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Capitolo 16✅

Il capitolo contiene materiale lgbt quindi chi ha dei problemi può pure andare via e magari farsi un esame di coscienza

I just wanna make you feel okay
But all you do is look the other way,
I can't tell you how much I wish I didn't wanna stay
I just kinda wish you were gay
... Billie Eilish...

Occhi verdi come due gemme preziose si infransero nei miei. Restai scioccato dal loro colore brillante, come si sposavano con i boccoli biondi tenuti a bada sotto un cappellino nero, inutilmente dato che erano un disastro comunque e come mi osservassero affrettati e intenti.

<Scusa, non volevo>, si piegò a riacciuffare gli occhiali che gli erano caduti sul marciapiede quando mi aveva urtato appena uscito da scuola.

Era davvero bellissimo, non avevo mai provato così tanta attrazione per un ragazzo come quella che provavo in quel momento. Avrei voluto trattenerlo per parlargli un po', volevo capire che tipo di persona era, volevo conoscerlo.

<Scusami ancora, ci vediamo>, detto questo riprese a correre fino a sparire fuori dal cancello della scuola.

Ogni giorno cercavo con la coda dell'occhio quei boccoli dorati, cercavo tra i corridoi quelle due finestre di smeraldo, lo cercavo sempre più abbattuto dal fatto che sembrava sparito nel nulla. Non mi era mai importato così tanto di nulla nella mia vita e la possibilità di non vederlo mai più mi spezzava in due.

<Andiamo nel giardino a mangiare oggi?>, Mick, il mio migliore amico nonché il mio unico amico mi risvegliò dalla mia ricerca silenziosa del "biondino del mistero".

<Fai quello che ti pare>, lui mi guardò scuro in volto con gli occhi quasi gialli che mandavano lampi e iniziò a camminare fuori dalla porta cercando con lo sguardo una panchina o un muretto dove sederci.

Era una giornata soleggiata, il cielo era di un azzurro cobalto e le nuvole si aggregavano ai lati del mio campo visivo dandomi una strana sensazione di oppressione e di claustrofobia. Mi sentivo quasi soffocare. Il mio sguardo saettò al centro del cielo azzurrò per poi cadere sull'erba appena sotto, restai paralizzato.

Il ragazzo di quella volta stava proprio lì, immobile. Guardava il cielo con malinconia come se fosse appena caduto dal buco creato dalle nuvole: un angelo maledetto a girovagare sulla terra tra noi comuni mortali. Un libro giaceva silente sul suo grembo, aperto all'ultima pagina ingiallita.
Il vento scompigliava le pagine che cercavano di sfuggire dalla presa delle sue dita. I suoi occhi erano pacatamente dischiusi e le ciglia disegnavano archi di tenebra sul suo sguardo affranto. Giuro che per un secondo riuscii quasi a vedere con la coda dell'occhio l'ombra di un paio d'ali che dalla sua schiena si allungavano dietro di lui come un mantello di luce e piume candide. Come faceva una persona ad essere così dannatamente bella?

<Ci sediamo lì?>, chiesi io indicando una panchina vicina al ragazzo abbastanza da vederlo ma non troppo da sembrare che lo stessi osservando, come in verità stavo facendo.

Stolker.

<Ok>, ci sedemmo sulla panchina e Mick chiuse gli occhi crogiolandosi al sole come una lucertola su un sasso e un po' ci assomigliava ad una lucertola tutto sommato.

Con gli occhi continuai a seguire ogni movimento del ragazzo per quanto minimo e insignificante. Non riuscivo a non fremere appena si sistemava i capelli ribelli dietro l'orecchio.

<Chriiiiiiiiiissttiaaaaaaaaaaaaaaaan!>, una voce femminile che giungeva dalle nostre spalle ruppe quel momento di tranquillità. Una ragazza dalla pelle di caramello gli saltò letteralmente addosso facendolo ruzzolare sull'erba e  capitolare il libro dalle mani.

<Janet!>, la spinse via e non riuscii a notare quanto la ragazza fosse sexy, non come Christian, ma era sempre una sventola.

<Come stai?>, lui si scrollò di dosso l'erba e riacciuffò il libro risedendosi al suo posto sul prato vicino alla panchina.

