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🤍CAPITOLO TREDICI

Decisamente non sono più nel mio letto.

Tra le mani stringo ancora la collana e, con un gesto secco, la lascio penzolare dal mio collo buttando fuori tutta l'aria che i miei polmoni contengono.

Mi trovo esattamente nello stesso punto della prima volta che sono stata qui.

Riconosco gli alberi e il piccolo spiazzo nel quale ci eravamo seduti a parlare. Non è buio come l'altra volta, anzi, il cielo è senza dubbio diverso. Mi colpisce il suo colore perché non è quello al quale sono abituata a vedere sulla Terra ma è un viola scuro, con striature più chiare che tendono al blu e celeste, e striature più scure che lo fanno sembrare nero. I milioni di punti luminosi invece sono visibili anche adesso. Tra i piccoli cespugli, invece, non sbucano al momento nessuno degli esserini luminosi.

Chissà che ore sono qui.

I miei occhi cercano immediatamente Nate e come se mi leggesse nel pensiero lo sento avvicinarsi dietro di me.

«Come ti senti? Voglio dire, formicolio, mal di testa, nausea, dolori muscolari, qualsiasi cosa di strano?»

«Che sei un medico adesso?» gli rispondo stizzita.

«Forse ti preferisco quando puoi solo ascoltarmi senza poter rispondere» ribatte con una punta di divertimento.

«Adesso però tu dovrai seguirmi, ascoltare e soprattutto non, ripeto non, controbattere su niente» continua passandomi davanti, «ho molte cose da spiegarti e ho bisogno che presti la massima attenzione.»

«Mi sembra un pò esagerato tutta questa introduzione, comunque sei tu il capo.»

Gli faccio il gesto da saluto militare e Nate scuote la testa iniziando a camminare.

«Sarà più difficile del previsto» lo sento borbottare fra sé e sé.

Non è facile starlo a sentire per me. Non è abituato come me a vivere nel silenzio. Per me è tutto nuovo, sebbene lui stia ripetendo una delle poche cose che già mi aveva detto e cioè che sono nata qui.

Lo sto seguendo da diversi minuti e devo mantenere il passo veloce per non perdermi. Oltre al fatto che devo pure evitare di fissare la sua schiena.

Il mio udito però va oltre la sua voce facendomi estraniare; intorno a me ci sono così tanti suoni che mi è difficile concentrarmi. Mi riportano ai rumori dei miei sogni e un brivido di felicità mi percorre da capo a piedi.

Sento nitidamente versi che credo siano di animali, colgo rumori e fruscii, avverto melodie provenire da qualche parte vicino a me, ma soprattutto distinguo nitidamente il suono dell'acqua, facendo accelerare il battito del mio cuore, o almeno credo lo sia.
Per tutta la mia vita ho guardato il fiume di Inverness muoversi e scorrere verso il lago di Loch Ness chiedendomi continuamente che rumore facesse e adesso, anche se non ne ho la certezza, so che questo scrosciare che sento è probabilmente il rumore dell'acqua. Devo vederla con i miei occhi e così, senza rendermene conto, mi ritrovo a percorrere un sentiero diverso da quello di Nate.

Lui non se ne accorge perché sta continuando per la sua strada mentre la sua voce si affievolisce sempre di più.

Darò solo una sbirciatina e poi lo raggiungerò senza che lui se ne accorga.

Ogni passo che compio il rumore si fa sempre più forte, ma dopo diversi minuti di cammino mi ritrovo a chiedermi perché ancora non abbia visto un fiume o la fonte di questo scroscìo. Più vado avanti e più il rumore si fa forte ma al tempo stesso mi sembra di non raggiungerlo mai.

Anche il bosco intorno a me è cambiato. Ogni cosa è ricoperta di uno strato più o meno sottile di qualcosa simile a erba o muschio, anche il più minuscolo dei sassi.
Il sentiero sta salendo e camminare su questo tappeto verde diventa difficoltoso in quanto è piuttosto scivoloso. Mi fermo per riprendere fiato e mi accorgo che anche i tronchi degli alberi sono interamente ricoperti di questa sostanza. I miei occhi seguono i loro rami ma il cielo è diventato improvvisamente troppo scuro per notarlo e adesso che ci rifletto un attimo sopra, anche i suoni intorno a me sono cambiati. Non più melodie piacevoli e interessanti ma suoni cupi e profondi; il rumore dell'acqua invece è l'unica certezza che mi fa decidere di andare avanti.

