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16 - Contrattacco

Sentii il sangue defluire dal mio volto. Trattenni il respiro e lentamente mi voltai verso John, ora più che mai al centro dell'attenzione, compresa quella dei nostri nemici.

-Io ti ammazzo!- affermai in italiano lanciandomi su di lui e avvolgendogli il collo con le mani. Strinsi un po', gustandomi la sua espressione di panico, poi ci ripensai e lo presi per il bavero della camicia beige, iniziando a scuoterlo come una maracas. -Che cazzo hai fatto John?! Che cazzo hai in testa!- esclamai infuriata con i nervi a fior di pelle e mani e fronte madide di sudore, mentre in sottofondo si udiva lo scalpitio dei soldati avvicinarsi.

-Arrivano!- ci allertò Kitty preoccupata.

Fu allora che mollai John, sbattendolo a terra con un'ultima spinta e provocandogli, oltre a nausea e capogiri, un bernoccolo da far invidia ai sette colli di Roma.

Dopo quello sfogo la mia rabbia non scemò; la avrei usata per combattere i soldati, ma avrei dovuto controllarla per rimanere con la mente chiara.
-Kitty, va a cercare Cessily e avvisala. Se non ti fai vedere è meglio, almeno manterremo l'effetto sorpresa circa il nostro numero.- impartii autoritaria e lei eseguì senza porre domande. -Noi invece ci distribuiremo così: Santo frontale, Bobby a sinistra e John destra. Io mi occuperò della difesa, controllerò il campo da una posizione sicura e creerò scudi per proteggervi in ogni occasione.- improvvisai, sperando che il nuovo piano funzionasse. Non era efficiente, preciso e ben congeniato come quello di Cessily, ma era pur sempre qualcosa. -Siate cauti e spaccate più culi che potete. All'attacco!-

Esultarono, caricati dalle mie parole spicce, gridando grintosi come tifosi alle partite di calcio e lanciandosi all'attacco.
Raggruppai velocemente i capelli in una coda e poi, agile come una scimmia, mi arrampicai sull'albero più vicino, ringraziando sia di essermi messa di impegno in quei mesi per abituare il mio corpo a simili sforzi che l'ambiente della stanza delle simulazioni ad essere a me familiare (anche perché pure a Villa Xavier c'erano un sacco di alberi, e arrampicarmici fino in cima era uno dei miei passatempi preferiti).

-Al diavolo chi ha voluto fare questa simulazione!- borbottai una volta raggiunto un punto abbastanza in alto; in piedi su di un ramo, osservavo il campo di battaglia con occhio attento reggendomi con la mano sinistra ad un ramo che cresceva all'altezza della mia testa, costringendomi a stare un po' piegata per vedere. -Stanza delle simulazioni... ridicolo. Nome compreso.- Fissai la sagoma di Santo farsi strada tra le fila nemiche, stendendoli come fossero birilli da bowling e colpendoli violentemente con ganci destri e sinistri, mentre Bobby, creato uno scivolo di ghiaccio, ci stava pattinando sopra limitando i movimenti del gruppo di nemici e congelandoli, delineando un perimetro invalicabile; cosa analoga fece John sul lato opposto, abbrustolendo i soldati con un unico getto di fuoco che muoveva da una zona all'altra, in tutte le direzioni, per colpire gli avversari.
-Ma chi me lo ha fatto fare...-

Il fatto che avessi deciso di non partecipare direttamente all'attacco era dovuto non solo alla mia predisposizione ad attacchi silenziosi, alle spalle e invisibili, come mi aveva insegnato Loki, ma anche alla mia lieve pigrizia e, non ultimo, al semplice motivo che io questa simulazione non la volevo nemmeno fare! Sarà anche stata una motivazione egoista, ma almeno ero onesta, se non con i miei compagni, con me stessa; non che avessi intenzione di voltargli le spalle o simili, quello mai, ma dovevo ammettere che io non centravo niente con questa simulazione. Non la volevo fare, ergo non era un problema mio; ciononostante, non avrei certo lasciato i miei amici venire feriti quando potevo evitarlo. Escluso magari John.

Ecco perché mi ero tirata fuori dal gioco, ma senza impedire a me stessa di fare anche solo una piccola parte. E poi, forse questa simulazione era davvero un modo per gli Avengers di studiarci, e non avevo questa gran voglia di scoprire tutte le mie carte. Tutta questa discrezione la avevo sicuramente presa da Loki; la cosa positiva era che al mio ego sapevo dare un limite, e in conseguenza anche alla drammaticità. Almeno non avevo preso da lui anche l'atteggiamento da "prima donna".

Inoltre, lo scontro diretto non era il mio forte vista la mia fisicità: ero veloce e agile, e per quanto in corpo mi scorresse il sangue dei Giganti di Ghiaccio non avevo ereditato più di molto la loro potenza fisica; ero più forte di un normale essere umano, ma non quanto Hulk o un asgardiano. Al massimo raggiungevo la potenza di Steve Rogers, però avrei dovuto sviluppare un po' più tono muscolare, ma era "ammesso ma non concesso": fisiologicamente ero magra, non sarei mai riuscita ad essere muscolosa se non fino a un certo limite. Similmente la stessa cosa valeva per Loki.

