Capitolo 19✅
I'd like to teach the world to sing...
Hope when you take that jump
You don't fear the fall...
I swear I lived
OneRepublic
I giorni di quella settimana passarono in attimo. Tra tutti gli esami da fare e compiti da consegnare, prendere i biglietti per l'aereo e intanto cercare di dedicarsi a noi stessi io e Chase non avevamo nemmeno tempo per pensare. Eravamo già arrivati a sabato ed io mi ero ovviamente dimenticata di fare la spesa perciò mi trovavo alle cinque del pomeriggio, abbastanza caldo per essere inverno, al supermercato già pensando a cosa fare da mangiare per la cena di quella sera. Sarebbero venuti tutti quanti per salutarci prima delle vacanze e ne ero davvero entusiasta. Passai davanti al reparto delle patatine e degli snack salati, la mia mente mi imponeva di lasciar perdere le schifezze e che il mio vestito per il gala era aderente e non potevo ingrassare ma il mio buon senso perse ancora una volta: feci girare il carrello della spesa verso il reparto e vidi Zayn prendere proprio l'ultimo pacchetto delle "Frappy lappy chips", le mie patatine preferite.
I nostri sguardi si incontrarono per un secondo, non sapevo che fare. Quando non notai segno di vita da lui decisi che magari era meglio fare finta di nulla.
<Cindy, aspetta per favore...>, mi morsi il labbro e mi girai di nuovo verso di lui.
<Ciao, Zayn>, dissi solo mentre lui mi raggiungeva con un sorriso incerto sulle labbra.
<Ciao, volevo solo dirti che mi dispiace per quello che è successo e... Mi dispiace...>, sembrava davvero sincero e non me la sentivo di ribattere.
Il prossimo passo, secondo la mia nuova psicologa, era imparare a perdonare me stessa e gli altri per certe azioni così da assicurarmi di non avere un futuro pieno di rimpianti. Non ero propriamente sicura che mi avrebbe aiutato poi così tanto però cercavo di fidarmi, per quanto possibile almeno.
<Mi piace molto che ti sia scusato e spero che non sia solo per avere la coscienza a posto ma perché sai che quello che è successo non deve più accadere, spero che tu stia vedendo una persona che ti possa aiutare con questa cosa e spero ancora di più che tu tragga profitto dall'esperienza che c'è stata tra noi nonostante la fine spiacevole a cui siamo giunti>, Zayn restò in silenzio senza dire nulla, lo guardavo cercando di capire cosa pensasse, cosa provasse ma la sua faccia era una maschera di inespressività. Chase sarebbe stato fiero della mia discussione così adulta e responsabile con Zayn ma non glielo avrei detto molto probabilmente conoscendolo avrebbe dato di matto.
<Beh, adesso ho davvero da fare... Sii felice Zayn>, detto questo mi voltai senza guardarmi più indietro.
Non rividi mai più Zayn e non chiesi più sue notizie, le nostre vite andarono avanti senza più incontrarsi in alcun modo, non riesco ad immaginare dove possa essere finito dopo tutto questo tempo... Magari non lo saprò mai ma spero davvero che abbia seguito il mio consiglio e ora sia finalmente felice
<Quaranta dollari, prego>, la voce biascicata della cassiera interruppe i miei pensieri movimentati, pagai sovrappensiero e me ne andai dal supermarket.
Entrai dentro la porta di casa e l'immagine che mi si presentò davanti fu alquanto insolita, quasi irreale: Chase stava cercando di sistemare un albero di natale nel salotto addobbandolo insieme a Kim ridendo e scherzando su qualcosa che neanche sapevo, Hope stava conversando con James e il loro sguardi si sfioravano in un modo così intenso che mi sentii a disagio solo a guardarli e infine Christian che stava parlottando al telefono con una faccia un po' preoccupata. Appena richiusi la porta alle mie spalle tutti i loro sguardi si puntarono quasi contemporaneamente verso di me come se fossi una intrusa, Chase si allontanò da Kim con un sorrisone sulle labbra e mi diede un bacio facendomi sentire più accettata.
<Ben tornata, piccola>, sorrisi piano e tutti ricominciarono a fare quello che stavano già facendo.
<Perché tutti sembrano così strani?>, Chase fecce spallucce ed io sospirai.
Cucinai per ore e ore cercando di tenere a bada i miei coinquilini che mi imploravano di poter mangiare e al col tempo cercare di avere una conversazione con gli ospiti che intanto iniziavano a entrare in casa. Janet e Kim flirtavano pesantemente appoggiate al divano del salotto, James e Hope stavano sempre sulle loro e mi mettevano sempre più dubbi in testa, mentre Josh, Chase, Christian e Carmen guardavano l'ennesimo horror discutendo di quanto fossero stupidi i protagonisti e cosa avrebbero fatto al loro posto.