Un altro paio di minuti e poi tornerò indietro a cercare Nate, promesso.

«Dove cazzo stai andando, scusa?» Eccolo. La sua voce è decisamente arrabbiata.

«Sto andando a vedere il fiume, problemi?», ribatto, «devo chiederti il permesso per ogni passo che faccio?»

Mi porto le mani sui fianchi e alzo il mento in segno di sfida guardandolo negli occhi.

Nate respira velocemente e i suoi occhi diventano uno scuro lago ghiacciato. Apre e chiude la bocca diverse volte, come se volesse dirmi le cose peggiori del mondo ma alla fine si trattiene.

Si volta verso il tronco più vicino e dà un pugno contro di esso.
Forte. Molto forte.
Improvvisamente da sotto quello strato verde compaiono due striature bianche e nere. Dalla mia distanza sembrano due minuscoli fiumi distinti, come se fossero lacrime continue.

«Vieni qui, Ellie, e guarda.» Nate è ancora arrabbiato. «Non te lo ripeterò. Vieni qui, cazzo.»

«Ok, calmati, mi sembra una reazione un tantino esagerata» sbuffo avvicinandomi a lui.

«Guarda. Cosa vedi?» mi chiede.

«Vedo due rivoli tipo acqua, uno bianco e uno nero.» E' la risposta giusta no?

«No.» Nate si volta finalmente verso di me e nei suoi occhi il lago ghiacciato ha lasciato il posto a due pozze calde e nere.

«Non sono semplici rivoli, come li hai chiamati tu. Guarda.»

Nate avvicina la mano per toccarli e ancora prima di riuscirci quelle due linee liquide si sporgono per afferrargli il polso. Lui lo allontana prima che possano afferrarlo e quelle striature rientrano dentro la coltre verde. I miei occhi si spostano tra quelle due cose e Nate per una ventina di volte prima di riuscire a pronunciare qualcosa di sensato.

«La risposta è sì. Devi chiedermi il permesso per ogni cazzo di passo diverso dal mio. Ci siamo capiti? Qui è tutto diverso. Quei due rivoli sono in realtà xiap e possono essere molto pericolosi. Sono esseri viventi, ti afferrano e ti studiano per pochi secondi: possono lasciarti andare oppure tenerti avvinghiato a loro finchè non verrai assorbita per sempre dalla coltre verde.
Se non lo hai ancora capito, te lo ridico per la quinta volta. Ogni. Fottuta. Cosa. Che. Vedi. E'. Diversa.»

Scandisce l'ultima frase con un tono agghiacciante.

Lo fisso negli occhi ancora per qualche secondo finchè piano piano lo vedo tornare in sé.

«Ho sentito per la prima volta in tutta la mia vita il rumore dell'acqua e volevo, anzi dovevo, vederla» butto fuori tutto d'un fiato, «pensavo fosse vicina e di tornare dietro a te prima che tu te ne accorgessi, ma mi sono allontanata troppo senza rendermene conto.»

La mia voce trema e anche se so che sono io quella che ha sbagliato, non ho intenzione di chiedergli scusa.

Lui sembra stupito e la sua espressione cambia. Socchiude gli occhi, come se stesse riflettendo sulla mia confessione e il mio sguardo, contro la mia volontà, cade sulla sua bocca.

Chissà se è morbida come sembra.

«Due cose, piccola Ellie, che devi tenere bene in mente. Primo: riesco a percepire la tua presenza e vicinanza. Un giorno ti spiegherò come, ma ti basta sapere che so esattamente a quanta distanza da me sei. Secondo: ti ho detto già troppe volte che non devi guardarmi così.»

Appena finisce l'ultima parola i miei occhi tornano nei suoi in tempo per vedere un lampo di divertimento seguito da un occhiolino.

Gli rispondo con un gesto molto maturo: gli do una bella pestata al piede sinistro.

«Primo: se sapevi che mi ero allontanata perchè non mi hai chiamato prima che arrivassi fin qui? Secondo: ti ho detto già che se mi rifai l'occhiolino ti faccio diventare come Polifemo.»

