Capitolo 2 - Desire
Nella foto: River Whalen
"Seuno sguardo potesse uccidere ..." Negan aveva parlato a voce bassa,fissando l'amico che terminava a fatica la sua cena, resa nauseabondada tutto ciò che era costretto a vedere senza poter far nulla.
Isuoi occhi pieni di risentimento erano posati sul duetto chechiacchierava tranquillamente a pochi metri dal loro tavolo. Larsaveva portato alle labbra l'ultimo boccone della bistecca, mentrel'interlocutore continuava a raccontare qualcosa di apparentementemolto divertente.
"Michiedo che cosa ci trovi in lui" bisbigliò River con ariadisgustata "cos'ha che io non ho, ad esempio."
Nonera una domanda a cui Negan avrebbe saputo rispondere, né era certoche il suo amico avrebbe davvero voluto una risposta. L'ossessione diRiver aveva radici troppo profonde e antiche per poter esseresradicata con il semplice uso della razionalità. In fin dei contianche Negan ne sapeva molto al riguardo.
Guardòl'amico, passando in rassegna il volto magro e piuttosto affilatocontornato da capelli biondo
scuro,lisci e pettinati all'indietro: le labbra chiuse in una linea severa,lo sguardo tagliente come vetro, riflesso del fastidio che quellavisione gli procurava.
"Siamocompagni di sventure, amico. Cosa vuoi che ti dica? Quanto meno aLars non piacciono le donne, concorderai con me che questorappresenta già un grosso passo avanti" Negan parlò con vocesecca, anche sul suo volto si era dipinto un lieve velo di disgusto.River cercò di spostare lo sguardo altrove, quella punizione checontinuava ad impartirsi lo avrebbe condotto alla follia, presto otardi.
"Andiamoceneda qui, dannazione. Ne ho abbastanza di questo spettacolino pietoso"disse un attimo dopo, sollevandosi affiancato da Negan, e lasciandola sala da pranzo della Van der Meer.
Riverprese una sigaretta dal suo taschino, poi passò il resto delpacchetto all'amico e insieme si diressero fuori verso gli immensiparchi verdi che circondavano il castello. Sentiva lo sguardo deglialtri ragazzi sfiorarlo e andare subito oltre, nessuno voleva avere ache fare con loro e River ne capiva perfettamente il motivo.
Sialui che Negan avevano una pessima nomina all'interno del College. Sidiceva fossero tipi pericolosi e piuttosto vendicativi, che avevanousato spesso il loro potere e la loro posizione per uscire indenni daqualche guaio più grosso del previsto, inoltre, non avevano maidisdegnato una bella rissa.
Neganallungò il suo solito zippo d'argento all'amico e lo fece accendere"L'ultimo anno di scuola, eh.? Bella merda! non siamo mai staticosì lontani dai nostri obiettivi."
Riverscosse la testa, mentre Negan si lasciava andare ad una risatasarcastica "è così che gira il mondo, no? C'è sempre qualcunoche deve farsi il culo più degli altri per ottenere qualcosa dimeritevole"
"Enon è neanche detto che ci riesca" ribatté il moro, lasciandosiandare per un attimo alla contemplazione del cielo buio e lievementenuvoloso sopra le loro teste, "sembriamo due emo del cazzo, tiprego, cambiamo argomento. Non ho voglia di pensare a quanto facciaschifo la mia vita sentimentale."
Riverrise e annuì appena "domani si va a prelevare le matricole allora"disse poi a bassa voce, dopo essersi guardato intorno e aver appuratoche non ci fosse nessuno nelle vicinanze. "spero che ci siaqualcuno di promettente, non ho voglia di fare da babysitter a deimocciosetti del cazzo."
"Perquello che dobbiamo fare quest'anno è essenziale che se la sappianocavare, non possiamo permetterci errori, abbiamo troppo in ballo egli Snipers ci staranno col fiato sul collo, peggio che mai."
Neganaveva dato voce ai pensieri di River, a quelle preoccupazioni chesembravano aver scosso l'intero club, ma a cui avevano dovuto porreun freno. Lasciarsi prendere dal panico era controproducente, sisapeva. Poi la porta massiccia del castello venne aperta, a Riverbastò fissare le due sagome con la coda dell'occhio per capire a chiappartenevano.