<è pronto!>, in un secondo tutti erano già a tavola con la bava alla bocca. Stavamo per iniziare finalmente a mangiare quando si sentimmo il campanello suonare il suo grazioso motivetto.
<Voi iniziate pure, vado ad aprire io>, dissi e mi alzai da tavola andando alla porta.
Appena aperta la porta un forte profumo virile e con uno strano sentore di fumo mi avvolse, un ragazzo dai capelli scuri e gli occhi che sembravano acciaio fuso mi fissava ad un metro da me, torbido e misterioso come un qualche personaggio di un libro d'amore.
<C-Come posso aiutarti? >, chiesi io in soggezione.
Perché questo ragazzo mi fa questo effetto? Sarà magari per la strana aura di potenza e superiorità che gli sento addosso?
<Christian è in casa?>, annuii scossa e a gran voce intonai:
<Christian! C'è una persona per te!>, mi rigirai verso il ragazzo e lo osservai meglio chiedendomi cosa volesse da Christian.
Non sarà mica...
<Eccomi qui, chi...>, si bloccò a metà frase arrossendo così tanto da diventare un pomodoro. Quello che ormai presumevo fosse il famigeratissimo Asher fece un sorrisino malizioso e si appoggiò allo stipite della porta cambiando atteggiamento in un nanosecondo: riuscivo quasi a vedere un interruttore nella sua testa che da "BAD BOY" diventava "FLIRTY BOY". La situazione iniziava a farsi intima e mi sentii un po' la terza in comodo tutto d'un tratto.
<Bene, io vi lascio, se è un tuo amico Christian puoi invitarlo dentro a mangiare con noi! Un posto in più ce lo avremmo!>
<Mi farebbe davvero piacere>, disse Asher entrando in casa sorpassando Christian che scioccato diventava sempre più paonazzo.
<Ma...t-tu...>, balbettò Chris in difficoltà.
<Che c'è? Non mi vuoi qui, principessina?>, Chris borbottò qualcosa che non capii e con un sorriso entrai in cucina per continuare a mangiare insieme agli altri.
<Chi era?>, mi chiese Chase, io sorrisi divertita e gli feci segno che glielo avrei spiegato dopo, sembrava divertito pure lui.
<Buonasera, scusate l'intrusione>, l'espressione di Janet cambiò repentinamente diventando dura, quasi gelida quanto una mattina invernale, non ne riuscivo capivo il motivo.
è successo qualcosa tra loro due? O è solo gelosa di Christian?
Asher e Janet si studiarono per brevi istanti, come due animali che giravano in cerchio cercando i punti deboli l'uno dell'altro pronti ad azzannarsi al giugulare.
<Tranquillo, siediti pure! Cindy ha fatto così tanto ben di Dio che ne usciremo obesi da questa casa>, scoppiai a ridere ed il resto di noi ricominciò a mangiare chiacchierando.
Christian era stranamente taciturno e la cosa mi dispiaceva perché la serata era strana senza anche la sua presenza nella conversazione, magari sarebbe stato meglio lasciargli un po' di tranquillità e non far entrare Asher.
<Come va a lavoro, Christian?>, lui alzò la testa dal piatto, tutti lo guardavano sorridenti e pronti per la sua risposta.
<Scusate... cosa?>, scoppiammo a ridere, compreso Asher che ridacchiava sotto i baffi dall'altro capo del tavolo rispetto a Chris, arrossì in imbarazzo.
<Il lavoro, come va?>, ripetei.
<Il solito, Bryan e Amanda sono sempre gli stessi rompi palle di sempre>
<A proposito, potevi invitarli oggi!>, Chris si girò verso di me e restò in silenzio poi scosse la testa e ricominciò a mangiucchiare la sua insalata.
Asher continuò ad osservarlo attentamente per il resto della cena.
Quando finimmo di mangiare ci sedemmo nel salotto: io sdraiata su Chase sopra il divano, Janet, Kim e Carmen stavano a terra parlando fitto fitto e ridendo, Christian stava stravaccato sul resto del divano occupando da solo il posto che avrebbe permesso ad Asher di sedersi affianco a lui invece che sul pavimento come Kim e Janet.
Lo sta facendo apposta?
<Che ne dite se invece di guardare un film facciamo qualcosa di pazzo?> le parole uscirono dalla mia bocca così velocemente che nemmeno capii cosa stavo per dire.