Una cosa su cui però potevo contare, e Loki difficilmente, era il ghiaccio, l'abilità naturale degli Jötun; come Bobby, ero una criocineta, anche se mi stavo ancora esercitando per conto mio su quel potere, che mai e poi mai avrei potuto utilizzare davanti a qualcuno diverso da Loki. Avrebbero capito che i miei poteri non combaciavano più con la descrizione che avevo dato mesi addietro; non avrei saputo dare loro una spiegazione realistica.

Il rumore di uno sparo mi arrivò chiaro alle orecchie e repentino come un tuono; non ci pensai due volte e creai uno scudo intorno a me per proteggermi dall'eventuale attacco.

-Lassù! C'è n'è un'altra!- gridò indicandomi uno dei soldati a terra facente parte di un gruppo in arrivo dalla foresta, precisamente alle spalle di John. A confondermi fu la voce del soldato, che suonava in modo quasi metallico, ma pensai subito fosse dovuto ai caschi di protezione che indossavano.

Avevo ragione, ce n'erano altri nei paraggi! Allora forse anche Kitty e Cessily sono impegnate in uno scontro.

Poi volsi lo sguardo su Santo che inavvertitamente, intento a schivare una granata lanciata dritta su di lui, aveva pestato la testa di uno dei soldati che aveva tramortito, ma anziché creare una pozza di sangue e lasciare svariate impronte con lo stivale nero imbrattato, fuoriuscì un groviglio di fili colorati.

-Ma che...-

-Sono dei fottuti robot!- esclamai non risparmiandomi un facepalm, allibita. Come avevo fatto a non pensarci? Ovvio che non ci mandassero contro delle persone in carne e ossa senza avvertirci di trattenerci! Che idioti che eravamo stati! -Ehi John, fondi quei bastardi!- urlai allora, sollevata che non avesse realmente compiuto uno sterminio. Almeno così si sarebbe divertito, a modo suo s'intende.

A quel punto l'idea migliore era reggere l'offensiva finché non ci saremmo riuniti tutti, oppure separarci e dividere a loro volta i nemici, col rischio però che altri sbucassero dal bosco cogliendoci di sorpresa. Però, vista la "natura" del nemico, potevo anche aiutare nel contrattacco, tuttavia la loro potenza di fuoco non era da tralasciare. Arrivavano persino a spararci contro e lanciarci granate, che altro avrebbero potuto fare? Tra l'altro, era sicuramente Stark a controllarli, quindi non potevamo dire fin dove si sarebbe spinto, nonostante Rogers avrebbe potuto tenerlo sotto controllo ed evitare a noi un'impresa impossibile.

Forse è meglio prima raggrupparci e poi discutere insieme un nuovo piano. Potrei distrarli con delle proiezioni di ognuno di noi e poi sparire nella boscaglia, ma servirebbe una copertura... Ma certo!

Avevamo ancora i comunicatori alle orecchie, per fortuna che Cessily aveva insistito per darceli prima di partire!
-Gente, mi sentite?-

-Santo presente.- rispose stendendo un soldato, mentre uno, provando un approccio diverso, gli saltò sulle spalle, venendo afferrato per la maglietta e scaraventato a terra.

-Ci sono.-

-Che vuoi ora?-

-Sta zitto John!-

-Tacete! Ora ascoltatemi: dobbiamo riunirci con le altre. Bobby, John: vi ricordate l'esercitazione a scuola?- presi parola con una certa euforia. Avevo avuto un'idea tutt'altro che inutile, e la cosa mi faceva sentire importante e di aiuto.

-Quale momento in particolare?- chiese, giustamente, Bobby.

-Quando tu hai distratto John per farmi allontanare. Dovete creare una cortina di vapore, ma molta, molta di più. Impedirà al nemico di vedervi fuggire nel bosco e nel mentre io creerò delle illusioni di voi dirette altrove per distrarli.- spiegai rialzando subito lo scudo per proteggermi da un'altra ondata di proiettili, che deformarono la mia barriera magica come fosse gomma, ma anziché ritornare al mittente i proiettili caddero al suolo con un tintinnio metallico che, coperto da tutto il fracasso e la confusione che c'erano, non mi arrivò alle orecchie, causa anche i sei metri da terra a cui mi trovavo.

-D'accordo, ma come faremo a trovare le altre?- domandò Santo.

-Manderò altre illusioni in perlustrazioni in più direzioni, ma non assicuro nulla. Dico solo che non siamo messi molto bene, che stanno arrivando fin troppi soldati e che di questo passo finiranno per sommergerci.-

-Stare qui è peggio che tentare di riunirsi con le altre.- commentò Bobby. -Facciamolo. Sei con noi John?-

Il diretto interessato si guardò intorno con una certa preoccupazione, accerchiato completamente dai soldati che gli puntavano i fucili contro. -Va bene va bene, ma sbrighiamoci!-

-Bobby, John, avviciniamoci, così una volta creata la nube andremo tutti nella stessa direzione senza perderci.- disse Santo mentre si avvicinava a John colpendo con prepotenza altri
soldati-robot, avendolo visto in difficoltà.