Ci guardiamo negli occhi per quello che sembra un tempo infinito finchè Nate non inizia a ridere, passandosi una mano sui capelli.

Quando ride sembra un'altra persona e Cristo Santo se è bello.

Con un gesto fulmineo mi prende per la mano trascinandomi con passo svelto dietro di sé.

«Andiamo. Ho appena capito che tutto il mio addestramento non vale un cazzo. Non posso seguire la scaletta prefissata per spiegarti tutto, quindi facciamo in un altro modo.» Non so se Nate stia parlando con me o con sè stesso, perchè mi sta letteralmente trascinando dietro di lui.

Stiamo salendo lungo un sentiero invisibile ai miei occhi, ma lui sembra sapere esattamente dove mettere i piedi. Intorno a noi è tutto completamente verde fatta eccezione di alcuni massi che sembrano piattaforme sospese.

Il cielo nel frattempo si è fatto più scuro, facendo risaltare i milioni di punti luminosi.

«Sono stelle quelle lassù?» chiedo a Nate senza pensarci.

«Sì e no. Ci sono stelle e ci sono pianeti. Non sforzarti troppo con la tua testolina, le stelle sono semplicemente stelle e i pianeti idem. Come sulla Terra, ma moltiplicate per almeno un milione di volte.» Lui risponde quasi divertito e io decido di approfittarne.

«Funziona così adesso? Io chiedo e tu rispondi?»

Nate si ferma e si volta verso di me con la mano ancora incastrata fra la mia.

«Dipende dalla domanda» sorride facendomi l'occhiolino.

Tolgo stizzita la mano dalla sua pronta a ribattere.

«Giuro che adesso ti cavo un occh...»

«Zitta. Ascolta e guarda.» Mi interrompe facendomi voltare a destra.

O. Mio. Dio.

Davanti a me c'è un piccolo laghetto nel quale si butta il fiume che scende da un letto ripido intervallato da sporgenze, creando così una serie di piacevoli cascate. La vegetazione è ancora tutta completamente verde ma di una tonalità diversa da quella precedente: è brillante, molto brillante.

I suoni e le melodie sono tornate, rendendo tutto il paesaggio confortante. E l'acqua... perché il fiume non scroscia?

«Quando ti dico che qui è tutto diverso, intendo davvero.» Nate indica l'acqua di fronte a noi.

«Il rumore che hai sentito prima non era il vero rumore dell'acqua che credi possa essere. Qui l'acqua non fa rumore, non scroscia, non gorgoglia. Non chiederti perchè. Prendilo come dato di fatto e basta.»

«E allora quel rumore che ho seguito prima pensando fosse acqua, cos'era?»

«Gli xiap. Ti attirano per un motivo, quello che ti ho detto poco fa.»

Ok. Ok. Ok. Non devi mostrarti sconvolta Ellie. Respira.

Appena faccio un passo per avvicinarmi all'acqua, Nate mi blocca per il gomito.

«Non ho detto che puoi andarci vicino, piccola Ellie. Ti ho solo portato a vederla, come volevi. Adesso dobbiamo tornare indietro. E' tardi, molto tardi, e credimi, trovarsi qui quando il cielo sarà completamente buio non conviene a nessuno.»

Nate è deciso e capisco che non riuscirò ad avvicinarmi al laghetto. Non stasera, almeno.
Mi dovrò ricordare di questo posto, appena sarò in grado di togliermi di torno il mio tutor.

Torniamo indietro passando però per un altro sentiero, o almeno credo. Questi alberi sono così tutti fottutamente uguali: alti, verdi e enormi. Ci fermiamo solamente una volta arrivati in una radura circondata da numerosi cespugli più bassi illuminati da quegli esserini che avevo visto la prima volta. Anche il contorno di questo spiazzo è illuminato da quei piccoli puntini volanti.

Nate si siede appoggiato ad un tronco con una gamba piegata e l'altra distesa.

Si passa una mano tra i capelli e mi invita a imitarlo.

«Per oggi abbiamo finito. Vieni qui.» Non aspetta nemmeno la mia risposta perché sa che lo farò. Sono stanca, molto stanca.

Lui si toglie una delle sue numerose collane. Il ciondolo è nero e ovale. Il tempo di un battito di ciglia che tra le sue mani non c'è più la collana ma una chitarra.