<Domani non abbiamo scuola, nemmeno impegni... perché non andiamo a Los Angeles... arriviamo al mare, facciamo un bagno notturno e stiamo lì fino all'alba?!>, tutti mi guardarono scioccati: di solito è Hope quella con le idee pazze e quasi impossibili non io.
<Ma ci metteremo un sacco di tempo per arrivare lì e l'acqua sarà gelida...>, disse Kim con la sua solita razionalità.
<Beh, sono le 9 di sera! abbiamo tutto il tempo e in più l'acqua gelida è un tocca sana>, ci guardammo tra di noi per un secondo, nessuno parlò, restammo muti.
<Bah! Al diavolo! Facciamo questa cazzata con stile!>, disse Christian in un grido da condottiero alzandosi di scatto dal divano, scoppiammo a ridere rispondendo con ulteriori urla di acclamazione.
<Se qualcuno vuole io ho una gamma di bikini che potrebbero interessarvi>, Hope rise alle mie parole e mi guardò accigliata.
<Quelli da vecchia che tieni nel cassetto della biancheria?>, arrossii e ribattei:
<Non è vero! Sono belli!>, Hope, Kim, Janet e Hope risero in coro ed insieme salimmo le scale seguite dai ragazzi che si divisero per prestarsi a vicenda i costumi. Non riuscii a vedere dove fossero andati Asher e Christian ma sperai che fossero andati nella stessa camera così da parlare un pochino e magari risolvere.
<Bene, prendete pure!>, Hope riversò tutto il suo cassetto pieno di costumi sul letto giallo canarino sorridendo trionfante.
Tutte iniziarono a cambiarsi provando più costumi possibili, nessuna fece osservazioni sulle mie cicatrici anche se vedevo alle volte i loro sguardi posarcisi sopra per poi essere spostati altrove velocemente come scottate dalla loro vista, l'unica a non guardarmi minimamente il corpo era Kim che le aveva già viste e quindi non credo ci facesse più tanto caso ormai.
Scelsi un bikini blu con le spalline basse e abbastanza coprente, l'unica cosa era che odiavo il fatto che fosse a brasiliana e quindi avessi la parte dietro che si infilava tra le chiappe. Mi rimisi la felpa e i jeans che avevo già addosso e decisi anche di farmi aiutare dalle altre a prendere tutta la birra possibile, coperte e asciugamani per quando saremmo arrivati.
<Magari potremmo fare anche un falò!>, disse Hope felice mentre infilava le birre nel bagagliaio e le imballava con le coperte e gli asciugamani evitando così di farle rompere in mille pezzi.
<Buona idea>, risposi riponendo un'altra cassa di birra accanto alle coperte.
I ragazzi scesero dopo poco e ci aiutarono a mettere tutto nel bagagliaio della macchina di Josh.
<Come ci dividiamo?>, guardai Chase e lui sorrise.
<Io e Chase andiamo in moto>, dissi, tutti annuirono aspettandoselo fin dal principio.
<Io,Kim, Janet, Hope e James possiamo venire con la mia auto>, disse Josh, guardai Hope per controllare che le andasse bene: si erano lasciati da pochissimo e non volevo che lei si sentisse a disagio, scosse il capo e sorrise serena, sorrisi anche io.
<Allora io e Christian andiamo con la mia macchina>, concordò in fine Asher, Christian lo guardò per un secondo e poi scostò i suoi occhi da lui con una espressione frustrata sul viso minuto.
<Arrivo subito>, dissi a Chase e mi avvicinai a Christian prendendolo per un braccio, lui si girò verso di me confuso.
<Ricordati che qualsiasi cosa accada è ok, se lui farai il primo passo, se lo farà lui... decidi tu cosa sei disposto a fare o non, nessuno ti obbliga, capito?>, lui annuì e inaspettatamente mi strinse a sé sussurrandomi all'orecchio:
<Grazie Cindy>, lo strinsi a mia volta e poi gli diedi un colpetto indicandogli con un cenno la macchina bellissima e costosa di Asher. Non me ne intendevo di macchine ma adoravo alla follia il modello che aveva quel ragazzo.
<Amo quando aiuti le persone, mi ricordi sempre come vorrei essere e quanto tu sia una bella persona>, Chase stava appoggiato alla sua moto e con gli occhi cobalto che brillavano mi diceva a mezza voce quelle parole che non riuscivo ad accettare, che non potevo accettare.
Cosa ho fatto per meritare questo ragazzo?
Mi buttai tra le sue braccia rischiando di far cadere noi e la moto a terra, lui sorrise tra i miei capelli e mi strinse così forte da farmi mancare un battito.
<Sai, vorrei tanto dirtelo...>, disse lui.