Larse Blaise avanzarono verso gli altri due, fermandosi sulla cima esattadei gradini che portavano giù lungo i viali. River fu costretto aosservare apertamente Blaise per la prima volta dopo quei mesi estivitrascorsi lontano dalla scuola, fu un'occhiata veloce e sprezzante,poi un breve cenno del capo.
"Crawford"sibilò, combattendo contro l'impulso di prendere a pugni quel visoarrogante.
Blaisefece un sorriso di circostanza che non arrivò agli occhi "Whalen."
Poisi voltò verso Lars "è arrivato il momento di salutare gli altri,ormai dovrebbero essere arrivati tutti. Sappi che quest'anno nonintendo raggiungere un pari merito come migliore studente del quinto.Stavolta ci sarà soltanto il mio nome al primo posto."
Larslo trovò divertente perché rise appena "sogna pure, Blaise.Illudersi un po' non ha mai fatto male a nessuno d'altronde."
Rivercercò di ignorare quel battibecco infinito tra i due, gli occhi diNegan erano fissi sul suo viso per infondergli un minimo di calma,con il labiale diceva "lasciaperdere". River aveva imparato parecchio rispetto ai primi anni, adesso erapienamente consapevole di ciò che Lars voleva che lui facesse e cosano. Mostrarsi geloso e di cattivo umore non era un'opzione, avrebbedovuto calmarsi e lasciar perdere; per fortuna poco dopo Blaiserientrò all'interno del castello e l'attenzione di Lars si concentròsubito sugli altri due.
Rivernon era ancora riuscito ad abituarsi a lui, incontrare il suo sguardoera sempre una sorta di shock per il biondo. Non era normale provaretutte quelle sensazioni devastanti per una persona che vedeva ognigiorno e che, per di più, condivideva la sua stanza. Eppure nonriusciva a controllarsi, a quanto sembrava Lars era il suo ossigeno.
Capivaperché si sentisse in quel modo, non era soltanto il corpodell'altro ad attrarlo, ciò che lo soggiogava più di ogni altracosa era la fredda distanza che Lars ispirava, quella dannata aura disuperiorità che lo ergeva oltre tutto e tutti. Un pianeta lontano eimpenetrabile, così freddo che nessuno avrebbe mai potuto camminarcie sopravvivere a lungo. Il suo viso era pallido e arrogante,probabilmente erano i suoi occhi blu come zaffiri a ispirarefreddezza, ma poi c'erano le sue labbra. River amava quelle labbrapiccole e carnose, l'unico tratto che rendesse quel viso meno duro, epoi i capelli, lisci e scuri, morbidi al tatto.
Conil respiro ancora mozzo, River gli si accostò, approfittando delmomento per cingere le spalle del moro con il braccio. Il profumo diLars era irresistibile come sempre, lo conosceva così bene, era ilprofumo delle sue lenzuola di seta, le stesse in cui River amavacrogiolarsi ogni volta che poteva e, soprattutto, quando l'altroglielo permetteva. Quel movimento fece riscuotere appena Lars chelanciò un'occhiata profonda al biondo, facendolo tremare appena.
"Ètutto pronto per domani?" chiese con un tono freddo e pratico,niente a vedere con quello che aveva usato fino a pochi istanti primacon Blaise.
Rivermandò giù quella pillola amara ed annuì, "abbiamo i loro numeri,le matricole si presenteranno in biblioteca all'orario stabilito,prima ci assicureremo che la zona sia vuota."
"Sedovesse esserci qualcuno mi premurerò personalmente di toglierlo daipiedi" ghignò Negan, avvicinandosi al duo "dopo di cheentreranno in scena Aiko e Isaac, sarà un lavoro pulito e velocecome sempre."
"Eper quanto riguarda le divise?" chiese ancora Lars.
