15 - Questo non lo avevo previsto
La Avengers Tower era a dir poco straordinaria.
Tralasciando le noiosità burocratiche, finanziarie e del commercio, c'erano meraviglie dietro ogni angolo!
L'edificio era provvisto di un sistema di controllo automatico che si occupava della difesa su larga scala dell'edificio, faceva da segreteria e da agenda personale: si trattava di un'intelligenza artificiale costruita da Tony Stark chiamata Jarvis, la stessa che avevamo sentito in ascensore, connessa all'intera struttura. Era praticamente il maggiordomo di Stark, solo in formato digitale, ma altrettanto servizievole.
Altra cosa strabiliante era la stanza delle simulazioni. Lì dentro poteva accadere di tutto, bastava inserirlo nelle "condizioni" che permettevano di impostare la stanza a proprio piacimento. Non ne capivo granché di robotica, informatica e tutte queste cose da ingegnere specializzato, ma si poteva affermare con certezza che quella stanza era un vero gioiello della tecnologia.
All'inizio non mi sembrava nulla di speciale, anche perché non avevo ascoltato minimamente le spiegazioni di Emily in ascensore; appariva come un'enorme camera dai muri alti circa sette metri, completamente bianca e priva di finestre. Ricordava piuttosto la stanza di un manicomio degli anni '80, squallido e monocromo, ma più pulito e grande.
L'unica differenza era la cabina di controllo esterna, dalla quale gli occhi imperscrutabili di Steve Rogers analizzavano a fondo i monitor collegati alle telecamere nascoste che tappezzavano le pareti.
Il Capitano si era offerto di mostrarci gli ultimi piani della torre, e la prima cosa a cui i ragazzi avevano puntato era stata proprio la stanza delle simulazioni, per la quale avevano implorato (quasi in ginocchio) di poter sperimentare loro stessi.
A dispetto di quel che ipotizzai, squadrando un attimo il nostro gruppo di adolescenti in totale estasi, ad eccezione della sottoscritta - ed avevo pure soffiato seccata, dato che l'unica cosa che volevo era stendermi su di un letto e recuperare le ore di sonno arretrato -, Rogers accettò di buon grado.
Con passo sicuro e spedito, con le spalle aperte e la schiena rigida (e ciò mi ricordò che era stato addestrato dall'esercito) ci aveva guidato fino alla suddetta stanza, dove adesso aspettavamo con impazienza, chi più chi meno, di iniziare la simulazione.
-Quanto ci vuole ancora? Non sto più nella pelle!- pigolò Bobby iperattivo, camminando avanti e indietro nella stanza con un'espressione di puro entusiasmo in volto. I suoi occhi brillavano come quelli di un bambino a Natale e le sue labbra erano stirate in un ampio sorriso che solcava le guance rosee mettendo in mostra la pallida dentatura del mutante. Non potei trattenere un risolino divertito a quella scena.
Anche Santo si era piuttosto gasato, lui che di solito era più professionale; aveva già assunto un aspetto roccioso e scagliava qualche debole pugno nell'aria come a colpire un nemico immaginario, riscaldandosi per essere pronto a qualunque cosa si sarebbe ritrovato davanti a breve.
John come il più delle volte stava giocando col suo accendino, aprendolo e chiudendolo in continuazione, producendo un tic metallico che echeggiava sussurrato nella stanza, non distogliendo gli occhi un attimo dalla piccola fiamma che lo attirava come una falena, modellandola e rigirandosela fra le dita di tanto in tanto in piccoli anelli di fuoco.
Kitty invece aveva preso a chiacchierare con Cessily. Distaccata com'ero non mi ero neppure accorta che stavano ridendo animatamente, probabilmente per qualcosa di buffo detto da Kitty.