Bobby scivolò ancora sulla lastra di ghiaccio da lui generata, oltrepassando il mucchio di soldati che stava affrontando senza problemi e raggiungendo velocemente il piromane. Schiena contro schiena, i due abbatterono altri militi, e quando Santo fu abbastanza vicino di distanziarono, per quanto potessero, e lanciarono un attacco in simultanea l'uno verso l'altro.

Dalla mia postazione potei osservare come la nube si estese in largo per tutto lo spazio aperto che era stato il campo di battaglia fino a quel momento. Quando mi accorsi, dopo alcuni secondi che avevano iniziato, che Bobby e John avevano fatto la loro parte, sfruttai l'incantesimo di localizzazione che, per l'appunto, avevo usato anche durante l'esercitazione di ieri, capendo in che direzione avessero appena iniziato a muoversi i tre mutanti. Generai delle illusioni di noi quattro facendo partire le loro tre dallo stesso punto in cui si trovavano e la mia invece dai piedi dell'albero su cui ero appollaiata, comandando loro di allontanarsi verso direzioni diverse e separatamente.

Dopodiché mi teletrasportai a terra, consapevole che la nebbia aveva reso impossibile vedere questo mio spostamento, essendo estesa fin oltre la mia posizione seppur di poco; così anche dall'esterno non avrebbero visto niente (e con questo erano sottintesi Stark e Steve).

Corsi verso gli altri, che riuscii a trovare grazie all'incantesimo, e una volta insieme procedemmo verso dove era scomparsa Kitty poco prima, aiutandomi in quel frangente con la magia e osservando il terreno in cerca di tracce. Inutile dire che quest'ultima cosa fu una causa persa, dato che il terreno era finto, un'illusione esattamente come quelle di noi stessi che i nemici stavano inseguendo, e che quindi sul terreno non erano rimaste impronte da seguire. Almeno la cosa non si ritorceva contro di noi, sia per quanto riguardava noi che le illusioni che stavo gestendo; inoltre, dubitavo che dei robot avrebbero dato importanza a certi dettagli se anche ce ne fossero stati, però erano robot che con alta probabilità aveva costruito Stark, quindi le mie restavano solo ipotesi. Proprio perché erano robot, avrebbero potuto avere dei dispositivi in grado di rilevare il calore e le scie termiche; se così fosse, aver usato le illusioni sarebbe servito ben poco.

Ci muovemmo con cautela e in assoluto silenzio, cercando con gli occhi Kitty e Cessily, facilitati dalle tre illusioni che avevo mandato in avanscoperta. Questo non era un vero bosco, ma una stanza che, seppur grande, aveva una dimensione limitata; prima o poi le avremmo trovate per forza.

Giusto, è una stanza, rettangolare tra l'altro. Se non erro noi ci stiamo dirigendo ad un'estremità, mentre le proiezioni sono all'altro lato della stanza per le simulazioni. Mamma che nome lungo! Non potevano inventare un acronimo, una sigla, un nome di fantasia più breve?

Un rumore provenne dalla mia destra. Santo era più avanti di un paio di metri, mentre gli altri erano disposti a sinistra, perciò non poteva essere stato uno di loro. Mi nascosi dietro un albero e mi sporsi per controllare, e quasi urlai quando mi ritrovai la faccia di Kitty davanti.

-Porca troia Kitty! Mi hai spaventata!- le dissi bisbigliando. Meno rumore facevamo, meglio era.

-Che credi? Anche io mi sono spaventata! Pensavo fossero dei soldati.-

-Sshhh, abbassa la voce! Ci farai scoprire!- la rimproverai, ma almeno aveva reso nota la sua presenza anche agli altri, che si avvicinarono guardinghi. Dissolsi le tre illusioni che erano più avanti, sospirando; stavo gestendo più illusioni di quanto avessi mai fatto, e la cosa a lungo andare era stancante, ma ora ne avevo solo quattro su cui concentrarmi, perciò mi sentii rassicurata di doverne gestire un numero inferiore.

-Ops.-

-Cessily?- chiese Santo con un velo di preoccupazione più che nella voce, che suonò ferma alle nostre orecchie, nello sguardo. Fortuna che fosse solo una simulazione, altrimenti credo che sarebbe andato in escandescenza a saperci separati, in territorio nemico, non preparati a difenderci a dovere.

-È qui dietro, stavamo controllando che non ci fossero soldati, ma questa zona a quanto pare è libera.- ci riferì, e Santo sospirò sollevato.

