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4 - Scuola per giovani dotati

-Sei sicura di aver preso tutto?-

-Si tranquillo-

-Hai soldi nel telefono?-

-Si ne ho!- ribattei esasperata per l'ennesima volta; in quel momento mio fratello sembrava una mamma rompipalle, con tutte le sue domande sul "ce l'hai questo? E quest'altro?". Ci mancavano solo le raccomandazioni e i lacrimoni e saremmo stati a posto.

-Ok.... allora, ecco... si beh,...- balbettò incerto.

-Emh, stai cercando di dirmi arrivederci?- tentai io un po' imbarazzata.

-Si, ma è... così strano, ancora non ci credo che resterai qui, all'altro capo del mondo, lontana da casa... contiamo poi che non sei un asso in inglese- mi sminuì mio fratello.

-Ehi! Non è assolutamente vero! Sei tu l'incapace nelle lingue, io ho la media del 10!- replicai nuovamente; non eravamo proprio capaci di salutarci in modo normale.

-Oh ma smettetela! Stringetevi la mano, pacca sulla spalla, abbracciatevi o quello che volete, ma datevi una mossa!- ci spronò, in malo modo, Amedeo da dentro il taxi, rigorosamente giallo in stile America.

Entrambi lo guardammo male, infastiditi dalla sua interruzione, ma subito tornammo a guardarci, stavolta seri e anche un po' rattristati; certo, litigavamo praticamente 23 ore e 59 minuti su 24 ore, ma era il nostro modo di legare fra di noi, quasi di comunicare.
Eravamo entrambi del segno della bilancia, e questo ci rendeva ancora più uniti, data la somiglianza dei nostri caratteri. Sarà strano non essere più vicini per un po' di tempo, ma non potevo farci nulla, se non conviverci.

Ammisi che mi sarebbe mancato, nonostante a volte fosse davvero insopportabile, come tutti i fratelli del resto.

-Allora, ci vediamo fa un po'- mi salutò con un timido gesto della mano.

-Già. Quindi... buon viaggio a vederci!- lo salutai cercando di essere il più allegra e spensierata possibile, anche se dentro stavo piangendo come una fontana, ma questo non lo avrei mai fatto davanti a lui, né davanti a nessuno.

-A presto- disse ancora una volta impacciato, voltandosi e dirigendosi verso il taxi che ci aveva accompagnati fin qui.

"E no, non se ne andrà senza un abbraccio!"
Corsi da lui e lo feci voltare, cogliendolo di sorpresa, stringendogli le braccia al petto e abbracciandolo forte; lui si stupì ancora di più, ma ricambiò il gesto, anche se non eravamo dei tipi molto smielati in  occasioni come queste, non potevo farne a meno, per una volta che avevo l'opportunità di abbracciarlo senza che lui mi spingesse via a furia di pizzicotti e solletico.

Ci staccammo presto, concordando sia sull'opportunità del gesto sia sulla sua breve applicazione. Salì sul taxi, Amedeo era già lì che lo attendeva; ci salutammo un'ultima volta con la mano, poi li vidi partire, diretti all'aeroporto.

Mi voltai, percorrendo la strada composta da sassolini perlopiù rossicci, ma anche bianchi e grigi, arrivando davanti al portone d'entrata, fatto in legno di mogano, sul quale erano posizionati due battenti in metallo, forse bronzo, molto semplici nella loro forma ad anello, decorati solo da quale incisione non ben definita.

Bussai un paio di volte; aspettai che qualcuno venisse ad aprirmi, e ben presto sentii il rumore di passi, lenti ma  pesanti, risuonare dentro la casa/scuola.

Ad aprirmi venne un uomo abbastanza alto, con la barba crespa e i capelli in disordine dove, fra le ciocche corvine, si distinguevano i primi capelli bianchi. Era Logan, conosciuto come Wolverine, uno dei professori dell'istituto, anche se dal carattere burbero e scontroso a prima vista non si direbbe così predisposto ad insegnare ad un branco di ragazzini, ma conoscendolo meglio si può conoscere il suo lato più gentile e generoso, per quanto potesse esserlo.

Un altro rumore di passi, questa volta più scattanti e veloci, attirò la mia attenzione, e dopo poco dietro la figura di Logan scorsi la piccola Desiré, che passò in mezzo alle gambe dell'uomo e mi saltò alla vita, stringendomi in un tenero abbraccio.

-Ciao piccola, come stai? Tutto bene? Ti piace la scuola?- le domandai a raffica, felice di rivederla e di poter stare con lei. Avevo sempre avuto un debole per i bambini, non riuscivo a resistere alla loro tenerezza e ingenuità, forse perché anche io ero un po' ingenua, infatti con loro mi ero sempre trovata a mio agio, quasi più che con i miei coetanei, anche perché dentro ero ancora una bambina.

-Non devi partire?- domandò con tristezza, separandosi da me.

