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Capitolo 18

Le città degli umani erano davvero bizzarre. Tutto doveva essere preciso e ordinato e questo riusciva a metterla a disagio.

Un tempo aveva disperatamente voluto allontanarsi dalla sua tribù, poi alcune cose erano cambiate. Lei era cresciuta e il motivo per cui si trovava lì ora, non era più lo stesso. Negan doveva allontanarsi dal villaggio in maniera furtiva, soprattutto ora che era diventata una guerriera. Non riusciva a farlo tanto spesso e aveva dovuto faticare parecchio, quando aveva ricevuto il suo messaggio.

Idris l'avrebbe attesa al mercato di Lesia, il luogo dove si incontravano ogni volta. Tutti al villaggio sapevano la sua storia, o almeno quello che il capo tribù aveva raccontato loro.

Era l'unico Eshua a essersi trasferito in una città umana e appena lei ne aveva sentito parlare, aveva capito che voleva per sé la stessa cosa.

Questo succedeva due anni prima: era "scappata" dalla sua famiglia per cercare di incontrare Ihkime, sapendo troppo poco di lui. L'Eshua che aveva trovato, era diverso da come l'aveva immaginato, e la prima cosa che le aveva chiesto era stata che lo chiamasse con il nome con cui tutti lo conoscevano adesso.

Aveva capito che lui avrebbe voluto rispedirla a casa come fosse una bambina ingenua che fa i capricci, ma aveva riflettuto ed era arrivato a un compromesso con sé stesso. Le informazioni che lei poteva fornirgli erano di estrema importanza per lui, e avrebbe mantenuto una sorta di corrispondenza tra loro, per poterle ricevere.

Negan non sapeva né leggere, né scrivere, come del resto ogni altro Eshua che conosceva; a parte Ihkime ovviamente. Lui aveva dovuto inventare un sistema di comunicazione rudimentale, che lei potesse comprendere facilmente e le lasciava tali messaggi in un posto isolato lontano dal villaggio. Periodicamente, uscendo per delle spedizioni, lei andava nel luogo prestabilito per controllare se lui aveva lasciato qualcosa per lei. Era stato categorico in questo: nessuno doveva vederli insieme, non nei pressi del villaggio. E ora eccola lì a percorrere quelle strade per incontrarlo.

Gli uomini e le donne umane la fissavano sorpresi e lei ricambiava ogni loro sguardo con un'occhiata gelida. Quale che fosse la ragione di quella curiosità, non avevano alcun diritto di farlo. Comunque fosse, tutti si spostavano al suo passaggio, la sua altezza bastava a scoraggiare in loro qualsiasi passo falso. L'unica cosa che potevano fare era continuare a osservarla.

"Che guardassero pure", si disse, raddrizzando le spalle.

Individuare l'Eshua non fu difficile, svettava su tutti con gli oltre due metri della sua altezza. Anche Negan superava i due metri e non aveva ancora smesso di crescere.

«Grazie per essere venuta il prima possibile».

Idris chinò appena il capo, guardandola solo per un istante, e senza prestarle davvero attenzione.

«Non lo faccio sempre?», chiese lei leggermente contrariata dal suo modo di parlarle.

Sapeva che lui aveva sviluppato quel modo di fare da quando viveva con gli uomini. Nessuno nella tribù era così attento a certi dettagli.

Presero a camminare allontanandosi dalla confusione di persone che circolava per le strade. Nessuno dei due parlò, perché come lui le aveva fatto notare in altre occasioni, era meglio non avere orecchie indiscrete che udissero i loro discorsi

Per questa ragione, Negan fece vagare lo sguardo intorno a sé, nonostante tutto attratta da ciò che la circondava. Dopo qualche minuto, sbirciò verso l'altro Eshua, come sempre sorpresa dal suo abbigliamento.

Idris indossava una camicia chiara, sotto un'altra casacca più scura, e pantaloni larghi che non mostravano quanto fosse in realtà possente la sua muscolatura. Ai piedi poi, portava quelli che definiva stivali. Istintivamente, lei guardò verso il basso. I suoi piedi nudi calpestavano il terreno con decisione, le dita si mossero appena, come se avvertissero il suo disagio. Si chiese come sarebbe stato indossare protezioni, e realizzò che non le sarebbe piaciuto. Adorava sentire sotto le piante callose la sensazione della nuda terra, ma anche dell'erba.

«Ci sono stati movimenti inconsueti tra i guerrieri?», chiese di punto in bianco Idris.

Avevano svoltato in una strada laterale in cui vi erano solo pochi passanti e lei non se ne era neanche accorta. L'accenno però ai suoi compagni, però, la indusse a concentrarsi sulla conversazione.

«No, niente di diverso dal solito».

«Ne sei davvero sicura?», insistette lui, fissandola ora negli occhi.

«Certo».