A volte mi sembrava che ci fosse qualcosa tra lui e Cessily, ma era difficile da capire; oltre a un rapporto di amicizia, che tra l'altro non mi pareva strettissima, non avevo notato alcun segno da parte di nessuno dei due. Forse era solo una mia impressione: Santo era il più grosso, la nostra "mamma orso", teneva a ognuno di noi allo stesso modo. Eravamo i novellini da tenere d'occhio e proteggere; la sua preoccupazione era più che normale, dato che non avevamo fatto esperienze al di fuori delle esercitazioni e che quindi il nostro gruppo, come si poteva notare, non era molto unito. Quella era una cosa che veniva col tempo, la coesione e l'armonia sarebbero cresciute missione dopo missione insieme, ma adesso eravamo a volte in disaccordo, a volte testardi (quasi sempre in realtà), a volte fragili, altre forti.

Chissà cosa ne pensa del nostro compito con gli Avengers. Ha accettato come tutti gli altri, ma ci ritene adatti? Pronti? Forse no. Più tardi magari glielo chiederò, ma adesso abbiamo altro a cui pensare.

Kitty ci portò da Cessily, che appariva in forma. -Io non ho trovato niente, a voi come è andata?- ci domandò quando fummo tutti raggruppati per un veloce briefing.

-Indovina.- feci io sarcastica e seccata roteando gli occhi.

Lei si voltò subito verso John, incrociando le braccia al petto e linciandolo con lo sguardo. -John Allerdyce, non hai niente da dire?-

-Ho fatto ciò che dovevo.-

-Quello che volevi semmai.- ribattei io.

-John!- lo riprese Cessily esasperata.
-Ma che dobbiamo fare con te?-

-Forse sarebbe meglio concentrarci sulla simulazione. Quei soldati potrebbero arrivare da un momento all'altro.- intervenne Bobby sedando sul nascere altre discussioni, rivolgendo la nostra attenzione su cose più importanti.

Chiusi un attimo gli occhi. Non avevo accennato nulla al fatto che quelle, più che illusioni, erano proiezioni della mia mente e che potevo connettermi ad esse, e fu esattamente ciò che feci. -Ne dubito, stanno ancora inseguendo gli altri noi.- Cessily e Kitty mi guardarono come a chiedere spiegazioni, e con un gesto della mano feci intendere loro che glielo avrei spiegato dopo. -Ma non so quanto continueranno a farlo, né quanto riuscirò a mantenerle stabili.- aggiunsi sentendo sopraggiungere un'emicrania non da poco dovuta all'eccessivo sforzo, visto che il tutto stava nell'avere concentrazione a sufficienza per prolungare la magia, visto che era di quello che si trattava, e nel consumare seidr per utilizzarla. Nel complesso, sentivo stanchezza fisica e, appunto, un lieve mal di testa che probabilmente si sarebbe aggravato; quell'incantesimo non mi stavo esercitando a eseguirlo da molto, era una novità anche per me, e usarlo a lungo era assai difficile.

-Avevamo pensato che riunendoci con voi avremmo elaborato un piano, o la parvenza di uno. Attaccare a viso scoperto è sconveniente, oltre che pericoloso: hanno il vantaggio del numero e delle armi.- riepilogò pragmatico Bobby.

-Io non ho un'idea precisa, però ho pensato a una cosa poco fa.- dichiarai attirando la loro attenzione.

-Spara, ogni suggerimento è ben accetto.-

-Siamo pur sempre in una stanza, e noi ci troviamo a una delle estremità, più o meno, e i nostri nemici sono dal lato opposto. Potremmo distenderci lungo una linea retta e avanzare poco alla volta. Ognuno avrebbe solo un pezzo di terreno da gestire, ma non c'è certezza che i nemici si distribuirebbero come noi anziché concentrarsi in un solo punto.-

-Sarebbe una mossa azzardata, messa così.- rifletté Cessily, anche se non sembrava contraria all'idea. -Gli daremmo l'occasione per abbatterci uno alla volta separandoci. Inoltre, vista questa folta vegetazione non potremmo nemmeno tenerci d'occhio l'un l'altro.-

-Potremmo usare le sue illusioni per spiare il nemico in sicurezza, almeno per farci un'idea sul loro numero.-

-Non dico che sia contraria Santo, ma non sono certa che servirebbe. Come questi alberi sono sbucati dal pavimento, altri soldati-robot potrebbero uscire dai muri. Inoltre c'è la reliquia da recuperare, e non sappiamo dove sia.- dissi pensando come loro ad una soluzione.

-Soldati-robot?- domandò Kitty.

-A già, non c'eravate. Durante lo scontro abbiamo appurato che si tratta di combattere lattine ben armate, non uomini in carne e ossa. Non dobbiamo preoccuparci di ferire nessuno così.- spiegai loro. -Pensandoci bene, potremmo recuperare alcuni dei fucili di quelli che abbiamo già abbattuto e usarli contro di loro.- proposi. Così avremmo avuto delle armi per attaccarli a distanza.

-Resto dell'idea che sia Kitty a dover recuperare la reliquia, considerati i suoi poteri.- dichiarò Cessily con un'aria pensierosa.

-A proposito, qualcuno sa com'è fatta questa reliquia?- domandò quindi John.

