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Capitolo 14✅

Il capitolo contiene materiale lgbt quindi chi ha dei problemi può pure andare via e magari farsi un esame di coscienza

Take me to church
I'll worship like a dog at the shrine of your lies
I'll tell you my sins and you can sharpen your knife
Offer me that deathless death
Good God, let me give you my life

Fra tutte le persone di cui avreste voluto sapere la storia suppongo non vi sareste mai aspettati la mia. Beh, mettetevi comodi e preparatevi, ecco a voi la esistenza di Christian Henderson.

Sono nato in una famiglia cristiana e sono cresciuto secondo i principi della chiesa. Mia madre quando avevo tre anni mi leggeva le parabole di Gesù ed io le ascoltavo con la meraviglia e l'interesse tipico dei bambini, andavo in chiesa fin da piccolissimo e facevo catechismo da quando me lo ricordo. Nel mio futuro si vedeva già un bel matrimonio con una ragazza acqua e sapone, religiosissima e che avrebbe concepito i miei figli così da poterli insegnare come amare il nostro Signore Gesù. Ma non tutti i piani vanno come previsto e tra questi c'era anche la mia vita.

Tutto è iniziato quando in terza media un ragazzo più grande di un anno di me mi aveva costretto a giocare al gioco della bottiglia minacciandomi di tirarmi giù i pantaloni in caso contrario. La trovavo una cosa stupida e disgustosa: scambiare i propri germi solo per il divertimento di farlo, la trovavo una cosa incomprensibile.

Mi ricordo ancora tutti i visi dei miei compagni e amici che mi guardavano straniti e schifati quando la bottiglia puntò me e Jessy, un ragazzo della sezione C e che non vedevo molto spesso.

<Non voglio baciarlo!>, disse Jessy schifato, <Insomma è un ragazzo, che schifo!>
Neanche io lo volevo baciare, o almeno così mi ripetevo dall'inizio del gioco mentre gli altri miei compagni erano smaniosi di far scontrare la propria bocca con il massimo di persone possibili come affamati di contatto, o affamati di dare sfogo ai loro ormoni. Insomma, mi sarebbe dovuto far schifo anche solo l'idea di baciare un ragazzo ma l'unica cosa che riuscivo a pensare era:

Chissà se le sue labbra sono morbide come immagino siano.

<La bottiglia ha scelto, bacialo!>, aveva ribattuto Catherine della 3B ridendo divertita. Tutti sapevano che a Catherine piaceva Jessy mentre lui non se la filava minimamente perchè a lui piaceva Carlotta, una amica della sorella maggiore che era già fidanzata con un ragazzo di diciotto anni . Mi ricordo la faccia riluttante e disgustata di Jess quando posò le labbra sulle mie, mi ricordo le scosse di elettricità che mi pervadevano fin dentro le ossa e la morbidezza delle sue labbra, lui si ritrasse facendo una faccia sbalordita.

Si... proprio come mi immaginavo...

<Pensavo peggio>, rise e si risedette al suo posto. Avevo le guance in fiamme ed il cuore a mille.

Cosa mi succede?

Da quel giorno le cose sono state molto più chiare.
Ebbene sì, sono gay e con questo? Non lo vado a sbandierare in giro ma se qualcuno mi chiede di che orientamento sono lo dico senza vergogna.
Sono gay... E allora? Cambia la mia intelligenza, il mio aspetto, il mio carattere? No, quindi non c'è nessun problema o almeno non c'è per la maggior parte delle persone.

Ovviamente la mia famiglia non era tra quelle e il mio orientamento non piacque per nulla. Dopo aver tentato l'esorcizzazione e alcuni riti di depurazione molto dolorosi e di cui porto ancora le cicatrici decisero di mandarmi via di casa ed io accettai di buon grado. Andai a vivere da amici in vari appartamenti in cui non mi fermavo più di tanto. Vedevo ogni giorno famiglie felici, famiglie che non si sopportavano, persone sole, persone che sole non lo erano mai, vedevo decine di storie e rimanevo incantato davanti a tutta quella bellezza e quella imperfezione che rendeva tutto ancora più bello e strabiliante. Mi mancava casa, con la staccionata di un bianco perfetto che era l'invidia dei vicini che si chiedevano come facesse ad essere sempre perfetto, ma non sapevano che ogni notte mio padre andava a riverniciarlo, mi mancavano i miei genitori e le loro battute che nessuno capiva ma a cui tutti si obbligavano a ridere. C'era una triste ineluttabilità nel ciclo delle cose che mi spaventava alle volte ma in un certo senso mi confortava: tutto si unisce per poi sciogliersi e diventare qualcos'altro. In quel periodo buio e infelice l'unica cosa che facevo era studiare come un pazzo tutti i giorni per prendere la borsa di studio per il college mentre frequentavo il liceo e quando la ottenni fu il momento più bello della mia vita.