In quell'istante mi sentii meno mutante, meno parte del gruppo; mi sentii fuori luogo, e il mio sguardo si perse in quelle vuote pareti nivee. Non mi dispiacque quel momento di solitario silenzio, ma in piccola parte, nel profondo più profondo del mio animo, mi fece provare una sensazione di disagio, come per paura di venir isolata non per mia volontà, ma per volere degli altri che mi vedevano per ciò che ero veramente: una mezza aliena che per tutto il tempo si era presa gioco di loro, li aveva ingannati volontariamente e giocato con le loro vite felici.
Venni scossa da un tremito, ma non per il freddo in senso letterario, bensì per la fitta al cuore che provai al pensiero. Sarebbe stato orribile se avessero scoperto la verità, dovevo impedire a tutti i costi che accadesse, ma la possibilità che invece tutto venisse rivelato era reale. Non avevo la certezza che prima o poi avessero indagato più a fondo sulla mia mutazione, sui miei poteri, sulla mia famiglia in cerca di altri come me tra i miei parenti; e cosa sarebbe accaduto quando non avrebbero trovato nessuno, ma solo un DNA per nulla mutato ma molto sconosciuto?
Scossi la testa con un movimento minimo; non dovevo pensarci, anche se era la realtà delle cose. Se lo avessero scoperto, e quando, allora ci avrei riflettuto e avrei provveduto. Ora dovevo concentrarmi su questa dannata simulazione che tardava ad iniziare e per la quale mi era impedito riposare almeno un po' su un comodo letto da ricconi.
Una stretta morbida ma decisa mi cinse la spalla all'improvviso, provocandomi un leggero sussulto. Mi voltai e venni catturata da uno sguardo nocciola e preoccupato, profondo e serio come non lo avevo mai visto.
-Tutto bene ragazzina?- mi domandò Stark l'istante in cui mi voltai. -Stavi fissando con fin troppo interesse una parete vuota. Va tutto bene?-
Non mi ero neppure accorta che fosse entrato e si fosse avvicinato, intenta com'ero a rimuginare.
Mi sorprese la sincera preoccupazione nella sua voce; le uniche volte in cui ci eravamo parlati era stato per punzecchiarci a vicenda e parlare di argomenti irrilevanti per i nostri compiti da eroi. C'era sempre sarcasmo, velato o meno, e un po' di astio da parte mia per l'immaturità che il più delle volte Stark dimostrava nonostante la sua maggiore età e che mi irritava assai; ma nell'uomo che in quel momento avevo difronte vedevo il dolore che aveva provato, i traumi subiti per la mancanza di affetto e per la brutta esperienza vissuta che gli aveva donato l'identità di supereroe. Vedevo l'uomo prima spezzato e poi riassemblato riflesso in quello sguardo scuro e nelle rughe d'espressione che ne tappezzavano il viso.
Però, non avrei mai detto che sapesse comportarsi da adulto. Questo sarebbe stato da raccontare, se solo avrebbe avuto senso omettere perché si era improvvisamente preoccupato per la mia salute, cioè la mia intensa attività di fissatrice di pareti.
-Si certo. Stavo solo pensando. Io penso sempre, anche quando non serve. Ho sempre mille pensieri a ronzarmi nella testa.- divagai generica. Riflettendoci un attimo, mi resi conto che per una volta non mi aveva chiamata cerbiatta come suo solito, segno che aveva veramente assunto un'aria più severa della solita spensierata.
Sorrise istintivamente distogliendo lo sguardo, ora più rilassato, come se capisse esattamente cosa intendessi, e sbuffò divertito regalandomi delle pacche amichevoli sulla schiena. -Aaah ti capisco bene. Si dice che le persone più intelligenti pensino di più degli altri, ma che tengano questi pensieri per se stessi.- chiosò allontanandosi con passi svelti verso la porta.
-Vuol dire che mi consideri intelligente?- gli chiesi ridacchiando.
