto con la realtà.
"Hoi miei metodi speciali, volevo farti una sorpresa"
"Mihai sorpreso" ribatté quello con una nota acida nella voce"credevo che fossi morto o una roba del genere, silenzio stampa peroltre due mesi."
Illieve sorriso sul volto di Darragh si allargò. Aveva preso sole,notò Negan, la sua pelle solitamente pallida e macchiata da qualchelentiggine, adesso appariva velata di un leggero colorito ambrato.
"Viaggid'affari che non mi hanno dato tregua, stiamo prendendo contatti condelle aziende in Oriente" rispose con il suo solito tono calmo.
Ilmoro gettò a terra il mozzicone pestandolo con il piede "e da mecosa vuoi esattamente?"
L'altroscosse la testa "siamo alle solite? Sono venuto fin qui e non miguardi neanche?"
Unfremito di irritazione scosse il corpo del ragazzo, lui riuscivasempre a tirare fuori il peggio, la parte più dannatamente scostantedel carattere di Negan.
"Saràche mi sei venuto a noia"
Larisata cristallina di Darragh fendette l'aria per un momento, mentreallungava il passo in direzione di Negan. Quest'ultimo si chiese sefosse il caso di retrocedere, ma alla fine decise di non farlo elasciò che il rosso gli si avvicinasse per mostrargli il pacchettoche aveva tenuto tra le mani fino a quel momento e che Negan notòsolo allora.
"Vediamose riesco ad addolcirti un po'?" gli porse la busta con unaconfezione dentro, era molto elegante e con tutta l'aria di provenireda una pasticceria "li ho presi a Dubai, sono bukaj alpistacchio"
Neganassottigliò gli occhi nel reggere tra le mani quell'involucro "crediche sia un bambino da tenere buono con i dolcetti?" ringhiò.
Darraghaccorciò ancora un po' la distanza fra loro, sollevò una mano e laaffondò tra i capelli morbidi del moro "per niente, un bambinosarebbe più facile da accontentare".
Neganstava per ribattere ma prima che potesse parlare, Darragh lo attiròverso di sé e il bacio con cui lo zittì fu intenso dal primoistante. Le loro labbra si ritrovarono prigioniere di una danza lentae famelica, mentre il più piccolo finì con la schiena contro iltronco di un albero. Le mani del rosso si mossero rapide adagganciargli la vita e il suo odore pungente gli annebbiòtotalmente la mente, tanto che sentì il ginocchio del rossopremere, allargò le cosce d'istinto.
Simaledisse all'istante per quel gesto: nonostante la sensazione fossedannatamente piacevole e la sua astinenza durasse ormai da mesi, nonaveva intenzione di cedere così. Mostrarsi tanto vulnerabile eaccondiscendente non era da lui, non l'avrebbe tollerato nemmeno sesi fosse trattato di Darragh.
Negan si fece forza e prese ledistanze da quel bacio così sconvolgente, lanciò un'occhiata distizza al ragazzo che sembrò non farci neanche caso.
"Mipiacerebbe avere più tempo" mormorò, noncurante di quanto il morosi stesse incazzando "hai l'aria di uno che ha bisogno di sfogareun po' di rabbia repressa"
"Sentichi parla, quello che viene in un istituto privato, entrafurtivamente e aggredisce uno studente" replicò.
"Sarebbecolpa mia adesso?" rise.
"Beh,visto tutti questi viaggi e la tua vita da uomo d'affari, perché nonti trovi uno più adatto al tuo ruolo sociale, invece di infastidirei collegiali?"
"Preferiscoi tipi impertinenti e sfacciati come te, sai, sono perle piuttostorare ..." commentò prendendo le distanze e ricomponendosi "sonotornato in città, se nel fine settimana avessi voglia, chiama, ok?"
"Sonoun uomo impegnato, non so se avrò questo genere di tempo da perdere"mormorò il ragazzo, allontanandosi di qualche passo.
"Eda quando sei un uomo?" chiese Darragh, divertito.
"Vaia farti fottere!" sbottò Negan, alzando il dito medio "non possopiù perdere tempo con te, devo andare a matematica, poi comincio gliallenamenti di nuoto"
Cifu silenzio a quel punto, un'occhiata parecchio eloquente intercorsefra i due, Darragh conosceva bene Negan, intimamente ed era alcorrente di ogni sciocca fantasia passasse nella testa del moro. Neconosceva alcune che neanche il ragazzo era consapevole di averrivelato, ma non diceva mai un granché al riguardo, ormai esistevaquesto tacito patto fra di loro. La loro relazione si fondava sulnienteimpegno,il cuore di Negan era già promesso a un altro, anche se i sentimentinon sbocciavano da un giorno all'altro, come al moro piaceva credere.La vita non aveva mai facili risoluzioni.
"Civediamo nel fine settimana" disse il rosso, prima di voltarsi versola strada.
"Inveceno!" sbottò Negan, poi fuggì tra le fronde dell'istituto.
Svariateore dopo, Negan si era ritrovato disteso sul letto, ogni singolomuscolo gli faceva male. Dannatiallenamenti,disse fra sé. Non aveva neanche la forza di andare a cenare perquesto prese il pacchetto ancora confezionato che aveva lasciato sulcomodino e se lo rigirò fra le mani.
"Quelloda dove viene?" chiese River con sguardo attento "sembra qualcosadi costoso."
"Èstato qui"riferì il moro.
"Telo ha portato da uno dei suoi viaggi? Dov'era?"
"Dubai"
Negansi apprestò ad aprire la scatola e trovò una decina di stranidolcetti, avevano una forma paffuta con il ripieno a vista e granelladi pistacchio sulla superficie. Il ragazzo ne divorò unoimmediatamente assaporandone il gusto dolce ma intenso, soffice ecroccante al tempo stesso.
"Comesono?" chiese il compagno di stanza, curioso.
"Fottutamentebuoni, che sia dannato" ringhiò Negan.
Poi,mentre rigirava la confezione tra le mani, vide un foglietto sfuggiredalla carta. Senza dubbio era un messaggio di Darragh per lui, avevaben riconosciuto la sua calligrafia minuta ed elegante allo stessotempo. Così lo prese e lo lesse: Mihanno detto che secondo la tradizione non vengono offerti comedessert, ma come dono. Mangiali con giudizio.
Ilsolito bacchettone, sbottò fra séil ragazzo, prima di mangiarne un altro. Chiuse gli occhi e si lasciòavvolgere da quel sapore. Lo detestava, ma doveva ammettere cheDarragh era sempre un passo avanti.
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