Ho passato tutta la mia vita senza nessuno, anche quando ero con i miei amici o i miei genitori mi sentivo diverso e sbagliato, come se nessuno potesse capirmi, ed era così infondo. Al contrario di quanto si può pensare credevo in Dio e tutt'ora ci credo: ha disegnato per me questa vita e mi accetta per quello che sono come suo figlio, non importa cosa dicano gli altri, io sono in pace con me stesso e con il resto del mondo.

<Christian, ci sei?>, la voce di Janet mi risvegliò dai miei pensieri.

<Si, ci sono>, borbottai io ricominciando a mangiucchiare la mia insalata, Janet mi guardò di traverso e addentò il suo panino al tonno e cipolline dall'aria disgustosa.

Janet era davvero bellissima, o almeno supponevo lo fosse per i ragazzi interessati al sesso opposto anche se restavano sempre a bocca asciutta dato che a lei piacevano i ragazzi quanto a me piacevano le ragazze. Janet aveva lunghi capelli neri sempre piastrati alla perfezione, pelle di caramello e occhi di carbone, un fisico curvo e slanciato, era l'invidia di tutto il genere femminile più o meno ma lei, nonostante chiunque la vedesse cadesse ai suoi piedi, non si vantava mai, in nessuna occasione.

<Sta sera sei libero?>, chiese lei pulendosi la bocca sul tovagliolino di carta che accompagnava il panino, non riuscivo a capire come facesse dato che era duro e sembrava fatto di plastica più che di carta.

<Dipende da cosa facciamo>, lei rise e bevve un sorso d'acqua buttando i capelli liscissimi alle sue spalle attirando così l'attenzione di tutti i ragazzi della mensa nel raggio di dieci metri.

<Pensavo di andare in un club che mi hanno consigliato>, sorrisi piano capendo quale tipo di bar intendeva. Anche io lavoravo come cameriere in un bar per soli gay ma non era proprio il mio lavoro dei sogni, lo facevo per l'affitto e tutto il resto. Hope sapeva delle mie condizioni e cercava di aiutarmi facendo la spesa per me e lasciandomi più flessibilità nel pagamento dell'affitto.

<Solo io e te? Non viene anche la tua Haley? >, Haley era la ragazza di Janet ed erano adorabili insieme, ogni volta che le vedevo mentre si baciavano e si tenevano per mano ero così invidioso che mi sentivo bruciare dentro: mi sarebbe piaciuto avere anche io una relazione del genere ma ogni mio tentativo falliva miseramente in poco tempo. Janet mi ripeteva sempre che avrei dovuto essere meno esigente nelle relazioni ma non riuscivo proprio ad accontentarmi.

<No, ci siamo lasciate>, la guardai scioccato con l'insalata a mezz'aria tra il piatto e la mia bocca.

<Com'è possibile? Non la amavi?>, lei sbuffò e fece spallucce bevendo altra acqua dalla sua bottiglia. Janet sarà anche stata una delle mie migliori amiche e una delle persone che preferivo nel mondo ma certi aspetti di lei non l'avrei mai capiti del tutto.

<Va bene, ci sto, facciamo alle 8 davanti a casa mia? >, Janet annuì e dopo esserci salutati si allontanò fino a sparire dietro la porta della mensa. Racimolai le mie cose e finii la mia insalata per poi buttare il piatto di plastica nel cestino.

Avevo chimica con la White e dovevo munirmi di tutta la mia buona volontà prima di entrare in classe per non impazzire dopo la quarta volta che masticava a bocca aperta la solita gomma alla fragola. Mi sistemai i capelli dietro le orecchie e strinsi le cinghie dello zaino, entrai nell'aula e mi sedetti al penultimo banco, come al solito, indossai la mascherina ed il camicie. Mi aspettavo già una lezione noiosa e all'insegna del pensare a qualsiasi altra cosa tranne la chimica.
Stavo controllando sul libro i passaggi quando sentii un tonfo accanto a me ed alzai lo sguardo accigliato: un ragazzo si era appena seduto al mio tavolo e la cosa mi dava alquanto fastidio, non riuscivo a vederlo in faccia dati gli occhiali giganteschi e i capelli quindi continuai a misurare l'azoto liquido nel contagocce.

3.... 4.....5.....6....

Un altro tonfo attirò la mia attenzione ed una fiala di qualcosa che non sapevo cosa fosse cadde dal tavolo rompendosi in mille pezzi.

