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3.

Più tardi, in comune, Louis tornò alle sue carte.
Non era ancora salito alla diga, essendosi limitato a guardarla da lontano in attesa di ottenere i permessi, mentre studiava i progetti.
Quel mattino, la sua testa proprio non ne voleva sapere di collaborare. La Moleskine su cui prendeva appunti rimase intonsa, trovandosi lui più volte a guardare fuori dalla finestra, immerso nei propri pensieri.
Penò fino a mezzogiorno, decidendo di salire ad Erto e Casso nel pomeriggio, anche solo per avere un'altra prospettiva dell'opera. Non sarebbe riuscito a rimanere chiuso dentro l'ufficio del comune nemmeno un altro minuto.
Dopo aver pranzato al volo con pane e formaggio, trovò inaspettatamente un passaggio da parte di Celeste, che doveva salire.
-Nessun problema! Fatti trovare pronto per le tre, il tempo che Emma si svegli dal pisolino- gli aveva detto.
E così fu. Percorsero gli stretti tornanti coi finestrini abbassati, mentre l'afa non dava tregua. Louis pensò che, con un po' di allenamento, avrebbe potuto percorrere la strada con la bicicletta.

Giunsero nei pressi del cantiere alle tre e  mezza, sotto al sole cocente. Louis si meravigliò del fatto che gran parte dell'opera fosse occultata alla vista.
-Ma come... non si può nemmeno avvicinarsi...- commentò, deluso.
-Cosa ti aspettavi, un tappeto rosso? Ascolta il mio consiglio: sali a Erto con me, e guarda il lago dall'alto- propose lei. Louis acconsentì.

Poco dopo giungevano al piccolo paesino, che sovrastava la valle del Vajont. Celeste gli indicò la riva del lago:
-Laggiù c'erano delle case. Ora è tutto sommerso. Stanno facendo delle prove di invaso. Vedi lassù?- Continuò, indicandogli un punto sul versante del monte Toc, di fronte a loro. - A quanto pare sono preoccupati per una frana, hanno fatto fare delle perizie che danno pareri discordanti, e la gente qui è preoccupata. Vedono la montagna spostarsi verso il lago-
Louis ribattè:
-Penso che se ci fosse pericolo reale, avrebbero avvertito il Genio Civile ed anche tuo padre, no?-
-La gente va a lamentarsi da mio padre, e lui ha contattato per davvero chi di dovere, ma gli hanno risposto di non creare falsi allarmismi- rispose la ragazza.
-Allora penso che dovremmo fidarci, no?- La rassicurò Louis.
-Sei tu il geometra- alzò le spalle lei, lanciando un'occhiata dubbiosa al Toc.

Mentre la giovane svolgeva le sue commissioni, Louis fece una passeggiata. Lui non era un geologo, ma aveva riconosciuto i paletti segnaletici luminosi per quello che erano, che riverberavano sotto alla luce del sole. Probabilmente stavano monitorando la velocità dello slittamento della frana, che aveva un decorso fatto a forma di lettera "M".
Avvicinarsi troppo alle sponde del lago era vietato, per cui rimase a gironzolare nell'area soprastante, rimuginando sui dati che aveva in mente.
Niente e nessuno gli aveva dato adito di pensare che ci fosse un reale pericolo per la popolazione. Certo, aveva seguito la vicenda della denuncia da parte della società di energia elettrica nei confronti di una giornalista per degli articoli diffamanti, la quale era stata assolta dalle accuse, ma non le era stato dato un gran credito. Sapeva che avevano dovuto apporre delle varianti per mettere in sicurezza l'opera, sapeva che avevano costruito un tunnel di collegamento che sarebbe servito nel caso in cui una frana avesse suddiviso il lago in due bacini, ma era anche fiducioso nel lavoro degli ingegneri. In fondo, sarebbero stati suoi colleghi, un domani.

Tornarono a Longarone in silenzio, ognuno immerso nei suoi pensieri.
-Conosci gli stranieri che alloggiano da Rosa?- Gli chiese ad un tratto lei.
-Li ho conosciuti stamattina, sono londinesi. Perché?-
-Perché suoneranno stasera, da lei. Ha detto che le hanno fatto pena, le dispiaceva dir loro di no-
Louis si fece una sonora sganasciata, e l'argomento diga venne accantonato.