<Bene, ma tu la devi smettere di farmi prendere infarti ogni volta che mi vieni appresso>, la sua voce era più bella di quanto ricordassi: era cristallina, melodiosa e calda.. Mi ricordava delle gocce d'acqua che rimbombano in una grotta sotterranea.

<Si, scusa, adesso andiamo però>, lo strattonò in piedi anche se lui faceva il peso morto facendola ridere.

<Dai, alzati>, lui mugolò e si alzò. Janet gli lanciò la sua borsa e lui la acchiappò prima che gli si spiaccicasse in faccia. Il suo viso, i suoi occhi, le sua pelle... tutto di lui mi urlava di corrergli incontro e stringerlo a me, di toccare con le mie mani ogni suo particolare.

In seguito a quell'inaspettato incontro mi informai e scoprii che frequentava il corso di potenziamento di chimica, inutile, a parer mio, ma se mi avrebbe permesso di vederlo mi andava più che bene. Appena entrato nell'aula notai una professoressa alquanto bruttina che masticava una gomma rosa a bocca aperta mentre sfogliava una rivista di gossip nascosta dietro al libro di testo. Alzò lo sguardo e mi rivolse un sorrisino malizioso per poi ricominciare a leggere la rivista. Immaginai che ai suoi tempi dovesse essere stata una bella ragazza ma il tempo non era stato clemente con lei.
Lo individuai subito in mezzo a tutti ragazzi e ragazze con i camici bianchi: i suoi capelli spiccavano sempre sulla massa. Mi sedetti al suo tavolo ma nel mentre feci cadere una fialetta che finì in mille pezzi sul pavimento.

Cazzo!

Christian spazientito si girò verso di me, era bellissimo anche da arrabbiato, e mi sgridò. Come se mi importasse, e lui mi guardò spazientito. Non potendo trattenermi oltre e gli chiesi  il nome, lui mi rispose a mezza voce fingendosi disinteressato ma notavo benissimo come i suoi occhi mi cercassero quando pensava non lo vedessi. Gli dissi anche il mio e lui lo ripeté un paio di volte come sovrappensiero, amavo il modo in cui lo pronunciava e credetti di non aver mai apprezzato così tanto il mio nome quanto in quel momento. La lezione continuò più o meno così: io che lo osservavo e lui che arrossiva e cercava di continuare il suo esperimento fallendo miseramente.

Era affermativo: Christian sarebbe stato il mio nuovo obbiettivo e avrei fatto di tutto per avvicinarlo e poterlo conoscere meglio. Un bel passatempo insomma.

<Bro, sta sera la festa è saltata>, disse Mick incupito mentre stavamo a fumare sul marciapiede affianco a casa mia. Gli doveva davvero dispiacere passare una notte da solo senza nessuna nel letto.

<Non importa, tanto io avevo già altri programmi>, lui mi guardò con interesse ma non insistette oltre conoscendomi abbastanza da sapere che odiavo gli impiccioni.

<Spero solo che ci sarai domani>, sbuffai tirando una lunga boccata di fumo per poi lasciarla uscire dai miei polmoni in una scomposta nebbiolina bianca.

<Come potrei non esserci?>, lui non rispose ed in silenzio continuammo a fumare le nostre sigarette.

Non avevo bisogno di nessuno per decidere di andare in un posto, non avevo bisogno di supporto se volevo fare qualcosa e di certo non avevo bisogno di amici che mi accompagnassero dove stavo andando. Ero già entrato in un bar per gay prima ma non c'ero mai andato con l'intenzione di restarci per vedere cosa fare. Appena entrato mi sentii subito a mio agio: avevo una certa familiarità con le feste e le persone molto ubriache. Iniziai subito a parlare con alcuni ragazzi molto carini ma che sinceramente non mi attiravano neanche un decimo di quanto mi attirasse Christian. Come se lo avessi invocato nella mia mente lo scorsi al bancone con la sua amichetta.... Emh.. Jane? Non me lo ricordavo nemmeno più il suo nome. Stava bevendo davvero tanto e la cosa mi sembrava abbastanza strana: la sua persona in quel momento era completamente sfasata rispetto a quella che avevo incontrato a scuola e di cui mi ero sentito subito sentito attratto. Era eccitante il fatto che avesse anche un lato oscuro oltre alla facciata da angioletto. Lo vidi mettere giù il bicchiere e trascinare la sua amica in pista dopo avermi lanciato una lunga occhiata che avevo visto davvero molte volte e che aveva un solo significato:

Vuole che vada a ballare con lui.