<Ma che cazzo?!>, Esclamai, la prof mi fulminò con lo sguardo ma la ignorai e mi girai furente verso il mio compagno di esperimento.

<Un po' più di attenzione no, eh>, mi strappai via dagli occhi gli occhiali per la protezione e mi infilai i miei da vista.

<Calmino, amico>, disse solamente il ragazzo al mio fianco. Restai a bocca aperta appena misi a fuoco la sua immagine: era così figo da far paura... Era letteralmente illegale!
I capelli erano di un nocciola tendente al cioccolato, la pelle era bronzea e tonica e la gradazione delle sue iridi virava dal grigio tempesta ad bianco quasi argenteo. Era il ritratto sputato del mio tipo ideale e mi stupii perché sembrava davvero appena uscito da qualche mio sogno vietato ai minori di diciotto.
Distolsi lo sguardo ancora arrabbiato per la fiala ormai in pezzi a terra, ma non più così tanto dopo aver visto quel viso angelico.
Tornai a mettermi gli occhiali per la protezione e mi misi apposto i riccioli biondi dietro le orecchie tirandomela un po', ma non riuscivo a farne a meno con un ragazzo del genere vicino.
Lui mi osservava annoiato studiando i miei movimenti minuziosi con attenzione.

<Come ti chiami?>, chiese, inizialmente non gli risposi e continuai a versare alcuni liquidi sopra la fiamma cercando di ricreare la soluzione nel libro.

<Sei arrabbiato per la fiala... Emh... ?>, chiese lui non sapendo il mio nome ed io sbuffai spostando gli occhiali dal naso appoggiandoli sulla mia testa facendo finta di essere scocciato anche se in verità ero al settimo cielo che mi avesse rivolto la parola.

<Il mio nome è Christian, ma tutti mi chiamano Chris>, gli rivolsi il mio sorriso più ammaliante possibile ma lui non sembrò rimanerne scalfito per nulla. Il mio gay radar sembrava fuori uso in quella situazione o magari il ragazzo più sexy sulla terra era etero, non lo sapevo ed iniziavo a dubitare sempre di più che lui fosse interessato ai ragazzi.

<Io sono Asher e la tua soluzione inizia a bollire in modo anomalo>, mi girai verso la fiamma e la sensi in fretta prima che saltassimo tutti in aria, compresa la professoressa "Gomma Alla Fragola" .

<Chissà cosa ho sbagliato... >, bofonchiai rileggendo I passaggi nel libro sempre sotto lo sguardo indagatore del ragazzo.

<Ecco qui!>, trovai il punto saltato e lo segnai con uno dei miei evidenziatori verdi per poi mordicchiarne il bordo sovrappensiero. Mi girai verso Asher notando che mi stava ancora osservando e mi tolsi l'evidenziatore dalla bocca accennando un sorrisino poco convinto.

<Ti serve qualcosa?>, lui girò la testa di scatto verso l'altra parte della stanza ed io mi stupii della sua reazione.

Potrà essere un ragazzo fuori da ogni concezione terrestre ma non sembra stare tutto apposto.

La campanella suonò subito dopo ed io mi sfilai il camicie per poi prendere il mio zaino.

<Ci si vede... Asher>, e dopo avergli rivolto un sorrisino malizioso uscii dalla classe ancheggiando leggermente ma non troppo da farlo sembrare voluto.

Non ero per nulla messo male con i miei metodi di seduzione.

Ridacchiai leggermente al mio pensiero e mi sistemai gli occhiali sulla punta del naso.

Feci altre tre interminabili ore di lezioni e poi potei finalmente andarmene dal college dopo aver scritto a Janet che la aspettavo puntuale quella sera, ero sicuro che comunque sarebbe arrivata in ritardo di almeno mezz'ora dando la solita scusa che ''c'era traffico'' quindi anticipai l'orario in modo che alla fine non saremmo arrivati troppo tardi alla festa.

Appena entrato a casa salii le scale e mi fiondai nella mia camera, accessi a tutto volume Wolves di Sam Tinnesz e aprii le ante del mio armadio alla ricerca disperata di qualcosa di decente da indossare. Inutile dire che non avevo nulla di carino da mettermi ed in generale non avevo molte cose in quel armadio semivuoto. Presi un paio di pantaloni neri aderenti e una maglietta semplice bianca che di solito usavo per il lavoro e unii il tutto ad una giacca di pelle nera, ero abbastanza soddisfatto anche se non del tutto dato che non sarei stato proprio al massimo delle mie capacità seduttive, subito dopo mi sdraiai sul letto a studiare matematica avanzata mentre mi applicavo lo smalto nero sulle unghie distrattamente.