Mi allontanai di scatto e scossi il capo con vigore, lui sospirò e mi accarezzò i capelli con dolcezza giocando con una ciocca di capelli biondi lasciati al vento.
<Quando sarai pronta io sarò qui pronto a dirtelo>, annuii e salii sulla moto infilando il mio casco sulla testa. Non era fantastico? Avevo un mio casco! Era bianco con due ali nere ai lati, lo adoravo e Chase aveva deciso di prenderne uno anche per sé abbinato al mio: nero con le ali bianche. Beh, in verità lui era contrario a questa idea ma a me faceva molto piacere e lui malgrado dovette accettare. Ero così felice, tutto andava perfettamente come doveva andare.
Avrei voluto sapere, quelle notti in cui stavo davanti lo specchio a pregare per la mia morte, quelle volte in cui il cuore mi faceva così male nel petto che mi sembrava di sanguinare dall'interno, quelle notti in cui il dolore diventava così insopportabile che solo la mia lametta mi poteva salvare da me stessa, avrei voluto sapere che alla fine sarei arrivata lì: un ragazzo che mi rendeva così felice da farmi credere di sognare, amici con cui ridere e scherzare, una vita che non avrei mai pensato di poter avere e un destino che ormai sembrava certo.
Magari se avessi saputo quanta felicità avrei provato in futuro sarei stata meglio.
Liberai le mani ancora una volta, le lasciai sopra la mia testa come palloncini pieni d'elio che vengono lasciati al cielo da un bambino distratto. Sorrisi beata con il vento che mi scompigliava i capelli, mi faceva vibrare l'anima come una cassa che trabocca musica. Io ero musica.
Strinsi l'aria tra le dita, presi un respiro profondo che mi fece gonfiare il petto fino a fare male e poi:
<FANCULOOOOOOOOO!>, Chase esplose a ridere e mi diede una pacca sulla gamba, risi e gli scoccai un bacio sul collo lasciato scoperto dal casco e la giacca.
<Ancora>, disse con la voce divertita che esplodeva nelle mie orecchie.
<FANCULOOOOOOOOOOO!>, urlammo insieme e poi ricominciammo a ridere e le nostre risate si univano al vento, alle stelle, al cemento della strada, all'erba e mi sentivo salire così in alto da poter stringere le stelle tra le dita. Mi sentivo così viva che mi esplodeva il petto di emozioni: mi scappavano dalle mani serrate, le vomitavo, le piangevo, le sentivo sgorgare dalle mie cicatrici, le sentivo gocciolare sulla strada e far nascere fiori nell'asfalto, fiori primaverili e bellissimi che sarebbero stati per sempre lì a segnare il passaggio di qualcuno che può dire di aver appena iniziato a vivere.
Io ero musica.
<Siamo arrivati>, la voce di Chase mi sembrò quasi irreale dopo tutto il ronzio sordo del vento contro il casco.
Scesi dalla moto e notai dove eravamo: il mare si estendeva a perdita d'occhio oltre l'orizzonte oscuro e torbido, la sabbia sembrava così sottile che avevo paura di sprofondarci e la luna quasi del tutti piena torreggiava sopra di noi in u silenzio regale.
<Andiamo>, lo presi per mano e lo trascinai correndo verso la spiaggia.
<Non aspettiamo gli altri?>, scossi la testa ridendo.
Faceva fresco ma non importava, mi tolsi velocemente la felpa e rabbrividii ma non riuscii a non continuare a sorridere, dovevo sembrare pazza in quel momento.
<Dai, che hai? Paura, Chase?>, lui rise e iniziò a togliersi la maglietta e i pantaloni.
Voltai la testa di scatto arrossendo e ringraziai fosse troppo buio perché lui capisse quanto avessi le guance rosse. Era strana la mia reazione tutto sommato: avevo visto molte volte Chase in mutande o senza maglietta, ma ogni singola volta si toglieva anche solo la giacca il mio cuore sembrava mancare un battito, come la prima volta che lo vidi senza. Ogni volta che lo osservavo mi sembrava di tornare a mesi prima, quando ancora non stavamo insieme.
<Allora, credo sia gelida quindi dovremmo buttarci subito e non pensarci troppo>,osservò il mare e appoggiando le braccia sui fianchi snelli.