-No.-

-Nada.-

-Embé? Andiamo là e scopriamolo! In modo cauto e sicuro, ovviamente.- feci io. -Ormai le illusioni di noi quattro non servono più, visto che sono arrivate alla fine della stanza. Al momento è rimasta solo la mia e...- mi interruppi un attimo per verificare cosa stessero facendo i soldati. -A quanto pare hanno preso a marciare verso di noi.- riferii con un sospiro.

-Forse se recuperiamo la reliquia la simulazione terminerà.- azzardò Kitty, parlando per la prima volta.

-Stark ha parlato di "abbattere i cattivi e recuperare la reliquia che stanno proteggendo", quindi può essere. Non è un'ipotesi da scartare a parer mio.- la appoggiai, con la sensazione che ci avesse visto giusto. Kitty mi sorrise, contenta che qualcuno le avesse dato ascolto, e ricambiai.

-Direi di proseguire su questa linea d'azione allora.- annunciò Cessily.
-Puoi creare anche un "pavimento" solido come i tuoi scudi su cui poterti muovere?- mi domandò guardandomi.

-Sì certo.- confermai, intuendo circa cosa avesse in mente.

-Dunque prenderai Kitty e vi muoverete sopra di noi, oltre la boscaglia, mentre noi a terra distrarremo il nemico. Che ve ne pare?-

-Tanto peggio di così non può andare.- commentò John con la sua solita strafottenza. -Io ci sto.-

Bobby annuì col capo e Santo scrollò le spalle. A lui non faceva molta differenza, essendo fatto di solida roccia; i proiettili non lo scalfivano e le granate le evitava solo perché ricomporsi non era molto piacevole, e ancor meno lo era ritrovarsi con un braccio o una gamba staccata. Mi chiesi se sentisse dolore in quella forma.

Kitty sollevò un braccio, parallelo al terreno, intimandomi con lo sguardo a imitarla e sorridendo con un'espressione da ebete.

-No.- asserii decisa, ma lei non smise di sorridermi speranzosa e sbattere gli occhi. -No, scordatelo.- ribadii facendo una smorfia. Guardai altrove per ignorarla, ma sapevo che non avevo su di me solo il suo sguardo ma anche quello degli altri. Restai così, girata verso un punto indistinto della boscaglia per un paio di minuti nei quali gli altri, ad eccezione di John, avevano poggiato la mano sopra quella di Kitty e guardavano noi altri per farci pressione. -Non siamo dei bambini! Abbiamo una missione, muoviamoci!- chiosai esasperata, risultando irascibile per lo sforzo compiuto, oltre che per la sonnolenza che non mi aveva abbandonata, ma che era stata temporaneamente soppiantata dall'adrenalina rilasciata dal mio corpo.

-Non ci muoveremo prima di fare questo.- dichiarò Cessily seria, ma con aria divertita.

Mi guardai le scarpe, e ragionai. Avrebbero benissimo potuto rimanere così fino all'indomani, e io volevo dormire un po' prima di cena, e prima finivamo, più potevo riposare in santa pace.

-Andate al diavolo!- sbottai avvicinandomi a John e prendendogli la mano destra, unendo poi le nostre mani con quelle degli altri e sollevandole al cielo in sincrono.

Kitty mi raggiunse ancora sorridente, dandomi un colpo di bacino che ricambiai, concedendole un piccolo sorriso, ma il suo svanì poco dopo.
-Stai bene? Hai una faccia...-

-Sono solo stanca. Ricordi? Nottata insonne, nulla di grave.- la rassicurai immediatamente, ben sapendo quanto potesse insistere sulla questione. Raccolsi il seidr compattandolo a formare una piattaforma abbastanza grande affinché potessimo starci entrambe. -La carrozza ci attende, madame.- feci, cedendole il passo e porgendole la mano per aiutarla a salire.

-Grazie, monsieur.- salì, rischiando di perdere l'equilibrio; il seidr dopotutto è energia, renderlo solido come una lastra di marmo era impossibile; era malleabile, più simile a un cuscino supermorbido. -Sembra un materasso ad acqua.- commentò, preferendo sedersi che restare in piedi, e la imitai.

-È vero.- ammisi. Avrei potuto indurire la lastra di energia, ma rischiavo di non riuscire a mantenere quella forma a lungo. Dovevo allenarmi ancora molto. Mi lasciai sfuggire un lungo sospiro a quel pensiero.

-Qualcosa non va?- si preoccupò Kitty mentre innalzavo il nostro tappeto magico da terra con uno sforzo non indifferente.

-No, tutto a posto.- risposi stringendo i denti. -Devo abituarmi allo sforzo, tutto qui.-

Era più difficile di quel che pensassi, ma loro contavano su di me per questa parte di piano, su di noi per prendere quella maledetta reliquia. Non potevo arrendermi, anche per orgoglio: avevo accettato, dunque ne ero capace; praticamente avevo assicurato di poterlo fare quando, in realtà, non lo avevo mai fatto prima d'ora. Mi sarei tirata volentieri uno schiaffo, ma Kitty mi avrebbe presa per pazza, o scema.