Little girl

<Cazzo, ma che ore sono?!>, ero davvero in ritardo o forse era Janet ad essere arrivata in orario, ma era più probabile che un maniaco del tempo come me facesse un ritardo che una come la mia migliore amica arrivasse in orario. Mi infilai i vestiti in tutta fretta e mi applicai solo un po' di correttore per le occhiaie della notte prima passata sui libri e presi il mio burro cacao alla mela verde, scesi le scale in fretta e furia.

<Wow, dove vai così messo bene?>, la voce di Cindy mi fece girare di scatto verso il divano. Stava appoggiata a Chase mentre un film thriller illuminava la TV. Devo ammettere che Chase era davvero un figo assurdo ma senza dubbio etero perciò fuori dal mio campo di azione, mentre Cindy era una ragazza simpatica e dolce, indubbiamente bella ma non sarebbe mai stata il mio tipo anche se fossi stato interessato alle donne... O almeno credo.

<Vado ad un bar, tornerò di notte perciò vi do la buonanotte adesso>, sorrisi piano e mi infilai di corsa le snickers nere.

<Ok, buon divertimento>, disse Chase tornando a lasciare dolci baci sui capelli ed il viso di Cindy, lei arrossì e mi fece un saluto frettoloso con la mano prima di tornare a guardare il film che c'era alla tv.

Che invidia.

Uscii di casa e vidi la Volvo nero metallizzata nuova di balla di Janet parcheggiata sul vialetto di casa. I genitori gliela avevano comperata pochi mesi prima per il suo compleanno, mi ricordo ancora la sua faccia strabiliata quando la portarono fuori a vederla, immaginai che in quel momento si sentisse la ragazza più fortunata al mondo...

Da quanto tempo è che anche io non mi sento così?

Entrai nel posto affianco al guidatore e le diedi un bacio sulla bocca in segno di saluto.

<Ciao bella>, lei sorrise e spinse sull'acceleratore come una pazza sfrecciando per le vie desolate del mio noioso vicinato.

La musica nell'auto era così forte da spaccarmi i timpani ma la cosa mi piaceva invece di darmi fastidio, se dovevo trovarmi un dopo sbronza ed un mal di testa allucinante il giorno dopo tanto valeva divertirsi.

Il locale in cui arrivammo era quasi nella periferia del college, mi diede subito l'idea di un qualcosa di proibito e nascosto, come un posto sporco di peccato che nessuno deve scoprire, il mio genere insomma. Chiusi gli occhi inspirando l'aria frizzante di quella notte mentre Janet parcheggiava. So che da fuori non sembro per nulla un cattivo ragazzo e nemmeno qualcuno che frequenta posti come quello, perfino, quando non conosco le persone mi viene da balbettare e sono timidissimo, ma nessuno mi conosceva abbastanza bene da sapere che in verità non ero per niente un bravo ragazzo.

Scesi dalla macchina e camminai con Janet affianco fino all'entrata illuminata da luci a neon viola. Il body guard all'entrata mi squadrò da capo a piedi e mi chiese la carta di identità con aria diffidente, gliela sventolai davanti agli occhi irritato e mi lasciò entrare mentre appena vide Janet la fece passare senza neanche controllarle la carta.

<Boh, sono scioccato>, lei rise e mi prese sotto braccio conducendomi in mezzo alla calca di corpi che si muovevano a tempo di canzoni rock che non conoscevo, appena arrivati al bancone tirammo un sospiro di sollievo: eravamo sopravvissuti alla puzza di sudore e sigaretta perciò saremmo probabilmente anche sopravvissuti alla notte, era un buon segno. Pian piano la puzza si attenuava sempre di più fino a togliermi la percezione dell'odore.

<La cosa più forte che avete>, ordinai io per poi ispezionare la sala in cerca di ragazzi carini con cui provarci.

<Trovato qualcuno?>, scossi la testa e feci una smorfia, l'espressione di Janet si fece di colpo strana e lei aguzzò gli occhi per poi spalancarli stupita.

<Ma quello non è un ragazzo della nostra scuola?>, mi girai verso dove lei stava indicando e vidi un paio di bicipiti che si flettevano per prendere una pinta di birra abbastanza famigliari. Strabuzzai gli occhi incredulo, i suoi capelli nella semi oscurità sembravano neri ma i suoi occhi chiari rimanevano invariati anche nella penombra, ebbi un fremito scomposto e tracannai un grande sorso del liquido blu nel mio bicchiere, feci una smorfia disgustata: aveva un gusto terribile.