Mi avvicinai a lui e infilai le mani tra le sue braccia allacciandole dietro la sua schiena. Chase mi fece avvicinare ancora di più a lui e poggiò la fronte sulla mia. Nell'oscurità i suoi occhi azzurri sembravano quasi risplendere, luccicare, sembravano fatti di una qualche pietra preziosa che al buio prendeva vita illuminandosi di luce propria. Sorrisi stringendomi a lui, guardando quelle due iridi celesti quasi irreali. Volevo fermare il tempo e ripetere quell'attimo all'infinito, non lasciare che le cose cambiassero, mutassero e rovinassero quello che si era creato in quel magico istante. Chase appoggiò le labbra alle mie, quasi non riuscivo a respirare da quanto le avevo desiderate fino a pochi attimi prima. Strinsi il suo viso tra le mani, avvicinai il mio corpo al suo e assaporai il dolce contrasto tra la sua bocca calda, avvolgente e il freddo della sua epidermide nuda, poesia per le mie dita viandanti nell'oceano della sua pelle. Allacciai le gambe al suo busto così da non dovermi alzare in punta di piedi per continuare il nostro bacio, avvolse le braccia dietro la mia schiena e finalmente potei godermi quello scontrarsi di labbra, denti e sorrisi a pieno.
E ora... digli che lo ami... dai, Cindy! Ce la puoi fare!
<Chase..>, mi staccai dalle sue labbra con il fiato corto e il petto che mi stava quasi per esplodere da quanto il mio cuore batteva veloce.
<...Io... io ti...>
Venni strappata a forza dalle braccia di Chase da altre mani, urlai forte e sentii delle risate familiari alle mie spalle.
<Adesso, per calmare i bollenti spiriti, in ACQUAAAA!>, urlò Josh che insieme a tutti gli altri escluso Chase, che restava immobile mentre gli altri mi trascinavano via verso l'acqua, mi stavano portando in braccio fino all'acqua gelida del mare.
<NO! NO VI PREGO!>, dissi ridendo dimenandomi il più possibile un tantino spaventata ma al col tempo divertita.
<1....>, cominciarono a dondolarmi avanti e indietro ed io già stavo pregando che non fosse poi così fredda l'acqua.
<....2....>, sentii una risata provenire anche da Chase alle mie spalle e rimpiansi di non aver affrettato la mia dichiarazione, a quest'ora saprebbe già i miei sentimenti.
Stupida.
<...3!> , la terra mi mancò sotto i piedi, mi sentii volteggiare nell'aria per un secondo, il respiro affrettato, il vento che mi risucchiava i capelli in su e poi il freddo dell'acqua che mi colpiva come una frustrata, ero senza fiato.
<V-Voi...>, scoppiai a ridere ed iniziai a correre dietro a quei farabutti spingendoli in acqua uno ad uno, tranne Christian che non riuscivo a vedere, chissà dove era andato...
Però Asher è qui...
MI allontanai dall'acqua soddisfatta dalla mia vendetta e mi strinsi a Chase che stava in mezzo alla spiaggia dove l'avevo lasciato. Sentii la morbidezza di un asciugamano coprirmi le spalle e sorrisi appoggiando la testa al suo petto scolpito.
<Grazie, babe>, lui mi scoccò un bacio sui capelli umidi.
<Ho trovato un po' di bastoni con cui possiamo fare il falò!>, disse James tornando da chissà dove.
<Perfetto!>.
Radunammo gli altri e decidemmo di sederci attorno al piccolo fuoco che avevamo creato, vidi anche Christian tornare dal parcheggio con una faccia scura ed una espressione contrita sul volto.
<Bene, bene, bene...>, disse Hope imbacuccata dentro una coperta e appoggiata al petto di James. La situazione tra quei due non mi piaceva per nulla, mi chiedevo se Hope sapesse di Marie e del fidanzamento, dovevo parlarle il prima possibile.
<Facciamo un po' di musica?>, corse verso le scorte di birra poco più in là e prese una chitarra che stava nascosta dentro una coperta, scossi la testa e sorrisi divertita.
<SORPRESA!>, scoppiammo a ridere e Hope sventolò la chitarra a mezz'aria come se fosse una qualche arma bellica.
Hope... la ragazza dolce, carina, solare, fragile e dolce che conosco non merita di essere illusa in questo modo. Non mi importa se è mio fratello e che voglio avere un buon rapporto con lui: non la può trattare in questo modo.
Asher si alzò in piedi e con gentilezza gliela sfilò dalle mani con movenze così suadenti che Hope sembrò poter svenire da un momento all'altro, tra poco iniziava a sbavare, ridacchiai al pensiero.
<Devi trattarla bene o si rovinerà>, la accarezzò con gentilezza e non potei fare a meno di notare un fremito di Christian che sussultò, arrossì e voltò il capo da un'altra parte.
Ehehe.