Quella chitarra. La stessa che aveva con sé la prima volta che ho sentito una melodia.

«Sì, Ellie. In fin dei conti sono The Seeker, no? Vuoi sapere perchè mi chiamano così?» Nate mi sta mettendo alla prova, lo vedo dalla faccia compiaciuta.

«Beh, The Seeker significa cercatore, non ci vuole molto a fare due più due» gli rispondo senza dargli soddisfazione.

«So che muori dalla voglia di chiedermi qualcosa su questa chitarra, è inutile che cerchi di negarlo.» Nate non si lascia scoraggiare dalla mia risposta e inizia a suonare.

Quello che sto ascoltando è qualcosa di speciale. Mi entra dentro e non è perché è la prima canzone che sento, ma qualcosa che non riesco ancora a spiegarmi. Per ora, sia chiaro.

Chiudo gli occhi beandomi di questo suono.

«Perchè ho sentito questa melodia quella sera? Mi è sembrato di capire che nessuno l'ha sentita...» sussurro.

«Perchè è una chitarra speciale. Ho suonato questa melodia in ogni angolo di ogni fottuto posto nei quali sono stato. Solo chi appartiene a Eoxid può sentirla. Ti ho cercato ovunque, piccola Ellie.»

Apro un occhio per sbirciare. Ha la testa appoggiata al tronco e tiene gli occhi chiusi mentre le sue mani si muovono leggere sulle corde del suo strumento. Sembra sereno e più rilassato in questo momento, come se il compito al quale deve adempiere non esistesse più.

Mi ha cercato ovunque.

«Perché mi hai ritrovato sulla Terra? Perchè non sono cresciuta qui come te, se è vero che appartengo a questo posto?»

Nate si ferma, alza la testa e mi guarda.

«Queste sono le due domande più importanti che aspettavo che tu facessi.»

In realtà le domande che vorrei fargli, e le farò prima o poi, sono molte più di due. Un centinaio almeno, ma per ora mi bastano queste, sempre che lui voglia rispondermi.

Nate ha ripreso a suonare con gli occhi chiusi e capisco di dover aspettare la fine di questa meravigliosa canzone prima di conoscere le risposte.

Non che mi dispiaccia, sia chiaro. Vederlo suonare mi fa sentire a mio agio, come se davvero fossi nata qui. Ma questo col cavolo che glielo dico. Non gli darò questa soddisfazione.

«La prima volta che ho sentito questa canzone al pub per un attimo mi è sembrato di essere in un posto che assomigliava molto a questo...» sussurro chiudendo gli occhi, non sapendo se Nate mi abbia sentito.

Nel frattempo intorno a noi l'atmosfera è cambiata. Il cielo si è scurito del tutto e i milioni di punti luminosi che vedevo prima sembrano spariti. I canti e i versi degli animali, che mi rammento però di non aver visto, non li sento più. Rimangono solo alcuni insettini volanti a illuminarci.

Nate si ferma di scatto e io mi volto verso di lui.

«Cazzo è più tardi del previsto», urla facendomi alzare, «devi assolutamente andare via. Ora!»

Lo guardo confusa ma lui continua.

«Devi andare, davvero. Togli la collana tenendola in mano, però. Non farla cadere altrimenti quando sarai di nuovo dall'altra parte non ce l'avrai».

Io continuo a guardarlo in malo modo ma prima che possa iniziare una sequela di parole poco carine, Nate mi sfila la collana mettendomela in fretta in mano.

Le sue mani si soffermano a coppa sopra le mie e il formicolio mi accompagna insieme alle sue parole interrotte.

«Ci vediamo, Eyl...»

Perfetto. Ha sbagliato anche il mio nome.





જ⁀➴spazio autrice
Eccoci su Eoxid 🤍

Ellie ha appena messo piede su questo strano mondo e già ne combina una delle sue 🫣

Meno male che c'è Nate... 🖤

Questa e' l'immagine del piccolo fiume che Nate fa vedere a Ellie ⬇️

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Vi ringrazio per leggere INREVERSE🖤

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Ps: manca veramente poco a mille letture... per l'occasione pubblicherò un capitolo extra 🫶🏻

A presto.

જ⁀➴la vostra creatrice di lacrime

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