Che ci fa Asher qui? Quindi è gay!.... o qualcosa di simile almeno...

I suoi occhi quasi iridescenti si scontrarono con i miei: fuoco e ghiaccio, uno scoppio che raggiunge il cielo, fulmini nel sereno, fuochi d'artificio in un solo secondo, in un solo interminabile contatto. Per poco non caddi dalla sedia: l'alcol e le iridi d'acciaio di Asher non erano l'accoppiata più sicura del mondo, proprio per nulla.

<Voglio ballare>, dissi a Janet scendendo dalla sedia e tracannando l'ultimo sorso del mio drink e dopo averla presa per mano nonostante le sue proteste la trascinai in pista. La musica infuriava nelle mie orecchie tirando a forza ogni mio pensiero dalla mia testa. Le luci mi colpivano le palpebre socchiuse, Janet sembrava scomparsa come tutto il resto, c'ero solo io e la musica. Un paio di mani forti mi strinsero la vita con decisione dietro le mie spalle, sorrisi, continuai ad ondeggiare mentre il suo fiato bollente mi bruciava la pelle come lava lungo il pendio di un vulcano in eruzione. Mi girai di scatto e poggiai le mie mani sul suo collo, dentro le sue iridi infuriava la tempesta più terribile che avessi mai visto, strinsi i suoi capelli tra le mie dita e sorrisi malizioso.

<Sapevo che saresti venuto>, mimai con le labbra, lui non mi rispose e continuò a stringere i miei fianchi assecondando i miei movimenti. Mi avvicinai abbastanza da far scontare le nostre casse toraciche e notai che in confronto a lui sembravo un fuscello, la cosa mi faceva tenerezza quasi.
Le sue mani mi attirarono con più decisione a sé, buttai indietro la testa abbandonandomi alla musica mentre lui mi posava le labbra sul collo con lentezza. Mordeva con decisione un lembo del mio collo e già sapevo che sarebbe restato il marchio. La mia pelle era ipersensibile al suo tocco esigente e lento e fremevo in ogni fibra del mio corpo. Sapevo che tutta quella situazione mi avrebbe portato solo molti guai ma la cosa non riusciva a spaventarmi in quel momento.

Le sue mani su di me mi mandavano in delirio e volevo solo che mi stringesse di più, volevo sentire la sua pelle sulla mia, le sue mani sfiorarmi...

<Andiamo in un posto più appartato>, disse lui. Ero senza capacità di muovermi ed era già tanto che stessi ancora in piedi dopo il contato tra i nostri due corpi. Mi trascinò senza che io avessi la possibilità di tirarmi indietro, la sua presa era ferrea ma non abbastanza da farmi male e lo apprezzai: non ci tenevo ad avere lividi come ricordo per il giorno successivo. Avevo la mente annebbiata ma riuscivo a vedere abbastanza bene nonostante fossi senza ombra di dubbio ubriaco fradicio. Mi portò davanti ad una moto e vi salì velocemente mettendosi il casco per poi passarmene uno uguale, lo guardai diffidente: da quando un mio amico ed io per pochissimo non facevamo un incidente insieme in moto avevo sempre evitato quel veicolo con tutto me stesso.

<Hai paura principessina?>, mi prese in giro, io ridacchiai sprezzante e mi infilai il casco.

<Spero che tu non sia ubriaco, almeno> lui mi prese per mano e mi fece avvicinare a sè così che sentissi meglio la sua voce attraverso il casco.

<Sali su questa moto>, il suo tono  era perentorio ma non mi faceva sentire a disagio, anzi, mi rendeva ipersensibile a qualsiasi suo movimento e parola, come se lui fosse un qualcosa di pericoloso da tenere sott'occhio, eppure non riuscivo ad essere spaventato. Mi liberai dalla sua presa con uno strattone e lo presi per la giacca avvicinandolo a me come aveva fatto lui pochi secondi prima e restai incantato dalla battaglia di nuvole grigie e fulmini che infuriava dentro quelle iridi magnetiche.

Tanta bellezza e imperfezione in un solo individuo com'era possibile?

<Nessuno mi da ordini>, detto questo lasciai stare la sua giacca e mi sedetti dietro di lui stringendolo con cautela: non volevo sembrare un ragazzino spaventato.

L'aria mi sferzava gli occhi non coperti dal vetrino del casco che avevo tirato su per poter vedere meglio il paesaggio, ma ero rimasto poco sorpreso dato che era una normale strada deserta con alberi, panchine e negozi a random che stavano ai lati della strada. Dopo vari minuti in cui sfrecciavamo in piccole strade simili alla mia arrivammo in una più spaziosa costituita da vari negozi tra cui uno dall'aria un pochino malconcia davanti a cui Asher si fermò di botto .

