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10

Louis stava dormendo profondamente, ignaro del temporalone che, nottetempo, aveva iniziato ad imperversare sulla vallata.

All'improvviso, però, dei forti colpi alla porta lo fecero sobbalzare e passare dal sonno alla veglia in un secondo. Incespicò sulle coperte, imprecò ed aprì l'uscio. Sulla soglia c'era Harry, pallido come un fantasma.

-Cosa ti è successo? Cosa ci fai qui?- Lo apostrofò, tirandolo dentro alla camera e chiudendo piano la porta, per non svegliare nessuno.

Il ragazzo non parlava, livido in viso.

-Harry, stai bene?- Lo sollecitò Louis, preoccupato. Lo fece sedere sulla poltrona, e accese il gas per attivare il caminetto, dato che la temperatura era scesa.

-Ti senti bene? Parlami, mi sto preoccupando- ripetè il ragazzo, in ansia.

Harry girò su di lui uno sguardo di tale sofferenza e smarrimento che Louis si inginocchiò per terra e lo abbracciò.

-Oddio, Harry, mi stai spaventando. Cosa c'è, piccolo?-

-Louis!...- Gemette il ragazzino, scoppiando a piangere.

-Oh, no. Va tutto bene. Ssst. Stai tranquillo. Va tutto bene- lo blandì Louis, accarezzandogli la testa, sentendo il corpo dell'altro tremare, i ricci sudati tra le dita.

Harry singhiozzò a lungo, sfogandosi. Poco a poco si placò, sfinito. Rimase ancora qualche momento addosso a Louis, che sentiva il tepore del suo respiro sul collo. La cosa gli fece venire un brivido. Harry sollevò la testa, gli occhi pesti.

-Mi vuoi dire cosa ti è successo?-

-Qualcuno ha lanciato dei sassi contro la mia finestra. Erano avvolti in alcuni fogli, dove sono scritte delle cose orribili-

-Oh, no, cazzo. Veramente? Che figli di puttana!- Sbraitò Louis, alzandosi di scatto.

-Hanno rotto il vetro. Non li ho visti. Entra acqua dalla mia finestra- borbottò Harry, sfinito.

-Non preoccuparti, ora resta qui, vado a chiamare Rosa. E' inammissibile!-

-No Louis, ti prego, resta qui. Resta con me- si agitò Harry, spaventato.

-Sta' tranquillo, Harry. Non succederà niente. Dammi la chiave della tua camera. Vado a recuperare i fogli e a svegliare Rosa. Non possiamo lasciar correre- ribattè Louis, deciso.

Corse giù per le scale come una furia, andando a svegliare la proprietaria, che si infuriò quanto lui.

-Domattina andremo subito in caserma a sporgere denuncia. Questi vandalismi non devono succedere, nella mia locanda- convenne lei, arrabbiata e dispiaciuta, mentre leggeva ancora una volta le parole infamanti scritte sui fogli.

Louis tornò in camera con lei, che voleva sincerarsi che Harry stesse bene. Lo trovarono addormentato sul letto di Louis.

-Non ho cuore di svegliarlo. Dormo sulla poltrona, e domattina andremo in caserma- sussurrò Louis. Rosa annuì, e si congedò.

Louis prese una coperta dall'armadio e vi si avvolse, spegnendo la luce. Il caminetto illuminava di ombre gentili il viso angelico del ragazzino addormentato. Louis rimase a guardarlo a lungo, sentendosi smuovere qualcosa nel petto.
Era una sensazione mai provata prima d'ora. Era un misto tra sconfinata ammirazione per il suo talento, impulso a proteggerlo e meraviglia. Era come un fiore raro, che andava protetto dal troppo sole o dalla troppa pioggia. Non aveva mai conosciuto nessuno come Harry.

La sua mente immaginò come sarebbe potuto essere infilarsi al calduccio delle coperte accanto a lui, mentre fuori imperversava un fortunale, al tepore dei suoi abiti contro il suo petto, come poco prima. A come i ricci gli avrebbero solleticato il viso, ed avrebbe dovuto scostarli sul cuscino. A come il respiro lo avrebbe cullato, come una ninna nanna.

Dandosi mentalmente dello stupido, si girò a guardare il fuoco. Avrebbe fatto meglio ad impegnarsi con il report, oppure la sua permanenza sarebbe stata inutilmente lunga e noiosa. Con la coda dell'occhio sbirciò di nuovo il profilo di Harry, e una vocina dentro di lui gli suggerì che non sarebbe stato affatto noioso come credeva.
Appoggiò la guancia allo schienale della poltrona, con gli occhi rivolti ad Harry, e con quella immagine nelle pupille si addormentò.

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