-Ho deciso di restare qui con te. Sei contenta?-

-Siiii! La sorellona resta!- disse esaltata iniziando a saltellare e a girare attorno alle gambe di Logan, che non riuscì a nascondere una risatina alla vista della felicità della piccola Desiré, come d'altronde non ci riuscii io, anche se in realtà non tentai nemmeno di nascondere il sorriso che mi era sbocciato sulle labbra.

-Dai vieniii! Ti faccio vedere la mia camera!- strillò eccitata prendendomi per mano e tirandomi dentro, abbandonando la mia valigia sul ciglio della porta, che Logan prese, urlandomi dall'entrata dove era rimasto paonazzo, colto di sorpresa dall'irruenza della bambina.

-Te la porto in camera!- mi disse urlando Logan, chiudendo la porta e trascinando la mia valigia altrove.

-Ok, grazieee!- urlai di rimando salendo le scale di destra; percorremmo poi un lungo corridoio, alla fine del quale svoltammo a sinistra, entrando poi nella stanza contrassegnata dal numero 7.

Desiré aprì la porta un po' a fatica, arrivando giusta giusta all'altezza della maniglia, ma la lasciai fare per non farla sentire piccola; dopo poco riuscì ad aprire la porta, mettendosi in punta di piedi, e mi trascinò dentro la camera, al cui interno c'erano tre letti uno affianco all'altro. Lei si fiondò su quello più laterale sulla sinistra, sopra il quale si trovava un orsacchiotto di peluche e alcuni fogli bianchi, mentre sul comodino di lato al letto c'era una scatola piena di pennarelli e matite colorate. Sugli altri due letti invece c'erano dei quaderni e un paio di libri di favole della buonanotte e semplici storie consigliate solitamente ai bambini delle elementari, perciò dedussi che le compagne di Desiré fossero più grandi di lei di almeno un paio di anni.

-Questa è la mia stanza!- esultò indicando la stanza aprendo le braccia.

-E questo è il mio letto!- continuò iniziando a saltarci sopra. Era davvero una bambina piena di energie! -E quelli invece sono i letti di Elen e Sophie. Loro sono più grandi e adesso sono a lezione- mi spiegò indicando gli altri due letti. -Lo sai che questa casa è enorme?- domandò aprendo le braccia, facendo una faccia buffissima alla quale non mi trattenni dal ridere un po'.

-L'hai già visitata tutta?- chiesi gentilmente.

-No, è troppo grande- rispose sbuffando, dal tono sembrava un po' rattristata e afflitta.

-E il giardino?- aggiunsi per non farle pensare all'impossibilità di ispezionare la villa da cima a fondo, scoprendo anche il più nascosto angolo della casa.

-Anche quello è grandissimo! Ed è pure molto bello! Lo sai che c'è un piccolo laghetto con le anatre?- raccontò, e il sorriso tornò a mostrarsi sul suo viso.

-Davvero? Che ne dici di mostrarmelo?- le dissi con tono accondiscendente, convincendola subito a fare un giro per l'immenso giardino. Con uno scatto scese dal letto e tornò a trascinarmi per la villa, scendendo di nuovo le scale e ritrovandoci nel salone principale che faceva da anticamera della casa; percorremmo poi un corridoio del piano terra, proseguendo verso destra fino a una porta con una parte in vetro, attraverso cui si poteva già intravedere una parte del giardino, che era davvero molto curato.

All'esterno c'erano, sulla destra, un campo da basket e uno da pallavolo, dove alcuni bambini e diverse ragazze servano intenti a  giocare animatamente delle partite; magari se avevo tempo dopo mi sarei aggregata alle ragazze, non che fossi un asso a pallavolo, ma la loro sembrava una partita amichevole e non un torneo, quindi forse mi avrebbero fatta giocare con loro, così avrei iniziato a socializzare con quelle che apparentemente sembravano ragazze della mia età, anno più, anno meno.

Desiré mi portò più avanti, oltre i campi di gioco, superando una fontana rettangolare incavata nel terreno e dalla quale spuntavano, ogni due metri circa, delle piccole costruzioni in marmo bianco, relativamente semplici, da cui l'acqua veniva sparata verso l'alto dai meccanismi della fontana a circa 2 metri di altezza, per poi ricadere a pioggia ai lati delle piccole costruzioni marmoree.
Vicino alla fontana notai una coppia che passeggia tenendosi per mano; il ragazzo biondo allungò la mano in basso, toccando la superficie dell'acqua, che al suo tocco si congelò.

Rimasi meravigliata dal vedere finalmente un mutante usare così apertamente i propri poteri; dove abitavo mi pareva che non ci fossero mutanti, oltre me s'intende, anche se c'era la possibilità che, come me, eventuali altri mutanti avessero preferito tenere segreti i loro poteri, e come biasimarli.