Ignorò bellamente la mia domanda, e anche se di spalle, lo immaginai mettere su un broncio infantile; non gli piaceva dispensare complimenti ai primi che aveva a tiro, era più tipo da regalare sorrisi e insulti, pesanti o meno. Un bambinone insomma.
Illudendomi di essermelo tolto dai piedi, vidi Stark avvicinarsi alla parete accanto alla porta, dove premette alcuni pulsanti che dalla mia distanza non distinsi; vidi solo una sorta di pannello di un azzurro pallido e le dita di Tony premere qua e là sullo schermo digitale lasciando impronte pallide lì dove passavano; appena ebbe finito di pigiarla in modo a mio parere casuale, la piattaforma rettangolare venne riassorbita nella parete.
Le pareti vennero immediatamente attraversate da un'onda di vibrazioni, scatenate presumibilmente dai comandi appena impostati da Stark, ed io e i miei compagni osservammo lo strano fenomeno avvenire intorno a noi fino a trasformare virtualmente il terreno e le pareti: dapprima si diffuse dal pavimento un colore carbone che successivamente si schiarì in un più consistente nocciola, per poi invadere le pareti creando un paesaggio apparentemente boschivo, col soffitto a sostituire un cielo puntellato di nuvolette sparse. Dopo alcuni secondi di stallo dal pavimento nacquero nuove piccole scosse e mi accorsi che alcuni oggetti dal materiale indefinibile erano sbucati da rientranze nascoste nel terreno, prendendo l'aspetto di alti abeti. Sembrava quasi di essere su in montagna - e io in montagna avevo spesso fatto escursioni con mio fratello e alcuni amici di Verona, per cui non mi colpì particolarmente l'ambientazione, anche se dovevo ammettere che era davvero molto realistica - con la differenza che non c'era un solo sbuffo di vento e nell'aria non aleggiava il tipico odore di resina ed erba che profuma abitualmente quei tipi di boschi.
Attraverso la coltre di alberi si poteva facilmente scorgere un gruppo di persone vestite completamente di nero e armate fino ai denti. Da dove fossero sbucate non lo capii mai, ma non ci riflettei a lungo. Che importava da dove fossero sbucati quei soldati? Dovevo ricordarmi che eravamo in una stanza per le simulazioni, quindi poteva benissimo trattarsi della simulazione di una delle missioni che avremo compiuto con gli Avengers in quelle settimane.
La luce del sole sembrava filtrare attraverso i rami, irradiata da qualche fonte artificiale, rendendo la simulazione ancor più realistica; l'unica cosa che non poteva ricreare erano le centinaia di migliaia di aghi ormai secchi che solitamente ricoprono il suolo quasi uniformemente. Quel particolare era dato da un'illusione del pavimento, per la quale il terreno pareva composto solo da aghi, rocce e muschio; mi piegai per tastarne la consistenza, che risultava liscia, rimasta invariata.
Sbuffai con lieve cipiglio a quella visione; mi piaceva affondare i piedi nei cumuli di aghi e terra, lo trovavo rilassante e divertente (anche se a volte me ne entravano un paio nelle scarpe pungendomi i piedi); inoltre rendevano il terreno più morbido, così a camminarci sopra per ore non ti venivano dolori alla pianta del piede, una vera fortuna dato che soffrivo di tallonite e il più delle volte tornavo a casa dalle scampagnate in montagna, oltre che esausta, dolorante oltre ogni limite.
-Allora bambini, li vedete quei tipi lì davanti?- parlò Stark da un punto indefinito. Mi girai e non lo vidi più dietro di me, e non c'era più nemmeno la porta, solo fitta boscaglia.
-Quelli vestiti alla men in black?- lo interruppe John strizzando gli occhi e fissando con più attenzione i tizi che io avevo già individuato. Nel mentre ci raggruppammo in un unico punto e acquattammo per nasconderci alla loro vista, sfruttando alcuni massi per non farci individuare.