<Smonta>, obbedii e mi tolsi il casco rimettendomi gli occhiali che avevo messo nella tasca del giacca, lui parcheggiò la moto e mi raggiunse aprendo con una chiave la porta dell'appartamento. Entrammo e ci ritrovammo in una piccola stanzetta in cui c'erano delle casette postali, Asher si avvicinò ad una a suo nome e l'aprì, prese tre lettere che non riuscii a capire cosa fossero e da dove provenissero, iniziò a salire le scale che portavano al piano di sopra ed io lo seguii in silenzio. Avevamo fatto quattro rampe di scale e non sentivo quasi più le gambe, affannato e distrutto inspirai e mi appoggiai ad un muro vicino alle scale che avevamo appena finito di salire, mi girai vero di Asher ma lui aveva già aperto una porta e mi guardava freddo.

<Entri o non entri?>, mi staccai dal muro e mi infilai dentro la porta. Mi sarei voluto guardare intorno ma le labbra di Asher erano già sulle mie prima che potessi anche solo capire dove fosse il letto, sussultai quando mi intrappolò tra il muro e lui con poca gentilezza, arrancai con le mani perse nel vuoto che subito incontravano la sua maglietta e la stringevano con forza. Il suo profumo di sigaretta e shampoo mi dava alla testa tanto era forte, non riuscivo a pensare né tanto meno respirare. Mi fece allacciare le gambe al suo bacino mentre continuava a baciarmi e poi mi trasportò fino a buttarmi con rudezza sul suo letto. Fu subito addosso a me senza aspettare di più e mi accarezzò I capelli mentre le nostre labbra si cercavano sempre più velocemente in un gioco pericoloso di denti e lingue. Mentre ci stavamo baciando incontrai con la lingua un qualcosa di piccolo, freddo e rotondo, sospirai pesantemente: adoravo i ragazzi con il piercing.

Chissà se ha anche dei tatuaggi...

Gli sfilai la maglietta che seguì la giacca già in precedenza buttata da lui sulla moquette ed esaminai il suo corpo scolpito, passai le dita sul primo tatuaggio che vidi e tracciai il profilo di un dragone cinese che gli segnava tutto il pettorale fino a scomparire oltre il bordo dei pantaloni, il disegno era elaboratissimo e stimai ad occhio e croce che aveva impiegato almeno un anno per portarlo a termine, avrei voluto fermarmi per toccare nei dettagli quel disegno ma lui non ero dello stesso avviso:

Le sue mani si ritrovarono sul mio viso e mi strinsero a sè facendo scontrare di nuovo le nostre labbra ebbre e febbricitanti. Le sue dita si intrecciarono alle mie ma le sciolsi subito dopo: quel contatto era troppo dolce e affettuoso per quella situazione e non mi sembrava giusto condividerlo proprio con lui.

<Questa... sarebbe la mia prima volta con un ragazzo quindi non so... Come si fa>, ammise lui, restai a bocca aperta e lo guardai scioccato.

<Ma tu non sei gay o bisex o non so...?!>, lui si sedette affianco a me ed io lo seguii guardandolo sempre negli occhi.

<Diciamo che prima d'ora avevo sentito attrazione anche per i ragazzi ma non volevo che i miei amici mi prendessero in giro perciò ho preferito continuare a frequentare solo ragazze...prima d'ora>, feci una piccola smorfia mentre nella mia testa l'effetto dell'alcol iniziava a svanire lentamente lasciandomi troppi pensieri ad affollarmi la mente.

Non dovresti farlo con un principiante che non sa neanche come si fa...è un grosso errore...

<Hai alcol in casa?>, chiesi io in uno squittio.

<Si, dovrei avere delle birre>, era poco ma potevo cavarmela anche così.

<Prendimene due>, mi sdraiai sul letto e mi poggiai una mano sulla fronte.

Asher tornò con tre birre e se ne tenne una, tracannai la prima più o meno in un sorso sotto il suo sguardo accigliato.

<Ti fa così schifo fare l'amore con me? è per questo che cerchi di ubriacarsi in qualsiasi modo?>, lo guardai confuso aspettando che l'alcol mi scorresse nel sangue annebbiandomi la vista e la ragione.

<Mi chiedo quale umano potrebbe mai non voler fare l'amore con te, piuttosto>, lui sogghignò e mi si riavvicinò prendendomi la seconda birra dalle mani per poi finirla lui del tutto, poggiò la bottiglia per terra ed io mi sedetti sulle sue gambe incrociate spostandomi i capelli dal viso in modo da poterlo vedere meglio. Ricominciò a baciarmi con foga ed io chiusi gli occhi abbandonandomi alla sua volontà come un marinaio in balia delle onde.