Un brivido mi percorse la spina dorsale, le mie dita fremettero attorno alla bottiglia di vetro. La parte che era stata istruita fin da piccolo da mio padre a comandare mi urlava di andarmene subito da quel bar, mentre la parte irrazionale che non pensavo nemmeno di possedere fino a quando avevo incontrato Christian mi imponeva con fermezza di andare subito da lui.

Il pensiero razionale non era mai stato nei miei principi.

Arrivato dietro di lui non sapevo cosa fare, bruciavo guardando il suo corpo snello muoversi davanti a me, le sue dita fini tra i capelli... Mi sentivo scoppiare, ma non volevo essere irruento e non volevo spaventarlo.

Strano, di solito non me ne frega nulla degli altri quanto c'è di mezzo la mia eccitazione.

Gli posai le mani sui fianchi e mi avvicinai con le labbra al suo collo, lui imperturbabile continuò a ballare. Stavo pensando che non si fosse nemmeno accorto di me quando si girò incatenando quelle due gemme brillanti nei miei occhi, sorrise e mimò con le labbra: "sapevo che saresti venuto".

Come avrei potuto non venire?

Lo trascinai fuori dal bar e lui si lasciò trasportare docile, l'alcol ovviamente contribuiva molto nel frangente, ma non riuscivo a biasimarmi per quello che stavo facendo. Gli ordinai di salire sulla mia moto e lui ribatté che nessuno gli dava ordini.

Beh, aspetta che arriviamo a casa e poi cambierai idea.

Ma alla fine salì sulla mia moto e si strinse a me, riuscivo a sentire il suo corpo contro il mio ed il suo calore nonostante i miei vestiti, riuscivo a sentire il suo respiro, le sue dita strette alla mia giacca... stavo impazzendo e l'unico pensiero che riuscivo a formulare era:

Dobbiamo arrivare a casa il più presto possibile.

Ci fermammo davanti al mio appartamento e lo feci scendere dalla mia moto, entrammo nell'edificio e salimmo le scale, Christian sembrava stanco e affannato ma non riuscivo proprio a preoccuparmi di quello.

<Che fai, entri?>, lui sgusciò dentro la porta ed io la richiusi alla mie spalle.

Sei entrato nella tana del lupo, Christian, adesso non potrai più uscirne.

Mi avventai su di lui e Dio, Dio mio, come faceva ad essere così bello baciare un ragazzo? Mi ero immaginato che sarebbe stato strano ma invece era solo dannatamente eccitante. Le labbra di Christian erano la cosa più morbida e dolce che avessi mai sentito, i suoi capelli sembravano seta tra le mie dita e la sua pelle, nonostante delle piccole cicatrici che non sembravano poi così vecchie, era morbida e bellissima. Gli sfilai la maglietta e notai un tatuaggio appena sotto il pettorale, sembrava una piccola piuma ma non ne ero sicuro, la sfiorai ma lui sussultò e subito mi sfilò la maglietta osservando invece il mio petto che era divorato da un tatuaggio di un dragone, l'avevo fatto tanti anni fa ed erano servite molte settimane per finirlo tutto. Le sue dita seguirono il profilo delle squame, era la sensazione più bella al mondo le sue dita sulla mia pelle. Appena prima di sfilarci anche i pantaloni feci un passo indietro e gli svelai che non avevo mai fatto sesso con un ragazzo, lui sembrò scioccato dalla mia rivelazione: pensava che fossi bisex o altro.. sinceramente non lo sapevo nemmeno io a quel punto. Fin da ragazzino avevo apprezzato alcuni ragazzi in quel modo ma non ci avevo mai provato con nessuno di loro dato che mio fratello e mio padre sono sempre stati contrari e la posizione che occupavo non permetteva di fare cosa simili. Dopo che cercò di ubriacarsi per avere il coraggio di farlo con me, cosa che non capivo per nulla, gli chiesi se gli facesse schifo l'idea di fare l'amore con me e lui rispose che non era così. Bastava quello per me. I suoi occhi, le sue labbra, il suo respiro affannato, la sua voce, la sua pelle... Sembrava un sogno bellissimo da cui non volevo risvegliarmi.

