Medness
Lei aprì i suoi occhi,era bendata ma non le importava, non tentò neppure di togliersela la benda.
Andò a tastoni trovando la striscia di tessuto e vi ci si arrampicò senza esitazione.
Se la avvolse attorno al collo e si lasciò penzolare con la bocca semi aperta e rimase immobile mentre rideva interiormente.
Erwin andò a controllare la figlia nella sala dove c'erano tutte le telecamere e notò la figlia in quelle condizioni e preso da una grande rabbia uccise i due uomini che non se n'erano neppure accorti e assieme al suo sottoposto più fidato entrò nella stanza facendo aprire la gabbia
-Non dovreste,potrebbe essere tutto un trucco- -E se non lo fosse, uh?- chiese arrabbiato, cosa diavolo aveva in mente, si chiese irritato
-È pur sempre mia figlia!- disse in fine con un tono duro,egli aprì la porta e la ragazza balzò giù con un sorriso malsano ridendo con quella sua voce distorta.
-Ehehe,ma guarda mi hanno riportato in gabbia- disse lei con una voce che stupì il biondo,non aveva mai visto la figlia in quelle condizioni -Cosa ti ha fatto Jeager?- -Eren,nulla,non lui,sono stati quegli uomini che sapevano e sai come lo sapevano perché quel bastardo di Kyle mi ha venduta,lo stesso bastardo che ha ucciso mia madre,ma tu non mi credi,oh no- disse lei picchiettando irritata il piede a terra crepando il cemento.
Ella si avvicinò lenta verso il padre e si slegò la benda lasciandogli notare il suo sguardo allucinato e assassino,lo guardava con odio mentre ondeggiava come un predatore che spaventa il suo rivale,li dentro era lei quel qualcuno che non puoi fare a meno di temere,senza dubbio alcuno.
-Non gli crederai vero,sta solo delirando- -Io non ho le visoni,so controllare la mia pazzia- disse lei sibilando riducendo i suoi occhi a delle minacciose fessure mentre si preparava per ucciderlo,lo voleva morto eccome se lo voleva morto.
-Ehy...- disse spaventato l'uomo dai capelli grigiastri mentre lei si avvicinava sempre più lentamente per godersi la paura nei suoi occhi e che suo padre sapeva cosa lei voleva fare , non aveva nulla in contrario,sapeva che lei non mentiva,mai.
-Se vuoi farlo,fallo- disse l'uomo allontanadosi di qualche passo -Lo sapevo,dovevo ammazzare anche te lurida stronza- -Oh,no,sono stata già uccisa,dovresti saperlo- disse lei ridendo come se quella situazione fosse la più divertente di tutta la sua vita mentre strangolava lentamente l'uomo che si dimenava illudendosi di poter sopravvivente.
Ella si voltò vero suo padre e poi gli corse in contro rabbiosa,lo evitò e si appese di nuovo al tessuto che la sosteneva.
-Bimba mia,perché non sei tornata indietro?- chiese lui preoccupato
-Perché?- rise ancora,questa volta in modo distorto e psicotico
-Perché ti odio e perché stavo giocando- disse lei mentre continuava nell'eseguire quelle strambe acrobazie -Tu mi odi?- chiese di punto in bianco mentre osservava gli occhi azzurri del biondo -No,sei la mia bambina e ti voglio bene- -No,non è vero,non mentire Smith,io ti servo,non è così?- disse lei sibilando con lo sguardo che si scuriva tornado a toccare terra.
Si allontanò dall'uomo ed iniziò a colpire violentemente la parete con pugni,calci e testate ferendosi.
-IO NON VOGLIO STARE QUI!- urlò improvvisamente quasi stesse avendo una crisi per poi prendere una notevole rincorsa e sfracellarsi contro la parete lasciandovi sopra delle macchie rosse, a terra osservò il suo avambraccio "My dolly E.J." e sorrise chiedendosi cos'era quella sensazione di calore che provava.
Non lo sapeva,non lo capiva,non poteva farlo qualcuno che aveva dimenticato tutto ciò che c'è di bello nella vita e che aveva iniziato a provare solo repulsione verso questa.