"Qualidivise? Credo che quest'anno tuo padre dovrà farne a meno"stavolta fu River a rispondere, "abbiamo dirottato i furgoni etrafugato quelle in lavanderia nel pomeriggio. È giusto uncapriccio, ma farà capire a tutti che anche se l'anno è appenainiziato, i Void si sono già messi all'opera."
Neganrise divertito "tuo padre ha cercato di provvedere al disastro, mauna tale quantità di divise scolastiche non può essere reperita intempi brevi. Quindi inizieremo l'anno senza."
Larssembrava soddisfatto a quel punto, tanto da dedicare un sorriso aglialtri due.
"Bene,sembra che i miei vice abbiano tutto sotto controllo qui. Di cosa mipreoccupo?"
Poiil gruppetto tornò al riparo. Cominciava a fare freddo fuori,settembre non era mai clemente in Scozia e i loro indumenti erano giàtroppo leggeri per sopportare il venticello pungente della sera.
Larsaveva lanciato un'occhiata sommaria lungo la sala da pranzo che siestendeva immensa, c'era un leggero vociare proveniente dai varitavoli dove sedevano i suoi compagni. Con occhio analitico e attentopassò in rassegna i volti inconfondibili delle matricole, trovandosubito dopo quelle che più lo avevano colpito.
Ilfratello minore di Killian Blackburn era già entrato in un foltogruppo di studenti del terzo e quarto anno, era un personaggiopiuttosto carismatico nonostante nascondesse in sé un'animatutt'altro che limpida e pura. In quel preciso momento se ne stava alcentro dell'attenzione a indire brindisi e a ridere di gusto. Poic'era lo svedese, così delicato e glaciale, sedeva in disparte esembrava del tutto estraneo a ciò che gli stava accadendo intorno.In fine, i due gemelli Jensen: un passato burrascoso, con unafamiglia implicata in affari loschi che era riuscita a scalare levette della fama e adesso se la godeva con la sfacciataggine di chiricco non era nato.
AncheRiver seguiva lo sguardo del suo boss, chiedendosi quale di queiragazzi ce l'avrebbe fatta, alla fine.
Avevanotrascorso il resto della serata in sala comune, Lars aveva diviso ilsuo tempo equamente con gli altri studenti. Sapeva che farsi vederesempre e solo in compagnia di River e Negan non fosse saggio,nonostante condividessero la stanza. Verso mezzanotte avevano fattorientro nei dormitori. Aiko e Isaac erano i due grandi assenti dellaserata, si stavano occupando di alcuni affari di vitale importanzaper il club e Lars sapeva che stava andando tutto bene dopo esserseneappurato personalmente e aver utilizzato il telefono prepagato persentire il fratello. A quel punto, iniziò a spogliarsi dei suoiindumenti, non era neanche mezzanotte passata, ma la stanchezzacominciò a farsi sentire e, dopotutto, l'alba avrebbe portato con séun nuovo inizio.
Riverci aveva pensato per tutto il giorno e alla fine si era deciso. Erauscito dalla sua stanza e aveva percorso l'intero salotto che loseparava da quella di Lars. Aveva appoggiato le nocche sul legnodella porta, poi era entrato senza aspettare di essere invitato.Adorava vedere Lars finalmente libero da qualsiasi costrizionesociale, così bello e naturale, ma freddo e distaccato come soltantolui sapeva essere.
Ilfiglio del preside era ancora a petto nudo, il suo stomaco piatto eralievemente ossuto sui fianchi, le spalle erano larghe e muscolosecosì come le braccia toniche e affusolate. Sollevò un sopracciglioin un'espressione irritata, mentre fissava il viso estasiato delbiondo.
"Cosavuoi, River? Non mi pare di averti richiesto in stanza." Chiese conun tono che lasciava ben poche speranze.
L'altronon si arrese, anzi, avanzò verso il moro, era un'attrazionemagnetica a cui non riusciva a sottrarsi in alcun modo.
"Soltantoi vampiri hanno bisogno di un invito" rispose, con farecarezzevole.
"Tornatenea letto, River" continuò Lars, voltandogli le spalle.
"Neltuo? Con piacere" il biondo rise appena, mentre l'altro sospirava.