Aprii gli occhi piano, i muscoli indolenziti e la testa appannata. Stavo dannatamente bene ed un sorriso mi accese le labbra al ricordo della notte precedente. Aprii gli occhi e vidi il viso angelico di Christian addormentato, sembrava ancora più adorabile del solito con quell'aria da bambino indifeso. Un mezzo sorriso gli spuntò all'angolo delle labbra ad arco di cupido, allora non mi trattenni più e le accarezzai con la punta delle dita. Percorsi il sentiero dalla mascella alle tempie ed osservai come lui mugolasse beato mentre gli accarezzavo il viso. Era semplicemente bellissimo.

Iniziò a sbattere le palpebre ed io ritrassi la mano ma non feci in tempo a chiudere gli occhi facendo finta di dormire che lui aprì i suoi e sobbalzò tirandosi velocemente seduto, però ricadde all'indietro di botto.

<Hey, tutto ok?>, doveva sentirsi davvero male dopo la sbronza di ieri.

Lui si alzò in piedi dicendo di dover andare via, il tatuaggio della croce nel lembo di pelle tra le sue scapole attirò la mia attenzione ancora una volta, non sapevo perché mai quel tatuaggio mi facesse così tanto imbambolare ma sembrava molto importante per qualche assurdo motivo. Dopo vari tentativi di farlo rimanere riuscii nel mio intento e cercai di preparare la colazione ma lui era molto più bravo di me, in compenso potevo osservarlo senza che lui potesse trovarlo strano. Mangiammo in silenzio e lui chiamò la sua amica... Janelle? Agh, non mi ricordo mai come si chiama!

Alla fine lo riportai a casa e ci salutammo, ok, lo devo ammettere: mentre rientrava in casa gli guardai il culo, ma non mi potete biasimare! Ha davvero un gran culo e poi lui ancheggiava sempre, non sapevo se fosse voluto o fosse qualcosa di naturale ma era davvero...

<Bro, vieni a casa mia? Ci sono anche gli altri e poi andiamo tutti al punto di ritrovo>, la voce di Mick mi risvegliò dai miei pensieri poco casti su Christian, mi aveva chiamato poco prima e ora mi stava assillando per venire a casa sua. Mancava ancora un po' all'inizio della riunione ma lui continuava a dirmi che sarei dovuto venire.

<Te l'ho detto Mick, ho da fare>, la sua voce si fece ancora più impaziente.

<Jonas vuole che tu venga>, al nome di mio fratello sentii il mio cuore mancare un battito, sospirai.

<Dammi una ventina di minuti>, chiusi la chiamata.

Cosa vuole ora quel coglione?

Presi la moto e guidai fino alla periferia di Los Angeles dove Mick viveva, esattamente dove ufficialmente viveva, dato che dormiva sei notti su sette sul mio divano, ma la cosa non mi importava dato che era il mio migliore amico. La sua casa veniva usata sopratutto per le feste della gang, nessuno aveva una casa abbastanza grande per ospitare tanta gente quindi usavamo la casa di Micky come club e un bar un po' più lontano come sala riunioni per i membri principali.

La nostra gang, i FS o meglio i Forgetten Souls, era la più importante e antica gang di Los Angeles. Per entravi andavano superate moltissime prove che molte volte finivano con la morte di alcuni partecipanti. Io ero il figlio del boss perciò la prova era solo una formalità per me. Non sarei mai dovuto diventare boss dato che avevo un fratello maggiore, Jonas, che non mi avrebbe mai costretto a farlo al suo posto, non sapevo bene se fosse perché gli piaceva comandare o perché sapeva che io avevo altri sogni.

Da fuori la casa sembrava vuota, l'unica cosa che tradiva la presenza di qualcuno erano delle moto accostate al marciapiede, parcheggiai e suonai al campanello.

<Chi è?>, la voce di Mick uscì dall'auto parlante.

<Chi pensi che sia, deficiente?>, sbuffai.

La porta si aprì e Mick mi fece segno di entrare. La casa era al buio stranamente.

<Mi dovevi dire che facevamo un pigiama party, avrei portato gli smalti>, lui sbuffò e continuammo a camminare lungo i corridoi che portavano al salotto.

