/Confronto/
"Cause this love is only getting stronger,
so I don't wanna wait any longer:
I just wanna tell the world
that you're mine girl.
Oh.
They don't know about the things we do.
They don't know about the: I love yous"
One Direction - They don't know about us.
(L'ascolto della canzone é facoltativo.)
<<Ti prego, dimmi che non è come penso.>> Disse Anita, uscendo quasi di corsa dal cancello principale. Tuttavia, il silenzio della sua nuova amica, lasciava esplicitamente intendere una risposta positiva.
Stéphane era letteralmente sconvolta. In quel momento, l'unica cosa che avrebbe voluto fare: era ucciderlo con le sue stesse mani. La rabbia aveva in un primo momento preso il sopravvento, ora invece, al suo posto c'era un pizzico di paura e di amarezza.
Sarebbe rimasta volentieri nella stessa stanza con il "nuovo" mister, se non fosse che non appena l'aveva vista, era scappato con la coda tra le gambe.
<<È esattamente come pensi, non ci posso credere.>> Rispose, aggiustandosi lo zaino sulle spalle in preda allo sconforto.
<<Quindi fammi capire bene, sei andata a letto con l'allenatore Sharp?>> Domandò la rossa strabuzzando gli occhi. Il solo pensiero di immaginarli in atteggiamenti poco casti, la fece scoppiare a ridere.
<<Non ridere delle mie sventure! Poi ti ricordo che non sapevo chi fosse. Mio fratello, non dovrà mai venire a sapere nulla di tutto questo.>> Continuò il suo discorso, senza rendersi conto che, aveva iniziato a parlare senza nemmeno fermarsi e riprendere fiato.
<<Calmati, qua ci vuole una bella tazza di tè. Che ne dici di entrare in quel bar, accomodarci e parlare di questa situazione senza farci prendere dal panico?>> La trascinò senza nemmeno ascoltare una sua risposta, assenso o negazione che fosse.
Si sedettero subito, non esisteva nessuna fila da rispettare e molti posti, erano ancora liberi. Il piccolo locale appariva stranamente più confortevole visto dall'interno, che dall'esterno. Le pareti color pastello in contrasto con l'arredamento moderno, rendevano l'atmosfera quasi magica: come se si trovassero in un bar americano e non giapponese. Alla fine, ordinarono entrambe un bel frappé al cioccolato con panna, giusto per non farsi mancare niente.
<<In questo momento, vorrei prenderlo per i rasta per sbatterlo al muro, urlargli contro le peggio cose ed infine, baciarlo come se non ci fosse un domani.>> Confessò il suo strano desiderio. Non si capacitava del fatto che una sola piccola occhiata, aveva risvegliato i suoi ormoni assopiti.
<<Se vuoi ascoltare un consiglio saggio, allontanati. Inventa una scusa con tuo fratello, trasferisciti in un'altra scuola... o al massimo, cambia l'iscrizione al club.>> Sorseggiò un piccolo sorso di gelato dalla cannuccia, poi strinse una mano della castana per infonderle coraggio.
<<Anche se cambiassi scuola, avrei sempre il rischio di incontrarlo a casa. Quando prima l'ho ascoltato parlare, mi è sembrato di avere davanti tutta un'altra persona, così freddo, così autoritario, mi ha quasi messo paura. Credimi se ti dico che in vacanza, era l'esatto opposto.>> Le raccontò di alcuni avvenimenti che aveva tralasciato la prima volta. Sembrava quasi che si stesse per mettere a piangere, non dalla delusione ma dalla rabbia.
<<Ma almeno non lo vedresti tutti i giorni. Mi metto nei tuoi panni e posso solo immaginare l'imbarazzo.>> Annuì in risposta. Effettivamente, se fosse rimasta alla Royal, avrebbe dovuto confrontarsi in primis con il suo corpo. Averlo rivisto non l'aveva giovata. Jude era indubbiamente il mistero, la sensualità e l'autorità fatta persona: tutto di quell'uomo, l'attraeva come una calamita e la spingeva verso il mondo paradisiaco del sesso.
<<Appena torno a casa, ne parlo con Cal. Non ho intenzione di rimanere un altro giorno in quell'inferno. Nonostante ciò, sento che prima o poi, ci affronteremo.>> Concluse chiedendo il conto al cameriere.
Quello che la ragazza non sapeva, era che lo stesso Sharp, si trovava in casa sua. Aveva preso le chiavi dell'auto, e dopo aver messo in moto il motore, si era recato nell'appartamento degli Stonewall. Rivederla, aveva avuto lo stesso effetto della miglior dose di eroina: giramenti di testa e profondo desiderio di riaverla al suo fianco.
Si sarebbe anche lasciato andare, se non fosse che si trovava in una situazione complicata, più importante di qualsiasi altra cosa.
<<Caleb apri questa maledetta porta, devo parlarti!>> Sbatteva irrequieto i pugni sul rettangolo in legno, nell'attesa che lo facesse entrare.
<<Si può sapere che cazzo vuoi a quest'ora del pomeriggio?>> Si ritrovò davanti il suo migliore amico, che indossava solo le mutande e sembrava assonnato.
<<Hai mandato tua sorella come intermediario per il piano della rivoluzione, ma ti è andato di volta il cervello?>> Attraversò correndo tutto il grosso salone, accertandosi che l'elemento in questione del discorso, non potesse sentirli.