"Siamoalle solite? Quando imparerai?" chiese il boss, si ostinava a nonguardare il suo vice, ma poteva percepire i suoi movimenti farsisempre più vicini. "Che cosa vuoi da me?"
"Saicosa voglio! É la stessa cosa che vuoi anche tu, ma ioho il coraggio di ammetterlo." River aveva parlato pianissimo, eraa pochi centimetri dalle spalle nude di Lars.
Bastòallungare appena il volto per poter baciare la pelle calda del boss,in corrispondenza del suo collo, sarebbe voluto morirci su quel corpoperfetto, inglobato in quel profumo estasiante. River continuò abaciarlo piano, risalendo l'incavo del collo fino al lobodell'orecchio, soltanto a quel punto iniziò a succhiare la pellemorbida di Lars. Quello fremette appena, i respiri di River siinfrangevano sulla pelle delicata, facendolo rabbrividire.
"Saiche non voglio farlo, n-non più" la voce del moro era bassa e menosicura di quanto avrebbe voluto.
"Neho bisogno, Lars. Ho passato tutta l'estate in giro a pedinare queglistronzetti perché era quello che mi hai chiesto e io l'ho fatto.Adesso merito un premio e sono venuto qui a reclamarlo."
Riverlo afferrò per la vita, adorava quel corpo caldo e reattivo, la suabocca si chiuse ancora in corrispondenza alla mandibola di Lars, lostrinse contro di sé e percepire il sedere sodo del boss contro lasua erezione gonfia lo fece gemere di puro piacere.
"Andiamo,so che lo vuoi anche tu, lasciati andare."
Larssi morse la lingua pur di trattenersi dal reagire. Il suo corpoparlava da solo, si era risvegliato e River ne era del tuttoconsapevole. Era quello su cui puntava ogni volta, il fatto che fossedebole esattamente come qualsiasi altro essere umano in astinenza, maLars aveva sempre voluto essere superiore a qualsiasi bisogno dasoddisfare. Quella volta avrebbe dovuto impegnarsi davvero.
"Tiavevo detto che quest'anno sarebbe stato diverso" il tono eratornato freddo e sicuro, con una mano spinse via River dal suo corpo,soltanto in quel preciso momento tornò a respirare normalmente"vattene dalla mia stanza e smettila di provocarmi."
"Èquello che dici sempre. River,quest'anno sarà diverso!"aveva parlato cercando di simulare lo stesso tono affilato del boss.Era stanco di quella lotta continua e non riuscì a nasconderel'oscurità divorante e rabbiosa nel suo sguardo.
"Saicosa penso, Lars? Che a te piace tirartela. Che ti piace giocareall'uomo distante e incorruttibile, ma in realtà sappiamo entrambiche non puoi fare a meno di me"
L'altrosi lasciò sfuggire una risatina, che suonò spietata alle orecchiedi River "sai cosa piace a te, invece? Ti piace farti umiliare dame ogni volta che puoi." Ribatté il boss, a denti stretti, poicontinuò "e ora vattene, questo è un ordine da boss a vice." Unsibilo acuto, lo sguardo di Lars ribolliva di ira, mentre si posavasul viso affilato dell'altro.
Riverportò le mani in alto in segno di resa, ancora una volta eracostretto a ingoiare l'ennesimo rifiuto e quella sensazione dicocente amarezza era qualcosa a cui non si sarebbe mai abituato.
"Bene,fammi sapere quando ti passa" disse con un tono sarcastico cheirritò l'altro.
"Mai.Togliti dalle palle e chiudi la porta."
Riverscosse la testa, ma si costrinse a tornare in stanza esattamente comegli era stato ordinato.
Primaperò lanciò un'ultima occhiata a Lars, a quel corpo perfetto, epensò a tutte le cose che avrebbe voluto fargli e, allo stessotempo, farsi fare. Era ovvio che per quella sera avrebbe dovuto direaddio ai suoi sogni di gloria.
Negansembrò divertito nel vederlo riapparire così presto, era chiaro chele cose non erano andate come River aveva sperato.
"Miè andata bene stavolta, tu e Lars che scopate è una nottata inbianco assicurata per me. Non inizierò il nuovo anno scolastico colmal di testa!"