<Divertente>, disse lui.

Appena entrammo nella stanza un forte odore di fumo mi inondò le narici. Mio fratello e altri cinque amici della gang stavano attorno ad un tavolo a giocare a poker, avevano tutti legati al bicipite una bandana nera, segno dell'appartenenza alla gang.

<Oh, guardate, è arrivato il mio fratellino finalmente! Vieni ad aiutarmi qui!>, mio fratello, la versione solo un po' più vecchia di me, mi fece segno di raggiungerlo al tavolo ed io mi avvicinai. Mi prese per il braccio passandomi affianco a lasciandomi il suo posto al tavolo.

<Ragazzi, scusate ma la partita deve giungere velocemente a termine: dobbiamo andare>, tutti annuirono e lanciarono ancora più denaro. Adesso capivo perché mio fratello mi aveva chiamato per quella partita: c'era più di un milione di dollari sul tavolo. Lui era il corpo io la mente, era sempre stato così dai tempi in cui giocavamo a nascondino a quattro anni. Ovviamente vinsi, beh, era difficile che perdessi e nel caso alla fine i soldi ritornavano da me in un modo o nell'altro.

<Bene, adesso andiamo>, tutti raccolsero le carte borbottando e misero le sedie nell'angolo della stanza. uscimmo sul vialetto e mentre tutti se ne andavano mio fratello mi tenne da parte.

<Perché non sei arrivato appena Mick ti ha chiamato?>

<Avevo da fare>, tagliai corto io.

<Non è che hai la tipa ora?>, rise e mi diede una spallata. Anche se fosse non glielo avrei mai detto, era già successo che qualche mia ragazza venisse persuasa da mio fratello ad andarsene con lui. Chissà perché lo faceva...

<Secondo te?>, lui rise ancora e montò sulla sua moto.

<Cerca di non cincischiare, ci vediamo lì>, poi ripartì sulla sua moto.

Una notifica fece vibrare il mio telefono nella tasca dei jeans ed io lo acchiappai.

Spensi il telefono e lo rinfilai in tasca con un sorrisone chilometrico: ero impaziente di scoprire se Christian sarebbe stato abbastanza forte da resistermi o sarebbe inciampato nei suoi stessi passi. Di certo non gli avrei reso facile la scelta.
Montai sulla mia moto e partii confondendomi con l'oscurità notturna che già calava sulla terra.

Era proprio in quella oscurità fioca, illuminata dai lampioni come stelle nel cielo notturno, che i Forgetten souls escono dalle proprie case, gli occhi dello stesso colore della tenebra, è allora che il mondo diventava nostro.

Arrivai un poco tempo davanti al Marianna's bar, il bar della gang. la storia di quel posto è una delle più romantiche e tristi che esistano: il proprietario, uno dei fondatori della gang, si ero innamorato appassionatamente di una ragazza. La ragazza, di nome Marianna, veniva da una famiglia nobile e di classe agiata, aveva già un matrimonio in programma con un rampollo del suo stesso ceto... Il loro amore era destinato a finire ancora prima di iniziare. Lei gli promise che se un giorno fosse riuscita a tornare da lui sarebbero stati insieme per sempre. Si diedero come luogo di incontro un albero, adesso tagliato e nascosto in una sala che non avevo mai visto all'interno del bar, attorno il quale il ragazzo ha costruito un locale aspettando che la sua amata tornasse e potessero dirigerlo insieme... Lei sparì e solo pochi anni dopo il ragazzo, diventato un uomo, venne a sapere che era morta già da due anni.
Attualmente il bar viene utilizzato come posto di ritrovo per la gang e come luogo di svago ma nessuno osa dimenticare o disonorare quel posto e la storia della giovane coppia di innamorati, teniamo a quel posto come ad uno dei nostri più grandi tesori.

<Benvenuti e bentornati>, la voce di mio padre, potente, limpida e graffiata dall'alcol e dal fumo fece zittire all'istante tutta la sala in un istante. Stava seduto su una sedia sopra un piccolo palchetto. La sua espressione spavalda e la cicatrice che gli tagliava in due la guancia faceva indurire a dismisura la linea già marcata della sua mascella. Il suo sguardo del colore del cemento armato, duro, inflessibile e freddo passò a rassegna tutti i volti nella sala e quando mi incontrò sentii dei brividi corrermi lungo la schiena... ecco questo era mio padre.

