4.
-Avrai accesso all'area di cantiere per un totale di un'ora. Non dovrai infastidire il capocantiere, né arrecare disturbo agli addetti ai lavori. Potrai percorrere il coronamento della diga, ma non addentrarti nei cunicoli sotto alla montagna. E soprattutto, si chiede che non vengano fatte loro domande sulla frana del Toc- gli disse il segretario comunale, leggendo le richieste vincolanti il permesso di Louis.
Il giovane strabuzzò gli occhi.
-Santo cielo, sono peggio dei tedeschi- sbuffò, trovando ridicola tutta la faccenda. -Ok, mi atterrò a queste indicazioni. Potrò respirare?-
Il segretario lo guardò storto:
-Non sei nessuno. Ritieniti fortunato di avere questo permesso. Sono molto severi-
Louis abbassò la cresta ed accettò il pass, ringraziando.
La diga era vertiginosamente alta. Guardare giù, verso la valle, gli procurava un senso di nausea e di vuoto all'altezza dello stomaco.
-Stai per vomitare?- Gli chiese un uomo col caschetto che stava passando sul coronamento.
-Non lo so. Forse. È impressionante- rispose Louis, allontanandosi dal bordo.
-Sei uno della commissione?-
-No, sono uno studente di ingegneria civile- rispose Louis, mentre si incamminavano lungo la passerella per raggiungere nuovamente la terra.
-Fa impressione, sì. È quasi un delirio di onnipotenza dell'uomo- commentò l'altro, togliendosi un attimo il casco per tergersi il sudore.
-Mi hanno raccomandato di non parlare a nessuno e non dar fastidio- lo avvertì Louis, non volendo cacciarsi nei guai.
-Immagino. Ci sono miliardi in gioco. Nessuno vuole ficcanaso. Vuoi vedere la cabina di comando?-
-Posso?- Si entusiasmò Louis.
Passò la seguente mezz'ora dentro alla sala comandi, dimenticando totalmente il termine orario, entusiasta di tutto.
Quando entrò il capocantiere e si accorse della sua presenza, si arrabbiò.
-È solo uno studente di ingegneria civile. Viene dall'Inghilterra. Gli ho fatto vedere come funziona, visto che ci farà una tesi- si scusò l'uomo col caschetto, che era un geometra.
-Bene, ora è tempo che io vada. Grazie di tutto, e scusate il disturbo- si congedò Louis, non volendo recare altri rimproveri al gentilissimo geometra.
Tornò fuori, percorrendo lentamente l'area di cantiere. Aveva ammirato la diga dal basso, cioè da Longarone, e dall'alto, da Erto. Ora l'aveva vista da sopra. Gli mancava di vederla dalla base, da sotto in su, e poi avrebbe potuto dire di averla osservata a trecentosessanta gradi.
Invece, preso da un impulso improvviso, decise che si sarebbe recato sul margine della frana.
Per farlo chiese aiuto a Celeste, proprio quella sera, a cena. L'invito da parte sua e del marito era arrivato, e Louis aveva passato una piacevolissima serata a chiacchierare ed ad intrattenere la piccola Emma, che pareva avere una adorazione nei suoi confronti. Neve, l'enorme pastore dei Pirenei, era accucciato vicino alla porta, e niente pareva smuoverlo.
-La tua è semplice curiosità, o cosa?- Gli chiese Giovanni, il marito di Celeste.
-Vorrei vedere l'opera nella sua totalità, integrata nel territorio. Non solo come struttura di calcestruzzo-
Celeste e Giovanni si scambiarono un' occhiata complice, sorridendo.
-Cosa ho detto?- Chiese Louis.
-Niente. È che Giovanni è di parte, ed un po' anche io, anche se mio padre mi tranquillizza-
Louis guardò interrogativamente il giovane uomo, che spiegò:
-I miei abitano ad Erto. Quando hanno iniziato gli espropri, nel '43, si sono visti togliere il settanta per cento delle terre sulla piana del Toc su cui avevano i vignali. A loro non interessava dei soldi, a loro interessava continuare a produrre vino. Ma lo Stato ha dichiarato che la diga sarebbe stata un'opera di pubblica utilità, per cui non ci si poteva opporre. Mio padre e mio nonno facevano parte del comitato anti-diga. Nessuno la voleva. Ce l'hanno imposta. Ed adesso, la Natura si sta ribellando. Ti ci porto io, sulla frana. Vedrai coi tuoi occhi-
Louis stava rimuginando su quanto appreso. La faccenda cominciava ad avere dei risvolti che non aveva previsto. Era ormai buio pesto, e stava tornando a casa con la bici a mano, quando sentì un vociare provenire dalla locanda di Rosa. Sentì dei colpi, come qualcosa che cade. Si avvicinò per guardare, la strada deserta, e scorse Harry.
-Oh. Ciao- lo salutò, con l'intenzione di tornare subito sui suoi passi, ma qualcosa lo fece esitare: il ragazzo pareva alterato.
-Ti senti bene?- Gli chiese. Harry aveva l'aria spiritata, e non gli rispose.
Subito un rumore lo fece voltare verso i larici, lì vicino. Qualcuno si stava allontanando in tutta fretta.
-Chi va là?- Gridò Louis, ma Harry allungò una mano e gli tappò la bocca, sorprendendolo.
-Cosa fai? Chi era?-
-Non ti riguarda, Louis- disse Harry, lasciandolo basito.
Nel mentre, uscì dalla locanda Steve.
-Ciao, Louis. Tutto bene?-
Louis annuì, non sapendo bene cosa pensare, mentre Harry gli toglieva la mano dalla bocca.
-Ho sentito delle voci e dei rumori, e sono venuto qui a vedere- si giustificò il giovane.
-Ah, ho capito. Ti ringrazio della tua sollecitudine, Louis. Sei stato molto gentile. Harry, è tutto a posto?-
Il ragazzo annuì, e Steve gli fece un cenno di rimando, tornando a rivolgersi a Louis:
-Bevi qualcosa con noi?-
-No, grazie. Domani mattina devo fare un'escursione, ho bisogno di riposare. Voi vi fermate ancora?-
-Pensavamo di sì; qui è tranquillo, ci prendiamo una piccola vacanza- scherzò Steve.
-Buonanotte, Steve. Harry- si congedò Louis, non ancora certo di quello che fosse successo.
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