"Vaia fare in culo, non sono dell'umore!" sbraitò River prima disbattere con rabbia la porta del bagno e sparire all'interno.
Ilnome di Negan Reid veniva pronunciato con timore reverenziale per icorridoi dell'istituto ed era così che doveva essere, convenne ilragazzo, mentre camminava a grandi passi verso la sala da pranzo perla colazione.
Ipochi ragazzi con cui incrociava lo sguardo lungo il tragitto sipremuravano di evitare di guardarlo direttamente per paura diattirare la sua ira.
Eramolto bello e ogni brandello della sua persona trasudava sicurezza eautorità: il viso dai tratti appena femminili era incorniciato dalunghi capelli neri e lisci, gli occhi feroci erano di un coloredifficile da definire, un miscuglio di verde e grigio che rendeva ilsuo sguardo intenso e penetrante.
Ilragazzo era vagamente soddisfatto nel notare che la metà deglistudenti non avevano ancora la divisa, di certo stavano impazzendo aipiani alti per capire cosa stesse succedendo e che fine avesserofatto le uniformi.
"Ancoraun abbigliamento non regolamentare" esordì una voce alle spalledel moro.
Negansi voltò, sapendo già di chi si trattasse. Roger era in piedidavanti a lui e lo osservava con aria di sfida, il ragazzo sorrise.
"Buongiornoanche a te, vedo che sei mattiniero con il tuo bel blocchetto inmano, dimmi un po', non hai altro da fare che venirmi dietro?"
Quellorise, "non mi annoio mai con te, sei sempre degnodi nota."
Neganrise, sistemando un ciuffo di capelli dietro l'orecchio, "secontinui così comincerò a sentirmi lusingato" poi strizzòl'occhio al suo interlocutore, "se permetti vado a farecolazione, ci si vede, bellezza."
Ormaiil ragazzo ci aveva fatto l'abitudine, non si stupiva di essere unodei sorvegliati speciali dell'istituto, anche se non esistevano provefondate, il sospetto della sua presenza in un certo gruppetto segretoera data per certa. Sicuramente non era dei tipi come Roger chedoveva preoccuparsi, i sorveglianti della sicurezza erano solo lapunta dell'iceberg, dei poveri idioti a cui lo stesso College dava unminimo di autorità per impedire le scaramucce tra studenti.
Iveri nemici, la nera mano che nell'ombra tramava per afferrarli allagola, non aveva volti o nomi, era una società segreta quanto quelladi cui lui era membro. Da gente come loro doveva guardarsi le spalle,vivevano una continua lotta contro il tempo per portare a segno uncolpo senza essere scoperti e questo metteva lui in una posizionescomoda. A differenza di altri membri del club che riuscivano acelare meglio la propria indole aggressiva e priva di scrupoli, Neganera esattamente come appariva, lo stesso valeva per il suo amicoRiver, ormai compagno di stanza e di avventure da quattro lunghianni.
Ilmoro si meravigliava di come il tempo fosse trascorso, si trovavanogià all'ultimo anno. Adesso avevano solo una possibilità perlasciare il segno, per brillare di una luce di cui i loropredecessori non avevano mai brillato.
Nessuno,prima di loro, era mai stato così vicino a realizzare qualcosa digrande. Negan sapeva bene che questo era motivo di sprone epreoccupazione per il loro capo, era anche a conoscenza del fatto chequalsiasi sentimento provasse Lars era sicuramente percepito anche daRiver.
Fuproprio verso di lui che Negan si diresse una volta ordinata lacolazione. Il ragazzo era seduto al solito tavolo, intento aconsumare il pasto. Aveva in viso ancora la stessa espressione trucedella sera prima, segno che la ferita del rifiuto bruciava ancora.Negan si accomodò in silenzio e ad accompagnare quel gesto ci fu unsospiro profondo da parte di River.
"Negan..."
"River..."
Altrosilenzio che si protrasse finché il cameriere non portò al tavolola colazione che il ragazzo aveva richiesto: la sua doppia porzionedi pudding con more fresche e tè aromatizzato al cioccolato.
