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🤍CAPITOLO VENTUNO

E niente.

Un'altra questione da risolvere che si aggiunge a tutta questa faccenda del cazzo.

Mio padre non risponde, mia mamma è in preda ad un attacco isterico e io sono nel mezzo tra voler sparire e voler combinare un guaio.

L'hotel nel quale alloggiava mio padre, ha dichiarato che non è rientrato in camera da tre giorni e anche il suo capo non sa dove sia.

La Polizia dice di aspettare altre ventiquattro ore prima di sporgere denuncia.

In più devo anche seguire la lezione di chimica online come promesso.

Lascio mia mamma addormentata sul divano ed esco in direzione del mio posto del cuore sul fiume. Appena trovo il familiare albero mi siedo e inizio a seguire la lezione.

Farlo dal cellulare è molto faticoso perchè devo stare molto attenta a quello che dice per poter capire il labiale; potrei anche mettere i sottotitoli, certo, ma semplicemente non voglio.
La lezione di oggi è più noiosa del solito perchè è un argomento che avevo già studiato questa estate per potermi mettere avanti.
Forse è un bene che sia proprio oggi, così magari posso concentrarmi di più sulle sensazioni che questo posto riesce a darmi.

Questo è il luogo dove la mia nuova vita è iniziata e solo adesso lo vedo con occhi diversi.

Posso riuscire a immaginare la "me bambina" che osserva questi alberi giganteschi e cerca il cielo in alto dopo essere stata trasmutata da Eoxid.

Mi ritrovo anche a immaginare la Ellie di quasi due anni che viene presa in braccio da persone sconosciute, chiedendosi dove siano la sua mamma e il suo papà.

Una lacrima solitaria mi scende sulla guancia, come a voler dare solidarietà alla bambina che è stata.

«Non piangere, piccola Ellie.»

La sua voce è un'ancora nella tempesta che mi permette di uscire dallo sconforto. Erano anni che non mi lasciavo sopraffare così dalle emozioni.

Sapevo che sarebbe riuscito a capire dove fossi.

Quello che non so invece è perché lui sia proprio qui.

Non so perché le mie gambe si muovano da sole, alzandosi.

Non so perché sto per fare la più grossa stronzata della mia vita.

Non so perchè sento il bisogno di farlo.

Non so come reagirà.

So però che quando ci ripenserò mi darò della debole.

So che mi arrabbierò con me stessa.

So che non è il momento adatto.

Ma.

Ma lo faccio ugualmente.

Abbraccio Nate con un impeto improvviso nascondendo la mia faccia all'altezza del suo petto. Vorrei essere arrivata al collo ma la differenza di altezza è notevole.

Non se lo aspettava e so di averlo preso alla sprovvista.
Rimane rigido per una frazione di secondo, dopodiché le sue braccia mi avvolgono in una morsa calda e confortante.

Non dice niente, si limita a stringermi e a nascondere il volto tra i miei capelli inspirandone il profumo.

L'energia che scorre tra di noi ha un guizzo improvviso, ci coccola e ci unisce facendoci trasmutare come la prima volta.
Questa volta, però, ne siamo consapevoli e ci va bene così.

«Stai bene?» sussurra Nate allentando l'abbraccio per guardarmi negli occhi.

«Scusa per tutto questo», indico il luogo intorno a noi, «non so cosa mi sia preso. Sta andando tutto male e mi sei sembrato l'unico punto fermo in questo casino. Anzi io devo tornare a casa, mia mamma, mio papà...»

Mi allontano da lui voltandomi perché sono veramente in imbarazzo e sta arrivando già la fase del pentimento.

«Non ti sentire mai e poi mai in colpa per le azioni dettate dal cuore, Ellie, anzi Eylin.» Nate si avvicina prendendomi per le spalle.

«Mi ricordo di quello che ho visto» dico con voce tremante, «e ti rispondo alla domanda che mi hai fatto: no.»

Nate toglie le mani e sento il calore disperdersi.

«Dillo. No, cosa? Voglio essere sicuro di quello che stai dicendo. Dillo Eylin.»