Aspettai a salire oltre i due metri, cercando di impratichirmi in fretta. Tempo non ne avevamo molto, i soldati si stavano avvicinando, e la stanza non era immensa. E non potevamo certo scappare, in primis per il suddetto motivo, in secondo posto perché saremmo sembrati dei codardi. Eravamo arretrati, ci eravamo lasciati un po' prendere dal panico, ma ora eravamo pronti a contrattaccare.

Guardai un attimo di sotto, aspettando il via da Cessily, che arrivò pochi istanti dopo. Gli altri corsero nella foresta, non preoccupandosi per i rumori occasionali che producevano; sarebbero serviti ad attirare maggiormente l'attenzione su di loro intanto che noi proseguivamo dall'alto.

-Che dici, facciamo partire il "tappeto magico"?- domandai a Kitty, che con uno sguardo determinato annuì.
Portai in alto il "tappeto magico" spostandomi dapprima verso sinistra, in cerca della parete; mi mossi lentamente, temendo di andarci a sbattere contro, e tastai con le mani alla sua ricerca aiutata da Kitty. Quando la trovammo, procedemmo seguendola. Gli altri avrebbero radunato più nemici che potevano al centro e verso destra, allontanandoli da noi per facilitarvi il compito; se poi alcuni sarebbero rimasti indietro, ce ne saremmo dovute occupare noi.

Aumentai la velocità progressivamente senza godermi la vista, ripromettendomi però che alla prossima scampagnata per i boschi mi sarei soffermata ad ammirarli dall'alto.

Non ci mettemmo molto a percorrere l'intera lunghezza della stanza e ritrovarci all'altro lato come da programma. Da dove ci trovavamo era visibile un piccolo gruppo di soldati evidentemente a protezione della misteriosa reliquia. Osservando con attenzione tra gli alberi notai alcuni di loro appostati su vari rami e con le armi puntate nella direzione dalla quale erano in arrivo i nostri compagni,  indietro di molti metri, segno che non avevano idea che noi fossimo lassù. Ne contai otto a terra e tredici sugli alberi, ma sicuramente ce n'erano degli altri che non vedevo.

Kitty mi dette un colpetto sulla spalla con la mano per richiamare la mia attenzione, indicandomi un punto ben preciso. -Quello non è lo scudo di Captain America?-

-Bingo!- esclamai ghignando soddisfatta. -Ottimo lavoro. Ora non ci resta che superare i robot di guardia.-

-Quanti sono?-

-Otto il gruppetto a terra; sugli alberi ne ho contati tredici, anzi quattordici, ne ho appena visto un altro.- le riferii cercando di farmi venire un'idea su come agire. -Senti qui: io mi piazzo davanti a loro e attiro il fuoco, tu invece scendi qui, li raggiri e prendi lo scudo.-

Mi rivolse un'occhiata gelida, arrabbiata. -Scordatelo. Sei stanca, si vede chiaramente; non reggeresti.-

Le sorrisi sorniona. -Ho ancora abbastanza energia per uno scudo più che resistente, e se sarai veloce avrai da preoccuparti ancor meno.- la tranquillizzai, sapendo però che non avevo tutta questa energia, tenendo conto di tutti i colpi che avrei dovuto incassare, quindi non da resistere più di una manciata di minuti. -E se vedrò di essere in difficoltà userò un'illusione per distrarli e mi riparerò dietro... vediamo... quel masso laggiù, lo vedi? Vedrai che andrà tutto bene. Dritti alla meta...- recitai alzando il pugno.

Lei roteò gli occhi, battendo il pugno col mio. -... e conquista la preda.-

-Andiamo, è un bel motto!- esclamai divertita facendo scendere la piattaforma di magia. La punzecchiai un po' con le mani. -Dai, dillo che ti piace. Lo so che ti piace!-

-Okay, è carino. L'ho detto. Ora andiamo.-

-Agli ordini.- le feci il saluto militare e prosegui verso il punto più vicino a quel masso, ma prima tornai un po' indietro e poi avanzai verso la meta, così da far sembrare che provenissi dalla stessa direzione degli altri.

Avanzai comunque con cautela, evitando di sprecare energie sin da subito, sfruttando gli alberi per proteggermi e nascondermi. Quando fui abbastanza vicina usai il seidr per buttare giù da un albero uno dei cecchini, attirando così l'attenzione di tutti gli altri. Uscii allo scoperto e alzai lo scudo, venendo investita da una raffica infinita di proiettili; cercai di avanzare di qualche passo per mostrarmi una minaccia ai loro occhi e far sì che, vedendomi avvicinarmi all'obiettivo, quelli a terra si avvicinassero a me abbandonando lo scudo e permettere così a Kitty di muoversi indisturbata. A conti fatti rischiavo più io di lei dato che poteva rendersi intangibile a tutto, però se per caso un proiettile la colpisse anche solo di striscio sarebbe più grave di quanto accadrebbe se ferissero me, visto il mio fattore di guarigione.