Negannon attese che River dicesse altro, si gettò immediatamente sulpiatto, mentre l'amico continuava a fissarlo con uno sguardo affrantoche sembrava implorarlo di chiedergli cosa lo affliggesse tanto.
"Chec'è che non va?" mormorò Negan, conoscendo già la risposta.
"Indovinachi ho provato a contattare senza ricevere alcuna risposta?" chieseRiver concitato, "la domenica la passa con noi! La passa sempreconnoi, è una tradizione!"
Lars.Sempre Lars. Lars a colazione. Lars a cena. Lars di pomeriggio. Larsha fatto, non ha fatto, ha pensato di fare. Negan mangiò un altrocucchiaio di budino senza neanche ascoltare l'infinito delirio delbiondo.
Riverera una delle persone a cui lui si era più affezionato da quando eraarrivato in quel posto, ma la sua ossessione per il loro boss mettevaa dura prova la sua pazienza. Era cominciata letteralmente da unsecondo all'altro e, ormai da quattro anni, si perpetrava in unostillicidio senza fine.
"Capisci,Negan?" disse River, concludendo il discorso con voce accorata.
"Ah-ah"annuì il ragazzo, "ma devi lasciargli spazio, sai com'è fatto"continuò con quella frase che sicuramente sarebbe andata bene pertranquillizzarlo per qualche minuto.
"Spazio?È da quando lo conosco che gli lascio spazio, è tutto quello chevuole, ma che cosa ne ho ricavato? Te lo dico io: umiliazioni, altreumiliazioni e indovina? Ancora umiliazioni."
Qualcheistante dopo, in sala fecero il loro ingresso proprio le uniche duepersone che avrebbero potuto peggiorare la mattinata di Negan equello biasimò sé stesso per la sua condizione misera.
Larse Blaise erano insieme e, a quanto sembrava, avrebbero consumato ilpasto giusto a qualche tavolo da loro. Lo sguardo di River era giàfisso e glaciale sui due.
"Perstasera è tutto pronto, vero? Isaac e Aiko arriveranno in tempo perla seconda prova?" chiese il moro, nel tentativo di distoglierel'amico, ma fallendo miseramente.
"Quindivoleva fare colazione con lui ..." il tono di River era basso edisperato, "ma certo. Io gli sto dietro ventiquattro ore suventiquattro, ma a quanto pare non sono abbastanza. Non sarò mai ailoro livelli."
"Nonè vero River, tu vai bene così ..." si precipitò a ricordargliil ragazzo.
"Èuna condizione di tale miseria la nostra, Negan. Siamo destinati anutrire un desiderio che non verrà mai consumato, prigionieri di unsogno lucido, di questi dannati sentimenti di merda di cui nonriusciamo a liberarci."
Negansospirò, River era ormai partito per la tangente, nulla di quelloche avrebbe potuto dirgli lo avrebbe dissuaso dai suoi tormenti, e ilmoro non aveva ancora mangiato abbastanza pudding per poteraffrontare quel genere di conversazione.
"Reid..." la voce timida di un ragazzo attirò l'attenzione di entrambi.C'era un tipo bassino accanto a Negan.
"Sonoqui, sai per quella cosa ..."
"Chicazzo ti ha detto che potevi disturbarmi mentre faccio colazione,Karson? Perché devo vedere la tua faccia da idiota prima di essereabbastanza sveglio da potermi preparare mentalmente?" ringhiòNegan, sprezzante.
"I-io,ma tu avevi detto che d-dovevo venire con i soldi" balbettòquello.
"Sparisci"lo interruppe, "mi faccio vivo io quando avrò voglia di starti asentire."
Ilragazzino schizzò via, mentre River si costringeva a tornare in sé"era l'ordine di alcolici?"
"Già,dei coglioncelli del secondo anno che vogliono fare baldoria, me neoccupo nel pomeriggio" riferì, "vado a fare un giro, potreianche beccarlo. So che arriva oggi"adesso il tono del moro era cambiato leggermente.
Riverscosse la testa, anche lui stava pensando che, ancora una volta,erano alle solite.