Ogni sua risposta era asciutta, senza fronzoli. Non gli faceva mai domande, aspettando che fosse lui a condividere quello che riteneva opportuno, dopotutto le informazioni servivano a lui, lei non aveva alcun interesse nelle faccende umane.

«Rifletti un istante. Forse non sei stata informata. Sei una guerriera, ma troppo giovane perché ti venga detto ogni cosa».

«Lo saprei sicuramente. Mio padre è il capo dei guerrieri e mi considera abbastanza in gamba da non nascondermi nulla».

Vide Idris irrigidirsi, la mascella contratta e gli occhi gialli che si assottigliavano, guardando lontano e non più lei. Era sempre così quando menzionava suo padre Gralk. Un tempo i due Eshua erano stati grandi amici, poi ciò che aveva portato Idris ad allontanarsi dalla tribù, aveva anche diviso i due maschi. Non conosceva tutta la storia, da quel poco che sapeva, un tempo lui era stato il compagno di sua zia Lestra.

La prima volta che si erano incontrati, la curiosità e la sorpresa erano state reciproche. Lui chiaramente felice di vedere un altro essere della sua specie, lei sollevata per aver trovato chi cercava.

Idris non era il più grosso Eshua che Negan avesse visto, né il più bello. Suo padre, che aveva circa la stessa età, era molto più attraente di lui. Eppure l'aveva colpita con il suo portamento e il modo di fare. Negli occhi dell'Eshua aveva visto brillare un certo interesse, che l'aveva lusingata. Sapeva di essere bella, avendo ereditato le migliori qualità del padre, come la folta chioma chiara e il viso proporzionato. Persino le squame che ricoprivano alcune parti del viso e del corpo avevano qualcosa di affascinante un certo non so che.

A primo impatto Idris le era piaciuto molto, più di ogni altro maschio Eshua avesse visto nei suoi quattordici anni di vita, e l'interesse era stato chiaramente reciproco. La loro gente non si preoccupava affatto delle differenze di età e il desiderio che aveva provato per lui non era stato un problema. Lui, invece, era diventato a poco a poco sempre più freddo nei suoi confronti, soprattutto quando lei gli aveva detto di essere la figlia di Gralk. Qualunque cosa ci fosse stata tra i due Eshua, sembrava aver compromesso irrimediabilmente il rapporto che Idris e la giovane Eshua avrebbero potuto avere.

Negan aveva dato in cuor suo la colpa agli umani e al loro modo di pensare, che avevano cambiato l'Eshua. Osservando uomini e donne però si era resa conto che anche per loro la differenza di età non era poi così importante, soprattutto perché una donna giovane poteva dare più figli al suo compagno. Certe cose erano uguali, sia per gli Eshua che per gli uomini.

Il maschio restò in silenzio così a lungo, da farle pensare che non avrebbe più parlato, ma dopo un evidente lotta interiore, riprese il discorso.

«Alcuni villaggi al confine sud ovest di Algol sono stati attaccati e razziati da degli Eshua».

Idris le aveva spiegato a grandi linee come erano dislocati i regni degli umani e anche se non sapeva con precisione del luogo di cui parlava, era sicura che non fosse stata la sua gente ad attaccarli.

«Nessuna nostra spedizione si è mai spinta così in là. Le cose non vanno molto bene al villaggio, è vero, ma non siamo stati noi».

«E allora chi può averlo fatto?», la domanda di Idris non era rivolta propriamente a lei, che rispose comunque.

«C'è solo l'imbarazzo della scelta. Tribù come quella del Ruggito di Shoal e gli Zanne Affilate lo farebbero. E non escluderei anche gli Impavidi e quella dei Capelli Chiari».

«Come può esservi sfuggito il loro passaggio?»

«Abbiamo smesso di controllare il passaggio nei pressi di Cordo VulvioNebula, per loro non sarà stato affatto difficile».

Lo sguardo sorpreso che le rivolse Idris, si trasformò in fretta in rabbia, per quella notizia.

«A cosa serve la presenza di guerrieri se non svolgono il loro lavoro?»

Negan affondò le unghie nel palmo della propria mano, sentendo che le laceravano la pelle, e poi il sangue che ne sgorgava. Quella chiara accusa al modo di gestire i guerrieri rivolta verso il padre, la fece arrabbiare. Nessuno doveva toccare suo padre, non in quel modo. Gralk aveva una gran quantità di difetti, e la figlia non era cieca verso di essi, ma era il migliore guerriero della loro tribù e svolgeva il suo compito in maniera eccellente.

«Abbiamo molti problemi, ma a te non importa no? Sono stati attaccati dei villaggi umani, forse vorrà dire qualcosa per te, non per noi. Hai dimenticato qual è la tua gente, e io non so nemmeno perché continuo ad aiutarti».