<Suonaci qualcosa Asher!>, dissi io e Christian si girò verso di me spalancando gli occhi, piegai la testa di lato ricambiando lo sguardo, lui spostò di nuovo gli occhi sul fuoco al centro del nostro gruppo e corrugò la fronte.
Asher si risistemò al suo posto e iniziò a strimpellare le note di apertura di "What is Love ", la suonava in modo lento, triste, melanconico, come se stesse sopportando un peso indicibile mentre cercava di pizzicare le corde. Non riuscii a trattenermi e lo accompagnai con la voce:
What is love?
Oh baby, don't hurt me, Don't hurt me, No more
Chase mi stringeva a sé con gentilezza, mi avvolgeva tra le sue braccia forti e mi faceva sentire così al sicuro... mi faceva sentire a casa. Appena finita la canzone decidemmo di parlare un po' del più e del meno, ridemmo, cantammo tutti insieme, ballammo a piedi nudi sulla sabbia, baciammo le stelle, urlammo i nostri sentimenti al mare che li inghiottì tra le sue onde schiumanti e alla fine potei dirlo: Ho vissuto davvero stanotte.
<Hope>, dissi piano rivolta alla bella ragazza dai capelli rossi che rideva per una battuta di Kim, si girò e mi sorrise con la sua solita espressione pimpante e piena di vita.
<Che c'è?>, disse lei sempre sorridendo.
<Posso.. posso parlarti?>, lei annuì e fece cenno Kim e Janet per poi alzarci e camminare poco passi più avanti.
<Lo so che non sono affari miei, però ci tengo a te e James è mio fratello... sai che lui è fidanzato, vero?>, hope sospirò e scostò lo sguardo dal mio cercando di fuggire almeno con gli occhi.
<Si, lo so.. ma Cindy... non posso spiegarti... non capiresti!>, le presi le mani e me le portai al petto, vicino al cuore, lei alzò lo sguardo.
<Invece posso provarci, basta che tu mi dica quello che succede!>, Hope prese un respiro profondo e iniziò a spiegare:
<Una settimana fa, quella mattina, quella maledetta mattina in cui Josh chiuse con me e rientrammo a casa, lo vidi, lì sul marciapiede a sorridere e... non ho mai creduto nel colpo di fulmine, non avrei mai pensato che potesse essere possibile... eppure... eppure>, i suoi occhi increduli dalle sue stesse parole mi schiacciarono in una morsa da cui non potevo più scappare,<Lo amo Cindy, lo amo... lo amo di un amore totale, impossibile, straziante... mi sento esplodere ogni volta che anche solo mi sfiora con lo sguardo... il mio petto trabocca di emozioni, di sentimenti e non riesco a respirare alle volte da quanto lo amo>, scoppiò a ridere incredula, <E anche lui mi ama, anche lui mi ha visto e si è innamorato... lui vuole spiegare a Marie quello che è successo e romperà il fidanzamento!>
Guardai Hope negli occhi senza parole, non riuscivo a crederci... sembrava impossibile tutta quella situazione. Neanche io ho mai creduto nel colpo di fulmine, ero sicura che Hope si fosse innamorata, la conoscevo troppo bene per dubitarne, ma James... la stava prendendo in giro?
E poi ci siamo appena ricongiunti e lui che fa? Vuole mettersi insieme alla mia migliore amica come se nulla fosse senza nemmeno dirmelo e poi è fidanzato! HA UNA FIDANZATA! Non credo proprio che voglia mollarla per una sconosciuta!
Nella mia mente lampeggiava una luce rossa che segnalava che vi era qualcosa che ormai era stato deciso: mio fratello sta cercando di spezzare il cuore a Hope.
Sorpassai Hope, velocemente iniziai a camminare sempre più veloce verso James che chiacchierava insieme a Asher alcuni metri avanti a me. Una rabbia ceca che fin da adolescente mi aveva caratterizzata mi imponeva di spaccare la faccia a James, ci sarei riuscita se non fosse stato per la voce di Hope che intendendo le mie azioni aveva urlato a Chase di bloccarmi. Chase mi si parò davanti e mi prese in braccio alzandomi e facendomi poggiare la pancia sulla sua spalla, mi fece un po' male ma la adrenalina mi lasciò sentire solo un minimo del dolore reale.
<Tu! Sapevo che non mi dovevo fidare! Come ti permetti di abbindolare la mia migliore amica?! Se sei un uomo vieni qui e lasciati spaccare la faccia! Dai, che hai? Paura, forse?>, urlai agitandomi tra le braccia di Chase, l'espressione di James era stupita, affranta e sconfitta in qualche modo, e mentre a forza Chase mi trascinava via dalla spiaggia fino al parcheggio continuavo a urlargli tutto quello che mi passava per la testa e ad agitarmi sulla spalla del mio ragazzo. Mi rimise a terra solo una volta arrivati affianco alla sua moto, cercai di tornare indietro e mettere in atto le mie minacce ma Chase mi prese per le spalle e mi costrinse a girarmi verso di lui.