<<Frena moscone. Mia sorella è la persona più fidata e con la testa sulle spalle che io conosca. Sa essere una bastarda cronica, mentire perfettamente ed è fantastica come spia, cosa vuoi di più?>> Si portò una mano in faccia, ancora stanco per la nottata in bianco che aveva passato.
A quella domanda, il rasta sapeva esattamente come avrebbe voluto rispondere, ma non poteva di certo confessargli che si era scopato l'amata sorellina e desiderava farlo ancora; perciò, optò per una risposta più fattibile.
<<Così facendo la stai mettendo in costante pericolo, non è uno scherzo quello che stiamo compiendo, idiota!>> Ed in realtà, non aveva nemmeno mentito. Se l'avessero scoperta, il suo futuro in tutto il mondo, sarebbe stato messo a repentaglio. Il quinto settore aveva libero accesso in qualsiasi parte di ogni stato, sarebbe stato facile per loro rintracciarla e bloccarle ogni via di fuga.
<<Se l'ho scelta, è perché so quello che faccio. Non esiste persona più adatta, credimi.>> E lo avrebbe fatto, si sarebbe fidato, perché aveva capito quanta grinta ella nascondesse.
<<Hai ragione, mi sono fatto prendere dal panico e ho perso la testa.>> Ammise il suo sbaglio, era stato un incosciente a fargli quella stupida scenata.
<<Ma figurati, so che vedendola hai pensato subito a Celia, intendo... se ci fosse stata lei al suo posto.>> Il moro, non aveva capito proprio nulla, ma glielo lasciò credere lo stesso.
Era arrivata quasi correndo, pronta a risolvere la sua brutta situazione e metterci finalmente un bel punto.
Non aveva nemmeno notato la grossa macchina parcheggiata lungo la strada, troppo occupata a pensare ad una scusa, che potesse in qualche modo, non risultare stupida.
Cercò le chiavi nel taschino laterale della borsa e dopo due girate, entrò sparata recandosi in cucina.
<<Sei entrata sconvolta, cos'è successo?>> Il maggiore la seguì subito, preoccupato che le potesse essere accaduto qualcosa.
<<È successo che in quella fottuta scuola non ci torno! È un carcere, i miei compagni di corso sono dei pervertiti del cazzo, e come se non bastasse il tuo "caro" amico, è un pazzo deviato che prova piacere nel terrorizzare chiunque lo circondi. Fammi tornare in America, o al massimo trasferiscimi alla Raimon, perchè questa situazione di merda non mi piace!>> Aveva provato a mantenere la calma e soprattutto, ad essere il più gentile possibile, ma appena varcata la soglia della sua abitazione, si era gettata a capofitto sul fulcro della situazione.
Caleb, provò ad avvertirla che dietro di lei, aveva il diretto interessato dei suoi discorsi, ma questa, stava già urlando altro.
<<Vuole essere chiamato comandante, come se volessi davvero farlo, se lo scorda! Mi sembra di essere al circo, o forse questo è solo un incubo e tra poco mi sveglierò urlando, scoprendo che era tutto un sogno.>> Prese fiato calmandosi e si accorse solo dopo, della grossa mano poggiata sulla sua spalla.
<<Purtroppo per te, non lo è. Vattene pure, non abbiamo bisogno di te in squadra.>> Spalancò gli occhi. Per tutto questo tempo, l'aveva sentita insultarlo nel peggiore dei modi.
<<Non toccarmi, stammi lontano.>> I suoi occhi blu, lo squadrarono con immenso disprezzo. Se uno sguardo potesse uccidere, l'ex centrocampista sarebbe già morto.
<<Per le prime due settimane, c'è l'obbligo di frequenza. Dovrai aspettare quattordici giorni prima di trasferirti, sei sicura?>> Il castano scuro, non capiva cosa fosse successo tra quei due per odiarsi così tanto. Eppure, avrebbe scommesso su di loro come coppia.
<<Posso resistere, poi non voglio più vedere la faccia di questo qui. È chiaro?>> Un Iceberg a schiacciarlo, sarebbe stato meglio, ma dovette accontentarsi di quel piccolo punto d'incontro.
<<Questo qui, ha un nome. Vedi di portarmi rispetto, non tollero la mancanza di educazione.>> Alzò un sopracciglio quasi a sfidarlo, se voleva la guerra, l'aveva appena cominciata.
<<Ma che paura, sto tremando. Come se potesse davvero fregarmi di quello che hai appena detto.>> Quasi si ringhiarono contro, e toccò al terzo incomodo mettersi al centro per evitare spiacevoli situazioni.
<<Potreste comportarvi da persone mature quali siete, grazie? Almeno per questo poco di tempo che dovrete passare insieme.>> Provò a calmare i bollenti ti spiriti, ma quello che ottenne, fu solo uno Sharp infuriato, che recuperava le sue cose prima di uscire sbattendo la porta.
<<Bravo scappa, che solo questo sei in grado di fare!>> Alzò la voce la ragazzina per farsi sentire, e dopo aver constatato una leggera stretta di pugno fatta dallo sconosciuto, se ne salì in camera più che soddisfatta.
/Spazio Autrice/
Si lo so, finale di merda. Purtroppo, entrambi sono troppo testardi ed impauriti
per poter parlare civilmente.
Riusciremo nel prossimo a vedere dei progressi, o saranno sempre punto a capo?
Vi aspetto come al solito
nei commenti, a presto.
S.
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