Non potei restare ad osservare quello spettacolo col ghiaccio più a lungo perché Desiré mi trascinò ancora, spronandomi a muovermi.
Arrivammo finalmente nella zona più verdeggiante del giardino, anche se assomigliava più ad un parco visto quanto era vasto; mi chiesi se arrivasse alle stesse dimensioni di Central Park, o anche solo la metà, comunque sarebbe stato un bel traguardo.

Vicino ad alcuni alberi notai delle bambine giocare; avranno avuto circa 7-8 anni, e noi eravamo dirette proprio nella loro direzione.

-Sophie! Elen!- chiamò a gran voce la mia sorellina mentre ci avvicinavamo al gruppo che, sentendo quei richiami in lontananza, si riunì in un unico punto. Erano circa 10 bambine, e tra queste notai due che salutarono con la mano Desiré.

-Ciao Desiré! Ti va di giocare con noi?- le propose la prima che l'aveva salutata; aveva i capelli rossi e molte lentiggini sul volto, e due occhi verdi come i prati in primavera.

-Si certo! Può giocare anche la mia sorellona?- chiese Desiré guardandola con occhioni da cucciolo, ai quali non potè dire di no.

-Va bene, ma solo perché me lo hai chiesto tu!-

Certo non mi dispiaceva giocare con loro, ma non le conoscevo nemmeno, quindi era meglio rimediare prima di cominciare.
-Che ne dite se prima facciamo un giro di nomi? Così vi conosco- proposi sorridendo e cercando di mostrarmi amichevole.

-Si certo! Io sono Elen.- rispose prontamente la rossa.

-Io invece sono Sophie- si presentò la bambina al suo fianco che prima aveva salutato Desiré assieme alla compagna; Sophie aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri, così chiari che sembravano trasparenti. -E siamo le compagne di stanza di Desiré!- aggiunsero in coro le due, mettendosi in braccio attorno alle spalle dell'altra.

Una ad una di presentarono anche le altre, e già che c'eravamo dicemmo anche la nostra età e il nostro potere, facendo anche una piccola dimostrazione se possibile, per poi raccontarci, sedute in cerchio, quale fosse il nostro sogno nel cassetto, passando l'intero pomeriggio a chiacchierare e giocare a prendere.

Scoprii che Elen era capace di far crescere le piante e far sbocciare i fiori, una piccola Madre Natura insomma, anche se non era ancora molto pratica nell'usare i propri poteri, mentre Sophie, come il ragazzo visto alla fontana, era capace di creare brina e congelare le cose, anche se il suo potere non era così forte come quello del ragazzo, forse perché era ancora una bambina, ma comunque non era in grado di congelare grandi porzioni d'acqua. Il massimo che riusciva a ghiacciare era l'acqua contenuta in un bicchiere.

Inoltre, le bambine mi spiegarono che della loro età erano in pochi in quella scuola, 23 fra loro e i maschi, e che per questo c'era una sola classe della loro età, mentre Desiré era l'unica della sua età; poi di altre classi c'erano quelle di 4 e 5 elementare, anche se non così numerose, le medie, i cui numeri iniziavano a salire, e per finire le classi di ragazzi delle superiori, le più numerose.

Finita la giornata tornammo dentro, consumammo la cena nella mensa dove, chissà come, riuscimmo a starci tutti: professori, ragazzi delle superiori, medie e infine anche i bambini delle elementari, disposti a loro piacimento nei diversi tavoli della sala da pranzo.

Finita la cena Logan mi raggiunse, facendomi strada all'interno della casa per mostrarmi la mia stanza. Ero nello stesso corridoio di Desiré, ma nella fila di camere sulla destra. La mia camera era la numero 21, una coincidenza proprio; infatti corrispondeva al giorno del mio compleanno, al quale mancavano ancora diversi mesi.

Logan mi salutò, lasciandomi il tempo per sistemare le mie cose dove preferivo, dato che in stanza ero da sola. Un po' mi dispiaceva, dato che non avrei potuto intrattenermi in divertenti e infinite chiacchierate notturne con nessuno, d'altro canto avevo campo libero per fare tutto quello che volevo senza che nessuno mi disturbasse o rimproverasse in alcun modo.

Svuotai la valigia sul letto, smistando i vestiti nell'armadio, gli oggetti per l'igiene invece li infilai negli ultimi cassetti del comodino, così da averceli sempre a portata di mano, mentre gli oggetti di svago come cellulare e cuffiette, libri, carte da gioco le lasciai sopra il comodino, aggiungendo poi una bottiglietta d'acqua presa in mensa, che non mi facevo mai mancare nemmeno a casa.

Recuperai poi il pigiama dal fondo della valigia, spogliandomi e infilandomelo velocemente, bisognosa di una bella dormita.

Mi buttai infine sul letto, restando sopra le coperte, lasciando che una leggera brezza entrasse dalle finestre aperte e spegnendo le luci, cadendo esausta fra le braccia di Morfeo, che mi accolsero velocemente.

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