🖤CAPITOLO OTTO
Dopo molte finte promesse e sorrisi tirati sono finalmente tornata al Campus.
I miei genitori hanno acconsentito a lasciarmi qua dopo che anche i medici hanno constatato di non avere nessuna anomalia. Niente di niente. Certo, ho dovuto mentire in diverse occasioni, ma niente mi avrebbe impedito di cominciare l'Università.
Susan è stata brava, lo devo ammettere, è riuscita a tranquillizzare i miei genitori promettendogli molto meglio di me che mi avrebbe tenuta d'occhio, ma con lei non lo ammetterò mai.
Stamattina iniziano i corsi e sono super agitata. In queste notti non ho sognato niente e la cosa mi innervosisce ancora di più. Avrei voluto rivedere ancora una volta quel sentiero luminoso e confrontarlo con ... non so nemmeno io come chiamarlo. Svenimento? Sogno? Esperienza mistica? Mi avevano drogato lo shottino? Non lo so e questo mi fa incazzare a morte.
Ho provato anche a chiedere a Peter se aveva modo di contattare quel chitarrista. Avrei voluto vederlo e magari chiedergli le due o tremila domande che mi stanno assillando da qualche giorno.
Niente. Nessuno sa come e dove trovarlo. Nessuno sa come si chiama, se non The Seeker, il cercatore.
Susan ha provato anche a cercarlo su Instagram dato che io non ce l'ho, ma niente. Compare solo in qualche foto scattata in locali sparsi per tutto il mondo, ma in nessuna di queste appare il suo nome.
Inutile soffermarsi sulla bellezza di quel volto, perché è troppo scontato. Susan lo ha salvato come foto sfondo del suo cellulare, per intendersi.
I suoi occhi neri comunicano sensazioni contrastanti dentro di me e questo è un altro motivo per il quale sono incazzata a morte.
Per non parlare dei suoi tatuaggi ipnotizzanti: in questi giorni mi sono ritrovata a fissarli dalle foto più volte e ogni volta uno strano formicolio tornava a farmi visita. Secondo motivo di nervosismo estremo.
Peter ci ha presentate ad alcuni suoi compagni di corso e subito hanno iniziato a sembrare i migliori amici del mondo.
Terzo motivo di incazzatura estrema.
Angy e Taylor si sono unite a noi. Quarto motivo a rischio esplosione.
Ho studiato a memoria tutti i corsi che offre questa scuola e alla fine ho deciso di iscrivermi all'ultimo minuto a Biologia.
Quando ho scelto questa Università ero quasi certa che avrei preso una laurea in Letteratura, ma quando ho partecipato agli incontri di presentazione ho sentito che era la scelta giusta. Lo studio della scienza della vita e la riproduzione nel loro habitat naturale ha acceso qualcosa in me, quindi eccomi qua che mi ritrovo alla mia prima lezione.
Susan, per fortuna direi, si è iscritta agli studi classici e le altre due specie di coinquiline sono entrambe a Informatica.
La quinta camera del nostro appartamento è ancora vuota, per grazia del Signore, e spero che rimanga tale per tutto l'anno.
A causa della mia disabilità sono costretta a sedermi in prima fila per poter leggere il labiale del professore, dato che ho voluto con tutte le forze non essere seguita dall'assistente che avrebbe tradotto in Lis la lezione davanti a tutti. Su questo era stata irremovibile sia con i miei genitori, sia con il Rettore dell' Università.
Il professor Pollack fa il suo ingresso nell'aula e per le successive tre ore i miei pensieri rimangono assopiti.
Inizia così la routine quotidiana. Giorno dopo giorno sempre la stessa storia.
Il giorno lezioni e compiti, la notte domande irrisolte che assillano la mia mente e purtroppo niente sogni. Niente di niente.
Dopo una settimana, se non fosse per quella rosa ancora intatta che giace sul mio comodino seppur senza acqua, crederei di essermi sognata tutto.
Non ho avuto nessun altro svenimento, solo quel lieve formicolio ogni volta che tocco quel fiore. Ho smesso volontariamente anche di vedere le sue foto perché non mi facevano rimanere abbastanza lucida.
«Stasera usciamo!» sbuffa Susan gettandosi sul divanetto che abbiamo sistemato nella sala comune. «Non ne posso già più. E' stata la settimana più dura della mia vita, quindi stasera si esce. Ho già avvertito Peter di lasciarci un tavolo libero, quindi preparatevi!»
In effetti, odio ammetterlo, ma anche io ho bisogno di svagarmi stasera.