Sicuramente sarà una notte da ricordare questa.

E mentre pensavo questo sprofondavo in un vortice fatto di baci e carezze pieni di desiderio.


La prima cosa che percepii al mio risvegliò fu una fitta lancinante alle tempie, un dolore acutissimo che mi faceva venir voglia di essere risucchiato dal materasso. Avevo dolori dappertutto, il mio corpo era completamente annientato come dopo essere stato schiacciato da una mandria di bufali. Mi stiracchiai affondando la testa nel cuscino e allungai le mani beandomi della morbidezza del materasso, era liscio e morbido, mi sembrava una nuvola. Stavo per scoprire in un moto di infantilità se le mie braccia riuscissero ad arrivare all'altro capo del letto quando incontrai qualcosa di ben diverso dal materasso, aprii gli occhi di scatto e mi ritrovai due iridi grigie che mi osservavano divertite.

<Vedo che ieri non ti sei stancato abbastanza>, mi tirai a sedere velocemente ma ricaddi all'indietro appena mi si annebbiò la vista e la testa sembrò esplodermi una volta per tutte, Asher mi guardò preoccupato.

<Hey, tutto a posto?>, sospirai con la mente affollata da ricordi della notte precedente che spiegavano il mal di testa e il dolore. Arrossii e lo guardai di traverso con un ricordo molto vivido della note precedente, lo presi per le spalle e lo feci voltare di scatto: le sue spalle erano coperte di segni di unghie che senza ombra di dubbio erano state causate da me. Imbarazzatissimo di rigirai dall'altra parte e mi alzai in piedi infilandomi i boxer che erano a terra dal mio lato fortunatamente: sarei morto di vergogna se avessi dovuto sfilare nudo davanti a lui per prenderli.

<Preparo la colazione>, disse Asher tranquillo camminando svestito fino ad un piccolo armadio affianco alla testata del letto da cui prese un paio di boxer ed una maglietta. Lo guardavo affascinato, rapito, i suoi muscoli di flettevano mentre si infilava i vestiti e l'idea che quel corpo divino fosse stato così vicino al mio solo poche ore prima mi faceva bruciare di imbarazzo.

<No, non serve, adesso vado a casa>, Asher mi guardò accigliato e si riavviò i capelli scompigliati.

<Sicuro di non volere nemmeno una aspirina? E con che cosa pensi di tornare a casa?>, effettivamente aveva ragione, sospirai e presi i miei vestiti della sera prima infilandoli il più velocemente possibile nonostante facessi fatica anche a stare in piedi.

<Va bene>, lui annuì e si spostò nella grande stanza fino al bancone della cucina. L'appartamento di Asher era bellissimo, pittoresco e vissuto: un grande letto stava nella parte destra della sala, c'era un divano ed una TV in mezzo all'appartamento girati verso la grande finestra che dava verso il tetto di un appartamento di fronte, la cucina stava sulla sinistra e sul bancone erano posate alcune carte che sembravano centrare con la scuola ma magari mi sbagliavo. Mi sedetti su una sedia della cucina e guardai Asher preparare la colazione, sembrava davvero in difficoltà tra tutte le padelle ed il cibo che non sapevo evidentemente cucinare, ridacchiai divertito, mi avvicinai a lui e con gentilezza gli presi la padella con la frittata mezza bruciata dalle mani, le nostri pelli si sfiorarono ad io arrossii.

<Tranquillo, faccio io>, lui si allontanò dopo aver fatto un cenno di assenso sedendosi al mio posto di prima e osservandomi da dietro studiando i miei movimenti. Dopo alcuni minuti di silenzio imbarazzante in cui io cucinavo e Asher alle mie spalle mi fissava iniziammo a mangiare la colazione. Stavo addentando il mio bacon quando un pensiero mi fece saltare letteralmente in aria:

Janet non sapeva dove fossi andato!

Corsi a rovistare in giro in cerca del mio telefono che scoprii essere nella tasca della mia giacca, controllai il display:

(30 chiamate perse da: Little girl)

(300 messaggi da: Little girl)

(4 chiamate da: Cindy)

(12 chiamate da Hope)

<Oh, cazzo...>, Asher mi guardava tranquillo dalla sua sedia masticando la sua colazione pacatamente mentre io guardavo il telefono sull'orlo di una crisi. Mi misi una mano sulla fronte e sospirai pesantemente.

