Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

/L'incontro/

"Il tramonto lo guarderai,
come fosse l'ultimo al mondo.
E negli occhi che rimarrai,
come fossi l'unica al mondo.
E se il tempo lo stringi in mano,
il giorno dura un secondo.
Tu sempre più lontano.
E tutto il bene sei tu,
perché il destino ci spezza.
E perché non vuoi più,
più nessuna tristezza.
Qua a subirci ancora tante volte
questa vita è forte:
trova le risposte"
Emma Marrone - Dimentico Tutto.

(L'ascolto della canzone è facoltativo.)

Era finalmente arrivato il tanto atteso "martedì". Stéphane, aveva occupato la giornata precedente a sistemare la sua camera, acquistando diversi mobili ed un nuovo letto su cui dormire. Perciò, non aveva avuto l'onore di conoscere l'amico di suo fratello, e se Caleb lo definiva tale, a quest'ultimo gli avrebbe regalato volentieri una medaglia, anche solo per essere entrato nelle grazie del maggiore. Quando era tornata a casa, dopo essersi affacciata sul salone ormai vuoto, non aveva nemmeno avuto il tempo di spogliarsi, che dalla stanchezza, era crollata sulle lenzuola profumate del suo nuovo materasso.
Il sole era sorto dal ormai alcune ore, ed il solo pensiero di mettersi quell'odiosa divisa, le faceva ribollire il sangue nelle vene. Nelle sedi americane, non c'erano tutte queste restrizioni. Poteva andare a lezione anche con il pigiama: cosa che lei, amava indossare quasi tutti i giorni.
Si guardò allo specchio, e tutto sommato si sentiva carina e le stava bene. Acconciò i capelli lasciandoli sciolti, ed indossò il suo classico paio di occhiali da vista. Preparò la borsa con tutto l'occorrente che le serviva per il primo giorno di scuola, e inserì nel taschino laterale alcuni trucchi. Purtroppo, uno dei suoi tanti difetti, era quello di essere davvero molto pigra: perciò, si sarebbe truccata in auto.

Dall'altra parte della città, il rasta era sveglio già dalle prime luci del sole. Amava essere mattiniero, prepararsi un bel tè caldo e fare un'abbondante colazione per rinvigorirsi. Aveva smesso da pochi anni di giocare a calcio, ma allo stesso tempo, continuava a mantenersi in forma per non ingrassare tutto d'un colpo.
Parlare con il suo migliore amico da vicino, gli aveva rinfrescato le idee, ma soprattutto, lo aveva calmato. La sconosciuta, era sparita dalla sua mente, o meglio, l'aveva fatta sparire in modo da essere il più lucido possibile per iniziare l'importante missione.
Si allacciò le scarpe nere lucide,
auto-complimentandosi per non aver perso negli anni la sua classica eleganza.
Il mantello, gli era mancato in quella settimana di vacanza, ma non lo aveva potuto indossare. Ora invece, si sentiva rinvigorito della sua autorità.
<<È tutto pronto per oggi?>> Inviò un messaggio vocale a David, che si trovava già nell'edificio.
<<Sì, ho appena finito di controllare. È come avevamo previsto, ci sono degli infiltrati tra i nuovi arrivati. Ti aspetto in ufficio.>> Rispose evidenziando il vero primo problema da affrontare.
<<Sarò lì tra una decina di minuti.>> Prese le chiavi dell'auto e dopo aver recuperato la sua cartella di pelle, si mise in cammino, pronto per indossare la maschera dell'allenatore dipendente del quinto settore.