"Bene,ma stasera sii puntuale. Abbiamo un lavoro parecchio importante conle matricole, siamo i vice dopotutto, non facciamolo incazzare primadell'inizio delle lezioni."
Neganscosse la testa, ovviamente si riferiva al boss, "non vedi l'ora difarti fare i complimenti da Lars. Sembri uno di quei cagnetti cheaspetta la crocchetta come premio per non aver pisciato sul tappeto."
Ilbiondo gli dedicò il dito medio, "senti chi parla. Smamma, dai."
Ilmoro lasciò la mensa e cominciò il suo giro percorrendo la scuolacon il solito passo cadenzato e calmo, l'aria predatoria negli occhie un grosso peso sulla bocca dello stomaco.
Sembravache non condividesse solo il rango nel club con River, ma anche lastessa sfortuna nelle relazioni sentimentali. Certi giorni riuscivaquasi a percepire la sua pateticità, ma poi quei pensieri lucidisoccombevano in fretta alla vista della sua ossessione. Non vedevaesattamente da due settimane, in quanto il ragazzo era partito perfare una vacanza insieme alla sua bellissima e stupidissimafidanzata. Ma questo non era importante, si disse, perché adesso eranuovamente alla sua portata.
Neganarrestò il passo poco lontano dall'ingresso, roprio dove rimaseabbagliato dalla meravigliosa vista della sua ossessione. Eccoli lì,il ragazzo di cui era innamorato da quando aveva otto anni, il suoadorabile amico d'infanzia. Il vice perse un attimo di tempo nellacontemplazione di quel viso delicato, i capelli biondo miele,l'orecchino sottile che brillava nel lobo destro e quel sorrisobrillante adesso rivolto verso un compagno con cui stava scambiandoun saluto. Alister Graham era l'incarnazione della bellezza e delfascino, Negan non faceva che fantasticare su quando finalmenteavrebbe coronato il suo sogno. Non aveva dubbi sul fatto che sarebbeaccaduto prima o poi, Alister si sarebbe svegliato, avrebbe capitoche Negan era la persona che stava cercando e lo avrebbe scelto. Perquanto ai più potesse sembrare una fantasia, un pensieroassolutamente delirante, per il moro era una certezza assoluta.
Aun tratto Alister si voltò e intercettò con lo sguardo Negan. Luise ne stava ancora fermo sulla soglia della scuola e rimaseimpietrito quando vide il biondo avvicinarsi con quel sorrisoluminoso sul volto. Cercò di calmare il respiro che adesso si erafatto più rapido, come i battiti del suo cuore. Si sistemò unciuffo di capelli dietro l'orecchio e inspirò, invitando sé stessoalla calma, mentre gli appariva un sorriso dolce e sciocco chesembrava del tutto fuori luogo rispetto al suo solito atteggiamento.Del ragazzo duro e aggressivo non era rimasto nulla, Negan si sentivaimprovvisamente un ragazzino di tredici anni, con le mani sudate ealla ricerca della forza di non balbettare.
"EhiNegan!" esclamò il ragazzo, sorridendo, "come va?"
"Ali!"rispose quello pimpante e si gettò subito ad abbracciarlo, "mi seimancato un sacco!"
"Anchetu, amico. L'Arizona è fantastica, ci siamo divertiti da morire!Saresti potuto venire anche tu, per Gwen non c'era alcun problema. Ilprossimo viaggio lo faremo insieme!"
Ilmoro dovete trattenere un conato di vomito a quel pensiero, luibloccato in un viaggio con Alister e la sua fin troppo sdolcinataragazza, un incubo senza fine. Cacciò rapidamente quel pensierodalla testa e mantenne quell'espressione di assoluta adorazione.
Alisterera così perfetto in ogni piccolo dettaglio. Il suo fisico asciuttoe imponente, la carnagione chiara, quegli occhi nocciola e caldi ...un brivido si arrampicò lungo la schiena di Negan.
Dovettescostarsi appena dal corpo dell'altro prima che lui potesse notaredove quella sensazione si era depositata, esattamente fra le sue legambe.