<Oggi è una serata molto speciale, ma magari lo sapete già>, tutti sembravano capire cosa intendesse mio padre, mi sembrava di essere l'unico allo scuro di quello di cui stava parlando.

<Oggi abbiamo finalmente fissato la data dello scontro con i Voks, dopo tutto questo tempo saremo tranquilli e potremo non doverci più preoccupare di quei bambini senza palle>, tutti esplosero in un grido di battaglia che mi fece battere il cuore all'impazzata. Ecco, quello era il giorno che aspettavo da tutta la vita: quello in cui sarei stato abbastanza grande per poter partecipare ad uno scontro tra gang. Era un grandissimo onore essere scelti tra i partecipanti ad uno scontro, era un modo per essere introdotti alla gang come partecipanti ufficiali e indiscussi.

<Carlos, Garret, Blake, Jonatan, Emily, Clarisse, Jiulian, Kyle e infine i miei due figli che guideranno lo scontro>, sorrisi soddisfatto a mio padre che mi lanciò una occhiata e poi sorrise alla sala ed alzò un bicchiere di quello che presumevo fosse scotch.

<Un brindisi a questi giovani che fanno parte finalmente a tutti gli effetti della famiglia>, la tensione era avvertibile nella sala come se si potesse tagliare con il coltello, ma era normale prima della cerimonia. La cerimonia non era così male, anzi, era divertente. Quando entravi a tutti gli effetti nella gang ti portavano in un posto, non si sa quale e facevi una specie di rito di passaggio... Nessuno sapeva cosa si sarebbe fatto tranne il capo e chi avrebbe attuato il rito. Hardin e Jackson, due miei amici già entrati nella gang mi si avvicinarono con un cappuccio nero in mano.

<Possiamo, bro?>, risi e li feci cenno di accomodarsi pure. Mi calarono il drappo sulla testa e tutto diventó nero.

Camminavo, camminavo, camminavo... Ma per dove? Sentivo il parlottare sommesso di Jackson e Hardin, sembravano tesi eppure non ne capivo il motivo. In cosa consisteva il rito? Era qualcosa di divertente o no? Stavo per iniziare a farmi prendere dal panico quando ci bloccammo di colpo, sussultai e due mani mi strapparono di colpo il cappuccio nero dagli occhi. Eravamo in un bosco, il bosco vicino al bar ed eravamo arrivati in un'area molto particolare che fin da piccolo io e mio fratello avevamo usato come posto dove giocare. Gli alberi per un breve spazio si diradavano lasciando un grande buco pieno d'erba e fiori. Si riusciva a vedere la luna da lì e le stelle erano a miliardi nel cielo notturno.

<Bene, eccoci arrivati al luogo dove attuerete il vostro rito di passaggio per diventare membri effettivi della gang, avrete sentito molto spesso parare di questo momento e sono sicuro che siete impazienti di sapere di cosa si tratta>, Hardin si stava sfregando le mani, ansioso.

Brutto segno.

Guardai mio fratello di sottecchi e scoprii che anche lui mi stava osservando. Nell'oscurità non si vedeva quasi nulla tranne le stelle, ma riuscii a sentire il rumore dell'erba che veniva pestata da altri piedi a noi estranei, sentii i singulti spaventati di altre persone e sentii dieci tonfi, uno dopo l'altro davanti a noi.

<Questi uomini che voi non riuscite a vedere ma sono in ginocchio davanti a alle vostre gambe hanno tradito la gang, ci hanno spiati e hanno ferito tutti noi nel profondo>, la voce di Jackson era fredda e spettrale, non lo avevo mai sentito parlare così.
Una mano mi prese il braccio a forza e mi piazzò un qualcosa di freddo e dall'aria familiare in mano.

<Quello che dovete fare ora è molto semplice: puntate il grilletto in basso davanti a voi e sparate>

Sentivo il sangue gelido come ghiaccio scorrermi a fatica nelle vene, mi sembrava di essere appena capitato in un incubo orribile. Non avrei mai fatto una cosa del genere: non sono un assassino.

No... Non lo farò.

