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/Per l'ultima volta/

"E non c'è un posto per te,
e non c'è un posto per noi,
dimmi che aspetti la vita che io stesso vorrei.
E non c'è un posto lo sai,
resta un momento se vuoi,
svuota il destino come un giorno che non tornerà mai."
Ultimo - Dove il mare finisce.

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(L'ascolto della canzone è facoltativo.)

Per Stéphane, il tragitto fu breve. Si era incamminata a passo veloce, con il cuore che sembrava uscirle dal petto da un momento all'altro. Voleva vederlo, e se possibile, anche urlargli contro. Aveva spento il cervello, non riusciva più a ragionare, pensava solo ed esclusivamente alla chiamata che aveva appena ricevuto. Avrebbe voluto dirgli di lasciarla in pace, ma al suono della sua voce rauca, non aveva saputo dire di no.
Girando l'angolo, lo vide. Vestito come al solito: camicia bianca sbottonata sul petto, cravatta di velluto rosso leggermente allentata e il cappotto nero che aderiva perfettamente al suo fisico. Sembrava aver appena finito di lavorare.
La cosa strana, era che non portava gli occhiali. Due pietre rosse si posarono su di lei, uno scambio di sguardi che la diceva lunga sulle loro emozioni. Da una parte, profondo rammarico per aver allontanato l'unica donna che avesse suscitato in lui profondo desiderio; dall'altra, un radicato orgoglio che non le permise di osservare con attenzione un uomo ferito, coperto da tante finte apparenze.
Se fino a quel momento aveva corso come una gazzella, ora sembrava una tartaruga per quanto lentamente camminava.
<<Chi non muore, si rivede.>> Partì subito alla carica, abbassando lo sguardo solo per cercare le chiavi del portone di casa.
<<Noto con dispiacere, che non hai affatto migliorato i tuoi modi di fare.>> Rispose lui, muovendosi per starle dietro.
<<Se la persona a cui devo rivolgermi sei tu, questo è solo il minimo.>> Non erano più in veste dell'allenatore e dell'alunna. Ora si potevano definire solo come dei semplici 'conoscenti'.
<<Bambina vuoi che ti ricordi come sono quando mi arrabbio?>> Sembrava costantemente irritato dalle sue risposte, ma questa volta non si sarebbe lasciata mettere i piedi in testa.
<<Smettila di chiamarmi in quel modo se non vuoi vedere me arrabbiata!>> Esclamò aprendo finalmente la porta. Si accomodarono all'interno del grosso appartamento e Jude, forse per la prima volta, si sentì stranamente a disagio. Era da giorni che veniva tormentato nei suoi sogni, così bella, ma così distante. Non aveva resistito e dopo la telefonata, si maledisse in tutte le lingue del mondo.
<<Ammetto che mi piacerebbe vederti urlare ma in altre vesti, se capisci cosa intendo.>> Mostrò un sorriso sghembo, e senza darle il tempo di reagire, l'afferrò per il polso trascinandola sul divano.
<<Non toccarmi, posso sedermi anche da sola.>> Si staccò bruscamente dalla sua presa; la pelle in quel posto, sembrava quasi di star bruciando.
<<Quanto sei diventata permalosa. Prima non ti dispiaceva poi così tanto, anzi ricordo esattamente con quanta enfasi mi chiedevi di continuare.>> Spalancò gli occhi al suono di quelle frasi: già da sola si dava dell'idiota per essersi buttata tra le sue braccia, non aveva bisogno di sentirselo ricordato ogni qualvolta volesse provocarla.
<<Sei un fottuto bastardo Sharp!>> Fece per alzarsi, ma ancora una volta venne fermata dal farlo. L'obiettivo del rasta, era quello di farla cadere sulle sue gambe, e senza alcuno sforzo, ci riuscì. Aveva la pancia della Stonewall poggiata su quest'ultime, ed il sodo fondoschiena in bella vista nascosto soltanto dalla gonna.
Provò a liberarsi, ma la forza delle braccia del moscone la tennero inchiodata in quella posizione.
<<Dove scappi? Sappiamo entrambi che sarebbe finita così.>> La castana chiuse gli occhi, si sentiva succube della sua volontà e le veniva quasi da piangere.
<<Lasciami subito se vuoi avere ancora le palle.>> Girò il capo e iniziò a divincolarsi peggio di un demonio. Non voleva sentirsi il suo oggetto di desiderio e con le parole che le aveva appena rivolto, sembrava quasi essere stato sottinteso.
<<Sta calma, ti lascio!>> Alzò le mani in segno di resa.
<<Ho lasciato il campo al fiume per venire qua ed essere trattata in questo modo da te? Ho ribadito che volevo delle spiegazioni, se vuoi fare sesso, cambia ragazza!>> Fredda come un iceberg, il respiro affannato e le labbra tese.
<<Per prima cosa, l'idea che ti sei fatta di me è completamente sbagliata. Non sto tradendo tuo fratello, né tantomeno il gioco del calcio. Agisco semplicemente sotto copertura.>> Disse abbassando lo sguardo sulle sue gambe. Era più forte di lui, le mancava terribilmente.
<<Spiegati meglio.>> E lo avrebbe fatto, ma a cosa sarebbe servito? Aveva già chiesto ed eseguito il trasferimento alla Raimon.
<<Fingo di stare dalla loro parte per scoprire i nomi di tutti i giocatori infiltrati dal Quinto Settore alla Royal. Una volta eliminati, faremo la base della rivoluzione in quest'ultima.>> Annuì credendo alle sue parole, anche perché ora le cose sembravano avere un senso logico, almeno nella sua testa.
<<E questo comporta farsi chiamare comandante e trattare di merda chiunque si trovi in quella palestra?>> Domandò prendendo un bel respiro per ascoltare la risposta.
<<Forse si, o forse no.>> Lo trafisse subito con lo sguardo.
<<Diciamo che ti piace avere il controllo su tutto e tutti.>> Puntualizzò la risposta che le aveva precedentemente dato.
<<Soprattutto su chi come te, ha la lingua lunga e tagliente.>> Incrociò le braccia al petto, alzando una mano solo per sfiorarsi le labbra con i polpastrelli. Un gesto estremamente erotico.
<<Dov'è finito il piacevole sconosciuto che ho conosciuto in vacanza?>> Chiese appoggiandosi sul bordo della poltrona di fronte al divano.
<<Seppellito da qualche parte su quell'isola. Però quando sono in tua compagnia, non posso fare a meno che sentirmi vivo allo stesso modo di allora. Sei la donna più strana che abbia mai conosciuto, strana in positivo. Mi fai desiderare di essere una persona migliore, ma ora... non posso proprio lasciarmi andare.>> Quella strana rivelazione, la scosse molto più di quanto pensasse: non si aspettava una tale sincerità. Dietro quella maschera da completo stronzo, si nascondeva un uomo passionale ed amabile.
<<Allora questa sarà l'ultima volta che ci vedremo o ci sentiremo. Sarà meglio per entrambi stare lontani l'uno dall'altro.>> In quel momento, il pavimento le sembrò la cosa più interessante da osservare; almeno finché non vide due scarpe eleganti stare a pochi centimetri dalle sue.
<<Hai ragione, ma lasciamo che sia indimenticabile.>> Senza aspettare una risposta, si chinò facendo combaciare prepotentemente le loro labbra.
Si divorarono a vicenda, un bacio di addio, un ultimo tocco prima di scomparire dalla vita dell'altro. Jude le morse il labbro inferiore, sentendo il sapore amarognolo di una piccola goccia di sangue: voleva lasciarle un segno, il suo.

Si staccarono dopo qualche minuto per riprendere fiato, quanto basta perché poi, si assaggiarono ancora e ancora. La verità è che nessuno di tutti e due voleva staccarsi, ma per il momento, avevano entrambi troppo da perdere.
<<Prima che mi dimentichi, come facevi a sapere di Mark?>> Lo accompagnò alla porta ancora affannata.
<<Io so tutto, perciò sta attenta a te, perché arriverà il giorno in cui verrò a riprenderti e non mi interesserà ricordare che quello è il mio migliore amico.>> Sembrò quasi una velata minaccia, ma ella aveva già la risposta pronta.
<<Non aspetterò per sempre, mettiti l'anima in pace moscone.>> Gli rivolse un innocuo sorriso prima di vederlo indossare ancora i suoi famosi occhiali.
<<Staremo a vedere.>> Senza voltarsi più indietro: uno andò verso l'auto, l'altra, si diresse in bagno per farsi una doccia calda ed alleggerire i pensieri.

/Spazio Autrice/
Buonasera belle ragazze! Mi scuso per l'immenso ritardo ma ho davvero troppe cose da fare, perciò da oggi in poi, perdonatemi se i capitoli saranno leggermente più corti.
Spero comunque che quello che ho scritto vi sia piaciuto, appena riesco cercherò di aggiornare anche quella su Victor.
Un bacio, la vostra S.❤️

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