Svenne poco dopo ed Erwin uscì per dirigersi nel suo ufficio,si chiuse la porta alle spalle e si lasciò scivolare lungo la superficie in legno.
Respirando faticosamente si sedette a terra tenendosi la testa con le mani chiedendosi cos'era successo alla sua bambina e cosa le aveva fatto quello schifoso criminale.
Aveva deciso,Jeager sarebbe andato in prigione,lo voleva lontano dalla sua bambina ma di ucciderlo non se ne parlava perché se lo avesse fatto Selene non lo avrebbe perdonato per averle strappato via la sua marionetta.
Fece posizionare delle guardie della polizia spiegandogli che la figlia era stata rapita dalla banda Titan Boy's guy,così si chiamavano. (I ragazzi del ragazzo titano).
Poi si accese una sigaretta nervoso.
Se fosse riuscito a portargliela via di nuovo,non gliel'avrebbe fatta passare liscia,lei era tutto ciò che gli rimaneva della sua amata.
Eren era fermo ,poco distante dalla villa dell'uomo,i suoi occhi erano divenuti da smeraldo a melma e osservava ogni singolo movimento,la caduta di una foglia,di un granello di polvere,il suo stesso respiro,ogni dettagli mentre contava ogni singolo secondo.
Avevano visto le guardie della polizia camuffate all'esterno,così aveva già ideato un modo per entrare.
Avevano steso un gran numero di guardie di soppiatto e si erano travestiti con le loro uniformi e distintivi e poi erano entrati indisturbati nella stanza dove la ragazza era tenuta,quella dove la concentrazione di persone armate era maggiore e la vide.
Lei era lì, che penzolava,com'era solita fare,i suoi occhi erano diversi,neri e persi,non cera espressione sul suo volto e se ne stava lì, immobile a fissare forse il suo avambraccio o forse un punto dove c'erano cose che solo lei poteva vedere.
-Dolly che fai non saluti?- disse lui con la sua voce rauca cercando di nascondere la sua insensata felicità con il sorriso più sincero che aveva mai fatto.
Sentendo quella voce conosciuta lei si voltò appena a guardarlo,la sua faccia era piena di lividi e le sue nocche incrostate di sangue a quella vista il sorriso di Eren si spense.
Lui osservò le mura devastate e capì che ella,probabilmente, aveva avuto un scatto di rabbia.
-Eren?- chiese lei con evidente disappunto -Ti facevo più intelligente,sorpresa,quello stronzo ti ha teso una trappola- disse lei leggermente arrabbiata incrociando le braccia -Fortuna che volevi conquistare ogni cosa di me,male- disse mentre lasciava notare al ragazzo dei bracciali che aveva sul polso,sapeva di cosa si trattava,davano una forte scarica elettrica a comando.
Eren capì,non aveva pensato ad un imboscata all'interno,si maledì mentalmente,era stato sciocco come un novellino e se ne vergognava -Fingete di essere stati obbligati a seguire i miei ordini- loro annuirono e appena le guardie entrarono finsero di essere spaventati e riluttanti mentre sul volto del criminale si stampò una faccia indignata e disguastata che rimase impressa a Selene,una faccia di chi è disgustato da se stesso.
-Eren Jeager verrai scortato al Judge Good's Angel Asylum,non opporre resistenza o le pene saranno peggiori anche per i tuoi scagnozzi- -Arrestateci,ma vi prego non costringeteci a seguire i suoi ordini di nuovo,a fare quelle cose- dissero tutti in lacrime,erano ottimi attori,questo Selene non poteva notarlo.
Gli agenti scortarono Eren al manicomio e i ragazzi vennero visitati e fatti parlare con due psicologi che affermarono che erano stati costretti fare quello che avevano fatto e che si erano mostrati spaventati,molto oltre che pentiti.
Gli agenti sedarono il criminale e gli misero una camicia di forza talmente stretta da non fargli passare quasi il sangue,sbuffò,potevano essere anche un pò più delicati secondo lui.