Le mani mi tremavano attorno al manico freddo della pistola ed un profondo senso di repulsione mi scuoteva nello stomaco. Una mano afferrò la mia pistola e me la tolse gentilmente di mano, sapevo chi era, lo sapevo benissimo, solo lui avrebbe potuto...

<Guarda che belle stelle fratellino>, io alzai la testa, inspirai ed espirai. Un rumore fartissimo e sordo, un fiotto di qualcosa di caldo a colpirmi le caviglie scoperte, il vomito a risalirmi la gola, le mani che stringono la stoffa dei pantaloni, la pistola bagnata che ritorna tra le mie mani.

Già, che belle stelle.

Non avevo la minima idea di cosa fare, cosa pensare, cosa dire. Quello che era successo il giorno prima mi aveva lasciato così sconcertato che non riuscivo bene a capire nemmeno cosa stessi provando. Sapevo che quel giorno sarebbe arrivato, sapevo che un giorno avrei avuto una pistola tra le mani e mi sarebbe stato chiesto di premere il grilletto, eppure quando era finalmente arrivato non riuscivo nemmeno a muovermi.

Non voglio essere un assassino.

Decisi di non andare a scuola il giorno seguente, dormii molto e cercai di non avere abbastanza tempo per riflettere sulla notte precedente. All'ora di andare a prendere Christian a scuola mi vestii velocemente e senza nemmeno darmi una occhiata allo specchio uscii di casa.
Avevo accostato vicino all'entrata principale e osservavo annoiato le persone uscire dalle lezioni. Ovviamente quando uscì Christian non potei non notarlo, c'era come una forza sconosciuta che mi faceva balzare subito all'occhio quel ragazzo. Stava affianco della sua amichetta J-qualcosa e sembravano parlottare tra loro di qualcosa di molto importante, ecco che Christian mi notò e arrossì dicendo un paio di parole alla sua amica per poi avvicinarsi a me.

<Buongiorno, principessa>, lui fece una smorfia di disappunto e incroció le braccia al petto.

<Ciao anche a te>, disse lui e il mio sguardo seguì il dolce movimento che portò le sue dita a spostare una ciocca di riccioli dorati dietro il suo orecchio e non potei non ricordare di quando li avevo stretti così forte da sentirne la consistenza tra le dita.
Deglutii e distolsi lo sguardo.

<Sali>, gli passai il casco e lui se lo allacciò al collo, si sedette dietro di me e prima di partire mi sussurrò all'orecchio:

<Solo per cercare l'anello ok?>, sentii dei brividi lungo la schiena e strinsi le mani attorno al manubrio della moto cercando di controllare l'istinto di girarmi e baciarlo davanti a tutta la scuola.

<Ti giuro che se vorrai solo cercare il tuo anello ti lascerò fare>, la sua presa sembrò tentennare ma restò in silenzio perciò partii.

Chiusi la porta dell'appartamento alle mie spalle e mi girai lentamente verso Christian. Lui stava esaminando tutto con uno sguardo critico, acido quasi, mi faceva pensare che stesse giudicando dal primo scaffale all'ultimo pezzo di trapunta. A disagio misi la giacca sull'attaccapanni.

<Qualcosa da bere?>, si girò verso di me e si sistemò con il suo solito tic una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

<Hai della coca cola?>, io risi e gli chiesi con il sopracciglio alzato:

<Coca cola? Sei forse un bambino? > ,incroció le braccia al petto e non rispose.

Sei proprio un coglione Asher.

Strinsi i pugni e marciai fuori dalla porta, Christian mi guardava stranito. Suonai al campanello di Mrs de la Rue. Mi ero ripromesso di non farlo più da quando, il primo giorno di college, avevo fatto tardi perché lei voleva chiacchierare con me.
Dopo pochi secondi una donnina sulla cinquantina, una biondina tutta sorrisini e caramelle al limone aprì la porta di casa.

<Mio caro, come mai sei qui? Vuoi altre caramelle al limone?>, mi schiarii la voce e sentii una risatina soffocata dal ragazzo alle mie spalle.

<No, per oggi no, grazie. Mi chiedevo se avessi della Coca-Cola, il mio amico ne voleva un po' ma io non la bevo mai>, la signora de la Rue rise e fece un cenno a Christian di venire avanti.