Con la coda dell'occhio vidi Kitty avanzare correndo; gli occhi e soprattutto le armi dei soldati erano puntate su di me e lo scudo stava facendo il suo lavoro. Sussultai spaventata quando un proiettile mi passò vicino al braccio destro bucandomi la felpa -fortunatamente di una taglia più grande, dato che avevo insistito per comprarla anche se mancava la mia taglia- e capii che lo scudo stava cedendo. Aveva lasciato passare un proiettile, e questo mi aveva quasi colpita; dubitavo che sarei stata altrettanto fortunata nei seguenti minuti.

Sbrigati Kitty, pregai interiormente, concentrando le ultime energie per rendere più resistente lo scudo e guadagnare ancora un po' di tempo.

Un altro proiettile attraversò la barriera conficcandosi a pochi centimetri dal mio piede sinistro, e strillai per la sorpresa. -Oh porca trota.- non mi trattenni dal dire mentre osservavo lo scudo sgretolarsi, privo dell'energia sufficiente a stabilizzarlo.
-No no no no no!-

Pochi secondi ancora e sarei stata completamente scoperta.

-Fra!- la voce di Kitty attirò la mia attenzione come un faro nell'oscurità.
-Prendi!-

Inizialmente non capii, ma quando vidi un disco volare sopra le teste dei soldati capii: saltai e lo afferrai con forza, e mentre atterravo mi raggomitolai dietro di esso facendomi più piccola che potessi e mi ci nascosi dietro, mentre un'altra ondata di pallottole veniva scaricata su di me, ma questa volta fu lo scudo di Cap a salvarmi.

Trattenni il respiro e chiusi gli occhi, mentre un fastidioso rumore mi rimbombava nelle orecchie, generato dallo scontro dei proiettili con lo scudo. Quando finalmente ci fu silenzio tirai un sospiro di sollievo. Ancora stringevo possessivamente lo scudo, consapevole che senza quello mi avrebbero resa molto simile ad un formaggio: piena di buchi ovunque.

Mi alzai in piedi lentamente, tendendo lo scudo a difesa del busto e della testa. Le gambe mi tremavano appena, e pian piano il mio respiro si regolarizzò. Avevo rischiato la pelle, ed era solo una simulazione!

Abbassai lentamente lo scudo scoprendo il viso, e mi calmai quando vidi i soldati-robot immobili e con le armi abbassate; forse erano stati spenti. Mi avvicinai a uno sfruttando ancora lo scudo come difesa e gli toccai la testa; non notando alcuna risposta, lo spinsi con più forza, e questo "cadde come corpo morto cade". Solo allora mi permisi a rilassare il braccio che stava reggendo lo scudo, asciugandomi la fronte bagnata col braccio libero.

Incrociai lo sguardo con quello di Kitty, che sorrideva piena di sollievo.

Sollevai il braccio sinistro, che teneva lo scudo, verso di lei. -Grazie. Era proprio quello che mi serviva.-

-Non ti sei spostata dietro... al masso.- disse, interrompendosi a causa del fiatone, dovuto probabilmente alla corsa fatta per recuperare lo scudo, indicando il masso con un cenno del capo.

-Volevo sfruttare fino all'ultimo secondo.- risposi andando a sedermi sulla roccia, facendole segno di sedersi accanto a me.

Ora che la simulazione era finita regnava il silenzio, che venne interrotto da un rumore di passi che intuii fosse prodotto dai nostri amici in avvicinamento.

-Ehi.- li salutai alzando lo scudo verso di loro. Notai i loro occhi illuminarsi nonostante la stanchezza.

-È proprio quello?- domandò eccitato Bobby.

Ne rimirai l'aspetto, i classici colori che richiamavano la bandiera americana e l'enorme stella al centro, girandomelo tra le mani. -Non so se è quello vero, ma se ce lo ha messo Stark...- me lo tolsi e lo passai a loro. -Tutto vostro.- Mi sarebbe piaciuto giocarci un po', ma la stanchezza prese il sopravvento.

Mi sdraiai sul masso, esausta. Non mi era rimasta neanche una goccia di energia, a Loki non sarebbe piaciuto: mi aveva spiegato e ripetuto più volte che bisognava sempre avere una riserva di seidr per le emergenze, e io lo avevo consumato tutto. Non che la Torre fosse un posto pericoloso sotto attacco ogni giorno, e di certo non mancavano le misure di sicurezza. Con un lungo riposo sarei tornata come nuova.

Ero già assopita quando qualcuno mi toccò il braccio spingendomi con gentilezza. -Svegliati, la stanza sta tornando come prima. Se non ti sposti per tempo...- non finì la frase che la terra mi mancò sotto i piedi e caddi sul pavimento.

Ci pensò quella botta a svegliarmi. Mi misi seduta massaggiandomi la testa dolorante. -Ahia.- Allungai un braccio in cerca di aiuto per alzarmi, che mi venne dato da Cessily.

-Tutto a posto?- mi chiese quest'ultima.