<Adesso calmati, Cindy>, disse lui perentorio accarezzandomi le spalle in modo dolce e lento.
<Questa non sei tu...>, aggiunse dopo, mi scollai di dosso le sue mani e mi allontanai con la bocca distorta in un ringhio animale.
<Come fai a dirlo?>, Chase sembrò tentennare a quella domanda ma ripose subito:
<Perché ti conosco...>, la sua mano cercò di prendermi il viso ma mi allontanai ancora di più abbassando gli occhi.
<Allora magari non mi conosci così bene dopo tutto>, mi girai non volendo vedere la sua reazione ed iniziai a camminare verso la strada, c'era una fermata degli autobus poco più avanti e io non volevo tornare a casa con lui.
<Ferma!>,mi afferrò un braccio.
<Smettila di comportarti da bambina, Cindy! Affronta i problemi come le persone adulte! Sai solo scappare, fuggire da tutti e tutto, lanciare bombe sulle persone e poi andartene come se nulla fosse... Se vuoi che tra noi funzioni devi cercare di essere meno egocentrica e andare in contro a tutte le sfide che ci saranno poste davanti! Così si vive una relazione seria.>, non l'avevo mai vista da quel punto di vista.
Sono davvero così insopportabile? Sono davvero così detestabile?
Mi bloccai di colpo e mi girai verso di lui così in imbarazzo, offesa, sconfitta che mi sentivo demolita dall'interno. Non mi ero mai vista nel modo orribile in cui Chase mi aveva dipinta... ero così in imbarazzo con me stessa e con tutti gli altri che dovevano sopportarmi che quasi mi volevo sotterrare, lì, nel cemento del parcheggio e in quel momento pensavo fosse meglio così per tutti.
Immaginai quello che tutti pensassero di me, immaginai come per gli altri dovessi essere un peso enorme, come cercassero di sopportarmi...
<Dai, sali in moto e torniamo a casa>, disse lui.
Non potevo declinare e lui lo sapeva: mi sarei dimostrata proprio come diceva lui.
Salii sulla sua moto e partimmo nella notte, le mie lacrime scivolavano lungo la mia pelle, volavano nell'aria e sparivano dietro di me.
Salii in camera mia e chiusi la porta alle mie spalle. Mi sentivo pesante come se fossi fatta di piombo, volevo piangere, volevo urlare, volevo rannicchiarmi in angolo, eppure in fondo appoggiavo in pieno quello che Chase mi aveva detto. Da quando ho subito delle molestie ho iniziato cambiare: avevo pensieri terribili, passavo molto spesso alle mani e avevo un carattere molto più instabile rispetto a quando ero più giovane, alle volte non mi importavano per nulla gli altri e vedevo le loro azioni come una offesa a me stessa anche se non c'entravo nulla. In generale quello che era successo mi aveva cambiata dal profondo e ormai non mi riconoscevo più nemmeno io. Avrei voluto che Chase mi avesse conosciuta prima...magari non mi avrebbe considerata così orribile come mi aveva dipinto.
Mi infilai sotto le coperte, nel petto un macigno che speravo di non provare più dopo tutte le volte in cui lo avevo tenuto dentro la mia cassa toracica. Mi sentivo di nuovo sola, come prima di arrivare in quella casa e conoscere Chase.
Sono al punto di partenza.
Le coperte si alzarono ed un peso la mio fianco sprofondò nel mio lenzuolo, trattenevo il fiato.
<Sono io, Hope>, mi girai confusa, ero sicura fosse Chase, invece mi ritrovai davanti le iridi luccicanti della mia migliore amica e i suoi capelli rossi che bruciavano il mio cuscino.
<Hey... volevo chiederti- >, un dito lungo e snello di Hope si posò sulle mie labbra zittendomi.
<No, invece non ti devi scusare, al tuo posto avrei fatto lo stesso>, tolse il dito dalle mie labbra e sospirò, <Sembra davvero una pazzia tutta questa storia>
Restai in silenzio osservando il modo in cui placidamente giocava con una ciocca dei suoi capelli e teneva gli occhi fissi su quei boccoli di fuoco.
<Lui è tuo fratello, io la tua migliore amica e in più lui non lo vedi da anni, non lo conosci quasi per nulla...>, le presi le mani tra le mia, di nuovo la paura e l'affetto che provavo per lei prese il sopravvento delle mie parole.