<Ma che bel ragazzo! Come ti chiami tesoro?>, chiese lei prendendo Christian per le guance e sorridendo, lui sembrava infastidito.

<Christian, mi chiamo Christian, piacere>, lei rise come se avesse fatto una battuta e lasciò andare il viso di Christian che si massaggiò le guance doloranti dalla presa ferrea della signora.

<Torno tra un secondo, aspettatemi qui>, rientrò in casa chiudendo la porta alle sue spalle. Guardavo Christian e lui ricambiava il mio sguardo. Una strana elettricità mi faceva prudere la pelle, avevo la voglia pazza a irrazionale di stringerlo a me, di accarezzare il suo viso, baciare quelle sue guance rosee, baciargli la fronte, l'angolo delle labbra che si incurvavano in un sorrisino enigmatico e felino che gli faceva risplendere i due smeraldi incastonati tra le sue palpebre e che non avrei mai compreso appieno. Eravamo ancora davanti alla porta di Mrs de le Rue ma la cosa non riusciva a preoccuparmi, volevo solo stringerlo a me.

Lui fece un passo verso di me, allungai la mano pronto per afferrargli il viso e...

<Ecco qua una bottiglia di coca cola>, la signora de la Rue si affaccio alla porta e lanciò quasi la bibita tra le braccia di Cristian, per fortuna lui sembrava avere una reazione molto veloce.

<Mi dispiace per il disturbo>, presi la bottiglia abbastanza pesante dalle braccia di Cristian e sorrisi debolmente alla signora de le Rue che richiuse la porta senza aggiungere nient'altro. Insieme a Cristian rientrai in casa.
Restai girato di spalle, nella stessa identica posizione di quando chiusi la porta. Le sue mani accarezzarono i miei avambracci, corsero lungo la stoffa leggera della mia maglietta, strinsero e lasciarono andare. Il suo respiro si infranse sul mio corpo attraverso il tessuto della mia maglietta e sentii tutte le fibre del mio essere risvegliarsi di colpo. Non mi girai nemmeno quando una seconda mano si infilò tra i miei capelli e sentii le sue labbra posarsi sul mio collo. Brividi.

Mi voltai velocemente e feci scontare i nostri sguardi.

Cosa mi nascondi? Quegli occhi non sono di una persona facile, no, I tuoi occhi sono quelli di un'anima tormentata e piena di segreti. Svelami i tuoi lati più torbidi e nascosti ed io ti mostrerò le mie cicatrici macchiate di tenebra.

Come si poteva desiderare una persona in modo così viscerale e profondo? Ero arrivato quasi in uno stato di adorazione per quel ragazzo senza nemmeno conoscerlo, alla fine cosa sapevo di Christian? Era gay, frequentava chimica ed era proprio bellissimo.

Gli accarezzai le guance, disegni l'arco perfetto delle sopracciglia, saggiai con le labbra quella perfezione, accarezzai i suoi capelli e glieli scostai quando cadde una ciocca sulle sue palpebre nascondendone il colore quasi irreale delle sue iridi .

<Asher... >, la voce di Christian era flebile come un sussurrò. I suoi occhi mi urlavano di smetterla eppure le sue mani mi stringevano con vigore, intenzionate a non lasciarmi andare.
Pensai che sarebbe stato meglio allontanarlo, spingerlo il più lontano possibile da me e andarmene dall'appartamento ma le mie braccia non si muovevano, i miei piedi neppure.

<Scusami, ma non ce la faccio>, detto questo mi avventai sulle sue labbra e lo trascinai con me in una spirale di oblio, desiderio, piacere e nulla più assoluto che aveva inghiottito entrambi e da cui non saremmo mai potuti uscire più.

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Ciao ragazzi,
Ecco il tanto atteso capitolo!
Scusate tutto il tempo che vi ho fatto attendere ma ho avuto molti impegni... Spero vi piaccia e che il POVS di Asher vi abbia appassionato.
Avevo comunicato già sulla mia bacheca ma ripeto con anche qui che anche il prossimo capitolo sarà concentrato su questi bellissimi ragazzi.
Che nome potremmo dare alla ship?
Ashistian o Chrasher? Ahahaha, fatemi sapere.
La vostra Amneris.

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