-A parte stanchezza e questo colpo imprevisto, tutto bene.- risposi coprendo uno sbadiglio. -Abbiamo finito?- chiesi a nessuno in particolare, notando che la stanza delle simulazioni (si, era decisamente un momento fin troppo lungo) era tornata come prima.

L'attenzione generale si concentrò sulla porta, che era ricomparsa (o forse c'era sempre stata?), dalla quale sbucarono Stark e Rogers uno accanto all'altro; la differenza di altezza fra i due era quasi ridicola.

-Avete fatto un ottimo lavoro.- si complimentò Rogers passando lo sguardo su ognuno di noi. -Avete lavorato come una squadra e dimostrato di saper pensare in fretta nelle situazioni critiche. Occhio però a non trascurare la cautela quando improvvisate.- continuò guardando infine verso di me, e potrei giurare di aver percepito una nota di rabbia nella sua voce.

-Io dico che è stata brava.- lo contestò Stark, probabilmente per andargli contro e stuzzicarlo, e questa consapevolezza non mi fece apprezzare neanche un po' il complimento.

Rogers si voltò verso di lui; i suoi occhi, di un azzurro limpido, sprizzavano una severità assurda, ma comprensibile.
-Ha ragione. Avrei dovuto stare più attenta.- chiosai con un tono rilassato ma al contempo severo, impedendo loro di discutere sulla questione, anche perché mi ero già resa conto dello sbaglio. Ero stata veloce a pensare, e nonostante avessimo avuto successo c'era stato il serio rischio che restassi ferita, e non solo io. Avrei dovuto considerare maggiormente le mie condizioni, sapevo che non avrei retto! Eppure la cocciutaggine e l'orgoglio mi avevano impedita di vedere chiaramente: sicuramente c'era un altro modo -c'è sempre un altro modo- ma non mi ero concessa di cercarlo, causa anche la fretta.

Rogers inchiodò i suoi occhi nei miei. Vi leggevo severità, ma anche preoccupazione; poi si calmò, forse perché il pericolo era passato, o perché non era successo nulla di grave o irrimediabile e io stessa avevo ammesso l'errore.
-Che sia una lezione per tutti: non dimenticate mai di agire con cautela. La sicurezza e la salute vostra e dei vostri compagni sono più importanti di qualsiasi cosa, anche della missione stessa.-

-Ciò non toglie che siete in missione e che avete un compito da portare a termine. Non è detto che ci siano altre occasioni, perciò dovrete far sì che non sia stato tutto inutile. Dovete metterci impegno e ingegno, ma come ha detto Capitan Ghiacciolo qui...- Stark si fermò un attimo, anche lui squadrandoci uno ad uno. -Non giocate con la vostra vita. Non siete soli, guardatevi le spalle a vicenda. La vita è una soltanto, custoditela. E ora forza, a farvi la doccia. Puzzate!- concluse con divertimento, alleggerendo la tensione.

Uscimmo dalla stanza, e passando accanto al Capitano Santo gli restituì lo scudo; essendo l'ultima potei ascoltare le ultime parole che si scambiarono i due Avengers.

-Non mi aspettavo tanta maturità. Mi hai sorpreso.- commentò Rogers con un sorriso compiaciuto.

-A star con te mi hai trasmesso la tua moralità. Brr.- mimò Stark, probabilmente anche col corpo.

-Non ricominciare con quella storia.- lo ammonì l'altro, e lo immaginai alzare gli occhi al cielo, ma le sue parole mi confusero. Cosa intendeva?

-Non so proprio di cosa tu stia parlando.- rispose il moro, e potrei giurare che stesse sorridendo come il vecchio volpone che era. -Hai finito di origliare?- domandò poi, ed essendo rimasta indietro rispetto al gruppo capii parlasse con me.

-Direi di no.- dissi girandomi e proseguendo camminando all'indietro. -Magari finisco per scoprire qualcosa di interessante.-

Stark corrugò la fronte. -Ci stai spiando?-

-E perché dovrei? A meno che non abbiate qualcosa da nascondere.- asserii assottigliando lo sguardo.

-Fila via!- borbottò Stark seccato ma sorridendo e accompagnando le parole con un movimento del braccio. Praticamente mi aveva appena mandata a cagare.

-Sissignore!- risposi divertita e scomparendo alla loro vista, diretta nella mia camera per poter finalmente dormire.










Spazio autrice

Buondì a tutti 😘

Avete passato un buon San Valentino?

Io sì, contando che sono single e che una mia amica mi ha invitata al cinema (col suo ragazzo, ma dettagli), preferendo me a lui. Commovente.

Comunque, parlando del capitolo: sappiate che ho dovuto separarlo in due perché ero già a 7000 parole più o meno e mi mancava ancora un bel po' per finirlo, e mi sembrava pesante farlo così lungo (anche perché comunque ho quasi raggiunto le 6000 parole).

Anyway, spero vi sia piaciuto!

Spero di non essermi fatta sfuggire nessun errore, mi scuso se ne avete trovati.

Alla prossima 🤗

🌟🦋vostra Fra🦋🌟

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