"Hairinnovato la tua iscrizione al club di nuoto?" chiese qualcheattimo dopo Alister, "facciamo coppia alla staffetta anchequest'anno?"
Coppia.Per un attimo la mente di Negan si cristallizzò su quella parola,prima che il ragazzo si destasse dalle sue fantasie e mettesse unfreno a quanto patetico potesse diventare.
"Certo,deposito il modulo oggi! Adoro nuotare con te, lo sai. Hai progettiparticolari per quest'anno?"
"Beh,vorrei qualificarmi alle nazionali, l'anno precedente sono arrivatoalle regionali, quindi questo è l'ultimo anno in cui posso mettermiin mostra e vincere una medaglia importante." Disse condeterminazione, "se voglio diventare un professionista devo avereuna carriera brillante alle spalle. Il prossimo anno il coach mipermetterà di accedere alla preparazione olimpica."
"Wow,sei proprio determinato" replicò il ragazzo, con un leggerosospiro.
"Tuhai chiarito le idee?" domandò Alister.
"Sonoancora in cerca di ispirazione per il mio futuro."
"Seiin gamba Negan, sono certo che troverai la tua strada" commentòl'amico, "ora vado, ci becchiamo dopo, eh?"
"Certo!"
Ilmoro si appoggiò al muro, beandosi della visione di Alister chesfilava lungo la sala d'ingresso davanti a lui, indugiò con losguardo sul sedere del biondo e commentò tra sé quanto fossedannatamente attraente. Solo questione di tempo, tornò a pensare,soloil tempo che si accorga di me.
Svariateore più tardi, Negan si ritrovò a sgattaiolare fuori per fumare. Isuoi piedi lo portarono in automatico tra la via alberata checircondava il parco sconfinato intorno alla scuola. Quello era il suoposto preferito e sapeva che nessuno avrebbe avuto l'ardire didisturbarlo. In realtà, in pochi si spingevano tanto lontano, traquelli vi era River e fu proprio lui che apparì qualche minuto dopo.
Ammiccòverso l'amico e subito tirò fuori una sigaretta dal taschino,posizionandosi accanto a Negan.
"Seiin pausa anche tu? Ho visto che hai scelto nuoto anche quest'anno! Tisenti particolarmente sportivo?" c'era dell'umorismo in quelladomanda: Negan era noto per la sua immensa pigrizia.
Quellosollevò un sopracciglio infastidito, "come se tu amassi la fisicaquantistica diciamo", borbottò, sbuffando il fumo sul volto delbiondo, "almeno così vedo Alister nudo sotto la doccia."
"Tiricordi quando l'anno scorso ti dissi che eravamo caduti troppo inbasso? Penso che stiamo decisamente iniziando a scavare il fondo"
Ilmoro si ritrovò a essere d'accordo ma non lo disse apertamente,doveva solo credere e prima o poi i suoi desideri sarebbero diventatirealtà, se solo non avesse mollato.
"Fammiaccendere, dai" disse River e Negan allungò il suo zippoargentato.
Quandol'amico glielo restituì, se lo rigirò per un attimo nelle mani.Alla base c'era inciso il suo nome con dei caratteri molto eleganti,sorrise appena e poi lo ripose in tasca.
"Luiquandotorna?" chiese River, aspirando dal filtro.
"Nonlo so, non si fa sentire da un po'" rispose Negan, "avrà qualcheaffare per le mani"
"Magarisi fa vivo adesso che è ricominciato l'anno" buttò lì il biondo.
"Puòfare quello che gli pare, ho problemi più grossi" sospiròl'altro, "come Alister che mi invita a passare le vacanze con luie la sua fidanzatina del cazzo"
Riverscosse la testa e gettò il mozzicone a terra, pestandolo conconvinzione, "che vita ingrata, coraggio andiamo a prendere queipezzi di merda, farli cagare addosso ci risolleverà il morale."
"Glifarò vedere l'inferno"
Idue si allontanarono dal parco, con un piano ben delineato nellamente. Avrebbero dato la caccia alle nuove leve.
Dellevite stavano per essere stravolte per sempre.
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