Vene praticamente lanciato nella sua cella e chiuso a chiave in quella stanza buia -Fine dei giochi dolly- sussurrò nel silenzio che lo circondava mente si lasciava cadere sul letto,gli mancava,quello sguardo che tanto aveva odiato,in quel momento gli mancava.
Si morse il labbro pensando a quel bacio che avevano scambiato e ricordò che in quel momento fu come se ci fossero stati solo e soltanto loro ed era stato fantastico,anzi dire che era stato fantastico era un eufemismo.
Voleva vederla,voleva toccarla ma era troppo tardi per lui,lo aveva capito,era stata lei a vincere.
Eren la bramava come mai aveva fatto con nessun altro e ne era divenuto dipendente,la voleva in ogni senso.
-Cosa mi hai fatto baby...- sussurrò come se lei fosse stata effettivamente lì, come se avesse potuto sentirlo e rispondergli.
Il criminale rise in modo tetro sentendo che stava impazzendo ancora di più e tutto solo perché lei non era lì e lui avrebbe voluto farla diventare la sua bambolina ma era finito con il diventare il manichino della ragazza e non gli dispiaceva.
Era strano e neppure lui trovava un senso a quei pensieri che la sua mente distorta urlava in contemporanea con il suo cuore.
Chiuse gli occhi e dormì e per la prima volta sognò, sogno lei in tutta la sua bellezza e sognò quel bacio.
Era stato in quel momento preciso che aveva perso contro di lei ed era pronto ad ammetterlo ma aveva bisogno di lei,non era debolezza,no, era qualcosa di peggio,qualcosa che avrebbe potuto distruggerlo.
Se ne accorse in quel luogo,in quel buio e in quella solitudine aveva capito che,anche lui,alla fine,si era innamorato.
Iniziò a ridere trovando assurdo essersi accorto in quel modo e in quel posto dei suoi sentimenti dandosi dello stupido per essersi lasciato catturare così, probabilmente lei lo trovava ridicolo e patetico.
Tirò un testa contro il muro "che ti succede Jeager,torna in te bello,torna in te e smettila di lagnarti e trova un modo per uscire" disse a se stesso cercando una calma che in quel momento non aveva,ma della quale aveva decisamente bisogno.
Il giorno dopo una guardia si avvicinò alla porta con sguardo pieno d'odio e ciò fece ridere Eren ma tentò comunale di trattenersi e osservò l'uomo.
-Dovrai aspettare per il tuo psicologo te ne stanno trovando uno tosto sembra- disse la guardia mentre gli faceva una flebo -Non mi lasciate neppure mangiare, questa è cattiveria- disse al criminale ridendo insanamente.
L'uomo se ne andò velocemente per poi tornare al suo lavoro e dopo quello nessuno si era avvicinato alla sua cella più del necessario e quando lo facevano si poteva chiaramente leggere la pura,si,avevano paura e quello faceva piacere al ragazzo e ciò gli ridiede quella sua sicurezza che era improvvisamente svanita nel mare di pensieri che lo faceva annegare.
Si chiedeva quanto tempo sarebbe passato ancora,quanto quella tortura sarebbe andata avanti e ogni istante sembrava essere un'eternità,una dolorosa eternità che lo aspettava a braccia aperte.
Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva quella ragazza che era diventata con forse troppa velocità il suo pensiero fisso,la sua condanna era la sua pena da scontare in vita e gli piaceva.
Eccome se gli piaceva,essere dannato a quel modo sembrava essere per lui qualcosa di davvero elettrizzante nonostante non fosse mai stato un masochista.
La voleva,la desiderava più di quanto desiderasse potersi muovere ancora con libertà, più di quanto desiderasse uscire fuori,la bramava con ogni singola cellula e fibra del suo tonico,muscoloso e possente corpo -Cosa mi hai fatto dolly- sussurrò al silenzio divenuto suo compagno di cella come ormai era solito fare.
Sentiva che se fosse passato ancora del tempo sarebbe impazzito di più,perché era come un drogato che ha bisogno della sua dose.
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