<Hey>, dissi solamente dopo aver composto il numero di Janet.

<TI SEMBRA IL MODO DI COMPORTARSI QUESTO????>, dovetti allontanare il telefono dall'orecchio per non spaccarmi il timpano e notai con la coda dell'occhio Asher ridacchiare.

<Ero preoccupatissima per te! Non mi giocare più questi scherzi, siamo intesi?!>, ridacchiai piano e mi risedetti al mio posto a tavolo ricominciando a mangiare la colazione.

<Come è andata ieri sera?>, chiese lei improvvisamente calma e scherzosa come sempre.

<Bene, dai>, guardai di sottecchi Asher che ricambiò lo sguardo facendomi arrossire fino alla punta dei capelli.

<Te ne sei andato con il ragazzo della nostra scuola?>

<Si, lui>, il diretto interessato mi sorrise malizioso capendo di essere l'oggetto della mia conversazione e si tese verso di me per ascoltare, io gli feci un gesto confuso e lui ritornò al suo posto.

<Ti sei divertito?>, arrossii ancora di più.

<Si>, dissi solamente anche se avrei voluto aggiungere un "molto" che però risparmiai per la conversazione privata che avremmo avuto più avanti.

<Dato che oggi è sabato cosa vorresti fare?>, sorseggiai il mio bicchiere di latte.

<Non lo so... magari andiamo a Los Angeles a fare un giro, ti va?>, rimisi tutte le stoviglie nel lavandino e mi iniziai ad infilare le scarpe la giacca.

<Certo, da te tra... un'ora?>, guardai male Asher che si stava a sua volta cambiando.

<Si, a dopo>, riattaccai in tutta fretta e mi rivolsi a lui,

<Posso prendere l'autobus, sai>, dissi io. La situazione era già imbarazzante di per sé, mancava solo che mi riaccompagnasse a casa come se tra noi ci fosse davvero qualcosa.

<Non innamorarti mai di un ragazzo che non ha l'idee chiare sulla sua sessualità: ti userà come giocattolo di prova e quando capirà che magari non è interessato ti mollerà con il cuore infranto>, le parole di Jeremiah, uno dei miei primi ragazzi, mi rimbombarono nella mente. A lui erano successe molte volte situazioni simili e ne aveva imparato qualcosa mentre questa per me era la prima volta.

<Non pensare che sia significato qualcosa per me ieri, eh, oggi c'è lo sciopero degli autobus e siamo lontani da casa tua, immagino, come intendi fare se no?>,aveva ragione ed io odiavo quando qualcuno oltre a me aveva ragione.

<Ok, andiamo>, dissi semplicemente.

La moto si fermò davanti a casa mia ed io smontai in fretta e furia dandogli in mano il casco e rimettendomi gli occhiali.

<Grazie...è stato... carino>, dissi in imbarazzo ed una voglia assurda di entrare in casa e morire magari.

<Carino?>, la sua espressione offesa mi fece ridere e anche se non avrei dovuto gli feci un occhiolino malizioso mettendomi in modalità flirt, cosa che mi ero convinto mentalmente di non fare proprio prima di scendere dalla moto ma che non riuscivo ad evitare con lui.

<Senti, prendi il mio numero, se hai voglia di replicare la notte scorsa fammi uno squillo>, mi porse un foglietto.

Chissà quante ragazze avranno già preso questo biglietto...

Scossi la testa.

Che mi importa?!

<Ragazzo, non sono sicuro che tu abbia afferrato il concetto: non sono una ragazzina che puoi abbindolare mostrando un po' i bicipiti e sorridendo>, feci una pausa in modo che capisse tutto bene e assicurandomi di essere chiaro, <Non.succederà.più>

Il sorriso che fece Asher subito dopo mi fece passare infiniti brividi lungo la schiena, ma dopo tutto: chi avrebbe mai potuto non emozionarsi davanti ad un sorriso tanto bello.

<Vedremo, principessina>, ripartì sulla sua moto e ancora incantato dal suo sorriso lo guardai andare via.

Entrai in casa e mi accorsi di avere il cuore a mille ed il respiro pesante, presi il mio telefono con le mani che quasi tremavano e aprii le note, scelsi la memo intitolata: LISTA DELLE COSE DA FARE e scrissi al primo posto:

1. ELIMINARE ASHER DALLA MIA VITA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

....................................................................................................................

Ciauuuu,

vi avevo promesso un capitolo che nessuno si aspettava ed eccolo qui!

Che ne pensate di Christian? vi siete ricreduti sul suo conto dopo aver letto la sua storia? Volete il continuo per sapere come andrà con Asher?

fatemelo sapere ❤😘

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