-I men in black indossano giacca e cravatta, hanno classe da vendere e un look invidiabile. Questi qui invece sono soldati in piena regola, con gli anfibi e i giacconi antiproiettili, e non hanno la loro aria amichevole.- lo corressi linciandolo con lo sguardo.
-Ok, scusa!- biascicò con irritazione sollevando le mani in segno di difesa.
-EHM.- tossì Stark per richiamare l'attenzione, e noi ci zittimmo. -Come stavo dicendo, quei tipi sono i cattivi, li dovete abbattere e recuperare la reliquia che stanno proteggendo.-
-Buona fortuna.- ci augurò il Capitano, non aggiungendo altro alle indicative di Stark.
-Che volete che sia? Vado là, li brucio tutti e la facciamo finita.- borbottò John alzandosi, ma prontamente Cessily lo afferrò al polso tirandolo giù con forza.
-Prima cosa John: questa è una simulazione di gruppo, perciò elaboriamo una strategia e affrontiamoli insieme.- ribadì Cessily con un'aria autoritaria.
-E vorrei aggiungere che probabilmente i signori Avengers là fuori vogliono valutare le nostre abilità, la nostra capacità di lavorare in gruppo e seguire gli ordini, visto che è ciò che faremo con loro in missione.- spiegai con serietà e una nota di pacata ovvietà nella voce, percepibile come una sfumatura di velata ironia. -Quindi mister li brucio tutti, e qui ti commento con un sentito 'ma che cazzo dici, quelle sono persone, mica bistecche da grigliare'- commentai stizzita e incredula interrompendomi nuovamente, preda di un bisogno istintivo di menarlo per l'immensa sciocchezza che aveva detto, desiderosa di rendergli chiaro che bruciare le persone era una crudeltà assoluta che non gli avrei certo permesso, col rischio poi di uccidere qualcuno (anche se si trattava dei nostri nemici);,ma mi trattenni, appuntandomi di fargli la predica dopo e continuando il mio monologo. -Perciò vedi di non agire d'impulso o fare lo stupido come tuo solito, questa dimostrazione ci serve anche per fare bella figura. Cerchiamo di non sembrare dei novellini sconfusionati e incapaci.- puntualizzai con un certo nervosismo. Alcuni annuirono, d'accordo con le mie parole.
John si morse il labbro per l'irritazione, evitando di sproloquiare inopportunamente e, soprattutto, di inveire contro di me; strinse i pugni con rabbia, e immaginai cosa sarebbe invece accaduto se avesse generato il fuoco da sé. Probabilmente avrebbe incenerito mezza stanza senza pensarci troppo.
Rivolgemmo dunque la nostra attenzione a Cessily, la quale aveva un'espressione contratta, segno che stava riflettendo sul da farsi. Pareva avere un'idea per superare la prova, ma non parlò preferendo guardarci prima in volto e prendere i nostri timidi sorrisi e i cenni d'assenso come un via per parlare. -Il piano è questo. Kitty e Francesca, voi partirete per prime: i vostri poteri vi permetteranno di difendervi e non essere ferite, così potrete fare una veloce ricognizione del campo a viso aperto e attirando al contempo l'attenzione del nemico. Tu Kitty andrai a destra e li aggirerai, Francesca farai la stessa cosa a sinistra.- spiegò, con una tale sicurezza che pareva avesse a mente il piano da una vita intera, tracciando sul terreno con il dito una croce, il nemico, e due frecce curve che lo circumnavigavano su lati opposti. -Quando vi sarete quasi ricongiunte all'altro lato del campo dietro le schiere nemiche partirà Santo alla carica.- continuò aggiungendo un'altra freccia, stavolta dritta, in direzione della croce. -Attaccherai frontalmente e abbatterai più nemici possibile, poi quando il loro numero si sarà sfoltito entreranno in azione John e Bobby da un lato, mentre io andrò nell'altra direzione e Kitty e Francesca mi verranno incontro. In questo modo accerchieremo i restanti soldati e li stenderemo. Infine prenderemo la reliquia e il gioco sarà fatto.-
Spalancai gli occhi e sorrisi colpita. Quello era un buon piano, ma c'era un'eventualità che non aveva calcolato. -E se nei dintorni ci fossero altri nemici? Non sarebbe meglio fare una ricognizione preventiva?- feci notare con aria pensierosa. Se dopo aver accerchiato gli ultimi soldati ancora in piedi dopo il nostro attacco ne fossero sbucati altri dalla boscaglia, saremo stati noi ad essere circondati, da ogni lato.