Quella stessa sera, Louis ed un nutrito gruppo di paesani erano seduti nella veranda di Rosa, in attesa di sentir suonare il trio. Guardandosi intorno Louis riconobbe anche alcuni carabinieri in borghese, che erano scesi dalla caserma di Erto e Casso, ed alcuni volti che non aveva ancora mai visto. Un'orchestra di stranieri era una novità bella grossa per il paesino, pensò Louis nascondendo un sorriso.
-Buonasera, signorino inglese. Non sei più tu la novità, hai visto?- Scherzò la proprietaria, portandogli una bottiglia di Coca-Cola. -Mi domando cosa suoneranno. Dubito conoscano Rita Pavone- aggiunse lei strizzandogli l'occhio e facendolo ridere.
-Speriamo niente di troppo sconvolgente- rispose lui, ricevendo una pollice alzato in risposta.

Fortuna che stesse appoggiando il mento al palmo della mano, così riuscì a non spalancare la bocca quando vide arrivare Steve ed Al.
Eccentrici era un aggettivo che non rendeva appieno. Totalmente scabinati rendeva di più l'idea. Erano vestiti in maniera improponibile. Mentre non sapeva se restare serio o ridere, osservò la reazione degli altri clienti nascondendo un risolino. Avevano espressioni sconvolte. Erano scioccati.
Fu con gran sorpresa, perciò, che li ascoltò accordare gli strumenti ed intavolare un blues di tutto rispetto.
Una volta superato lo shock per lustrini e abiti sgargianti, Louis iniziò a pensare che fossero davvero bravi. Ma non aveva ancora sentito niente.
Mentre passavano al rock'n'roll, con una "Rock around the clock" degna di un pub di Notting Hill, la platea aveva preso gusto al genere ed un paio di coppie giovani si erano persino arrischiate a ballare. Louis si scoprì a tenere il tempo, divertito, con il piede. Avevano talento.
Il contrasto con la sobrietà di Harry era talmente stridente con il look degli altri due, quando uscì per raggiungerli sulla veranda, da far credere a Louis che non avrebbe suonato. Invece il ragazzo imbracciò la chitarra e si mise al microfono.
Pochi minuti dopo Louis, attorniato da una platea ammutolita, si sforzava di trattenere le lacrime.
La voce di Harry era profonda, ricca e toccava le corde della sua anima con una intensità sconvolgente. Il ragazzino timido di quel mattino si era totalmente trasformato in un giovane cantante che era assolutamente convincente.
L'applauso scaturì spontaneo: aveva lasciato tutti a bocca aperta.
Il trio suonò ancora qualche canzone, tra le quali alcune che, nonostante fossero straniere, stavano iniziando a prendere piede anche in Italia. Louis, che proveniva dal loro stesso retaggio musicale, riconobbe i The Beatles ed anche qualcosa di un nuovo gruppo che si stava affermando, da un anno a quella parte, nel panorama musicale internazionale: i Rolling Stones.

Erano orecchiabili, non c'era nulla da eccepire. Superato il bizzarro modo di porsi, erano bravi. Ma la perla era Harry. E la cosa, in un qualche modo che non riusciva a spiegarsi, un po' lo disturbava.
I tre conclusero la piccola esibizione poco dopo, e Steve lo individuò tra la gente, avviandosi nella sua direzione. Al ed Harry lo seguirono, sedendosi al suo stesso tavolo.
-Beh, allora, che ne pensi?- Si arrischiò a chiedere Steve.
Louis sorrise:
-Siete meravigliosi. Vi adoro!-
Steve ed Al si scambiarono un cinque, e Louis si trovò addosso lo sguardo insistente di Harry.
-Hai una voce sconvolgente. Mi hai lasciato a bocca aperta- gli disse Louis, ed all'improvviso perse l'uso della parola ed il cuore gli saltò in gola: Harry gli sorrise, sconvolgendo i suoi pensieri. Louis si trovò a dover distogliere lo sguardo. Il ragazzino era talmente bello da far male.

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