<Perché tu lo conosci? Sai se dice sul serio?>, Hope sorrise piano e mi accarezzò le mani con gentilezza.
<Nessuno può mai sapere se conosce una persona del tutto e di certo io e James siamo all'inizi, ma lui ha già tutto di me ed io ho tutto di lui, siamo partiti solo con le emozioni già sviluppate!>, annuii piano.
<Adesso James mi odierà probabilmente...>, dissi triste e in colpa.
<No, ti capisce, mi ha chiesto di dirti che non ti devi preoccupare e che ti vuole bene>, sorrisi.
<Mi sono stupita quando sono entrata e ti ho vista da sola nel letto: pensavo che Chase sarebbe stato senza dubbio stato qui>, fu il mio turno di sospirare e sentii il peso nel mio petto farsi mille volte più grande e schiacciarmi contro il materasso.
<Abbiamo litigato e lui mi ha detto delle cose orribili... vorrei davvero credere che le dicesse solo perché era arrabbiato ma... non lo so davvero>
<Spero che sistemiate le cose il prima possibile.. è strano vedervi lontani e senza che uno dei due cerchi di baciare l'altro per più di tre secondi>, scoppiai a ridere e sentii il corpo pian piano sprofondare nel materasso e farsi sempre più pesante.
<Tu resterai.. vero?>, chiesi io con le palpebre che si chiudevano.
<Certo, a questo servono le migliori amiche, no?>, sorrisi piano e fu buio.
La mattina dopo ero così distrutta che mi servirono quattro caffè per potermi alzarmi dal letto. Ignorai perentoria Chase non sapendo esattamente cosa dirgli, era la prima volta che non avevo nulla di cui parlare con lui e la cosa mi terrorizzava in modo indicibile.
Hope sarebbe andate per le vacanze a casa della nonna per rilassarsi durante le feste e studiare, Christian sarebbe rimasto qui e speravo che ne approfittasse per fare chiarezza nei suoi sentimenti, Josh sarebbe andato a casa dai suo fratelli, Carmen sarebbe andata a casa di amici e avrebbe fatto alcune foto e io... io non la sapevo più ormai. Dovevo andare a casa di Chase per il gala ma non sapevo più se volesse che io venissi ed io non ero sicura di voler andare con lui dopo quello che mi aveva detto la notte prima.
<Cindy...?>, la voce inconfondibile di Chase spezzò i miei pensieri appena dietro la porta di legno della mia stanza.
<Che vuoi?>, fui più brusca di quanto volessi essere ma non potevo controllarmi.
<Posso entrare?>, sbuffai e mi sistemai l'accappatoio dato che avevo appena finito una bella doccia calda.
<Fai quello che vuoi>, la porta si aprì e Chase si infilò nella mia stanza restando in piedi affianco alla porta.
Fece un passo avanti ma rimase congelato dal mio sguardo che gli intimava di non avvicinarsi troppo, lui sospirò e mi guardò stranamente stanco: non sembrava aver dormito tutta la notte.
<Volevo solo scusarmi per quello che ho detto ieri notte, io... non so perché l'ho detto>, abbassai gli occhi guardando il pavimento. Era quello che desideravo sentire da tutta la notte prima e da tutta la mattina e finalmente la aveva detta... eppure perché mi sembrava di non essere ancora soddisfatta?
<Accetto le tue scuse>, lui sorrise e si avvicinò di alcuni passi con l'intenzione di stringermi a sé ma alzai una mani davanti al suo viso e mi girai verso di lui.
<Però pensi davvero quello che hai detto ieri?>, lui si bloccò e divenne rigido come un tubo di metallo.
Ti prego... di che non lo pensi...
Ci fu un silenzio tombale per alcuni secondi che mi parsero secoli, ero immobile.
<No, non lo penso>, sospirai con un peso grandissimo che mi si toglieva dal petto, sorrisi serena e aprii le braccia per accoglierlo, lui si infilò nel mio abbracciò e mi strinse a sé.
<Non mi piace litigare con te, non litighiamo più per favore>, dissi e lui annuì contro i miei capelli.
In teoria sarei dovuta essere soddisfatta a quel punto ma un terribile presentimento mi suggeriva di non credergli fino in fondo, come se dentro di me sapessi che lui non stava dicendo la verità.
Sorrisi facendo finta di nulla e sperai che il suo sorriso caldo e tenero non fosse come il mio.
Ciao a tutti ragazzi!
Scusate per l'essere stata poco attiva in questi giorni ma ho avuto un sacco di cose da fare!
Come state? Vi è piaciuto il capitolo?
Sapete che vi adoro
Amneris
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