-Allora restate qui, tenete le orecchie e gli occhi ben aperti, non perdete di vista il gruppo lì dietro. Farò una ricognizione veloce in tutta l'area, passerò inosservata modellando un po' la mia forma metallica. E restate in silenzio, lo sto dicendo a voi due.- dichiarò, puntando lo sguardo su Bobby e John, che nel gruppo erano quelli più rumorosi con i loro continui battibecchi.
Annuimmo al suo piano e si tuffò nella vegetazione, scomparendo alla nostra vista.
-Io non ci sto. Voglio combattere.- commentò con un broncio infantile John. Sembrava proprio un lattante.
-Hai capito l'importanza di questa cosa? Non puoi fare di testa tua! È fondamentale che ci atteniamo al piano di Cessily.- asserì Bobby con un'espressione concentrata. Almeno lui lo capiva quando era il momento di diventare seri e cooperare.
-E se non mi andasse bene il suo piano?- domandò per ripicca il biondo, come a voler incitare una qualche azione da parte di Bobby.
-Ti svegliavi fuori prima e la bloccavi, invece di ascoltare l'intero piano e farti venire i giramenti di maroni solo perché non puoi fare di testa tua!- esclamai imbufalita, mantenendo un tono di voce relativamente basso. -Tu seguirai il piano, e se qualcosa va storto per colpa tua ti ritroverai a fare un viaggio sensazionale alla scoperta dei detriti di coprolite rimasti appiccicati sul fondo del vaso di maiolica e relativo sciacquone collocati nella stanza da bagno!- lo minacciai additandolo; il mio sguardo pieno di follia suggerì a Kitty di sculettare qualche centimetro lontana da me. Quanto avrei voluto che questa reazione fosse avvenuta da parte di John, ma a quanto pareva era troppo idiota da comprendere quando una persona lo minacciava. E io lo avevo appena minacciato. E lui non aveva recepito il messaggio. E quindi avrei goduto un mondo nell'infilargli la testa nel cesso a prova finita, con tanto di video ricordo.
Sospirai, cercando di riprendere contegno. Sebbene fosse solo una simulazione e non una missione vera, non potevo permettere che le mie emozioni offuscassero la mia mente; dovevo restare lucida e concentrata. Ma il dubbio che John sarebbe potuto lanciarsi all'attacco in ogni momento mandando a monte il piano di Cessily mi tartassava come un tarlo; se fosse uscito andando all'attacco, cosa avrei atto? Lo avrei fermato, magari con l'aiuto degli altri? O lo avrei lasciato fare e avremmo improvvisato tutti?
No no, pessima idea. Lo avremo bloccato a terra con ogni mezzo; Santo ci si poteva sedere sopra, soffocarlo e magari incrinargli una o due costole; Bobby invece lo avrebbe congelato, paralizzandogli i muscoli a tal punto da non riuscire a muoversi; io avrei potuto usare il seidr in più modi, come immobilizzarlo con una rete di energia, entrargli nella testa e annullare ogni suo pensiero, evocare un serpente e avvelenarlo. C'erano molti modi per fermarlo in caso avesse tentato di rovinare il piano, non sarebbe riuscito nell'intento.
-EHI VOI! SIAMO QUI BABBEI!-
Oh no. Questo non lo avevo previsto.
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