Sono tesa come una corda di violino. Andare ogni pomeriggio al Castello non è bastato a calmarmi, dato che continuavo a fissare quella dannata finestra diroccata dove lo avevo visto penzolare la settimana scorsa e ancora non avevo capito come avesse potuto arrivare fin lassù. Ci ho provato, inutile negarlo, ma ho rischiato più volte di rompermi le ossa in diverse parti del corpo.
Rientrare in quel pub mi rende inquieta.
Il mio umore mi precede e devono essersene accorte anche le mie tre coinquiline perché stranamente mi tengono a distanza. Non che questo mi dispiaccia, anzi.
Peter è sempre dello stesso fastidioso umore invece, continua a sorridere e parlare a ruota libera come se nulla fosse successo. In effetti a lui e alle altre non è successo davvero niente, quindi sono solo io in questo casino.
Stasera è più indaffarato del solito per fortuna e si è legato i capelli castani ribelli e spettinati in un piccolo codino. Porta anche una bandana colorata in testa che lo fa sembrare del tutto fuori luogo, ma a lui sembra non importare. Anzi ne va fiero dato che appena ci vede si indica la testa aspettando un nostro commento al riguardo. Susan e le altre due gli sorridono alzando i pollici e io mi volto semplicemente dall'altra parte.
Sono arrabbiata con me stessa per come mi sento e per un milione di altri motivi.
Dopo un'ora di tentate conversazioni verso di me decido di porre fine a questa ennesima serata del cazzo lasciando tutti lì. Susan sorprendentemente non prova nemmeno a fermarmi e questa è l'unica nota positiva della giornata.
Poiché il Campus non è lontano e non ho voglia di rinchiudermi in altre quattro mura, decido di fare una deviazione. Non sono mai stata al Castello di sera tardi e quale momento migliore se non questo? Conosco la strada già a memoria e non ho difficoltà a intrufolarmi al buio per raggiungere il luogo degli ultimi sette giorni.
La vista a quest'ora è ancora più bella che di giorno. L'oceano rispecchia il riflesso della luna e gli occhi si perdono in una vastità che mi fa sentire di troppo.
Mi siedo su una specie di enorme sasso e finalmente riesco a respirare lasciando andare un briciolo della frustrazione di questa settimana, rimanendo semplicemente a fissare l'orizzonte per un tempo indefinito.
Quando guardo l'orologio mi prende un colpo.
Cazzo, è tardi. Ma come ho fatto a perdere la cognizione del tempo? Domattina ho lezione presto.
Mi alzo in piedi di scatto pulendomi i pantaloni e guardando un'ultima volta la luna.
«Ciao.»
Oh merda.
Ancora quella voce.
Non.
E'.
Possibile.
Le mie gambe si bloccano insieme al mio respiro e non riesco nemmeno a voltarmi.
«Non avere paura. Voltati.»
La sua voce è melodiosa e autoritaria. Chiudo gli occhi per qualche istante perché non sono pronta a quello che vedrò voltandomi.
E se il proprietario di questa voce non è chi penso io sia? Sono proprio una deficiente.
«Ti prego, guardami», stavolta quella voce è una supplica, «so che puoi sentirmi.»
E così lo faccio, mi volto e quello che vedo mi confonde ancora di più.
Il mio mondo crolla, si attorciglia su se stesso in una spirale senza fondo.
Per pochi millesimi di secondo, i suoi occhi mi riportano indietro nel tempo, in uno spazio ambiguo che non conosco ma che mi fa stare bene.
Nel buio di questa notte illuminata dalla luna, lo vedo avvicinarsi ancora di più ma non ho paura.
La mia mente adesso è vuota, incapace di riuscire a capirci qualcosa. Che sia uno dei miei sogni?
Lui si ferma a pochi centimetri da me e ricomincia a parlare.
«Non devi avere paura. Adesso però ho bisogno che tu mi dica che puoi sentirmi perché so che puoi farlo. Ok?»
La mia testa si muove da sola annuendo e lui lo fa.
Fa la cosa più bella che i miei occhi abbiano visto.
Sorride.
«Finalmente ti ho trovato.»
જ⁀➴spazio autrice:
Adesso le cose stanno per farsi davvero davvero complicate per Ellie .
Il nostro lui e' appena ricomparso ed Ellie riesce a sentire la sua voce.
Perché?
Come sempre diffondete INREVERSE con amore e stelline ⭐️⭐️
Vi leggo nei commenti 👀
જ⁀➴Un abbraccio dalla vostra creatrice di lacrime
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