Mentre parlava, Negan si rese conto di essere passata dalla rabbia a qualcosa di simile al dolore. Era molto vicina alle lacrime, eppure cercò di trattenersi. Forse era arrivato il momento di andarsene, per non tornare più. Era stata una sciocca a continuare quella cosa, tradendo in tal modo la fiducia di suo padre.

Negan era una guerriera di un certo valore, lo aveva dimostrato superando la prova che l'aveva fatta diventare tale, rendendo orgoglioso di lei il genitore. Questo non le impediva però di essere soggetta a forti emozioni, che la fecero sentire una bambina, in quel momento. Lei aveva solo sedici anni, e lo stava dimostrando a Idris quanto a sé stessa.

Si volse senza aggiungere altro, in poche falcate sarebbe uscita da quella città. Una mano si strinse sul suo braccio impedendole di muoversi. Fece una prova per liberarsi e la presa dell'altro Eshua si fece più decisa.

«Aspetta».

Si voltò di nuovo verso di lui, la rabbia che spazzava via la tristezza. Stava per dirgli che non gli importava nulla di lui e di quelle stupide pulci con cui lui viveva. Lo sguardo di Idris le impedì di parlare.

«Sono morte delle persone. Uomini, donne e bambini; innocenti. Che siano umani o Eshua non ha molta importanza. Se non capiamo chi è stato a farlo o perché, se non trovo una spiegazione soddisfacente a tutto ciò, ci saranno conseguenze ben più gravi», fece una piccola pausa prima di aggiungere: «potrebbe scoppiare una guerra».

La guerriera si liberò con uno strattone della mano di lui, e lo osservò con gli occhi appena socchiusi. Il lampo di collera che li animava, non si era ancora spento, ma era sotto controllo.

«Cosa vuoi che faccia di preciso?», domandò rassegnata a ciò che sarebbe venuto dopo.

«Puoi tenere gli occhi e le orecchie aperte, e riferirmi quello che scopri, come sempre».

«Chiederò in giro, potrei anche fare un salto dagli Impavidi. Ho degli amici lì che sarebbero disposti a raccontarmi qualcosa.»

«Va bene. Ma voglio che tu faccia attenzione, se sapessero quello che stai facendo, saresti punita. Tuo padre non potrebbe proteggerti contro tutti».

«Mio padre non lo farebbe nemmeno, non sapendo che li ho traditi. Ma Roho avrebbe sicuramente qualcosa da ridire».

Vide l'Eshua aggrottare la fronte. Doveva conoscere sicuramente il figlio del capo tribù, anche se all'epoca, doveva avere pochi anni. Lo sforzo che lui fece per collegare gli eventi, senza riuscirci, la fece sorridere, mettendo in mostra la punta delle sue zanne.

«Presto sarò la sua compagna, andremo a vivere in una capanna tutta nostra. Non manca molto, sono destinata a diventare la donna del futuro capo tribù».

Negan sapeva da tempo questa cosa, ma non ne aveva mai parlato con lui. Di solito, ogni Eshua poteva decidere liberamente la femmina con cui passare la vita e viceversa, trattandosi in questo caso di una figura di così forte rilievo nella loro comunità, però, Roho aveva potuto esprimere la sua preferenza come fosse un ordine. Nessuno avrebbe rifiutato un simile onore, neanche Negan, anche se non lo amava e per lui non provava alcun interesse. Il giovane Eshua era un guerriero e sapeva battersi bene, era anche di bella presenza; tutte cose che a lei non importavano.

«Allora è così», disse semplicemente Idris posandole di nuovo gli occhi addosso.

Il moto di soddisfazione provato nel raccontargli la notizia si spense, lasciandole l'amaro in bocca. Lei non poteva rifiutare la proposta del giovane Eshua, ma quello che aveva davanti in quel momento l'aveva respinta senza problemi.

«Sì».

«Pensavo volessi venire a vivere tra gli umani».

Domanda o affermazione che fosse, lui attese comunque una sua replica.

«Non posso più farlo, ora. Molte cose sono cambiate, io sono una guerriera e tu...», le parole le morirono in gola. Sapeva di non doverlo tirare in ballo, tra loro non c'era stato nulla. Forse mai ci sarebbe stato nulla.

«Adesso vado».

Idris non la trattenne, non le disse più niente, neanche una parola per convincerla a cambiare idea. La prossima volta che lo avrebbe visto molto probabilmente avrebbe già avuto modo di conoscere Roho intimamente. Lei avrebbe continuato lo stesso ad aspettare che l'Eshua che davvero voleva, dissipasse i suoi dubbi e la amasse per quello che era. Non perché figlia di suo padre.

Nelle ore che ci mise a tornare indietro, si rese conto di un'altra cosa: non aveva detto nulla a proposito della guerra a cui Idris aveva accennato. Non lo avrebbe fatto neanche le altre volte, perché lei era convinta che quella guerra non poteva essere evitata. E forse sarebbero stati gli Eshua a cominciarla. 

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