Mi volto decisa guardando dritta nelle sue pozze nere.

«No. Non mi fai paura», ammetto finalmente ad alta voce, riferendomi al suo vero aspetto.

Lui indietreggia e sorride sollevato.

«Ancora meglio del previsto. Nessun addestramento mi poteva preparare a questo» sussurra tra sé e sé.

Ormai senza ritegno la mia voce esce da sola. «Non so se per te è faticoso mantenere questo aspetto, ma puoi essere Narym quando siamo qui.»

«Ti ricordi il mio vero nome? L'ho detto solo una volta e non credevo stessi ascoltando» risponde ancora più stupito.

«Ascolto ogni singola parola.» Sorrido di rimando.

Il suo umore cambia tutto d'un colpo e si avvicina a me.

«Dimmi perché sei tornata a casa, dimmi perchè piangevi e perchè hai detto che è tutto un casino.»

La sua affermazione mi riporta alla realtà e essere qui che sorrido come un'adolescente alla prima cotta mi fa sentire decisamente troppo in colpa.

«Mio padre è scomparso, non lo sentiamo da tre giorni. La polizia ha detto di aspettare a sporgere denuncia ma siamo preoccupate. Non è mai stato un singolo giorno senza telefonare quando è fuori per lavoro» dico tutto d'un fiato.

«Che lavoro fa tuo padre per essere fuori casa?» chiede Nate.

«Fa il fotografo. Lavora per un'azienda sempre alla ricerca di posti nuovi da fotografare per usare come pubblicità, sponsor, mostre, eccetera. L'ultima volta che lo abbiamo sentito era a Londra e da quello che ha detto mia mamma sarebbe dovuto andare alla riserva naturale di Scadbury Park. Ma poi è sparito nel nulla e...»

«Hai detto Scadbury Park? Non so come ma forse posso aiutarti. Vieni con me, torniamo dove eravamo prima.»
Mi allunga una mano che subito intreccia alla mia e in una frazione di secondo siamo nuovamente sul fiume vicino a casa mia.

Raccolgo il cellulare che era rimasto in terra vicino al tronco notando che la lezione e' terminata da un bel po' ormai.

Nate si guarda intorno. «Non avevi un posto più comodo di questo per seguire la lezione?»

«Questo è uno dei miei posti speciali» segno e indico intorno a me, «qui è dove sono stata trovata da mia mamma dopo che è successo quella cosa della Rottura...»

Lui si guarda intorno incuriosito giocando con le sue collane. Guarda in alto alla ricerca del cielo e per un attimo mi chiedo cosa stia pensando.

Lo interrompo sfiorandogli un braccio riportandolo a concentrarsi sul fatto che forse può aiutarmi a trovare mio papà.

«Facciamo così. Tu torni a casa, tranquillizza tua mamma per quel che puoi. Io vado alla Riserva e dò un'occhiata in giro. Ah, dimenticavo, questa è tua ma usala con cautela o dovrò riprendermela. Ci vediamo dove sempre, piccola Ellie, ok?»

Mi mette al collo la sua collana e un pezzettino di un puzzle torna al suo posto. Si sofferma ai lati del mio viso e il contatto con i suoi anelli mi regala un brivido che arriva alla bocca dello stomaco.

Rimaniamo così. Occhi negli occhi. Respiro contro respiro.

«Non ero addestrato per questo» dice più a sé stesso che a me.

Veniamo interrotti da uno stormo di uccelli di fiume che hanno deciso proprio adesso di alzarsi in volo.

Nate si volta di scatto e se ne va, lasciandomi per la prima volta con il desiderio che non se ne sia andato.

જ⁀➴spazio autrice

Ellie sembra si sia "ammorbidita" nei confronti di Nate...anzi Narym.
Quanto durerà secondo voi?

Lasciate una stellina se vi va e se la storia vi sta piacendo condividetela sia sulla Terra che su Eoxid🫵🏻

Alla prossima

જ⁀➴la vostra creatrice di lacrime

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