Arrivarono quasi contemporaneamente, ma nessuno dei due si accorse dell'altro. Entrambi, troppo preoccupati per i loro ruoli all'interno della rivoluzione.
La mora, camminava a testa bassa per i corridoi osservando di tanto in tanto il nuovo ambiente. Si sentiva gli occhi addosso da chiunque le passasse fianco: era la classica "nuova" arrivata.
<<Non ci far caso, prima o poi, si scocceranno. Ignorali.>> Una voce dolce, le fece alzare la testa. Si ritrovò davanti una ragazza dai capelli rossi non troppo corti, ma nemmeno troppo lunghi.
<<Oh, sarei felice se la smettessero subito.>> Li guardò con la coda dell'occhio, fulminando in particolare un ragazzo, che le stava guardando il sedere.
<<È successo anche a me l'anno scorso, ti capisco. Comunque piacere sono Anita Lauria, e se te lo stessi chiedendo, sono di origini italiane!>> Esclamò abbracciandola. La Stonewall, non potè essere più felice, aveva appena trovato una ragazza straniera molto aperta all'emancipazione, e non ubbidiente delle strambe regole giapponesi.
<<Piacere Stéphane! Il mio nome è francese, ma purtroppo, sono di qua.>> Alzò le braccia esasperata, e fece ridere la giovane al suo fianco.
<<In che classe sei?>> Domandò mentre si incamminavano verso i loro armadietti.
<<3-A da come ho capito, tu?>> Non ebbe nemmeno il tempo di sentire una risposta, che iniziò a correre prendendola per mano. Era strano, ma si sentì subito come a casa in sua compagnia. Per un attimo, si dimenticò di non essere in America.
<<Rullo di tamburi, ti presento la nostra classe!>> Il destino, aveva deciso di mandarle un angelo custode che potesse aiutarla in questa nuova esperienza. Rise di gusto, entrando per accomodarsi nel primo posto libero che trovava.
Dopo poco, entrò il professore, che la rimproverò per non essersi fatta viva in presidenza e ritirare il fascicolo degli orari di lezione.
<<Stonewall, spero davvero non sia come suo fratello!>> Strinse i pugni al suono di quelle parole, veniva già giudicata male per gli errori di quest'ultimo.
<<Le posso garantire che io, non sono lui.>> Abbassò la testa in segno di rispetto, e si accomodò nel banchetto singolo vicino la finestra.

<<Signor. Sharp, lei è ben consapevole dell'influenza del quinto settore. Perciò, la invitiamo a rispettare gli ordini che le verranno assegnati, se non vuole avere problemi.>> Il direttore della grossa struttura, sembrava essere spaventato mentre gli parlava. Si capiva che in realtà fosse un buon uomo, tuttavia, era stato sicuramente minacciato.
<<Sono d'accordo con i loro metodi, e me ne occuperò personalmente di buttare fuori dalla squadra tutti coloro che non seguiranno i miei ordini. Con permesso, andrei ad organizzare gli incontri di quest'oggi.>> L'altro annuì, sospirando per la brutta situazione.
Jude uscì a passo spedito dalla porta, incontrando subito il suo vice, che lo osservava in attesa di una buona notizia.
<<Tutto apposto, ha creduto alla mia farsa.>> Sorrise furbo della sua stessa intelligenza. Ora che avevano la strada spianata, dovevano solo trovare il momento giusto per capire quali in realtà, fossero gli infiltrati.

Le altre due, non solo avevano fatto comunella, ma si erano ritrovate d'accordo anche sul club a cui iscriversi. La castana, non solo le aveva riferito quanto in realtà fosse triste a non potersi iscrivere come giocatrice, ma anche della strana avventura compiuta durante la settimana di vacanza.
<<Tesoro, tornando al discorso di prima. La descrizione di quell'uomo...>> Non la fece finire di parlare, che al suono della campanella, la più grande, scattò di corsa uscendo dall'aula. Anita, sperava non fosse davvero come pensava, perché sarebbe stato un duro colpo da sopportare per quei bellissimi occhi azzurri, che già si immaginava rigati dalle lacrime.
Camminarono attraversando tutto il cortile, ed arrivarono davanti a quello che sembrava essere un grosso castello impenetrabile.
Caleb le aveva spiegato la strada, ma lei, l'aveva già dimenticata. Non le piacque quell'ambiente così scuro, così tetro. Per non parlare del grosso stadio, sospeso dai pilastri in mezzo al nulla: a dir poco inquietante.
<<Questo luogo mi mette ansia.>> Diede voce ai suoi pensieri, tanto c'erano solo loro, e nessuno poteva sentirle.
<<Non avrei mai pensato di dirlo, ma a me, stranamente piace.>> Alzò le spalle accettando il commento, anche perché ognuno poteva avere opinioni differenti, non per forza uguali alle sue.
<<Come faceva a piacere a mio fratello, io non lo so. E comunque, secondo me, qua ci é vietato l'accesso.>> Non terminò nemmeno la frase, che una voce maschile sconosciuta urlò dal fondo.
<<Ragazze che ci fate qui? Se non fate parte del club, non potete entrare!>> Si voltarono spaventate, e si ritrovarono davanti un uomo dai lunghi capelli turchesi, ed una benda bianca sull'occhio sinistro. Lo aveva già visto da qualche parte, ma non si ricordava dove.
<<Ci siamo perse, in realtà lo stavamo cercando per iscriverci come manager.>> Rispose la rossa al suo posto e fu anche meglio, dato che si stava innervosendo per la prepotenza usata dal ragazzo.
<<Sono tutti così antipatici qua dentro?>> Parlò di proposito ad alta voce, per scatenare la sua ira, ma quest'ultimo, fece finta di non sentirla. Lo seguirono a passo spedito. Finalmente avrebbe conosciuto il famoso ex regista dell'Inazuma Japan.
Era curiosa di sapere come fosse fatto, in molti glielo avevano descritto come un tipo serio e austero. Tuttavia, non credeva mai agli altri se non lo vedeva con i suoi occhi.
Il corridoio stretto e lungo, sembrava quasi l'entrata di una prigione. Per fortuna, o meglio, quando varcarono la porta verde, lo spazio andò ad allargarsi in una grossa stanza. Tutti i giocatori, aspettavano in piedi l'arrivo imminente del loro nuovo allenatore, e notò con dispiacere anche il viso di quello che la mattina, le aveva palesemente fissato il lato b.
Il suo metro e mezzo di altezza, non le permise di vedere l'entrata in scena del mister.
Tutti tacquero.
<<Vedo che quest'anno abbiamo molti candidati, ma dovrete passare un test per entrare. Non voglio mezze calzette che non sanno nemmeno calciare un pallone. Le selezioni, si terranno domani al campo secondario subito dopo le lezioni. Per quelli che sono già in squadra, gli allenamenti inizieranno dopodomani dalle 14:00 alle 16:00, sono stato chiaro?>> Strabuzzò gli occhi al suono di quella voce, non lo vedeva, ma sapeva che era lui. Iniziò a tremare, aveva paura e l'unica cosa che desiderava, era scappare via da quel posto. Non era pronta a far finta di nulla, non era pronta ad affrontarlo così di petto.

<<Sì, comandante!>> Esclamarono tutti in coro, e per la prima volta, provò un'immenso disgusto.
<<Ci sarebbero anche due ragazze per candidarsi come aiutanti.>> Intervenne colui che le aveva scortate all'inferno. Le guardò incitandole a presentarsi, ed Anita colse la palla al balzo, facendosi spazio tra la folla.
<<Benvenuta nel club, mi aspetto da voi lo stesso rispetto e lo stesso impegno. Altrimenti, siete fuori. L'altra chi sarebbe?>> A quell'arrogante soprannome, scattò di colpo mettendosi in allerta.
<<L'altra sarei io.>> Sorrise ironica, spingendo quasi con cattiveria alcuni giocatori che le intralciavano la vista.
Fu davanti a lui, lo guardava dritto in faccia. Non si mosse, e nemmeno potè percepire un  piccolo movimento dello sguardo a causa dei suoi occhiali.
L'aveva riconosciuta di questo ne era certa.
<<Stéphane Stonewall.>> Rivelò il suo nome, cacciando un ghigno, che ricordava esattamente quello del fratello.

<<Benvenuta.>> Si limitò a dire per evitare spiacevoli tentennamenti, quella ragazzina lo aveva letteralmente spiazzato. Con il cuore a mille, uscì subito da quella stanza. Era felice di rivederla, ma allo stesso tempo, sapeva che da oggi in poi, le cose si sarebbero complicate peggio del previsto.
La protagonista dei suoi pensieri, era tornata a fargli visita, e questa volta, non se ne sarebbe andata così facilmente.

/Spazio Autrice/
Inizio col taggare HoFameEAncheTanta per dedicarle questo capitolo, ed augurarle i miei più sinceri auguri di buon compleanno!
Spero vi sia piaciuto, perché questo è solo l'inizio di una complicata ed incasinata avventura. I due si sono rivisti, non ci hanno messo poi molto. Ma avranno subito modo di parlare, o uno dei due deciderà di
scappare dalla realtà?
Ci vediamo al prossimo, S.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro